Diario minimo
Diario Minimo
Minimal Diary
Umberto Eco
Umberto Eco
1973-01-01T23:00:00+00:00
1973-01-01T23:00:00+00:00
Umberto Eco
Umberto Eco
Diario minimo
Minimal Diary
1963 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano
1963 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milan
> Digitalizzazione a cura di Yorikarus @ forum.tntvillage.scambioetico.org <
> Digitized by Yorikarus @ forum.tntvillage.scambioetico.org <
“Musichall, not poetry, is a criticism of life”
“Musichall, not poetry, is a criticism of life”
James Joyce
James Joyce
“Tutti si voltarono a guardar Franti. E quell’infame sorrise”
“Everyone turned to look at Franti. And that villain smiled”
Edmondo De Amicis
Edmondo De Amicis
Nonita
Nonita
[Il presente manoscritto ci è stato consegnato dal guardiano capo delle carceri comunali di un paesino del Piemonte. Le notizie incerte che l’uomo ci diede sul misterioso prigioniero che lo abbandonò in una cella, la nebbia di cui è avvolta la sorte dello scrittore, una certa complessiva, inspiegabile reticenza di co loro che conobbero l’individuo che vergò queste pagine, ci inducono ad accontentarci di ciò che sappiamo come ci appaghiamo di quel che del manoscritto rimane - il resto roso dai topi - e in base al quale pensiamo che il lettore possa farsi un’idea della straordinaria vicenda di questo Umberto Umberto (ma non fu forse, il misterioso prigioniero, Vladimiro Nabokov paradossalmente profugo per le Langhe, e non mostra forse questo manoscritto l’antivolto del proteico immoralista?) e possa infine trarre da queste pagine quel la che ne è la lezione nascosta - sotto le spoglie del libertinaggio una lezione di superiore moralità.]
[This manuscript was delivered to us by the chief warden of the municipal jail in a Piedmontese village. The uncertain details he provided about the mysterious prisoner who abandoned it in a cell, the fog enveloping the writer’s fate, and the inexplicable reticence of those who knew the individual who penned these pages compel us to content ourselves with what little we know — just as we resign ourselves to the rat-gnawed remnants of the manuscript. From these fragments, we trust the reader may grasp the extraordinary saga of this Umberto Umberto (was the enigmatic prisoner not perhaps Vladimir Nabokov, paradoxically exiled to the Langhe hills? Does this manuscript not reveal the inverse of that protean immoralist?), and ultimately extract its hidden lesson — a superior morality cloaked in libertinage.]
Nonita. Fiore della mia adolescenza, angoscia delle mie notti. Potrò mai rivederti. Nonita. Nonita. Nonita. Tre sillabe, come una negazione fatta di dolcezza: No. Ni. Ta. Nonita che io possa ricordarti sinché la tua immagine non sarà tenebra e il tuo luogo sepolcro.
Nonita. Flower of my adolescence, anguish of my nights. Shall I ever behold you again. Nonita. Nonita. Nonita. Three syllables, like a negation softened to sweetness: No. Ni. Ta. Nonita, may I remember you until your image becomes darkness and your abode a sepulcher.
Mi chiamo Umberto Umberto. Quando accadde il fatto soccombevo arditamente al trionfo dell’adolescenza. A detta di chi mi conobbe, non di chi mi vede ora, lettore, smagrito in questa cella, coi primi segni di una barba profetica che mi indurisce le gote, a detta di chi mi conobbe allora ero un efebo valente, con quell’ombra di malinconia che penso di dovere ai cromosomi meridionali di un ascendente calabro. Le giovinette che conobbi mi concupivano con tutta la violenza del loro utero in fiore, facendo di me la tellurica angoscia delle loro notti. Delle fanciulle che conobbi poco ricordo, perché ero preda atroce di ben altra passione e i miei occhi sfioravano appena le loro gote dorate in controluce da una serica e trasparente peluria.
My name is Umberto Umberto. When these events unfolded, I was ardently succumbing to adolescence’s triumph. To those who knew me then — not you who see me now, reader, gaunt in this cell, with the first signs of a prophetic beard hardening my cheeks — I was a comely ephebe, my melancholy (I suspect) inherited from the Calabrian chromosomes of a southern forebear. Maidens coveted me with all the violence of their blossoming wombs, making me the telluric anguish of their nights. Of the girls I knew, I remember little, for I was gripped by a far more atrocious passion. My eyes barely grazed their gilded cheeks, backlit by a silken transparency of down.
Amavo, amico lettore, e con la follia dei miei anni solerti, amavo coloro che tu chiameresti con svaga to torpore “le vecchie”. Desideravo dal più profondo intrico delle mie imberbi fibre quelle creature già segnate dai rigori di una età implacabile, piegate dal ritmo fatale degli ottant’anni, minate atrocemente dal fantasma desiderabile della senescenza. Per designare costoro, sconosciute ai più, dimenticate dalla indifferenza lubrica degli abituali usagers di friulane sode e venticinquenni, adoprerò, lettore - oppresso anche in questo dai rigurgiti di una impetuosa sapienza che mi atterrisce ogni gesto di innocenza che mai tenti - un termine che non dispero esatto: parchette.
I loved, dear reader — with the madness of my zealous youth — those whom you might dismiss with drowsy torpor as “old women.” From the deepest thicket of my beardless fibers, I desired creatures already marked by the rigors of implacable age: bodies bent by eighty years’ fatal rhythm, ravished by the enviable phantom of senescence. To name these beings — unknown to most, forgotten by the lubricious indifference of conventional pleasure-seekers who favor firm Friulian maidens and twenty-five-year-olds — I shall employ, reader (oppressed even here by surges of impetuous erudition that terrify every gesture of attempted innocence), a term I dare deem precise: parchette.
Che dire, voi che mi giudicate (toi, hypocrite lecteur, mon semblable, mon frère!) della mattutina cacciagione che si offre nel padule di questo nostro mondo sotterraneo al callidissimo amatore di parchette! Voi che correte per i giardini pomeridiani alla caccia banale di giovinette appena tumescenti, cosa sapete della caccia sommessa, umbratile, ghignante che l’amatore di parchette può condurre sulle panchine dei vecchi giardini, nell’ombra odorosa delle basiliche, pei sentieri ghiaiosi dei cimiteri suburbani, nell’ora domenicale all’angolo degli ospizi, sulle porte degli asili notturni, nei filari salmodianti delle processioni patronali, alle pesche di beneficenza, in un amoroso serratissimo ahimè inesorabilmente casto agguato, per spiare dappresso quei volti scavati da vulcaniche rughe, quelle occhiaie acquose di cataratta, il vibratile moto delle labbra riarse, depresse nell’avvallamento squisito di una bocca sdentata, solcate talvolta da un rivolo lucente d’estasi salivare, quelle mani trionfanti di noduli, nervose nel tremolio lubrico e provocante dello sgranare una lentissima corona!
What can I say to you who judge me (toi, hypocrite lecteur, mon semblable, mon frère!) of the dawn quarry that offers itself in the marsh of our subterranean world to the cunningest connoisseur of parchette? You who chase barely tumescent maidens through afternoon gardens — what know you of the hushed, umbrageous, sneering hunt the parchette devotee conducts on benches in aged parks, in the fragrant shadow of basilicas, along graveled paths of suburban cemeteries, at Sunday corners near almshouses, before night shelters, through psalm-singing rows of patronal processions, at charity bazaars — in a serried, alas ever-chaste ambush — to spy at close range those faces chiseled by volcanic wrinkles, those watery cataracted sockets, the tremulous motion of parched lips sinking into the exquisite hollow of toothless mouths, sometimes streaked by a lucent rivulet of salivary ecstasy, those hands triumphant with nodules, quivering with the lubricious provocation of slowly counting rosary beads!
Potrò mai parteciparti, amico lettore, il languore disperato di quelle fuggevoli prede degli occhi, il fremito spasmodico di certi contatti labilissimi, un colpo di gomito nella ressa del tram (“Scusi signora, vuole sedersi?” Oh, satanico amico, come osavi raccogliere l’umido sguardo di riconoscenza e il “Grazie, buon giovine”, tu che avresti voluto inscenare lì stesso la tua bacchica commedia del possesso?), lo sfiorare un ginocchio venerando strisciando, col tuo polpaccio, tra due file di sedie nella solitudine pomeridiana di un cinema rionale, lo stringere con tenerezza trattenuta - sporadico momento del più estremo contatto! - il braccio ossuto di una vegliarda che aiutavo ad attraversare il semaforo con aria contrita di giovane esploratore!
Shall I ever convey to you, dear reader, the desperate languor of those ocular fugitive captures? The spasmodic thrill of certain fleeting contacts — an elbow jostle in a tram’s crush (“Pardon me, madam, would you care to sit?” Oh satanic friend, how dared you gather her damp grateful gaze and “Thank you, kind youth” — you who wished to stage your bacchic comedy of possession then and there!), the grazing of a venerable knee by calf-brushing between cinema seats during a matinee’s solitude, the tenderly restrained clasp — sporadic zenith of utmost contact! — of a bony arm when helping a crone cross the street with the contrite air of a Boy Scout!
Le vicende della mia beffarda età mi inducevano ad altri incontri. Lo dissi, apparivo piuttosto affascinante, con le mie gote brune e un volto tenero di fanciulla oppressa da una morbida virilità. Non ignorai l’amore di adolescenti, ma lo subii, come un pedaggio alle ragioni dell’età. Ricordo che una sera di maggio, poco prima del tramonto, quando nel giardino di una villa gentilizia - era nel varesotto, non lontano dal lago rosso del sole che calava - giacqui nell’ombra di un cespuglio con una sedicenne implume tutta efelidi, presa in un impeto di amorosi sensi veramente sconfortante. E fu in quell’istante, mentre le concedevo svogliatamente l’ambito caduceo della mia pubere taumaturgia, che vidi, lettore, quasi indovinai da una finestra del primo piano, la sagoma di una decrepita nutrice piegata curvamente in due mentre si dipanava lungo la gamba l’ammasso informe di una nera calza di cotone. La vista fulgorante di quell’arto ingrossato, segnato di varici, accarezzato dal moto inabile delle vecchie mani intese a srotolare il groppo dell’indumento mi apparve (occhi miei concupiscenti!) come un atroce ed invidiabile simbolo fallico blandito da un gesto virginale: e fu in quell’attimo che, preso da un’estasi irrobustita dalla distanza, esplosi rantolando in un’effusione di biologici consensi che la fanciulla (improvvida ranocchietta, quanto ti odiai!) raccolse gemebonda come un tributo ai propri fascini acerbi.
The vicissitudes of my mockingly tender years propelled me toward other encounters. As I said, I appeared rather dashing - with my swarthy cheeks and a countenance tender as an oppressed maiden's beneath a downy masculinity. I did not spurn adolescent affections, but endured them as toll paid to the exigencies of youth. I recall one May evening near sunset, in the garden of a patrician villa (somewhere in Varese, not far from the lake crimson with dying sunlight), as I lay beneath a shrub's shadow with a downy sixteen-year-old freckled creature, seized by truly disheartening amorous urges. And in that very moment, while grudgingly bestowing upon her the coveted caduceus of my puberal thaumaturgy, I glimpsed - nay, divined, dear reader! - through a first-floor window the silhouette of a decrepit nursemaid bent double as she unraveled the shapeless mass of a black cotton stocking along her leg. The radiant vision of that swollen limb, mapped by varicose veins, caressed by the inept motions of aged hands disentangling the garment's snarl, appeared to my concupiscent eyes as an atrocious yet enviable phallic symbol fondled by virginal gesture. In that instant, rapt by distance-intensified ecstasy, I erupted gasping in biological effusion which the girl (improvident tadpole! How I loathed thee!) collected moaning as tribute to her unripe charms.
Hai mai dunque compreso, stolido mio strumento di differita passione, che tu fruisti del cibo di un’altrui mensa, oppure la ottusa vanità dei tuoi anni incompiuti mi ti si presentò come un focoso indimenticabile peccaminoso complice? Partita con la famiglia il giorno appresso mi inviasti dopo una settimana una cartolina firmata “la tua vecchia amica”. Intuisti la verità rivelandomi la tua perspicacia nell’uso accurato di quell’aggettivo, o fu la tua l’argotica bravata di una liceale in guerra con le filologiche creanze epistolari?
Did you ever comprehend, O dull instrument of mine deferred passion, that you feasted at another's table? Or did the obtuse vanity of your unformed years present yourself to me as fiery unforgivable sinful accomplice? Having departed with your family the next day, you sent me after a week a postcard signed "your old friend." Did you intuit truth through meticulous adjective choice, or was this your argotic bravado - a schoolgirl waging war on epistolary propriety?
Come da allora fissai tremando ogni finestra nella speranza di vederne apparire la silhouette sfasciata di una ottuagenaria al bagno! Quante sere, seminascosto da un albero, consumai le mie solitarie deboscie, lo sguardo volto all’ombra profilata su di una tendina di un’ava soavissimamente intenta a un pasto biascicante! E l’orrida delusione, subitanea e folgoratrice (tiens, donc, le salaud!) della figura che si sottrae alla menzogna dell’ombre cinesi e si rivela al davanzale per quello che è, una ignuda ballerina dai seni turgidi e dalle anche ambrate di cavalla andalusa!
From then on, how I trembled while fixating every window hoping to glimpse the shattered silhouette of an octogenarian at her toilette! How many evenings, half-concealed by trees, did I consume solitary debauches, gaze fixed on shadows silhouetted against curtains - a sweetest grandmother masticating supper! The horrid disillusionment, sudden and fulgurating (tiens, donc, le salaud!), when the figure escapes Chinese shadow-lies and reveals itself at the windowsill for what it is: a nude dancer with breasts taut and haunches ambered like Andalusian broodmare!
Così per mesi ed anni corsi insaziato alla caccia illusa di adorabili parchette, teso ad una ricerca che, lo so, traeva l’indistruttibile sua origine dal momento ch’io nacqui, ed una vecchia sdentata ostetrica - infruttuosa ricerca del padre mio che a quella ora di notte non fu capace di trovare altro che costei, un piede sul l’orlo della fossa! - mi sottrasse alla prigionia vischiosa del grembo materno e mi mostrò alla luce della vita il suo volto immortale di jeune parque.
Thus for months and years I pursued insatiate the illusory hunt for adorable parchette1, driven by quest whose indestructible origin I trace to my birth-hour, when a toothless midwife (fruitless search of my father who at that nocturnal hour could find none but her, one foot in the grave!) wrested me from womb's viscous prison and showed life's light her immortal face of jeune parque2.
Non cerco giustificazioni per voi che mi leggete (à la guerre comme à la guerre), ma voglio almeno spiegarvi quanto fatale fosse stato il concorrere di eventi che mi portò a quella vittoria.
I seek no justifications for you readers (à la guerre comme à la guerre), but must explicate how fatal confluence of events led to that victory.
La festa cui ero stato invitato era uno squallido petting party di giovani indossatrici e impuberi universitari. La flessuosa lussuria di quelle giovinette invogliate, il negligente offrirsi dei loro seni da una blusa sbottonata nell’impeto di una figura di danza, mi disgustava. Già pensavo di lasciare di corsa quel luogo di banale commercio d’inguini ancora intatti, quando un suono acutissimo, quasi stridulo (e potrò mai esprimere la frequenza vertiginosa, il roco digradare delle corde vocali già spossate, l’allure suprème de ce cri centenaire?) un lamento tremulo di femmina vecchissima piombò nel silenzio l’accolta. E nel riquadro della porta vidi lei, il viso della lontana parca dello choc prenatale, segnato dall’entusiasmo spiovente della chioma canutamente lasciva, il corpo rattrappito che segnava di angoli acuti la stoffa dell’abituccio nero e liso, le gambe ormai esili piegate inesorabilmente ad arco, la linea fragile del femore suo vulnerabile profilata sotto il pudore antico della gonna veneranda.
The soirée I attended was a squalid petting party of young models and beardless undergraduates. The sinuous lust of these nubile girls - their breasts spilling from unbuttoned blouses in dance's heat - disgusted me. Already I plotted escape from this marketplace of intact loins when an acute sound, almost strident (how convey its vertiginous frequency? The hoarse decline of exhausted vocal cords? L'allure suprème de ce cri centenaire?3), a tremulous cry of ancient feminity pierced the gathering's hush. And in the doorframe I beheld Her - face of prenatal shock's distant Parca4, marked by lasciviously cascading silver locks, body angular beneath threadbare black frock, frail legs irrevocably bowed, vulnerable femur line profiled under venerable skirt's antiquated modesty.
La scipita giovinetta che ci ospitava ostentò un gesto di sopportata cortesia. Alzò gli occhi al cielo e disse: “È mia nonna ...
Our insipid young hostess feigned martyred courtesy. Rolling eyes heavenward she sighed: "She’s my grandmother...
[A questo punto termina la parte intatta del manoscritto. Da quel che è dato di inferire dalle linee sparse che se ne possono ancora leggere, la vicenda dovrebbe procedere come segue. Umberto Umberto rapisce dopo pochi giorni la nonna della sua ospite e fugge con lei, portandola sulla canna della bicicletta, verso il Piemonte. Dapprima la conduce in un ospizio di poveri vecchi, ove la notte la possiede, apprendendo fra l’altro che la vecchia non è alla sua prima esperienza. Sul far del giorno mentre sta fumando una sigaretta nella semioscurità del giardino, viene avvicinato da un giovinetto dall’aria ambigua che gli domanda sornionamente se la vecchia sia effettivamente sua nonna. Preoccupato lascia l’ospizio con Nonita ed inizia una vertiginosa peregrinazione per le strade del Piemonte.Visita la Fiera dei vini di Canelli, la Festa del Tartufo di Alba, prende parte alla sfilata di Gianduja a Caglianetto, al mercato del bestiame di Nizza Monferrato, all’elezione della Bella Mugnaia di Ivrea, alla corsa nei sacchi per la festa patronale di Condove. Al termine di questo folle peregrinare per l’immensità del paese che lo ospita, si accorge che da tempo la sua bicicletta è seguita sornionamente da un giovane esploratore in lambretta, che elude ogni appostamento. Il giorno in cui, ad Incisa Scapaccino, porta Nonita da un callista e si allontana un istante a comperare le sigarette, quando torna si trova abbandonato dalla vecchia, fuggita col rapitore. Passa alcuni mesi in una profonda disperazione, e finalmente ritrova la vegliarda, reduce da un istituto di bellezza dove è stata condotta dal seduttore. Il suo viso è privo di rughe, i capelli tinti di un biondo rame, la bocca rifiorita. Umberto Umberto è colto da un senso di abissale pietà e queta disperazione alla vista di tanto sfacelo. Senza dir motto acquista una doppietta e va alla ricerca dello sciagurato. Lo trova ad un campeggio mentre sta soffregando due legnetti per accendere il fuoco. Gli spara una, due, tre volte, sempre mancandolo, sinché non viene afferrato da due sacerdoti in basco nero e giacca di cuoio. Prontamente arrestato viene condannato a sei mesi per porto d’armi abusivo e caccia fuori stagione.]
[At this point the intact portion of the manuscript ends. From the scattered lines still legible, we may infer the narrative proceeds thus: Umberto Umberto kidnaps his hostess's grandmother days later, fleeing with her on bicycle handlebars toward Piedmont. He first lodges her in a paupers' asylum where he possesses her nocturnally, discovering incidentally that the crone is no novice to such encounters. At dawn, while smoking in the garden's penumbra, he is approached by an ambiguous youth who slyly inquires whether the hag is truly his kin. Alarmed, he departs with Nonita and embarks on frenetic peregrinations through Piedmont's byways. They attend Canelli Wine Fair, Alba's Truffle Festival, Caglianetto's Gianduja parade, Nizza Monferrato's cattle market, Ivrea's Beautiful Milleress election, Condove's sack races during patronal feasts. Upon this mad itinerary's conclusion, he notices his bicycle has long been shadowed by a Lambretta-riding scout evading all ambushes. At Incisa Scapaccino, when he briefly leaves Nonita at a chiropodist's to purchase cigarettes, he returns to find her absconded with the seducer. Months of despondency follow until he rediscovers the ancient dame emerging from a beauty institute - now unwrinkled, coppery-blonde, lips rejuvenated. Umberto Umberto is seized by abysmal pity at this wreckage. Silently procuring a shotgun, he stalks the villain to a campsite where the cad rubs firesticks. He fires once, twice, thrice, always missing, until seized by black-bereted priests in leather jackets. Promptly arrested, he receives six months for illegal arms and off-season hunting.]
1959
1959
Frammenti
Fragments
IV Congresso Intergalattico di Studi Archeologici - Sirio, 4° Sezione del 121° Anno Matematico.
IV Intergalactic Congress of Archaeological Studies - Sirius, 4th Section of the 121st Mathematical Year.
Relazione del Ch. Prof. Anouk Ooma del Centro Universitario Archeologico della Terra del Principe Giuseppe – Artide Terra.
Address by Ch. Prof. Anouk Ooma of Prince Joseph Land University Archeological Center - Arctic Earth.
Chiarissimi colleghi,
Most Illustrious Colleagues,
non vi è ignoto che da gran tempo gli studiosi artici conducono appassionate ricerche per trarre alla luce le vestigia di quella antichissima civiltà che fiorì nelle zone temperate e tropicali del nostro pianeta prima che la catastrofe avvenuta nel cosiddetto anno 1980 dell’era antica, anno Uno dell’Esplosione, vi cancellasse ogni traccia di vita, in quelle zone che per millenni rimasero a tal punto contaminate dalla radioattività che solo da pochi decenni le nostre spedizioni possono avventurarvisi senza soverchio pericolo per cercare di rivelare alla Galassia intera il grado di civiltà raggiunto dai nostri antenati. Rimarrà sempre un mistero come degli esseri umani potessero abitare plaghe così insopportabilmente torride e come quelle genti si siano potute adattare al pazzesco sistema di vita imposto dal vertiginoso alternarsi di brevissimi periodi di luce a brevissimi periodi di oscurità; eppure sappiamo che gli antichi terrestri, in questo abbacinante carosello d’ombre e di luci, seppero trovare ritmi di vita ed edificare una civiltà ricca e articolata. Quando, circa 70 anni fa (era l’anno 1745 dell’Esplosione), dalla base avanzata di Reykjavik - il leggendario Avamposto Sud della civiltà terrestre - la spedizione del Prof. Amaa A. Kroak si spinse sino alla landa detta di France, il mai dimenticato studioso stabilì inequivocabilmente come l’azione combinata della radioattività e del tempo avesse distrutto ogni traccia fossile. Già si disperava dunque di conoscere qualcosa circa i nostri lontani progenitori quando nel 1710 d.E. la spedizione del Prof. Ulak Amjacoa, avvalendosi dei ricchissimi mezzi messi a disposizione dalla Alpha Centauri Foundation, facendo dei sondaggi nelle acque radioattive del lago di Lochness, reperiva quella che viene oggi comunemente indicata come la prima “criptobiblioteca” degli antichi terrestri. Murata in un enorme blocco di cemento stava una cassa di zinco recante incisa la scritta: “Bertrandus Russel submersit anno hominis MCMLI”. La cassa, come voi ben sapete, conteneva i volumi dell’Enciclopedia Britannica, e ci fornì finalmente quella enorme mole di notizie sulla cultura scomparsa, su cui basiamo oggi gran parte delle nostre conoscenze storiche. Ben presto altre criptobiblioteche venivano ritrovate in altri paesi (celebre quella trovata in Terra di Deutschland, in una cassa murata che recava l’iscrizione “Tenebra appropinquante”), in modo che ci si rese ben presto conto di come gli uomini di cultura fossero stati gli unici, tra gli antichi terrestri, ad intuire l’approssimarsi della tragedia, e gli unici a porvi rimedio nell’unico modo che fosse loro consentito, salvando cioè per i posteri (e quale atto di fede fu quello di prevedere, malgrado tutto, una posterità!) i tesori della loro cultura.
you are not unaware how long Arctic scholars have passionately researched vestiges of that ancient civilization flourishing in our planet's temperate and tropical zones before the catastrophe of the so-called year 1980 in the old era - Year One of the Explosion - erased all life traces there. For millennia these regions remained so radioactively contaminated that only recent decades permit expeditions to hazard retrieval, unveiling to the Galaxy our ancestors' cultural zenith. Eternal mysteries persist: how humans endured such torrid climes, adapted to maddening circadian rhythms amid blinding alternations of fleeting light and darkness. Yet we know these ancients forged sophisticated lifeways within this dizzying chiaroscuro carousel. When circa 70 years ago (Explosion Year 1745), the legendary Southern Outpost of terrestrial civilization at Reykjavik launched Prof. Amaa A. Kroak's expedition to the France wastelands, that unforgotten scholar confirmed radioactivity and time had annihilated all fossil traces. Despairing of ancestral knowledge, hope revived in Explosion Year 1710 when Prof. Ulak Amjacoa's Alpha Centauri Foundation-funded team, probing Loch Ness' irradiated waters, recovered what we now deem the first "cryptolibrary" of ancient terrestrials. Encased in cement lay a zinc chest inscribed "Bertrandus Russel submersit anno hominis MCMLI". As you well know, this contained Encyclopædia Britannica volumes, furnishing that trove of cultural data underpinning our historical knowledge. Soon other cryptolibraries emerged elsewhere (notably Deutschland Land's, entombed with the inscription "Approaching Darkness"), revealing how pre-Explosion intellectuals alone foresaw catastrophe, salvaging cultural treasures for posterity through sublime acts of faith in mankind's continuity.
Grazie a queste pagine, che non possiamo sfogliare senza un fremito di commozione, noi oggi, illustri colleghi, siamo in grado di sapere cosa quel mondo pensasse, cosa facesse, come sia giunto al dramma finale. Oh, ben so che la parola scritta è sempre insufficiente testimone del mondo che la espresse, ma come rimaniamo sconcertati quando ci manca anche questo preziosissimo aiuto! Tipico è il caso del “problema italiano”, di questo enigma che ha appassionato archeologi e storici, nessuno dei quali ha saputo sinora rispondere alla ben nota domanda: come avvenne che in questo paese, che pure sappiamo di antica civiltà - come ci è testimoniato dai libri ritrovati in altre terre - come avvenne, dicevo, che non fu possibile reperire alcuna criptobiblioteca? Voi sapete che le ipotesi in proposito sono tanto numerose quanto insoddisfacenti, e ve le ricordo a puro titolo di preterizione:
Through these pages, which we cannot peruse without a shudder of emotion, we today, illustrious colleagues, may discern what that world thought, what it wrought, how it marched toward its final cataclysm. Oh, well I know the written word remains but a paltry witness to the civilization that birthed it, yet how disquieted we feel when even this precious aid fails us! Exemplary is the case of the “Italian Problem” – this enigma that has consumed archaeologists and historians alike, none of whom have yet resolved the notorious query: how could it be that in this land of ancient renown (as evidenced by texts recovered elsewhere), no cryptolibrary was ever discovered? You are aware of the numerous yet unsatisfying hypotheses, which I recount here merely pro forma:
1. Ipotesi Aakon-Sturg (così dottamente illustrata nel libro La Esplosione nel bacino mediterraneo, Baffing, 1750 d.E.): per un concorso di fenomeni termonucleari la criptobiblioteca italiana è stata distrutta; ipotesi sostenuta da solidi argomenti, perché sappiamo che la penisola italica fu la più battuta dalle esplosioni in quanto dalle coste adriatiche partirono i primi missili a testata atomica dando appunto inizio al conflitto totale.
1. The Aakon-Sturg Hypothesis (masterfully expounded in *The Explosion in the Mediterranean Basin*, Baffing, 1750 P.E.): Thermonuclear phenomena annihilated Italy’s cryptolibrary. This theory gains credence from the peninsula’s strategic position as ground zero for Adriatic-launched atomic missiles that precipitated total war.
2. Ipotesi Ugum-Noa Noa, esposta nel notissimo Esistette l’Italia? (Barents City, 1712 d.E.) dove, sulla base di attente consultazioni dei verbali delle conferenze politiche ad alto livello intercorse prima del conflitto totale, si perviene alla conclusione che l’Italia non sia affatto esistita; ipotesi che risolve il problema della criptobiblioteca, ma urta contro una serie di testimonianze che le opere in lingua inglese e tedesca ci danno sulla cultura di quel popolo (mentre quelle in lingua francese, come è noto, paiono ignorare l’argomento, suffragando parzialmente la tesi Ugum-Noa Noa).
2. The Ugum-Noa Noa Hypothesis, set forth in the celebrated *Did Italy Ever Exist?* (Barents City, 1712 P.E.). By scrutinizing pre-war summit transcripts, it concludes Italy was mere geopolitical fiction – thereby dissolving the cryptolibrary quandary, though conflicting with foreign accounts of its culture (notably absent in French sources, thereby partially corroborating this thesis).
3. Ipotesi del Prof. Ixptt Adonis (cfr. Italia, Altair, 22’ sezione del 120° Anno Matematico), la più brillante senz’altro, ma la più debole, secondo la quale al tempo dell’esplosione la Biblioteca Nazionale Italiana era, per circostanze imprecisate, in uno stato di estrema decadenza, e gli scienziati italiani, ancorché intesi a fondare biblioteche pel futuro, erano seriamente preoccupati per quelle del presente e dovevano ingegnarsi ad impedir lo sfacelo dello stesso edificio contenente i volumi. Ora l’ipotesi rivela l’ingenuità di un osservatore non terrestre, disposto ad avvolgere di un alone di leggenda quanto concerne il nostro pianeta ed uso pensare i terrestri come un popolo che vive beatamente mangiando pasticcio di foca e suonando arpe di corna di renna: lo stato di avanzata civiltà cui erano pervenuti gli antichi terrestri prima del l’Esplosione, fa sì invece che sia impensabile una tale incuria, quando il panorama offertoci dagli altri paesi cisequatoriali rivela l’esistenza di avanzate tecniche di conservazione dei libri.
3. The Prof. Ixptt Adonis Hypothesis (*Italy*, Altair, 22nd Sector of 120th Mathematical Year), dazzling yet tenuous: Italy’s National Library stood in ruinous decay before the Explosion. While Italian scholars allegedly sought future repositories, they purportedly busied themselves shoring up collapsing present-day edifices – a naively romantic notion befitting non-terrestrial scholars who envision Earthlings feasting on seal pâté while plucking reindeer-horn harps. Such negligence proves irreconcilable with the advanced preservation techniques evidenced in other equatorial regions.
Col che si è al punto di partenza, e il più fitto mistero ha sempre avvolto la cultura italiana precedente l’esplosione, anche se per quella dei secoli anteriori esistono sufficienti documentazioni nelle criptobiblioteche di altri paesi. Si sono trovati - è vero - nel corso di scavi accuratissimi, esili e incerti documenti. Ricorderò la striscia di carta portata alla luce dal Kosamba, che contiene quello che egli ragionevolmente ritiene il primo verso di un lunghissimo poema: “M’illumino d’immenso...”; la copertina di quello che doveva essere un trattato di psicotecnica o di sociologia del lavoro (“Lavorare stanca”, di un certo Paves, o Pavesa, come sostiene lo Sturg, questione peraltro controversa dato che la parte superiore del cimelio è molto consunta). E ricorderemo come la scienza italiana dell’epoca fosse indubbiamente progredita negli studi di genetica, anche se quelle conoscenze erano probabilmente usate ai fini di una eugenetica razzista, come è suggerito dal coperchio di una scatola che doveva contenere un farmaco per il miglioramento della razza, e che reca la scritta “Omo (alterazione del latino Homo e contrazione argotica dell’italico Uomo) più bianco del bianco”. Ma è chiaro che nonostante tutti questi documenti nessuno avrebbe mai potuto esattamente puntualizzare la situazione spirituale di quel popolo, situazione che, mi sia consentito di dirlo, chiarissimi colleghi, è palesata appieno solo dalla parola poetica, dalla poesia quale coscienza fantastica di un mondo e di una situazione storica.
Thus we circle back to our initial bewilderment. The pre-Explosion Italian enigma persists, though earlier centuries are documented in foreign cryptolibraries. Scant traces do surface: Kosamba’s paper fragment bearing what he reasonably deems a verse fragment – *“M’illumino d’immenso...”*; the cover of a presumed psychotechnical treatise titled *Work Weary* by one Paves (or Pavesa, as Sturg contends – the upper half being too eroded for certainty). We note Italy’s advanced genetic studies, likely weaponized for racist eugenics, as hinted by a medicinal container labeled *“OMO whiter than white”* (a portmanteau of Latin *Homo* and Italic *Uomo*). Yet only poetry – that fantastical consciousness of historical circumstance – unveils this people’s spiritual essence.
E se vi ho tediato con questi lunghi preliminari è per comunicarvi, ora, col cuore commosso, come io ed il mio valoroso collega Baaka B.B. Baaka A.S.P.Z., del Reale Istituto di Letteratura di Isola degli Orsi, abbiamo ritrovato in una zona impervia della penisola italiana, a tremila metri di profondità, racchiuso fortunosamente in una colata di lava provvidamente inabissatasi in seno alla terra nel rivolgimento spaventevole dell’Esplosione, consunto e slabbrato, mutilo in innumerevoli punti, quasi illeggibile ma ancora ricco di folgoranti rivelazioni, un libretto di dimessa apparenza e proporzioni, che reca sul frontespizio il titolo Ritmi e Canzoni d’oggi (e che noi, dal luogo del ritrovamento, abbiamo chiamato Quaternulus Pompeianus). Ben sappiamo, illustri colleghi, che canzone o canzona fu voce arcaica impiegata ad indicare componimenti poetici trecenteschi, come ci ricorda l’Enciclopedia Britannica; e sappiamo pure che ritmo, nozione comune alla musica e alle scienze matematiche, ebbe anche presso vari popoli un impiego filosofico e valse ad indicare una peculiare qualità delle strutture artistiche (cfr. della Criptobiblioteca Nazionale di Parigi, M. Ghyka, Essai sur le rythme, N.R.F. 1938): ciò induce a riconoscere dunque nel nostro quaternulus una squisita antologia dei componimenti poetici più validi di quella età, una antologia di liriche e canti che ci aprono gli occhi della mente su di un incomparabile panorama di bellezza e spiritualità.
If I have taxed you with these prolegomena, it is to announce with tremulous joy that my valiant colleague Baaka B.B. Baaka A.S.P.Z. of the Royal Institute of Literature (Bear Island) and I have recovered, at 3,000 meters depth in an Italian lava flow fortuitously preserved by cataclysmic submergence, a humble yet revelatory codex: *Rhythms and Canzones of Today* (dubbed the *Pompeian Quaternulus* per its discovery site). Though frayed and fragmentary, this anthology (for *canzone* denoted medieval verse-forms, as the Encyclopædia Britannica reminds us) illuminates through rhythm – that philosophico-mathematical notion of artistic structure (cf. M. Ghyka’s *Essai sur le rythme*, N.R.F. 1938 from the Paris Cryptolibrary) – an unparalleled vista of beauty and transcendence.
La poesia italiana del xx secolo dell’era antica, fu poesia della crisi, virilmente conscia del destino incombente; e fu insieme poesia della fede, della purezza e della grazia. Poesia della fede: abbiamo qui un verso, ahimè l’unico leggibile, di quello che doveva essere un canto di lode dello Spirito Santo: “Vola, colomba bianca vola...”; mentre subito dopo ci colpiscono questi versi di un canto di giovinette: “Giovinezza, Giovinezza - primavera di bellezza...”, le cui dolcissime parole ci evocano l’immagine di fanciulle avvolte in bianchi veli, danzanti nel plenilunio di qualche magico pervigilium. Altrove, troviamo invece senso di disperazione, di lucida coscienza della crisi, come in questa spietata rappresentazione della solitudine e della incomunicabilità che forse, se dobbiamo credere a quanto l’Enciclopedia Britannica dice di questo autore, dobbiamo ascrivere al drammaturgo Luigi Pirandello: “Ma Pippo Pippo non lo sa - che quando passa ride tutta la città... “ (e non trova forse questa immagine un suo non indegno corrispettivo in una poesia inglese della stessa epoca, il canto di James Prufrock del poeta inglese Thomas Stearns? ).
The 20th-century poetry of ancient-era Italy was a poetry of crisis, virilously conscious of looming destiny; simultaneously, it was a poetry of faith, purity, and grace. Poetry of faith: here we have a line – alas, the only legible one – from what must have been a hymn of praise to the Holy Spirit: "Fly, white dove fly...". Immediately following, we are struck by these verses from a maidens' chant: "Youth, Youth – springtime of beauty...", whose mellifluous words evoke images of girls swathed in white veils, dancing under the full moon of some magical pervigilium. Elsewhere, we find despair – a lucid awareness of crisis, as in this ruthless depiction of solitude and incommunicability attributed (if we trust the Encyclopædia Britannica's entry) to the dramatist Luigi Pirandello: "But Pippo Pippo doesn’t know – that when he passes, the whole city laughs..." (does this image not find its worthy counterpart in an English poem of the same epoch, the song of James Prufrock by the English poet Thomas Stearns?).
Furono forse questi fremiti di angoscia che spinsero la poesia italiana a rifugiarsi nel divertimento georgico e didascalico: ascoltate la pura bellezza di questi versi: “Lo sai che i papaveri - son alti alti alti...” (dove avete l’esitare timido dell’interrogativo, e poi la presenza maestosa e sublime di questi fiori tropicali, carnosi e svettanti, e questo senso dell’umana fragilità di fronte al mistero della natura) e ammirate l’ardita personificazione di questa terzina (“È primavera - svegliatevi bambine - dalle cascine messer Aprile fa il rubacuor...”) in cui è chiara la derivazione dai riti di vegetazione - lo spirito della primavera e il sacrificio umano, forse un cuore di fanciulla, offerto alla divinità fecondatrice - riti a suo tempo analizzati in Terra di England nel volume di incerta attribuzione, The Golden Bough, che altri vorrebbero, The Golden Bowl (v. lo studio, non ancora tradotto, di Axbzz Eowrrsc, “Golden Bough” orx “Golden Bowl” - xpt agrschh clwoomai, Arturo, Sez., 1200 Anno Matematico).
Perhaps these tremors of anguish drove Italian poetry to seek refuge in georgic and didactic diversion: hear the pure beauty of these lines: "Do you know that poppies – grow tall tall tall..." (with its timid interrogative hesitation, then the majestic presence of these tropical flowers, fleshy and towering, evoking human fragility before nature’s mystery). Marvel at the daring personification in this tercet: "Spring has come – wake up, little girls – from the farmsteads Lord April comes heart-thieving...", clearly derived from vegetation rites – the spirit of spring and human sacrifice (perhaps a maiden’s heart offered to the fecund deity) – rites analyzed in the English hinterland within the disputed volume The Golden Bough, which some insist was titled The Golden Bowl (cf. Axbzz Eowrrsc’s untranslated study “Golden Bough” or “Golden Bowl” – xpt agrschh clwoomai, Arturo, Sect., 1200th Mathematical Year).
Agli stessi riti di vegetazione, e più propriamente al rito frigio della morte di Attis, fummo tentati dapprima di riportare un altro bel carme che iniziava così: “È morto un bischero... “ - carme trovato manoscritto in margine al libretto. Ma a parte l’incomprensibilità del sostantivo, ci colpirono i versi seguenti: “All’ospedale - senza le bale - senza cojon”, la cui apparente oscurità ci fu chiarito dallo strano impiego della consonante “J”, solitamente assente dal lessico italiano. Per una felice intuizione riconoscemmo in essa la “jota” spagnola e comprendemmo di avere tra le mani la traduzione ancora incompleta di una poesia iberica. Sappiamo come nessun testo spagnolo si sia mai salvato, poiché, come riferisce l’Enciclopedia Britannica, un ventennio prima dell’Esplosione le autorità religiose di quel paese avevano ordinato il rogo per tutte le opere prive di un particolare nulla osta. Ma attraverso le brevi citazioni reperite in libri stranieri si era da tempo delineata con sufficiente chiarezza la figura del mitico bardo catalano del XIX o del XX secolo, Federico Garcia, o, come vogliono alcuni, Federico Lorca, barbaramente ucciso, narra una leggenda, da venticinque donne che egli brutalmente sedusse. Le pagine critiche di uno scrittore tedesco del 1966 (C. K. Dyroff, Lorca: Ein Beitrag zum Duendegeschichte als Flamencowissenschaft), ci parlano della poesia di Lorca come di un “essere-per-la-morte-radicato-come-amore, in cui lo spirito del tempo si nomina disvelando sé a sé per cadenze funebri danzate sotto un cielo andaluso”. Queste parole si adattano singolarmente al testo citato e ci permettono anche di attribuire allo stesso autore altri splendidi versi, caldi di violenza iberica, stampati nel quaternulus: “Caramba yo songo espagnolo - yo tiengo lo sangue calliente - Son quell’espada che nella contrada vien chiamato Beppe Balzac...”. Mi sia consentito di dire, illustri colleghi, che oggi, quando gli spaziovisori riversano su di noi quotidianamente una tormenta di torbida musica orridamente scimmiesca, oggi, quando irresponsabili schiamazzatori di insulsaggini apprendono ai nostri figli canzoni dai versi assurdi - e notava acutamente il Zoal Zoal nel suo saggio Eclissi dell’uomo artico come un ignoto bandista sia giunto a mettere in musica uno sconcio canto caratteristico dei marinai ubbriachi (“No, non voglio vederlo - il sangue di Ignazio sulla sabbia”), ultima tappa del nonsenso industriale - mi sia dunque consentito di dire che queste parole immortali che ci giungono dalla notte dei tempi testimoniano della grandezza morale e intellettuale dell’uomo terrestre di duemila anni fa. Abbiamo sotto gli occhi una poesia che, anziché fondarsi sulla fumosa ricerca labirintica di un intelletto gonfio di cultura, si risolve in ritmi spontanei ed elementari, in purissima grazia fanciullesca; ed è il momento in cui si è portati a pensare che un Dio - non il travaglio creatore - presieda a tanto miracolo. La grande poesia si riconosce ovunque, signori: i suoi stilemi sono inconfondibili; si danno cadenze che rivelano la loro fratellanza anche se suonano dai poli opposti del cosmo. Ed è con gioia commossa che ho potuto infine procedere ad una dotta collazione, chiarissimi colleghi, inserendo alfine tre versi sparsi, rinvenuti su di un brandello di carta due anni fa tra le rovine di una città del nord Italia, nel contesto di un più disteso carme i cui elementi completi ritengo di aver trovato su due distinte pagine del quaternulus. Composizione squisita, ricca di letteratissime assonanze, gioiello dal sapore alessandrino, perfetto in ogni sua voluta:
We initially sought to link another exquisite poem – found manuscripted in the libretto’s margins – to those same vegetation rites, specifically the Phrygian ritual of Attis’ death. It begins: "A prick has died..." – though the noun’s obscurity troubled us. Subsequent lines compounded the enigma: "To the hospital – without the balls – without cojón". The aberrant use of the consonant "J", foreign to Italian lexicons, perplexed us until a felicitous intuition revealed the Spanish "jota". We thus recognized an incomplete translation of an Iberian poem. No Spanish texts survived, as the Encyclopædia notes: two decades pre-Explosion, Iberian religious authorities mandated the burning of all works lacking proper imprimatur. Yet through foreign citations, the mythic Catalan bard Federico Garcia (or, per some, Federico Lorca) emerged – legendarily slain by twenty-five women he brutishly seduced. A 1966 German critic (C. K. Dyroff, Lorca: Ein Beitrag zum Duendegeschichte als Flamencowissenschaft) describes Lorca’s verse as "being-toward-death-rooted-as-love, wherein the spirit of the age names itself, unveiling itself through funereal cadences danced under Andalusian skies". These words align uncannily with our fragment and permit attribution of other fiery verses from the quaternulus: "Caramba yo songo espagnolo – yo tiengo lo sangre caliente – Son quell’espada che nella contrada vien chiamato Beppe Balzac...". Colleagues, permit me to observe: in our age, when audiovisors deluge us with simian cacophony, when irresponsible caterwaulers teach our children absurd doggerel (as Zoal Zoal acutely noted in Eclipse of Arctic Man, citing a sailor’s drunken chant: "No, I don’t want to see – Ignazio’s blood on the sand" – industrial nonsense’s nadir), these immortal words from antiquity testify to the moral grandeur of terrestrial man. Here is poetry untainted by smoke-filled labyrinthine quests, resolving instead into spontaneous rhythms and childlike purity – a miracle presided over by deity, not laborious creation. Great poetry is unmistakable: its cadences fraternize across cosmic poles. With tremulous joy, I conclude this erudite collation, having integrated three scattered verses (found on northern Italian ruins) into a broader carmen whose elements I’ve matched across the quaternulus – an Alexandrian jewel, exquisite in its volute perfection:
Grazie dei fiori.
For the flowers, my thanks.
Tra tutti gli altri li ho riconosciuti:
Among all others I recognized them:
m’han fatto male eppure li ho graditi,
they wounded me yet I received them graced,
son rose rosse e parlano d’amore.
red roses these that speak of love's embrace.
Fresche le mie parole nella sera
Fresh my words in the evening air
ti sien come il fruscio che fan le foglie
May they be to you like the rustle of leaves
del gelso nella man di chi le coglie...
from mulberry trees in the gatherer's hand...
Villa triste,
Melancholy villa,
tra le mammole nascoste e il cespuglio di ametiste
amid hidden violets and amethyst shrubs
quante cose son rimaste...
how many things remain...
Ma il limite concessomi per questa comunicazione, illustri colleghi, è scaduto. Altre cose vorrei leggervi, ma è certo che avrò modo di pubblicare e tradurre, una volta chiariti alcuni delicati problemi filologici, il frutto della mia preziosa scoperta. Vorrei oggi lasciarvi con l’immagine di questa civiltà ormai perduta che con occhio asciutto cantò la dissoluzione dei valori, con ilare castità disse parole di diamante fissando un mondo di grazia e di bellezza. E quando vi fu presentimento della fine, esso non fu disgiunto da profetica sensibilità; e dall’abisso insondabile e misterioso del passato, dalle pagine rose e consunte del quaternulus pompeianus, in un verso isolato su un foglio reso oscuro dalla rabbia delle radiazioni, noi ritroviamo come un presagio di ciò che sarebbe accaduto. Alla vigilia dell’Esplosione il poeta “vide” il destino della popolazione terrestre che avrebbe edificato una nuova e più matura civiltà sulla calotta polare e avrebbe trovato nel ceppo eschimese la razza superiore di un pianeta rinnovato e felice: vide che le vie del futuro avrebbero risolto in bene e progresso gli orrori dell’Esplosione; e non poté più provare paura o rimorso, sì che il suo canto si effuse in questo verso disteso come un salmo: “Cosa mi importa se il mondo mi rese glacial...”.
But the time allotted for this address, illustrious colleagues, has expired. More I would read you, yet rest assured I shall publish and translate these findings once delicate philological quandaries are resolved. Let me leave you now with this vision of a lost civilization that sang with dry eyes the dissolution of values, that spoke diamond-hard words with chaste mirth while beholding a world of grace and beauty. And when presentiments of doom arose, they came twined with prophetic awareness; from the unfathomable abyss of the past, from the rose-tinged crumbling leaves of the quaternulus pompeianus, in a lone verse upon a folio darkened by radiation's rage, we recover a presage of what was to come. On Explosion's eve, the poet "saw" terrestrial humanity's fate - how they would build a maturer civilization upon polar ice, finding in Eskimo stock the superior race of a renewed and joyous planet: saw future paths transmuting Explosion's horrors into progress and good. Fear and remorse dissolved within him, his song effusing in this psalm-like verse: "What care I if the world made me glacial...".
Un solo verso; ma a noi, figli dell’Artide prospera e progressiva, giunge come un messaggio di fiducia e solidarietà, dall’abisso di dolore, bellezza, morte e rinascita nel quale intravvedemmo il volto vago ed amato dei nostri padri.
A single line; yet to us, children of prosperous progressive Arctic realms, it rings as a message of faith and kinship from that chasm of pain, beauty, death and rebirth where we glimpse the vague beloved faces of our forebears.
1959
1959
Lo striptease e la cavallinità
Striptease and Equine Grace
Quando appare sul piccolo palcoscenico del “Crazy Horse”, riparata da una cortina di rete nera a larghe maglie, Lilly Niagara è già nuda. Poco più che nuda, con un reggiseno nero slacciato e un reggicalze. La prima parte del numero la impiega a rivestirsi pigramente, a infilarsi cioè le calze e ad allacciarsi la neghittosa bardatura che le pendeva sulle membra. La seconda parte la dedica a riportarsi nella situazione di partenza. Così che il pubblico, incerto se questa donna si sia spogliata o si sia vestita, non si rende conto che in effetti non ha fatto nulla, perché anche i gesti lenti e sofferenti, contrappuntati dall’espressione angosciata del volto, dichiarano a tal punto la volontà di mestiere, e si iscrivono così esplicitamente in una tradizione di alta scuola, ormai codificata persino da manuali, che non hanno nulla di imprevisto - e perciò di seducente. Di fronte alla tecnica di altre maestre dello striptease, che sanno dosare così accortamente la loro offerta di una innocenza introduttiva, su cui fanno precipitare risoluzioni d’improvvisa malizia, lascivie tenute in serbo, scatti ferini riservati per l’ultima infamia (maestre dunque di uno strip dialettico e occidentale), la tecnica di Lilly Niagara è già beat e hard e rimeditata oggi ci ricorda piuttosto la Cecilia della Noia moraviana, una sessualità annoiata fatta di indifferenza, condita qui di una maestria sopportata come una condanna.
When Lilly Niagara appears on the Crazy Horse's diminutive stage, veiled by black netting's wide mesh, she is already nude. Nearly nude - black bra unhooked, garter belt dangling. Her act's first half languidly reclothes her: stockings drawn up, desultory harness fastened. The second half reverses to initial disarray. Thus the audience, uncertain whether she stripped or dressed, perceives in truth no action, for even her slow anguished gestures and tormented expressions declare professional rigor, adhering to high-school tradition now manual-codified, bearing no surprise - hence no seduction. Contrasted with other striptease mistresses who dose introductory innocence with sudden malice, reserve feral snaps for final infamies (masters of dialectical Western strip), Lilly Niagara's technique seems beat-generation hard, reeking of Moravian boredom - sexual indifference seasoned by condemned virtuosity.
Dunque Lilly Niagara vuole raggiungere l’ultimo livello dello striptease, quello in cui, nonché offrire lo spettacolo di una seduzione che non si indirizza ad alcuno, che promette alla folla ma che sottrae il dono all’ultimo istante, si varca l’ultima soglia e si elude persino la promessa della seduzione. Così se lo striptease tradizionale è la profferta di un amplesso che si rivela d’un tratto interruptus, promuovendo nei fedeli una mistica della privazione, lo strip di Lilly Niagara castiga persino la iattanza dei nuovi adepti, rivelando loro che la realtà promessa non solo è unicamente contemplabile, ma si sottrae persino alla pienezza della contemplazione immobile, perché di essa si deve tacere. L’arte bizantina di Lilly Niagara con ferma però la struttura abituale dello striptease di convenzione e la sua natura simbolica.
Thus Lilly Niagara seeks striptease's ultimate stage: not merely offering non-directed seduction that promises crowds while withholding gifts, but crossing final thresholds to elude even promise. Where traditional strip teases interruptus congressus, breeding mystic deprivation, Lilly's art chastens neophytes by revealing the promised reality as not only contemplative but escaping even contemplation's plenitude - becoming unspeakable. Yet her Byzantine craft confirms conventional strip's symbolic framework.
È solo in alcune boîtes di pessima reputazione che potete a fine spettacolo indurre colei che si è esibita a fare commercio di sé. Al “Crazy Horse” vi si avverte persino urbanamente che non è dignitoso chiedere fotografie in acquisto: ciò che si deve vedere appare solo per pochi minuti nell’area magica del palcoscenico. E se leggete gli articoli sullo strip o i commenti letterati che ornano alcune brochures offerte dai teatri maggiori, vi accorgete che tipico della danzatrice nuda è compiere il proprio mestiere con proba diligenza, coltivando in privato amori domestici, giovani fidanzati che le accompagnano al lavoro, mariti gelosissimi, pareti invalicabili. Né sembri questo artificio da poco, perché la proterva ed ingenua Belle Époque si sforzava invece di convincere i consumatori che le sue dive erano dei mostri sitibondi, in privato come in pubblico, divoratrici d’uomini e patrimoni, sacerdotesse delle più raffinate nefandezze d’alcova.
Only in disreputable boîtes might you proposition post-performance artists. At Crazy Horse, urbanely you're warned against requesting souvenir photos: the ephemeral belongs solely to the proscenium's magic circle. Peruse strip-theory essays or literato commentaries gracing major theaters' brochures: the nude dancer's mark lies in probity - cultivating domestic loves offstage, jealous husbands, unbreachable walls. No small artifice this, for the brazen Belle Époque insisted its divas were priapic monsters, bedchamber priestesses devouring men and fortunes.
Ma la Belle Époque apprestava i suoi fasti peccaminosi per una classe agiata e dirigente, a cui doveva consentire e il teatro e il dopoteatro, ed il possesso pieno degli oggetti, privilegio inalienabile del denaro.
But that Belle Époque served affluent ruling classes, permitting full possession through wealth's privilege - theater and after-theater both.
Lo striptease, che potete vedere a somme modicissime e in qualsiasi ora del giorno, anche in maniche di camicia, nessun abito di rigore, e persino due volte perché lo spettacolo è permanente, lo striptease si rivolge invece al cittadino medio, e offrendogli i suoi minuti di raccoglimento religioso, gli sottintende la sua teologia, iniettata a titolo di persuasione occulta e non sciorinata per quaestiones. L’essenza di questa teologia è che il fedele può ammirare i beni fastosi della pienezza femminile, ma non ne può usare perché questa autorità non gli compete. Potrà usare se vorrà delle donne che la società gli concede e che la sorte gli ha assegnato; ma un malizioso cartello del “Crazy Horse” lo avverte che, se tornando a casa si troverà insoddisfatto della propria signora, potrà mandarla a corsi pomeridiani di disimpegno e movenze, che la direzione del locale organizza per studentesse e casalinghe. E non è certo se questi corsi esistano sul serio né se il cliente oserà far la proposta alla consorte; quello che conta è che in lui si insinui il dubbio che, se la striptiseuse è la donna, sua moglie sia qualcos’altro, e se sua moglie va considerata donna, la striptiseuse sia allora qualcosa in più, la femminilità, o il sesso, o l’estasi, il peccato, la malizia. È comunque ciò che a lui, che guarda, non compete; la radice che gli sfugge, il termine dell’estasi che non deve raggiungere, il senso del trionfo che gli è inibito, la pienezza dei sensi, il dominio del mondo che gli è solo raccontato. Il rapporto tipico dello striptease esige che la donna, che ha dato l’ultimo spettacolo delle sue possibilità di appagamento, non sia assolutamente fruibile. Un libretto distribuito al “Concert Mayol”, con un saggio introduttivo stancamente libertino, termina tuttavia con una intuizione rivelatrice; dice, a un dipresso, che il trionfo della donna nuda sotto i riflettori, mentre si offre agli sguardi di una platea protesa e inappagata, è fatto proprio della maliziosa coscienza che in quell’istante coloro che la guardano la stanno misurando col cibo a cui sono avvezzi, è fatto dunque della coscienza di un’umiliazione altrui, mentre il piacere di chi guarda è fatto in gran parte dell’umiliazione propria, avvertita, patita e accettata come essenza del rituale.
The striptease, which you can witness for a trifling sum at any hour of the day—even in shirtsleeves, no formal attire required, even twice over since the show runs continuously—addresses itself to the average citizen. By offering him moments of religious contemplation, it insinuates its theology through covert persuasion rather than scholastic disputation. The essence of this theology is that the faithful may admire the sumptuous goods of feminine plenitude but cannot partake of them, for such authority eludes him. He may avail himself, should he wish, of women society permits and fate assigns; yet a mischievous notice at the Crazy Horse warns that if returning home dissatisfied with his wife, he may enroll her in afternoon courses on disengagement and coquetry organized by the establishment for housewives and students. Whether these courses truly exist or whether the client would dare propose this to his spouse remains uncertain; what matters is implanting the doubt that if the stripteaseuse embodies Woman, then his wife must be something lesser—and if his wife is to be considered woman, the stripteaseuse becomes something transcendent: Femininity, Sexhood, Ecstasy, Sin, Malice. In any case, this lies beyond his grasp as spectator—the elusive root, the climax forbidden, the triumph withheld, the sensory plenitude, the dominion over worlds merely narrated. The quintessential striptease dynamic demands that the woman, having displayed the ultimate spectacle of her gratifying potential, remain absolutely unattainable. A pamphlet distributed at the Concert Mayol, featuring a wearily libertine introductory essay, concludes with a revelatory insight: it states, roughly, that the triumph of the nude woman under spotlights—offering herself to the gazes of a rapt, unfulfilled audience—stems precisely from her mischievous awareness that in that moment, her beholders measure her against their accustomed fare. Thus her triumph is forged from the humiliation of others, while the spectator’s pleasure arises largely from his own humiliation—felt, endured, and accepted as the ritual’s essence.
Se psicologicamente il rapporto dello striptease è sadomasochistico, sociologicamente questo sadomasochismo è essenziale al rito pedagogico che si compie; lo striptease dimostra inconsciamente al riguardante, che accetta e ricerca la frustrazione, che i mezzi di produzione non sono in suo possesso.
If psychologically the striptease relationship is sadomasochistic, sociologically this sadomasochism proves essential to the pedagogical rite being performed. Unconsciously, the striptease demonstrates to the beholder—who accepts and seeks frustration—that the means of production lie beyond his possession.
Ma se sociologicamente introduce un inequivocabile rapporto di casta (o se si vuole di classe), metafisicamente lo striptease induce il contemplante a raffrontare i piaceri di cui dispone a quelli di cui per essenza non può disporre: la realtà al suo modello, le sue femmine alla Femminilità, la sua esperienza del sesso alla Sessità, i nudi che possiede alla Nudità iperurania che non avrà mai. Dopo, egli dovrà ritornare nella caverna e fruire delle ombre che gli sono concesse. Così con sintesi inconscia lo striptease riconduce la situazione platonica alla realtà sociologica dell’oppressione e dell’eterodirezione.
Yet while sociologically introducing an unambiguous caste (or class) dynamic, metaphysically the striptease compels the contemplator to contrast the pleasures available to him with those inherently beyond reach: reality against its ideal, his females against Femininity, his sexual experience against Sexhood, the nudity he possesses against hyperuranian Nudity he shall never attain. Thereafter, he must return to the cave and content himself with permitted shadows. Thus through unconscious synthesis, the striptease reduces the Platonic paradigm to the sociological reality of oppression and heteronomy.
Confortato sul fatto che le leve della vita associata non gli appartengono e che il modello delle sue esperienze è sancito da un regno delle idee che non può modificare, lo spettatore dello striptease può tornare tranquillo alle incombenze di ogni giorno, dopo il rito purificatore che lo ha riconfermato supporto stabile e solido dell’ordine esistente; e i locali meno ascetici del “Crazy Horse” (monastero per monaci Zen, ultimo gradino della perfezione) gli permetteranno di portare con sé le immagini di ciò che ha visto; perché conforti la sua condizione umana con le pratiche di empietà che la sua devozione e la sua solitudine gli consiglieranno.
Reassured that the levers of communal life lie beyond his control and that the model governing his experiences is sanctioned by an immutable realm of Ideas, the striptease spectator may return peacefully to daily burdens after the purifying rite that reconfirms him as stable bulwark of the existing order. Meanwhile, the less ascetic venues of the Crazy Horse (a Zen monastery for its final stage of perfection) permit him to carry away images of what he has witnessed—so that he may console his human condition with impious practices his devotion and solitude shall counsel.
1960
1960
Fenomenologia di Mike Bongiorno
Phenomenology of Mike Bongiorno
L’uomo circuito dai mass media è in fondo, fra tutti i suoi simili, il più rispettato: non gli si chiede mai di diventare che ciò che egli è già. In altre parole gli vengono provocati desideri studiati sulla falsariga delle sue tendenze. Tuttavia, poiché uno dei compensi narcotici a cui ha diritto è l’evasione nel sogno, gli vengono presentati di solito degli ideali tra lui e i quali si possa stabilire una tensione. Per togliergli ogni responsabilità si provvede però a far sì che questi ideali siano di fatto irraggiungibili, in modo che la tensione si risolva in una proiezione e non in una serie di operazioni effettive volte a modificare lo stato delle cose. Insomma, gli si chiede di diventare un uomo con il frigorifero e un televisore da 21 pollici, e cioè gli si chiede di rimanere com’è aggiungendo agli oggetti che possiede un frigorifero e un televisore; in compenso gli si propone come ideale Kirk Douglas o Superman. L’ideale del consumatore di mass media è un superuomo che egli non pretenderà mai di diventare, ma che si diletta a impersonare fantasticamente, come si indossa per alcuni minuti davanti a uno specchio un abito altrui, senza neppur pensare di possederlo un giorno.
The man ensnared by mass media is ultimately, among all his peers, the most respected: he is never asked to become anything other than what he already is. In other words, his desires are provoked along grooves matching his existing tendencies. Yet since one narcotic compensation owed him is dreamlike escapism, he is typically presented with ideals between himself and which a tension may be established. To absolve him of all responsibility, however, care is taken to render these ideals effectively unattainable, so that tension resolves into projection rather than concrete operations to alter reality. In short, he is asked to become a man with a refrigerator and 21-inch television—that is, to remain as he is while adding these objects to his possessions; in exchange, he is offered Kirk Douglas or Superman as ideals. The mass media consumer’s ideal is a superman he will never presume to become, but whom he delights in impersonating fantastically—like trying on another’s suit before a mirror for minutes, without ever hoping to own it.
La situazione nuova in cui si pone al riguardo la TV è questa: la TV non offre, come ideale in cui immedesimarsi, il superman ma l’everyman. La TV presenta come ideale l’uomo assolutamente medio. A teatro Juliette Greco appare sul palcoscenico e subito crea un mito e fonda un culto; Josephine Baker scatena rituali idolatrici e dà il nome a un’epoca. In TV appare a più riprese il volto magico di Juliette Greco, ma il mito non nasce neppure; l’idolo non è costei, ma l’annunciatrice, e tra le annunciatrici la più amata e famosa sarà proprio quella che rappresenta meglio i caratteri medi: bellezza modesta, sexappeal limitato, gusto discutibile, una certa casalinga inespressività.
Television’s novel stance lies here: TV offers not the superman but the everyman as ideal. TV posits the utterly average man as paradigm. Onstage, Juliette Greco appears and instantly spawns a myth, founding a cult; Josephine Baker unleashes idolatrous rites and brands an era. On TV, Juliette Greco’s magical face may recur, yet no myth germinates; the idol becomes not her but the announcer—and among announcers, the most beloved and famous will embody median traits: modest beauty, limited sex appeal, questionable taste, a certain housewifely inexpressiveness.
Ora, nel campo dei fenomeni quantitativi, la media rappresenta appunto un termine di mezzo, e per chi non vi si è ancora uniformato, essa rappresenta un traguardo. Se, secondo la nota boutade, la statistica è quella scienza per cui se giornalmente un uomo mangia due polli e un altro nessuno, quei due uomini hanno mangiato un pollo ciascuno - per l’uomo che non ha mangiato, la meta di un pollo al giorno è qualcosa di positivo cui aspirare. Invece, nel campo dei fenomeni qualitativi, il livellamento alla media corrisponde al livellamento a zero. Un uomo che possieda tutte le virtù morali e intellettuali in grado medio, si trova immediatamente a un livello minimale di evoluzione. La “medietà” aristotelica è equilibrio nell’esercizio delle proprie passioni, retto dalla virtù discernitrice della “prudenza”. Mentre nutrire passioni in grado medio e aver una media prudenza significa essere un povero campione di umanità.
Now, in the realm of quantitative phenomena, the mean represents precisely a middle term, and for those who have not yet conformed to it, it constitutes an aspirational benchmark. If, according to the well-known quip, statistics is that science whereby if one man eats two chickens daily and another none, those two men have eaten one chicken each—for the man who ate none, the goal of one chicken per day becomes a positive ambition. Conversely, in qualitative phenomena, leveling to the mean equates to leveling to zero. A man possessing all moral and intellectual virtues in average measure immediately inhabits a minimal evolutionary stratum. The Aristotelian "golden mean" signifies equilibrium in exercising one’s passions, governed by the discerning virtue of "prudence." Whereas nurturing passions in average measure and possessing average prudence marks one as a meager specimen of humanity.
Il caso più vistoso di riduzione del superman all’everyman lo abbiamo in Italia nella figura di Mike Bongiorno e nella storia della sua fortuna. Idolatrato da milioni di persone, quest’uomo deve il suo successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta unita (questa è l’unica virtù che egli possiede in grado eccedente) ad un fascino immediato e spontaneo spiegabile col fatto che in lui non si avverte nessuna costruzione o finzione scenica: sembra quasi che egli si venda per quello che è e che quello che è sia tale da non porre in stato di inferiorità nessuno spettatore, neppure il più sprovveduto. Lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti.
The most glaring instance of reducing Superman to Everyman in Italy lies in the figure of Mike Bongiorno and the history of his success. Idolized by millions, this man owes his fame to the fact that in every gesture and utterance of the persona he enacts before cameras radiates an absolute mediocrity coupled (this being his sole surplus virtue) with an immediate, spontaneous charm explicable by his apparent lack of theatrical artifice: he seems to sell himself as he is, and what he is poses no threat of inferiority to any viewer, however unsophisticated. The spectator witnesses their own limitations glorified and officially vested with national authority.
Per capire questo straordinario potere di Mike Bongiorno occorrerà procedere a una analisi dei suoi comportamenti, ad una vera e propria “Fenomenologia di Mike Bongiorno”, dove, si intende, con questo nome è indicato non l’uomo, ma il personaggio.
To grasp Mike Bongiorno’s extraordinary power, one must undertake an analysis of his behaviors—a veritable "Phenomenology of Mike Bongiorno," wherein, it should be clear, this name denotes not the man but the persona.
Mike Bongiorno non è particolarmente bello, atletico, coraggioso, intelligente. Rappresenta, biologicamente parlando, un grado modesto di adattamento all’ambiente. L’amore isterico tributatogli dalle teenagers va attribuito in parte al complesso materno che egli è capace di risvegliare in una giovinetta, in parte alla prospettiva che egli lascia intravvedere di un amante ideale, sottomesso e fragile, dolce e cortese.
Mike Bongiorno is not particularly handsome, athletic, courageous, or intelligent. Biologically speaking, he embodies a modest degree of environmental adaptation. The hysterical adoration lavished on him by teenagers stems partly from the maternal complex he awakens in young girls, partly from his projection of an ideal lover—submissive, fragile, gentle, and courteous.
Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi. Entra a contatto con le più vertiginose zone dello scibile e ne esce vergine e intatto, confortando le altrui naturali tendenze all’apatia e alla pigrizia mentale. Pone gran cura nel non impressionare lo spettatore, non solo mostrandosi all’oscuro dei fatti, ma altresì decisamente intenzionato a non apprendere nulla.
Mike Bongiorno feels no shame in his ignorance and feels no compulsion to educate himself. He brushes against the most vertiginous domains of knowledge and emerges pristine and untouched, thereby vindicating others’ natural inclinations toward apathy and mental indolence. He takes great pains not to impress the viewer, not only by betraying ignorance of facts but also by resolutely refusing to learn anything.
In compenso Mike Bongiorno dimostra sincera e primitiva ammirazione per colui che sa. Di costui pone tuttavia in luce le qualità di applicazione manuale, la memoria, la metodologia ovvia ed elementare: si diventa colti leggendo molti libri e ritenendo quello che dicono. Non lo sfiora minimamente il sospetto di una funzione critica e creativa della cultura. Di essa ha un criterio meramente quantitativo. In tal senso (occorrendo, per essere colto, aver letto per molti anni molti libri) è naturale che l’uomo non predestinato rinunci a ogni tentativo.
In compensation, Mike Bongiorno exhibits sincere and primal admiration for those who know. Yet he highlights only their manual diligence, memory, and obvious, elementary methodology: one becomes cultured by reading many books and retaining their contents. The faintest suspicion of culture’s critical or creative function eludes him. His criterion for it is purely quantitative. In this sense (since being cultured requires having read many books over many years), it is natural that the unpredisposed man should abandon all attempts.
Mike Bongiorno professa una stima e una fiducia illimitata verso l’esperto; un professore è un dotto; rappresenta la cultura autorizzata. È il tecnico del ramo. Gli si demanda la questione, per competenza.
Mike Bongiorno professes boundless esteem and trust for the expert; a professor is a scholar, representing authorized culture. He is the technical specialist. Defer to him on matters of his competence.
L’ammirazione per la cultura tuttavia sopraggiunge quando, in base alla cultura, si viene a guadagnar denaro. Allora si scopre che la cultura serve a qualcosa. L’uomo mediocre rifiuta di imparare ma si propone di far studiare il figlio.
Admiration for culture, however, arises when culture yields monetary gain. Then one discovers that culture serves a purpose. The mediocre man rejects learning but resolves to educate his son.
Mike Bongiorno ha una nozione piccolo borghese del denaro e del suo valore (“Pensi, ha guadagnato già centomila lire: è una bella sommetta!”).
Mike Bongiorno holds a petit bourgeois notion of money and its value ("Imagine, he’s already earned a hundred thousand lire—that’s a tidy sum!").
Mike Bongiorno anticipa quindi, sul concorrente, le impietose riflessioni che lo spettatore sarà portato a fare: “Chissà come sarà contento di tutti quei soldi, lei che è sempre vissuto con uno stipendio modesto! Ha mai avuto tanti soldi così tra le mani?”.
Mike Bongiorno anticipates the viewer’s merciless reflections about contestants: "How thrilled he must be with all that cash, having lived on a modest salary! Has he ever held so much money in his hands before?"
Mike Bongiorno, come i bambini, conosce le persone per categorie e le appella con comica deferenza (il bambino dice: “Scusi, signora guardia...”) usando tuttavia sempre la qualifica più volgare e corrente, spesso dispregiativa: “signor spazzino, signor contadino”.
Like children, Mike Bongiorno categorizes people and addresses them with comic deference (a child might say, "Excuse me, Mrs. Police Officer..."), yet employs the most vulgar and commonplace—often pejorative—titles: "Mr. Garbage Collector, Mr. Peasant."
Mike Bongiorno accetta tutti i miti della società in cui vive: alla signora Balbiano d’Aramengo bacia la mano e dice che lo fa perché si tratta di una contessa (sic).
Mike Bongiorno embraces all myths of his society: he kisses the hand of Countess Balbiano d’Aramengo precisely because she is a countess (sic).
Oltre ai miti accetta della società le convenzioni. È paterno e condiscendente con gli umili, deferente con le persone socialmente qualificate.
Beyond myths, he accepts societal conventions. He is paternal and condescending toward the humble, deferential toward the socially distinguished.
Elargendo denaro, è istintivamente portato a pensare, senza esprimerlo chiaramente, più in termini di elemosina che di guadagno. Mostra di credere che, nella dialettica delle classi, l’unico mezzo di ascesa sia rappresentato dalla provvidenza (che può occasionalmente assumere il volto della Televisione).
When dispensing money, he instinctively thinks—without articulating it—more in terms of alms than earnings. He appears to believe that in class dialectics, the sole means of ascent lies in providence (which may occasionally wear the face of Television).
Mike Bongiorno parla un basic italian. Il suo discorso realizza il massimo di semplicità. Abolisce i congiuntivi, le proposizioni subordinate, riesce quasi a tendere invisibile la dimensione sintassi. Evita i pronomi, ripetendo sempre per esteso il soggetto, impiega un numero stragrande di punti fermi. Non si avventura mai in incisi o parentesi, non usa espressioni ellittiche, non allude, utilizza solo metafore ormai assorbite dal lessico comune. Il suo linguaggio è rigorosamente referenziale e farebbe la gioia di un neopositivista. Non è necessario fare alcuno sforzo per capirlo. Qualsiasi spettatore avverte che, all’occasione, egli potrebbe essere più facondo di lui.
Mike Bongiorno speaks Basic Italian. His discourse achieves maximal simplicity. He abolishes subjunctives, subordinate clauses, and nearly renders syntax invisible. He avoids pronouns, always repeating subjects in full, deploying an overwhelming number of periods. He never ventures into asides or parentheses, shuns elliptical expressions, makes no allusions, and uses only metaphors absorbed into common parlance. His language is rigorously referential and would delight a neopositivist. No effort is required to understand him. Every viewer senses they could, if needed, outshine him in eloquence.
Non accetta l’idea che a una domanda possa esserci più di una risposta. Guarda con sospetto alle varianti. Nabucco e Nabuccodonosor non sono la stessa cosa; egli reagisce di fronte ai dati come un cervello elettronico, perché è fermamente convinto che A è uguale ad A e che tertium non datur. Aristotelico per difetto, la sua pedagogia è di conseguenza conservatrice, paternalistica, immobilistica.
He rejects the idea that a question might have multiple answers. He eyes variants with suspicion. Nabucco and Nebuchadnezzar are not the same; he reacts to data like a computer, firmly convinced that A equals A and tertium non dat. An Aristotelian by default, his pedagogy is consequently conservative, paternalistic, immobilizing.
Mike Bongiorno è privo di senso dell’umorismo. Ride perché è contento della realtà, non perché sia capace di deformare la realtà. Gli sfugge la natura del paradosso; come gli viene proposto, lo ripete con aria divertita e scuote il capo, sottintendendo che l’interlocutore sia simpaticamente anormale; rifiuta di sospettare che dietro il paradosso si nasconda una verità, comunque non lo considera come veicolo autorizzato di opinione.
Mike Bongiorno lacks a sense of humor. He laughs because reality pleases him, not because he can distort it. Paradox eludes him; when confronted with one, he repeats it with amused bewilderment and shakes his head, implying his interlocutor is charmingly unhinged; he refuses to suspect truth behind paradox, nor does he recognize it as a legitimate vehicle of opinion.
Evita la polemica, anche su argomenti leciti. Non manca di informarsi sulle stranezze dello scibile (una nuova corrente di pittura, una disciplina astrusa... “Mi dica un po’, si fa tanto parlare oggi di questo futurismo. Ma cos’è di preciso questo futurismo?”). Ricevuta la spiegazione non tenta di approfondire la questione, ma lascia avvertire anzi il suo educato dissenso di benpensante. Rispetta comunque l’opinione dell’altro, non per proposito ideologico, ma per disinteresse.
He avoids controversy, even on permissible topics. He does not neglect to inquire about the oddities of knowledge (a new painting movement, an abstruse discipline... "Tell me, people talk so much about this Futurism nowadays. But what exactly is this Futurism?"). Upon receiving the explanation, he makes no attempt to delve deeper but instead lets his polite dissent as a respectable citizen show through. He respects others' opinions nonetheless, not out of ideological purpose but sheer disinterest.
Di tutte le domande possibili su di un argomento sceglie quella che verrebbe per prima in mente a chiunque e che una metà degli spettatori scarterebbe subito perché troppo banale: “Cosa vuol rappresentare quel quadro?” “Come mai si è scelto un hobby così diverso dal suo lavoro?” “Com’è che viene in mente di occuparsi di filosofia?”.
Of all possible questions on a subject, he chooses the one that would first occur to anyone and which half the audience would immediately dismiss as too banal: "What does that painting represent?" "How did you pick a hobby so different from your job?" "What makes someone decide to study philosophy?"
Porta i clichés alle estreme conseguenze. Una ragazza educata dalle suore è virtuosa, una ragazza con le calze colorate e la coda di cavallo è “bruciata”. Chiede alla prima se lei, che è una ragazza così per bene, desidererebbe diventare come l’altra; fattogli notare che la contrapposizione è offensiva, consola la seconda ragazza mettendo in risalto la sua superiorità fisica e umiliando l’educanda. In questo vertiginoso gioco di gaffes non tenta neppure di usare perifrasi: la perifrasi è già una agudeza, e le agudezas appartengono a un ciclo vichiano cui Bongiorno è estraneo. Per lui, lo si è detto, ogni cosa ha un nome e uno solo, l’artificio retorico è una sofisticazione. In fondo la gaffe nasce sempre da un atto di sincerità non mascherata; quando la sincerità è voluta non si ha gaffe ma sfida e provocazione; la gaffe (in cui Bongiorno eccelle, a detta dei critici e del pubblico) nasce proprio quando si è sinceri per sbaglio e per sconsideratezza. Quanto più è mediocre, l’uomo mediocre è maldestro. Mike Bongiorno lo conforta portando la gaffe a dignità di figura retorica, nell’ambito di una etichetta omologata dall’ente trasmittente e dalla nazione in ascolto.
He carries clichés to their extreme conclusions. A girl raised by nuns is virtuous; a girl with colored stockings and a ponytail is "tainted." He asks the former if she, being such a proper young lady, would want to become like the latter; when told the contrast is offensive, he consoles the second girl by highlighting her physical superiority and humiliating the convent-educated one. In this vertiginous game of gaffes, he doesn’t even attempt circumlocution: circumlocution itself is a form of wit, and witticisms belong to a Vichian cycle foreign to Bongiorno. For him, as stated, each thing has one and only one name—rhetorical artifice is sophistry. Ultimately, the gaffe always stems from an act of unmasked sincerity; when sincerity is intentional, it becomes challenge and provocation rather than gaffe. The gaffe (in which Bongiorno excels, per critics and audiences alike) arises precisely when one is sincere by accident and recklessness. The more mediocre the man, the clumsier his mediocrity. Mike Bongiorno dignifies the gaffe as a rhetorical figure, sanctified by the broadcasting authority and the listening nation.
Mike Bongiorno gioisce sinceramente col vincitore perché onora il successo. Cortesemente disinteressato al perdente, si commuove se questi versa in gravi condizioni e si fa promotore di una gara di beneficenza, finita la quale si manifesta pago e ne convince il pubblico; indi trasvola ad altre cure confortato sull’esistenza del migliore dei mondi possibili. Egli ignora la dimensione tragica della vita.
Mike Bongiorno sincerely rejoices with the winner because he honors success. Courteously indifferent to the loser, he becomes emotional if the latter faces grave circumstances and champions a charity drive, after which he appears satisfied and convinces the audience; then he flits to other concerns, reassured about the existence of the best possible world. He is oblivious to life’s tragic dimension.
Mike Bongiorno convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi di inferiorità pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello. Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti.
Mike Bongiorno thus convinces the public, through a living and triumphant example, of mediocrity’s value. He provokes no inferiority complexes while offering himself as an idol, and the public repays him with grateful adoration. He embodies an ideal no one must strive to attain because everyone already exists at his level. No religion has ever been so indulgent with its flock. In him, the tension between being and ought-to-be dissolves. He tells his worshippers: You are God—remain motionless.
1961
1961
Esquisse d’un nouveau chat
Esquisse d’un nouveau chat
Dall’angolo alla tavola vi sono sei passi. Dalla tavola al muro di fondo vi sono cinque passi. Di fronte alla tavola si apre una porta. Dalla porta all’angolo nel quale voi state vi sono sei passi. Se guardate avanti a voi così che il vostro sguardo attraversi diagonalmente la stanza, teso esso verso l’angolo opposto, all’altezza dei vostri occhi nel momento in cui state accovacciato contro l’angolo, il muso volto alla camera; la coda attorcigliata a lambire contemporaneamente due lati di essa che si incontrano formando un angolo di novanta gradi, vedrete allora a sei passi davanti a voi una formazione cilindrica di un marrone scuro lucido, incisa da una serie di venature sottili entro cui si intravvede un’anima biancastra, con una scrostatura a circa cinque centimetri da terra, che si allarga in una circonferenza irregolare, tendente a una forma poligonale imprecisa, dal diametro massimo di due centimetri; essa scopre un fondo anch’esso bianchiccio, ma di un bianco più tenue di quello delle venature, come se per più tempo e con più agio vi si fosse depositata la polvere per giorni o per mesi, per secoli e per millenni. Sopra la scrostatura il cilindro continua a ostentare la sua superficie lucida e marrone, interrotta sempre dalle venature, sino a che, a una altezza media di centoventi centimetri dal suolo, il cilindro finisce sormontato da una forma molto più grande, apparentemente rettangolare, benché il vostro occhio, che ispeziona l’oggetto lungo la diagonale tirata dall’angolo all’angolo opposto, tenda a vederlo romboidale; e individuate ora, allargando la visuale, altri tre corpi cilindrici disposti simmetricamente l’uno rispetto all’altro e tutti rispetto al primo in modo da apparire i tre vertici di un altro romboide; mentre se, come vi pare, essi sostengono il grande corpo rettangolare a centoventi centimetri dal suolo, probabilmente sono anch’essi disposti ai quattro angoli di un ideale rettangolo.
From the corner to the table: six paces. From the table to the far wall: five paces. Opposite the table lies an open door. From the door to the corner where you crouch: six paces. If you gaze diagonally across the room, your sightline stretching from your crouched position—muzzle facing inward, tail coiling to lick both walls meeting at a ninety-degree angle behind you—you will discern six paces ahead a cylindrical form of glossy dark brown, etched with fine veins revealing a whitish core. Five centimeters above the floor, a flaked patch spreads into an irregular polygon roughly two centimeters wide, exposing a paler white base where dust has settled over days, months, centuries, millennia. Above this blemish, the cylinder resumes its polished brown veneer, veined and unbroken, until at an average height of 120 centimeters it culminates in a far larger, seemingly rectangular mass. Yet your diagonal perspective distorts it into a rhomboid. Widening your gaze, you now detect three other symmetrical cylinders forming the vertices of another rhomboid. These likely support the great rectangular plane 120 centimeters high, arranged as the corners of an ideal quadrilateral.
Il vostro sguardo non coglie con esattezza cosa poggi sopra il ripiano rettangolare. Dalla sua superficie spunta nella vostra direzione una massa rossastra, contornata, per il suo spessore, da una materia bianchiccia; la massa rossastra posa su un foglio di materiale giallo e rugoso, macchiato di rosso in più punti, come se la massa fosse alcunché di vivente che ha lasciato parte del suo umore vitale sulla superficie gialla e rugosa.
Your eyes cannot precisely discern what lies upon the rectangular surface. Protruding toward you is a reddish mass, edged by whitish matter along its thickness. This reddish entity rests on a sheet of yellow, wrinkled material stained crimson in places, as though the mass were some living thing that has seeped vital fluids onto the creased yellow plane.
Ora voi, che intravvedete di continuo davanti alla vostra pupilla la cortina filiforme e confusa dei vostri peli frontali che calano a proteggere la forma a mandorla del bulbo oculare, e più distante, quasi in prospettiva, la vibrazione mobile e inavvertita dei vostri lunghi baffi, scorgete improvvisamente e di scorcio, sotto il vostro naso in basso, una mobile superficie rossa e rugosa, di un rosso più vivo di quello della gran massa sopra la superficie quadrata.
Now you—constantly aware of the filmy curtain of frontal hairs shielding your almond-shaped eyeballs, and beyond them, the quivering perspective of your long, unheeded whiskers—suddenly glimpse, askance beneath your lowered snout, a mobile red and rugose surface, more vivid than the great reddish mass above the quadrilateral plane.
Ora siete voi che vi leccate i baffi di fronte al richiamo della gran massa rossastra, ora è la massa rossastra che lascia gocce di umore sulla foglia gialla e rugosa eccitata dalla vostra vista; ora siete voi e la massa rossastra che entrano in reciproco richiamo. È inutile che facciate l’ipocrita: ancora una volta state guatando la carne sul tavolo.
Now you lick your whiskers, drawn to the great reddish mass; now the mass drips vital humors onto the yellow leaf agitated by your gaze; now you and the red mass engage in mutual beckoning. Hypocrisy is futile: once again, you are eyeing the meat on the table.
State dunque per spiccare il balzo che vi porterà a possedere la carne. Dall’epicentro del vostro balzo alla superficie del tavolo vi sono sei passi: ma se riportate lo sguardo in direzione della gamba del tavolo scorgerete ora accanto ad essa due altre superfici tubolari, anch’esse marrone ma di apparenza meno solide e più fluttuanti. Ora avvertite la presenza di una entità complementare che non è la tavola e non è la carne. Sotto le superfici complementari fluttuanti noterete a livello del suolo un paio di masse marrone vagamente ovoidali, solcate sulla superficie superiore da una grande fessura le cui labbra sono unite da un intrico di fili pure marrone. Ora voi lo sapete. Egli sta accanto al tavolo, egli sta accanto alla carne. Ora voi non spiccate più il balzo.
You now prepare to spring toward possessing the flesh. From the epicenter of your leap to the table's surface lie six paces: but redirecting your gaze toward the table leg, you discern two other tubular forms adjacent to it—also brown, yet appearing less solid, more fluid. Now you sense a complementary entity that is neither table nor flesh. Beneath these undulating complementary surfaces, at ground level, you note a pair of vaguely ovoid brown masses, their upper surfaces cleft by a deep fissure whose lips are bound by a tangle of equally brown filaments. Now you know. He stands beside the table, he stands beside the flesh. Now you no longer leap.
Vi chiedete se questo fatto non vi sia accaduto già una volta e se non abbiate visto una scena analoga nel gran quadro che orna la parete di fronte alla tavola. Ma il quadro mostra una taverna affollata con un bambino nell’angolo; al centro sta una tavola con un gran pezzo di carne sul piano e accanto alla tavola si nota la figura di un soldato, ritto in piedi con un gran paio di pantaloni fluttuanti e un paio di scarpe marrone. All’angolo opposto si nota un gatto pronto a spiccare il balzo. Se guardate il quadro più da presso scorgerete, limpida nella pupilla del gatto, l’immagine di una stanza pressoché vuota, che mostra al centro una tavola dalle gambe cilindriche, sopra la quale sta una gran massa di carne posata su un foglio di carta da macellaio, giallo e rugoso, macchiato qua e là dalle tracce sanguinolente della carne; accanto alla tavola non sta nessuno.
You wonder if this has not occurred before, if you have not witnessed a similar scene in the great painting adorning the wall opposite. But the painting depicts a crowded tavern with a child in the corner; at its center lies a table bearing a massive cut of flesh, flanked by a soldier standing rigid in billowing trousers and brown shoes. In the opposite corner, a cat prepares to spring. Should you approach the painting, you will discern within the cat’s crisp pupil the reflection of a nearly empty room: a central table with cylindrical legs, upon which rests a hunk of meat atop yellow, crumpled butcher’s paper stained by sanguine traces. Beside this table, no one stands.
Improvvisamente il gatto che appare nel limpido riflesso della pupilla del gatto del quadro spicca un balzo verso la carne; ma nello stesso tempo è l’uomo raffigurato nel quadro accanto alla tavola che si precipita sul gatto. Ora voi non sapete se chi fugge è il gatto riflesso nella pupilla dei gatto del quadro o il gatto del quadro. Probabilmente siete voi che ora fuggite con in bocca la carne dopo avere spiccato il balzo. Chi vi insegue è il bambino che stava ritto all’angolo della taverna, di fronte, diagonalmente al gatto nel quadro.
Suddenly, the cat reflected in the painted cat’s pupil leaps toward the flesh; simultaneously, the man depicted near the table lunges at the cat. Now you cannot discern whether the fleeing figure is the cat mirrored in the painting’s pupil or the painting’s own cat. Likely, it is you who now flees with flesh clamped between your jaws after the spring. Your pursuer is the child who stood in the tavern’s corner, diagonally across from the painted cat.
Dai vostri occhi alla tavola vi sono cinque passi, dalla tavola al muro di fronte sei passi, dal muro all’apertura della porta otto passi. Sul tavolo non si nota più la gran massa rossastra della carne ancora intatta. Sulla tavola del quadro appare ancora il pezzo di carne, ma accanto alla tavola vedete ora due uomini dai pantaloni marrone fluttuanti. Nell’angolo opposto a quello del gatto del quadro non si vede più il bambino. Nel limpido riflesso della pupilla del gatto del quadro non si vede più a cinque passi dalla tavola, il gatto nell’angolo. Ora voi vi leccate le labbra soddisfatto con un acre sapore di sangue sul vostro palato e sulle papille rugose della vostra lingua. Ora voi non sapete se avete mangiato la carne sul tavolo a cinque passi da voi, il bambino del quadro o il gatto che si notava nel limpido riflesso della pupilla del gatto del quadro. Questa non è vita.
From your eyes to the table: five paces. From table to facing wall: six paces. From wall to open doorway: eight paces. The table no longer displays the intact red mass of flesh. The painting’s table still bears the meat, but two men in billowing brown trousers now flank it. The child has vanished from the corner opposite the painted cat. Within the crisp reflection of the painted cat’s pupil, the angular feline five paces from the table is gone. Now you lick your lips, satisfied by the acrid blood-taste lingering on your palate and the rugose papillae of your tongue. Now you cannot tell whether you devoured the flesh on the table five paces away, the child in the painting, or the cat glimpsed in the painted cat’s ocular reflection. This is no way to live.
Cerchereste disperatamente una gomma per cancellare questo ricordo. La vostra coda striscia sordida mente contro l’angolo di novanta gradi formato dalle due pareti della camera che si congiungono alle vostre spalle. Vi chiedete se la vostra condizione felina vi porta a vedere il mondo sotto questa specie oggettiva, o se il labirinto in cui vi trovate sia lo spazio consueto vostro e dell’uomo accanto al tavolo. O se entrambi non siate che la visione di un occhio sopra di voi che vi sottopone a questa tensione per puro esercizio letterario. Se è così non è giusto. Deve esistere un rapporto che vi permetta di unificare i fatti cui avete assistito. I fatti che vi hanno assistito, i fatti che siete stato, con cui siete stato visto. I fatti con cui avete visto voi immobile in ambiguo rapporto coi fatti che sono stati visti con voi che avete visto. Vi chiedete se potreste firmare il manifesto dei centoventuno. O se voi siete il manifesto firmato dai centoventuno. Se l’uomo ha spiccato un balzo verso il quadro e ha afferrato in bocca il bambino voi dunque lo avete inseguito sin nel quadro, oltre la porta della taverna sulla strada su cui fluttuano fiocchi biancastri di neve prima obliqui poi sempre più diritti e più vicini ai vostri occhi, intravvisti appena come ombre filiformi e saettanti, punte imprecise che vi vibrano davanti. Essi sono i vostri baffi. Se l’uomo avrà preso la carne, se voi aveste spiccato il vostro balzo, se la carne era sul tavolo, che il bambino fosse fuggito tra i fiocchi di neve, chi avrebbe preso la carne che mangerete e che rimane sul tavolo ove ora non la vedevate?
You desperately seek an eraser to expunge this memory. Your tail drags sordidly along the ninety-degree angle where two walls converge behind you. You wonder whether your feline condition forces this objective lens upon the world, or whether the labyrinth you inhabit is the customary space shared by you and the man beside the table. Or if both of you are but visions in the eye of some superior being subjecting you to this tension for mere literary exercise. If so, it is unjust. There must exist a relation unifying the events you witnessed—the events that witnessed you, the events you were, through which you were seen. The events with which you saw yourself immobilized in ambiguous rapport. You wonder if you could sign the Manifesto of the Hundred and Twenty-One. Or if you are the manifesto signed by the Hundred and Twenty-One. If the man leaped toward the painting and seized the child between his jaws, then you pursued him into the canvas, beyond the tavern door onto the snow-swept street where whitish flakes first slant then straighten, darting ever closer to your eyes—filiform shadows glimpsed as nebulous, vibrating spearpoints. These are your whiskers. If the man seized the flesh, if you had sprung, if the flesh lay on the table, if the child fled through snowflakes—who then took the flesh you devoured, which remains absent from the table where you now fail to see it?
Ma voi siete un gatto, probabilmente, e rimanete come un oggetto della situazione. Voi non potete modificare la situazione. Voi volete una modificazione della situazione ma essa potrebbe essere la vostra modificazione. Ma non potete modificare un gatto. Questo è il vostro universo. Quello a cui voi pensate è un universo umano di cui voi non sapete nulla come Essi non sanno nulla del vostro. Pure l’idea vi tenta.
But you are a cat, presumably, and remain an object within the situation. You cannot alter the situation. You desire its modification, but such modification might necessitate your own. Yet you cannot modify a cat. This is your universe. What you contemplate is a human universe of which you know nothing, just as They know nothing of yours. Still, the idea tempts.
Voi pensate come potrebbe essere un nuovo romanzo di cui voi foste la mente ordinatrice, ma non osate prospettarvelo perché introdurreste lo spaventoso disordine dell’ovvietà nella tranquilla improbabilità del vostro labirinto.
You imagine a new novel where you would be the ordering mind, but dare not envision it, for you would introduce the dreadful disorder of obviousness into the tranquil improbability of your labyrinth.
Voi pensate alla storia di un gatto, rispettabile per censo e nobiltà, cui non ci si attenderebbe accadessero tante e così terribili sventure come di fatto gli accadranno. A questo gatto avverrebbero dunque peripezie e colpi di scena, agnizioni imprevedibili (egli potrebbe avere giaciuto con la propria madre o avere ucciso il proprio padre per impossessarsi della gran massa rossa di carne): e dall’accumularsi di queste vicende, sopravverrebbe al pubblico dei gatti che assistesse alla scena pietà e terrore; sinché lo sviluppo logico degli eventi non culminasse in una catastrofe improvvisa, scioglimento finale di tutte le tensioni, in seguito al quale i gatti presenti, e voi che ne avete organizzato le emozioni, fruirebbero di una purificazione o catarsi.
You conceive a tale of a cat—respectable in lineage and station—to whom no one would anticipate such terrible misfortunes as shall in fact befall him. This cat would endure peripeties and plot twists, unforeseeable agnitions (he might have lain with his mother or slain his father to claim the great red flesh-mass). From this accumulation of events, the feline audience would feel pity and terror until the logical culmination in sudden catastrophe—final dissolution of all tensions—through which the spectator cats, and you who orchestrated their emotions, would attain purification or catharsis.
Ora voi sapete che un tale sviluppo vi renderebbe padrone della stanza, e della carne, e forse dell’uomo e del bambino. Non negate: siete morbosamente attratto da questa via per un gatto futuro. Ma vi accuserebbero di fare dell’avanguardia. Voi sapete che non scriverete mai questa storia. Voi non l’avete mai pensata. Voi non avete mai raccontato di averla potuta pensare guatando un pezzo di carne. Voi non siete mai stato accovacciato nell’angolo di questa stanza.
Now you know that such a development would make you master of the room, and of the flesh, and perhaps of the man and the child. Do not deny it: you are morbidly drawn to this path for a future cat. But they would accuse you of avant-garde posturing. You know you will never write this story. You have never thought it. You have never recounted having been able to conceive it while eyeing a piece of meat. You have never crouched in the corner of this room.
Ora un gatto è nell’angolo della stanza dove i muri si incontrano formando un angolo di novanta gradi. Dalla punta dei suoi baffi alla tavola vi sono cinque passi.
Now a cat is in the corner of the room where the walls meet at a ninety-degree angle. From the tip of its whiskers to the table lie five paces.
1961
1961
L’altro Empireo
The Other Empyrean
[I seguenti appunti sono tratti dal taccuino del giornalista John Smith, rinvenuto cadavere sulle pendici del Monte Ararat. Il giornale per cui John Smith lavorava conferma che egli era stato inviato in Asia Minore per un servizio speciale, ma non si pronuncia sulla natura dell’incarico. Dato che l’Ararat si trova sul la frontiera armena si suppone che il silenzio sia stato imposto dal Dipartimento di Stato preoccupato per un nuovo caso Powers. Sul corpo di John Smith non sono state rinvenute ferite: solo delle ustioni, “come fosse stato colpito da una folgore”, per usare l’immaginosa espressione del pastore che lo ha rinvenuto. Ma l’Ufficio Meteorologico di Erzurum comunica che da sei mesi nella zona non vi sono state precipitazioni o manifestazioni temporalesche. I brani che riportiamo rappresentano indubbiamente la registrazione di una serie di dichiarazioni rilasciate allo Smith da un intervistato di cui non si fa menzione negli appunti.]
[The following notes are extracted from the notebook of journalist John Smith, found deceased on the slopes of Mount Ararat. The newspaper for which John Smith worked confirms he had been dispatched to Asia Minor for a special assignment but declines to comment on the nature of the mission. Given Ararat's location on the Armenian frontier, it is presumed that silence has been imposed by the State Department amid concerns over a new Powers incident. No wounds were found on John Smith's body—only burns, "as if struck by lightning," to borrow the florid expression of the pastor who discovered him. However, the Erzurum Meteorological Office reports no precipitation or thunderstorms in the area for six months. The excerpts we reproduce undoubtedly document a series of statements given to Smith by an interviewee unmentioned in the notes.]
Piove, governo ladro! Vede, da quella nuvola là. Scola, continuamente. E mica solo quella. Saranno più di cento, qui intorno. Ma vada a protestare. Quelli spendono per mettere su i grandi cirri panoramici, relazioni pubbliche, dicono. E qui tutto va a rotoli. Guardi, io le dico queste cose e non faccia il mio nome perché le grane non piacciono a nessuno. E poi qui sono l’ultima ruota del carro. Sono qui da duemila anni ma sono entrato con l’infornata dei Santi Martiri e ci trattano come i figli della serva. Non è merito vostro ma dei leoni, dicono, si figuri, così dopo gli Innocenti siamo proprio gli ultimi. Ma quello che le dico io qui dentro glielo possono dire diecimila altri più su di me, perché ormai è un malcontento generale. Quindi lo scriva, una buona volta.
It rains, thieving government! See, from that cloud there. Pours incessantly. And not just that one. There must be over a hundred around here. But try protesting. They spend on staging grand cirrus displays for public relations, they say. Meanwhile, everything crumbles. Listen, I'm telling you this off the record because no one wants trouble. Besides, I'm the lowest wheel on the cart here. Been around two thousand years but entered with the batch of Martyred Saints—they treat us like the handmaid's children. "Not your merit but the lions'," they say, imagine that! So after the Holy Innocents, we're truly last in line. But what I'm telling you, ten thousand higher-ups could confirm—discontent is universal. So write it, once and for all.
A rotoli, glielo dico io. Un’orgia di burocrazia e cose concrete niente. Ecco.
Crumbling, I tell you. An orgy of bureaucracy, nothing concrete. There.
E Lui non sa nulla. Nulla. Tutto in mano alle Gerarchie Superiori, fanno disfanno come vogliono loro e lo tengono all’oscuro di tutto. E la macchina gira, gira.
And He knows nothing. Nothing. Everything in the hands of the Superior Hierarchies—they build and raze as they please, keeping Him in the dark. The machine grinds on.
Ma lo sa che ancora oggi entra qui dentro chi ha ucciso almeno dieci musulmani, una disposizione che risale ancora alla prima crociata e che nessuno si è più sognato di abrogare? Così ogni giorno sono venti o trenta paracadutisti che hanno via libera, senza che nessuno muova un dito. Proprio così. Esiste ancora un Ente per la liquidazione degli Albigesi e non si sa cosa facciano, ma esiste, carta intestata e tutto.
But did you know that even today, those who've slain at least ten Muslims waltz right in? A decree from the First Crusade, never repealed. So twenty or thirty paratroopers get free passage daily, and no one lifts a finger. Exactly. There's still an Office for Liquidating Albigensians—no one knows what they do, but it exists, letterhead and all.
Ma provi a dirlo. La cricca delle Dominazioni non lascia muovere un dito. Nelle cose piccole come nelle grosse, d’altra parte. Guardi solo tutto il lavoro per la riabilitazione di Satana. Mica difficile, no? Fai l’apertura al basso e rimetti a posto tutto il problema del male. I giovani Troni in fondo lavoravano per questo, ma guardi come li han fatti tacere. E i Custodi? Ha letto qualcosa? Quelli erano giù, vicino agli uomini, li capivano, erano solidali, per forza; bene, qualcuno per cameratismo avrà anche peccato, c’è una solidarietà di classe no? E allora? Via tutti al Servizio Caldaie del Primo Mobile. E non si sa - le dico, non si sa - se Lui era al corrente. Fanno disfanno, via decreti e lettere e non si muove niente. Niente.
But try speaking up. The Dominions' clique won't budge. In small matters and large alike. Take the whole Satan rehabilitation effort. Not complicated, no? Open the lower gates and resolve the problem of evil. The young Thrones were working toward this—see how they've been silenced! And the Guardians? Read anything? They were down near humans—understood them, showed solidarity—naturally! So some fraternized, sinned perhaps—class solidarity, right? So what? Shoved into the Boiler Service of the Primum Mobile. And who knows—I tell you, who knows—if He was even informed. Decrees fly, letters pile up—nothing moves. Nothing.
Ma pensi soltanto quanti secoli ci han messo per accettare la riforma tolemaica: alla morte di Tolomeo non avevano neppure attuato la riforma Pitagora e si aveva ancora una struttura barbara a Terra piatta coi confini dell’Abisso dopo le Colonne d’Ercole. Ma lo sa che quando Dante è arrivato qui si era appena terminato con Tolomeo e c’era ancora un Dipartimento per la Musica delle Sfere - non si erano accorti che se ogni pianeta girando faceva un suono della gamma, tutti insieme ti piantavano un fracasso del menga - mi scusi, volevo dire una dissonanza insopportabile?
Consider how many centuries they took to accept Ptolemaic reform! When Ptolemy died, they hadn't even implemented Pythagoras' reforms—still barbaric flat Earth structures with the Abyss beyond the Pillars of Hercules. Did you know when Dante arrived here, they'd just finished with Ptolemy? There was still a Department for the Music of the Spheres—never noticed that if every planet's rotation made a scale note, the collective noise would be—pardon—an unbearable dissonance?
Ma poi, ma lo sa, ma lo sa che quando Galileo pubblicava il Saggiatore qui usciva una circolare che aboliva l’Antiterra? E Lui la storia dell’Antiterra non l’ha mai saputa - questo glielo dico da fonte sicura - per tutto il Medioevo era all’oscuro di tutto, la cricca dei Serafini lavorava in diretto rapporto con la Facoltà di Teologia di Parigi e facevano tutto loro.
And then—get this—when Galileo published The Assayer, they issued a memo abolishing the Counter-Earth! He never knew about the Counter-Earth—reliable source—medieval times completely oblivious. The Seraphim clique worked directly with the Paris Theology Faculty—they ran everything.
Lui era un altro ai tempi dell’Eden. Dicono che si doveva vederlo! Si è alzato di persona, ti piomba là da Adamo ed Eva e bisognava sentirlo! E prima, poi? Tutto da solo si era fatto, sa?, con queste mani e poi altro che riposo del settimo giorno, l’archivio generale, ha messo a posto.
He was different back in Eden's days. They say you should've seen Him! Came down personally, stormed over to Adam and Eve—you should've heard Him! And before? Did it all Himself, mind you—with these hands! And forget the seventh-day rest—sorted the entire archive afterward.
Ma anche allora, anche allora... Per mettere le mani sul Caos cosa ha dovuto passare! C’era Raphael e altri dieci o dodici grossi papaveri che non volevano, avevano diritti ereditari sul Caos diviso a Latifondo, lo lasciavano lì a marcire - l’avevano avuto in premio per la cacciata dei Ribelli... Lui ha dovuto agire di forza. L’avesse visto! Spiritus Dei fovebat aquas, una scena da arrivano i nostri, quelli che l’hanno visto non lo dimenticano più! Altri tempi.
But even then, even then... What He endured to lay hands on Chaos! Raphael and a dozen other bigwigs opposed it—hereditary latifundia rights over Chaos, letting it rot here. They'd received it as reward for expelling the Rebels... He had to act by force. You should've seen it! Spiritus Dei fovebat aquas—a "here come the troops" spectacle! Witnesses never forgot. Different era.
I Ribelli, dice? Mah, sa, ora hanno montato su tutta una storia ufficiale e c’è una versione sola, quella delle Gerarchie, ma va’ a vedere la verità... Lucifero adesso tentano di farlo passare per un comunista, ma grasso che cola se era un socialdemocratico. Un intellettuale con idee riformiste, ecco cos’era, di quelli che nelle rivoluzioni vere poi li fanno fuori. In fondo cosa chiedeva? Una maggiore rappresentatività e la lottizzazione del Caos. E poi il Caos non lo ha smembrato Lui? (Vede com’è, da solo ci arriva lo stesso, ma non bisogna dirgli niente - illuminato sin che si vuole ma paternalista, questo sì.) Però la rappresentatività non la si è mai vista e non arriva mica, sa? Lui cambierebbe, penso. Ma sono le Gerarchie Superiori. Gli soffiano all’orecchio. Guardi quello che sta succedendo con la relatività. Ci vorrebbe tanto a stabilire un decreto?
The Rebels, you say? Hmm, you see, they’ve now concocted an official narrative—only the Hierarchies’ version remains—but try digging for the truth... They’re trying to pass off Lucifer as some communist these days, but fat chance—he was a social democrat at best. A reformist intellectual, that’s what he was, the kind they purge during real revolutions. What was he even demanding? Greater representation and the parceling of Chaos. And didn’t He end up dividing Chaos anyway? (See how it goes? He gets there on His own, but don’t you dare mention it—enlightened as you like, yet still a paternalist.) But representation? Never seen it, never will, eh? He’d change, I think. But the Higher Hierarchies—they whisper in His ear. Look at this relativity mess. Would it kill them to issue a decree?
Lui lo sa che le determinazioni spaziotemporali di un osservatore sul Cristallino sono diverse da quel le fatte dal Cielo di Mercurio. Lo sa sì. Lo ha fatto Lui l’Universo, no? Ma provi a dirlo. La mandano dritto alle Caldaie del Primo Mobile. Perché di qui non si scappa, se fa tanto di ammettere la costituzione di un universo in espansione e di uno spazio curvo, allora deve abolire i dipartimenti dei Cieli, prendere il movimento periferico del Primo Mobile e sostituirlo con una propulsione energetica continua e diffusa! E allora? E allora scompaiono le varie cariche, salta la Potesteria del Cielo di Venere, il Cherubinato Centrale per la Manutenzione dell’Empireo, la Direzione Generale dei Cieli, il Serafinato del Primo Mobile e l’Assessorato alla Rosa Mistica! Capito? Va all’aria l’organizzazione della linea e si deve stabilire una struttura a staff, con energia decentrata. Dieci grandi Arcangeli senza portafoglio, ecco cosa succede. Così niente.
Does He know that spatiotemporal determinations from the Crystalline Sphere differ from those in Mercury’s Heaven? Oh, He knows. Didn’t He make the Universe? But try saying it. They’ll ship you straight to the Boiler Rooms of the Primum Mobile. Because if you admit to an expanding universe and curved space, you’d have to abolish the Heavenly Departments, scrap the Primum Mobile’s peripheral motion, and replace it with continuous, diffuse energy propulsion! Then what? The entire organizational structure goes up in smoke—Venusian Heaven’s Potestate, the Central Cherubin Office for Empyrean Maintenance, the General Directorate of Heavens, the Seraphinate of the Primum Mobile, the Mystic Rose Advisory Board! Get it? The whole hierarchy collapses, replaced by some staff-line structure with decentralized energy. Ten archangels without portfolios—that’s what you’d get. So, nothing changes.
Provi andare alla sala comandi del Primo Mobile e parlare di E = MC2... La mettono sotto processo per sabotaggio. Ma lo sa che i capicaldaia vengono ancora istruiti con un manuale scritto qui da Alberto di Sassonia, Teoria e pratica dell’impetus, e con un Manualetto della Vis Movendi commissionato al Buridano?
Try walking into the Primum Mobile’s control room and mentioning E = MC²... They’ll court-martial you for sabotage. Did you know boiler engineers still train with manuals written by Albert of Saxonia—Treatise on the Theory and Practice of Impetus—and a Primer on Vis Movendi commissioned from Buridan?
Così poi succedono i pasticci. Ancora ieri il Compartimento d’Iniziativa Planetaria ha messo su un sistema vicino alla Nebulosa del Cigno. Doveva sentirli. Parlavano di stabilizzazione dell’epiciclo e di assestamento del deferente. Bene, è scoppiata una nova che se la ricordano per un millennio. Tutta la zona radioattiva. E adesso vada a cercare le responsabilità. Un incidente, dicono. Ma un incidente vuoi dire il Caso, sa, e il Caso vuoi dire mettere in dubbio il potere del Vecchio! E sono mica cose da niente, Lui lo sa, il messaggio ai Sette Cieli riuniti sulla teoria sovversiva della certezza statistica del Caso se lo è scritto Lui personalmente, perché a queste cose ci sta attento!
That’s how disasters happen. Just yesterday, the Planetary Initiative Division set up a system near the Swan Nebula. You should’ve heard them—prattling about “epicycle stabilization” and “deferent alignment.” Well, a nova erupted there—they’ll remember that blast for a millennium. The whole zone’s radioactive. And good luck assigning blame. “An accident,” they say. But an accident implies Chance, and Chance undermines the Old Man’s authority! These aren’t trifles—He knows. He personally drafted the message to the Seven Heavens denouncing the subversive statistical certainty of Chance. He’s attentive about these things!
Cosa si può fare, dice? Ma con una riorganizzazione radicale e una nuova struttura a espansione va tutto a posto. Ti espandi ti espandi e un bel giorno inglobi di nuovo anche l’Inferno. Che poi è quello che vogliono tutti. Ecumene, ecumene, onnicomprensività dell’amore. Dovrebbe sentirli, a parole. Ma poi Gabriele nel discorso a Giove dice che la nostra politica è di dinamismo convergente. Se va a vedere bene, significa un universo in contrazione. Gabriele, buono quello! Se potesse quello lascerebbe la Terra fuori della legalità, con l’Inferno. Quello la Terra non l’ha mai potuta soffrire. Si è occupato dell’Annunciazione a denti stretti, perché non poteva dire di no. Ma sapesse poi cosa andava a dire in giro di quella ragazza... Guardi, per lui il Figlio è già troppo a sinistra. Non so se mi spiego. E al Paraclito non ha mai più perdonato la Pentecoste. Erano già troppo furbi quei dodici - dice - ci mancava anche il dono delle lingue!
What can be done, you ask? A radical reorganization with an expansionist structure would fix everything. Expand and expand until one fine day you swallow Hell whole. That’s what everyone wants, deep down. Ecumene, ecumene—all-embracing love. You should hear their speeches. But when Gabriel addressed Jupiter, he called it “convergent dynamism policy.” Look closer: that means a contracting universe. Gabriel, that snake! He’d kick Earth out of legality along with Hell if he could. Never could stomach the place. He gritted his teeth through the Annunciation because he couldn’t refuse. But you should hear what he says about that girl behind her back... Trust me, even the Son’s too leftist for him. If you catch my drift. And he’s never forgiven the Paraclete for Pentecost. “Those twelve were already too clever,” he says. “Now they’ve got the gift of tongues!”
È un duro, e un demagogo. Legato a filo doppio a Mosè. Per lui il fine della creazione era la liberazione del popolo eletto dall’Egitto, adesso ci siamo, dice, quindi basta. Chiudiamo l’impresa, per quel che rende. Se non ci fosse il Figlio, che ci tiene, a quest’ora l’aveva spuntata.
He’s a hardliner and a demagogue. Thick as thieves with Moses. To him, Creation’s whole point was liberating the chosen people from Egypt. “Mission accomplished,” he says. “Pack it up.” If not for the Son’s insistence, he’d have shut this circus down ages ago.
Uno dice, beh, portiamo avanti il Figlio, al momento buono si fa il colpo. Ma è pericoloso, chi si fida, il Vecchio è più furbo di quel che si pensi e non perdona. E un’altra caduta degli angeli qui fa paura a tutti, a tutti le dico. Poi c’è lo Spirito, quello soffia dove vuole, così non sai mai da che parte tende. Al momento buono non entra nella combinazione e allora mi sai dire che si fa?
Some say: let’s rally behind the Son, make our move when the time comes. But it’s risky—who trusts whom? The Old Man’s shrewder than they think, and He doesn’t forgive. Another angelic rebellion? Everyone’s terrified, I tell you. Then there’s the Spirit, blowing wherever He pleases—never know which way He’ll lean. At the critical moment, He might ghost the whole scheme. Then what?
E poi anche il Figlio, te lo dico io. Sì è a sinistra, è a sinistra, a parole lo sono tutti, ma crede lei che accetterebbe, che so, il principio d’indeterminazione? “Se si vuole di un elettrone, con un po’ di buona volontà, si può stabilire la posizione, la velocità e persino l’anno di nascita! Guardate come faccio io!” Bella forza, lui! Non capisce che per gli altri è diverso? Ma per lui sono chiacchiere da intellettuali: “L’assestamento dei Cieli - lo ha detto proprio quest’anno nel messaggio di Natale - costituisce la migliore organizzazione che si possa conferire al Regno per poter avanzare verso il nuovo nel rispetto della tradizione in un progresso senza avventure!” Capito? A lei queste sembreranno stupidaggini. Tanto la Terra va avanti per conto suo, questi litigano tra loro e nessuno la tocca per paura che l’altro ci metta su le mani. Ma per noi è questione vitale. Quelli che vivono sui pianeti coloniali è come se non appartenessero al Regno. Se no devono patire per chiedere la cittadinanza in uno dei cieli e allora è finita, sa, tutto il giorno a danzare in tondo e le sole notizie le ha nella Visione Beatifica. Sì, quello che nell’universo si squaderna! Quello che vogliono le gerarchie, quello che lascia passare l’Arcangelicato per la Visione Beatifica, ecco quello che legge! Il resto nebbia. Come bambini, sa, ci trattano.
And even the Son—let me tell you. Oh, he’s progressive, all talk, but you think he’d accept, say, the uncertainty principle? “If you’ve got willpower, you can pin down an electron’s position, velocity, even its birth year! Watch me do it!” Easy for him! Doesn’t grasp others can’t. To him, it’s intellectual babble: “The Heavens’ current configuration”—his last Nativity message—“remains the optimal organization for advancing Tradition through Progress, steering clear of reckless ventures!” Get it? You might dismiss this as drivel. Earth trundles on, they squabble, no one touches it for fear of starting a turf war. But for us, it’s existential. Those on colonial planets live like non-citizens. To gain Heaven’s citizenship, you spend eternity dancing in circles, your only newsfeed the Beatific Vision. Yes, the sanitized version the Hierarchies allow! The Archangelate’s approved Vision! That’s all you read. The rest? Fog. They treat us like children.
E Lui non ne sa niente. Pensa a se stesso pensante e crede che tutto vada bene. Per questo quelli non vogliono toccare la costituzione aristotelica, lo blandiscono con la storia del motore immoto, dell’assoluta trascendenza e non gli fanno sapere niente.
And He knows nothing. Lost in self-contemplation, assuming all’s well. That’s why they cling to the Aristotelian constitution—flatter Him with tales of the Unmoved Mover and absolute transcendence, keeping Him blissfully ignorant.
Sa, intendiamoci, non che io sia un panteista. Non vorrei che lei pensasse che sono un sovversivo e parlo per invidia. Siamo tutti d’accordo che ci vuole un Ordine, e Lui ha tutti i diritti di amministrarlo. Ma bisogna pure concedere qualcosa, i tempi cambiano, no?
You see, let’s be clear, I’m no pantheist. Don’t think me a subversive speaking from envy. We all agree an Order is necessary, and He has every right to administer it. But one must concede something—times change, no?
Ma non dura mica così, sa? Qui c’è fermento, ora la gente si muove. Siamo giunti a un punto di ebollizione. Le do tempo un diecimila anni poi vede.
But this can’t last, you know? There’s ferment here now, people are stirring. We’ve reached a boiling point. Give it ten thousand years and you’ll see.
1961
1961
La Cosa
The Thing
- Allora, Professore? - chiese il Generale con un moto di impazienza.
“Well, Professor?” asked the General with a flicker of impatience.
- Allora che? - disse il professor Ka. Ma si vedeva che voleva temporeggiare.
“Well what?” said Professor Ka. But it was clear he meant to stall.
- È cinque anni che voi lavorate quaggiù, e nessuno vi ha mai disturbato. Abbiamo avuto fiducia in voi. Ma non possiamo fidarci eternamente della vostra parola. Occorre vedere, ora.
“You’ve toiled down here five years, undisturbed. We trusted you. But we can’t take your word eternally. Now we must see.”
C’era una sfumatura di minaccia nella voce del Generale, e Ka ebbe un gesto di stanchezza, poi sorrise: - Mi avete colto proprio nel punto più debole, Generale - disse.
A thread of menace ran through the General’s voice. Ka gestured wearily, then smiled: “You’ve caught me at my weakest, General.”
- Volevo aspettare ancora, ma ora mi avete provocato. Ho fatto qualcosa - la sua voce si fece quasi un sussurro. - Qualcosa di grosso... E, per il Sole, bisogna pure che lo si sappia!
“I meant to wait longer, but you’ve provoked me. I’ve made something”—his voice dropped to a whisper—“something monumental... And, by the Sun, it must be known!”
Fece un gesto come per introdurre il Generale nell’interno della caverna. Lo guidò verso il fondo, in un punto illuminato da una lama di luce che entrava da una stretta apertura nella parete. E qui, su di un ripiano levigato, gli mostrò la Cosa.
He motioned the General deeper into the cavern. Guided him toward a ledge bathed in blade-like light from a slit in the wall. There, on a polished shelf, he revealed The Thing.
Era un oggetto a forma di mandorla, tendente al piatto, con la superficie lavorata da tante piccole sfaccettature, come un grosso diamante, ma opaco, dai riflessi quasi metallici.
It was almond-shaped, flattened, its surface faceted like a crude diamond yet opaque, with metallic glints.
- Bene - fece perplesso il Generale. - È un sasso. Il Professore ebbe un lampo di malizia negli occhi celesti, sormontati da un cespuglio di sopracciglia ispide e incolte: - Sì - disse - è un sasso, ma non da lasciare per terra, tra gli altri sassi. È da impugnare.
“Fine,” said the General, perplexed. “A stone.” The Professor’s blue eyes—under wild thicket-brows—flashed mischief: “Yes,” he said, “a stone. But not one to leave among others. A stone to wield.”
- Da im...?
“To wi...?”
- Da impugnare, Generale. In questo sasso c’è tanta potenza quanta mai l’umanità abbia sognato, c’è il segreto dell’Energia, la forza di un milione di uomini. Guardate...
“To wield, General. In this stone lies power beyond mankind’s boldest dreams—the secret of Energy, the strength of a million men. Observe...”
Piegò le dita a uncino e inarcò il palmo della mano posandoli sul sasso sino a far presa su di esso, quindi sollevò la mano e il sasso con essa. La mano aderiva al sasso, la parte più massiccia di esso aderiva al palmo e alle dita, mentre la punta ne usciva e si protendeva verso il suolo, verso l’alto, verso il Generale, a seconda che il Professore movesse il polso. Il Professore agitò il braccio con violenza, e la punta del sasso segnò una traiettoria nello spazio. Il Professore vibrò il braccio dall’alto al basso, sino a che la punta del sasso incontrò la roccia friabile del ripiano. E allora avvenne il prodigio: la punta colpì la roccia, vi penetrò a fondo, la scalfì, la scheggiò. Come il Professore reiterava il gesto, la punta mordeva la roccia e vi praticava un avvallamento, poi un buco, infine un vasto cratere, ferendola, spezzandola, polverizzandola.
He clawed his fingers, arched his palm, and gripped the stone. Lifted both hand and stone as one. The mass clung to his flesh, its tip jutting earthward, skyward, toward the General as Ka pivoted his wrist. The Professor swung his arm violently, the stone’s tip carving air. He brought it down, striking the friable rock shelf. Then came the marvel: the tip bit deep, scoring, chipping. With repeated blows, it hollowed the stone, gouged a crater—mauling, fracturing, pulverizing.
Il Generale guardava con gli occhi sbarrati, trattenendo il respiro: - Fenomenale - mormorò a mezza voce, inghiottendo la saliva.
The General stared agape, breath suspended: “Phenomenal,” he murmured hoarsely, swallowing spit.
- E questo è nulla - disse il Professore con aria di trionfo - questo è nulla, anche se con le dita voi non sareste mai riuscito a far nulla di simile. Guardate ora! - Prese in un angolo una grande noce di cocco, ruvida, dura, inattaccabile, e la porse al Generale.
- And this is nothing - said the Professor with triumphant air - this is nothing, though with your bare fingers you could never have achieved such a feat. Now observe! - He retrieved from a corner a large coconut, rough, hard, impervious, and handed it to the General.
- Su - disse il Professore - serratela con ambo le mani, spezzatela!
- Here - said the Professor - clasp it with both hands, crack it open!
- Via, Ka - disse il Generale, con la voce che tremava - sapete bene che non è possibile, sapete bene che nessuno di noi ne sarebbe capace... Solo un dinosauro riesce, con un colpo di zampa, e solo il dinosauro può mangiarne la polpa e berne il succo...
- Come now, Ka - said the General, his voice trembling - you know full well it's impossible, you know none of us could manage it... Only a dinosaur might, with a swipe of its claw, and only the dinosaur can devour its pulp and drink its juice...
- Ebbene, a voi ora - la voce del Professore era satura di eccitazione - guardate!
- Well then, your turn now - the Professor's voice brimmed with excitement - behold!
Prese la noce e la pose sul ripiano, nel cratere appena scavato; afferrò il sasso dalla parte opposta, impugnandolo per la punta e vibrandone il fondo massiccio. Il suo braccio compì un movimento rapido, apparentemente senza sforzo, e il sasso andò a colpire la noce frantumandola. Il liquore si sparse sulla roccia, e nell’incavo rimasero pezzi di guscio che mostravano la polpa interna, bianca e rugiadosa, fresca, invitante. Il Generale afferrò uno di questi pezzi e lo portò avidamente alla bocca. Guardava il sasso, Ka, quella che era stata una noce di cocco, e sembrava incapace di parlare.
He placed the coconut on the ledge within the freshly carved crater; grasped the Thing by its tapered end, wielding its massy base. His arm executed a swift motion, seemingly effortless, and the Thing struck the coconut, shattering it. The liquor spilled across the rock, while shell fragments in the hollow revealed the inner pulp - white, dewy, fresh, inviting. The General seized a fragment and brought it greedily to his mouth. He stared at the Thing, at Ka, at what had been a coconut, seemingly robbed of speech.
- Per il Sole, Ka! Questa è una cosa meravigliosa. Con questa “Cosa” l’uomo ha centuplicato la sua forza, può tener testa a qualsiasi dinosauro... È diventato padrone della roccia e degli alberi, ha acquistato un braccio in più, ma che dico... cento braccia, un esercito di braccia! Dove l’avete trovato?
- By the Sun, Ka! This is a wondrous matter. With this "Thing," man has multiplied his strength a hundredfold, can now withstand any dinosaur... He's become master of rock and tree, gained not merely an extra limb but... a hundred limbs, an army of limbs! Where did you find it?
Ka sorrise compiaciuto: - Non l’ho trovato. L’ho fatto.
Ka smiled complacently: - I didn't find it. I made it.
- Fatto? Cosa vuol dire?
- Made? What sorcery is this?
- Vuoi dire che prima non esisteva.
- You mean it didn't exist before.
- Siete pazzo, Ka - disse il Generale tremando. - Deve essere caduto dal cielo, deve averlo portato qui un emissario del Sole, uno spirito dell’aria... Come è possibile fare qualcosa che prima non esisteva!?
- You're mad, Ka - trembled the General. - It must have fallen from heaven, brought here by some solar emissary, some aerial spirit... How can one make what never existed!?
- È possibile - disse Ka con calma. - È possibile prendere un sasso, battervi contro con un altro sasso sino a ridurlo nella forma voluta. È possibile costruirlo in modo che la mano possa impugnarlo. E con questo in mano sarà possibile farne molti altri più grandi, più appuntiti. L’ho fatto io, Generale.
- It can be done - Ka calmly replied. - Take one stone, strike it against another until shaped as desired. Fashion it for the hand to wield. And with this in hand, we'll make larger ones, sharper ones. I made it, General.
Il Generale sudava copiosamente: - Ma bisogna dirlo a tutti, Ka, tutta l’Orda deve saperlo, i nostri uomini diverranno invincibili. Non capite? Possiamo affrontare un orso, ora: lui ha gli artigli, ma noi abbiamo questa Cosa, possiamo dilaniarlo prima che ci abbia dilaniato, tramortirlo, ucciderlo! Possiamo uccidere un serpente, schiacciare una tartaruga, uccidere... gran Sole!... uccidere... un altro uomo! - il Generale si arrestò folgorato dall’idea. Poi si riprese con una luce di crudeltà negli occhi: - È così, Ka, po tremo attaccare l’Orda di Koammm, essi sono più grandi, più forti di noi, ma ora saranno in nostro potere, li distruggeremo sino all’ultimo! Ka, Ka! - lo afferrava violentemente per le spalle. - È la vittoria!
The General sweated profusely: - But this must be proclaimed, Ka! The whole Horde must know. Our men shall become invincible. Don't you see? Now we can face a bear: he has claws, but we have this Thing - we can rend him before he rends us, stun him, kill him! We can slay serpents, crush turtles, kill... great Sun!... kill... other men! - The General halted, thunderstruck by the notion. Then recovering, his eyes lit with cruelty: - Thus, Ka, we can assault Koammm's Horde. They're larger, stronger, but now we'll dominate them, annihilate them utterly! Ka, Ka! - He seized the scholar's shoulders violently. - This is victory!
Ka stava serio, guardingo; ora esitava a parlare: - È per questo che non volevo mostrarlo. So di aver fatto una scoperta terribile. Qualcosa che cambierà il mondo. Lo so. Ho scoperto la fonte di una energia spaventosa. Non si era mai visto nulla di simile sulla terra. Ma per questo non voglio che gli altri sappiano. Con questo la guerra diverrebbe un suicidio, Generale. Ben presto anche l’Orda di Koammm imparerebbe a costruirne, e nella prossima guerra non vi sarebbero più né vinti né vincitori. Questa Cosa l’ho pensata come uno strumento di pace, di progresso, ma ora so che potrebbe diventare qualcosa di mortale. La distruggerò.
Ka stood grave, wary; now hesitating to speak: - This is why I resisted revealing it. I know I've unearthed something dreadful. A world-altering force. Unprecedented on earth. Hence I'd keep others ignorant. With this, war becomes mutual annihilation, General. Soon Koammm's Horde would learn to craft their own, and the next conflict would leave neither victor nor vanquished. I conceived this Thing as an instrument of peace, progress, but now see its mortal potential. I shall destroy it.
Il Generale sembrava fuori di sé: - Siete pazzo, Ka! Non ne avete il diritto. Sono i vostri stupidi scrupoli di scienziato. Siete stato cinque anni chiuso qui dentro e non sapete nulla del mondo! Non sapete che siamo ad una svolta per la civiltà, che se l’Orda di Koammm vince non vi sarà più pace, libertà, gioia per gli uomini. Noi abbiamo il sacro dovere di possedere questa Cosa! Non è detto che l’useremo subito, Ka. Basta che si sappia che la possediamo. Faremo una esibizione sperimentale davanti agli avversari. Poi se ne regolerà l’uso, ma sinché noi l’avremo nessuno oserà attaccarci. Intanto potremo usarla per scavare le tombe, costruire nuove caverne, spezzare i frutti, livellare il terreno! Basta possederla, non occorre usarla. È un deterrente, Ka, terrà fermi quelli di Koammm per molti anni!
The General seemed unhinged: - You're mad, Ka! You've no right. These are but a scientist's feeble scruples. Five years entombed here have severed you from the world! Don't you see we stand at civilization's crossroads? If Koammm's Horde triumphs, peace, liberty, joy will perish. We have sacred duty to possess this Thing! We needn't wield it yet, Ka. Let our enemies but know we hold it. We'll stage an experimental demonstration. Then regulate its use - but mere possession will deter aggression. Meanwhile, we'll dig tombs, carve new caverns, split fruits, level terrain! Ownership suffices, deployment's unnecessary. A deterrent, Ka! It'll check Koammm's hordes for ages!
- No, no, no - rispose Ka sconsolato - appena l’avremo in mano, più nessuno potrà fermarci. Occorre distruggerla.
- No, no, no - Ka replied disconsolate - once grasped, none can be checked. It must be destroyed.
- Ma allora voi siete un utile idiota, Ka! - il Generale era livido di rabbia. - Voi fate il loro gioco, siete un criptokoammita come tutti gli intellettuali vostri pari, come quell’aedo che ieri sera parlava dell’unione tra gli esseri umani. Voi non credete nel Sole!
- Then you're their useful idiot, Ka! - The General livid with rage. - You play their game, a Crypto-Koammmite like all your intellectual ilk, like that bard last night prattling of human unity. You deny the Sun!
Ka ebbe un brivido. Piegò la testa, i suoi occhi si fecero piccoli e tristi sotto il gran cespuglio delle sopracciglia incolte: - Lo sapevo che saremmo arrivati a questo. Non sono dei loro, e voi lo sapete. Ma per la quinta regola del Sole mi rifiuto di rispondere a una domanda del genere che potrebbe attirare su di me la collera degli spiriti. Pensate quel che volete. Ma la Cosa non uscirà da questa caverna.
Ka shuddered. He bowed his head, eyes shrinking mournful beneath wild eyebrow thickets: - I foresaw this climax. I'm no traitor, as you know. But by the Fifth Law of the Sun, I refuse to answer such questions inviting spirit-wrath. Think what you will. But the Thing leaves not this cavern.
- Sì che uscirà, e subito, per la gloria dell’Orda, per la civiltà, per il benessere, per la Pace - urlò il Generale. Afferrò con la destra la Cosa, come aveva visto fare a Ka, e la vibrò con forza, con rabbia, con odio sul capo del Professore.
- It leaves now, for the Horde's glory, civilization's sake, prosperity, Peace! - roared the General. He seized the Thing with his right hand as Ka had demonstrated, and swung it violently, hatefully, upon the Professor's crown.
Le ossa frontali di Ka scricchiolarono sotto l’urto, un fiotto di sangue gli sgorgò dalla bocca. Senza un gemito Ka si abbatté al suolo, arrossando la roccia intorno a sé.
Ka's frontal bones cracked under the blow, a blood torrent gushing from his mouth. Without a groan, he collapsed, crimson staining the surrounding stone.
Il Generale contemplò atterrito l’ordigno che teneva tra le mani. Poi sorrise, ed era un sorriso di trionfo, crudele, spietato.
The General gazed awestruck at the implement in his grasp. Then smiled - a cruel, pitiless smile of triumph.
- E uno! - disse.
- And one down! - he said.
Il cerchio di creature immobili, accovacciate intorno al grande albero, tacque pensieroso. Baa, l’aedo, si terse il sudore che gli era colato abbondante lungo il corpo nudo nella foga del racconto. Poi si volse verso l’albero, sotto al quale sedeva il Capo, intento a masticare con voluttà una grossa radice.
The circle of motionless creatures crouched around the great tree fell into thoughtful silence. Baa, the bard, wiped the sweat that had streamed copiously down his naked body during the fervor of his tale. He then turned toward the tree beneath which sat the Chieftain, voluptuously chewing a large root.
- Possente Szdaa - disse umilmente - confido che la mia storia ti sia piaciuta.
- Mighty Szdaa - he said humbly - I trust my story has pleased you.
Szdaa fece un gesto di noia: - Voi giovani non vi capisco. O forse sono io che invecchio. Hai una bella immaginazione, ragazzo mio, non c è che dire. Ma non mi piace la fantascienza. Che volete, preferisco ancora i romanzi storici. - Fece un gesto e chiamò accanto a sé un vecchio dal volto incartapecorito: - Mio buon Kgru - disse - tu non sarai un maestro del Nuovo Canto, ma sai ancora dire delle storie di qualche sapore. A te ora.
Szdaa waved a hand in boredom: - You youngsters, I don’t understand you. Or perhaps it is I who grow old. You’ve a fine imagination, my boy, no denying that. But I’ve no taste for science fiction. What can I say, I still prefer historical novels. - He gestured and called to his side a wizened old man: - My good Kgru - he said - you may not be a master of the New Song, but you still know how to tell stories with some flavor. Your turn now.
- Sì, possente Szdaa - disse Kgru - ti racconterò ora una storia d’amore, passione e morte. Una cronaca del secolo scorso. Si intitola Il segreto del Primate, ovvero La scomparsa dell’Anello Mancante.
- Yes, mighty Szdaa - said Kgru - I shall now recount a tale of love, passion and death. A chronicle from last century. It is titled The Primate’s Secret, or The Disappearance of the Missing Ring.
1961
1961
My exagmination round his factification for incamination to reduplication with ridecolation of a portrait of the artist as Manzoni
My exagmination round his factification for incamination to reduplication with ridecolation of a portrait of the artist as Manzoni
Il recensore non riesce a nascondere la sua viva soddisfazione nel parlare di questo volumetto dovuto alla penna di Mr. James Joyce, che vede la luce per i tipi della Shakespeare & Company, ricostituita da Miss Beach unicamente per celebrare questo evento letterario che sospetto debba essere ritenuto di gran lunga il più importante dell’annata. Ma se dobbiamo a Miss Beach l’averci ridato con non poco sacrificio la sua rispettabile casa editrice degli anni venti, una più consistente gratitudine dovremo allora a Richard Ellmann e ai suoi collaboratori, i quali, dopo anni di continuo lavoro su manoscritti contenuti all’Università di Buffalo, sono riusciti a collazionare quest’opera, che Mr. Joyce aveva scritto durante il periodo in cui insegnò il triestino alla Berlitz School di Como e della quale non aveva mai voluto curare la redazione de finitiva. Ed è comprensibile come questo fatto avesse indotto gli studiosi al deplorevole equivoco di ritenere perduto il manoscritto o - come sospetto sia accaduto a molti - a ritenere addirittura altamente inverificabile ogni asserzione circa una qualsiasi forma di esistenza reale di tale testo.
The reviewer cannot conceal his keen satisfaction in discussing this slim volume from Mr. James Joyce’s pen, now seeing light under the imprint of Shakespeare & Company - reconstituted by Miss Beach solely to celebrate this literary event, which I suspect must be deemed far and away the most significant of the year. Yet if we owe Miss Beach the not inconsiderable sacrifice of resurrecting her respectable 1920s publishing house, our greater gratitude must then go to Richard Ellmann and his collaborators who, after years of sustained labor on manuscripts housed at the University of Buffalo, have succeeded in collating this work. Mr. Joyce had written it during his tenure teaching Triestine dialect at the Berlitz School in Como, yet had never wished to prepare a definitive edition. This circumstance understandably led scholars into the lamentable error of considering the manuscript lost - or, as I suspect occurred in many cases, even dismissing as highly unverifiable any assertion regarding this text’s actual existence.
Nel tenere oggi tra le mani quest’opera mi sia consentito dunque di dubitare circa la ragionevolezza di quei sospetti - dei quali non loderemo mai abbastanza la cautela filologica che li ispirava - e mi sia permesso nel contempo di tentare un approach critico a quest’opera che fa seguito al Finnegans Wake - e non solo in senso cronologico. Il lettore potrebbe sensatamente rendersi conto, nel leggere questo volume, che esso rappresenta un punto piuttosto alto della maturazione joyciana - e che solo dopo avere tentato il colossale esperimento sul linguaggio dell’opera precedente, Mr. Joyce sarebbe riuscito - una volta “risciacquati i panni nel Liffey” - a scrivere questo I promessi sposi.
Holding this work in my hands today, allow me then to doubt the reasonableness of those suspicions - whose philological caution we cannot overpraise - while simultaneously attempting a critical approach to this post-Finnegans Wake opus (and not merely in chronological terms). The discerning reader may reasonably perceive that this volume represents a rather lofty point in Joycean maturation - and that only after attempting the colossal linguistic experiment of his prior work could Mr. Joyce, having "rinsed his clothes in the Liffey," succeed in writing this Betrothed.
Il recensore può aggiungere assai poco al titolo, che già appare altamente rivelativo grazie al sapiente inscatolamento di più allusioni programmatiche che esso presenta.
The reviewer can add but little to the title, already richly revelatory through its artful encasement of programmatic allusions.
Se il Finnegans era il work in progress, di cui tutti potevano avere notizia mentre si sviluppava, I promessi sposi è l’opera promessa, come promessa era la Terra desiderata dal popolo ebreo (il popolo di Leopold Bloom, non dimentichiamolo); ma questa promessa si realizza perché si attua uno sponsale, l’unione tra le aspirazioni giovanili di Stephen Dedalus alla radiance e alla proportio scolastica, e la vertiginosa vocazione linguistica del vicocyclometer della maturità, dello stile lirico con il drammatico e con l’epico, della lingua della tradizione con quella dell’avvenire, dell’esperimento sul linguaggio con la costruzione narrativa delle opere giovanili.
If Finnegans was the work in progress whose development all might follow, The Betrothed is the promised work - as promised as the land yearned for by the Jewish people (Leopold Bloom’s people, let us not forget). Yet this promise is fulfilled through a nuptial union: between Stephen Dedalus’ youthful aspirations toward scholastic radiance and proportio, and the vertiginous linguistic vocation of maturity’s vicocyclometer; between lyric and dramatic-epic styles; between the language of tradition and that of the future; between linguistic experimentation and the narrative architecture of youthful works.
Riteniamo così che alla luce dell’opera successiva, si chiarifichi la natura e la funzione di quella precedente, e la Wake, la veglia funebre di Tim Finnegan appaia per quel che veramente è, la veglia nuziale per Renzo e Lucia.
We thus hold that through the light of this subsequent work, the nature and function of its predecessor becomes clear: the Wake, the funeral vigil for Tim Finnegan, reveals itself as what it truly was - the nuptial vigil for Renzo and Lucia.
I promessi sposi inizia là dove il Finnegans finisce, e inizia riprendendo il tema dell’elemento liquido sul quale il Finnegans si chiude: Riverrun. Infatti anche questo libro incomincia con la descrizione di un corso d’acqua e con sottigliezza parodica della quale poteva essere capace solo un irlandese, inizia rifacendo esattamente il verso all’opera precedente. Come inizia infatti I promessi sposi? Leggiamo: “Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutte a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte...”.
The Betrothed begins where Finnegans ends, commencing by reprising the liquid element upon which Finnegans closes: Riverrun. Indeed, this book too opens with the description of a watercourse, through parodic subtlety achievable only by an Irishman, precisely echoing the prior work. How does The Betrothed begin? Let us read: "That branch of Lake Como which extends southward between two unbroken mountain chains - all bays and inlets as the hills advance and recede - suddenly narrows, taking on the course and semblance of a river, between a promontory to the right and a broad shore opposite..."
Non diversamente iniziava il Finnegans, il cui primo periodo, spogliato da tutte le ambiguità linguistiche che lo appesantiscono, suona appunto così: “Quel corso del fiume che, passata la chiesa di Adamo ed Eva, dal volger della spiaggia al curvar della baia, ci conduce per una più agevole via di ricircolazione di nuovo al castello di Howth e ai suoi dintorni...”.
Not otherwise began Finnegans, whose opening sentence, stripped of all encumbering linguistic ambiguities, reads thus: "That course of the river which, passing Adam and Eve’s church from bend of bay to strait of shore, leads us by commodious vicus of recirculation back to Howth Castle and Environs..."
Ma nei Promessi sposi il linguaggio è ormai più affinato, le allusioni più sottili e ultraviolette, il simbolismo più puro e possente: volgendo le spalle alla mezzanotte in cui si concludeva la vicenda notturna del sogno di H. C. Earwicker (e in cui si concludeva anche il monologo notturno di Molly Bloom), il lago di Como si volge a mezzogiorno, ma sotto forma di “ramo”, richiamando così immediatamente alla mente, grazie alla mediazione antropologica di Frazer, i riti di vegetazione e rinascita.
But in The Betrothed the language is now more refined, the allusions more ultraviolet-subtle, the symbolism purer and mightier: turning its back on the midnight concluding H.C. Earwicker’s nocturnal dream-cycle (and Molly Bloom’s twilight monologue), Lake Como turns toward noon - yet as a "branch," thereby summoning through Frazer’s anthropological mediation the vegetation rites and rebirth.
Rinascendo a una nuova luce del giorno Anna Liffey fatta lago (allargatasi a immagine del grembo materno), Anna Livia fatta donna matura, immagine di Demetra, tutta seni e sporgenze, può ora ristringersi di nuovo e prendere ancora corso e figura di fiume, iniziare un’altra storia. “Prendere corso”, badiamo, perché con la nuova storia inizia uno nuovo tra i tanti corsi e ricorsi di cui è intessuta la storia umana e di cui il Finnegans voleva essere il condensato.
Reborn into daylight’s new radiance, Anna Liffey made lake (expanded into maternal womb-image), Anna Livia become mature woman - Demeter’s image, all bays and promontories - may now narrow once more and "take course and semblance of river," begin another story. "Take course," mark well: for with new story begins another of those courses and recurrences weaving human history’s fabric, which Finnegans sought to condense.
Lo schema narrativo dell’opera è di una semplicità sconcertante e si pone sotto un certo aspetto come l’antistrofe della trama dello Ulysses: mentre là, l’apparente descrizione di una sola giornata di Leopold Bloom si mutava nel discorso su tutta una città e sull’intero universo, qui il racconto apparentemente complesso di una serie di eventi storici che coinvolgono una intera regione e un impero (quello spagnolo) copre in realtà gli eventi di una sola giornata vissuta dal protagonista, Renzo Tramaglino.
The narrative framework of the work is disconcertingly simple and in certain aspects constitutes the antistrophe of Ulysses' plot: whereas there, the apparent description of a single day in Leopold Bloom's life transmuted into a discourse on an entire city and the whole universe, here the ostensibly complex account of historical events involving an entire region and empire (the Spanish one) in fact conceals the happenings of a single day experienced by the protagonist, Renzo Tramaglino.
Una mattina all’alba, mentre si appresta a celebrare le nozze con la propria fidanzata Lucia Mondella, Renzo apprende dal curato del villaggio, Don Abbondio, che al matrimonio si oppone il signorotto locale, Don Rodrigo. Dopo un alterco col curato, Renzo e Lucia fuggono dal paese con la complicità di un cappuccino, Fra Cristoforo, e riparano Lucia in un convento di Monza, Renzo a Milano. Quivi nel pomeriggio il giovane si trova implicato in una sommossa per cui deve fuggire a Bergamo, mentre Lucia viene rapita da un signorotto detto l’Innominato, grazie alla complicità di una monaca, Gertrude. Il Cardinale di Milano interviene tuttavia a liberarla. Al tramonto scoppia a Milano una pestilenza, nella quale trovano la morte Don Rodrigo, Don Abbondio e Padre Cristoforo; Renzo torna rapidamente in serata da Bergamo e ritrova Lucia sana e salva, per cui può unirsi con lei durante la notte. Questa la vicenda, condensata come si è visto nelle ventiquattro ore della giornata; ma Joyce copre lo schema iniziale (da lui confidato segretamente a Stuart Gilbert) confondendo e mescolando gli eventi in modo che il lettore ha l’impressione di uno sviluppo del tempo innaturale e complesso.
At dawn one morning, as he prepares to wed his betrothed Lucia Mondella, Renzo learns from the village curate Don Abbondio that the local magnate Don Rodrigo desires Lucia and opposes the marriage. After quarreling with the priest, Renzo and Lucia flee with the aid of a Capuchin friar, Fra Cristoforo, taking refuge—Lucia in a Monza convent, Renzo in Milan. There that afternoon, the youth becomes embroiled in an uprising forcing his flight to Bergamo, while Lucia is abducted by a lord called the Innominato through the machinations of a nun, Gertrude. The Cardinal of Milan secures her release. At dusk, plague erupts in Milan, claiming Don Rodrigo, Don Abbondio and Padre Cristoforo; Renzo hastily returns from Bergamo at nightfall to find Lucia unharmed, enabling their nocturnal union. Such is the plot, condensed as we see into twenty-four hours; yet Joyce obscures this initial schema (privately confided to Stuart Gilbert) by entangling events so the reader perceives an unnatural, convoluted temporal progression.
Invece lo sviluppo è assai semplice e lineare, e per coglierlo in tutta la sua purezza basta abbandonarsi ad una lettura scevra di complicazioni intellettualistiche, accontentandosi di individuare soltanto, per ogni episodio, un elementare tessuto di corrispondenze simboliche, di equivalenti soluzioni tecniche e di riferimenti al mondo animale.
In truth, the development is starkly linear. To grasp its purity requires only an uncomplicated reading, content to trace in each episode an elementary web of symbolic correspondences, technical equivalencies, and zoological references.
Sezione prima. Dall’alba al primo pomeriggio. Ore 6.14. Renzo Tramaglino sta per sposare la propria fidanzata Lucia Mondella quando il curato del paese, Don Abbondio, gli fa sapere che un signorotto locale, Don Rodrigo, concupisce Lucia e si oppone al matrimonio. Renzo chiede consiglio a un leguleio, ma visto vano ogni tentativo fugge con Lucia aiutato da un cappuccino, Padre Cristoforo. Lucia si rifugia in un convento di Monza, Renzo va a Milano. Simbolo della sezione: il Curato. Tecnica: la tessitura. Animale: il cappone, emblema di impotenza e castrazione.
First Section. From Dawn to Early Afternoon. 6:14 AM. Renzo Tramaglino prepares to marry Lucia Mondella when curate Don Abbondio reveals the opposition of local lord Don Rodrigo, who lusts after Lucia. Renzo consults a pettifogger but, finding all efforts vain, flees with Lucia aided by Padre Cristoforo. Lucia takes refuge in a Monza convent; Renzo proceeds to Milan. Symbol: The Curate. Technique: Weaving. Animal: The Capon, emblem of impotence and castration.
Sezione seconda. Il Meriggio. Ore 1417. Renzo a Milano si fa coinvolgere in una sommossa e deve riparare a Bergamo. Lucia viene rapita da un potente signorotto, l’Innominato, grazie alla complicità della monaca Gertrude. Il Cardinale di Milano libera Lucia e la fa custodire da un erudito, Don Ferrante, e da Donna Prassede. Simbolo: la Monaca. Tecnica: la biblioteconomia. Animale: la mula, emblema di ostinazione (dei malvagi).
Second Section. Midday. 2:17 PM. Renzo becomes entangled in a Milanese uprising, fleeing to Bergamo. Lucia is abducted by the Innominato through nun Gertrude's complicity. The Cardinal of Milan liberates her, entrusting her to scholar Don Ferrante and Donna Prassede. Symbol: The Nun. Technique: Librarianship. Animal: The Mule, emblem of obstinacy (in villains).
Sezione terza. Tramonto e sera. Ore 1724. Scoppia a Milano la Peste, e Don Rodrigo, Don Abbondio e Padre Cristoforo muoiono, Renzo torna a Milano da Bergamo e ritrova Lucia sana e salva. Finalmente riuniti si sposano. Simbolo: il Monatto. Tecnica: ospedaliera. Animale: non esiste, perché il male è sconfitto; in luogo dell’animale c’è la pioggia purificatrice, che richiama il motivo iniziale dell’acqua, nonché quello delle lavandaie del Finnegans (episodio di Anna Livia Plurabelle).
Third Section. Dusk and Evening. 5:24 PM. Plague erupts in Milan, killing Don Rodrigo, Don Abbondio and Padre Cristoforo. Renzo returns from Bergamo to find Lucia unharmed. Reunited at last, they wed. Symbol: The Plague Custodian. Technique: Hospitalization. Animal: None, for evil is vanquished; instead purifying rain echoes the initial water motif and the washerwomen episode from Finnegans Wake (Anna Livia Plurabelle).
Ingannerei il lettore dicendogli che questo schema così lineare l’autore lo presenta in tutti i termini e lo rende riconoscibile nel vivo del racconto. In realtà questa vicenda così semplice e di per sé insignificante, viene nel corso del romanzo mascherata e coperta, in modo che il lettore ha la sensazione che lo sviluppo degli eventi copra un lasso di tempo assai maggiore; ma non potrei mai lodare con sufficiente entusiasmo questa accorta finzione strutturale che mette in luce una sostanziale indeterminatezza e ambiguità dei rapporti spaziotemporali, giungendo a far credere che la vicenda si svolga nella pianura Lombarda mentre di fatto, se non deformo in modo triviale le intenzioni dell’autore, si svolge a Dublino.
I would mislead the reader by claiming the author presents this linear schema overtly. In truth, this intrinsically banal narrative is so veiled that readers perceive events spanning far greater duration. Yet I cannot sufficiently praise this structural ruse highlighting spacetime indeterminacy—making us believe the plot unfolds in Lombardy's plains when in fact (unless I grossly distort authorial intent) it transpires in Dublin.
In questo continuo e affabile dialogo che si svolge - ogni qualvolta si faccia poesia, da Donne agli elisabettiani e da questi sino a Spenser - tra tradizione e talento individuale, ritengo che la prima regola per una immaginazione selettiva e riproduttiva sia di fare una buona opera. Fare un’opera valida e duratura è ancora il miglior servizio che si possa rendere alla poesia, e se uso la parola “redditizio” è perché non saprei trovare un altro termine che esprimesse meglio il vantaggio che viene all’umanità dall’esistenza di una buona opera di poesia. Abbiamo poesia quando l’immaginazione sa di essere arrivata in quella condizione di eccitazione operativa per cui è capace di darci una buona poesia. Forse nei miei saggi precedenti professavo una visione alquanto diversa e più superficiale di tutto questo problema, ma ho rimediato la questione con molta preoccupazione e sospetto di non essere autorizzato a dire nulla di meno esatto.
In this continual and affable dialogue between tradition and individual talent—from Donne through the Elizabethans to Spenser—I maintain the primary rule for selective and reproductive imagination is to craft good work. Producing valid, enduring art remains poetry's greatest service. If I use "lucrative," it is for want of a better term expressing humanity's gain from great poetry. Poetry emerges when imagination attains that operational fervor yielding superior verse. My earlier essays perhaps professed shallower views, but I've rectified this with much anxiety, fearing I lack authority to state anything less precise.
Questa breve digressione ci ha forse allontanati dal discorso sul libro di Mr. Joyce, ma credo che andasse fatta per chiarire un punto che lascia legittimamente perplesso il critico in più di una occasione (ma di cosa sia il perfetto critico non saprei pronunciarmi con sufficiente sicurezza, benché sia persuaso che non possa esservi perfetto critico quando manchi la capacità di condurre un convincente discorso critico su di un testo poetico). Ora, tornando al libro di Mr. Joyce, credo ancora che la semplicità e l’autonomia dell’immagine siano ancora il modo migliore in cui un testo può parlare al lettore, senza che esso sia indotto a sovrapporre chiavi di lettura complicate e faticose - e in ultima analisi viziate da un intellettualismo che uccide la poesia.
This digression may have strayed from Mr. Joyce's book, yet was necessary to clarify a recurrent critical perplexity (though what constitutes the perfect critic eludes me, despite my conviction that no perfect critic exists without capacity for persuasive textual analysis). Returning to Mr. Joyce's work: I reaffirm that simplicity and imagistic autonomy remain the supreme means for texts to address readers, unburdened by complicated hermeneutic keys—those intellect-murdering contrivances.
Irrigidirsi in uno sforzo di comprensione della cosiddetta “trama”, chiedersi, leggendo una storia, “cosa stia succedendo” e “come vada a finire” - domandarsi infine, come fa l’accademico leggendo un romanzo poliziesco, “chi sia l’assassino” - toglie alla lettura di un romanzo i tre quarti del suo piacere, e all’arte i quattro quarti della sua ragion d’essere. Riterremmo invece assolta la nostra missione di critico se fossimo riusciti a convincere il lettore a tornare alla fresca spontaneità con la quale il primitivo - e designo con questa parola un tipo di “lettore naturale” che la moderna civiltà industriale si avvia a far scomparire - coglie immediatamente, alla lettura di un racconto, tutti i riferimenti agli ultimi portati dell’antropologia strutturale, accetta le allusioni alle ispezioni archetipiche di Jung senza volervi sovrapporre spiegazioni intellettualistiche, comprende senza travaglio le connessioni tra un personaggio e la figura mitica dello schelm indiano secondo le più recenti indagini di Kerenyi, gode con la semplicità con cui si sfoglierebbe in famiglia un vecchio albo di ricordi ogni legame - così immediatamente percepibile - tra le strutture sintattiche e la struttura dell’universo secondo lo Zohar, non si perde - alla luce di una falsa albagia scientifica - a voler a tutti i costi vedere nel romanzo la storia di un matrimonio osteggiato, ma accetta in tutta la sua perspicuità la libera irruzione dei sottosensi freudiani giocondamente stratificantesi nel tessuto connettivo dell’opera, senza alcuna preoccupazione colta e bizantina.
To rigidify oneself in efforts to comprehend the so-called "plot," to inquire while reading a story "what is happening" and "how it will conclude" - to ultimately ask, as the academic does when perusing a detective novel, "who the murderer might be" - strips three quarters of pleasure from novel-reading, and four quarters of raison d'être from art. We would instead consider our critical mission accomplished should we persuade readers to return to the fresh spontaneity with which the primitive - and by this term I designate a type of "natural reader" whom modern industrial civilization is hastening to extinguish - immediately grasps, upon reading a tale, all references to the latest developments in structural anthropology, accepts allusions to Jungian archetypal investigations without superimposing intellectualistic explanations, effortlessly comprehends connections between a character and the mythical figure of the Indigenous trickster according to Kerenyi's recent inquiries, delights with the simplicity of leafing through a family album at every syntactic-structural correlation with the Zohar's cosmic order, avoids - under false scientific pretension - obsessively reducing the novel to a mere tale of thwarted matrimony, but rather embraces in full clarity the joyous stratification of Freudian subcurrents within the work's connective tissue, unburdened by cultured and Byzantine anxieties.
Per questo vorremmo mettere in guardia il lettore dalla interpretazione ambiguamente filosofeggiante di Franz von den Heiligen, che impiega alcune centinaia di pagine a spiegare il romanzo appunto come la storia di un giovane e di una giovane ansiosi di celebrare le proprie nozze, che soffrono per le dilazioni oppostevi da un personaggio malvagio. Non è chi non veda, in questa superfetazione ermeneutica, il tentativo di ricondurre tutta la dialettica dell’opera a un sottofondo sessuale, individuando i rapporti tra i due personaggi sotto la specie (volgarmente assai trita!) della polarità erotica, e complicando quindi oltre ogni limite la comprensione del romanzo. Là dove con tanta chiarezza - con la semplicità che è propria solo del grande artista - appaiono così bene, anche agli occhi del lettore sprovveduto, tutta una serie di manifestazioni simboliche dei rapporti tra industria tessile e residenza matrilocale; la presenza continua di Agnese come “basso ostinato” espressivo della realtà del Mutterrecht (anche il lettore più disarmato avrà individuato l’influenza esplicita del Bachofen nella figura di questa “madre” che grava sul finale del libro, portando in giro i figli di Renzo e Lucia e “stampando loro in viso de’ bacioni, che ci lasciavano il bianco per qualche tempo”!); l’allusività simbolica di quegli “impedimenti dirimenti” di cui favoleggia Don Abbondio per dissuadere Renzo dal matrimonio, che altro non sono, come ciascuno si avvede, che una trasfigurazione dei customs of avoidance messi in luce dal Tylor e che qui il poeta riscopre come possibilità archetipa ricorrente e profonda, tradita dalle espressioni superficialmente canoniche con cui il curato maschera la sua volontà di impedire un rapporto tra affini (affini in quanto “promessi”) - e si leggano quindi in trasparenza le parole “Error, conditio, votum, cognatio, crimen, cultus disparitas, vis, ordo, ligamen, honestas, si sis affinis”.
For this reason, we caution readers against Franz von den Heiligen's ambiguously philosophizing interpretation, which expends hundreds of pages explicating the novel precisely as the story of a youth and maiden anxious to wed, suffering delays imposed by a villainous character. Who cannot discern in this hermeneutic superfetation an attempt to reduce the work's entire dialectic to sexual undercurrents, framing the characters' relationship through the vulgar lens of erotic polarity, thereby complicating the novel's comprehension beyond measure? Whereas even the most untutored eye perceives - with the clarity exclusive to great artistry - symbolic manifestations of textile industry dynamics and matrilocal residence patterns; Agnese's persistent presence as the expressive ground bass of Mutterrecht (even the simplest reader will have noted Bachofen's explicit influence in this "mother" figure overshadowing the book's finale, distributing kisses that "left white marks on her grandchildren's faces"!); the symbolic allusiveness of Don Abbondio's diriment impediments to dissuade marriage, which transparently transfigure Tylor's customs of avoidance - here poetically rediscovered as recurring archetypal potentialities, masked by the curate's canonically superficial expressions to obstruct kinship bonds ("Error, conditio, votum, cognatio, crimen, cultus disparitas, vis, ordo, ligamen, honestas, si sis affinis").
E parimenti, contro i fiumi di inchiostro che sono stati spesi e saranno spesi per vedere in una complicata luce soprannaturale il congedo di Padre Cristoforo dai promessi ormai riuniti (fine del capitolo xxvi) - “Oh, caro padre...! ci rivedremo? ci rivedremo?” “Lassù, spero” - come sarà assai più facile al lettore semplice e spontaneo cogliere il riferimento così palmare al Corpus Hermeticum e al suo dettame basilare “sicut inferius sic superius”, come ogni persona che abbia appena sfogliato le opere del Trismegisto nella propria fanciullezza sa.
Similarly, against rivers of ink spilled (and destined to spill) in supernaturalizing Padre Cristoforo's farewell to the reunited betrothed ("Oh, dear father...! Shall we meet again? Shall we?" "Above, I hope"), how much simpler for the spontaneous reader to recognize the glaring reference to the Corpus Hermeticum and its foundational axiom "sicut inferius sic superius" - as anyone who skimmed Trismegistus' works in childhood knows.
Ora è proprio l’immediatezza “gestuale” di queste immagini, il loro disporsi secondo una accorta strategia comunicativa - lo spontaneo pattern emotivo che stimolano - che deve procurare al lettore l’enjoyment proprio della lettura. Potrà egli così seguire ad esempio il gioco piano e ardito di questa vicenda in cui si dipana una opposizione tra i due poli della comunicazione sessuale e dell’impotenza come situazione esistenziale; si vedrà così come si sviluppa, attraverso il personaggio di Renzo, il tema della castrazione come noncomunicazione, dai capponi che egli reca all’Azzeccagarbugli, simbolo talmente evidente da non richiedere commenti, alla fuga del giovane oltre il lago (fuggendo egli si sottrae al rapporto, e lo fa secondo l’archetipo dell’esilio - chiaro richiamo al Giuseppe di Thomas Mann); sino alla fuga verso Bergamo, in cui si condensa una quantità di simboli veramente rivelatrice. Infatti alla castrazione di Renzo, si oppone la figura del monte come immagine fallica; ed è questa che domina lo stream of consciousness di Lucia, il suo monologo interiore mentre essa attraversa nottetempo il lago; qui troviamo una libera associazione di immagini contrappuntate dalla presenza dell’acqua che si dispone come solco immediatamente rinchiudentesi su di sé, ma purtuttavia scavato da una presenza umana: “il tonfo misurato di que’ due remi che tagliavano la superficie azzurra del lago, uscivano a un colpo grondanti, e si rituffavano”, ecco qui una immagine che mentre è chiaramente sessuale, nel contempo suggerisce in termini esplicitamente bergsoniani l’immagine di un élan vital che incidendo nel vivo dell’essere e facendosi strada, si realizza come durata psichica, come solco - “l’onda segnata dalla barca, riunendosi dietro la poppa, segnava una striscia increspata, che s’andava allontanando dal lido”. Ora il monologo di Lucia, reso possibile dalla presenza dell’acqua come durata, come tessuto psichico, magazzino elementare (Talete) di un essere ridotto a memoria, verte quasi ossessivamente sull’immagine dei monti, desiderati, della cui perdita ci si rammarica e che - con una tipica operazione inconscia in cui è ravvisabile la manifestazione di un complesso di Edipo - vengono identificati con l’immagine paterna (“cime ineguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto dei suoi più famigliari...”). Privata dell’unione simboleggiata dal monte quale realtà fallica, Lucia - in un succedersi di immagini che talora raggiunge la potenza impressiva del monologo notturno di Molly Bloom - del quale questo è senz’altro una copia minore ma non indegna - si sente “disgustata e stanca”, “l’aria gli par gravosa e morta, s’inoltra mesta e disattenta nelle città tumultuose; le case aggiunte a case, le strade che sboccano nelle strade, pare che gli levino il respiro”; e non è chi non veda la scoperta derivazione espressionistica di queste ultime immagini (Kafka è uno dei nomi che possono venire per primi alla mente) non disgiunta da una netta influenza di più recenti tecniche descrittive del nouveau roman (la descrizione di queste case aggiunte a case e strade che sboccano nelle strade è eccessivamente influenzata dal Butor dell’Emploi du temps e dal Robbe Grillet del Labyrinthe).
It is precisely the "gestural" immediacy of these images, their arrangement through a calculated communicative strategy - the spontaneous emotional pattern they stimulate - that should provide the reader with the proper enjoyment of reading. Thus, one may follow the plain yet daring interplay of this narrative, where an opposition unfolds between the poles of sexual communication and impotence as existential condition; observe how the theme of castration as noncommunication develops through Renzo’s character, from the capons he brings to Azzeccagarbugli - a symbol so glaring it requires no commentary - to the young man’s flight across the lake (his escape from relational engagement follows the archetype of exile, a clear nod to Thomas Mann’s Joseph); all the way to his retreat toward Bergamo, where a truly revelatory density of symbols coalesces. For Renzo’s castration stands opposed to the mountain as phallic image, dominating Lucia’s stream of consciousness during her nocturnal crossing of the lake. Here we find free associations of imagery counterpointed by water’s presence - a furrow that instantly closes upon itself yet remains carved by human agency: "the measured splash of those two oars slicing the lake’s azure surface, emerging dripping at each stroke before plunging back" - an image patently sexual while simultaneously evoking, in explicitly Bergsonian terms, the élan vital that etches itself into the raw stuff of being, actualizing as psychic duration, as furrow: "the wake traced by the boat, reuniting behind the stern, marked a rippling stripe receding from the shore." Lucia’s monologue, enabled by water’s role as duration, as psychic fabric and elemental reservoir (Thales) of a being reduced to memory, obsessively circles the desired mountains whose loss she mourns. Through a quintessential unconscious operation betraying an Oedipal complex, these mountains merge with paternal imagery ("uneven peaks, familiar to those raised among you, stamped upon their minds no less than the faces of their closest kin..."). Deprived of union symbolized by the phallic mountain, Lucia - in a sequence of images rivaling the impressionistic force of Molly Bloom’s nocturnal soliloquy (of which this is a minor yet worthy echo) - feels "disgusted and weary," "the air seems heavy and dead; she ventures desolate and distracted into clamorous cities where houses multiply upon houses, streets spill into streets, as though stifling her breath." None can miss the Expressionist pedigree of these latter images (Kafka springs foremost to mind), nor their debt to newer descriptive techniques of the nouveau roman (this vision of proliferating houses and branching streets reeks of Butor’s Passing Time and Robbe-Grillet’s Labyrinth).
Cosa accade ora a Renzo che fugge verso Bergamo? Il calembour contenuto nel nome della città è di per sé evidente: la parola mostra le due radici, una germanica, “berg” (monte) l’altra greca (gamos, nozze): e Bergamo costituisce appunto l’ultima aspirazione di Renzo che aspira a reintegrare la sua sessualità perduta e anela alle nozze simboliche col simbolo stesso di essa (ma così facendo e venendo a desiderare lo stesso simbolo della sua potenza, Renzo diverge in una ambigua atmosfera omosessuale il suo travaglio, chiara e armonica antistrofe all’altrettanto ambiguo rapporto che nello stesso tempo Lucia sta intrattenendo con la Monaca di Monza - né è da scordare che Mr. Joyce, che tanto a lungo aveva soggiornato a Trieste, non poteva ignorare il significato sessuale della radice “mona” che ritroviamo, badiamo bene, sia nella Monaca, con cui Lucia ha commercio, sia nei Monatti, che al lazzaretto, ove Renzo poi la trova, circondano Lucia).
What now befalls Renzo fleeing toward Bergamo? The pun embedded in the city’s name is self-evident: its dual roots - Germanic "berg" (mountain) and Greek "gamos" (marriage) - position Bergamo as Renzo’s ultimate aspiration to reclaim lost sexuality through symbolic union with its very emblem (yet by desiring the symbol of potency itself, Renzo drifts into homoerotic ambiguity, a harmonious counterpoint to Lucia’s equally charged rapport with the Nun of Monza - let us not forget that Mr. Joyce, long resident in Trieste, knew well the sexual connotation of "mona," present both in the Nun ("Monaca") Lucia communes with and the Monatti surrounding her at the lazaretto where Renzo later finds her).
Si vede dunque come, con una assoluta semplicità di mezzi, Mr. Joyce sia riuscito qui a penetrare nei più profondi recessi dell’animo umano, portandone alla luce le segrete contraddizioni, e realizzando - trionfo dell’ambiguità originaria - in entrambi i due personaggi principali, l’archetipo dell’androgino - ed è Lucia che nel capitolo xxxvi accetta con gioia la proposta di Padre Cristoforo, anzi, la sua penetrante insinuazione (“se mai m’è parso che due fossero uniti da Dio, voi altri eravate quelli: ora non vedo perché Dio v’abbia a voler separati”) e chiedendo di essere unita con Renzo, realizza in forma moderna il mito di Salmace; che peraltro acquista altre implicazioni, se ricordiamo che in questo stesso capitolo Cristoforo pronuncia la frase ermetica già ricordata, e quindi il Dio di cui si fa menzione è senz’altro la divinità neoplatonica, per cui l’unione tra i due personaggi diventa figura di una più profonda unione cosmica, di un kabbalistico “cingulum Veneris”, in cui la personalità stessa dei personaggi e la loro individualità sessuale si confondono in una superiore unità. Si realizza l’unità, ci fa capire l’autore, perché, in schietti termini neoplatonici, cessa ogni impurità; e infatti la scomparsa di Padre Cristoforo (etimologicamente “christos fero”, e dunque “porto l’unto”) che viene a rappresentare l’impurità (c’è in Padre Cristoforo il gravame di una colpa originale, un delitto giovanile) coincide con la caduta della pioggia (e quindi acqua, principio generatore e avvolgente, unità dei Sephirot superiori, Anna Livia Plurabelle. Il ciclo si è chiuso).
Thus we see how, with utter simplicity of means, Mr. Joyce plumbs humanity’s deepest psychic recesses, laying bare secret contradictions to achieve - through triumph of primordial ambiguity - the androgyne archetype in both protagonists. When Lucia joyfully accepts Padre Cristoforo’s proposal (or rather, his penetrating insinuation: "If ever two seemed God-joined, you were they; why then should He will your separation?"), requesting union with Renzo in Chapter XXXVI, she modernizes the Salmacis myth. This gains further resonance when recalling Cristoforo’s earlier Hermetic pronouncement ("Lassù, spero") - the invoked God being unmistakably Neoplatonic, transforming the lovers’ union into cosmic conjunction, a Kabbalistic cingulum Veneris where individual sexual identities dissolve into higher unity. The author signals completion through Neoplatonic purification: Padre Cristoforo’s disappearance (etymologically "Christ-bearer," yet here representing impurity through his youthful crime) coincides with rainfall - generative water enveloping all, unity of higher Sephirot, Anna Livia Plurabelle. The circle closes.
Questa la sostanza del libro, o almeno quella che emerge alla sua prima lettura, a chi non voglia cercarvi altri sensi riposti di quelli che la immediata effabilità delle immagini comporti. Ma quali e quante altre sottili corrispondenze vi sarebbero da additare! Si pensi alla presenza dell’Innominato, che richiama con tanta violenza la figura dello sconosciuto in mackintosh dello Ulysses! Alla corrispondenza ira l’episodio della biblioteca (sempre nello Ulysses) con il bibliotecario Mr. Magee e la biblioteca di Don Ferrante! Alla disputa di Bloom e a quella di Renzo nella taverna entrambi vittime di un Cittadino ligio alle leggi! Alla notte di Lucia nel castello dell’Innominato e alla notte di Stephen Dedalus nel bordello di Bella Cohen (che trova corrispondenza nella figura della “vecchia” che accoglie Lucia)!
Such is the substance of the book, or at least what emerges from its initial reading to those unwilling to probe beyond the immediate effability of its images. Yet how many subtle correspondences remain to be unearthed! Consider the presence of the Unnamed One, whose violent demeanor so vividly recalls the Mackintosh-clad stranger from Ulysses! The parallel between the library episode (again in Ulysses) featuring librarian Mr. Magee and Don Ferrante's library! The tavern disputes of both Bloom and Renzo, each falling victim to law-abiding Citizens! Lucia's night in the Unnamed One's castle and Stephen Dedalus' night in Bella Cohen's brothel (with Cohen's counterpart being the "old crone" who shelters Lucia)!
Questi ed altri elementi ci indurrebbero a parlare de I promessi sposi come opera minore, scaltra ricottura di temi e immagini già elaborati nelle opere precedenti, se il romanzo non richiedesse esplicitamente questi richiami per poter essere, come è, ripresa e conclusione di tutta l’opera precedente. Diremo dunque che esso rappresenta il culmine della produzione joyciana? Forse no, ma comunque ne rappresenta il compimento.
These elements might tempt us to dismiss The Betrothed as a minor work - a cunning recasting of themes and images from prior writings - were it not for the novel's explicit demand for such intertextual echoes to achieve its status as summation and culmination of Joyce's entire oeuvre. Shall we then declare it the pinnacle of Joycean production? Perhaps not, yet undeniably its consummation.
Poiché viviamo in uno strano paese, in cui il common sense prende talora le forme abnormi della follia, non mancherà chi cercherà di leggere questo romanzo in mille chiavi una più risibile dell’altra. Non mancherà l’interpretazione di Padre Noon S.J. che, come già per l’opera precedente, cercherà di vedere anche questa in chiave religiosa, azzardando forse (ci è consentito prevederlo) una definizione de I promessi sposi come romanzo della Provvidenza. E non mancherà chi - ma quanto più legittimamente! - cercherà di collegare lo stile di questo libro con le più recenti esperienze dell’avanguardia poetica: e già sappiamo che l’Editorial Ballestrinos, in Spagna ne sta preparando una traduzione col titolo de Los Novios, per sottolinearne la parentela con la raccolta poetica I Novissimi.
As we dwell in a peculiar land where common sense occasionally dons the grotesque mask of madness, expect myriad risible interpretations. Anticipate Father Noon S.J.'s exegesis - continuing his religious dissection of previous works - perhaps daring to define The Betrothed as a "novel of Divine Providence." More legitimately, others shall trace stylistic affinities with avant-garde poetry: we already know Editorial Ballestrinos prepares a Spanish translation titled Los Novios to emphasize kinship with the I Novissimi poetic collection.
Peggio ancora non mancheranno le interpretazioni intellettualistiche che cercheranno di vedere questi simboli archetipi come altrettanti “personaggi narrativi” o “tipi”, addirittura parlando di un “realismo” joyciano; e sospettiamo fortemente che vi sarà chi si soffermerà a valutare la bellezza di questa lingua senza tener conto che ogni espressione, ogni immagine qui è “bella” perché convoglia una più ricca realtà simbolica. Ma la tentazione di una deformazione estetica è sempre presente nella critica come nella poesia contemporanea, ed è così difficile saper leggere un libro. Pertanto non potremmo concludere diversamente questa nostra recensione - che è stata nel contempo un invito a un contatto diretto e immediato col testo - ricordando la frase con cui Ezra Pound qualche anno fa ha commentato alcuni versi di un poemetto apparso per i tipi di Faber & Faber, La Divina Commedia: “Di rado la chiarezza è dote del poeta, e per un vorticista come Cavalcanti troveremo sempre dieci accademici gonfi di cultura come il Burchiello. Questo vuoi dire che l’Usura si annida sempre tra di noi, ma c’è sempre la lucidità di una fanopea che può salvarci. Perché dunque spendere quattro complesse parole - dolce colore d’oriental zaffiro’ - là dove sarebbe stato tanto più immediato e comprensibile il corrispondente ideogramma cinese?”.
Worse still await intellectualist readings that reduce archetypal symbols to mere "narrative personae" or "types," even invoking "Joycean realism." We strongly suspect critics will extol the work's linguistic beauty while ignoring how each expression's "beauty" derives from its symbolic freight. The temptation for aesthetic distortion ever haunts contemporary criticism and poetry alike - so rare true readership. Therefore, we conclude this review (simultaneously an invitation to unmediated textual encounter) with Ezra Pound's recent commentary on verses from Faber & Faber's Divine Comedy: "Rarely is clarity the poet's virtue - for every vorticist like Cavalcanti, ten Burchiellos bloated with academic culture. Usury ever lurks among us, yet salvation lies in luminous phanopoeia. Why waste four complex words - 'dolce colore d'oriental zaffiro' - when the corresponding Chinese ideogram would prove more immediate?"
1962
1962
Industria e repressione sessuale in una società padana
Industry and Sexual Repression in a Padanian Society
La presente inchiesta elegge come campo di indagine l’agglomerato di Milano alla propaggine nord della penisola italiana, un protettorato vaticano del Gruppo delle Mediterranee. Milano si trova circa a 45 gradi di latitudine nord dall’Arcipelago della Melanesia e a circa 35 gradi di latitudine sud dall’Arcipelago di Nansen nel Mar Glaciale Artico. Si trova quindi in una posizione pressoché mediana rispetto alle terre civili e se pure fosse più facilmente raggiungibile dalle popolazioni eschimesi tuttavia è rimasta al di fuori dei vari itinerari etnografici. Debbo il consiglio di una indagine su Milano al Professor Korao Paliau del 1’Anthropological Institute delle Isole dell’Ammiragliato e ho potuto condurre la mia inchiesta grazie al generoso aiuto della Aborigen Foundation of Tasmania che mi ha fornito un granì di ventiquattromila denti di cane per affrontare le spese di viaggio ed equipaggiamento. Non avrei peraltro potuto stendere queste note con la dovuta tranquillità, riesaminando il materiale raccolto al ritorno dal mio viaggio, se il Signore e la Signora Pokanau dell’Isola di Manus non mi avessero messo a disposizione una palafitta isolata dal consueto clangore dei pescatori di trepang e dei mercanti di copra che purtroppo hanno reso in frequentabili certe zone del nostro dolce arcipelago. Né avrei peraltro potuto correggere le bozze e riunire le note bibliografiche senza l’affettuosa assistenza di mia moglie Aloa che spesso ha saputo interrompere la confezione di collane di fiori del pua per correre all’arrivo del battello postale e trasportarmi alla palafitta le enormi casse di documenti che via via richiedevo all’Anthropological Documentation Center di Samoa e che per me sarebbero state di troppo peso.
This inquiry elects as its field of study the Milanese conurbation at Italy's northern protrusion - a Vatican protectorate within the Mediterranean Group. Milan lies approximately 45° north of the Melanesian Archipelago and 35° south of Nansen Archipelago in the Arctic Sea, thus occupying median positioning between civilized lands. Though more accessible to Eskimo populations, it remains excluded from standard ethnographical itineraries. My investigation owes its impetus to Professor Korao Paliau of the Admiralty Islands' Anthropological Institute, conducted through the Aborigen Foundation of Tasmania's generous grant of 24,000 canine teeth for travel expenses. Nor could these notes have been composed without Lord and Lady Pokanau of Manus Island providing an isolated stilt-house refuge from the trepang fishermen's clamor that renders parts of our sweet archipelago inhospitable. Final revisions benefited from my wife Aloa's devoted assistance - she frequently abandoned weaving pua flower garlands1 to haul crates of documents dispatched via Samoan post from the Anthropological Documentation Center.
Per anni chi si è avvicinato agli usi e ai costumi dei popoli occidentali lo ha fatto muovendo da uno schema teorico a priori che ha bloccato ogni possibilità di comprensione. Il condannare gli occidentali come popoli primitivi, solo perché son dediti al culto della macchina, ancora lontani da un contatto vivo con la natura, ecco un esempio dell’armamentario di false opinioni con cui i nostri antenati hanno giudicato gli uomini incolori e gli europei in particolare. Una malintesa impostazione storicistica induceva a credere che in tutte le civiltà si attuino dei cicli culturali analoghi, per cui esaminando a esempio il comportamento di una comunità anglosassone si riteneva che essa si trovasse semplicemente a una fase antecedente alla nostra e che un suo successivo sviluppo avrebbe portato un abitante di Glasgow a comportarsi come un melasiano. Si deve quindi all’opera illuminata della dottoressa Poa Kilipak se si è andato affermando il concetto di “modello culturale” con le stupefacenti conclusioni che comportava: un abitante di Parigi vive secondo un complesso di norme e di abitudini che si integrano in un tutto organico e formano una determinata cultura, valida come la nostra seppure di modi diversi. Di qui si aprì la via per una retta indagine antropologica sull’uomo incolore e per una comprensione della civiltà occidentale (poiché - e si potrà anche accusarmi di cinico relativismo - di civiltà si tratta, anche se non segue i modi della nostra civiltà. E non è detto, me lo si permetta, che cogliere noci di cocco salendo a piedi nudi su di una palma costituisca un comportamento superiore a quello del primitivo che viaggia in jet mangiando patatine da un sacchetto di plastica).
For generations, Western ethnographers approached colorless peoples through aprioristic frameworks that precluded true understanding. Condemning Westerners as primitive for their machine-worship and nature-alienation exemplifies the false premises distorting our ancestors' judgments. A misguided historicist paradigm presumed cultural cycles analogous across civilizations - believing Glasgow inhabitants would evolve into Melanesian counterparts. Dr. Poa Kilipak's revolutionary "cultural model" concept shattered these illusions: Parisians exist within an organic complex of norms constituting valid (if alien) civilization. Thus opened the path for proper anthropological study of colorless man and comprehension of Western civilization (though plucking coconuts barefoot may not surpass jet-setting primitives munching potato chips from plastic bags).
Ma anche il metodo della nuova corrente antropologica poteva dar adito a gravi equivoci; come a esempio quando il ricercatore, proprio per l’aver riconosciuto dignità di cultura al “modello” studiato, si rifaceva ai documenti storici direttamente prodotti dagli indigeni soggetti a descrizione, desumendo da quelli le caratteristiche del gruppo stesso.
Yet even the method of this new anthropological current risked grave misunderstandings; as when the researcher, precisely through recognizing the dignity of culture in the studied "model," drew directly from historical documents produced by the indigenous subjects themselves, deriving from these the group's defining characteristics.
1. L’ipotesi del Dr. Dobu di Dobu (Dobu)
1. The Hypothesis of Dr. Dobu of Dobu (Dobu)
Un tipico esempio di questa “illusione storiografica” ci viene dato proprio a proposito del villaggio di Milano da un libro pubblicato nel 1910 dal Dr. Dobu di Dobu (Dobu) intitolato I villaggi italiani e il culto del “risorgimento”, in cui lo studioso cerca di ricostruire la storia della penisola in base agli scritti storici dei nativi.
A textbook example of this "historiographical illusion" is provided regarding the village of Milan by a 1910 book by Dr. Dobu of Dobu (Dobu) titled Italian Villages and the Cult of the "Risorgimento", wherein the scholar attempts to reconstruct the peninsula's history through natives' own historical writings.
Secondo il Dr. Dobu la penisola nel secolo scorso sarebbe stata teatro di lotte acerrime tendenti a ricondurre i vari villaggi sotto un solo dominio; tutto questo ad opera di alcune comunità, mentre altre si opponevano fieramente all’unificazione. Il Dr. Dobu indica le comunità favorevoli come rivoluzionarie o “risorgimentali” (alludendo a un culto della risorgenza diffusosi in quell’epoca, probabilmente a sfondo sciamanico) e quelle contrarie come “reazionarie”.
According to Dr. Dobu, the peninsula in the last century witnessed bitter struggles to unify various villages under a single rule—spearheaded by certain communities while others fiercely opposed unification. Dr. Dobu labels the proponents as revolutionary or "Risorgimento-aligned" (alluding to a shamanic-flavored cult of resurgence prevalent at the time) and the opponents as "reactionaries."
Ecco come il Dr. Dobu, con il suo stile particolare, al quale attribuiremo piuttosto i meriti dell’ornato letterario che non quelli della concretezza scientifica, espone la situazione:
Here is Dr. Dobu's exposition of the situation, rendered in his peculiar style—a style to which we may attribute literary ornamentation rather than scientific rigor:
“Fremiti di risorgimento ardevano per tutta la penisola, ma la reazione vegliava in agguato per mantenere patrioti e cittadini tutti sotto il tallone dell’austriaco. Certamente non tutti gli stati italiani sentivano l’ansia della riunificazione, ma fra tutti il regno di Napoli fu quello che tenne alta la fiaccola della riscossa. Se dobbiamo credere ai documenti fu appunto il Re delle due Sicilie che fondò l’accademia militare della Nunziatella nella quale si formarono i più fervidi patrioti, Morelli e Silvati, Pisacane, De Sanctis. A questo monarca illuminato si dovette dunque la rinascita italiana; ma tramava nell’ombra una oscura figura di austriacante, il Mazzini, del quale poco riportano le storie, salvo che continuamente organizzava falsi complotti che di regola venivano stranamente scoperti e sventati, così che i migliori e più generosi patrioti, astutamente istigati dal Mazzini, cadevano nelle mani dell’austriaco e venivano chi ucciso chi imprigionato. Altro terribile nemico del risorgimento fu Silvio Pellico: il lettore che scorre le pagine di un suo libretto in cui narra il diario della sua detenzione in un carcere austriaco, ha la netta sensazione che un’opera del genere contò per l’unificazione italiana peggio di una battaglia perduta. Da un lato infatti il subdolo narratore dà una immagine dolciastra e idillica di un carcere moravo, luogo di casti riposi ove si discute di varia umanità con carcerieri affabili, si amoreggia, sia pure platonicamente, con fanciulle, si addomesticano insetti e si corre felici a subire amputazioni tanta è la maestria dell’imperiale chirurgia (maestria che gli amputati ricompensano, ambiguamente, con doni floreali). D’altro canto il Pellico dà nella sua operetta, con sottile malizia, una immagine talmente deludente del patriota italiano, facendolo apparire alieno dalla violenza e dalla lotta, in definitiva insensibile a qualsiasi passione, timido e pinzocchero, che la lettura di queste pagine avrà senza dubbio sottratto legioni di giovani energie alla lotta per la risorgenza nazionale (così come nelle terre americane del nord una operetta dal titolo La capanna dello zio Tom riuscì a tal punto a gettare il discredito sugli schiavi negri, facendoli apparire sciocchi, ingenui, e privi di ogni energia, che ancor oggi la sua influenza si avverte negli stati del Sud, ormai irriducibilmente avversi a una razza così inferiore). In posizione singolare si trovavano gli stati Sardi, apparentemente disattenti ai problemi dell’unificazione nazionale. Di essi si sa che l’esercito piemontese intervenne proprio a Milano nel corso di una insurrezione, ma riuscì a tal punto a confondere le cose che fece fallire la rivolta e abbandonò la città e i rivoltosi nelle mani degli austriaci. Per il resto il primo ministro Cavour era per lo più occupato a servire gli interessi di altri paesi, prima aiutando i francesi in una guerra contro i russi a cui il Piemonte era assolutamente estraneo, poi dandosi molte pene per procurare a monarchi stranieri i favori di nobildonne piemontesi. Non risulta che altri tentativi siano stati fatti, per unificare l’Italia, oltre a quello del Regno delle due Sicilie - e si deve a questa sua in flessibile volontà di riuscita se il Piemonte cercò di scatenargli contro, a quanto si legge in qualche testo, un avventuriero uruguaiano.
"Tremors of resurgence smoldered across the peninsula, yet reaction lurked in ambush to keep patriots and citizens alike beneath the Austrian heel. Not all Italian states thirsted for unification, but among them, the Kingdom of Naples bore aloft the torch of revolt. If documents are to be believed, it was none other than the King of the Two Sicilies who founded the Nunziatella military academy, forge of fervent patriots like Morelli and Silvati, Pisacane, and De Sanctis. To this enlightened monarch, then, Italy owed its rebirth. Yet skulking in shadows was Mazzini—a murky Austrophile of whom histories say little beyond his perpetual orchestration of botched plots, invariably uncovered and foiled, thus delivering the noblest patriots, cunningly goaded by Mazzini himself, into Austrian clutches for imprisonment or execution. Another dire foe of the Risorgimento was Silvio Pellico: any reader perusing his booklet chronicling detention in an Austrian prison senses acutely that such a work damaged Italian unification more than a lost battle. On one hand, the sly narrator paints an saccharine, idyllic portrait of a Moravian jail—a haven of chaste repose where affable guards debate humanity, platonic courtships bloom with maidens, insects are domesticated, and inmates skip cheerfully to undergo imperial surgeries (their floral tributes ambiguously rewarding such surgical prowess). On the other, Pellico's pamphlet presents Italian patriots as woefully disappointing—averse to violence, indifferent to struggle, timid and sanctimonious—doubtless deterring legions of youths from the national resurgence (much as in North America, a tract titled Uncle Tom’s Cabin so discredited Negro slaves by depicting them as foolish and spineless that its influence still poisons Southern states against this 'inferior race'). The Sardinian states occupied a peculiar position, seemingly aloof to unification. Their Piedmontese army intervened in Milan during an uprising yet bungled so profoundly as to doom rebels to Austrian reprisals. For his part, Prime Minister Cavour busied himself serving foreign interests—first aiding French wars against Russia (utterly unrelated to Piedmont), then procuring Piedmontese noblewomen for foreign monarchs. Beyond the Two Sicilies' unification efforts, only the Papal State—through men of faith and intellect—worked inexorably to unite Italy under one rule. This grueling struggle saw the Papacy even resorting to cunning ruses, like luring Piedmontese Bersaglieri to Rome to bolster its army. The conflict culminated a century later on April 18, 1948, when at last the entire peninsula gathered beneath the Sign of the Cross."
Ma tutte queste mosse avevano infine un solo scopo: tarpare le ali a quella potenza italiana che, più ancora delle due Sicilie, non sul piano militare ma su quello della persuasione e del pensiero, lavorava infallibilmente a unificare l’Italia: lo Stato Pontificio. Avvalendosi dell’opera di uomini di fede e di pensiero, lo Stato Pontificio agì indefessamente per ricondurre l’Italia sotto un solo governo. Fu una lotta dura e appassionata, nel corso della quale il Papato ricorse persino a sottili sotterfugi, quale quello di attirare i bersaglieri piemontesi a Roma allo scopo di procurarsi anche un forte esercito. Fu una lotta tenace e lunga, che si concluse definitivamente solo cento anni dopo, il 18 aprile del 1948, quando infine tutta la penisola si trovò riunita sotto il Segno della Croce.”
Now, what does the researcher disembarking in Milan observe of the barbarous yet politically nuanced situation that Dr. Dobu’s laughable historiography conjures? Alas, the field notes permit but two hypotheses: either a regressive phenomenon over the past fifty years has erased all traces of Dobu’s political schema, or the Milanese community remained untouched by Italy’s upheavals—a testament to its inhabitants’ colonial passivity, resistant to acculturation and condemned to the frenetic social mobility common among primitive tribes.
Ora, il ricercatore che sbarca a Milano cosa vede della situazione barbara ma politicamente articolata che la risibile storiografia del Dr. Dobu ci lasciava immaginare? Ahimè, quello che il ricercatore è condotto ad annotare lascia adito a due sole ipotesi: una, che negli ultimi cinquanta anni si sia verificato qualche fenomeno regressivo per cui ogni vestigio dell’articolazione politica descritta dal Dobu sia scomparso; l’altra, che la comunità di Milano sia rimasta estranea ai grandi rivolgimenti che impegnavano la penisola italiana, e questo in virtù di una natura eminentemente coloniale e passiva dei suoi abitanti, negati a ogni acculturazione e condannati a una frenetica mobilità sociale non rara, peraltro, in molte comunità primitive.
2. La “Pensée Sauvage” (Saggio di ricerca sul campo)
2. La Pensée Sauvage (Field Research Essay)
La giornata dell’indigeno milanese si svolge secondo i ritmi solari elementari. Di buonora esso si sveglia per recarsi alle incombenze tipiche di questa popolazione, raccolta di acciaio nelle piantagioni, coltivazione di profilati metallici, concia di materie plastiche, commercio di concimi chimici con l’interno, semina di transistori, pascolo di lambrette, allevamento di alfaromeo e così via. L’indigeno tuttavia non ama il suo lavoro e fa il possibile per evitare il momento in cui lo inizierà; quello che è curioso è che i capi del villaggio paiono assecondarlo, eliminando ad esempio le vie consuete di trasporto, divellendo le rotaie dei primitivi tramways, confondendo la circolazione con larghe strisce gialle dipinte lungo le mulattiere (con chiaro significato di tabù) e infine scavando profonde buche nei punti più inopinati, dove molti indigeni precipitano e vengono probabilmente sacrificati alle divinità locali. È difficile spiegare psicologicamente l’attitudine dei capi del villaggio, ma questa distruzione rituale delle comunicazioni è legata senza dubbio a riti di risurrezione (si pensa ovviamente che costringendo schiere di abitanti nelle viscere della terra, dalla loro immolazione quale seme, nasceranno altri individui più forti e robusti). Ma la popolazione ha immediatamente reagito con una chiara sindrome nevrotica a questo atteggiamento dei capi, elaborando un culto nato apparentemente per generazione spontanea, vero e proprio esempio di esaltazione collettiva: il “culto della metropolitana da carico” (tube cult). Ad epoche determinate si propaga cioè per la città “Il Rumore”, e gli indigeni vengono posseduti dalla fiducia quasi mistica che un giorno enormi veicoli si muoveranno nelle viscere della terra trasportando ogni individuo a velocità miracolosa in qualsiasi punto del villaggio. Il Dr. Muapach, un serio e preparato membro della mia spedizione, si è chiesto anzi a un certo punto se “Il Rumore” traesse origine da qualche fatto reale, ed è sceso in queste caverne: ma non vi ha trovato nulla che potesse sia pure lontanamente giustificare la diceria.
The day of the Milanese native unfolds according to elementary solar rhythms. At dawn they awaken to attend to this population's characteristic tasks: harvesting steel in plantations, cultivating metal profiles, tanning plastic materials, trading chemical fertilizers with inland regions, sowing transistors, herding lambrettes, breeding Alfaromeos, and so forth. Yet the native despises their labor and strives to delay its commencement. Curiously, the village chieftains appear to indulge this tendency, obliterating customary transport routes—uprooting tramway rails, confounding circulation with broad yellow stripes painted along mule tracks (clear tabù markers), and excavating gaping pits at unforeseeable locations where many natives plunge, likely sacrificed to local deities. The psychological rationale behind the chieftains' attitude eludes explanation, but this ritual destruction of infrastructure undoubtedly connects to resurrection rites (one presumes that by compelling hordes into the earth's bowels as seminal offerings, stronger progeny shall emerge). The populace, however, has responded with acute neurosis, spontaneously generating an ecstatic collective cult: the "Cult of the Freight Metro" (tube cult). At appointed epochs, "The Noise" propagates through the city, and natives become possessed by mystical faith that colossal vehicles shall one day course through subterranean veins, miraculously conveying each individual to any village coordinate. Dr. Muapach, a serious and well-prepared member of our expedition, even hypothesized whether "The Noise" originated in some tangible phenomenon and descended into these caverns—yet found nothing remotely justifying the rumor.
Che i capi della città tengano a mantenere la popolazione in uno stato di incertezza è provato da un rituale mattutino, la lettura di una sorta di messaggio ieratico che i capi fanno pervenire ai loro sudditi sul far dell’alba, il “Corriere della Sera”: la natura ieratica del messaggio è sottolineata dal fatto che le nozioni che comunica sono puramente astratte e prive di alcun riferimento con la realtà; in altri casi il riferimento, come abbiamo potuto verificare, è apparente, così che all’indigeno viene prospettata una sorta di controrealtà o realtà ideale nella quale egli presume di muoversi come in una foresta dalle viventi colonne, vale a dire in un mondo eminentemente simbolico e araldico.
That the city's rulers maintain the populace in perpetual uncertainty is evidenced by a matutinal ritual: the recitation of a hieratic missive delivered to subjects at daybreak, the Corriere della Sera. The message's hieratic nature is underscored by its purely abstract notions, devoid of reality's tether. In other instances, as we have verified, references appear merely illusory, projecting a counter-reality or ideal realm where the native presumes to wander—a forest of living columns, a world steeped in symbolism and heraldry.
Tenuto costantemente in questo stato di smarrimento, l’indigeno vive in una persistente tensione che i capi gli permettono di scaricare solo nelle festività collettive, quando la popolazione si riversa a frotte in costruzioni immense di forma elissoidale dalle quali proviene senza interruzione un clamore spaventoso.
Perpetually disoriented, the native exists in sustained tension, which the chieftains permit them to discharge solely during collective festivals. Then the populace floods into vast ellipsoidal structures from which an unremitting cacophony emanates.
Inutilmente abbiamo tentato di entrare in una di queste costruzioni; con una diplomazia primitiva ma smaliziatissima gli indigeni ce lo hanno sempre impedito, pretendendo che noi si esibisse per l’accesso dei messaggi simbolici che apparentemente risultavano in vendita, ma per i quali ci è stato chiesto un tale quantitativo di denti di cane che noi non avremmo potuto pagare senza dovere in seguito abbandonare la ricerca. Costretti dunque a seguire la manifestazione dall’esterno, dapprima si era formulata l’ipotesi, avallata dai rumori fragorosi e isterici, che si trattasse di riti orgiastici; ma in seguito ci si è fatta chiara l’orribile verità. In questi recinti gli indigeni si dedicano, con il consenso dei capi, a riti di cannibalismo, divorando esseri umani acquistati presso altre tribù. La notizia di questi acquisti viene anzi data nei consueti messaggi ieratici mattutini, dove si può assistere giorno per giorno a una vera e propria cronaca delle acquisizioni gastronomiche; dalla qual cronaca emerge che particolarmente pregiati sono gli stranieri di colore, quelli di alcuni ceppi nordici e in gran quantità gli ispanoamericani. A quanto ci è stato dato di ricostruire, le vittime vengono divorate in enormi portate collettive composte da più individui, secondo complicate ricette che vengono pubblicamente esposte per le strade, nelle quali si presenta una sorta di posologia non ignara di reminiscenze alchemiche, del tipo di 3 a 2, 4 a 0, 2 a 1. Che il cannibalismo non rappresenti tuttavia una semplice prescrizione religiosa ma un vizio diffuso, radicato in tutta la popolazione, è dimostrato dalle somme enormi che gli indigeni paiono spendere per l’acquisto dei cibi umani.
Our attempts to enter these edifices proved futile. With primitive yet consummate diplomacy, the natives barred our access, demanding we produce symbolic entry tokens ostensibly available for purchase—though the exorbitant dog-tooth price would have bankrupted our expedition. Forced to observe externally, we initially hypothesized orgiastic rites from the hysterical clamor. But a horrifying truth soon crystallized: within these enclosures, with chieftainly sanction, natives practice cannibalism, devouring humans procured from foreign tribes. Gastronomic acquisitions are even chronicled in the daily hieratic bulletins, revealing particular esteem for pigmented foreigners, certain Nordic strains, and Hispanics in bulk. From our reconstructions, victims are collectively consumed in gargantuan servings of multiple individuals, following intricate recipes publicly displayed on thoroughfares—posological formulae tinged with alchemical residue (3-2, 4-0, 2-1). That cannibalism transcends mere religious observance to become a ubiquitous vice is evidenced by the astronomical sums natives expend on human comestibles.
Pare tuttavia che presso i gruppi più abbienti questi banchetti domenicali suscitino un vero e proprio terrore, in modo che, nel momento in cui la maggior parte della popolazione si avvia ai refettori collettivi, i dissidenti si danno a una fuga disperata lungo tutte le vie di uscita dal villaggio, urtandosi disordinatamente, calpestandosi con i veicoli, perdendo la vita in sanguinosi tafferugli. Sembra che costoro, presi da una sorta di menadismo, intravvedano come unica salvezza la via del mare, dato che la parola che ricorre con maggior insistenza in questi esodi sanguinosi è “la barca”.
Yet among affluent circles, these Sabbath feasts provoke genuine terror. As multitudes advance toward communal refectories, dissenters desperately flee along all egress routes—colliding chaotically, trampling each other with vehicles, perishing in sanguinary scuffles. Seized by maenadic frenzy, they evidently envision maritime salvation, for the phrase "the boat" obsessively punctuates these bloody exoduses.
Il basso livello intellettuale degli indigeni è dimostrato dal fatto che essi evidentemente ignorano che Milano non si trova sul mare; e così scarsa è la loro capacità di memorizzazione che ad ogni domenica mattina si danno alla consueta fuga precipitosa per rientrare nella città in mandrie spaurite la sera stessa, cercando rifugio nelle proprie capanne, pronti a dimenticare la loro cieca avventura il giorno dopo.
The natives' intellectual paucity is starkly evidenced by their apparent ignorance of Milan's landlocked geography. Their mnemonic incapacity is such that each Sabbath morn brings the same frenzied exodus, only for spooked herds to slink back by dusk, cowering in hovels—poised to forget their blind escapade by morrow's light.
D’altra parte sin dai suoi primi anni il giovane nativo viene educato in modo che lo smarrimento e l’incertezza siano posti a fondamento di ogni suo gesto. Tipici a questo proposito sono i riti di passaggio che hanno luogo in locali sotterranei, dove i giovani vengono iniziati a una vita sessuale dominata da un tabù inibitivo. Caratteristica è la danza che essi praticano, in cui un giovane e una giovane si pongono l’uno di fronte all’altra dimenando le anche e muovendo avanti e indietro le braccia piegate ad angolo retto, sempre in modo che i corpi non si tocchino. Già da queste danze traspare il più totale disinteresse da parte di ambo i partecipanti, completamente ignari l’uno dell’altro, tanto che quando uno dei danzatori si piega assumendo la posizione consueta dell’atto sessuale - mimandone le fasi ritmiche - l’altro si ritrae come inorridito e cerca di sfuggire curvandosi talvolta sino a terra; ma nel momento in cui l’altro, ormai pervenuto a raggiungerlo, potrebbe usare di lui, se ne allontana di colpo ristabilendo le distanze. L’apparente asessualità della danza (un vero e proprio rito iniziatico improntato a ideali di astinenza totale) è tuttavia complicato da alcuni particolari osceni. Infatti il danzatore maschio, anziché ostentare normalmente il membro nudo e farlo roteare tra gli applausi della folla (come farebbe qualsiasi nostro fanciullo partecipando a una festa sull’isola di Manus o altrove), lo tiene accuratamente coperto (lascio immaginare al lettore con quale impressione complessiva di ribrezzo per l’osservatore anche più spregiudicato). Del pari la danzatrice non lascia mai scorgere i seni, e sottraendoli alla vista dei presenti contribuisce ovviamente a creare desideri insoddisfatti che non possono non provocare frustrazioni profonde.
Moreover, from earliest youth the native is educated such that disorientation and uncertainty form the foundation of every gesture. Typical in this regard are the rites of passage conducted in subterranean chambers, where youths are initiated into a sexual life dominated by inhibitory taboos. Characteristic is the dance they perform: a young male and female face each other, swaying hips and thrusting bent arms forward and backward at right angles, ensuring bodies never touch. These dances reveal total mutual disinterest, each oblivious to the other. When one dancer bends into the customary posture of coitus—rhythmically miming its phases—the other recoils in horror, contorting earthward to escape. Yet just as the pursuer reaches their quarry, they abruptly withdraw, reestablishing distance. The dance’s apparent asexuality (a true initiatory rite enforcing abstinence) is complicated by obscene details. The male dancer, instead of proudly displaying his naked member and whirling it to crowd applause (as any Manus Island child would during festivities), keeps it fastidiously concealed (let the reader imagine the collective revulsion this provokes even in the most jaded observer). Similarly, the female never bares her breasts, withholding them from view to cultivate unsatisfied desires that inevitably breed profound frustration.
Il principio di frustrazione come costitutivo del rapporto pedagogico appare del resto funzionare anche nelle assemblee degli anziani, ugualmente compiute in sottordine, dove apparentemente si celebra un ritorno ai valori morali-naturali elementari: infatti una danzatrice appare lubricamente coperta di indumenti e gradatamente si spoglia mostrando le proprie membra, in modo che l’osservatore è portato a pensare che si stia qui preparando una risoluzione catartica dell’emozione, che dovrebbe sopravvenire quando la danzatrice si mostrasse pudicamente nuda. In realtà - per ordine espresso dei capi, come ci è stato dato di appurare - la danzatrice all’ultimo conserva alcuni indumenti fondamentali, oppure finge di toglierseli per scomparire, nell’istante in cui accenna a farlo, nel buio che improvvisamente invade la caverna. In tal modo gli indigeni escono da questi luoghi ancora in preda alle loro turbe.
The principle of frustration as constitutive of the pedagogical relationship likewise governs elders’ assemblies, held in subordinate caverns where an apparent return to elemental moral-natural values is staged. Here, a lubriciously clad dancer gradually disrobes, limbs exposed in sequence, leading observers to anticipate cathartic resolution upon her modest nudity. In reality—by chieftains’ decree, as we ascertained—she retains foundational garments or feints removal before vanishing into sudden darkness. Thus the natives emerge from these rites still gripped by agitation.
Ma la domanda che il ricercatore si pone è la seguente: sono lo smarrimento e la frustrazione veramente effetto di una decisione pedagogica consapevole, oppure concorre a questo stato di cose, influenzando le stesse decisioni dei capi e dei sacerdoti, qualche causa più profonda connessa alla stessa natura dell’habitat milanese? Terribile domanda, perché in questo caso si porrebbe il dito sulle sorgenti profonde della mentalità magica che possiede i nativi, e si discenderebbe alle madri oscure da cui si origina la notte dell’anima di quest’orda primitiva.
But the researcher must ask: Are disorientation and frustration truly effects of conscious pedagogical design, or do deeper causes—tied to Milan’s habitat itself—influence even chieftains’ decisions? A terrifying question, for this would expose the dark springs of the natives’ magical mentality, plunging us into the primal night of their soul’s abyss.
3. Il paradosso di Porta Ludovica (Saggio di fenomenologia topologica)
3. The Porta Ludovica Paradox (Essay in Topological Phenomenology)
Per spiegare sia la situazione di smarrimento e passività, che la refrattarietà a qualsiasi inculturazione, propri di questi indigeni, altri studiosi sono già ricorsi all’ipotesi, originariamente avanzata a livello etnologico dalla dottoressa Poa Kilipak: l’indigeno milanese ha la coscienza confusa di vivere in uno “spazio magico” in cui non sono valide le determinazioni del davanti-dietro-destra-sinistra e di conseguenza è improgettabile qualsiasi orientamento, qualsiasi operazione finalizzata (al che conseguirebbe per il nativo una atrofizzazione di varie funzioni cerebrali e uno stato di passività ormai ancestrale). Lo spazio su cui sorge Milano sarebbe inteso dagli indigeni (o sarebbe veramente, secondo altri, ovviamente più inclini a un riconoscimento effettivo delle categorie magiche) uno spazio instabile che sottopone a scacco ogni calcolo direzionale e pone l’individuo al centro di coordinate che variano continuamente - sarebbe dunque uno spazio topologico, pari a quello su cui si troverebbe a vivere un microbo che avesse eletto come propria abitazione un bolo di cheewing-gum nel lasso di tempo (per il microbo: periodo storico , era geologica), in cui viene masticato da un essere di dimensioni macroscopiche.
To explain both the natives’ disoriented passivity and resistance to acculturation, scholars have adopted the hypothesis first advanced ethnologically by Dr. Poa Kilipak: The Milanese native dimly perceives existence within a "magical space" where front-back-left-right determinations collapse, rendering all orientation and purposive action unplannable (resulting in cerebral atrophy and ancestral passivity). The space upon which Milan is built is intuited by natives—or perhaps objectively is, per those inclined to recognize magical categories—as unstable, thwarting directional calculations and situating individuals within ever-shifting coordinates. It would thus constitute a topological space akin to that inhabited by a microbe electing to dwell in chewing gum during the macroscopic mastication period (which for the microbe spans geological epochs).
Il carattere dello “spazio milanese” è descritto egregiamente dal professor Moa nel suo Paradosso di Porta Ludovica (o della triangolazione ambigua). Ciascun individuo, sia un individuo civile delle isole Marchesi sia un selvaggio europeo - argomenta il Moa, si muove nello spazio attraverso “progetti orientativi attuati mediante triangolazioni. Queste triangolazioni riposano sull’assunzione dei concetti euclidei di una geometria piana assumendo come modelli parametrici le figure del quadrato, del triangolo o del cerchio. Ad esempio un selvaggio di Torino che sia abituato a raggiungere il monumento a Vittorio Emanuele in linea retta partendo da Porta Nuova e percorrendo Corso Vittorio Emanuele sino a un punto X, attraverso opportune triangolazioni sa che potrà raggiungere lo stesso punto grazie a una “deviazione in forma di quadrato”: egli potrà cioè percorrere i lati del quadrato “Porta Nuova - Via Sacchi - (angolo di novanta gradi) - Corso Stati Uniti (angolo di novanta gradi) - Corso Re Umberto - Corso Vittorio Emanuele al punto X”.
Professor Moa’s Porta Ludovica Paradox (or Paradox of Ambiguous Triangulation) masterfully describes this "Milanese space." Whether a Marquesas Islander or European savage, Moa argues, all beings navigate space through "orientational projects enacted via triangulations." These triangulations assume Euclidean planar geometry, using square, triangle, or circle as parametric models. A Turin savage accustomed to reaching the Vittorio Emanuele monument via straight path from Porta Nuova along Corso Vittorio Emanuele to point X knows through triangulation that he can reach the same point via "square deviation": traversing the square’s sides from Porta Nuova–Via Sacchi (90° turn)–Corso Stati Uniti (90° turn)–Corso Re Umberto–Corso Vittorio Emanuele to X.
Così un indigeno di Parigi che abbia compiuto il percorso “Etoile Place de la Bastille” sa di avere toccato due punti di una circonferenza percorrendo una corda di questa; ma che potrà raggiungere ugualmente da Place de la Bastille l’Etoile percorrendo la circonferenza stessa nell’arco “Bvd. Richard Lenoir - Place de la Republique - i Boulevards Saint Martin - Saint Dénis Bonne Nouvelle - de la Poissonnière Montmartre - Haussmann - e infine l’Avenue Friedland sino all’Étoile”.
Similarly, a Parisian native who has traversed "Étoile to Place de la Bastille" knows he has connected two circumference points via chord, yet can also reach Étoile from Bastille by following the circumference arc: Bd. Richard Lenoir–Place de la République–Bd. Saint-Martin–Saint-Dénis–Bonne Nouvelle–de la Poissonnière–Montmartre–Haussmann–Av. Friedland to Étoile.
Diversamente accade col paradosso di Porta Ludovica. Ascoltiamo cosa dice Moa:
The Porta Ludovica Paradox operates differently. Let us hear Moa’s account:
“Si dia un indigeno milanese pervenuto a tale livello di capacità astrattiva da avere elaborato l’ipotesi più facile sul proprio habitat, quella che cioè Milano abbia struttura circolare spiraliforme. Naturalmente nessun indigeno milanese potrebbe arrivare a tale grado di capacità operativa proprio perché lo spazio topologico in cui vive lo rende inadatto alla formazione di qualsiasi schema stabile. Tuttavia posta questa ipotesi il nostro soggetto si immaginerebbe la struttura di Milano più o meno come la superficie di un quadro di Hundertwasser. Si ponga dunque che il soggetto abbia fatto in passato la seguente esperienza (anche l’ipotesi che, fatta l’esperienza, sia riuscito a memorizzarla e ad estrapolarne uno schema di predizione è puramente teorica): ha appreso che può raggiungere Porta Ludovica da Piazza Duomo lungo la retta ‘Via Mazzini Corso Italia’; quindi ha appreso che può raggiungere Piazza Generai Cantore (Porta Genova) da Piazza Duomo lungo la retta Via Torino Carrobbio Via Correnti Corso di Porta Genova; posta l’ipotesi che le due direttive costituiscano i raggi di una circonferenza di cui Piazza Duomo sia il centro, ha sperimentato il raccordo ‘Piazza Generai Cantore Porta Ludovica’ attraverso l’arco di circonferenza ‘Viale d’Annunzio Porta Ticinese Via Giangaleazzo’. La sua previsione è stata coronata da successo. Ne ha dunque imprudentemente estrapolato una regola generale come se lo spazio su cui si muove fosse stabile e immodificabile, e ha tentato una operazione ulteriore: scoperta l’altra direttrice ‘Piazza Duomo Via Torino Via Correnti Via San Vincenzo Via Solari Piazza Napoli’, ha interpretato anche questa come un raggio della circonferenza e ha progettato di collegare Piazza Napoli a Porta Ludovica mediante l’arco di circonferenza. Egli sa che il terzo raggio percorso è più lungo dei due precedenti, e sa dunque che la circonferenza su cui si trova Piazza Napoli è esterna rispetto a quella su cui si trova Porta Ludovica. Decide pertanto di correggere a un certo punto il percorso sul suo arco, deviando verso il centro. Inizia dunque l’arco di circonferenza percorrendo Via Troya, Viale Cassala, Viale Liguria, Via Tibaldi, Viale Toscana, Via Isonzo (piega un poco verso il centro), Viale Umbria, Viale Piceno, Via dei Mille, Viale Abruzzi: giunto a Piazzale Loreto piega di nuovo verso il centro (diversamente, egli sa, finirebbe a Monza), percorre Viale Brianza, Viale Lunigiana, Viale Marche, Via Jenner, piega ancora verso il centro sempre aggiustando il tiro, fa Via Caracciolo, Piazza Firenze, Viale Teodorico, Piazzale Lotto; a questo punto, timoroso di non avere raggiunto a sufficienza le volute interne della spirale piega ancora verso il centro per Via Migliara, Via Murillo e Via Ranzoni, Via Bezzi, Via Misurata. E a questo punto si ritrova a Piazza Napoli dopo aver percorso il circuito di Milano. Gli esperimenti hanno dimostrato che da questo punto in avanti il soggetto perde ogni capacità di avanzare previsioni. Per quanto corregga la deviazione verso il centro riducendo il percorso sull’apparente arco di circonferenza, esso si ritroverà a Porta Ticinese, Piazza Medaglia d’Oro, ma mai a Porta Ludovica. Questo porta a supporre che Porta Ludovica non esista per chi triangola nello spazio milanese partendo da Piazza Napoli. In effetti qualsiasi progetto direzionale da allora sarà inevitabilmente frustrato, i tentativi di orientamento cercheranno di esercitarsi prescindendo da una schematizzazione preliminare dello spazio milanese, ma di fatto sarà impossibile al soggetto evitare il ricorso a riferimenti euclidei spontanei quali ‘se faccio tre passi a sinistra, tre passi avanti e tre passi a destra mi ritrovo tre passi avanti sulla linea retta che si origina dal punto di partenza’. Di solito il soggetto, in seguito a un calcolo del genere, si ritrova quasi invariabilmente in zona Monforte, indicabile come luogo geometrico di ogni destinazione possibile. Lo spazio milanese si allunga e si contrae come un elastico e le contrazioni sono influenzate dai movimenti che il soggetto progetta in esso, di modo che gli è impossibile prevederle come base del progetto stesso.
“Let us posit a Milanese native who has attained such a level of abstractive capacity as to have formulated the simplest hypothesis about his habitat: namely, that Milan possesses a spiral-circular structure. Naturally, no Milanese native could ever reach this degree of operative capacity precisely because the topological space he inhabits renders him unfit for forming any stable schema. Nevertheless, granted this hypothesis, our subject would imagine Milan’s structure roughly akin to the surface of a Hundertwasser painting. Let us further suppose that the subject has previously undergone the following experience (even the assumption that, having had this experience, he managed to memorize it and extrapolate a predictive schema remains purely theoretical): he has learned that he can reach Porta Ludovica from Piazza Duomo along the straight line ‘Via Mazzini Corso Italia’; he has likewise learned that he can reach General Cantore Square (Porta Genova) from Piazza Duomo along the straight line Via Torino Carrobbio Via Correnti Corso di Porta Genova; assuming these two trajectories constitute radii of a circumference with Piazza Duomo as its center, he has tested the connector ‘General Cantore Square to Porta Ludovica’ via the circumferential arc ‘Viale d’Annunzio Porta Ticinese Via Giangaleazzo’. His prediction met with success. He thus imprudently extrapolated a general rule, as though the space he navigates were stable and immutable, and attempted a further operation: having discovered another radial line ‘Piazza Duomo Via Torino Via Correnti Via San Vincenzo Via Solari Piazza Napoli’, he interpreted this too as a radius of the circumference and planned to link Piazza Napoli to Porta Ludovica through a circumferential arc. He knows this third traversed radius is longer than the prior two, and thus that the circumference containing Piazza Napoli lies outside that of Porta Ludovica. He therefore decides to adjust his path along the arc at a certain point, veering toward the center. He begins the circumferential arc by traversing Via Troya, Viale Cassala, Viale Liguria, Via Tibaldi, Viale Toscana, Via Isonzo (slightly bending toward the center), Viale Umbria, Viale Piceno, Via dei Mille, Viale Abruzzi: upon reaching Piazzale Loreto, he veers again toward the center (else, he knows, he would end in Monza), proceeds along Viale Brianza, Viale Lunigiana, Viale Marche, Via Jenner, further adjusting his trajectory toward the center, takes Via Caracciolo, Piazza Firenze, Viale Teodorico, Piazzale Lotto; here, fearing insufficient progress toward the spiral’s desired inner coils, he bends once more toward the center through Via Migliara, Via Murillo and Via Ranzoni, Via Bezzi, Via Misurata. At this juncture, he finds himself at Piazza Napoli after circumnavigating Milan. Experiments have demonstrated that beyond this point, the subject loses all capacity for prediction. However much he corrects his centerward deviation by shortening the apparent circumferential arc, he will invariably arrive at Porta Ticinese, Piazza Medaglia d’Oro, but never at Porta Ludovica. This leads us to infer that Porta Ludovica does not exist for those triangulating through Milanese space from Piazza Napoli. In effect, any subsequent directional project will inevitably be frustrated; attempts at orientation will strive to dispense with preliminary schematizations of Milanese space, yet the subject will find it impossible to avoid recourse to spontaneous Euclidean references such as ‘if I take three steps left, three forward, and three right, I should find myself three steps ahead along the straight line originating from my starting point.’ Typically, following such calculations, the subject almost invariably ends up in zona Monforte, identifiable as the geometric locus of all possible destinations. Milanese space stretches and contracts like an elastic band, its contractions influenced by the very movements the subject projects within it, rendering their anticipation as a basis for the project itself impossible.
Come è noto agli studiosi il Moa tentò in seguito di dimostrare il secondo paradosso di Porta Ludovica, assumendo l’ipotesi che, ponendo a punto di partenza Porta Ludovica, risultasse impossibile individuare zona Monforte (trovando un’eccezione al postulato di zona Monforte come luogo geometrico di ogni destinazione possibile). Ma non si sa se la sua ricerca sia stata coronata da successo perché il corpo del Moa non è stato mai ritrovato - benché corra tra i nativi la leggenda che il suo spirito implacato vaghi da tempo immemorabile a Piazza Napoli, dalla quale, una volta pervenuto, non è più stato capace di allontanarsi. Il che se fosse accaduto, spetterebbe al Moa l’aver dimostrato l’irreversibilità del paradosso di Porta Ludovica; ma l’ipotesi più agghiacciante è che lo spirito del Moa vaghi a Piazza Napoli alla vana ricerca del corpo che giacerebbe insepolto in Piazza Tricolore, zona Monforte.
As scholars know, Moa later attempted to demonstrate the second paradox of Porta Ludovica by hypothesizing that, taking Porta Ludovica as a starting point, it would prove impossible to locate zona Monforte (thereby finding an exception to the postulate of zona Monforte as the geometric locus of all possible destinations). But it remains unknown whether his research succeeded, for Moa's body was never recovered - though natives whisper legends that his unappeased spirit has wandered since time immemorial through Piazza Napoli, from which, once arrived, it could never depart. Were this true, Moa would deserve credit for proving the irreversibility of the Porta Ludovica paradox; yet the most chilling hypothesis suggests that Moa's spirit roams Piazza Napoli in vain search of his corpse, which lies unburied in Piazza Tricolore, zona Monforte.
Naturalmente l’ipotesi topologica del Moa è parsa insoddisfacente ai filosofi, che hanno tentato di fondare l’ambiguità spaziale di Milano su una precisa struttura dell’esistenza.
Naturally, philosophers found Moa's topological hypothesis unsatisfactory, seeking instead to ground Milan's spatial ambiguity in precise existential structures.
Dalle ricerche topologiche di Moa ha così preso le mosse la Mailandanalyse di Karl Opomat, uno studioso delle isole dell’Ammiragliato educatosi a queste ricerche durante il periodo in cui questi territori ammisero entro i loro confini, per stages di acculturazione, numerosi “coloni” tedeschi.
From Moa's topological inquiries thus emerged the Mailandanalyse of Karl Opomat, a scholar of the Admiralty Islands who honed his methods during that territory's acculturation stages admitting numerous German "colonizers."
L’esserci-in-Milano (scrive l’Opomat) si presenta come un essere-per-Porta-Ludovica nel mondo fittizio dell’appagatività. Anche l’esser-in-Milano si comprende preliminarmente nel modo del rimandarsi, è il ciò-quanto-a-cui del preliminare lasciar venire incontro Porta Ludovica. L’in-che della comprensione autorimandantesi quale ciò-quanto-a-cui del lasciar venire incontro Porta Ludovica nel modo di essere dell’appagatività, è il fenomeno dell’esserci-in-Milano. Ma nella milanità stessa di Milano in generale (Mailandlichkeit von Mailand überhaupt) l’esserci-in-Milano deve essere posto in chiaro in quanto Cura (Sorge), e il prendersi cura è un prendersi cura di Porta Ludovica secondo le tre estasi della temporalità, tuttavia in modo che l’Essere-per-Porta-Ludovica non possa non essere un Essere-per-Monforte.
"Being-in-Milan" (writes Opomat) "manifests as Being-toward-Porta-Ludovica within the fictive world of appeasability. Even Being-in-Milan is preliminarily comprehended through referral - it is the wherein of letting Porta Ludovica approach beforehand. The wherein of self-referential understanding as the wherein of letting Porta Ludovica approach through modes of appeasability constitutes the phenomenon of Being-in-Milan. Yet within the Milanity of Milan in general (Mailandlichkeit von Mailand überhaupt), Being-in-Milan must be clarified as Care (Sorge), and this caring is a caring-for-Porta-Ludovica according to temporal ecstasies, though in such manner that Being-toward-Porta-Ludovica cannot but be a Being-toward-Monforte."
La visione tragica dell’Opomat doveva temperarsi negli studi ulteriori (cfr. la nozione di Piazza Napoli come “disvelamento”), ma non ha mai potuto sottrarsi a una forte tonalità negativa.
Opomat's tragic vision would later soften in subsequent studies (cf. the notion of Piazza Napoli as "unconcealment"), yet never shed its fundamentally negative tonality.
Più aderente alla situazione temporale messa in luce dal Moa è invece la penetrante fenomenologia di un altro pensatore, il compianto Manoi Cholai, nei cui manoscritti inediti troviamo una vertiginosa analisi dello stato di smarrimento in cui si trova chi venga immesso nella “fluenza” della situazione spaziale milanese:
More attuned to the temporal situation revealed by Moa is the penetrating phenomenology of another thinker, the late Manoi Cholai, whose unpublished manuscripts contain vertiginous analyses of the disorientation experienced when plunged into Milan's spatial "fluency":
“Il suo essere adesso (di Milano) è sempre nello sgorgare originario e nel diffondersi (Urquellen e Verquellen), e in modo tale che il diffondersi equivale a una costante modificazione, che rende il vero e proprio presente (Urpräsent) non più originariamente presente, lo trasforma in appena stato, a cui però si aggiunge costantemente un nuovo presente originario (zona Monforte) che è sgorgante e che a sua volta si diffonde, e al quale se ne aggiunge uno nuovo nel modo dell’adesso originariamente sgorgante e via di seguito. Si ha in Milano un distanziarsi (Auseinandersein) che sia anche una successione (Nacheinander), nel senso di un distanziarsi dei punti nel tempo. Nel moto da Porta Ludovica a Piazza Napoli sono contemporaneamente presenti l’adesso e la continuità dei già-stati (Gewesenheiten), l’orizzonte del mantenere (Behalten) e del sopravvenire (des Zukommendes). Ci viene incontro qui dapprima la mediatezza dell’implicazione intenzionale, rispettivamente alla modificazione ritenzionale. Dal punto sorgivo (Porta Ludovica) irradia una coscienza successiva del già-stato-poco-fa, dell’immediato già-stato, a cui si aggiunge una fase di coscienza del poco-fa di ogni poco-fa, e così abbiamo un continuo “di di di di’. Lo scorrere ritenzionale è caratterizzato in se stesso quale continuo essere-già-scorso, in cui il già-scorso, nei singoli stadi, è caratterizzato come già-scorso di uno scorrere e come mediatamente già scorso, ecc.”
"Milan's present-being perpetually resides in primordial welling-forth and diffusion (Urquellen and Verquellen), such that diffusion equates to constant modification. This renders the authentic present (Urpräsent) no longer primordially present, transforming it into mere having-been, to which however a new primordial present (zona Monforte) constantly accrues - a present that wells forth, diffuses, and in turn receives new originative now-moments. In Milan, distancing (Auseinandersein) coexists with succession (Nacheinander) as temporal point-dispersion. The movement from Porta Ludovica to Piazza Napoli simultaneously presents the now and the continuum of having-beens (Gewesenheiten), the horizon of retention (Behalten) and impendingness (des Zukommendes). Here we first encounter the mediacy of intentional implication, corresponding to retentional modification. From the welling point (Porta Ludovica) radiates subsequent consciousness of the just-having-been, the immediate having-been, to which accrues a phase-consciousness of the just-past of every just-past, thus generating a continuous 'of of of of.' The retentional flux characterizes itself as perpetual having-elapsed, wherein the elapsed - across individual stages - manifests both as the elapsed of fluxing and as mediately elapsed, etc."
Ma è chiaro come il complicarsi di queste analisi, rispettabilissime, non ci aiuti a superare di molto il punto già acquisito dal Moa, il doversi l’arretratezza mentale del nativo milanese all’azione disordinatrice che l’ambiguità della situazione spaziale attua sui centri nervosi (influenzando direttamente il labirinto, a detta di alcuni rappresentanti del vecchio positivismo - i quali tra l’altro tendono a parlare non solo di in fluenza sulle trombe di Eustachio, ma persino sulle trombe di Falloppio per le indigene che si aggirano nottetempo per i viali delle cerchie interne della città).
Yet clearly, for all their respectable complexity, such analyses scarcely advance us beyond Moa's foundational insight: that the Milanese native's mental backwardness stems from spatial ambiguity's disordering effects on neural centers (directly labyrinthine impact, per certain positivist holdouts - who further speculate about influence not only on Eustachian tubes but even Fallopian tubes among indigenes wandering nightlong through inner ring-road avenues).
Tuttavia ci sia permesso di rifiutare sia la spiegazione filosofica che quella scientificomatematica, per ritornare invece a una considerazione di ordine storico che tuttavia si avvalga delle ricerche antropologi che concrete da noi condotte (cfr. gli allegati 6711346) .
Nevertheless, let us reject both philosophical and mathematico-scientific explanations to return instead to historical considerations bolstered by concrete anthropological fieldwork (cf. appendices 6711346).
La struttura primitiva dei riti di passaggio e degli atti di culto, il senso della passività coloniale, la staticità sociale e l’incapacità evolutiva non si giustificano solo in base a sottili disquisizioni sulla struttura spaziale del luogo, ma devono venire chiariti da profondi moventi economici e sociali.
The primitive structure of rites of passage and cultic acts, the sense of colonial passivity, social stasis and evolutionary incapacity find justification not merely in subtle disquisitions on spatial structure, but demand clarification through profound economic and social motivations.
Ora, raffrontando la situazione presente della penisola a quella descritta negli scritti storici dei nativi che risalgono a circa mille anni prima, abbiamo creduto opportuno azzardare, sia pure a titolo di ipotesi storiografica, la seguente spiegazione come la più probabile.
By comparing the peninsula's current situation to that described in native historical writings from approximately a millennium prior, we venture the following explanation as most probable, albeit provisionally:
4. Chiesa e Industria (Saggio di interpretazione storicosocioeconomica)
4. Church and Industry (Essay in Historico-Socioeconomic Interpretation)
La penisola italiana è oggi teatro di quella che i nativi chiamerebbero una “lotta per le investiture”. Le scena sociale e politica è dominata da due potenze egualmente forti che si disputano il controllo dei territori della penisola e dei suoi abitanti: l’Industria e la Chiesa. La Chiesa, a quanto risulta dalle testimonianze raccolte in loco, è una potenza laica e mondana, tesa al dominio terreno, all’acquisto di aree fabbricabili, alle leve del governo politico, mentre l’Industria è una potenza spirituale tesa al dominio delle anime, alla diffusione di una coscienza mistica e di una disposizione ascetica.
The Italian peninsula is currently the stage for what natives would term a "War of Investitures." The social and political scene is dominated by two equally potent powers vying for control over the peninsula's territories and inhabitants: Industry and the Church. From local testimonies gathered, the Church emerges as a secular and worldly power fixated on terrestrial dominion—acquiring developable land, manipulating political governance—whereas Industry manifests as a spiritual force aspiring to rule souls, propagating mystical consciousness and ascetic dispositions.
Durante il nostro soggiorno nella penisola italiana abbiamo seguito alcune tipiche manifestazioni della Chiesa, le cosiddette “processioni” o “precessioni” (evidentemente connesse a celebrazioni equinoziali) che rappresentano vere e proprie ostentazioni di fasto e potenza militare; vi appaiono infatti drappelli di guardie, cordoni di polizia, generali dell’esercito, colonnelli di aviazione; altro esempio, ai cosiddetti “riti pasquali” si assiste a vere e proprie parate militari in cui interi reparti corazzati si recano a soddisfare al simbolico omaggio che la Chiesa pretende dall’esercito. Contro all’organizzazione militare di questa potenza terrena, ben diverso è invece lo spettacolo offerto dall’Industria.
During our sojourn across the Italian peninsula, we observed typical Church displays—so-called "processions" or "precessions" (evidently linked to equinoctial celebrations)—which constitute ostentatious exhibitions of pomp and military might. These spectacles feature phalanxes of guards, police cordons, army generals, and air force colonels. Similarly, during "Paschal rites," one witnesses veritable military parades where entire armored divisions render symbolic homage demanded by the Church. Contrasting this terrestrial power's martial organization stands the ascetic theater of Industry.
I suoi fedeli vivono in sorte di tetri conventi in cui aggeggi meccanici contribuiscono a rendere più scarno e disumanato l’habitat. Anche quando questi cenobi sono costruiti secondo criteri di ordine e simmetria, vi predomina un rigore di tipo cistercense, mentre le famiglie dei cenobiti vivono ritirate in cellette di enormi monasteri che spesso coprono aree di impressionante vastità. Lo spirito di penitenza pervade tutti gli affiliati, specialmente i capi, i quali vivono in una povertà quasi totale (io stesso ho potuto controllare lo status delle loro sostanze dichiarato pubblicamente a scopo penitenziale), e si riuniscono di solito in lunghi e ascetici ritiri (i cosiddetti “consigli”) durante i quali questi uomini in grigio, dai volti scavati e dagli occhi infossati dai lunghi digiuni, restano ore e ore a discutere disincarnati problemi concernenti il fine mistico del sodalizio, la “produzione” di oggetti, vista come una sorta di continuazione perenne della creazione divina.
Its devotees inhabit grim monastic dwellings where mechanical contraptions render their habitat increasingly stark and dehumanized. Even when these cenobitic structures adhere to principles of order and symmetry, a Cistercian rigor prevails. The cenobites' families dwell sequestered in cells within vast monasteries spanning staggering expanses. A penitential spirit permeates all initiates, particularly the leaders who subsist in near-total poverty (I myself verified their publicly declared penance-status). They convene during protracted ascetic retreats ("board meetings") where these gray-clad men—faces gaunt, eyes hollowed by prolonged fasts—debate disembodied matters concerning their order's mystical purpose: the "production" of objects, viewed as a perpetual extension of divine creation.
Alieni dalle ricchezze, costoro paiono avere in odio ogni simbolo di benessere, e non appena abbiano un monile, una gemma, una pelliccia preziosa, se ne sbarazzano donandola alle fanciulle che svolgono servizio di vestali nel pronao antistante i loro penetrali ieratici (queste fanciulle sono per lo più intente a una pratica di culto affine a quella dei monaci tibetani che fanno funzionare i mulini della preghiera, e battono costantemente sui tasti di uno strumento che produce senza posa invocazioni criptiche alla divinità e incitamenti all’ascesi “produttiva”). La mistica della produzione ha d’altra parte un severo fondamento teologico, e siamo riusciti a ricostruire una dottrina della circolazione dei meriti, per cui l’atto virtuoso di ciascun membro della casta sacerdotale può essere utilizzato soprannaturalmente da un altro membro: e in certi templi si assiste a veri e propri passaggi continui di questi “meriti” o “cedole”, nel corso di certe manifestazioni di fanatismo religioso, quando folle di sacerdoti si precipitano a donare i propri “meriti”, svalutandone il pregio, come per farne dono insistente agli altri, in un crescendo impressionante della tensione e del raptus isterico.
Alien to wealth, these ascetics appear to abhor all symbols of prosperity. No sooner do they acquire a trinket, gem, or precious pelt than they divest themselves—bestowing such upon vestal maidens stationed in the hieratic forecourts outside their sanctums (these maidens primarily engage in liturgical practices akin to Tibetan prayer-mill operators, ceaselessly striking keys on devices that emit cryptic invocations to the deity and exhortations toward "productive" asceticism). The mystique of production, moreover, rests upon rigorous theological foundations. We have reconstructed a doctrine of merit circulation whereby each priestly caste member's virtuous act may be supernaturally transferred to another. Certain temples host continuous exchanges of these "merits" or "coupons" during fanatical rites, as throngs of priests rush to donate their "merits"—depreciating their value—in a crescendo of hysteria and rapturous tension.
È chiaro per il ricercatore che la potenza che ha avuto il sopravvento nel villaggio di Milano è l’Industria: di conseguenza la popolazione vive perennemente in questo stato di tensione mistica che provoca appunto lo smarrimento e la resa tacita alle decisioni dei sacerdoti. Alla luce di questa interpretazione acquista un significato l’ipotesi di uno spazio magico, che non è affatto un dato metafisico, ma la concreta disposizione che viene costantemente data all’habitat milanese dai detentori del potere religioso per mantenere i fedeli in questa condizione di sradicamento da ogni valore terreno. E così pure acquistano significato i riti di passaggio, la pedagogia della frustrazione, il cannibalismo domenicale e la fuga sciamanica verso il mare (che altro non appare quindi che una sorta di sacra rappresentazione, una finzione collettiva di cui ciascuno è al tempo stesso cosciente e succube, tutti rimanendo persuasi nel profondo che la soluzione non è nella fuga, ma nella resa totale e amorosa al potere mistico della produzione). Ma sarebbe ancora errato pensare all’industria come a una potenza che governa indisturbata sugli indigeni e sul territorio. La penisola italiana, che è stata teatro di tante e fortunose vicende (di cui il Dobu ha dato una rappresentazione purtroppo mitologica) costituisce un territorio costantemente aperto all’invasione di popolazioni barbare, alla immigrazione delle orde meridionali che si riversano sul villaggio devastandolo, alterandone la struttura spaziale, accampandosene ai margini, asserragliandosi negli edifici pubblici e immobilizzando ogni attività amministrativa: di fronte a questa pressione di orde straniere, all’azione corruttrice della Chiesa che tenta di distogliere gli animi degli indigeni inducendoli a sogni di malintesa modernità (il cui simbolo è dato dal gioco rituale del pingpong e dalla gara elettorale, una forma di sport sanguinario e debilitante a cui partecipano persino vecchiette paralitiche), l’Industria si pone come l’ultimo baluardo per la conservazione dell’antica civiltà primitiva. Non spetta all’antropologo giudicare se questa conservazione sia un fatto positivo: occorre solo registrare la funzione dell’Industria, che ha eretto a questo scopo bianchi monasteri nei quali decine e decine di monaci, chiusi nelle loro celle e refettori (gli “studia” o “officia studiorum”), stilano in silenzio, nel lindore inumano dei loro ritiri, le costituzioni perfette per le comunità a venire, al riparo delle invasioni, delle rovine, delle canee. Sono uomini silenziosi e schivi, che solo a tratti si affacciano alla platea della pubblica attività, predicando oscure e profetiche crociate, accusando coloro che vivono nel mondo di essere “servi del neocapitalismo” (espressione oscura appartenente al gergo mistico di questi illuminati). Ma una volta assolta la loro funzione testimoniale, di nuovo si ritirano piamente nei loro cenobi, registrando su sbiaditi palinsesti le loro speranze, riparati dietro il baluardo della mistica potenza che governa loro e il villaggio, e si offre allo studioso come unica chiave per capirne l’inquietante e selvaggio mistero.
To the researcher, it is evident that Industry has prevailed in the village of Milan. Consequently, the populace exists in perpetual mystical tension, fostering disorientation and mute surrender to priestly decrees. This interpretation illuminates the hypothesis of a "magical space"—not a metaphysical abstraction but the concrete spatial arrangement imposed by religious authorities to sustain devotees' alienation from earthly values. Similarly clarified are rites of passage, pedagogies of frustration, Sunday cannibalism, and shamanic flights to the sea (revealed as sacred pageants: collective fictions wherein each participant is simultaneously cognizant and complicit, all inwardly convinced that salvation lies not in flight but in total, amorous submission to production's mystic power). Yet it would be erroneous to presume Industry reigns unchallenged over natives and terrain. The Italian peninsula—stage to myriad upheavals (mythologized, alas, by Dobu)—remains vulnerable to barbarian invasions: southern hordes flooding the village, disrupting spatial order, encamping on peripheries, barricading public edifices, and paralyzing administration. Against this foreign onslaught and the Church's corrupting lure (distracting natives through delusions of modernity—symbolized by ritual pingpong and electoral contests, sanguinary sports even paralytic crones partake in), Industry stands as the final bastion preserving primitive civilization. The anthropologist refrains from judging this preservation's merit, merely noting Industry's role—having erected white monasteries where scores of monks, cloistered in cells and refectories ("studia" or "officia studiorum"), silently draft perfect constitutions for future communities, sheltered from invasions, ruins, and squalor. These taciturn men only intermittently emerge to preach obscure crusades, denouncing worldlings as "neocapitalism's lackeys" (an arcane term from their mystic lexicon). Having borne witness, they retreat piously to cenobitic dwellings, inscribing faded palimpsests with their hopes, shielded by the mystical puissance governing both them and the village—offering scholars the sole key to unraveling this savage, unsettling mystery.
1962
1962
Elogio di Franti
In Praise of Franti
“È certo, ove si voglia mettersi dal punto di vista dello spirito ortodosso, che il riso umano è intimamente legato alla disgrazia di una antica caduta, di una degradazione fisica e morale... Tutti i furfanti da melodramma, maledetti, dannati, fatalmente segnati da un sogghigno che arriva loro alle orecchie, rientrano nella ortodossia pura del riso... Il riso è satanico: è dunque profondamente umano.”
"It is certain, from the perspective of orthodox spirituality, that human laughter is intimately tied to the misfortune of an ancient fall, a physical and moral degradation... All melodramatic villains - cursed, damned, fatally marked by sneers stretching to their ears - conform to the pure orthodoxy of laughter... Laughter is satanic: thus profoundly human."
Baudelaire
Baudelaire
“E ha daccanto una faccia tosta e trista, uno che si chiama Franti, che fu già espulso da un’altra sezione.” Così alla pagina di martedì 25 ottobre Enrico introduce ai lettori il personaggio di Franti. Di tutti gli altri è detto qualcosa di più, cosa facesse il padre, in che eccellessero a scuola, come portassero la giacca o si levassero i peluzzi dai panni: ma di Franti niente altro, egli non ha estrazione sociale, caratteristiche fisionomiche o passioni palesi. Tosto e tristo, tale il suo carattere, determinato al principio dell’azione, così che non si debba supporre che gli eventi e le catastrofi lo mutino o lo pongano in relazione dialettica con alcunché. Franti da Franti non esce; e Franti morirà: “ma Franti dicono che non verrà più perché lo metteranno all’ergastolo”, si scrive il lunedì 6 marzo, e da quel punto, che è a metà del volume, non se ne farà più motto.
"And next to him sits a brazen-faced, sinister boy named Franti, who had been expelled from another class." Thus on Tuesday, October 25th, Enrico introduces readers to the character of Franti. While other boys are described with their fathers' occupations, academic merits, or sartorial habits, Franti remains undefined - no social background, no distinctive features, no apparent passions. Brazen and sinister: such his immutable nature from the outset, impervious to events or dialectical engagement. Franti remains Franti; and Franti shall die: "but they say Franti won't return anymore - they'll sentence him to life imprisonment," writes Enrico on Monday, March 6th, midway through the volume, after which the name vanishes.
Chi sia codesto Enrico è sin troppo risaputo: di mediocre intelletto (non si sa che voti prenda né se riesca promosso a fine anno), oppresso sin dalla più tenera infanzia da un padre, da una madre e da una sorella che gli scrivono nottetempo, come sicari dell’OAS, lettere pressoché minatorie sul suo diario, egli vive continuamente immerso in umbratili complessi, un po’ diviso tra l’ammirazione prona per un Garrone che non perde occasione per far della bassa retorica elettorale (“Son io!” e il maestro, babbeo: “Tu sei un’anima nobile!”; e se qualcuno dà noia al supplente, subito Garrone dalla parte del potente e dell’ordine: “Guai a chi lo fa inquietare, abusate perché è buono, il primo che gli fa ancora uno scherzo lo aspetto fuori e gli rompo i denti!”, così il supplente rientra e vede tutti zitti, lui, Garrone, con gli occhi che mandavan fiamme “un leoncello furioso, pareva” - e gli dice “come avrebbe detto a un fratello” ti ringrazio Garrone, e via, Garrone è a posto per tutto l’anno, ditemi se non era figlio di mignotta ) e d’altro lato una sorta di attrazione omosessuale per il Derossi, che è “il più bello di tutti”, scuote i capelli biondi, prende il primo premio, si fa baciare dal giovane calabrese e sembra insomma certi personaggi dei libri di Arbasino. Tra questi poli è l’Enrico: di carattere impreciso, incostante nei suoi propositi etici, schiavo di ambigui culti della personalità, non poteva essere granché diverso col padre che si ritrovava, torbido personaggio costui, incarnazione di quell’ambiguo socialismo umanitario che precedette il fascismo, e in cui l’ideologia dolciastra stava alla lotta di classe come il repubblicanesimo di Carducci alla rivoluzione francese (odi alla regina Margherita, nonne e cipressi che a bolgheri alti e stretti, ma repubblica, ciccia): questo padre che parla di rispetto per i mestieri e le professioni, esalta la nobiltà degli umili, incita il figlio ad amare i muratori, ma si demistifica in quella terribile pagina del 20 aprile (giovedì) in cui esorta il figlio a gettare le braccia al collo a Garrone quando tra quarant’anni lo ritroverà col viso nero nei panni di un macchinista, “ah non m’occorre che tu lo giuri, Enrico, sono sicuro, fossi tu anche un senatore del Regno” - e non lo sfiora neppure il sospetto di quel che potrebbe (dovrebbe) accadere, che cioè Enrico possa ritrovarsi nei panni di un macchinista ad incontrar l’amico Garrone senatore del Regno (conoscendo Garrone, arrivato alla camera alta per via Acli, va bene, ma ciononostante è il principio che conta, vero?). Che poi chi sia questo padre, questo Alberto Bottini dalla oscura professione (non la dice neppure quando va a visitare il vecchio maestro a Condove), viene fuori abbastanza bene pagina per pagina, e si esemplifica infine in quelle linee in cui questo squallido filisteo protofascista esplode nell’elogio dell’esercito: “Tutti questi giovani pieni di forza e di speranze possono da un giorno all’altro essere chiamati a difendere il nostro Paese, e in poche ore essere sfracellati tutti dalle palle e dalla mitraglia. Ogni volta che senti gridare in una festa: Viva l’Esercito, viva l’Italia, raffigurati, di là dai reggimenti che passano, una campagna coperta di cadaveri e allagata di sangue, e allora l’evviva dell’Esercito ti escirà più profondo dal cuore, e l’immagine dell’Italia ti apparirà più severa e più grande”. È la domenica 11 ottobre, e il martedì 14 costui scriverà ancora una lettera guerrafondaia al figlio, parlando di Roma meravigliosa e eterna, di Patria sacra, di sangue da donare e ultimo bacio alla bandiera benedetta; e sempre senza la minima chiarezza ideologica, sì che a distanza di pochi giorni intesse con il medesimo tono l’elogio di Cavour e di Garibaldi, dimostrando di non aver capito nulla delle forze profonde che divisero il nostro Risorgimento. E ti educava così questo figlio alla violenza e alla retorica nazionale, all’interclassismo corporativista e all’umanitarismo paternalista, sì che svolgendosi la vicenda nell’ottantadue, possiamo immaginarci Enrico interventista quarantenne (e quindi a casa, da tavolino), all’inizio della guerra, e professionista fiancheggiatore delle squadre d’azione nel ventidue, lieto infine che il Paese sia andato in mano a un uomo forte garante dell’ordine e della fratellanza. Il Derossi a quell’epoca era già morto sicuramente in guerra, volontario, caduto scagliando la sua medaglia di primo della classe in faccia al nemico, Votini era passato spia dell’Ovra e Nobis, che doveva avere possedimenti in campagna, e già da piccolo dava dello straccione ai figli di carbonai, agrario fiancheggiatore delle squadre, sicuramente era già federale. C’è da sperare che il muratorino e il Precossi si fossero almeno presi il loro olio di ricino e tramassero nell’ombra; e forse Stardi, sgobbone com’era, si era letto tutto il Capitale, senonaltro per puntiglio, e quindi qualcosa aveva capito; ma Garoffi di certo si era allineato e non faceva politica, e Coretti, con quel padre che gli passava calda calda la carezza del Re, chissà che non facesse la guardia d’onore all’Uomo della Provvidenza.
This Enrico's mediocrity is all too evident: of middling intellect (his grades and promotions remain unrecorded), tormented since childhood by a father, mother, and sister who write him nocturnal letters like OAS assassins - near-threatening diary entries brimming with ethical blackmail. He dwells in perpetual shadowlands of complexual anxieties, torn between groveling admiration for Garrone (that electoral rhetoric virtuoso - "It was me!" and the dimwitted teacher: "You possess a noble soul!"; whenever someone troubles the substitute teacher, Garrone sides with power and order: "Woe to whoever disturbs him! You take advantage because he's kind! The first to tease him again - I'll wait outside and smash your teeth!" So the substitute reenters to find silence, Garrone's eyes blazing "like an enraged lion cub" - and tells him, as to a brother, "Thank you Garrone," securing his teacher's pet status for the year. Need we spell out his maternal lineage?) and a homoerotic fixation on Derossi - "the fairest of all," golden locks cascading, prize-winning prodigy kissed by Calabrian youths, a veritable Arbasino character. Between these poles wobbles Enrico: ethically inconstant, personality cult enthusiast, fathered by that murky figure Alberto Bottini - embodiment of pre-Fascist humanitarian socialism where saccharine ideology stood to class struggle as Carducci's republicanism to the French Revolution (odes to Queen Margherita, grandmothers and cypresses in Bolgheri's narrow plots, yet "Viva la Repubblica!" - sheer farce). This father extols humble trades, urges his son to embrace laborers, yet exposes himself in the horrific April 20th entry (Thursday), exhorting Enrico to hug Garrone when rediscovered decades later as soot-faced train engineer: "Ah, no need to swear, Enrico - I'm certain, even were you a Senator of the Realm!" Never suspecting the inverse scenario: Enrico as engineer encountering Senator Garrone (admittedly via ACLI connections, but principles matter, no?). This paternal nonentity - profession never disclosed, even during Condove teacher visits - reveals himself through militaristic outbursts: "These youths brimming with vigor and hope may any day be called to defend our Nation, within hours shattered by grapeshot. When you cheer 'Long Live the Army, Long Live Italy,' envision battlefields strewn with corpses, blood-soaked earth. Then your huzzahs will spring profounder, Italy's image loom sterner and grander." Sunday, October 11th. Come Tuesday the 14th, more martial epistles: Rome eternal, sacred Fatherland, blood sacrifice, final kiss to blessed banners. Ideological incoherence reigns - within days, he lauds both Cavour and Garibaldi, oblivious to Risorgimento's schisms. Thus he rears his son on nationalistic rhetoric, corporatist interclassism, and paternalistic humanism. We envision Enrico at forty: armchair interventionist in 1915, Blackshirt fellow traveler by 1922, contented as strongmen "restore order." Derossi likely died heroic volunteer death, hurling academic medals at enemies. Votini became OVRA informant. Landowning Nobis - already taunting colliers' sons as "ragamuffins" - ascended to Fascist agrarian leadership. Let us hope the little mason and Precossi at least earned their castor oil doses while plotting underground. Stardi, stubborn grind, perhaps read Das Kapital cover-to-cover out of spite. Garoffi conformed, apolitical. Coretti, with father still warm from Royal caresses? Likely standing guard for the Man of Providence.
Questo il clima: ed Enrico ne era l’esponente medio, paro paro. Da un ragazzo di quella fatta non possiamo aspettarci qualche lume su Franti: anzi doveva esistere tra i due una sorta di incomprensione radicale per cui se Franti un giorno avesse raccolto un passerotto da terra e gli avesse sminuzzato briciole di pane, Enrico non lo avrebbe mai detto. Logico che Franti, se raccoglieva passerotti, li portasse a casa per metterli in padella, perché l’unica volta che Enrico si tradisce e ci mostra la madre di Franti che si precipita in classe a implorare perdono per il figlio punito, affannata “coi capelli grigi arruffati, tutta fradicia di neve”, avvolta da uno scialle, curva e tossicchiante, ci lascia capire che Franti ha dietro di sé una condizione sociale, e una stamberga malsana, e un padre sottoccupato, che spiegano molte cose. Ma per Enrico tutto questo non esiste, egli non può capire il pudore di questo ragazzo che di fronte all’impudicizia feudale della madre che si getta, davanti alla scolaresca, ai piedi del Direttore e di fronte all’intervento melodrammatico di quest’ultimo (“Franti, tu uccidi tua madre!”, eh via, dove siamo?), cerca un contegno nel sorriso, per non soccombere nello strame: e lo interpreta da reazionario moralista qual è: “E quell’infame sorrise”.
Such was the climate: and Enrico stood as its median exponent, cut from the same cloth. From a boy of this stripe, we cannot expect enlightenment regarding Franti. Indeed, a radical incomprehension must have existed between them—so radical that had Franti one day gathered a fallen sparrow to crumble breadcrumbs for it, Enrico would never have recorded the deed. Naturally, if Franti collected sparrows, it was to toss them in a skillet, for the sole instance when Enrio betrays himself—showing us Franti’s mother rushing to class to implore mercy for her punished son, "her graying hair disheveled, sodden with snow," wrapped in a shawl, coughing and bent double—reveals that behind Franti lies a social condition, a squalid hovel, an underemployed father, which explain much. Yet for Enrico, none of this exists. He cannot grasp the pride of this boy who, faced with his mother’s feudal indiscretion as she throws herself before the schoolmates at the Director’s feet—amidst the latter’s melodramatic interjection ("Franti, you’re killing your mother!"—oh please, where are we?)—seeks composure in a smile to avoid crumbling into the straw. Enrico interprets this through his moralist-reactionary lens: "And that wretch smiled."
Ma se vogliamo giocare a questo gioco allora giochiamo. Franti non ha sostrato, non si sa come nasca e come muoia, egli è l’incarnazione del male? Ebbene sia, accettiamolo come tale e come tale vediamolo, elemento dialettico nel gran corso della vita scolastica deamicisiana, momento negativo in tutta la sua evidenza trionfante. Ma prendiamolo come tale, e non lasciamoci confondere dai piccoli particolari di contorno: che se Franti non ha sfondo sociologico non devono averlo neppure le persone di cui egli pare prendersi beffa, la mamma di Crossi che egli scimmiotta nella sua condizione di erbivendola, e il muratore caduto sul lavoro al passaggio del quale Franti sorride: se facciamo della demagogia sul muratore e sul l’erbivendola, allora facciamola anche su Franti e sulle determinazioni economiche della sua perfidia. Se no accettiamolo come un principio senza fondo e senza storia, e affrontiamolo pensando che di lui Enrico ci abbia parlato come gli storici romani dei cartaginesi: che erano popolo industre e laborioso, gran mercanti e navigatori, ma siccome non possedevano un’industria culturale non commissionavano elogi e libelli, mentre i romani, meglio organizzati quanto a uffici studi, avevano buon gioco a affidare alla storia terribili notizie sul conto dei nemici, dicendo che mettevano i bambini nel ventre di una statua infuocata; che se poi loro, i conquistatori, distruggevano Cartagine e spargevano sale sulle rovine, quello era ben fatto.
But if we are to play this game, let us play in earnest. Franti lacks substratum; his birth and death remain opaque. Is he Evil incarnate? So be it. Let us accept him as such and behold him thus: a dialectical element in the grand unfolding of De Amicis’s scholastic cosmos, the Negative Moment in all its triumphant evidence. But take him as such, unconfounded by peripheral details. If Franti lacks sociological backdrop, neither should those he mocks possess one—Crossi’s mother, whose greengrocer’s station he apes, or the laborer fallen at work whom Franti grins at. If we indulge demagoguery for the laborer and greengrocer, extend it to Franti and the economic determinations of his malice. Else accept him as a principle without origin or history, confronting him as Enrio speaks of him—akin to Roman historians chronicling Carthaginians: an industrious people, great merchants and navigators, but lacking a cultural industry to commission encomiums or libels. The Romans, better organized through their bureaus of study, found easy work entrusting history with terrible accounts of their foes—accusing them of placing infants in fiery statues’ bellies. That they, the conquerors, then razed Carthage and salted its ruins? All in good order.
Ciò che Franti fa è vario e assai complesso: sale su un banco e provoca Crossi, e fa male, ma quando Crossi gli tira un calamaio e gli fa civetta, e il calamaio va a colpire il maestro che entrava. Civetta meritoria quant’altre mai, dunque, perché questo maestro è lo stesso ributtante leccapiedi che in un diverbio tra Coraci (il calabrese) e Nobis, dà ragione a Coraci e torto a Nobis, ma a Nobis dà del voi mentre a Coraci dà del tu. Dà del tu anche a Franti, naturalmente, perché costui non ha un padre distinto con una gran barba nera.
Franti’s deeds are manifold and intricate: he climbs a desk to provoke Crossi, inflicting harm, yet when Crossi hurls an inkwell—meant for Franti—it strikes the entering teacher. A most meritorious misfire, for this teacher is the same bootlicking wretch who, during a spat between Coraci (the Calabrian) and Nobis, sides with Coraci yet addresses Nobis formally while using the informal "tu" for Coraci. To Franti, naturally, he says "tu"—for this boy lacks a distinguished father with a grand black beard.
Più avanti vediamo Franti che ride mentre passa un reggimento di fanteria; Enrico tiene a precisare che Franti “fece una risata in faccia a un soldato che zoppicava”, ma non si vede perché in una sfilata preceduta dalla banda (come Enrico ci dice), qualche colonnello autolesionista avrebbe infilato un soldato che zoppicava. Dunque verosimilmente il soldato non zoppicava, e Franti irrideva la sfilata tout court: e vedete che la cosa cambia già aspetto. Se poi si considera che, istigati dal direttore, i ragazzi salutano militarmente la bandiera, che un ufficiale li guarda sorridendo e restituisce il saluto con la mano e un tizio che aveva all’occhiello il nastrino delle campagne di Crimea, un “ufficiale pensionato”, dice bravi ragazzi, allora ci accorgiamo che il riso di Franti non era poi così gratuitamente malvagio ma assumeva un valore correttivo: costituiva l’ultimo grido del buon senso ferito di fronte alla frenesia collettiva che stava prendendo i ragazzi che già cantavano “battendo il tempo con le righe sugli zaini e sulle cartelle” e con “cento grida allegre accompagnavano gli squilli delle trombe come un canto di guerra”.
Later, we witness Franti laughing as an infantry regiment marches by. Enrico takes pains to note that Franti "snickered in the face of a limping soldier"—though why, in a parade led by a band (as Enrico tells us), some self-sabotaging colonel would include a limping soldier defies reason. Thus, the soldier likely did not limp; Franti mocked the parade itself. Behold how the matter shifts aspect. Consider further that, incited by the Director, the boys salute the flag militarily—an officer watches smilingly, returning the salute with a hand bearing the Crimean campaign ribbon, a "pensioned officer" who cheers "brave lads." We then grasp that Franti’s laughter was not gratuitous malice but corrective valor: the last cry of wounded common sense against the collective frenzy seizing the children, now singing "beating time with rulers on satchels" as "a hundred merry shouts accompanied the trumpet blasts like a war chant."
È in circostanze del genere che Franti sorride e ride: “Uno solo poteva ridere mentre Derossi diceva dei Funerali del Re; e Franti rise”. Franti sorride di fronte a vecchie inferme, a operai feriti, a madri piangenti, a maestri canuti, Franti lancia sassi contro i vetri della scuola serale e cerca di picchiare Stardi che, poverino, gli ha fatto solo la spia. Franti, se diamo ascolto ad Enrico, ride troppo: il suo ghigno non è normale, il suo sorriso cinico è stereotipo, quasi deformante; chi ride così certo non è contento, oppure ride perché ha una missione. Franti nel cosmo del Cuore rappresenta la Negazione, ma - strano a dirsi - la Negazione assume i modi del Riso. Franti ride perché è cattivo - pensa Enrico - ma di fatto pare cattivo perché ride. Quello che Enrico non si domanda è se la cattiveria di chi ride non sia una forma di virtù, la cui grandezza egli non può capire poiché tutto ciò che è riso e cattiveria in Franti altro non è che negazione di un mondo dominato dal cuore, o meglio ancora di un cuore pensato a immagine del mondo in cui Enrico prospera e si ingrassa.
It is under such circumstances that Franti smiles and laughs: "Only one could laugh while Derossi spoke of the King’s Funeral; and Franti laughed." Franti grins at elderly invalids, injured laborers, weeping mothers, hoary teachers. He hurls stones at night school windows and tries to thrash Stardi—poor soul—who merely tattled on him. Franti, if we heed Enrico, laughs excessively: his sneer abnormal, his cynical smile a stereotype verging on deformity. He who laughs thus is either discontent or mission-bound. In the cosmos of Cuore, Franti embodies Negation—yet, strangely, Negation assumes the guise of Laughter. Franti laughs because he is wicked, thinks Enrico—but appears wicked because he laughs. What Enrico never asks is whether the malice of one who laughs might be virtue’s form, its grandeur beyond his grasp—for all that is laughter and malice in Franti constitutes but a negation of the heart-ruled world, or rather of a heart conceived in the image of the world where Enrico thrives and grows fat.
Per questo Enrico deve rifiutare Franti: perché se Franti appare un inadattato al mondo in cui vive e lo coinvolge in un sogghigno epocale (Franti mette tra parentesi qualsiasi fatto che invece coinvolga emotivamente gli altri) l’unico modo di esorcizzare la scepsi negativa di Franti è quello di denunciare Franti come strega. E di non accettarlo a priori.
Hence Enrio must reject Franti: because if Franti stands as a misfit in his world, embroiling it in an epochal sneer (Franti parenthesizes any fact that emotionally engages others), the sole means to exorcise Franti’s negative skepticism is to denounce him as a witch. And to refuse him a priori.
E infatti nel gran mare di languorosa melassa che pervade tutto il diario di Enrico, in quell’orgia di perdoni fraterni, di baci appiccicaticci, di abbracci interclassisti, di galeotti redenti e gaudenti in maschera che regalano smeraldi a bambine smarrite tra la folla, tra madri che si sostengono a vicenda, maestrine dalla penna rossa, signori che abbracciano carbonai e muratori che biascicano lagrime di riconoscenza sulla spalla di ricchi possidenti, là dove tutti si amano, si comprendono, si perdonano, si accarezzano, baciano le mani a voscienza, leccano il cuore a tamburini sardi, cospargono di fiori vedette lombarde e coprono d’oro patrioti padovani, una sola volta appare una parola di odio, di odio senza riserve, senza pentimenti e senza rimorsi: ed è quando Enrico ci traccia il ritratto morale di Franti: “Io detesto costui. È malvagio. Quando viene un padre nella scuola a fare una partaccia al figlio, egli ne gode; quando uno piange, egli ride. Trema davanti a Garrone e picchia il muratorino perché è piccolo; tormenta Crossi perché ha il braccio morto; schernisce Precossi che tutti rispettano; burla persino Robetti, quello della seconda, che cammina con le stampelle per aver salvato un bambino. Provoca tutti i più deboli di lui, e quando fa a pugni, s’inferocisce e tira a far male. Ci ha qualcosa che mette ribrezzo su quella fronte bassa, in quegli occhi torbidi, che tien quasi nascosti sotto la visiera del suo berrettino con una faccia invetriata, è sempre in lite con qualcheduno, si porta a scuola degli spilloni per punzecchiare i vicini, si strappa i bottoni della giacchetta e ne strappa agli altri, e li gioca, e ha cartella, quaderni, libri, tutto sgualcito, stracciato, sporco, ha la riga dentellata, la penna mangiata, le unghie rose, i vestiti pieni di frittelle e di strappi che si fa nelle risse. Dicono che sua madre è malata dagli affanni che egli le dà, e che suo padre la cacciò di casa tre volte: sua madre viene ogni tanto a chiedere informazioni e se ne va sempre piangendo. Egli odia la scuola, odia i compagni, odia il maestro. Il maestro finge ogni tanto di non vedere le sue birbonate, ed egli fa peggio. Provò a pigliarlo con le buone, ed egli se ne fece beffa. Gli disse delle parole terribili, ed egli si coprì il viso con le mani, come se piangesse, e rideva. Fu sospeso dalla scuola per tre giorni ed egli tornò più tristo e insolente di prima. Derossi gli disse un giorno: - Ma finiscila, vedi che il maestro ci soffre troppo, - ed egli lo minacciò di piantargli un chiodo nel ventre”.
For in the vast sea of cloying molasses that permeates Enrico's entire diary - that orgy of fraternal pardons, of sticky kisses, of interclass embraces, of redeemed convicts and revelling masqueraders bestowing emeralds on lost girls in crowds, among mothers mutually consoling, schoolmistresses with red pens, gentlemen embracing coalmen and masons slobbering tears of gratitude upon the shoulders of wealthy landowners - where all love, understand, forgive, caress, kiss the hands of your excellencies, lick the hearts of Sardinian drummers, strew flowers on Lombard sentinels and gild Paduan patriots, only once does a word of hatred appear, hatred without reservations, repentance or remorse: when Enrico sketches Franti's moral portrait: "I detest this wretch. He is wicked. When a father comes to school to scold his son, he relishes it; when someone weeps, he laughs. He trembles before Garrone yet beats the little mason for being small; torments Crossi for his withered arm; mocks Precossi whom all respect; derides even Robetti from second grade, who walks on crutches for saving a child. He provokes all weaker than himself, and in brawls grows frenzied, striking to maim. Something repulsive lurks on that low brow, in those turbid eyes half-hidden beneath his cap's visage with glazed countenance. He perpetually quarrels, brings pins to jab neighbors, tears buttons from his jacket and others', gambles them away. His satchel, notebooks, books - all tattered, filthy, dog-eared. His ruler serrated, pen gnawed, nails bitten, clothes splattered with grease and rents from scuffles. They say his mother sickens from his vexations, that his father thrice drove her out. She occasionally comes for news, always departing in tears. He hates school, classmates, the master. The teacher sometimes feigns blindness to his pranks, so he redoubles them. Attempts at kindness he mocked. When given stern words, he covered his face as if weeping - and laughed. Suspended three days, he returned fouler. Derossi told him: 'Stop this, you see how the master suffers' - he threatened to drive a nail through his belly."
È naturale che in questo crescendo di accuse e di infamie la nostra simpatia vada tutta a Franti (pensa te, “si coprì il viso con le mani, come se piangesse, e rideva!”. Anche De Amicis non rimane indifferente di fronte a tanta grandezza, e mai la sua scrittura è stata più tacitiana, nobilitata dalla materia): ma è vero del pari che tanto accumularsi di nefandezza è troppo wagneriano per essere normale, sfiora il titanico, deve avere un valore emblematico e riecheggiare un momento di civiltà; una figura della coscienza universale, lo voglia o no l’autore; e se la nostra dotta memoria cerca solo per un poco ecco che questo ritratto finisce per evocarne un altro quasi parallelo: ed è il ritratto di Panurge.
Naturally, in this Wagnerian accumulation of villainy, our sympathies swing wholly to Franti (Imagine that! "covered his face as if weeping - and laughed!"). Even De Amicis cannot remain indifferent to such grandeur, his prose achieving Tacitean heights through the nobility of subject. Yet this titanic heap of infamy transcends normality, becoming emblematic - a moment of civilization echoing through universal consciousness, whether the author wills it or not. Let our erudite memory search but briefly, and this portrait evokes another: Panurge.
“Altre volte poi disponeva, in qualche bella piazza per dove la detta ronda doveva passare, una striscia di polvere da sparo, e al momento giusto ci dava fuoco, divertendosi poi a vedere i gesti eleganti di quei poveretti che scappavano, credendo di avere ai polpacci il fuoco di Sant’Antonio. In quanto poi ai rettori dell’università e teologi, li perseguitava in altri modi; quando ne incontrava qualcuno per la via, non mancava mai di far loro qualche brutto scherzo: ora mettendogli uno stronzo nelle pieghe del berretto, o attaccandogli delle code di carta e strisce di cenci dietro la schiena, o qualche altro fastidio... E soleva portare un frustino sotto il vestito, col quale frustava senza remissione i paggi che erano in giro per qualche commissione, per farli andare più svelti. E nel mantello aveva più di ventisei taschette e ripostigli sempre pieni: l’una di un piccolo dado di piombo e di un coltellino affilato come il trincetto di un calzolaio, che gli serviva per tagliar le borse; l’altra, di aceto, che gettava negli occhi a quanti incontrava; l’altra di lappole, con attaccato piumetti d’oca o di cappone, che gettava sulle vesti e sui berretti dei pacifici cittadini; e spesso attaccava anche lor dietro due belle corna, che quelli si portavan per tutta la città, e qualche volta per tutta la vita. E ne metteva anche alle donne, sui loro cappucci, di dietro, ma fatti a forma di membro virile; e in un’altra, teneva una quantità di cornetti, tutti pieni di pulci e pidocchi, che trovava dai poveri di Sant’Innocenzo, e con delle cannucce, e piume per scrivere, li gettava sui colletti delle più azzimate giovinette che trovava per la via, e così in chiesa...” (e via di questo passo, nella bella traduzione di Bonfantini; e poi basti pensare alla beffa dei montoni per vedere in Panurge un Franti ante litteram, o in Franti un Panurge post, che è poi lo stesso).
"At other times he would lay gunpowder trails across squares where the watch patrolled, igniting them at opportune moments to relish those elegant gentlemen hopping from imagined hellfire. For university rectors and theologians, other torments: meeting one in the street, he'd slip dung into their cap folds, pin paper tails to their backs, or worse... He carried a whip under his cloak to lash dawdling pages into haste. His mantle held twenty-six pockets: one with lead dice and cobbler's knife for purse-cutting; another with vinegar to blind passersby; another with burrs and goose feathers to adorn respectable citizens' attire; horns fixed behind caps that men wore through life; phallic shapes stitched to ladies' hoods. Another pocket teemed with fleas and lice harvested from paupers near Sant'Innocenzo, which he'd blow through quills onto décolletages in church..." (from Bonfantini's fine translation). Recall too the sheep merchant prank, and see Panurge as Franti's precursor - or Franti as Panurge's heir, which amounts to the same.
Ora Panurge non nasce e non arriva a caso: non è gigante né Dipsodo, e non entra nella regale società pantagruelica con l’aria di chi voglia sovvertire un ordine dalle radici; la società in cui vive l’accetta e vi si integra - ci beve e ci si ciba, chiedendo anzi ristoro in molte lingue - vive la vita di corte e segue il sovrano nei suoi viaggi, accetta dispute con dottori d’oltremanica e frequenta la borghesia dei dintorni. Ma si integra à rebours, ogni suo gesto appare sfasato rispetto alla norma, accetta le convenzioni (la messa) per sovvertirle dall’interno (occasione per distribuir pidocchi), intraprende discorsi ma per turlupinare l’interlocutore, veste come gli altri ma fa delle sue vesti nascondiglio per i suoi trucchi, nessuno dei quali mira specificatamente a un utile particolare, ma tutti nell’insieme a una deformazione degli umani rapporti. Proprio per questo, se Gargantua et Pantagruel è il libro che chiude un epoca e ne apre una nuova, esso lo è proprio per la centralità che vi ha Panurge, poiché il Gargantua è, rispetto alla cultura tardomedievale che si sfa, proprio quel che Panurge è per la corte di Pantagruel, qualcosa che si installa dentro a un ordine e lo mina dall’interno deformandone la fisionomia con atti di gratuita iconoclastia. Compagno di Panurge in questa impresa, è il Riso. Anche Panurge, l’infame, rideva.
Now Panurge is neither born nor arrives by chance: he is no giant nor Dipsodian, nor does he enter the royal Pantagruelian society with the air of one seeking to uproot order from its foundations; the society he inhabits he accepts and integrates into — he drinks and feasts with them, even requesting sustenance in multiple tongues — lives courtly life and follows the sovereign on his journeys, engages in disputes with cross-Channel scholars and mingles with the provincial bourgeoisie. Yet his integration occurs à rebours, every gesture jarring against the norm. He adopts conventions (the Mass) only to subvert them from within (distributing lice as liturgical offerings), initiates discourse to hoodwink interlocutors, dresses like others yet transforms his garments into arsenals for pranks — none aimed at specific gain, but collectively warping human relations. Precisely thus, if Gargantua and Pantagruel is the book closing one epoch and opening another, it is due to Panurge’s centrality. For Gargantua himself, relative to the decaying late-medieval culture, embodies what Panurge does for Pantagruel’s court: a force installed within an order to erode it through gratuitous iconoclasm. Panurge’s accomplice in this enterprise is Laughter. Even Panurge, the Infamous, laughed.
Ecco dunque profilarsi l’idea di un Franti come motivo metafisico nella sociologia fasulla del Cuore. Il riso di Franti è qualcosa che distrugge, ed è considerato malvagità solo perché Enrico identifica il Bene all’ordine esistente e in cui si ingrassa. Ma se il Bene è solo ciò che una società riconosce come favorevole, il Male sarà soltanto ciò che si oppone a quanto una società identifica con il Bene, ed il Riso, lo strumento con cui il novatore occulto mette in dubbio ciò che una società considera come Bene, apparirà col volto del Male, mentre in realtà il ridente - o il sogghignante - altro non è che il maieuta di una diversa società possibile.
Per cui bene aveva fatto Baudelaire a identificare il Riso con il Diabolico ed a vedervi il principio del Male. Agli occhi di Colui che tutto sa, il riso non esiste, e scompare dal punto di vista della scienza e delle potenze assolute: è chiaro: dal momento che di un ordine esistente si ha certezza e corresponsabilità, dal momento che vi si assente dogmaticamente o vi si aderisce consustanzialmente, quest’ordine non può essere messo in dubbio, e il primo modo per credervi è di non riderne. Il riso, dice Baudelaire, è proprio dei pazzi: di coloro che non si integrano all’ordine, dunque. Per colpa loro, nel caso dei pazzi; ma nel caso sia colpa dell’Ordine? Chi sarà allora il Ridente? Colui che ha avuto coscienza della caduta, e quindi della provvisorietà dell’ordine dato. Il cattivo dunque, colui che ha colpevolmente mangiato all’albero del bene e del male? Ma questa è l’interpretazione del Ridente data da chi non ride, e accetta l’Ordine. Per lo scolastico messo alla berlina da Panurge, nel dialogo con Thaumaste fatto a gesti e a sberleffi, il gioco di Panurge è un attentato diabolico. Per noi, nati da Rabelais, il gioco di Panurge è allegra profezia di una nuova dialogica, e comunque messa a punto della vecchia, resa dei conti. Chi ride è malvagio solo per chi crede in ciò di cui si ride. Ma chi ride, per ridere, e per dare al suo riso tutta la sua forza, deve accettare e credere, sia pure tra parentesi, ciò di cui ride, e ridere dal di dentro, se così si vuoi dire, se no il riso non ha valore. Ridere del piegabaffi, oggi, è un gioco da ragazzi; ridete dell’usanza di radersi, e poi discuteremo. Chi ride deve dunque essere figlio di una situazione, accettarla in toto, quasi amarla, e quindi, da figlio infame, farle uno sberleffo. (Franti a parte, solo di fronte al riso la situazione misura la sua forza: quello che esce indenne dal riso è valido, quello che crolla doveva morire. E quindi il riso, l’ironia, la beffa, il marameo, il fare il verso, il prendere a gabbo, è alla fine un servizio reso alla cosa derisa, come per salvare quello che resiste nonostante tutto alla critica interna. Il resto poteva e doveva cadere.)
Hence Baudelaire rightly identified Laughter with the Diabolical, discerning in it the principle of Evil. Through the eyes of Omniscience, laughter cannot exist, vanishing before absolute science and power: for where certainty and complicity bind one to a prevailing order — whether through dogmatic dissent or consubstantial adherence — that order cannot be doubted. The first act of faith is to refrain from mocking it. Laughter, says Baudelaire, belongs to madmen: those unintegrated into order. If madness be their flaw, what if the flaw lies in Order itself? Who then is the Laugher? He who has perceived the Fall, hence the provisional nature of given order. The Wicked One, then — he who guiltily tasted from the Tree of Knowledge? But this is the Laugher as seen by non-laughers, by Order’s acolytes. To the scholastic ridiculed by Panurge in his gestural duel with Thaumaste, Panurge’s antics seem diabolical sabotage. To us, born of Rabelais, they are jolly prophecy for new dialogics — or at least a settling of scores with the old. The Laugher is Evil only to believers in what he mocks. Yet to laugh with full force, the Laugher must accept and even believe — if parenthetically — in what he derides. He must laugh from within, so to speak, else his laughter holds no valence. Mocking handlebar mustaches today is child’s play; mock the custom of shaving itself, and we shall debate. The Laugher must thus be born of his circumstance, embrace it wholly, even love it, then — as an infamous son — jeer at it. (Franti aside, only through laughter does a social order test its mettle: what emerges unscathed endures; what crumbles deserved death. Thus laughter, irony, pranks, raspberries, mimicry and mockery ultimately serve the mocked — salvaging what withstands internal critique. The rest could and should perish.)
Tale è Franti. Dall’interno idilliaco della terza classe in cui alligna Enrico Bottini, egli irraggia il suo riso distruttore; e chi si aggrappa a ciò che egli distrugge, lo chiama infame. Fatto nascere dall’immaginazione di De Amicis e dalla visione astiosa di Enrico come principio dialettico, Franti viene troppo presto eliminato di scena perché si possa intravvedere quale reale funzione avrebbe egli svolto in questo quadro: se il comico è l’Ordine che, accettato ed esasperato a bella posta, esplode e si fa Altro, Franti non ha neppure abbozzato il suo compito. Tenuto a freno dalla visione sospettosa di Enrico, non ha saputo espandersi come dialettica voleva: e solo noi possiamo ora intravvederne e svilupparne i germi liberatori e correttivi. Troncato sul nascere, il “Principio Franti” non si è risolto come avrebbe dovuto, nella forma compiuta del Comico: e “comica” rimane solo la dialettica Franti-Enrico vista da noi, ora, e come tale messa in rilievo. Bloccato nella situazione Cuore nella misura in cui Enrico lo aveva immobilizzato - escludendo dogmaticamente che Franti potesse avere coscienza del significato dei suoi gesti - l’Infame, anziché sacerdote dell’epochè ironica, rimane soltanto un nonintegrato e uno schizoide. Ma di lui - e da lui - ci rimane un monito, acché la sua infamia sia la nostra virtù. Saremo capaci di ridere, a ciglio asciutto, di nostra madre?
Such is Franti. From within the idyllic confines of the third-grade classroom where Enrico Bottini takes root, he radiates his destructive laughter; and those clinging to what he destroys brand him as Infamous. Born from De Amicis’s imagination and Enrico’s resentful gaze as a dialectical principle, Franti is eliminated from the scene too early for us to glimpse his true role in this tableau: if the Comic arises when Order, accepted and deliberately exaggerated, explodes into Otherness, Franti has not even begun his task. Constrained by Enrico’s suspicious lens, he could not unfold as dialectics demanded: only we can now discern and cultivate his liberating and corrective seeds. Cut down at birth, the "Franti Principle" never matured into the Comic’s consummate form: what remains "comic" is merely the Franti-Enrico dialectic as we now perceive and highlight it. Frozen within the Cuore narrative by Enrico’s dogmatic immobilization—denying Franti any consciousness behind his gestures—the Infamous one, rather than becoming a priest of the ironic epochē, remains merely a nonintegrated schizoid. Yet from him—and through him—we inherit a warning, that his infamy may become our virtue. Shall we dare to laugh, dry-eyed, at our own mother?
Eliminato dal contesto fantastico in cui viveva, Franti è accantonato dal cronista dell’Ordine e della Bontà: ed è supposto finire all’ergastolo, dove appunto si raccolgono i nonintegrati. Franti è così rimasto come un abbozzo di Comico possibile: per riuscire egli avrebbe dovuto assumere - ostentando buona fede - i panni di Enrico e scrivere lui stesso il Cuore. Col sogghigno - invece che col singhiozzo - facile. Siccome non ha raccontato, ma è stato raccontato, non ha assunto la funzione di giustiziere comico, ma è rimasto come un’ombra, una tabe, una falla nel cosmo di Enrico, una presenza inspiegabile e non risolta.
Expunged from the fantastical context he inhabited, Franti is sidelined by the chronicler of Order and Goodness: condemned to life imprisonment, that repository for the nonintegrated. Franti persists as a sketch of potential Comedy: to succeed, he would have had to don Enrico’s garb with feigned sincerity and rewrite Cuore himself. With a sneer—not a sob—at the ready. Having never narrated but only been narrated, he never assumed the comic executioner’s role, remaining instead a shadow, a corruption, a fissure in Enrico’s cosmos—an unresolved and inexplicable presence.
Noi sappiamo però che, al di fuori del libro, gli è stata lasciata un’altra possibilità (di cui Enrico non aveva avuto mai sentore): perché l’Ordine o lo si ride dal di dentro o lo si bestemmia dal di fuori; o si finge di accettarlo per farlo esplodere, o si finge di rifiutarlo per farlo rifiorire in altre forme; o si è Rabelais o si è Cartesio; o si è, come Franti ha tentato, uno scolaro che ride in scuola, o un analfabeta di avanguardia. E forse Franti, con la memoria accesa del gesto di papà Coretti che dava al figlio, con la mano ancor calda, la carezza del Re (impeditogli da Enrico di sorridere ancora una volta, cancellato con un tratto di penna), si apprestava in una lunga ascesi a esercitare, all’alba del nuovo secolo, sotto il nome d’arte di Gaetano Bresci.
Yet we know that beyond the book’s confines, another possibility was left to him (of which Enrico remained oblivious): for Order must either be laughed at from within or blasphemed from without; one either feigns acceptance to detonate it or feigns rejection to resurrect it anew; one is either Rabelais or Descartes; either a schoolboy laughing in class or an avant-garde illiterate. And perhaps Franti, his memory aflame with Papà Coretti’s gesture—bestowing upon his son the King’s caress with a still-warm hand (a smile Enrico’s pen forever erased)—prepared through long asceticism to emerge at the new century’s dawn under the artistic alias of Gaetano Bresci.
1962
1962
Dove andremo a finire?
Where will it all end?
“Eraclito depose il libro nel tempio di Artemide e alcuni affermano che intenzionalmente lo avesse scritto in forma oscura affinché vi si accostassero solo quelli che lo potevano, e un tono facile non lo e sponesse al dispregio del volgo.” Eraclito che già aveva detto: “Perché volete trarmi da ogni parte, o illetterati? Non per voi ho scritto, ma per chi può capirmi. Uno vale per me centomila, e nulla la folla” (Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, IX, 117).
“Heraclitus deposited his book in the Temple of Artemis, and some claim he intentionally wrote it obscurely so that only the worthy might approach it, sparing it the vulgar herd’s contempt.” Heraclitus who had already declared: “Why do you drag me hither and thither, ignoramuses? I wrote not for you, but for those who can comprehend. One man is worth ten thousand to me, the crowd nothing” (Diogenes Laertius, Lives of the Philosophers, IX, 117).
Ma Eraclito è scomparso e il suo libro è stato aperto a tutte le scimmie sapienti che desiderino accostarlo attraverso le recensioni e le note a piè di pagina. E i suoi discepoli sono più saputi di lui. Il che significa che su Eraclito ha vinto la folla, e noi intristiti assistiamo oggi al trionfo dell’uomo-massa. Se ancora il nostro animo non si sia inaridito, basta percorrere l’agorà in un giorno tra i tanti; se l’angoscia non ti prenderà prima alla gola (ma a qualcuno è dato questo ancora bene prezioso?) e se, vittima del mimetismo mondano, non ti assocerai agli euforioni che attorniano l’ultimo filosofiere di passaggio su tale pubblica piazza, potrai vedere quelli che furono un tempo gli uomini di Grecia, ora automi perfetti e soddisfatti, accalcarsi tra gli odori e le grida, misti al villano dell’Attica che spinge avanti le sue greggi, ai sensali di tonno del Ponto Eusino, ai pescatori venuti dal Pireo, agli emporoi e alla folla vociante dei kapeloi, dei venditori di salsiccia, di lana, di frutta, miele, maiale, uccelli, formaggio, dolciume, droghe, purganti, incenso e mirra, cimieri, fichi, aglio, pollame, libri, bende sacre, aghi e carbone - come talora si compiacciono di enumerare gli autori della commedia. E fra costoro vedrai circolare ispettori pubblici, cambiatori di moneta, controllori dei pesi, copisti di poemi, venditrici di serti, il tutto davanti alle bottegucole e alle bancarelle dei sarti, dei liutai, dei profumieri, dei venditori di spugna e di murice, ai mercati degli schiavi; e a tener banco presso le Erme vedrai la merciaia e la lavandaia, la panettiera e la venditrice di piselli, il calzolaio e il ruffiano...
But Heraclitus has vanished, his book pried open by all sapient simians craving access through reviews and footnotes. His disciples now know more than he. This signals the crowd’s triumph over Heraclitus, and we, disheartened, witness the mass-man’s ascendancy. Should our souls yet retain moisture, let us walk the agora on any given day; if anguish does not first grip your throat (does anyone still cherish this rare gift?), and if worldly mimicry does not sway you to join the euphoric throngs encircling the latest philosophical spectacle in this public square, you may behold what were once men of Greece—now perfected and contented automata—jostling amid stench and clamor, mingling with Attic rustics herding flocks, Pontic Euxine tuna brokers, Piraean fishermen, the clamoring masses of emporoi and kapeloi, sausage vendors, woolmongers, fruiterers, honey-dealers, swine-merchants, bird-sellers, cheesemongers, confectioners, apothecaries, purgative peddlers, incense and myrrh traders, helmet-makers, fig-hawkers, garlic-slingers, poulterers, booksellers, sacred bandage vendors, needle-merchants, and charcoal-dealers—as comic authors occasionally delight in cataloguing. Among them stride public inspectors, money-changers, weight-regulators, verse copyists, wreath-sellers, all before the petty stalls of tailors, luthiers, perfumers, sponge and murex vendors, slave markets; and at the Herms’ bases hold court the haberdashers and laundresses, bakers and pea-sellers, cobblers and pimps...
Così ti sarai disegnata la mappa dell’uomo-massa, del cittadino dell’Atene democratica, soddisfatto del suo gusto mediocre, del suo amore filisteo per la conversazione, dell’alibi filosofico che l’Accademia e il Peripato gli offrono servizievolmente, del rumore in cui si avvolge come un’ostrica, della “distrazione” che ha eletto a valore religioso. Vedili mentre accalcati si fanno intorno alla forma di blatta dell’ultimo occhio messo in circolazione da Alcibiade, o mentre sudati e vociferanti corrono incontro all’ultimo messaggero giunto da non importa dove. Perché tra le prime qualità dell’uomo-massa è il desiderio di sapere, il bisogno dell’informazione. Contro al ritegno di Eraclito, che sapeva la saggezza bene troppo prezioso per essere messo a disposizione di tutti, oggigiorno tale Aristotele affermerebbe che “tutti gli uomini desiderano naturalmente di sapere” e ne sarebbe prova “il diletto che provano per le sensazioni, le quali essi amano indipendentemente anche da ogni vantaggio, per se stesse, soprattutto quelle della vista” (Metafisica, I, I, 980 a). E che altro si potrebbe aggiungere quale contributo all’antropologia negativa dell’uomo-massa, se non questa teorizzazione del bisogno di percepire, senza alcuna discriminazione, della foia di vedere, e di vedere giusto e gradevolmente e anche da lungi (televedere, dunque), come ci suggeriscono e metope e frontoni, ove le statue sono trattate secondo un’alterazione delle proporzioni reali, in modo che solo a chi le guarda dal basso possono apparire “verosimili”, titillando dell’uomo-massa la pigrizia, e la necessità di un vedere già confezionato che gli eviti l’interpretazione del dato? (Si veda anche quanto dice disinvoltamente Platone ne il Sofista, 235-236)
Thus you shall have charted the map of mass-man, the citizen of democratic Athens, content with his mediocre taste, his philistine love for conversation, the philosophical alibi that the Academy and Lyceum obligingly provide him, the noise in which he wraps himself like an oyster, the "distraction" he has elevated to religious value. Behold them as they crowd around the cockroach-shaped latest ocular fashion circulated by Alcibiades, or as they run sweaty and clamorous toward the latest messenger arrived from who-knows-where. For among the primary qualities of mass-man is the desire to know, the need for information. Against Heraclitus' restraint – he who deemed wisdom far too precious to be made available to all – nowadays an Aristotle would affirm that "all men by nature desire to know," evidenced by "the delight they take in sensations, which they love for their own sake beyond any utility, particularly those of sight" (Metaphysics, I, I, 980a). What more could one add to this negative anthropology of mass-man, if not this theorization of undiscriminating perceptual craving – this foaming urge to see, to see accurately and pleasantly even from afar (to tele-see, as it were) – as suggested by metopes and pediments where statues are proportionally distorted so that only when viewed from below do they appear "lifelike," thus indulging mass-man's sloth and his need for pre-packaged vision that spares him data interpretation? (Cf. Plato’s nonchalant remarks in Sophist, 235-236)
Inutilmente il nostro Montàlides recentemente tuonava contro questa corsa all’informazione per cui quasi pare che il disco della nostra terra sia avvolto da “una sfera di psichismo in continuo aumento di spessore” dato che “una cappa sempre più fitta di informazioni e di visibilità proiettate a distanza copre il mondo abitato da noi”. (Cfr. Λα φωνδουτα ψιχικα, in “Κωρρίερε δηλλα Σμρα”, 24-3-1963) Di questa allucinante “fonduta psichica” l’uomo-massa ateniese ormai più non si accorge; né lo potrebbe, se già a scuola ad altro non si provvede che ad “informare” il giovine, non esitando a corromperlo sulle pagine di poeti contemporanei; come ci documenta (ma con la soddisfatta e tronfia malafede del gazzettiere complice) quel Platone, giustamente ammirato dalla folla, quando dice che “i maestri di questo si preoccupano, e quando i fanciulli hanno imparato le lettere e cominciano a intendere lo scritto... pongono loro dinnanzi sui banchi, da leggere, e li costringono a impararle a memoria, le opere dei grandi poeti... affinché il fanciullo emulandoli li imiti e cerchi di assomigliare ad essi” (Protagora, XV). Che fare? Scrivere una lettera all’ineffabile preside dell’Accademia? L’industria culturale è troppo sicura dei suoi procedimenti per ascoltare la voce della saggezza (e non è passata di moda?). Assisteremo dunque al crescere di questi scolari che divenuti trentenni andranno nottetempo a decapire le Erme, come ha fatto un giovane intellettuale di nostra conoscenza; da tanti maestri non ci attenderemo discepoli migliori, la produzione intensiva di un uomo-massa sta dando i suoi frutti.
In vain did our Montàlides recently thunder against this race for information whereby "a sphere of psychism in ever-thickening layers seems to envelop our terrestrial disk," since "an increasingly dense shroud of long-distance projected data and visibility blankets our inhabited world." (See “La fonduta psichica” [The Psychic Fondue] in “Κωρρίερε δηλλα Σμρα,” 24-3-1963) The Athenian mass-man no longer notices this hallucinatory "psychic fondue"; nor could he, when schools already corrupt youths through contemporary poets' pages. As documented (with the smug complicity of a tabloid scribe) by that Plato – justly admired by the crowd – when he states: "Teachers of this art, once children have learned letters and begin to comprehend writing... place before them on benches to read and memorize the works of great poets... so that by emulation the child may imitate and strive to resemble them" (Protagoras, XV). What’s to be done? Pen a letter to the Academy’s ineffable dean? The cultural industry is too assured in its methods to heed wisdom’s voice (and is wisdom not passé?). We shall thus witness these pupils who, at thirty, will decapitate Herms by night like a certain young intellectual of our acquaintance; from such teachers we expect no better disciples. The intensive production of mass-man is bearing fruit.
Non ne abbiamo d’altra parte teorizzato il suo bisogno di essere e stare con altri, immemore delle gioie della solitudine silenziosa? Tale è ormai l’essenza della cosiddetta democrazia, il cui comandamento pare essere: attieniti a ciò che fanno gli altri e segui la legge di chi sia più numeroso; chiunque è degno di una carica qualsiasi purché chiunque si raduni in numero sufficiente da eleggerlo; e per le cariche non troppo importanti ci si affidi alla sorte, poiché l’aleatorietà è la logica dell’uomo-massa. “Le città debbono essere invero composte da elementi quanto più possibile tra loro eguali e omogenei: il che si riscontra soprattutto nella classe media... Perciò bene Focilide esprimeva questo voto: ‘La miglior condizione è quella media, e tal posto io voglio nella città’. (Politica, IV, 9, 1925 b)” Così Aristotele, a cui, vox clamantis in deserto, invano rispondeva Ortegygassétos denunciando come “dalla metà del secolo passato si nota in Europa una progressiva esteriorizzazione della vita... L’esistenza privata, nascosta e solitaria, chiusa al pubblico, alla folla, agli altri, diventa sempre più difficile... La strada è diventata stentorea” (Σοκιαλιθαθιονε δελλ υομω, in “Λο Σπεττατορη”). Noi diremo, l’agorà è diventata stentorea, ma l’agorà è l’ideologia dell’uomo-massa, è quanto ha voluto e quanto si è meritato. Che vi passeggi Platone e vi dialoghi coi suoi clienti è più che lecito: quello è il suo regno e l’uomo-massa non può vivere solo, se ha bisogno di sapere tutto quello che accade e di parlarvi intorno.
Have we not theorized his need to be and exist among others, oblivious to silent solitude’s joys? Such is now the essence of so-called democracy, whose commandment appears to be: adhere to what others do and follow the law of the majority; anyone is fit for office provided enough congregate to elect them; and for lesser posts, trust to chance, for randomness is mass-man’s logic. "Cities must indeed be composed of elements as equal and homogeneous as possible: a condition found chiefly in the middle class... Hence Phocylides aptly prayed: ‘The middle state is best; may I hold that place in the city.’ (Politics, IV, 9, 1925b)" Thus Aristotle – to whom Ortegygassétos, a voice crying in the wilderness, vainly retorted by denouncing how "since mid-last century, Europe shows progressive externalization of life... Private existence – hidden, solitary, closed to public, crowd, and others – grows ever harder... The street has become stentorian" (Σοκιαλιθαθιονε δελλ υομω [Socialization of Man], in “Λο Σπεττατορη”). We would say: the agora has become stentorian, but the agora is mass-man’s ideology – what he desired and deserves. That Plato strolls there dialoguing with clients is more than permissible: that is his kingdom, for mass-man cannot live alone, needing to know all that occurs and prattle about it.
E ormai può sapere tutto. Vedi quanto è accaduto alle Termopili. Non più di una giornata appresso all’avvenimento avevi già il messaggero che ti portava la notizia e qualcuno aveva pensato già a confezionarla nel modo più semplice, ridotta a slogan pubblicitario: “Le nostre frecce oscureranno il sole. Bene, combatteremo all’ombra!”. L’ecolalico Erodoto aveva reso il suo servizio al tiranno, la folla dalle cento orecchie.
And now he can know everything. Witness Thermopylae’s aftermath. No more than a day after the event, messengers bore the news while some had already packaged it into advertising slogans: "Our arrows will blot out the sun. Good – we’ll fight in the shade!" The echolalic Herodotus served his tyrant, the hundred-eared crowd.
Non appaiono al giusto posto, pertanto, i cosiddetti storici che altro non sono che i cronisti assidui del presente? Efficiente capo dell’ufficio public relations di Pericle, Erodoto non trova di meglio che scrivere sulle guerre persiane (su puro e bruto elemento di cronaca, dunque - né potremmo ormai pensare a un Omero che avesse la lucidità poetica per parlare su qualcosa che non ha visto né udito, portandolo a dimensioni di fiaba): a Erodoto basta leggere tre o quattro logografi ionici e presume di saper tutto. Parla di tutto. Come se non bastasse ecco che genera, più saputo e arido di lui, un Tucidide che, dopo la pessima figura della caduta di Anfipoli (che non riuscì a impedire), fallito come uomo d’arme e di governo, dimentica le disavventure del Peloponneso e si rinvergina come memorialista, accettando di descrivere gli eventi bellici man mano che avvengono. Raggiunta dunque l’ultima vergogna del giornalismo spicciolo? No, perché dopo di lui avremo in Senofonte il maestro di un’arte che sa ridurre a elemento di storia anche la nota della lavandaia, e i piagnistei per un mal d’occhi qualsiasi (proprio dell’industria culturale è la volgarità, l’insistenza sul particolare greve ma attuale; si attraversa un fiume? e sarà “bagnandosi sino all’ombelico”; si mangia un cibo guasto? e avverrà che “loro scorreva di dietro” - Anabasi, passim) . Ma in Tucidide avete di più, ed è il desiderio comune di fare letteratura; per candidarsi ai premi letterari che l’industria culturale mette a disposizione di chi sappia seguire la moda, Tucidide non esiterà a introdurre nella sua prosa bellurie oggettivistiche, facendo il verso al nuovo romanzo: “Il corpo all’esterno non presentava eccessivo calore al tocco, né pallore alla vista; ma piuttosto era rossastro, livido, tutto coperto da piccole piaghe e ulcere... (La guerra del Peloponneso, II, 48-54) Oggetto? La peste di Atene.
Do not the so-called historians—those assiduous chroniclers of the present—stand misplaced in their appointed station? As chief of Pericles’ public relations office, Herodotus finds no higher calling than to scribble about the Persian Wars (sheer brute chronicle, devoid of Homeric lucidity that transmutes the unseen into fable). By perusing three or four Ionian logographers, he presumes omniscience. He speaks of all things. Worse yet, he spawns a Thucydides—drier and more pedantic still—who, after the disgrace of Amphipolis’ fall (which he failed to prevent), having botched both military and governance, forgets Peloponnesian misadventures to reinvent himself as memorialist, chronicling battles as they unfold. Have we thus reached the ultimate disgrace of penny journalism? Nay, for Xenophon shall follow as maestro of an art reducing history to laundresses’ gossip and whimpers over trivial ailments (cultural industry’s vulgarity insists on the crass immediacy: cross a river? “Wet up to the navel”; eat tainted meat? “It ran out behind” – Anabasis, passim). But Thucydides offers more: the vulgar craving for literariness. To vie for prizes bestowed by the cultural industry upon fashion’s slaves, he lards his prose with objectivistic beauties, aping the nouveau roman: “Externally, the body showed no excessive heat to the touch nor pallor to the eye; but reddish, livid, covered in small sores and ulcers...” (Peloponnesian War II, 48-54). Subject? The Athenian Plague.
Così, ridotta la misura umana allo stilema oggettivo, avanguardia terroristica e cronaca dell’istante segnano il trionfo della nuova letteratura. All’angosciato Karlobòtes, che lamenta di non saper più comprendere il linguaggio delle giovani generazioni, chi abbia ancora un barlume di umanità dovrà rispondere: non c’è più nulla da comprendere, né l’uomo-massa lo vuole. L’eclisse dell’uomo attico ha raggiunto il suo punto estremo.
Thus, with human measure reduced to objective stylistic tics, terrorist avant-garde and instant chronicle herald literature’s new triumph. To anguished Karlobòtes lamenting his incomprehension of young generations’ tongue, any soul retaining humanity’s ember must reply: there is nothing left to comprehend, nor does the mass-man desire it. The Attic man’s eclipse has reached its zenith.
Ma se vi è un tramonto dell’occidente, l’uomo-massa non se ne angoscia: non vive egli nel migliore dei mondi possibili? Rileggetevi il discorso che Pericle rivolge a una folla ateniese soddisfatta ed entusiasta: l’uomo attico vive in una società della meritocrazia, ove la dialettica dello status è eletta a titolo di ottimismo (“né d’altra parte la povertà, se uno è in grado di fare qualcosa di utile alla città, gli è d’impedimento per l’oscura sua posizione sociale”) e così il criterio di discriminazione per cui l’aristos era tale, sfuma nel l’ebbrezza del livellamento; l’uomo attico è felice di vivere come volto tra la folla, uomo dalla clamide bianca, succube del conformismo dei comportamenti (“abbiamo un’incredibile paura di scendere nell’illegalità: siamo obbedienti a quanti si succedono al governo, ossequenti alle leggi e tra esse in modo particolare a quelle... che portano per universale consenso il disonore a chi non le rispetta”); l’uomo attico vive felice come rappresentante di una leisure class (“a sollievo delle nostre fatiche, abbiamo procurato allo spirito nostro moltissimi svaghi, celebrando secondo il patrio costume giochi e feste che si susseguono tutto l’anno, e abitando in case fornite di ogni conforto, in cui il godimento cotidiano scaccia da noi ogni tristezza”) ; segno dunque che l’uomo attico è l’abitante di una società del benessere, una società affluente e abbondante (“affluiscono nella nostra città beni di ogni specie da tutta la terra, e così capita a noi di godere non solo di tutti i frutti e prodotti di questo paese, ma anche di quelli degli altri, con eguale diletto e abbondanza, come se fossero nostri ) (La guerra del Peloponneso, II, 37-41).
Yet if the West declines, the mass-man feels no anguish: does he not dwell in the best of possible worlds? Reread Pericles’ address to Athens’ complacent mob: the Attic man thrives in meritocracy’s society, where status dialectics masquerade as optimism (“nor does poverty prevent any capable of serving the city from doing so, however obscure his station”). The aristocratic criterion blurs into leveling intoxication. He delights as white-cloaked face in the crowd, enslaved to behavioral conformity (“we harbor an irrational fear of illegality: obedient to successive governments, reverent to laws—especially those... whose universal consensus brands transgressors with dishonor”). The Attic man revels as leisure class emissary (“to relieve our labors, we’ve furnished the spirit with manifold diversions—games and festivals year-round per ancestral custom—dwelling in comfort-laden homes where daily pleasure banishes gloom”). Behold then the Attic man: denizen of affluent society, cornucopian realm (“goods flood our city from all lands, so we enjoy foreign fruits and wares with equal delight and abundance as if our own”) (Peloponnesian War II, 37-41).
Trarremo dunque l’uomo attico, massificato nella sua ebete contentezza, dal suo torpore? No, che vi provvedono, a trattenervelo, quei giochi di cui Pericle faceva menzione. E sarà inutile parlare delle folle che si accalcano ai ludi di Olimpia e discutono sull’ultima meta come se fosse in palio l’anima loro; basti ricordare che ormai dai Giochi Olimpici si numerano gli anni! La vita appare scandita sulle gesta di un vincitore nel lancio di una verga, o di chi abbia saputo percorrere per dieci volte un tragitto. Dall’esito del pentatlon si misura l’areté. Altri incaricheranno un poeta di comporre un carme per tali “virtuosi”, e la corona che costoro riceveranno ridonderà a gloria della loro città. Le parole di Pericle ci hanno davvero dato l’immagine di una civiltà nella quale tutto è bellissimo. Purché si sia rinunciato alla propria umanità. Come ricordava Montàlides, “la comunità umana universale sarebbe un aggregato di aggregati cellulari, un banco di madrepore nel quale ogni individuo vivrebbe conficcato e schedato non secondo la sua anima ma in rapporto alle sue possibilità produttive o alla sua maggiore o minore integrazione allo schema della pianificazione totale” (Μαδρεπορε ουμανμ, in “Κωρρίερε δηλλα Σμρα”, 14-4-1963). Invano guardiamo alla solitudine e all’isolamento del faraone come a un bene perduto; l’uomo attico non ne sente la nostalgia perché non ne ha assaggiato il sapore: sugli spalti di Olimpia celebra la sua melanconica apocalisse, senza saperlo. Non si attende da lui la decisione, del resto. L’industria culturale gli ha provvisto ormai i contorcimenti pressoché elettronici della Pizia di Delfo, che attraverso la casuale epilessia del suo twist gli provvede i consigli sul da farsi. Attraverso mozziconi di frasi volutamente incomprensibili, dove il linguaggio è regredito nell’irrazionale, a uso e consumo delle folle ammirate e democratiche.
Shall we then rouse the Attic man, massified in his bovine contentment, from his stupor? Nay, for those very games Pericles mentioned shall keep him tethered. Futile to speak of the crowds thronging the Olympian ludi, debating the latest chariot turn as if their souls hung in the balance; suffice it to recall that years are now numbered from the Olympic Games! Life itself is punctuated by the feats of some javelin hurler or ten-lap sprinter. Areté is measured by pentathlon results. Others shall commission poets to compose odes for such "virtuosi," and the laurels these receive shall redound to their city's glory. Pericles' words have truly given us the portrait of a civilization where all is most splendid—provided one has renounced their humanity. As Montàlides observed, "The universal human community would be an aggregate of cellular aggregates, a coral reef where each individual remains embedded and cataloged not by their soul but by productive capacity or degree of integration into total planning" (Μαδρεπορε ουμανμ, in "Κωρρίερε δηλλα Σμρα," 14-4-1963). In vain do we gaze upon the pharaoh's solitude as a lost good; the Attic man feels no nostalgia for it, having never tasted its flavor. On Olympia's bleachers, he unwittingly celebrates his melancholic apocalypse. No decision is expected of him, regardless. The cultural industry has already supplied the near-electronic contortions of Delphi's Pythia, who through epileptic twists offers advice on his next move. Through fragments of deliberately opaque utterances—language regressed into the irrational—she caters to admiring, democratic crowds.
Un tempo si poteva chiedere alla cultura una parola di salvezza: oggi la cultura pare non essere più in grado di conferire salvezza, perché si è ridotta al gioco della parola. L’uomo attico è preso dalla cupidigia del pubblico dibattito, come se fosse d’uopo discutere ogni problema e ricercare il consenso degli altri. Ma la sofistica ha ridotto la verità al pubblico consenso e la pubblica discussione appare l’alibi estremo di questa massa di parlanti. Come vorremmo sottolineare le amare riflessioni di Bòcas che argutamente riproduceva i dialoghi che precedono la sciagurata corsa al dibattito: “Pronto, verrebbe domani sull’agorà per un dibattito sulla verità?”. “No, le consiglierei Gorgia, bravissimo anche per un elogio di Elena; e perché poi non prova Protagora, la sua teoria sull’uomo misura di tutte le cose molto di moda, sa?” Ma l’appello di Bòcas contro il dibattito è destinato a rimanere inascoltato, e invano il nostro polemista si affanna a minarne la perniciosa ideologia di una serie di appassionati dibattiti pubblici, davanti a una massa impigrita e incancrenita.
Once, culture might have spoken a salvific word. Now it seems incapable of offering salvation, having dwindled to wordplay. The Attic man is gripped by a lust for public debate, as though every problem must be dissected and consensus sought. But sophistry has reduced truth to public approval, and open discussion becomes the ultimate alibi for this mass of talkers. How we long to echo Bòcas' bitter reflections, who wryly reconstructed dialogues preceding the wretched race to debate: "Would you come to the agora tomorrow to discuss truth?" "Nay, I'd recommend Gorgias—excellent for encomiums to Helen. Why not Protagoras? His 'man-as-measure' theory is quite fashionable." But Bòcas' plea against debate shall fall on deaf ears, our polemicist laboring in vain to undermine this ideology of public disputation before a sclerotic, indurated mob.
All’uomo-massa attico l’industria culturale invece offrirà, se il dibattito non lo appagasse pienamente, anche una sapienza più perentoria, ma diluita in amabili digest, come il suo palato richiede. E il maestro in quell’arte è quel Platone di cui già si è fatto cenno, abilissimo a confezionare le verità più aspre della filosofia antica attraverso la forma più digeribile, quella del dialogo; non esitando a tradurre i concetti in esempi piacevoli e orecchiabili (il cavallo bianco e il cavallo nero, le ombre nella caverna, e così via) secondo i dettami della cultura di massa: in cui ciò che giaceva nel profondo (e che Eraclito si guardava bene di trarre alla luce) viene portato in superficie purché sia appiattito al livello della comprensione più disimpegnata. Ultima infamia, Platone non esita a far dibattere il problema sublime dell’Uno e dei Molti da alcuni dialoganti che si ritirano nella bottega di un maniscalco (incapaci di pensare se non nel “rumore!), mentre provvede a rendere commestibile l’indagine attraverso un accorto gioco di suspense e la regia di nove ipotesi che hanno tutta la trascinante accattivabilità dei concorsi enigmistici a premi. Eristica e maieutica (con nomi siffatti le chiamano i gazzettieri, felici di celare il vuoto sotto l’assunzione del l’ultimo termine alla moda) hanno sempre e ancora la solita funzione: l’uomo attico non deve sforzarsi per capire, bastano gli esperti dell’industria culturale che lo illudano di trarre dal suo intimo una comprensione che di fatto recano seco bell’e confezionata. Il giuoco è incominciato con le prestidigitazioni (forse non abili?) del sileno Socrate, il quale è persino riuscito a trasformare la meritata condanna in una mostruosa parata pubblicitaria, mantenendosi sino all’ultimo servo fedele dell’industria culturale e provvedendo alle case farmaceutiche quel mirabile esempio di carosello pubblicitario che è il suo “mamma quanto è buona la cicuta”, ovvero “ma che concilia e che corrusion de zoveni, mi so niente, mi vegno dall’agorà, cicuta xe bon!”.
To the massified Attic man, the cultural industry offers—should debate prove insufficient—a more peremptory wisdom, diluted into palatable digests. The master of this art is Plato himself, adroitly packaging philosophy's bitterest truths in the most digestible form: the dialogue. He unflinchingly translates concepts into pleasant, ear-catching parables (the white horse and black horse, cave shadows, etc.), adhering to mass culture's dictate: what lay buried in profundity (and which Heraclitus wisely kept veiled) is dredged up, flattened to the level of effortless comprehension. Final outrage: Plato sets the sublime problem of the One and the Many in a blacksmith's clamorous shop—thinkers incapable of thought without "background noise!"—while rendering inquiry palatable through suspenseful direction and nine hypotheses with all the addictive allure of prize crossword contests. Eristic and maieutics (thus dubbed by gazetteers, happy to cloak vacuity with trendy jargon) ever serve the same end: the Attic man need not strain to understand, for cultural industry experts delude him into drawing from within a pre-packaged comprehension. The game began with the prestidigitations (clumsy, perhaps?) of silenic Socrates, who even transformed his well-earned condemnation into a monstrous publicity stunt, remaining till the end a faithful servant of the cultural industry—gifting pharmaceutical firms that stellar ad campaign: "Mamma, how tasty hemlock is!" or "But I’m just chattin’ with the youths, I know nothin’, I come from the agora—hemlock’s good, eh!"
Fine della commedia, un gallo a Esculapio, ultima ipocrisia. Come non dar ragione al nostro maestro Zollofonte quando dice: “Quanto più i mezzi di massa offrono spettacoli lontani dall’umano, dal dialogo, tanto più essi fingono l’intimità del conversare, della gioviale cordialità, come si può vedere (se l’animo basti) assistendo ai loro spettacoli, che obbediscono a un precetto segreto: interessa l’uomo a ciò che non ha per lui alcun interesse, né economico, né estetico, né morale” (Εχλισσε δηλλ ιντελλεττυαλε, pag. 60) Quale definizione migliore per il pout pourri socraticoplatonico del Simposio, dove sotto pretesto di un dialogo filosofico si dà spettacolo di incontinenza conviviale, resa greve dalle allusioni sessuali trasparenti e indecenti: e non altrimenti nel Fedro si dice che all’uomo che guarda (poiché l’ultima tappa è infine una civiltà di voyeurs) la creatura amata, avviene che “sudore irrori il paziente, e calore inusitato in lui serpeggi; così discendendo in lui, attraverso le pupille, un effluvio di bellezza, nuovo calore pullula... Tutto si fa turgido, tutto si muove; germina fin dalla radice in tutta l’anima lo stelo dell’ala... E l’ala comincia a crescere” (Fedro, 23-30). Regressione nell’oscenità appena travestita; ecco l’ultimo dono, l’erotica di massa contrabbandata come filosofia. Quanto ai rapporti tra Socrate e Alcibiade sono biografia, e l’industria culturale li espunge dalla critica estetica.
End of the comedy, a cock to Asclepius, ultimate hypocrisy. How can one not agree with our master Zollofonte when he states: "The more mass media offer spectacles divorced from the human, from dialogue, the more they feign the intimacy of conversation and jovial cordiality, as may be observed (if one's spirit withstands) in their productions, which obey a secret precept: interest man in what holds no interest for him—neither economic, nor aesthetic, nor moral" (Εχλισσε δηλλ ιντελλεττυαλε, p.60). What better definition for the Socratico-Platonic potpourri of the Symposium, where under the pretense of philosophical dialogue we are treated to convivial incontinence, weighed down by transparent and indecent sexual innuendos? Similarly, in Phaedrus we read that when a man gazes upon his beloved (for the final stage is ultimately a civilization of voyeurs), "sweat bedews the patient, and unwonted heat courses through him; as beauty's effluvium streams through his pupils, new warmth surges... All swells, all stirs; from the root throughout his soul sprouts the stem of the wing... And the wing begins to grow" (Phaedrus, 23-30). Regression into barely veiled obscenity; behold the ultimate gift—mass-marketed erotica smuggled as philosophy. As for Socrates' relations with Alcibiades, they belong to biography, which mass culture expunges from aesthetic criticism.
Ancora troppo “naturale” per diventare completamente industria, il sesso è comunque diventato commercio, come Aspasia ci insegna. Commercio e politica, integrato nel sistema. Il gesto di Frine ci ricorda melanconicamente che, anche la fiducia in una magistratura incorrotta era evidentemente mal riposta. Di fronte a tali contraddizioni a così intense débacles dell’animo umano, l’industria culturale ha la risposta bella e pronta: non servono forse tali casi per fornire materiale d’indagine all’autore di tragedie? Senonché proprio in questa consuetudine si disegna l’ultimo abisso di una apocalisse dell’uomo attico, il profilo della sua irrimediabile degenerazione.
Still too "natural" to become fully industrialized, sex has nonetheless become commerce, as Aspasia teaches us. Commerce and politics, integrated into the system. Phryne's gesture reminds us melancholically that faith in an incorruptible magistracy was evidently misplaced. Confronted by such contradictions and profound débâcles of the human spirit, mass culture has its answer ready-made: do not such cases furnish material for tragedians? Yet precisely in this custom lies the final abyss of the Attic man's apocalypse, the outline of his irredeemable degeneration.
Vedi infatti costoro, a giorno ancor pieno, recarsi in lunghe file sulle gradinate degli anfiteatri, da dove ottusamente con aria ebete si affanneranno sui casi che loro fingeranno alcuni guitti che più nulla hanno di umano, dappoiché hanno celato le loro sembianze sotto la grottesca finzione della maschera e la deformazione delle doppie suole, della veste imbottita per mimare una grandezza che non è la loro. Simili a fantasmi dal volto su cui non potrai discernere né la sfumatura del sentimento né l’alterazione della passione, costoro ti offriranno, esposto all’attenzione impudica di tutti, il dibattito sui massimi misteri dell’animo umano, l’odio, il parricidio, l’incesto. Le cose che un tempo ciascuno avrebbe gelosamente celato agli occhi del volgo ora divengono materia d’intrattenimento comune. Ed anche su questo il pubblico dovrà essere intrattenuto secondo i dettami di una cultura di massa, che ti impone non di raffigurare, intuita, un’emozione, ma di offrirla ormai confezionata all’utente: e non sarà così l’espressione poetica del lamento, ma la formula stereotipa del dolore che ti coglierà di colpo e con desiderata violenza: “ohimé, ohimé, ohimé! Ototòi totòi!”. Che altro chiedere, comunque, ad autori che hanno prezzolata la loro arte e sanno di dover confezionare un prodotto che l’arconte può accettare o rifiutare a suo giudizio? Ben si sa oramai come le coregìe siano appaltate ai cittadini abbienti, e dunque l’industria culturale non poteva trovare legislazione più chiara. Tu offrirai al committente ciò che ti richiede e ciò che ti richiede verrà valutato a peso e per misura di quantità. Sai benissimo che se vorrai vedere rappresentato il tuo dramma non questo dovrai offrire, ma una intera tetralogia completa di dramma satiresco. E dunque la creazione a comando, la produzione di poesia a macchina secondo posologia. E il poeta dovrà farsi, se vorrà eseguire l’opera sua, musicista e coreografo, autore e maestro di danze, impostando il vergognoso sgambettìo del coro e dosando il sibilo impudico del flauto. L’antico autore del ditirambo, diventato impresario della broadway attica ha finalmente completato la sua trista ascesi prossenetica.
Behold them, in broad daylight, filing onto amphitheater steps where they will dully gape at the feigned misfortunes enacted by hack actors stripped of humanity—having concealed their features beneath grotesque masks and padded costumes to counterfeit a grandeur not their own. Like phantoms whose faces betray neither sentiment's nuance nor passion's alteration, they will expose for all prurient eyes the debate over the soul's greatest mysteries: hatred, parricide, incest. Matters once jealously guarded from vulgar gaze now become communal entertainment. Even here, the public must be indulged according to mass culture's dictates, which demand not the intuitive evocation of emotion but its prefabricated delivery—not the poetic expression of lament, but stereotypical formulae of grief to seize you with desired violence: "Alas, alas, alas! Ototòi totòi!" What more could one ask of authors who have prostituted their art, knowing they must craft products for the archon's approval? Sponsorships now go to the wealthy, and mass culture could desire no clearer legislation. You will give patrons what they demand, measured by weight and quantity. Should you wish your drama staged, you must supply not merely a play but an entire tetralogy complete with satyr-play. Thus command-creation, verse-manufacture by prescription. The poet must become—if he would see his work performed—musician, choreographer, dance-master, orchestrating the chorus's shameless capering and modulating the flute's lewd hiss. The ancient dithyramb's author, now impresario of Attic Broadway, completes his sordid panderer's ascent.
Vorremo analizzare il decorso di tale regressione? Ha cominciato Eschilo, che non a caso l’uomo-massa ammira, a fare oggetto di poesia la cronaca di un fatto contemporaneo come la battaglia di Salamina. Quale glorioso materiale poetico! Un evento industriale di cui l’autore si compiace di elencare i particolari tecnologici con una compiacenza che ormai non è più capace di scandalizzare il nostro gusto indurito: e via con l’elencazione dei “colpi di remi schioccanti insieme secondo cadenza”, degli “scafi” con la “punta di bronzo”, degli “aplustri” e dei “rostri”, della “massa di navi pigiate in una strettoia”, degli scafi dalle “guance di bronzo” che “cozzando smozzicavano tutte le file dei remi”, delle manovre che le navi elleniche fanno sui legni persiani “cingendoli”, sempre con un gusto lordo e protervo per il particolare meccanico, con la voluttà neppure celata di introdurre nel verso l’enumerazione di spezzoni di conversazione quotidiana, di nomenclatura da manuale tecnico, in un balestrinismo di seconda mano che, se avessimo ancor gusto sicuro e senso della discriminazione, ci farebbe arrossire (I Persiani, vv. 386-432). Come dice Zollofonte “il carattere della massa industriale è qui colto perfettamente: esso ondeggia tra l’isteria e la cupezza, i sentimenti non hanno forma tra gli adoratori coatti di Baal” (Εχλισσε, pag. 25). I sentimenti? E per descrivere una scena di maestà e di morte non ricorreremo all’armamentario di un gergo da macellai meccanizzati? “Ed essi ancora, come tonni, come in una retata di pesci, con tronconi di remi, con schegge di carcasse, battevano giù, schiantavano i dorsi e gemiti e ululi, ovunque la distesa del mare fumava...” (I Persiani, vv. 386 sgg.) Nel disperato tentativo di refaire Doeblin sur nature, l’industria culturale ci propone il suo linguaggio fatto cosa, aggeggio artigianale, giunto cardanico, terminologia da cantiere navale.
Shall we trace this regression's course? It began with Aeschylus—whom mass-man unsurprisingly admires—making poetry from contemporary reportage like the Battle of Salamis. What glorious poetic material! An industrial event whose technological particulars the author catalogs with a complacency our jaded tastes no longer find shocking: enumerations of "oar-strokes crackling in unison," "bronze-beaked hulls," "aplustres" and "rostra," "ships crammed in narrows," "bronze-cheeked prows" that "colliding shattered all banks of oars," Hellenic vessels "encircling" Persian ships—all with crude relish for mechanical detail, an unveiled voluptuousness in stuffing verses with technical jargon and quotidian speech fragments, a secondhand ballast of trivia that would make us blush had we retained discrimination (The Persians, vv.386-432). As Zollofonte observes: "Industrial mass-character is perfectly captured here: it vacillates between hysteria and gloom; among Baal's coerced worshippers, sentiments lack form" (Εχλισσε, p.25). Sentiments? To depict majesty and death, must we resort to butchers' mechanized slang? "And still they, like tunas, like fish in a net, with splintered oars and hull-shards, battered down, smashed spines as moans and howls arose—the whole sea-smoke billowed..." (The Persians, vv.386 ff.) In desperate attempts at Doeblin sur nature refaire, mass culture offers its reified language—artisanal gadgetry, cardan joints, shipyard terminology.
Ma non vi sembri che con Eschilo si sia toccato il fondo. La vergogna va oltre. Con Sofocle voi avete infine il perfetto esempio di un sonnambulismo coatto prodotto in serie per le folle. Sofocle avrà ormai rinunciato alle nevrosi religiose di Eschilo e si terrà lontano dallo scetticismo elegante e boulevardier di Euripide. In lui l’esercizio della sophrosyne diverrà alchimia del compromesso morale. Egli è un confezionatore di situazioni buone a tutti gli usi, e dunque a nessuno. Vedete ad esempio Antigone. Quivi voi avete tutto. La fanciulla che ama il fratello barbaramente ucciso, il tiranno cattivo e insensibile, la fedeltà al principio sino alla morte, Emone che, figlio del tiranno, si uccide per la sua bellissima vittima, la madre di Emone che lo segue nella tomba, Creonte schiacciato e fatto ebete dalla rosa di lutti nati dal suo filisteismo insano. Il romanzo d’appendice ha trovato, complice l’industria culturale dell’Attica, il suo culmine, il suo abisso. Ma se ciò non bastasse Sofocle pone a suggello e commento morale dell’opera sua, nel primo stasimo, l’esaltazione ottimistica della produttività tecnologica: “Molte sono le cose mirabili al mondo, ma l’uomo le supera tutte... Affatica la Terra, suprema divinità, inesausta, immortale, d’anno in anno volgendo gli aratri e sommovendola con prole equina... Progenie di fiere selvagge, di creature marine, cattura con opera di reti...”(Antigone, I, primo stasimo). Che altro? Abbiamo l’etica della produttività, l’esaltazione per l’opera ottusa del meccanico, l’insinuazione della genialità proletaria. “Occorre compiacersi” osserva ironicamente Zollofonte parlando dei rapporti tra industria e letteratura “della vittoria del genio che ora abbatte i mostri con la tecnica, e augurarsi che delle conquiste sia fatto buon uso per l’uomo vincitor” (Εχλισσε, pag. 19). Tale è l’ideologia della cultura di massa. Maestro di questa, Sofocle non ha esitato ad aggiungere ai due protagonisti un tritagonista e la decorazione della scena (Cfr. Aristotele, Poetica, IV, 15), poiché evidentemente per imporre emozioni confezionate l’apparato classico non gli bastava; non occorrerà molto che vedremo, ben lo sappiamo, l’introduzione del quarto interlocutore, completamente muto, e allora la tragedia avrà giocato sino in fondo la commedia della superfetazione ostentando l’incomunicabilità ossequiente alle regole dei palcoscenici dell’avanguardia, en attendant il suo Godòt.
But let none fancy that with Aeschylus we touched rock bottom. The disgrace plunges deeper. In Sophocles you find the consummate specimen of coercive somnambulism mass-produced for the multitudes. Sophocles will have by now renounced Aeschylus' religious neuroses while keeping aloof from Euripides' boulevardier elegance. In him, the exercise of sophrosyne transmutes into alchemy of moral compromise. He is a purveyor of all-purpose situations - hence fit for none. Consider Antigone. Here you have the full arsenal: the maiden enamored of her barbarously slain brother, the obtuse tyrant, fidelity to principle unto death, Haemon committing suicide for his beauteous victim, Creon crushed into idiocy by the wreath of calamities born from his philistine folly. The serial novel finds - through Attica's cultural industry complicity - both its zenith and abyss. Should this prove insufficient, Sophocles seals his moral commentary in the first stasimon through optimistic exaltation of technological productivity: "Many are the wonders, none more wondrous than man... He wears down the Earth, supreme divinity, inexhaustible, immortal, year after year driving plows, churning soil with horse-born progeny... Wild beasts and sea-creatures he snares in woven nets..." (Antigone, I, first stasimon). What more? We get productivity ethics, celebration of mechanical drudgery, insinuations of proletarian genius. "One must rejoice," Zollofonte sardonically observes regarding industry-literature relations, "at genius now slaying monsters through technique, while hoping such conquests serve victorious mankind" (Εχλισσε, p.19). Such is mass culture's ideology. Master of this craft, Sophocles unhesitatingly adds a tritagonist and scenic ornamentation (Cf. Aristotle, Poetics, IV,15), for evidently the classical apparatus sufficed not to impose pre-packaged emotions. Soon enough - we know it well - we shall witness the fourth interlocutor's advent, wholly mute, where tragedy will have played out the farce of superfetation, flaunting communication breakdown in avant-garde theater rules, en attendant its Godot.
Ed ecco che i tempi si fanno maturi per Euripide, incredulo e radicale quanto basta per incontrare il favore delle masse, capace di ridurre il dramma a pochades come mostrano le insistenti plaisanteries di Admeto e di Ercole, efficacissime nel neutralizzare la residua potenza tragica di Alcesti. Quanto a Medea, qui la cultura di massa esegue la sua danza di virtuosa, intrattenendoci sulle nevrosi private di una isterica sanguinaria, con dovizia di analisi freudiane, fornendoci un perfetto esempio di come possa essere un Tennessee Williams dei poveri. Posologia completa, come non piangere e provare terrore e pietà?
Thus ripens the age for Euripides - sufficiently radical and skeptical to woo the masses, reducing drama to pochades as evidenced by Admetus and Heracles' persistent plaisanteries, masterfully neutralizing Alcestis' residual tragic power. As for Medea, here mass culture performs its virtuoso dance, regaling us with the private neuroses of a bloodthirsty hysteric through Freudian analysis, offering a consummate specimen of Tennessee Williams for the destitute. Complete posology - how not to weep while experiencing terror and pity?
Poiché questo vuole la tragedia. Che voi proviate terrore e pietà, e le proviate a comando, al momento giusto. Leggetevi le pagine che dedica a tale soggetto Aristotele, l’ineffabile maestro della persuasione occulta. Ecco un ricettario completo: prendete un protagonista fornito di tali qualità che il pubblico e in parte lo ammiri e in parte lo deprechi, identificandosi in lui e nelle sue debolezze; fategli accadere casi terribili e pietosi, dosate il tutto con una giusta somministrazione di colpi di scena, agnizioni e catastrofi, mescolate, portate al punto di ebollizione e voilà, quello che ne esce si chiama catarsi, vedrete il pubblico strapparsi i capelli e mugolare di paura e commiserazione eiaculando pacificazione. Rabbrividire a tali particolari? È tutto scritto, leggete i testi di questo corifeo della civiltà contemporanea, l’industria culturale non esita a metterli in circolazione, ben persuasa che non la menzogna, ma la pigrizia degli animi assecondi il suo gioco.
For this is tragedy's mandate. That you feel terror and pity, and feel them on cue, at the appointed hour. Peruse Aristotle's pages on the subject - that ineffable master of occult persuasion. Behold a complete recipe book: take a protagonist admired yet despised by the audience, who both identify with his virtues and weaknesses; subject him to terrible, pitiable events; dose the brew with timely plot twists, anagnorises and catastrophes; simmer, bring to boiling point, et voilà - the decoction called catharsis. Watch audiences tear their hair, howling in fear and commiseration, ejaculating pacification. Shudder at such particulars? All codified. Read the texts of this contemporary culture's coryphaeus - the cultural industry circulates them freely, confident that not mendacity, but souls' indolence abets its game.
L’ideologia? Se ve ne è una: accettare il dato di fatto (e usarlo come elemento di argomentazione persuasiva. Del prefato Aristotele il suo più recente infame manuale, la Retorica, altro non è che un catechismo del marketing, una indagine motivazionale su ciò che piace o non piace, si crede o si ripudia: ora conoscete in base a quali sollecitazioni irrazionali si muovono i vostri simili, egli dice, e perciò essi i sono a vostra mercé. Agiteli, sono vostri. Con tale opera, come osserva Zollofonte, si ha una fabbricazione che non riflette naturalmente le tendenze del pubblico, ma calcola i suoi effetti in ragione della vendibilità, accresce le tinte secondo le leggi della reazione bruta allo stimolo” (Εχλισσε, pag. 42) Effetto? La dilettazione morosa, cioè la fucina stessa di ogni vizio. La fantasticheria, o sonno di veglia. A questa la tragedia pone il suggello della visibilità e della approvazione sociale, come a un mostro emerso dai recessi una società barbara allestisce un tempio.
Ideology? If any remains: accept facts-as-given (and weaponize them for persuasive argument). Aristotle's latest infamous manual, the Rhetoric, is but a marketing catechism, motivational research into likes/dislikes, beliefs/repudiations: "Know the irrational stimuli moving your fellows," he declares, "and they become your chattels. Agitate them - they are yours." Through this work, as Zollofonte notes, "we encounter fabrication that doesn't reflect public taste but calculates effects through marketability, intensifying hues by laws of brute stimulus-response" (Εχλισσε, p.42). The result? Morose delectation - the very forge of all vice. Daydreaming, or waking slumber. To this, tragedy affixes the seal of visibility and social approval, as barbaric society erects temples to monsters from its depths.
Ma non crediate che la truffa ai danni del beota succube sia perpetrata solo nell’anfiteatro ufficiale, il giorno del programma prefissato. È lo stesso Aristotele che nella Politica (libro ottavo) ci parla della musica e “della sensibile efficacia di essa sul nostro temperamento”. Si conoscano le leggi dei canti quali imitazioni dei moti dell’animo e si sarà imparato come “commuovere gli affetti”: e vedrete che il modo frigio induce ai comportamenti orgiastici, il modo dorico a una persuasione di “virilità”. Aggiungeremo altro? Qui è il manuale per la manipolazione emotiva delle korai, o come si ama dire oggi, le teenagers. Il sonnambulismo coatto non è più una utopia, ma una realtà. Dappertutto ormai si suona il flauto, contro cui ha parlato invano lungamente Adornòs. Dopo la divulgazione aristotelica la prassi musicale è diventata una cosa alla portata di tutti e vi si iniziano i fanciulli nelle scuole: tra poco un canto di Tirteo diventerà qualcosa che chiunque saprà fischiettare nelle terme o in riva all’Ilisso. Musica e tragedia ci svelano ormai il loro vero volto; una manipolazione degli istinti a cui le folle corrono beate per celebrarvi la titillazione del loro masochismo.
Yet think not the fraud against gullible boeotians occurs solely in official amphitheaters on prescribed days. Aristotle himself in Politics (Book VIII) discusses music's "palpable effect on temperament." Learn the laws of songs as imitations of soul-motions to "stir affections": the Phrygian mode induces orgiastic comportment, the Dorian persuades toward "manly" virtue. Need we add more? Here lies the manual for emotional manipulation of korai - or as we now say, teenagers. Coercive somnambulism ceases being utopia, becoming reality. Everywhere now flute-playing spreads, against which Adornòs preached in vain. Post-Aristotelian dissemination renders musical practice common property, with schoolchildren initiated: soon Tyrtaeus' chants will become something any idler can whistle in bathhouses or by the Ilissus. Music and tragedy now reveal their true face: instinct-manipulation where crowds rush blissfully to celebrate their masochism's titillation.
Pulpiti della persuasione occulta, su di essi si educano nostri giovani fatti gregge nei ginnasi. Diventati adulti la stessa scienza delle public relations insegnerà loro come comportarsi nella vita associata per ridurre la virtù, i sentimenti, l’abilità reale a maschera. Si ascolti Ippocrate: “Per il medico è senz’altro una egregia raccomandazione apparire ben nutrito e di bell’aspetto, perché il pubblico ritiene che coloro che non sanno curare bene il proprio corpo non saranno in grado di pensare alla cura di quello degli altri... Nel momento in cui il medico entra nella stanza del malato, si ricordi di stare attento al modo di sedersi, al modo di comportarsi, deve essere vestito bene, sereno in volto e nell’agire...” (Corpus Hippocraticum, passim). La menzogna si fa maschera, la maschera persona. Arriveremo a un giorno in cui, per definire la natura più profonda dell’uomo, non ci sarà rimasto appunto che il termine di maschera, persona, che ne connota l’apparenza più epidermica.
Pulpits of occult persuasion - upon these our youths are educated, made into herds within gymnasiums. Having reached adulthood, this same science of public relations will teach them how to behave in social life to reduce virtue, sentiment, and true ability to mere masks. Hear Hippocrates: "It is undoubtedly excellent counsel for the physician to appear well-nourished and handsome, for the public believes that those who cannot properly care for their own bodies will be incapable of considering the care of others... When entering a patient's chamber, let him be mindful of his posture, his demeanor; let him be well-dressed, serene in countenance and action..." (Corpus Hippocraticum, passim). The lie becomes a mask, the mask a persona. We shall arrive at a day when, to define man's deepest nature, we will have only the term persona remaining - that which connotes his most epidermal appearance.
Innamorato della propria apparenza, l’uomo-massa non potrà compiacersi che di ciò che appare vero, non potrà che godere dell’imitazione (Poetica, IV, 5) vale a dire della parodia di ciò che non è. Vedi di questo la foia incontenibile nei prodotti della pittura (dove si esaltano illustratori la cui uva gli uccelli correrebbero a beccare) e della scultura, maestra ormai nel riprodurci corpi ignudi che sembrano veri, lucertole guizzanti su tronchi d’albero a cui mancherebbe la parola, come commenta estasiato il volgo. E da tempo, anche qui, il bisogno incontentabile di dare l’impressione già confezionata, come accadde quando nei vasi a figure rosse si cominciò a introdurre le figure viste di fronte, quasi il profilo consueto non bastasse a suggerire per intuizione poetica quale fosse l’oggetto della visione fantastica.
Enamored of his own semblance, mass-man can only take pleasure in what appears true, can only delight in imitation (Poetics IV,5) - that is to say, in the parody of what is not. Witness the uncontainable frenzy in painting (where illustrators are exalted whose grapes are so lifelike that birds would flock to peck them) and sculpture, now masterful in reproducing nude bodies that seem real, lizards darting across tree trunks that lack only speech - as the vulgar crowd exclaims in rapture. And long has this insatiable need persisted to deliver pre-packaged impressions, as when red-figure vases began depicting frontal views, as if the customary profile no longer sufficed to suggest through poetic intuition the object of fantastical vision.
Ma sulla produzione artistica pesa oramai il giogo della necessità industriale: callido sfruttatore delle condizioni cogenti, l’uomo-massa ha mutato questa determinazione in elezione. L’arte si è piegata alle leggi della scienza: vedi tra le colonne dei templi oramai instaurare proporzioni auree di cui l’architetto gode con entusiasmo di geometra; vedi Policleto fornirti un “canone” per la produzione della statua perfetta e industrializzabile, e dar vita a un Doriforo che, come è stato amaramente constatato, non è più un’opera ma una poetica, un trattato fatto pietra, un esempio concreto di una regola meccanica (Cfr. Galeno, De placitis Hippocratis et Patonis, v. cfr. Anche Plinio, Nat. Hist., XXXIV). Arte e industria vanno ora di pari passo, il ciclo si è compiuto, lo spirito ha lasciato il posto alla catena di montaggio, una scultura cibernetica forse batte alle porte.
But upon artistic production now weighs the yoke of industrial necessity: cunning exploiter of binding conditions, mass-man has transformed this determinism into election. Art has bowed to the laws of science: behold golden ratios established among temple columns, which architects celebrate with geometers' fervor; behold Polykleitos providing a "canon" for producing the perfect, industrializable statue, birthing a Doryphoros that - as bitterly observed - is no longer a work but a poetics, a treatise rendered in stone, a concrete example of mechanical rules (Cf. Galen, De Placitis Hippocratis et Platonis V; also Pliny, Nat. Hist. XXXIV). Art and industry now march in lockstep, the cycle is complete, spirit has yielded to assembly line. A cybernetic sculpture perhaps knocks at our doors.
Ultima difesa, che è anche l’ultimo gradino dell’iniziazione, la soluzione gregale che vede gli efebi intruppati in esercizi conformizzanti; la salutare rivolta contro il padre è sostituita dalla necessaria resa al gruppo contro il quale il fanciullo non si sa difendere. L’egualitarismo mina ogni differenza tra giovani e vecchi, e l’episodio di Socrate e Alcibiade conferma l’ipotesi. Livellati, inariditi nell’espressione dei sentimenti individuali, questi modelli di uomo attico rimarran tali sino alla morte e oltre: la confezione dei sentimenti, invasa la vita quotidiana, si imporrà anche al passo estremo. Non voi, ma le lamentatrici mimeranno un dolore di cui ormai siete incapaci; quanto al morto non basterà il gran passo a fargli abbandonare i piccoli infami piaceri cui sia restato aggrappato in vita. Gli introdurrete in bocca una moneta (pretesto: obolo per Caronte) e una focaccia per Cerbero. Ai ricchi aggiungerete oggetti di toeletta, armi, monili.
The last defense - also the final step of initiation - lies in the gregarious solution that sees ephebes regimented into conformist exercises. The salutary revolt against the father is replaced by necessary surrender to the group, against which the youth knows no defense. Egalitarianism erodes all distinctions between young and old, as the episode of Socrates and Alcibiades confirms. Leveled, desiccated in expressing individual sentiments, these models of Attic man shall remain thus until death and beyond: emotion-manufacturing, having invaded daily life, will impose itself even at life's final passage. Not you, but professional mourners will mime a grief you've grown incapable of feeling. As for the deceased, even the great transition won't make him abandon the petty, vile pleasures to which he clung in life. You'll place a coin in his mouth (pretext: Charon's obol) and a honey cake for Cerberus. For the wealthy, add toiletries, weapons, jewels.
È questa stessa massa di inabili alla scelta che si reca a dilettarsi del pornografismo spicciolo di Aristofane; l’oscura relazione che corre tra l’Odio e l’Amore, quale i filosofi presocratici gli fecero appena sospettare, non li interessa più. Per quel che è scienza, ormai si è ridotto tutto a un sapere provvisorio; basta conoscere a memoria il teorema di Pitagora (né vi è beota che ignori questo ottuso giochetto di triangoli) e quanto al resto Euclide ha accettato di fondare tutto il sapere matematico su un postulato convenzionale e indimostrabile. Ma tra poco tutti costoro, la scuola provvedendo, sapranno leggere e far di conto e non chiederanno più nulla, salvo forse il diritto di voto anche per le donne e i meteci. Sarà il caso di negarlo? Con quale animo opporsi alla marea di volgarità che monta?
This very mass of choice-incapables flocks to delight in Aristophanes' vulgar pornography; the obscure relationship between Hatred and Love - which pre-Socratic philosophers barely allowed them to suspect - interests them no more. As for science, all has now been reduced to provisional knowledge: memorizing Pythagoras' theorem suffices (no clod remains ignorant of this obtuse triangle trick), and Euclid has consented to base all mathematical knowledge on a conventional, unprovable postulate. Soon, through schooling, all these creatures will know how to read and cipher, demanding nothing more - save perhaps voting rights for women and metics. Shall we deny them? With what spirit oppose the rising tide of vulgarity?
Fra poco tutti vorranno sapere tutto. Già Euripide ha tentato di divulgare i misteri di Eleusi. E infatti, perché conservare ancora una zona di mistero, poiché ormai a tutti la costituzione democratica dà agio di oziare e sull’abbaco e sull’alfa e la beta? Riferiscono i gazzettieri che tale artigiano di Mesopotamia abbia inventato una cosiddetta “ruota ad acqua” che gira da sola (e muove una macina) per il solo impulso scorrer di un fiume. Così anche lo schiavo addetto un tempo ai mulini avrà il tempo di occuparsi di stilo e tavoletta di cera. Ma come disse un ortolano dei lontani paesi dell’oriente di fronte a una macchina analoga: “Ho udito dire dal mio maestro: chi usa macchina è macchina delle sue opere; chi è macchina nelle sue opere acquista cuore di macchina... Non che io conosca il vostro congegno; mi vergognerei ad usarlo”. Commenta, citando il gustoso apologo, Zollofonte: “quale adito potrebbe mai aprire alla santità la condizione operaia?” (Εχλισσε, pag. 113). Ma l’uomo-massa non aspira alla santità; suo simbolo è il bestione dipintoci da Senofonte, schiavo della sua sete, che si rivoltola per terra come una scimmia impazzita, gridando “Thalatta, thalatta”. Dimenticheremo forse che la natura “fa differenti i corpi degli uomini liberi da quelli degli schiavi” e che “gli uomini sono liberi o schiavi per diritto di natura”, come in un momento di lucidità giunse ad affermare Aristotele? (Politica, I, passim) Riusciremo ancora a sottrarci, se pure in pochi, alle occupazioni che la cultura di massa riserva a una umanità di schiavi tentando di coinvolgervi anche l’uomo libero? All’uomo libero non rimane che ritirarsi, se ne avrà la forza, nel proprio sdegno e nel proprio dolore. Se pure un giorno l’industria culturale, iniziando alle lettere anche gli schiavi, non minerà alla base quest’ultimo fondamento di una aristocrazia dello spirito.
Soon all shall demand omniscience. Already Euripides attempts to divulge the Eleusinian Mysteries. And why indeed preserve zones of arcana, when democratic constitutions now grant all men leisure for abacus and alphabetic trifles? Gazettes report some Mesopotamian craftsman has devised a so-called "water wheel" that turns autonomously (driving millstones) through mere river currents. Thus even the slave once bound to grindstones shall find time for stylus and wax tablets. Yet as some oriental gardener mused before similar machinery: "My master taught: he who uses machines becomes machine of his works; he who becomes machine in his works acquires machine-heart... Not that I comprehend your contraption; I should blush to employ it." Zollofonte cites this savory parable, commenting: "what gateway to holiness could ever open for the working condition?" (Εχλισσε, p.113). But the mass-man aspires not to holiness; his emblem is Xenophon's painted beast, slave to thirst, rolling simian-like in the dust while howling "Thalatta, thalatta." Shall we forget that "nature distinguishes free men's bodies from slaves'" and that "men are free or enslaved by natural right," as Aristotle in lucid moments proclaimed? (Politics, I, passim) Can we few still evade the occupations mass culture reserves for humanity's slaves while seeking to entangle free men too? The free man's sole refuge - should he retain the vigor - lies in indignant withdrawal. Until that day when the cultural industry, initiating even slaves into letters, undermines this last bastion of spiritual aristocracy.
1963
1963
Lettera a mio figlio
Letter to My Son
Caro Stefano,
Dear Stefano,
si avvicina il Natale e presto i negozi del centro saranno affollati di padri eccitatissimi che giocheranno la commedia della generosità annuale - essi, che hanno atteso con gioia ipocrita quel momento in cui potranno comperarsi, contrabbandandoli per i figli, i loro trenini preferiti, i teatri dei burattini, i tiri a segno per frecce e i ping pong casalinghi. Io starò a vedere, perché quest’anno non è ancora il mio turno, tu sei troppo piccolo, e i giocattoli Montessori non mi divertono più che tanto, forse perché non provo gusto a metterli in bocca, anche se l’avvertenza mi comunica che non mi andranno giù. No, debbo aspettare: due, tre, forse quattro anni. Poi verrà il mio turno, passerà la fase dell’educazione materna, tramonterà l’era del l’orsacchiotto e sarà il momento in cui incomincerò a plasmare io, con la dolce sacrosanta violenza della patria potestas, la tua coscienza civile. E allora, Stefano...
Christmas approaches, and soon downtown shops will swarm with overexcited fathers performing their annual pantomime of generosity - men who await with hypocritical glee the chance to purchase, under pretext of filial gifts, their favored model trains, puppet theaters, dartboards and ping-pong tables. I shall observe dispassionately, for this year is not yet my turn: you remain too young, and Montessori toys delight me little - perhaps because I take no pleasure in mouthing them, though the warning label assures they won't go down. No, I must bide: two, three, perhaps four years. Then comes my hour. The maternal pedagogy shall wane, the teddy bear era set, and I shall commence molding - through the sweet sacrosanct violence of paternal authority - your civic conscience. Then, Stefano...
Allora ti regalerò fucili. A due canne. A ripetizione. Mitra. Cannoni. Bazooka. Sciabole. Eserciti di soldatini in assetto di guerra. Castelli con ponti levatoi. Fortini da assediare. Casamatte, polveriere, corazzate, reattori. Mitragliatrici, pugnali, pistole a tamburo. Colt, Winchester, Rifles, Chassepots, novantuno, Garand, obici, colubrine, passavolanti, archi, fionde, balestre, palle di piombo, catapulte, falariche, granate, baliste, spade, picchi, ramponi, alabarde e grappini di arrembaggio; e pezzi da otto, quelli del capitano Flint (in memoria di Long John Silver e di Ben Gun). Draghinasse, di quelle che piacevano a Don Barrejo, e lame di Toledo, di quelle che ci si fa il colpo delle tre pistole, da stendere secco il marchese di Montelimar, o la mossa del Napoletano, con cui il barone di Sigognac fulminava il primo bravaccio che tentasse di rapirgli la sua Isabella; e poi azze, partigiane, misericordie, kriss, giavellotti, scimitarre e verrettoni e bastoni animati, come quello con cui John Carradine moriva folgorato sulla terza rotaia, e chi non se ne ricorda peggio per lui. Sciabole d’arrembaggio da far impallidire Carmaux e Van Stiller, pistole arabescate che Sir James Brook non ebbe mai (sennò non si sarebbe dato per vinto di fronte alla sardonica ennesima sigaretta del portoghese); e stiletti dalla lama triangolare, come quello con cui, mentre la giornata moriva assai dolcemente a Clignancourt, il discepolo di Sir Williams diede morte al sicario Zampa, consumato che ebbe il matricidio sulla vecchia e sordida Fipart; e pere d’angoscia, di quelle che furono introdotte nella bocca del carceriere La Ramée mentre il duca di Beaufort, i peli ramati della barba resi più fascinosi dalle lunghe cure di un pettine di piombo, si allontanava a cavallo pregustando le ire del Mazarino; e bocche da fuoco caricate a chiodaglia, da sparare coi denti fatti rossi dal betel, e fucili dal calcio di madreperla, da impugnare su corsieri arabi dal pelo lucido e dal garretto nervoso; archi rapidissimi, da far diventar verde lo sceriffo di Nottingham, e coltelli da scalpo, come ne ebbe Minnehaha o (tu che sei bilingue) Winnetou. Pistole piccole e piatte, da marsina, per i colpi da ladro gentiluomo, o luger pesantissime da appesantir la tasca o da gonfiar l’ascella, alla Michael Shayne. E ancora fucili. Fucili, fucili da Ringo, da Wild Bili Hitchcock, o da Sambigliong, ad avancarica. Armi, insomma, figlio mio, tante armi, solo armi. Questo ti porteranno i tuoi Natali.
Then shall I gift you guns. Double-barreled. Repeating. Machine guns. Cannons. Bazookas. Sabers. Armies of tin soldiers in battle array. Castles with drawbridges. Besiegeable forts. Casemates, powder magazines, dreadnoughts, reactors. Machine guns, daggers, revolvers. Colts, Winchesters, Rifles, Chassepots, ninety-ones, Garands, howitzers, culverins, passavolantes, bows, slingshots, crossbows, lead pellets, catapults, phalaricas, grenades, ballistas, swords, picks, crampons, halberds and boarding grapnels; and eight-pounders like Captain Flint's (in memory of Long John Silver and Ben Gunn). Falchions like Don Barrejo favored, Toledo blades for three-pistol duels to drop the Marquis of Montélimar cold, or the Neapolitan thrust with which Baron Sigognac felled bravos coveting his Isabella; partisans, misericordes, krises, javelins, scimitars and spring-loaded canes like the one that electrocuted John Carradine on the third rail (who forgets this deserves oblivion). Boarding cutlasses to shame Carmaux and Van Stiller, damascened pistols Sir James Brooke never owned (else he'd not have yielded to the Portuguese's sardonic cigarette); triangular stilettos like the disciple of Sir Williams plunged into Zampa's heart as twilight sweetly died at Clignancourt; pear-of-anguish gags forced into jailer La Ramée's mouth while the copper-bearded Duke of Beaufort, combed with leaden care, rode off savoring Mazarin's fury. Cannon mouths stuffed with nails to fire betel-stained, mother-of-pearl rifles astride Arab steeds, swift bows to green Nottingham's sheriff, scalping knives like Minnehaha's or (bilingual child) Winnetou's. Slim dress pistols for gentleman burglars, or shoulder-bulging Lugers à la Michael Shayne. And more guns. Guns for Ringo, Wild Bill Hitchcock, Sambigliong - muzzleloaders all. Arms, my son, nothing but arms. Such shall be your Christmases.
Mi stupisco signore - mi diranno - Lei che milita in un comitato per il disarmo atomico e flirta con le consulte della pace, che fa marce capitiniane e coltiva mistiche all’Aldermaston. Mi contraddico? Ebbene, mi contraddico (Walt Withman) .
You marvel, sir - they'll protest - you who march for nuclear disarmament, flirt with peace councils, tread Capitinian paths and cultivate Aldermaston mystiques. Do I contradict myself? Very well then I contradict myself (Walt Whitman).
Era una mattina, avevo promesso un regalo al figlio del mio amico, e entrai nel gran magazzino a Francoforte per domandare una bella pistola a tamburo. Mi guardarono scandalizzati. Non facciamo giocattoli bellici, signore. Da sentirsi gelati. Uscii mortificato e andai a sbattere il naso in due uomini della Bundeswehr che passavano sul marciapiede. Tornai alla realtà. Non mi avrebbero più ingannato, da allora in poi mi sarei basato solo sull’esperienza personale e avrei diffidato dei pedagoghi.
One morning, having promised a gift for my friend's son, I entered a Frankfurt department store to request a fine cap-and-ball revolver. The clerks stared at me aghast. "We don't sell war toys, sir." Their voices dripped glacial disapproval. Mortified, I stumbled out only to collide with two Bundeswehr soldiers patrolling the sidewalk. Reality reclaimed me. From that day forth, I vowed to trust only personal experience over pedagogic sermons.
Ho avuto una infanzia fortemente, esclusivamente bellica: sparavo tra gli arbusti in cerbottane fatte al l’ultimo momento, mi acquattavo dietro le rade macchine posteggiate facendo fuoco col mio fucile a ripetizione, guidavo assalti all’arma bianca, mi perdevo in battaglie sanguinosissime. In casa, soldatini. Eserciti interi, impegnati in strategie snervanti, operazioni che duravano settimane, cicli lunghissimi in cui mobilitavo anche le vestigia dell’orso di pelouche e le bambole della sorella. Organizzavo bande di avventurieri, mi facevo chiamare da pochi scherani fedelissimi “il terrore di Piazza Genova” (ora piazza Matteotti); sciolsi una formazione di “Leoni Neri” per fondermi con un’altra banda più forte, al cui interno organizzai poi un pronunciamiento dagli esiti disastrosi; sfollato nel Monferrato fui assoldato di forza dalla Banda dello Stradino e subii una cerimonia di iniziazione che consistette in cento calci nel sedere e la prigionia per tre ore in un pollaio; combattemmo contro la banda di Rio Nizza, che erano neri sporchi e terribili, la prima volta ebbi paura e scappai, la seconda mi presi un sasso sul labbro e ancora adesso ho come un nodulo dentro che si sente con la lingua. (Poi arrivò la guerra vera, i partigiani ci prestavano lo Sten per due secondi e vedemmo alcuni amici morti con un buco nella fronte; ma ormai si stava diventando adulti e si andava lungo le rive del Belbo per sorprendere i diciottenni che facevano all’amore, salvo i momenti delle primi crisi mistiche).
My childhood had been militarily obsessive: firing makeshift blowguns through shrubbery, crouching behind sparse parked cars with my repeating rifle, leading bayonet charges, losing myself in sanguinary campaigns. Indoors, legions of tin soldiers enacted weeks-long strategies, mobilizing even the tattered remains of plush bears and my sister's dolls. I commanded pirate crews as "The Terror of Piazza Genova" (now Piazza Matteotti); dissolved my Black Lions gang to merge with stronger rivals, only to stage disastrous coups; during Monferrato evacuations, conscripted by the Stradino Gang through an initiation of 100 kicks and three hours locked in a henhouse. Our battles against Rio Nizza's "filthy terrible blacks" saw me flee trembling first, then return to take a lip-splitting stone whose inner scar my tongue still probes. (True war later came - partisans lending Sten guns for seconds, friends dead with forehead holes - but by then we stalked Belbo riverbanks to spy on lovers, between mystical crises.)
Da quest’orgia di giochi bellici è venuto fuori un uomo che è riuscito a fare diciotto mesi di servizio militare senza toccare un fucile e dedicando le lunghe ore di caserma a severi studi di filosofia medievale; un uomo che si è macchiato di tante iniquità ma che è sempre stato puro di quel tristo delitto che consiste nell’amare le armi e nel credere alla santità e all’efficienza del valore guerriero. Un uomo che comprende il valore degli eserciti solo quando li vede accorrere tra la melma del Vajont a ritrovare una serena e nobile vocazione civile. Che non crede assolutamente alle guerre giuste, e apprezza solo le guerre civili, in cui chi combatte lo fa controvoglia, tirato per i capelli, a suo rischio e pericolo, sperando che finisca subito e perché proprio ne va dell’onore e non se ne può fare a meno. E credo di dovere questo mio profondo, sistematico, colto e documentato orrore della guerra ai sani ed innocenti sfoghi, platonicamente sanguinari, concessimi nell’infanzia, così come si esce da un film western (dopo una scazzottatura solenne, di quelle che fan crollare le pareti del saloon, in cui si fracassano i tavoli e i grandi specchi, si spara sul pianista e si schiantano le vetrate) più puliti, buoni e distesi, disposti a sorridere al passante che ti urta con la spalla, a prestar soccorso ai passerotti caduti dal nido - come Aristotele ben sapeva, quando chiedeva alla tragedia di agitare ai nostri occhi il drappo rosso del sangue per purificarci a fondo, col divino sale inglese della catarsi finale.
From this bellicose orgy emerged a man who served eighteen military months without touching firearms, studying medieval philosophy in barracks; a man guilty of myriad sins yet unstained by armament fetishism or warrior cults. A man who recognizes armies only when rescuing Vajont mudslide victims, who believes solely in civil wars fought reluctantly for honor's sake. This profound, systematic, erudite horror of war I owe to childhood's innocent bloodlettings - as Aristotle knew when prescribing tragedy's scarlet purge through catharsis' Epsom salts.
E mi immagino invece l’infanzia di Eichmann. Prono, lo sguardo da ragioniere della morte, sul rompicapo del meccano, seguendo le istruzioni del manualetto; avido ad aprire la scatola variopinta del piccolo chimico, sadico nel disporre i suoi attrezzetti di gaio falegname con pialletta larga una spanna e sega di venti centimetri su legno compensato. Temete i giovani che costruiscono piccole gru! Nelle loro fredde e distorte menti di piccoli matematici si stanno comprimendo i complessi atroci che agiteranno la loro età matura. In ogni piccolo mostro che azioni gli scambi della sua ferrovia in miniatura io vedo il futuro direttore di campo della morte! Guai se ameranno le collezioni di piccole automobiline, che orrendamente l’industria del giocattolo propone loro in facsimile perfetto, col portabagagli che si alza e i vetri che scorrono - terrificante, terrificante gioco per futuri sergenti di un esercito elettronico che premeranno senza passioni il bottone rosso di una guerra atomica!
Now imagine Eichmann's childhood: brow furrowed over Meccano manuals like death's bookkeeper; gleefully unpacking chemistry sets; sadistically planing balsa wood with thumb-sized tools. Beware boys building model cranes! Their cold minds compress future death-camp logistics. Each train-set tyrant fondling miniature switches shall become electronic warfare's button-pushing sergeant!
Voi già potete identificarli ora. I grossi speculatori edilizi, i cesellatori dello sfratto in pieno inverno, che han formato la loro personalità sull’infame “Monopoli”, abituandosi all’idea della compravendita d’immobili e della cessione disinvolta di pacchetti azionari. I papà Grandet d’oggigiorno, che hanno succhiato il gusto dell’accumulazione e della vincita in borsa sulle cartelle della tombola. I burocrati della morte educatisi sul meccano, i moribondi della burocrazia che han dato inizio alla loro morte spirituale sulle cartelline e sui timbri della piccola posta...
Already we spot them. Future eviction artists honed on Monopoly®'s property grabs. Modern Grandets suckling stock market lust from bingo cards. Bureaucratic death-mechanics bred from Meccano blueprints, spiritual cadavers practicing stamps and folders in "junior post office" kits...
E domani? Cosa avverrà di una infanzia a cui il Natale industriale porta bambole americane che parlano e cantano e si muovono da sole; automi giapponesi che saltano e ballano senza che la pila si consumi mai; automobili radiocomandate, di cui si ignorerà per sempre il meccanismo...
And tomorrow? What shall become of a childhood where Industrial Christmas brings American dolls that speak, sing, and move autonomously; Japanese automatons that leap and dance with eternally undrained batteries; radio-controlled cars whose mechanisms shall forever remain obscure...
Stefano, figlio mio, ti regalerò fucili. Perché un fucile non è un gioco. È lo spunto di un gioco. Di lì dovrai inventare una situazione, un insieme di rapporti, una dialettica di eventi. Dovrai fare pum con la bocca, e scoprirai che il gioco vale per quel che vi inserisci, non per quel che vi trovi di confezionato. Immaginerai di distruggere dei nemici, e soddisferai a un impulso ancestrale che nessuna barba di civiltà riuscirà mai ad ottenebrarti, a meno di far di te un nevrotico pronto all’esame aziendale attraverso Rorschach. Ma ti convincerai che distruggere i nemici è una convenzione ludica, un gioco tra i giochi, e imparerai così che è pratica estranea alla realtà, di cui giocando ben conosci i limiti. Ti ripulirai di rabbie e compressioni, e sarai pronto ad accogliere altri messaggi, che non contemplano né morte né distruzione; sarà importante, anzi, che morte e distruzione ti appaiano per sempre dati di fantasia, come il lupo di cappuccetto rosso, che ciascuno di noi ha odiato senza che di qui sia nato un odio irragionevole per i cani lupo.
Stefano, my son, I shall gift you rifles. For a rifle is not a toy. It is the germ of play. From it you must invent situations, webs of relations, a dialectic of events. You’ll vocalize “bang” with your mouth, discovering that the game’s worth lies in what you insert, not in its prefabricated parts. You’ll imagine destroying enemies, satisfying an ancestral impulse no beard of civilization shall ever eclipse—unless it renders you a neurotic primed for corporate Rorschach tests. But you’ll convince yourself that annihilating foes is a ludic convention, a game among games, thus learning its divorce from reality, whose limits you’ll intimately grasp through play. You’ll purge rages and repressions, becoming receptive to messages excluding death and destruction; crucially, death and destruction must forever seem fantasy—like Little Red Riding Hood’s wolf, whom we’ve all loathed without breeding irrational hatred for huskies.
Ma forse non è tutto qui, e non sarà tutto qui. Non ti concederò di sparare le tue colt solo a titolo di sfogo nervoso, di purificazione ludica degli istinti primordiali, rimandando a dopo, a depurazione avvenuta, la pars construens, la comunicazione dei valori. Cercherò di darti idee già mentre spari nascosto dietro una poltrona.
Yet perhaps this is insufficient. I shan’t permit you to fire toy guns merely as nervous release, as ludic catharsis of primal instincts, postponing the *pars construens* and value transmission until post-purification. I’ll seed ideas even as you shoot from behind armchairs.
Anzitutto non ti insegnerò a sparare agli indiani. Ti insegnerò a sparare ai trafficanti di armi e di alcool che stanno distruggendo le riserve indiane. E agli schiavisti del sud, per cui è inteso che sparerai come uomo di Lincoln. Non ti apprenderò a tirare sui cannibali congolesi, ma sui mercanti d’avorio, e in un momento di debolezza forse ti insegnerò a cuocere in pentola il dottor Livingstone, I suppose. Giocheremo dalla parte degli Arabi contro Lawrence, che oltretutto non mi è mai sembrato un bel modello di virilità per i giovanetti dabbene, e se giocheremo ai Romani staremo dalla parte dei Galli, che erano Celti come noi piemontesi e più puliti di quel Giulio Cesare che dovrai ben presto imparare a guardar con diffidenza, perché non si tolgono le libertà a una comunità democratica dando per tutta mancia, dopo la morte, gli orti da andarci a passeggiare. Staremo dalla parte di Toro Seduto contro quel ripugnante individuo che fu il generale Custer; dalla parte dei Boxers, naturalmente. Dalla parte di Fantomas piuttosto che da quella di Juve, troppo ligio al dovere per rifiutarsi, all’occorrenza, di manganellare un algerino. Ma qui sto scherzando: ti insegnerò, certo, che Fantomas era cattivo, ma non verrò a raccontarti, complice della corruttrice baronessa Orczy, che la Primula Rossa era un eroe. Era uno sporco vandeano che dava noie al buon Danton e al purissimo Robespierre, e se giocheremo tu prenderai parte alla presa della Bastiglia.
First, I shan’t teach you to shoot Indigenous peoples. I’ll teach you to fire upon arms dealers and bootleggers ravaging Indigenous reservations. And Southern slavers—understood you’ll shoot as one of Lincoln’s men. I’ll not train you to target Congolese cannibals but ivory traders; in weak moments, I might teach you to stew Dr. Livingstone, I presume. We’ll side with Arabs against Lawrence—never a wholesome model of virility for upright youths—and if playing Romans, we’ll champion the Gauls, Celts like us Piedmontese, cleaner than that Julius Caesar whom you’ll soon learn to distrust, for no liberty is stripped from democratic communities by posthumously gifting promenadable gardens. We’ll back Sitting Bull against that repugnant figure General Custer; the Boxers, naturally. Fantômas over Juve, too duty-bound to refuse clubbing an Algerian. But here I jest: of course Fantômas was villainous, yet I’ll not collude with Baroness Orczy to paint the Scarlet Pimpernel heroic—a filthy Vendean troubling good Danton and immaculate Robespierre. Our games shall storm the Bastille.
Saranno giochi formidabili, pensa, e li faremo insieme!
Tremendous games, Stefano—think!—and we’ll play them together!
Ah, volevi farci mangiare brioches? Avanti, signor Santerre, faccia rullare i tamburi, tricoteuses di tutto il mondo, sferruzzate gioiose! Oggi si gioca alla decapitazione di Maria Antonietta! Pedagogia perversa? Chi parla? Lei signore, che sta facendo film sull’eroe Fra Diavolo, grassatore se mai ve ne furono al soldo degli agrari e dei Borboni? Ha mai insegnato a suo figlio a giocare a Carlo Pisacane, o ha permesso all’istruzione elementare e al poetastro Mercantini di farlo passare agli occhi dei nostri piccoli come un biondo idiota gentile da imparare a memoria?
Ah, you wanted us to eat brioche? Forward, Citizen Santerre, roll the drums! Tricoteuses of the world, knit joyously! Today we play at decapitating Marie Antoinette! Pernicious pedagogy? Who protests? You, sir, filming the hero Fra Diavolo—brigand in service of agrarians and Bourbons? Ever teach your son to play Carlo Pisacane, or let elementary schools and poetaster Mercantini paint him a blond gentle idiot for rote memorization?
E lei, lei che è antifascista si può dire dalla nascita, ha mai giocato con suo figlio ai partigiani? Si è mai acquattato dietro il letto fingendo di essere nelle Langhe e gridando attenzione, da destra arriva la Brigata Nera, rastrellamento, rastrellamento, si spara, fuoco sui nazi?! Lei regala a suo figlio i legnetti da costruzione e lo manda con la domestica a vedere i film razzisti che esaltano la distruzione della nazione indiana.
And you, lifelong antifascist—ever played partisans with your son? Crouched behind beds pretending to be in the Langhe, shouting *“Alert! Black Brigade from the right! Roundup, roundup! Fire on the Nazis!”* You gift building blocks yet send your child with maids to watch racist films glorifying Indigenous genocide.
Così, caro Stefano, ti regalerò dei fucili. E ti insegnerò a giocare guerre molto complesse, in cui la verità non stia mai da una parte sola, in cui all’occorrenza si debbano organizzare degli otto settembre. Ti sfogherai, nei tuoi anni giovani, ti confonderai un poco le idee, ma ti nasceranno lentamente delle persuasioni. Poi, adulto, crederai che sia stata tutta una favola, cappuccetto rosso, cenerentola, i fucili, i cannoni, l’uomo contro l’uomo, la strega contro i sette nani, gli eserciti contro gli eserciti. Ma se per avventura, quando sarai grande, vi saranno ancora le mostruose figure dei tuoi sogni infantili, le streghe, i coboldi, le armate, le bombe, le leve obbligatorie, chissà che tu non abbia assunto una coscienza critica verso le fiabe e che non impari a muoverti criticamente nella realtà.
Thus, dear Stefano, I’ll gift you rifles. Teach you complex wars where truth never lies unilaterally, where September 8ths must sometimes be staged. You’ll vent youthful angers, grow mildly confused, yet slowly nurture convictions. As an adult, you’ll deem it all fairy tales—Red Riding Hood, Cinderella, guns, cannons, man against man, witch versus dwarves, army against army. But should monstrous figures from childhood dreams persist—witches, kobolds, armies, bombs, conscription—who knows? Perhaps critical consciousness toward fables will guide your navigation of reality.
1964
1964
Tre recensioni anomale
Three Anomalous Reviews
Banca d’Italia, Lire cinquantamila, Roma, Officina della Banca d’Italia, 1967.
Bank of Italy, Fifty Thousand Lire, Rome, Bank of Italy Workshop, 1967.
Banca d’Italia, Lire centomila, Roma, Officina della Banca d’Italia, 1967.
Bank of Italy, Hundred Thousand Lire, Rome, Bank of Italy Workshop, 1967.
Le due opere in oggetto. possono definirsi edizioni numeretées in folio. Stampare in recto e in verso, esibiscono pure, in controluce, un prezioso lavoro di filigrana, opera di alto artigianato e di estrema efficienza tecnologica, raramente raggiunta, e sempre a prezzo di sforzi e rischiosi fallimenti, da altri editori.
The two works in question may be classified as numbered limited editions in folio. Printed recto-verso, they exhibit under backlighting a filigree of exquisite craftsmanship and technological precision—achieved by other publishers only through Herculean effort and risky trial.
Tuttavia, mentre presentano tutte le caratteristiche dell’edizione preziosa per amatore, sono state tirate in un grandissimo numero di esemplari. Questa decisione editoriale non ne ha fatto peraltro un esempio di edizione economica, talché il loro prezzo non è alla portata di tutte le borse.
Yet despite all hallmarks of deluxe editions for connoisseurs, their print runs are staggeringly large. This editorial choice, however, hasn’t rendered them affordable paperbacks, their prices remaining beyond modest means.
Questa paradossale situazione, di edizioni che da un lato invadono il mercato e dall’altro sono valutabili solo (ci si perdoni l’espressione) a peso d’oro, ne caratterizza le anomalie di circolazione. Forse sull’esempio delle biblioteche comunali, gli amatori, per il piacere di possederle e ammirarle, si sobbarcano gravi sacrifici, ma le cedono al più presto a un altro lettore, in modo che le opere circolano con estrema rapidità di mano in mano (deteriorandosi fatalmente nell’uso) senza che peraltro il deperimento fisico ne diminuisca il valore. Si potrebbe dire anzi che l’usura le rende più preziose e accresce le energie e gli sforzi di chi desideri acquistarle, disposto - per averle - a pagare più di quel che valgono.
This paradoxical situation – editions that flood the market while being appraised solely (forgive the expression) by gold weight – defines their circulatory anomalies. Perhaps following municipal libraries' example, collectors endure great sacrifices to possess and admire them, yet promptly pass them to another reader. Thus, the works rapidly circulate hand to hand (inevitably deteriorating through use) without physical decay diminishing their value. One might even argue that wear renders them more precious, fueling greater efforts by desiring buyers who pay beyond worth to acquire them.
Questo andava detto per sottolineare le ambizioni dell’iniziativa, che ha riscosso i più ampi consensi, ma che deve essere giustificata dal valore intrinseco dell’opera.
This needed stating to underscore the initiative's ambitions, widely acclaimed yet requiring justification through intrinsic merit.
Ora, è proprio esaminando i valori stilistici delle opere in questione che incomincia a sorgerci qualche dubbio circa la loro validità, nonché il sospetto che l’entusiasmo del pubblico sia dovuto a un mero inganno, o provocato a fini di speculazione. Anzitutto la vicenda narrata è per molti aspetti incoerente. Se nel “Lire cinquantamila” la immagine in filigrana che appare sul recto, simmetricamente opposta al volto di Leonardo da Vinci, può essere interpretata come una Sant’Anna o una Vergine delle rocce, non si vede quale rapporto vi sia, nel “Lire centomila”, tra l’immagine di donna grecizzante della filigrana e il ritratto di Alessandro Manzoni. Potrebbe forse essere una Lucia interpretata con una sensibilità neoclassica, dipinta o incisa da un Appiani che avesse previsto la nascita dell’eroina manzoniana? O vorrebbe essere - ma qui scadremmo nella più facile e scolastica delle allegorie - l’immagine di una Italia che in qualche modo si pone in rapporto di filiazione col narratore lombardo? Sopravalutazione della azione politica dell’autore del Carmagnola o tipica operazione avanguardistica di riduzione dell’ideologia a linguaggio (Manzoni padre della lingua italiana e quindi padre della nazione eccetera eccetera: pericoloso sillogismo alla Gruppo 63!). L’incoerenza narrativa non può che maldisporre il lettore e comunque diseducare il gusto dei giovani, così da auspicare che almeno essi, e le classi meno colte, siano tenuti lontani da queste pagine, nel loro stesso interesse.
Now, examining these works' stylistic values, doubts arise regarding their validity. We suspect public enthusiasm stems from mere deception or speculative design. The narrative proves incoherent: in the "Fifty Thousand Lire," the filigree image opposite Leonardo's portrait might pass as Saint Anne or the Virgin of the Rocks. But what connects the Greco-Roman maiden in the "Hundred Thousand Lire" filigree to Alessandro Manzoni's portrait? A neoclassical Lucia envisioned by an Appiani foreseeing Manzoni's heroine? Or – descending into facile allegory – an Italy filiated to the Lombard novelist? Overestimating the political weight of Carmagnola's author? Avant-garde reduction of ideology to language (Manzoni as father of Italian tongue thus father of nation – dangerous Gruppo 63 syllogisms!). Such narrative inconsistencies risk alienating readers and corrupting youth's tastes, urging their protection from these pages.
Ma le incoerenze di contenuto non si arrestano qui. In tanta puntigliosità vuoi neoclassica vuoi realistico-borghese (ma i ritratti dei due artisti, e i paesaggi del verso appaiono ispirati ai canoni del più gretto realismo socialista: concessione alla politica di centro sinistra?) non si vede a cosa miri l’inserzione violenta del motivo esotistico: «Pagabili a vista al portatore»; dove l’immagine della carovana africana e della sfilata di negri carichi di balle di cotone che si allineano per ottenere qualcosa in cambio dell’opera contrabbandata, innesta motivi salgariani, o alla Benoit, in un contesto che voleva rifarsi a ben altri modelli letterari.
Contentual incoherencies persist. Amid neoclassical or bourgeois-realist rigor (though portraits and verso landscapes reek of socialist realism – concession to center-left politics?), what justifies the violent exotic insertion: "Payable to bearer on demand"? Here, African caravans and cotton-laden Negro processions smuggling goods inject Salgari-esque or Benoit-like tropes into contexts aspiring to loftier literary models.
D’altra parte le stesse incoerenze che si rilevano a livello del contenuto appaiono anche sul piano delle contaminazioni formali. Perché il tono realistico dei ritratti, mentre tutta la decorazione di contorno si ispira chiaramente alle allucinazioni psichedeliche, presentandosi come il diario visivo di un viaggio di Henry Michaux nel regno della mescalina? Vortici, spire, tessuti finissimi ondulanti, l’opera svela la sua volontà allucinatoria, la sua decisione di far balenare agli occhi del lettore un universo di valori fittizi, di finzioni perverse... L’ossessionante ritorno del motivo del mandala (ogni pagina presenta almeno quattro o cinque simmetrie raggiate di chiara origine buddista) tradisce in questa scrittura una metafisica del nulla.
Formal contaminations mirror content disorder. Why the photographic portraits amidst psychedelic hallucinations – a visual diary of Henry Michaux's mescaline voyages? Whorls, spirals, undulating gossamer fabrics reveal hallucinatory intent, projecting perverse fictional universes... The obsessive mandala motif (each page radiates four-five Buddhist symmetries) betrays a metaphysics of void.
L’opera come puro segno di se stessa. A questo ci porta la poetica contemporanea e questo ci confermano questi fogli, che forse qualcuno aspirerebbe a comporre in un volume potenzialmente infinito, come doveva accadere per il Livre di Mallarmé. Inutile pretesa, perché il segno che rimanda ad altri segni si sperpera nella propria nullità, dietro alla quale - dubitiamo - non esiste più alcun valore concreto.
The work as pure self-referential sign. Contemporary poetics lead here, confirmed by pages aspiring to Mallarméan Livre's infinite volume. Futile pretension: signs pointing to signs dissipate into nullity, behind which – we doubt – no concrete value remains.
Estremo esempio della dissipazione culturale dei giorni nostri, ecco che il consenso con cui i lettori hanno accolto queste opere ci sembra di pessimo auspicio: il gusto della novità maschera l’estetica del l’obsolescenza, e cioè del consumo. Estremo gioco barocco, amministrato da un manieristico Tesauro, l’esemplare numerato che abbiamo sott’occhio sembra ancora prometterci, attraverso la cifra che lo contraddistingue, la possibilità di un possesso intimo, ad personam. Inganno, perché sappiamo che il gusto dello sperpero intellettuale porterà ben presto il lettore a cercare altre copie, altri esemplari, come per ritrovare attraverso il cambio continuo quelle garanzie che l’esemplare singolo non gli dà. Segno in un mondo di segni, ciascuna di queste opere risulta un modo per distoglierci dalle cose. Il suo realismo è fasullo, come il suo avanguardismo psichedelico cela alienazioni più profonde.
Supreme example of modern cultural dissipation, the public's embrace bodes ill: novelty's taste masks obsolescence aesthetics – consumption. Baroque game orchestrated by mannerist Tesauro, our numbered copy promises intimate ad personam possession through its cipher. Delusion: intellectual profligacy soon drives readers to seek fresh copies, chasing guarantees singular specimens deny. Sign among signs, these works divert from reality. Their realism proves counterfeit; psychedelic avant-gardism veils deeper alienations.
Comunque siamo grati all’editore di averci inviato le copie omaggio per recensione.
Still, we thank the publisher for complimentary review copies.
1967
1967
L’histoire d’O (progetto di recensione per Arianna)
The Story of O (Proposed Review for Arianna)
Quanto tempo e quale cura si richiede a una donna che si prepari a una serata col proprio fidanzato? Abbiamo già affrontato varie volte il problema su queste colonne, ma ci sia consentito ritornarvi sopra in occasione dell’uscita di questo libretto dovuto probabilmente alla penna di una famosa estetista internazionale che ha preferito celarsi sotto lo pseudonimo di Pauline Réage.
What care and time must a woman invest in preparing for an evening with her beau? We've often addressed this in these pages, but allow revisiting it upon this handbook's release – likely penned by an international aesthete hiding under Pauline Réage's pseudonym.
Se c’è un motivo per cui il libro si raccomanda è l’attenzione che esso dedica a particolari di toeletta spesso ignorati dai manuali o dalle rubriche settimanali consimili, e che invece ci paiono della massima importanza. Le nostre cortesi lettrici potranno trovare quindi utili indicazioni sulla predisposizione di anelli di ferro alle caviglie e ai polsi, accessori questi normalmente trascurati data la gran cura che bisogna porre nell’assicurarsi che essi vengano stretti in modo acconcio. Guai infatti farsi assicurare (possibilmente da un fabbro mascherato - se ne possono trovare di ottimi da ogni parrucchiere per signora, oppure telefonare alla S.A.D.E., Società Assistenti Defloratori Eviratori, che vi procurerà un masseur a domicilio in pochi minuti) l’anello in modo che esso non procuri quei profondi solchi lividi, con stille di sangue e leggera trasudazione sanguigna dei capillari del polso e della caviglia, che tanto piacciono ai vostri fidanzati. L’anello deve essere fissato come le nostre nonne sapevano fissare la cintura di castità, né si deve temere che esso risulti troppo stretto. Solo la sua morsa leggera vi dà infatti quel tono teso, altero, unitamente allo sguardo umido di gazzella impaurita che non potrà non sedurre il vostro uomo.
If this book commends itself for any reason, it is the attention it devotes to toilette particulars often ignored by manuals or similar weekly columns - details we instead deem of paramount importance. Our gracious female readers shall thus find useful instructions on affixing iron rings to ankles and wrists, accessories typically neglected given the great care required to ensure they are fastened in a proper manner. Woe betide those who have them secured (preferably by a masked blacksmith - excellent specimens may be found through any ladies' hairdresser, or by telephoning the S.A.D.E., Society for Assisting Deflowerers and Emasculators, which will procure a certified masseur at your doorstep within minutes) in such a way as to avoid producing those deep livid grooves, with blood droplets and slight sanguineous exudation from wrist and ankle capillaries, which so delight your suitors. The ring must be clasped as our grandmothers knew to fasten chastity belts, nor should one fear excessive constriction. Only its gentle grip bestows that taut, haughty bearing - coupled with the moist gaze of a frightened gazelle - which cannot fail to captivate your man.
Una cura più assidua (prepararsi almeno un’ora prima!) richiederà invece l’apposizione di un chiavistello d’oro alle grandi labbra della vagina. Il libro della signora Réage mostra agevolmente come l’operazione possa essere compiuta con pochi gesti essenziali; sfortunatamente non indica dove si possano trovare in commercio gli aggeggi di cui parla, ma una assidua esplorazione dei cassetti della vostra mamma vi potrà portare a divertenti scoperte. La donna che ama sa infatti come riqualificare vecchi oggetti desueti conferendo loro una nuova e stimolante funzione.
More assiduous preparation (begin at least an hour prior!) will be required for the application of a golden padlock to the vaginal labia majora. Madame Réage’s booklet deftly illustrates how this operation may be performed through a few essential gestures; regrettably, it neglects to indicate where one might procure the aforementioned contraptions, though diligent exploration of your mother’s drawers may yield delightful discoveries. The woman who loves knows how to repurpose antiquated objects, endowing them with fresh and stimulating functions.
Non dimenticherete infine (e il libro è prodigo di consigli su questo punto) di segnare nel modo più fantasioso il vostro corpo di lunghi solchi sanguinosi, usando una piccola frusta da toeletta, con borchie terminali. Se ne trovano di ottime a Barcellona, anche se oggi vanno per la maggiore quelle di Hong Kong (che però pare siano prodotte a Biella). D’altra parte non bisognerà eccedere nel disegnarsi queste tracce: il libro in oggetto spiega molto bene come il vostro fidanzato potrà provvedere lui stesso a procurarvene altre, specie se potrà contare tra i suoi amici più fedeli gentiluomini inglesi malinconici. Questo se il vostro uomo lavora in un ambiente internazionale che gli permetta conoscenze di un certo livello. Se così non fosse, allora meglio non affidarsi ai consigli della Réage, che prevede indubbiamente una utente di una certa quale levatura sociale. In caso contrario (ma c’è forse da vergognarsene?) potrete affidarvi ad un altro aureo libretto, Elenco delle infermità e mutilazioni valide ai fini dell’esonero dal servizio militare, pubblicato per le nostre lettrici a cura del Ministero della Difesa.
Lastly, do not omit (the volume abounds in counsel on this point) to adorn your body with fantastical sanguine striations using a petite toilette whip tipped with studs. Superb models may be acquired in Barcelona, though Hong Kong varieties currently dominate the market (rumored, however, to be manufactured in Biella). Yet moderation must govern these designs: the work in question expertly explains how your betrothed may himself provide additional markings, particularly should he count melancholic English gentlemen among his most faithful acquaintances. This applies if your man moves in international circles permitting such elevated connections. Lacking these, better disregard Réage’s advisories, which clearly presuppose a readership of certain social standing. Should this prove unattainable (but is there cause for shame?), you may instead consult another gilded pamphlet: List of Infirmities and Mutilations Valid for Military Exemption, published for our readers under the auspices of the Ministry of Defense.
1968
1968
D. H. Lawrence, L’amante di Lady Chatterley
D. H. Lawrence, Lady Chatterley’s Lover
Finalmente un soffio di aria fresca. Il recensore prova un senso di casta e imbarazzata emozione a par lare di questo libro, appena arrivato sul suo tavolo come una cometa di Betlemme nel torbido firmamento dell’erotomania contemporanea. In una galassia di Giustine torturate dalle più recenti Marquises di O, di Emanuelles impegnate coi più raffinati esperimenti di coitus ininterruptus, di coppie multiple che si accoppiano e si riaccoppiano secondo geometrica reciprocità, in un epoca di riviste per uomini soli e di riviste solo per uomini (lette ovviamente solo da donne), di fumetti sadomasochistici, quando ormai un film riesce a creare scandalo se mette in scena una donna eterosessuale vestita, regolarmente sposata e soddisfatta di suo marito ragioniere alla Banca Commerciale (insinuando nelle classi agiate un sospetto di irrimediabile deterioramento dei costumi), mentre la sessualità umana diviene oggetto di indagine esageratamente puntigliosa da parte della “Famiglia Cristiana” e l’amplesso teso alla riproduzione evoca ormai le più forsennate psicopatie mai immaginate da Kraft Ebing - ecco infine una “love story” pulita, limpida, totalmente non sofisticata, come piaceva alle nostre nonne.
At last, a breath of fresh air. This reviewer experiences chaste yet flustered emotion in discussing this volume, which has comet-like descended upon his desk from the Bethlehem starry void into our murky firmament of contemporary erotomania. In a galaxy of Justines tormented by the latest Marquises of O, of Emanuelles engaged in refined coitus interruptus experiments, of multiple couplings multiplying and remultiplying through geometric reciprocities - in an age of magazines for lonely men and magazines solely for men (read, naturally, only by women), of sadomasochistic comics, where films now court scandal by depicting heterosexual women clothed, lawfully wedded and content with their accountant husbands at Banca Commerciale (thus insinuating among the upper classes suspicions of irreversible moral decay) - while human sexuality becomes subject to fastidious scrutiny by La Famiglia Cristiana, and procreative congress invokes the most delirious psychopathies beyond Krafft-Ebing’s imaginings - here, finally, emerges a "love story" pristine, limpid, wholly unsophisticated, as our grandmothers cherished.
La trama è semplice; una nobildonna, nutrita (e disgustata) dai valori consumistici della nostra era tecnologica, si innamora di un guardiacaccia; ovviamente il guardiacaccia proviene da un ambiente diverso, un paradiso terrestre ancora incontaminato che ignora la polluzione atmosferica (anche se non quella sessuale) e la mutazione ecologica. Il loro amore è puro, una sequenza di esperienze meravigliose, libero di ogni sospetto di perversione, un incontro tra sessi solidamente ancorati alle leggi naturali, come accadeva soltanto in quelle storie d’amore che ormai nutrono solo i fanatici della nostalgia press (pronuncia “nostàlgia”) intesi a ritrovare nella confusione delle bancarelle storie che l’industria culturale non osa più produrre a causa del suo ambiguo e dissennato conformismo dell’anticonformismo.
The plot is simple: a noblewoman, nourished (and nauseated) by the consumerist values of our technological era, falls for a gamekeeper; said gamekeeper hails from an unspoiled earthly paradise ignorant of atmospheric pollution (though not sexual) and ecological mutation. Their love is pure, a sequence of wondrous experiences, untainted by perverse suspicion - a meeting of sexes firmly moored to natural laws, such as one finds only in those amorous tales now sustaining nostalgia press (pronounced "nostàlgia") fanatics rummaging through flea-market chaos for stories the culture industry dares not reproduce, shackled by its own inane conformism to anticonformity.
Ecco dunque un libro che le giovani generazioni dovrebbero leggere. Si troverebbero facilitate nell’accogliere una visione più pulita e pudica della vita, sentimenti genuini e non adulterati, il gusto per le cose semplici e oneste che sanno di madia e di spigo.
Here then is a book for younger generations to read. They would thereby more readily embrace a cleaner, more modest vision of life - unadulterated genuine sentiments, a taste for simple honest things redolent of kneading troughs and lavender.
Un libro per le mogli frustrate e inquiete, per le spose felici, per i mariti volages alla ricerca di una ridefinizione elementare dei rapporti familiari. Un libro per le coppie scontente in cerca di verità. Un libro le cui pagine limpide, sobrie, libere da gratificazioni feticistiche, potrebbero aiutare a trovare un senso più sano del rapporto sentimentale e a ringiovanire una convivenza astiosa, annoiata, deprivata da quel senso dei valori elementari che ogni spirito sano non può che desiderare reintegrati.
A book for frustrated restless wives, for blissful brides, for philandering husbands seeking elementary redefinitions of familial bonds. A book for discontented couples craving truth. A book whose lucid pages, sober and devoid of fetishistic gratifications, might restore healthier notions of sentimental relations and rejuvenate acrimonious cohabitations, bored and bereft of those elemental values every sound spirit must desire reinstated.
Lo stile del racconto è non di rado inquinato da manierismi decadenti; e consiglieremmo all’autore di non rifarsi così pedissequamente ai discutibili sofismi di Marshall Mc Luhan per condurre la sua analisi della società contemporanea. Qua e là affiorano ancora residui di una concezione classista, nell’imbarazzo con cui l’autore delinea i rapporti umani tra i suoi protagonisti; e forse gli si potrebbe consigliare uno stile più deciso e realistico nel trattamento delle scene erotiche, che per il gusto contemporaneo appaiono ancora troppo legate alle dande della pruderie vittoriana. Una volta che si decide di affrontare liberamente un tema del genere si richiede un maggiore ardimento nel nominare atti, situazioni, parti del corpo.
The tale’s style is not infrequently marred by decadent mannerisms; we would counsel the author against such slavish adherence to Marshall McLuhan’s questionable sophistries in analyzing contemporary society. Here and there linger vestiges of classist conceptions, evident in the awkwardness portraying his protagonists’ human relations; perhaps he might adopt a bolder realism in treating erotic scenes, which to modern tastes still appear hobbled by the stays of Victorian prudery. Having resolved to broach such themes freely, greater audacity is required in naming acts, situations, body parts.
Ma in ogni caso ci troviamo di fronte a un libro di grande potenza, e di grande respiro ideale, chiaro, onesto, delicatamente romantico, un libro che ogni recensore non esiterà a caldeggiare come lettura autorizzata nelle scuole per ricordare anche ai fanciulli, contro alle superfetazioni dell’erotismo contemporaneo che ormai assediano anche la loro tenera e indifesa sensibilità, che nel mondo esistono ancora valori incorrotti come la Vita, la Natura e il Sesso - virginalmente e vitalmente inteso.
In any case, we are confronted with a work of great potency and idealistic breadth - clear, honest, delicately romantic. A book that no reviewer shall hesitate to endorse as authorized reading in schools, to remind even children (besieged as they are by the superfetations of contemporary eroticism assailing their tender, defenseless sensibilities) that incorruptible values still exist in this world: Life, Nature, and Sex - understood in its virginal and vital sense.
1971
1971
La scoperta dell’America
The Discovery of America
Telmon. Buonasera. Sono le ore 19 dell’11 ottobre 1492 e iniziamo il nostro collegamento in diretta con la nave ammiraglia della spedizione Colombo che entro le ore sette di domattina, 12 ottobre 1492, dovrebbe portare il primo talattonauta europeo a porre il piede su una terra nuova, un nuovo pianeta, se mi è permessa la metafora, quella Terra Incognita vagheggiata da tanti astronomi, geografi, cartografi e viaggiatori, che alcuni dicono essere le Indie, raggiunte da Ponente anziché da Levante, e altri suggeriscono essere addirittura un nuovo continente, enorme e inesplorato. Da questo momento la Radiotelevisione si manterrà in collegamento permanente per 25 ore consecutive. Saremo collegati sia con la telecamera posta sulla ammiraglia, la Santa Maria, sia con la stazione delle Canarie, nonché col centro televisivo sforzesco di Milano, l’università di Salamanca, l’università di Wittenberg. Al mio fianco ho il professor Leonardo da Vinci, un eminente scienziato e futurologo che ci fornirà via via le spiegazioni necessarie per comprendere i particolari tecnici di questa straordinaria impresa. A te Stagno.
Telmon. Good evening. It is 7 PM on October 11, 1492, and we begin our live broadcast from the flagship of Columbus's expedition. By 7 AM tomorrow, October 12, 1492, Europe's first thalassonaut should set foot upon a new land - a new planet, if I may metaphorize - that Terra Incognita long dreamed of by astronomers, geographers, cartographers, and travelers. Some claim it to be the Indies reached via West rather than East; others suggest it may even be an entirely new continent, vast and unexplored. From this moment, Radiotelevisione will maintain continuous coverage for 25 consecutive hours. We will connect with both the camera mounted on the flagship Santa Maria and the Canary Islands station, as well as Milan's Sforza TV Center, the University of Salamanca, and the University of Wittenberg. Beside me is Professor Leonardo da Vinci, an eminent scientist and futurologist who will provide technical commentary throughout this extraordinary endeavor. Over to you, Stagno.
Stagno. Come sapete non si potrà avere un collegamento video se non al momento dello sbarco. La telecamera è stata fissata alla polena di prua della caravella ma l’antenna, posta sulla coffa dell’albero maestro, non potrà entrare in azione che quando il gabbiere avrà terminato l’avvistamento e le vele saranno raccolte. A che punto è l’epico viaggio delle tre caravelle? È col cuore sospeso che seguiamo la più grande impresa della storia dell’uomo, l’inizio di un’era nuova che già qualcuno ha proposto di chiamare Evo Moderno. L’uomo esce dal Medio Evo e compie un nuovo passo nella propria evoluzione spirituale. La stessa nostra emozione pervade evidentemente anche i tecnici di Capo Canarie... Ma a questo proposito vorremmo sentire Ruggiero Orlando, che ha appositamente lasciato Montecitorio per venire a fare questa storica telecronaca. A te Orlando, mi senti?
Stagno. As you know, video transmission will only activate at the moment of landing. The camera is fixed to the caravel's prow figurehead, but the antenna on the mainmast crow's nest cannot engage until the lookout completes his watch and the sails are reefed. Where now stands this epic voyage of the three caravels? With bated breath, we witness mankind's greatest enterprise - the dawn of a new era already proposed for christening as the Modern Epoch. Humanity emerges from the Middle Ages, taking a fresh stride in spiritual evolution. This same awe evidently permeates the technicians at Cape Canary... On this note, let us hear from Ruggiero Orlando, who has expressly left Montecitorio to deliver this historic live commentary. Orlando, can you hear me?
Orlando. Sì? Ti sento. Mi senti?
Orlando. Yes? I hear you. Do you hear me?
Stagno. Ruggiero?
Stagno. Ruggiero?
Orlando. Sì? Mi senti?
Orlando. Yes? Do you hear me?
Stagno. Mi senti Ruggiero?
Stagno. Can you hear me, Ruggiero?
Orlando. Come dicevo, appunto ti sento. Momenti di tensione qui a Capo Canarie. La posizione delle tre galeazze di Cristoforo Colombo...
Orlando. As I was saying, I do hear you. Tension mounts here at Cape Canary. The position of Christopher Columbus's three galleasses...
Stagno. Scusa Orlando, mi pare che non siano galeazze...
Stagno. Forgive the interruption, Orlando, but I believe those are not galleasses...
Orlando. ...Un momento... qui dicono... c’è un rumore infernale al centro di controllo, sono trecento carmelitani scalzi che stanno dicendo contemporaneamente trecento messe solenni per propiziare il viaggio... ecco, ecco, non galeazze infatti, bensì sciabecchi. Sciabecchi! Lo sciabecco è una tipica imbarcazione...
Orlando. ...One moment... reports here indicate... infernal noise in the control center - three hundred discalced Carmelites simultaneously chanting three hundred solemn masses to propitiate the voyage... Ah yes, correct, not galleasses but xebecs. Xebecs! The xebec being a quintessential vessel...
Stagno. Scusa Ruggiero, qui in audio sento dire “caravelle”...
Stagno. Apologies, Ruggiero - our audio feed here distinctly says "caravels"...
Orlando. Come? Non si sente... qui c’è una grande con fusione... Ah, ecco, in effetti come dicevo si tratta di tre caravelle, la Nina, la Pent... no... la Pinta e la Santa Radegonda...
Orlando. What? Can't hear... there's great con fusion here... Ah, indeed, as I was saying these are three caravels: the Nina, the Pent... no... the Pinta and the Santa Radegonda...
Stagno. Scusa Ruggiero, qui c’è il comunicato Ansa che dice “Santa Maria”...
Stagno. Excuse me Ruggiero, the Ansa bulletin here says "Santa Maria"...
Orlando. In effetti, qualcuno anche qui mi suggerisce Santa Maria, ci sono due tesi in proposito... La caravella, in ogni caso, è una tipica imbarcazione di cui qui mi sono fatto fare il modellino... L’abito che indosso è la divisa da mozzo della marina spagnola... le caravelle...
Orlando. In fact, some here suggest Santa Maria too—two theories exist... The caravel, in any case, is a typical vessel of which I've had a model made here... The uniform I wear is that of a Spanish navy cabin boy... the caravels...
Telmon. Scusa, Ruggiero, se ti interrompo, ma qui abbiamo il professor Vinci che potrà dirci qualcosa sulle caravelle dal punto di vista della propulsione...
Telmon. Pardon the interruption, Ruggiero, but we have Professor Vinci here who can tell us about caravels from a propulsion standpoint...
Leonardo. icvf ha davcid co cocodpf H cpa...
Leonardo. icvf ha davcid co cocodpf H cpa...
Telmon. Un momento, sala controllo di via Teulada... Il prof. Vinci ha la strana abitudine di parlare da destra a sinistra, bisognerebbe fare una inversione dell’ampex; vi ricordate che proprio per questo motivo avevamo predisposto uno scarto di nove secondi tra la ripresa effettiva e la messa in onda. Pronto? Ampex, mi sentite? Bene via!
Telmon. One moment, control room at Via Teulada... Prof. Vinci has the odd habit of speaking from right to left; we need to reverse the Ampex tape. Recall that for this very reason we'd preset a nine-second delay between recording and broadcast. Ready? Ampex, you there? Good, roll!
Leonardo. Havvi un grande augello che porta nome...
Leonardo. There exists a great bird whose name is...
Telmon. Scusi, professor Vinci... Abbiamo di fronte a noi venti milioni di telespettatori... Forse sarebbe opportuno esprimersi in modo più dimesso...
Telmon. Excuse me, Professor Vinci... We're facing twenty million viewers... Perhaps a more subdued tone would be advisable...
Leonardo. Va bene, mi scusi. Ecco, la caravella sfrutta il sistema di propulsione detto “wind and veil” e si mantiene a galla secondo il principio di Archimede per cui un corpo immerso in un liquido riceve una spinta verso l’alto pari al peso del volume d’acqua spostato. La vela, elemento fondamentale della propulsione, si articola lungo tre antenne, maestro, mezzana e trinchetto. Una funzione particolare ha il bompresso, su cui si innervano fiocco e controfiocco, mentre il pappafico e la randa hanno funzione di orientamento.
Leonardo. Very well, my apologies. So, the caravel employs the "wind and veil" propulsion system and floats via Archimedes' principle: a submerged body receives upward thrust equal to the displaced water's weight. The sail—core to propulsion—extends across three masts: main, mizzen, and fore. The bowsprit plays a special role, rigged with jib and staysail, while the topsail and mainsail handle steering.
Telmon. Ma la talattonave parte e arriva integra o durante il tragitto si distaccano alcuni stadi?
Telmon. But does the thalattoship depart and arrive intact, or shed stages mid-voyage?
Leonardo. Le dirò: c’è un processo di depauperazione della talattonave detto abitualmente “kill and drawn”. Quando cioè un marinaio si comporta scorrettamente con l’ammiraglio riceve un colpo in testa e viene gettato in mare. È il momento dello “mutiny showdown”. Nel caso della Santa Maria ci sono state tre fasi di “kill and drawn” che sono esattamente quelli che hanno permesso all’ammiraglio Colombo di riprendere il controllo della talattonave con quello che potremmo definire un comando manuale o manesco... In questi casi l’ammiraglio deve stare molto attento e intervenire al momento esatto...
Leonardo. I'll explain: there's a thalattoship depletion process called "kill and drawn." When a sailor misbehaves with the admiral, he's clubbed and tossed overboard—the "mutiny showdown." On the Santa Maria, three "kill and drawn" phases allowed Admiral Columbus to regain manual—or rather, handson—control. Timing is critical here...
Telmon. Altrimenti perde il controllo dello scafo, comprendo. E mi dica, quale è la funzione tecnica del mozzo?
Telmon. Lest he lose hull command, I see. And the cabin boy's technical role?
Leonardo. Importantissima. È detta una funzione di “feeding back”. Per il pubblico potremmo tradurre “valvola di scarico”. È un problema tecnico di cui mi sono occupato a lungo e se vuole le mostro alcuni miei disegni anatomici...
Leonardo. Vital. A "feeding back" function—laymen might call it a "relief valve." A technical quandary I've long studied. Shall I show my anatomical sketches?
Telmon. Grazie, professor Vinci. Ma mi pare che sia giunto il momento di collegarci con lo studio di Salamanca. A te Bongiorno!
Telmon. Thank you, Professor Vinci. Now to Salamanca Studio. Over to you Bongiorno!
Bongiorno. Allegria! Eccoci qui nello studio di Salamanca 1, per intervistare alcuni cervelloni che si dice oggi vadano per la maggiore. Rivolgiamo ora una domanda al Magnifico Rettore dell’università di Salamanca - prego, stia nel punto segnato col gesso. Ci dica, signor Rettore di Salamanca, cosa dovrebbe essere questa America di cui si parla tanto?
Bongiorno. Cheers! Here at Salamanca Studio 1, interviewing today's top eggheads. Our question to the Magnificent Rector of Salamanca University—please stand on the chalk mark. Sir Rector of Salamanca: what exactly is this "America" everyone's buzzing about?
Rettore. Fumo, ecco cos’è, fumo!
Rettore. Smoke, that's what it is, smoke!
Bongiorno. Mi scusi, signor Rettore di Salamanca, ma qui gli esperti hanno scritto... con...continente ...
Bongiorno. Excuse me, Rector of Salamanca, but here the experts have written... with...continent...
Rettore. No, no, guardi, mi dispiace per i suoi esperti. Io avevo fissato come testo base l’Almagesto di Tolomeo. Controlli e vedrà che le possibilità di trovare qualcosa sono minime. L’ammiraglio Colombo presume di poter “buscar el levante por el ponente”, ma il progetto è destituito di qualsiasi fondamento. Non è infatti ignoto ai più che la Terra finisce oltre le colonne d’Ercole e che la sopravvivenza delle tre caravelle dopo questo limite è effetto di una semplice illusione televisiva dovuta a intervento demoniaco. Il caso Colombo è chiaro risultato della debolezza delle autorità competenti verso la contestazione studentesca e al proposito sto preparando appunto un libro per l’editore Rusconi. D’altra parte, se anche il viaggio fosse possibile, verrebbe a mancare alle talattonavi autonomia sufficiente, a causa di una carenza di combustibile angelico. Vede, come insegnano vari concilii, il problema è di sapere quanti angeli possano stare sulla cima di un ago, ma negli atti conciliari non vi è traccia dell’idea che gli angeli possano stare sulla cima di un albero di trinchetto. Questi sarebbero piuttosto fuochi di sant’Elmo, e dunque manifestazioni diaboliche inadatte a spingere una caravella verso una terra promessa o incognita che dir si voglia.
Rector. No, no, look, I’m sorry for your experts. I had established Ptolemy’s Almagest as the foundational text. Check it and you’ll see the chances of finding anything are negligible. Admiral Columbus presumes he can “catch the East by way of the West,” but the project lacks any rational basis. It is not unknown to most that the Earth ends beyond the Pillars of Hercules, and the survival of the three caravels past this limit is merely a televisual illusion wrought by demonic intervention. The Columbus affair clearly results from the authorities’ weakness toward student protests, a matter I am presently addressing in a book for Rusconi Editore. Moreover, even were the voyage possible, the talattonaves would lack sufficient autonomy due to a shortage of angelic fuel. You see, as various councils teach, the problem lies in determining how many angels may perch on a needle’s point. Yet conciliar records contain no notion of angels perching on a foremast topgallant. These would rather be St. Elmo’s fires—diabolical manifestations unfit to propel a caravel toward any promised or so-called unknown land.
Bongiorno. Certo queste sono cose molto complicate e io proprio non saprei cosa dirle. Vedremo cosa decidono i nostri esperti, e buona fortuna con Rischiatutto! Sentiamo ora invece un esperto molto importante che oggi va per la maggiore, il Decano della Reale Società Cartografica del Portogallo. Ci dica, signor Decano della Reale Società Cartografica del Portogallo, lei crede che Colombo stia veramente navigando verso le Indie?
Bongiorno. These matters are indeed quite complex, and I wouldn’t know what to say. We’ll see what our experts decide. Good luck on Rischiatutto! Let’s now hear from a very important expert in vogue today: the Dean of Portugal’s Royal Cartographic Society. Tell us, Mr. Dean, do you believe Columbus is truly sailing toward the Indies?
Decano. Il problema non è facile e il torto di Colombo è di volervi rispondere per via empirica anziché procedere a una definizione del problema per essenza. Vede, non sunt multiplicanda entia sine necessitate, e questo ci indurrebbe a postulare l’esistenza di una e una sola India. In tal caso Colombo dovrebbe approdare da levante sulla punta estrema della terra asiatica, e precisamente alla foce del fiume Ussuri. Se così fosse la spedizione non avrebbe alcun interesse, data la totale irrilevanza politica e geografica di questo lembo di terra. Oppure potrebbe approdare al lembo est dell’isola di Gipango, nel qual caso l’economia mediterranea potrebbe subire un fiero contraccolpo negativo. Essendo maliziosa specialità di quelle genti l’imitare in forma transistorizzata le invenzioni meccaniche altrui, il mercato delle repubbliche marinare verrebbe invaso da migliaia di caravelle perfettamente imitate e a prezzi inferiori. Si avrebbe in tal caso il crollo economico della repubblica di Venezia, a meno che le autorità dogali non prevedano la costruzione di nuovi cantieri a Porto Marghera, però con conseguenze disastrose per l’equilibrio lagunare...
Dean. The issue is not simple, and Columbus’s error lies in seeking empirical answers rather than defining the problem through its essence. You see, Entia non sunt multiplicanda sine necessitate. This compels us to postulate the existence of one and only one India. In such case, Columbus should arrive from the East at the Asian landmass’s utmost tip—specifically, the Ussuri River delta. Were this so, the expedition would hold no interest, given that region’s geopolitical irrelevance. Alternatively, he might land on Gipango Island’s eastern edge, thereby delivering a severe blow to Mediterranean economies. As those peoples specialize in transistorized imitations of mechanical inventions, the maritime republics’ markets would drown in thousands of perfectly cloned caravels sold at cut-rate prices. This would trigger Venice’s economic collapse unless the Doges authorize new shipyards at Porto Marghera—though with disastrous consequences for the lagoon’s equilibrium...
Bongiorno. Capisco. Ma abbiamo qui anche il Decano della Facoltà di Diritto di Granada, il quale ci dirà qualcosa sulle conseguenze giuridiche di questa scoperta. Molte persone si domandano a chi apparterranno le nuove terre. A chi apparterrà la parte di oceano attraversata da Colombo?
Bongiorno. I see. We’re also joined by Granada’s Dean of Law, who will address this discovery’s legal ramifications. Many wonder: To whom will the new lands belong? Who claims the ocean crossed by Columbus?
Decano. Il problema di diritto internazionale è assai grave. Anzitutto abbiamo il problema di una spartizione tra Spagna e Portogallo e non credo di anticipare sui tempi dicendo che dovremo convocare una conferenza, che so, a Tordesillas, per tracciare una ideale linea di demarcazione tra le sfere di influenza...
Dean. The international law question is grave. First, we face a partition between Spain and Portugal. Without prejudicing outcomes, I suggest convening a conference—say, at Tordesillas—to draw a demarcation line between spheres of influence...
Elio Sparano. Scusa, Bongiorno... Qui lo studio sforzesco di Milano. C’è qui un gruppo di eminenti giuristi milanesi che non sono d’accordo. Sostengono che il problema è assurdo. Di questo passo, dato che bisogna anche tener conto di un’altra potenza marinara, l’Inghilterra, si arriverebbe a pensare che un giorno le nuove terre sarebbero divise tra sfere di influenza anglosassone, spagnola e portoghese... Questa è fantascienza! C’era il prof. Trimarchi che voleva dire qualcosa in proposito. Professore! Dov’è? Un momento. Pronto? Ah, mi dicono che il professore è rimasto bloccato all’università da un banale incidente. Bene, passo la linea allo studio di Wittenberg. A te Pippo Baudo.
Elio Sparano. Excuse me, Bongiorno... This is the Sforza Studio of Milan. Eminent Milanese jurists here disagree. They deem the problem absurd. If we proceed thus—accounting for another maritime power, England—we might someday see new lands divided among Anglo-Saxon, Spanish, and Portuguese spheres. This is science fiction! Professor Trimarchi wished to comment. Professor! Where is he? One moment. Hello? Ah, we’re told he’s stranded at the university by a minor mishap. Very well, connecting to Wittenberg Studio. Over to you, Pippo Baudo.
Baudo. Qui lo studio di Wittenberg. Vorremmo rivolgere una questione a un giovane ma agguerrito teologo agostiniano, di Wittenberg, una delle speranze della nostra Santa Chiesa Cattolica. Ci dica, dottor Lutero, crede che questo sbarco costituisca una vera e duratura rivoluzione per la storia dell’uomo?
Baudo. This is Wittenberg Studio. We’d like to pose a question to a young but formidable Augustinian theologian, a rising star of our Holy Catholic Church. Tell us, Dr. Luther: Does this landing constitute a true and lasting revolution for mankind?
Lutero. Sa, non ci sono solo le rivoluzioni tecnologiche. Ci sono le riforme interiori che possono avere esiti ben più grandi, e drammatici, ed esaltanti...
Luther. You know, not all revolutions are technological. Inner reforms may yield far greater—and more dramatic, more exalting—outcomes...
Baudo. Molto brillante... Ma non vorrà dire che potranno in futuro verificarsi riforme interiori che facciano più rumore di questo grande fatto scientifico...
Baudo. Quite striking... Surely you don’t mean future spiritual reforms could outshine this grand scientific feat...
Lutero. Non creda, non creda...
Luther. Perish the thought...
Baudo. Ah ah! Molto sibillino. Ma sa, scherzando naturalmente, io invece sono disposto a crederci. Il mio motto è «credi fermamente e pecca fortemente!» Ah ah!
Baudo. Ha ha! Cryptic as ever! But joking aside, I’m inclined to believe it. My motto is: “Believe firmly and sin mightily!” Ha ha!
Lutero. Bella frase. Bisogna che me la annoti.
Luther. Fine phrase. Must jot that down.
Stagno. Un momento, scusate. Ci arrivano delle voci via audio... Pare che la terra sia stata avvistata... Ecco, si sente distintamente: gridano «Terra terra!». Senti anche tu, Orlando?
Stagno. Hold on—voices are coming through... Land has been sighted... Yes, clearly: they’re shouting “Land ho!” You hear it too, Orlando?
Orlando. Veramente qui non si sente niente. Un momento che chiedo informazioni alla stazione delle Azzorre...
Orlando. Frankly, we hear nothing here. Let me check with the Azores station...
Stagno. Ecco, è stata effettivamente avvistata la terra... La nave attracca... Sono sbarcati!!! Oggi dodici ottobre 1492 l’uomo ha messo piede per la prima volta nel Nuovo Mondo. Orlando, che dicono laggiù?
Stagno. There! Land confirmed... The ship docks... They’ve disembarked!!! Today, October 12, 1492, man first sets foot in the New World. Orlando—what’s the report?
Orlando. Dunque... Pare dalle ultime notizie che lo sbarco sia stato rimandato di un mese e che la terra avvistata fossero le isole Lipari...
Orlando. Well... Latest updates say the landing’s postponed by a month. The spotted land was likely the Lipari Islands...
Stagno. Eh no, Orlando. Ho sentito distintamente!
Stagno. Oh no, Orlando. I heard it distinctly!
Telmon. Pronto?? Sì? Ecco. Hanno ragione sia Stagno che Orlando. La nave ha effettivamente gettato l’ancora come diceva Stagno, ma non si tratta ancora della terraferma bensì di San Salvador. Un’isoletta nell’arcipelago detto dei Caraibi, che qualche geografo ha anche deciso di denominare Mare della Tranquillità. Ma ecco che entra in azione la telecamera posta sulla polena dell’ammiraglia. Ecco che Cristoforo Colombo pone piede sulla spiaggia per piantare il vessillo di Sua Maestà Cattolica! Lo spettacolo è grandioso. Tra i palmizi una folla di individui piumati si fa incontro ai talattonauti. Ecco che stiamo per ascoltare le prime parole pronunciate dall’uomo nel Nuovo Mondo. Le sta per dire un marinaio che precede il gruppo, il nostromo Baciccin Parodi...
Telmon. Hello?? Yes? There we go. Both Stagno and Orlando are correct. The ship has indeed dropped anchor as Stagno reported, though not yet on the mainland but at San Salvador. A small isle within the so-called Caribbean archipelago, which some geographers have even resolved to name the Sea of Tranquility. And now the camera mounted on the flagship’s prow springs into action. Behold Christopher Columbus setting foot ashore to plant the banner of His Catholic Majesty! A magnificent spectacle. Among the palm trees, a crowd of feathered individuals approaches the thalattosailors. Now we shall hear the first words spoken by man in the New World. They’re about to be uttered by a sailor leading the group, boatswain Baciccin Parodi...
Parodi. Belin ammiraglio, ma sono nude!
Parodi. Belin Admiral, but they’re naked!
Stagno. Come ha detto, Orlando?
Stagno. What did he say, Orlando?
Orlando. Non si è sentito bene, ma non erano queste le parole concordate. Qualcuno mi suggerisce qui che deve trattarsi di un fenomeno di intercettazione delle comunicazioni. Pare che accada sovente nel Nuovo Mondo. Ma ecco!... L’Ammiraglio Colombo sta per parlare!
Orlando. It wasn’t clearly heard, and those weren’t the agreed-upon words. Someone here suggests it must be a case of communication interference. Apparently this occurs frequently in the New World. But wait!... Admiral Columbus is about to speak!
Colombo. È un piccolo passo per un marinaio ma è un grande passo per Sua Maestà Cattolica... Belin, ma che cosa hanno al collo? Belandi figieu! Ma quello è oro! Oro!
Colombo. One small step for a sailor, one giant leap for His Catholic Majesty... Belin, what’s that around their necks? Belandi figieu! That’s gold! Gold!
Orlando. Lo spettacolo che ci invia la telecamera è veramente grandioso! I marinai si stanno lanciando verso gli indigeni con ampi balzi, balzi enormi, i primi balzi dell’uomo nel Nuovo Mondo... Stanno raccogliendo dal collo degli indigeni i campioni del minerale del Nuovo Mondo e li mettono in grandi sacchi di plastica... Ora anche gli indigeni fanno ampi balzi cercando di sfuggire, la mancanza di gravità li farebbe volare via se i marinai non li assicurassero a terra con pesanti catene... Ora gli indigeni sono tutti incolonnati in modo civile e ordinato mentre i marinai si avviano verso le navi coi pesanti sacchi pieni del minerale locale. Sono sacchi pesantissimi ed è costato molta fatica sia a raccoglierli che a portarli...
Orlando. The spectacle transmitted by the camera is truly awe-inspiring! The sailors are lunging toward the natives with great bounds, enormous leaps—the first human vaults in the New World... They’re gathering mineral samples from the natives’ necks into large plastic sacks... Now the natives too are leaping wildly to escape; the low gravity would send them flying were the sailors not anchoring them with heavy chains... The natives now stand in orderly columns while sailors haul the bulging sacks of local ore back to the ships. These sacks are immensely heavy, requiring Herculean effort both to fill and transport...
Stagno. È il fardello dell’uomo bianco! Uno spettacolo che non dimenticheremo mai. Il vicepresidente De Feo ha già inviato un telegramma di felicitazioni. Oggi inizia una nuova fase della civiltà!
Stagno. The white man’s burden! An unforgettable spectacle. Vice President De Feo has already sent a congratulatory telegram. Today marks a new epoch of civilization!
1968
1968
Do your movie yourself
Do Your Movie Yourself
Nel 1993, con l’adozione definitiva del videoregistratore negli stessi uffici del catasto, entrarono con temporaneamente in crisi e il cinema commerciale e l’underground. La prise de la parole aveva ormai trasformato l’attività cinematografica in una pratica a disposizione di tutti, e ciascuno si guardava il proprio film, disertando le sale cinematografiche. Le nuove tecniche di riproduzione e proiezione per cassetta da inserirsi nel visore sul cruscotto dell’automobile avevano resi obsoleti i modi artigianali del film sotterraneo. In questi anni entrarono quindi in circolazione i manuali del tipo “Fatevi il vostro Antonioni da soli”. L’utente acquistava un “plot pattern”, vale a dire una “gabbia” di soggetto multiplo che poteva riempire con una serie molto ampia di combinazioni standardizzate. Con un solo pattern, accompagnato dal pacchetto delle combinazioni, si potevano fare, per esempio, 15.751 film di Antonioni.
In 1993, with the definitive adoption of videocassette recorders in municipal registry offices, both commercial cinema and underground film entered simultaneous crisis. The prise de la parole had by then transformed filmmaking into a universally accessible practice, with everyone watching their own movies and abandoning theaters. New cassette reproduction and projection techniques—playable via dashboard viewers in automobiles—rendered the artisanal methods of underground film obsolete. Thus emerged instruction manuals like “Make Your Own Antonioni at Home.” Users purchased a “plot pattern”—a multipurpose narrative scaffold to be filled with standardized combinations. A single pattern and its accompanying variables could yield, say, 15,751 Antonioni films.
Diamo qui le istruzioni che accompagnavano alcune di queste filmcassette. I richiami alfabetici che stanno come esponente di ogni situazione base rimandano al pacchetto delle soluzioni di ricambio. Per fare un esempio, il basic pattern alla Antonioni (“Una distesa desolata. Ella si allontana”) può generare altri film come: “Un labirinto di Autogrill Pavesi con visibilità incerta. Lui tocca a lungo un oggetto”; eccetera.
We hereby provide the instructions accompanying some of these film cassettes. The alphabetical references superscripted to each base situation correspond to the packet of interchangeable solutions. For example, the Antonioni-style basic pattern ("A desolate expanse. She walks away") can generate other films such as: "A labyrinth of Autogrill Pavesi with obscured visibility. He touches an object at length"; et cetera.
Soggetto multiplo per Antonioni
Multiplot Template for Antonioni
Unax distesay desolataz. Ellak si allontanan.
A desolatez expansey. Shek walks awayn.
TRASFORMAZIONI
TRANSFORMATIONS
x Due, tre, infinite. Un reticolo di. Un labirinto di. Un.
Two, three, infinite. A grid of. A labyrinth of. A.
y Isola. Città. Snodi di autostrade. Autogrill Pavesi. Sotterraneo di metro. Campo petrolifero. Pioltello Nuova. Eur. Stock di tubi Dalmine all’aperto. Cimitero di automobili. Fiat Mirafiori di domenica. Expo dopo la chiusura. Centro spaziale a ferragosto. Campus della University of California. Los Angeles mentre gli studenti sono a Washington. Fiumicino.
Island. City. Highway interchanges. Autogrill Pavesi. Metro tunnels. Oil field. New Pioltello. EUR district. Outdoor Dalmine pipes stockpile. Car cemetery. Fiat Mirafiori on Sundays. Post-closure Expo. Space center during August shutdown. University of California campus. Los Angeles while students are in Washington. Fiumicino Airport.
z Vuota. A perdita d’occhio. Con visibilità incerta per riverberi solari. Nebbiosa. Resa impraticabile da sbarramenti a griglia a maglie larghe. Radioattiva. Deformata da grandangolare.
Empty. Stretching beyond sightline. With solar glare-obscured visibility. Foggy. Made impassable by wide-mesh grid barriers. Radioactive. Distorted by wide-angle lens.
k Lui. Entrambi.
He. Both.
n Sta lì. Tocca a lungo un oggetto. Si allontana poi si ferma perplessa, fa due passi indietro e si allontana di nuovo. Non si allontana ma la camera carrella indietro. Guarda la camera con volto inespressivo toccandosi il foulard.
Remains still. Touches an object at length. Walks away then stops perplexed, retraces two steps and departs again. Doesn't move but camera dollies backward. Gazes at camera expressionlessly while adjusting her scarf.
Soggetto multiplo per Jean Luc Godard
Multiplot Template for Jean-Luc Godard
Lui arrivaa e poi bumb esplode una raffineriac gli americanid fa l’amoree dei cannibalif armati di bazookag sparanoh sulla ferroviai lei cadel crivellata di colpim di moschetton a folle velocitào va a Vincennesp Cohn Benditq prende il trenor e parlas due uominit ammazzano leiu legge massime di Maov Montesquieuz tira una bombaw su Diderotx lui si uccidek vende il Figaroj arrivano i pellerossay.
He arrivesa then ba refineryc explodes the Americansd make lovee cannibalsf armed with bazookasg fireh on railwayi she fallsl riddled with bulletsm at breakneck speedo goes to Vincennesp Cohn Benditq takes trainr speakss two ment kill heru reads Mao's maximsv Montesquieuw throws bombx on Dideroty he kills himselfk sells Le Figaroj Native Americans arrivez.
TRASFORMAZIONI
TRANSFORMATIONS
a È già lì che legge massime di Mao. È morto sull’autostrada col cervello fuori. Si sta uccidendo. Tiene un comizio. Corre per la strada. Salta da una finestra.
Is already there reading Mao's maxims. Lies dead on highway with brain exposed. Is committing suicide. Holds rally. Runs down street. Jumps from window.
b Splash. Wroarrr. Crack. Sbranghete sbranghete. Mumble mumble.
Splash. Wroarrr. Crack. Sbranghete sbranghete. Mumble mumble.
c Un asilo infantile. Notre Dame. La sede del Partito Comunista. Il Parlamento. Un’ira repressa. Il Partenone. La redazione del Figaro. L’Eliseo. Parigi.
Kindergarten. Notre-Dame. Communist Party headquarters. Parliament. Repressed rage. Parthenon. Le Figaro editorial office. Élysée Palace. Paris.
d I tedeschi. I paras francesi. I vietnamiti. Gli arabi. Gli israeliani. La polizia.
Germans. French paratroopers. Vietnamese. Arabs. Israelis. Police.
e Non lo fa.
Doesn't do it.
f Indiani. Ragionieri a branchi. Comunisti dissidenti. Camionisti pazzi.
Indians. Accountants in hordes. Dissident communists. Deranged truckers.
g Yagatan. Copie del Figaro. Sciabole da arrembaggio. Mitra. Latte di vernice rossa. Latte di vernice blu. Latte di vernice gialla. Latte di vernice arancione. Latte di vernice nera. Quadri di Picasso. Libretti rossi. Cartoline illustrate.
Yataghans. Le Figaro copies. Boarding sabers. Machine guns. Red paint cans. Blue paint cans. Yellow paint cans. Orange paint cans. Black paint cans. Picasso paintings. Little Red Books. Picture postcards.
h Tirano sassi. Bombe. Rovesciano latte di vernice rossa, verde, blu, gialla, nera. Cospargono la strada di materia scivolosa.
Throw rocks. Bombs. Overturn red/green/blue/yellow/black paint cans. Spread slippery substance on road.
i Sull’Eliseo. Sull’università di Nanterre. In piazza Navona.
On Élysée Palace. On Nanterre University. In Piazza Navona.
l Viene buttata dalla finestra da agenti della CIA. Viene deflorata da paracadutisti. Viene uccisa da aborigeni australiani.
Is thrown from window by CIA agents. Is deflowered by paratroopers. Is killed by Australian aboriginals.
m Con un largo squarcio nel ventre da cui escono rivoli di vernice gialla, rossa, blu, nera. Fa l’amore con Voltaire.
With gaping abdominal wound leaking yellow/red/blue/black paint streams. Makes love with Voltaire.
n Nespole.
Medlars.
o Ad andatura ineguale. Lentissimamente. Stando ferma mentre il fondo (usare trasparente) si muove.
o Ad andatura ineguale. Lentissimamente. Stando ferma mentre il fondo (usare trasparente) si muove.
p Nanterre. Flins. Piace de la Bastille. Clignancourt. Venezia.
p Nanterre. Flins. Piace de la Bastille. Clignancourt. Venezia.
q Jacques Servant Schreiber. Jean Paul Sartre. Pier Paolo Pasolini. D’Alembert.
q Jacques Servant Schreiber. Jean Paul Sartre. Pier Paolo Pasolini. D’Alembert.
r Lo perde. Va in bicicletta. Su pattini a rotelle.
r Lo perde. Va in bicicletta. Su pattini a rotelle.
s Piange. Grida viva Guevara.
s Piange. Grida viva Guevara.
t Una banda di indiani.
t Una banda di indiani.
u Tutti. Nessuno.
u Tutti. Nessuno.
v Citazioni di Brecht. La dichiarazione dei diritti dell’uomo. Saint John Perse. Il principe Korzybsky. Eluard. Lo Sun. Charles Peguy. Rosa Luxenbourg.
v Citazioni di Brecht. La dichiarazione dei diritti dell’uomo. Saint John Perse. Il principe Korzybsky. Eluard. Lo Sun. Charles Peguy. Rosa Luxenbourg.
z Diderot. Sade. Restif de la Bretonne. Pompidou.
z Diderot. Sade. Restif de la Bretonne. Pompidou.
w Un pomodoro che si spiaccica formando chiazze di vernice rossa, blu, gialla, nera.
w Un pomodoro che si spiaccica formando chiazze di vernice rossa, blu, gialla, nera.
x Daniel Cohn Bendit. Nixon. Madame de Sevigné. Voiture. Van Vogt. Einstein.
x Daniel Cohn Bendit. Nixon. Madame de Sevigné. Voiture. Van Vogt. Einstein.
k Va via. Uccide tutti gli altri. Getta una bomba sull’arco di trionfo. Fa saltare un cervello elettronico. Rovescia per terra latte di vernice gialla, verde, blu, rosso minio, nera.
k Va via. Uccide tutti gli altri. Getta una bomba sull’arco di trionfo. Fa saltare un cervello elettronico. Rovescia per terra latte di vernice gialla, verde, blu, rosso minio, nera.
j Le massime di Mao. Scrive un tatzebao. Legge versi di Pierre Emmanuel. Guarda un film di Chaplin.
j Le massime di Mao. Scrive un tatzebao. Legge versi di Pierre Emmanuel. Guarda un film di Chaplin.
y I paracadutisti. I tedeschi. Bande di ragionieri affamati e armati di sciabole. Autoblinde. Pier Paolo Pasolini con Pompidou. L’esodo di ferragosto. Diderot che vende l’Enciclopedia door to door. L’Unione dei marxisti leninisti in monopattino.
y I paracadutisti. I tedeschi. Bande di ragionieri affamati e armati di sciabole. Autoblinde. Pier Paolo Pasolini con Pompidou. L’esodo di ferragosto. Diderot che vende l’Enciclopedia door to door. L’Unione dei marxisti leninisti in monopattino.
Soggetto multiplo per Ermanno Olmi
Soggetto multiplo per Ermanno Olmi
Un tagliaboschia disoccupatob vaga a lungoc poi torna al villaggio natiod e trova la mammae mortaf. Passeggia nei boschig parlando con un vagabondoh, poi capiscei la bellezza degli alberil e resta lìm a pensaren .
Un tagliaboschia disoccupatob vaga a lungoc poi torna al villaggio natiod e trova la mammae mortaf. Passeggia nei boschig parlando con un vagabondoh, poi capiscei la bellezza degli alberil e resta lìm a pensaren .
TRASFORMAZIONI
TRASFORMAZIONI
a Un giovane appena arrivato in città. Un ex partigiano. Un executive deluso. Un alpino. Un minatore. Un maestro di sci.
a Un giovane appena arrivato in città. Un ex partigiano. Un executive deluso. Un alpino. Un minatore. Un maestro di sci.
b Sovraoccupato. Triste. Che non ha più scopi. Malato. Licenziato. Colto da senso del vuoto. Che ha perduto la fede. Che ha riacquistato la fede. Dopo una visione di Papa Giovanni.
b Sovraoccupato. Triste. Che non ha più scopi. Malato. Licenziato. Colto da senso del vuoto. Che ha perduto la fede. Che ha riacquistato la fede. Dopo una visione di Papa Giovanni.
c Brevemente. Guida su autostrada una mini Cooper. Porta un autocarro da Bergamo a Brindisi.
c Brevemente. Guida su autostrada una mini Cooper. Porta un autocarro da Bergamo a Brindisi.
d Nella segheria del fratello. Nella baita di montagna. A Pizzo Gloria. A Chamonix. Al Lago di Carezza. A piazzale Corvetto nella tabaccheria del cugino.
d Nella segheria del fratello. Nella baita di montagna. A Pizzo Gloria. A Chamonix. Al Lago di Carezza. A piazzale Corvetto nella tabaccheria del cugino.
e Altro parente di primo grado. La fidanzata. L’amico. Il parroco.
e Altro parente di primo grado. La fidanzata. L’amico. Il parroco.
f Malata. Diventata prostituta. Che ha perso la fede. Che ha riacquistato la fede. Che ha avuto una visione di Papa Giovanni. Partita per la Francia. Travolta da una valanga. Intenta alle piccole cose di sempre.
f Malata. Diventata prostituta. Che ha perso la fede. Che ha riacquistato la fede. Che ha avuto una visione di Papa Giovanni. Partita per la Francia. Travolta da una valanga. Intenta alle piccole cose di sempre.
g Sull’autostrada. Intorno all’Idroscalo. A Rogoredo. Tra le nevi immacolate. A San Giovanni sotto il Monte. Nei corridoi di una agenzia di pubblicità molto alienata.
g Sull’autostrada. Intorno all’Idroscalo. A Rogoredo. Tra le nevi immacolate. A San Giovanni sotto il Monte. Nei corridoi di una agenzia di pubblicità molto alienata.
h Con un ex alpino. Col parroco. Con Monsignor Loris Capovilla. Con un ex partigiano. Con una guida alpina. Col maestro di sci. Col capo dei tagliaboschi. Con l’executive di una agenzia di industrial design. Con un operaio. Con un disoccupato meridionale.
h Con un ex alpino. Col parroco. Con Monsignor Loris Capovilla. Con un ex partigiano. Con una guida alpina. Col maestro di sci. Col capo dei tagliaboschi. Con l’executive di una agenzia di industrial design. Con un operaio. Con un disoccupato meridionale.
i Non riesce a capire. Ricorda. Riscopre. Viene a sapere attraverso una visione di Papa Giovanni.
i Non riesce a capire. Ricorda. Riscopre. Viene a sapere attraverso una visione di Papa Giovanni.
l Delle nevi. Del cantiere. Della solitudine. Dell’amicizia. Del silenzio.
l Delle nevi. Del cantiere. Della solitudine. Dell’amicizia. Del silenzio.
m Va via per sempre.
m Va via per sempre.
n Senza pensare più nulla. Senza più scopi nella vita. Con un nuovo scopo nella vita. Facendo una novena a Papa Giovanni. Diventando tagliaboschi (guida alpina, vagabondo, minatore, portatore d’acqua).
n Thinking nothing anymore. With no purpose left in life. With newfound purpose in life. Performing a novena to Pope John XXIII. Becoming a lumberjack (alpine guide, vagabond, miner, water carrier).
Soggetto multiplo per Samperi, Bellocchio, Faenza, etc.
Multi-Subject for Samperi, Bellocchio, Faenza, etc.
Giovane poliomieliticox di famiglia ricchissimay che cammina su sedia a rotellez in una villan dal parco pieno di ghiaiak odia cuginos architettow radicaleq e si uniscee sessualmente con la propria madreb in modo biologicamente correttov quindi si uccidef dopo avere giocato a scacchia col fattorej.
A polio-stricken youthx from an opulent familyy navigating a wheelchairz through a villan with gravel-strewn parkk despises his cousinw the radical architectq and biologically correctsv sexual union with his motherb before committing suicidef after chess gamesj with the estate manager.
TRASFORMAZIONI
TRANSFORMATIONS
x Paraplegico. Isterico compulsivo. Nevrotico semplice. Disgustato dalla società neocapitalista. Memore di una violenza sessuale subita dal nonno all’età di tre anni. Con tic alla mascella. Bello ma impotente. Biondo e sciancato (e scontento del fatto). Finto pazzo. Finto sano. Affetto da mania religiosa. Iscritto all’Unione dei Marxisti Leninisti ma per motivi nevrotici.
x Paraplegic. Compulsive hysteric. Simple neurotic. Disgusted by neocapitalist society. Haunted by grandfather’s sexual violence at age three. Jaw-twitching. Handsome yet impotent. Blond and crippled (and resentful thereof). Feigning madness. Feigning sanity. Religiously manic. Union of Marxist Leninists member for neurotic motives.
y Benestante. In decadenza. Tarata. Distrutta. Coi genitori separati.
y Affluent. Declining. Degenerate. Ruined. With separated parents.
z Su cul-de-jatte. Con stampelle. Con arto ortopedico. Con protesi dentaria dalle zanne lunghissime su cui si appoggia. Appendendosi solo agli alberi.
z On amputee stool. With crutches. Orthopedic limb. Leaning on dental prostheses with vampiric fangs. Swinging from trees.
n Yacht. Città giardino. Sanatorio. Clinica del padre.
n Yacht. Garden city. Sanatorium. Father’s clinic.
k Altre forme di pavimentazione purché faccia un rumore continuo quando vi arriva una grossa cilindrata.
k Alternative pavements permitted if audibly crunching under luxury car tires.
s Altra relazione parentale a scelta. Ammessi fratellastri e parenti acquisiti. Amante della madre (del padre, della zia, della nonna, del fattore, della fidanzata).
s Optional kinship relations. Half-siblings and in-laws allowed. Mother’s lover (father’s, aunt’s, grandmother’s, manager’s, fiancée’s).
w Urbanista. Scrittore. Presidente di Italia Nostra. Agente di borsa (di successo). Scrittore impegnato.
w Urban planner. Writer. Italia Nostra president. Successful stockbroker. Committed novelist.
q Abbonato all’Espresso. Comunista Amendoliano. Professore democratico. Ex capo di brigate garibaldine. Membro del comitato per la programmazione. Amico di Teodorakis. Sergio Zavoli. Roberto Guiducci. Cugino di Berlinguer. Ex dirigente Movimento Studentesco.
q L’Espresso subscriber. Amendola-style Communist. Democratic professor. Ex-Garibaldi Brigade commander. Planning committee member. Theodorakis associate. Sergio Zavoli. Roberto Guiducci. Berlinguer’s cousin. Former Student Movement leader.
c Tenta di unirsi. Assale rivelandosi impotente. Pensa di unirsi (sequenza onirica). Deflora con pompa da bicicletta.
c Attempts union. Assaults revealing impotence. Fantasizes union (dream sequence). Deflowers with bicycle pump.
b Nonna, zia, padre, sorella, cugina incrociata, cugina parallela, cognata, fratello.
b Grandmother, aunt, father, sister, cross-cousin, parallel cousin, sister-in-law, brother.
v Da tergo. Introducendole candelotto di dinamite nella vagina. Con pannocchia di granturco (deve precedere citazione Faulkner fatta per caso da architetto radicale, vedi sw). Per cunnilinguus. Picchiandola selvaggiamente. Indossando abiti femminili. Travestendosi in modo da assomigliare al proprio padre (nonna, zia, mamma, fratello, cugina). Vestito da federale. Vestito da marine. Con maschera di plastica da Diabolik. Vestito da SS. Vestito da radicale. Vestito da Scorpio Rising. In completo di Paco Rabanne. In abiti ecclesiastici.
v From behind. Vaginal dynamite insertion. Corncob (preceded by Faulkner quote casually dropped by radical architect, see sw). Cunnilingus. Savage beating. Cross-dressing. Disguised as father (grandmother, aunt, mother, brother, cousin). Fascist uniform. Marine uniform. Diabolik plastic mask. SS regalia. Radical-chic attire. Scorpio Rising costume. Paco Rabanne ensemble. Ecclesiastical vestments.
f Si cosparge di benzina. Inghiotte sonniferi. Non si uccide ma pensa di farlo (sequenza onirica). La (lo) uccide. Si masturba cantando “Mira il tuo popolo bella signora”. Chiama il telefono amico. Fa saltare il palazzo delle poste. Orina sulla tomba di famiglia. Dà fuoco alla foto di se stesso bambino ridendo selvaggiamente. Canta la “Norma”.
f Douses in gasoline. Swallows sedatives. Imagines suicide (dream sequence). Kills her/him. Masturbates while singing “Mira il tuo popolo bella signora”. Calls phone-a-friend. Blows up post office. Urinates on family tomb. Torches childhood photo while cackling. Sings “Norma”.
a Morra cinese. Soldatini. Liberi tutti. L’uccellin che vien dal mare. Bandiera araba. Briscola. Scassa quindici. Man calda. Dire fare baciare lettere o testamento.
a Rock-Paper-Scissors. Toy soldiers. Free-for-all. The Little Bird from the Sea. Arab Flag. Briscola. Break Fifteen. Hot Hands. Truth-Dare-Kiss-Love Letters or Testament.
j La zia. La nonna. La sorellina ingenua. Se stesso nello specchio. La mamma morta (sequenza onirica). Il postino di passaggio. La vecchia governante. Sergio Zavoli. Un fratello Bellocchio (a scelta).
j The aunt. The grandmother. The naïve little sister. Himself in the mirror. The deceased mother (oneiric sequence). The passing postman. The elderly housekeeper. Sergio Zavoli. A Bellocchio brother (optional).
Soggetto multiplo per Luchino Visconti
Composite subject for Luchino Visconti
Baronessaa anseaticab lesbica tradisce il suo amantec operaio alla Fiatd denunciandoloe alla poliziaf. Egli muoreg ed essa pentitah fa una grande festai orgiastical nei sotterranei della Scalam con travestitin e ivi si avvelenao.
A Hanseatic Baronessaa, lesbian, betrays her working-class loverc from FIATd by denouncing hime to the policef. He perishesg, whereupon she, repentanth, hosts a grand orgyi in the bowels of La Scalam with costumesn and thereupon poisons herselfo.
TRASFORMAZIONI
TRANSFORMATIONS
a Duchessa. Figlia di Faraone. Marchesa. Azionista della Dupont. Musicista mitteleuropeo.
a Duchess. Pharaoh's daughter. Marchioness. Dupont shareholder. Mitteleuropean musician.
b Di Monaco. Siciliana. Aristocratica papalina. Della Ghisolfa.
b From Munich. Sicilian. Papal aristocrat. Of the Ghisolfa lineage.
c La sua amante. Suo marito. Suo figlio con cui ha rapporti incestuosi. Sua sorella con cui ha rapporti incestuosi. L’amante della figlia, con la quale ha rapporti incestuosi e che tradisce col primo. L’Oberkommandanturweltanschauunhgotterdammerungfuhrer delle SA dell’Alta Slesia. Il cinedo del marito impotente e razzista.
c Her mistress. Her husband. Her son with whom she has incestuous relations. Her sister with whom she has incestuous relations. Her daughter's lover, with whom she has incestuous relations before betraying her with the former. The Oberkommandanturweltanschauunhgotterdammerungführer of the SA* in Upper Silesia. The impotent racist husband's houseboy.
d Pescatore alle Tremiti. Montatore alla Falk. River boat gambler. Mad doctor in un campo di concentramento nazista. Comandante della cavalleria leggera del Faraone. Aiutante di campo di Radetzsky. Luogotenente di Garibaldi. Gondoliere.
d Fisherman in the Tremiti Islands. Assembler at Falk. Riverboat gambler. Mad doctor in a Nazi concentration camp. Commander of Pharaoh's light cavalry. Radetzky's aide-de-camp. Garibaldi's lieutenant. Gondolier.
e Dandogli indicazioni sbagliate sul percorso. Affidandogli un falso messaggio segreto. Convocandolo in un cimitero la notte del venerdì santo. Travestendolo da figlia di Rigoletto e rinchiudendolo in un sacco. Aprendo una botola nel salone del castello avito mentre lui canta l’Andrea Chenier travestito da Marlene Dietrich.
e By giving false directions. Entrusting him with a forged secret message. Summoning him to a cemetery on Good Friday night. Disguising him as Rigoletto's daughter and stuffing him in a sack. Opening a trapdoor in the ancestral castle hall as he sings Andrea Chénier dressed as Marlene Dietrich.
f Al maresciallo Radetzsky. Al Faraone. A Tigellino. Al duca di Parma. Al principe di Salina. All’Oberdeutscheskriminalinterpolphallusfuhrer delle SS di Pomerania.
f To Marshal Radetzky. To Pharaoh. To Tigellinus. To the Duke of Parma. To the Prince of Salina. To the Oberdeutscheskriminalinterpolphallusführer of the SS in Pomerania.
g Canta una romanza dell’Aida. Parte su una barca da pesca per raggiungere Malta e non dà più notizie di sé. Viene picchiato con sbarre di ferro durante uno sciopero a singhiozzo. Viene sodomizzato da una squadra di ulani al soldo del principe di Homburg. Si infetta avendo contatti sessuali con Vanina Vanini. Viene venduto schiavo al Soldano e, ritrovato dai Borgia alla Fiera di Porta Portese, viene usato come scendiletto dalla figlia del Faraone.
g Sings an Aida aria. Departs on a fishing boat for Malta and is never heard from again. Beaten with iron rods during a staggered strike. Sodomized by a squadron of ulhans in the Prince of Homburg's employ. Contracts infection through sexual contact with Vanina Vanini. Sold into slavery to the Soldan and, rediscovered by the Borgias at Porta Portese Fair, becomes the Pharaoh's daughter's doormat.
h Per nulla pentita e folle di gioia. Divenuta pazza. Bagnandosi al Lido al suono di balalaike.
h Unrepentant and jubilant. Driven mad. Bathing at the Lido to balalaika strains.
i Una cerimonia funebre. Un rito satanico. Un Te Deum di ringraziamento.
i A funeral rite. Satanic ritual. Te Deum of thanksgiving.
l Mistica. Drammatica. Barocca. Algolagnica. Scatologica. Sadomasochistica.
l Mystical. Dramatic. Baroque. Algolagnic. Scatological. Sadomasochistic.
m Al Père Lachaise. Nel Bunker di Hitler. In un castello nella Selva Nera. Al reparto 215 della Fiat Grandi Motori. All’Hotel des Bains del Lido.
m Père Lachaise Cemetery. Hitler's bunker. Black Forest castle. FIAT Grandi Motori Sector 215. Lido's Hotel des Bains.
n Con bambini corrotti. Con tedeschi omosessuali. Con coristi del Trovatore. Con lesbiche vestite da soldati borbonici. Col cardinale Ruffo e Garibaldi. Con Ghiringhelli. Con Gustav Mahler.
n With corrupted children. With homosexual Germans. With choristers from Il Trovatore. With lesbians dressed as Bourbon soldiers. With Cardinal Ruffo and Garibaldi. With Ghiringhelli. With Gustav Mahler.
o Assiste all’intero ciclo dell’Anello del Nibelungo. Suona canzoni borgognone su una guimbarda. Si denuda al culmine della festa mostrando di essere in effetti un uomo e quindi si evira. Muore di consunzione drappeggiandosi in arazzi Gobelin. Inghiotte cera liquida e viene sepolta al Museo Grévin. Si fa tagliare la gola da un tornitore pronunciando oscure profezie. Attende l’acqua alta a S. Marco e annega.
o Watches the entire Ring of the Nibelung cycle. Plays Burgundian songs on a jaw harp. Strips naked at the orgy's climax revealing male genitalia and self-castrates. Dies consumptive, draped in Gobelin tapestries. Swallows molten wax and is entombed at Musée Grévin. Has throat slit by a lathe operator uttering obscure prophecies. Awaits high tide at St. Mark's and drowns.
1972
1972
Dolenti declinare (rapporti di lettura all’editore)
Mournful Declinations (reader's reports to publisher)
Anonimi. La Bibbia
Anonymous. The Bible
Devo dire che quando ho cominciato a leggere il manoscritto, e per le prime centinaia di pagine, ne ero entusiasta. È tutto azione e c’è tutto quel che il lettore oggi chiede a un libro di evasione: sesso (moltissimo), con adulteri, sodomia, omicidi, incesti, guerre, massacri, e così via.
I must confess my initial enthusiasm upon reading the manuscript's first hundred pages. Pure action delivering everything escapist literature demands: copious sex (adulteries, sodomy, murders, incest), wars, massacres, and so forth.
L’episodio di Sodoma e Gomorra con i travestiti che vogliono farsi i due angeli è rabelasiano; le storie di Noè sono del puro Salgari, la fuga dall’Egitto è una storia che andrà a finire presto o tardi sugli schermi... Insomma, il vero romanzo fiume, ben costruito, che non risparmia i colpi di scena, pieno di immaginazione, con quel tanto di messianismo che piace, senza dare nel tragico.
The Sodom and Gomorrah episode with transvestites accosting angels is Rabelaisian; Noah's tales rival Salgari; the Exodus flight screams cinematic adaptation... A veritable roman fleuve, expertly plotted, replete with twists, imagination, and just enough messianic flair without tragic overindulgence.
Poi andando avanti mi sono accorto che si tratta invece di una antologia di vari autori, con molti, troppi, brani di poesia, alcuni francamente lamentevoli e noiosi, vere e proprie geremiadi senza capo né coda.
Progressing further, however, I discern an anthology of disparate authors overloaded with poetic passages - many frankly tedious, being headless, tailless jeremiads.
Ne viene fuori così un omnibus mostruoso, che rischia di non piacere a nessuno perché c’è di tutto. E poi sarà una grana reperire tutti i diritti dei vari autori, a meno che il curatore non tratti lui per tutti. Ma di questo curatore non trovo mai il nome, nemmeno nell’indice, come se ci fosse ritegno a nominarlo.
The result is a monstrous omnibus appealing to none through its excess. Moreover, securing rights from myriad authors proves problematic unless handled wholesale by the editor - whose name remains conspicuously absent, even in the index.
Io direi di trattare per vedere se si può pubblicare a parte i primi cinque libri. Allora andiamo sul sicuro. Con un titolo come I disperati del Mar Rosso.
I propose publishing only the first five books under a title like The Desperados of the Red Sea. Guaranteed success.
Omero. Odissea
Homer. Odyssey
A me personalmente il libro piace. La storia è bella, appassionante, piena di avventure. C’è quel tanto di amore che basta, la fedeltà coniugale e le scappatelle adulterine (buona la figura di Calipso, una vera divoratrice d’uomini), c’è persino il momento “lolitistico” con la ragazzina Nausicaa, in cui l’autore dice e non dice, ma tutto sommato eccita. Ci sono colpi di scena, giganti monocoli, cannibali, e persino un po’ di droga, abbastanza per non incorrere nei rigori della legge, perché a quanto ne so il loto non è proibito dal Narcotics Bureau. Le scene finali sono della migliore tradizione western, la scazzottatura è robusta, la scena dell’arco è tenuta da maestro sul filo della suspense.
Personally, I find the book compelling. An enthralling adventure story blending marital fidelity and dalliances (Calypso shines as a true man-eater), even a "Lolita-esque" moment with Nausicaa where implication outweighs explicitness. Cyclopes, cannibals, mild narcotics (lotus being Bureau-approved), and a climactic western-style brawl. The bow contest sustains Hitchcockian suspense.
Che dire? Si legge di un fiato meglio del primo libro dello stesso autore, troppo statico col suo insistere sull’unità di luogo, noioso per eccesso di avvenimenti - perché alla terza battaglia e al decimo duello il lettore ha già capito il meccanismo. E poi abbiamo visto che la storia di Achille e Patroclo, con quel filo di omosessualità nemmeno troppo latente, ci ha dato grane col pretore di Lodi. In questo secondo libro invece no, tutto marcia che è una meraviglia, persino il tono è più calmo, pensato se non pensoso. E poi il montaggio, il gioco dei flash back, le storie ad incastro... Insomma, alta scuola, questo Omero è veramente molto bravo.
What to say? It reads in one breath better than the same author's first book, too static with its insistence on unity of place, boring due to excess of events — because by the third battle and tenth duel, the reader has already grasped the mechanics. Moreover, we saw how the Achilles-Patroclus storyline, with its barely latent homoerotic thread, caused us trouble with the magistrate of Lodi. In this second book, however, everything runs like clockwork, even the tone is calmer, pondered if not pensive. And then the editing, the flashback interplay, the nested narratives... In short, masterclass — this Homer is truly gifted.
Troppo bravo direi... Mi chiedo se sia tutta farina del suo sacco. Certo, certo, scrivendo si migliora (e chissà che il terzo libro non sia addirittura una cannonata), ma quello che mi insospettisce - e in ogni caso mi induce a dare parere negativo - è il caos che ne conseguirà sul piano dei diritti. Ne ho parlato con Eric Linder e ho capito che non ne usciremo facilmente.
Too gifted, I’d say... I wonder if it’s all his own flour. Granted, writing improves with practice (who knows if the third book might even be a blockbuster), but what unsettles me — and in any case leads me to a negative verdict — is the ensuing chaos over rights. I discussed it with Eric Linder and realized we won’t disentangle this easily.
Anzitutto, l’autore non si trova più. Chi lo aveva conosciuto dice che in ogni caso era una fatica discutere con lui sulle piccole modifiche da apportare al testo, perché è orbo come una talpa, non segue il manoscritto, e dava persino l’impressione di non conoscerlo bene. Citava a memoria, non era sicuro di avere scritto proprio così, dice che la copista aveva interpolato. Lo aveva scritto lui o era solo un prestanome?
First, the author is untraceable. Those who once knew him say negotiating minor text revisions was laborious, as he’s blind as a mole, doesn’t follow the manuscript, and even seemed unfamiliar with it. He quoted from memory, doubted he’d written certain passages, claimed the scribe interpolated. Did he write it himself, or was he merely a front?
Sin qui niente di male, l’editing è diventato un’arte e molti libri confezionati direttamente in redazione o scritti a più mani (vedi Fruttero e Lucentini) diventano ottimi affari editoriali. Ma per questo secondo libro le ambiguità sono troppe. Linder dice che i diritti non sono di Omero perché bisogna sentire anche certi aedi eolici che avrebbero una percentuale su alcune parti.
So far, no harm done — editing has become an art, and books assembled in-house or co-written (see Fruttero & Lucentini) turn into publishing gold. But for this second book, ambiguities abound. Linder says rights don’t belong to Homer because certain Aeolian bards demand royalties on sections.
Secondo un agente letterario di Chio, i diritti andrebbero a dei rapsodi locali, che praticamente avrebbero fatto un lavoro da “negri”, ma non si sa se abbiano registrato il loro lavoro presso la locale società autori. Un agente di Smirne invece dice che i diritti vanno tutti a Omero, tranne che è morto e quindi la città ha diritto a incamerare i proventi. Ma non è la sola città ad avanzare queste pretese. L’impossibilità di stabilire se e quando il nostro uomo sia morto, impedisce di avvalersi della legge del ’43 sulle opere pubblicate dopo cinquant’anni dalla morte dell’autore. Ora si fa vivo un tale Callino che pretende di detenere tutti i diritti ma vuole che con l’Odissea si comprino anche La Tebaide, Gli Epigoni e Le Ciprie: e a parte che non valgono gran che, molti dicono che non sono affatto di Omero. E poi, in che collana li mettiamo? Questa gente ormai tira al soldo e ci specula. Ho provato a chiedere una prefazione ad Aristarco di Samotracia, che ha autorità e ci sa anche fare, perché mettesse a posto le cose, ma è peggio che andar di notte: lui vuole addirittura stabilire, all’interno del libro, cosa sia autentico e cosa no, così facciamo l’edizione critica, e ti saluto la tiratura popolare. Allora è meglio lasciare tutto a Ricciardi, che ci mette vent’anni e poi fa una cosina da dodicimila lire e la manda omaggio ai direttori di banca.
According to a literary agent from Chios, rights should go to local rhapsodes who essentially ghostwrote parts, though it’s unclear if they registered their work with the authors’ society. An agent from Smyrna insists all rights belong to Homer — except he’s dead, so the city claims proceeds. But Smyrna isn’t the only claimant. The impossibility of determining if and when our man died blocks recourse to the ’43 law on posthumous works. Now a certain Callinus emerges, asserting full rights but demanding we bundle the Odyssey with Thebaid, Epigoni, and Cypria — mediocre works many deny are Homer’s. And which imprint would we slot them into? These people smell profit. I tried commissioning a preface from Aristarchus of Samothrace, an authority who could clarify matters, but it’s a fool’s errand: he wants to demarcate authentic passages within the text itself, turning it into a critical edition — farewell mass-market print run. Better leave it to Ricciardi, who’ll take twenty years to produce a 12,000-lira pamphlet for bank executives.
Insomma, se ci buttiamo nell’avventura entriamo in un ginepraio giuridico che non ne usciamo più, il libro va sotto sequestro ma non è uno di quei sequestri sessuali che poi fanno vendere sottobanco, è sequestro puro e semplice. Magari tra dieci anni te lo compra Mondadori per gli Oscar, ma per intanto i soldi li hai spesi e non sono tornati a casa subito.
In short, embarking on this venture plunges us into a legal quagmire. The book gets impounded — not the salacious seizures that boost under-the-counter sales, but pure confiscation. Maybe Mondadori buys it for their Oscar series in a decade, but until then, the investment’s sunk.
Mi spiace molto, perché il libro merita. Ma non possiamo metterci a fare anche i poliziotti. Io quindi lascerei perdere.
A great pity, as the book deserves. But we’re not police. I’d drop it.
Alighieri Dante. Divina Commedia
Dante Alighieri. Divine Comedy
Il lavoro dell’Alighieri, pur essendo di un tipico autore della domenica, che nella vita corporativa è associato all’ordine dei farmacisti, dimostra indubbiamente un certo talento tecnico e un notevole “fiato” narrativo. Il lavoro - in volgare fiorentino - si compone di circa cento cantiche in terza rima e in non pochi passi si fa leggere con interesse. Particolarmente gustose mi paiono le descrizioni di astronomia e certi concisi e pregnanti giudizi teologici. Più leggibile e popolare la terza parte del libro, che tocca argomenti più vicini al gusto dei più, e concerne interessi quotidiani di un possibile lettore, quali la Salvezza, la Visione Beatifica, le preghiere alla Vergine. Oscura e velleitaria la prima parte, con inserzioni di basso erotismo, truculenze e veri e propri brani scurrili. Questa è una delle non poche controindicazioni, perché mi domando come il lettore potrà superare questa prima “cantica” che, quanto a invenzione, non dice più di quanto non abbia già detto una serie di manuali sull’oltretomba, di trattatelli morali sul peccato, o la Leggenda aurea di fra Jacopo da Varagine.
Alighieri’s work, though by a typical Sunday writer (a pharmacist in the guild system), shows undeniable technical flair and narrative stamina. The text — in Florentine vernacular — comprises around 100 cantos in terza rima, with many passages engagingly readable. Particularly savory are the astronomical descriptions and concise theological judgments. The third section proves most accessible, addressing Salvation and Beatific Vision — themes nearer to lay interests. The first part, however, obscures itself with avant-garde pretensions: lowbrow eroticism, gore, and outright ribaldry. How will readers endure this initial “cantica,” which inventively adds little beyond existing netherworld manuals, moral tracts on sin, or Jacopo da Varagine’s Golden Legend?
Ma la controindicazione maggiore è la scelta, dettata da confuse velleità avanguardistiche, del dialetto toscano. Che il latino corrente vada innovato è ormai richiesta generale e non solo dei gruppuscoli di avanguardia letteraria, ma c’è un limite, se non nelle leggi del linguaggio, almeno nelle capacità di accettazione del pubblico. Abbiamo visto cosa è successo con l’operazione dei cosiddetti “poeti siciliani”, che il loro editore doveva distribuire girando in bicicletta per le varie librerie, e che sono finiti poi ai remainders.
The graver flaw is the avant-gardist’s whim to use Tuscan dialect. While modernizing Latin is a mainstream demand beyond fringe literati, there’s a limit to public tolerance. Recall the “Sicilian Poets” fiasco — their publisher ended peddling remainders by bicycle.
D’altra parte se si comincia a pubblicare un poema in toscano, poi bisognerà pubblicarne uno in ferrarese e l’altro in friulano, e così via, se si vuole controllare tutto il mercato. Sono imprese da plaquette di avanguardia, ma non ci si può buttare per un libro monstre come questo. Personalmente non ho nulla contro la rima, ma la metrica quantitativa è ancora la più popolare presso i lettori di poesia, e mi chiedo come un lettore normale possa sorbir si questa sequela di terzine traendone diletto, specie se sia nato, poniamo, a Milano o a Venezia. Quindi, è ancora più oculato pensare a una buona collana popolare che riproponga a prezzi modici la Mosella di Decimo Magno Ausonio e il Canto delle scolte modenesi. Lasciamo alle rivistuole d’avanguardia le edizioni numerate della Carta Capuana: «sao ko kelle terre...». Bella roba, l’impasto linguistico dei supermodernisti.
Moreover, publishing a Tuscan poem invites Ferrarese and Friulian imitations to corner the market. Such experiments belong to avant-garde pamphlets, not monoliths like this. I’ve nothing against rhyme, but quantitative meter remains poetry’s popular mainstay. How will Milanese or Venetian readers relish terza rima? More prudent to reissue Decimus Magnus Ausonius’s Mosella and the Modenese Sentinels’ Chant in budget series. Let avant-garde journals handle limited editions of the Capuan Charter: «sao ko kelle terre...». Fine stuff, these supermodernist linguistic pastiches.
Tasso Torquato. La Gerusalemme liberata
Torquato Tasso. The Liberation of Jerusalem
Come poema cavalleresco “alla moderna” non c’è male. È scritto con garbo e le vicende sono abbastanza inedite; era ora di smetterla con i rifacimenti del ciclo bretone o carolingio. Ma parliamoci chiaro: la storia riguarda i crociati e la presa di Gerusalemme, l’argomento è quindi di carattere religioso. Non possiamo pretendere di vendere il libro ai giovani extraparlamentari, e semmai si tratterà di farne fare buone recensioni su “La Famiglia cristiana” o su “Gente”. A questo punto mi chiedo come verranno accolte certe scene erotiche un po’ troppo lascive. Il mio parere è pertanto “sì” purché l’autore riveda il testo e ne faccia un poema leggibile anche alle monache. Gli ho già parlato in merito e non mi pare del tutto contrario all’idea di una opportuna riscrittura.
As a modern-style chivalric poem, it's not half bad. Written with finesse and fairly original plotlines—finally we’re done with rehashes of the Breton or Carolingian cycles. Let’s be frank: the story revolves around Crusaders and the Siege of Jerusalem, making it a religious subject. We can’t expect to sell this to radical youth factions, and at best it might garner reviews in La Famiglia Cristiana or Gente. But I wonder how certain overly lascivious erotic scenes will be received. My verdict is “yes” provided the author revises the text into something readable even by nuns. I’ve already broached the idea with him, and he doesn’t seem entirely opposed to judicious rewriting.
Diderot Denis. I gioielli indiscreti e La monaca
Diderot Denis. The Indiscreet Jewels and The Nun
Confesso che non ho neppure aperto i due manoscritti, ma credo che un critico debba anche sapere a colpo sicuro cosa leggere e cosa non leggere. Questo Diderot lo conosco, è uno che fa enciclopedie (una volta ha corretto bozze anche da noi) e adesso ha per le mani una barba di opera in non so quanti volumi che probabilmente non uscirà mai. Va in giro a cercare disegnatori che siano capaci di copiare l’interno di un orologio o i peluzzi di una tappezzeria Gobelin e farà andare in malora il suo editore. È un posapiano dell’ostrega e non credo proprio che sia l’uomo adatto a scrivere qualcosa di divertente in narrativa, specie per una collana come la nostra dove abbiamo sempre scelto delle cosine delicate, un po’ pruriginose, come il Restif de la Bretonne.
I confess I haven’t even opened the two manuscripts, but a critic must know at a glance what to read and what to skip. This Diderot fellow—I know him, an encyclopedia peddler (once did proofreading for us) now tangled in some multi-volume behemoth that’ll likely never see print. He scrounges for illustrators who can sketch clock innards or the fuzz on Gobelin tapestries, sure to bankrupt his publisher. A pedantic oyster-bed layer1, wholly unfit for writing anything amusing in fiction, especially for our collection which favors delicate, mildly titillating fare like Restif de la Bretonne.
Come si dice al mio paese, “ofelé fa el to meste”.
As they say in my parts: “ofelé fa el to meste”2.
Sade D. A. François. Justine
Sade D. A. François. Justine
Il manoscritto era in mezzo a tante altre cose che avevo da vedere in settimana e, per essere sincero, non l’ho letto tutto. Ho aperto a caso tre volte, in tre punti diversi, e voi sapete che per un occhio allenato questo basta già.
The manuscript lay buried under last week’s slush pile, and truthfully, I didn’t read it all. I randomly flipped open three sections—enough for a seasoned eye.
Bene, la prima volta trovo una valanga di pagine di filosofia della natura, con disquisizioni sulla crudeltà della lotta per la vita, la riproduzione delle piante e l’avvicendarsi delle specie animali. La seconda volta almeno quindici pagine sul concetto di piacere, sui sensi e l’immaginazione e cose del genere. La terza volta altre venti pagine sui rapporti di sottomissione tra uomo e donna nei vari paesi del mondo... Mi sembra che basti. Non stavamo cercando un’opera di filosofia, il pubblico oggi vuole sesso, sesso e poi ancora sesso. E possibilmente in tutte le salse. La linea da seguire è quella intrapresa con Gli amori del cavaliere di Faublas. I libri di filosofia per piacere lasciamoli a Laterza.
First: a deluge of natural philosophy pages dissecting life’s cruel struggles, plant reproduction, and animal species succession. Second: fifteen pages on pleasure theory, senses, and imagination. Third: twenty more on global male-female power dynamics... Need I continue? We’re not seeking philosophy; today’s public wants sex, sex, and more sex—preferably in every flavor. Stick to the precedent set by Faublas' Amorous Exploits. Leave philosophy books to Laterza.
Cervantes Miguel. Don Chisciotte
Cervantes Miguel. Don Quixote
Il libro, non sempre leggibile, è la storia di un gentiluomo spagnolo e del suo servo che vanno per il mondo inseguendo fantasie cavalleresche. Questo Don Chisciotte è un po’ matto (la figura è a tutto tondo, il Cervantes sa certo raccontare) mentre il suo servo è un sempliciotto dotato di un certo rozzo buon senso, col quale il lettore non tarderà a identificarsi, e che cerca di smitizzare le credenze fantastiche del suo padrone. Sin qui la storia, che si snoda con qualche buon colpo di scena e non poche vicende succose e divertenti. Ma l’osservazione che vorrei fare trascende il giudizio personale sull’opera.
The unevenly readable book chronicles a Spanish nobleman and his squire chasing chivalric delusions. This Quixote is delightfully unhinged (Cervantes sure can spin a yarn), while Sancho Panza—a simpleton with earthy wit—becomes the reader’s proxy, debunking his master’s fantasies. The plot unfurls with juicy twists and humor. But my critique transcends personal taste.
Nella nostra fortunata collana economica “I fatti della vita” noi abbiamo pubblicato con notevole successo l’Amadigi di Gaula, La leggenda del Graal, Il romanzo di Tristano, Il lai dell’uccelletto, Il romanzo di Troia e l’Erec e Enide. Adesso abbiamo proprio in opzione quei Reali di Francia di quel giovanotto di Barberino che secondo me sarà il libro dell’anno e niente niente si prende il Campiello, perché piace alle giurie popolari. Ora se noi prendiamo il Cervantes, mettiamo in giro un libro che, per bello che sia, ci sputtana tutta l’editoria fatta sinora e fa passare quegli altri romanzi per fanfaluche da manicomio. Capisco la libertà di espressione, il clima di contestazione e quelle cose lì, ma non possiamo neppure tagliarci i cosiddetti. Tanto più che questo libro mi sa che è la tipica opera unica, l’autore è appena uscito di galera, è tutto malandato, non so più se gli han tagliato un braccio o una gamba, ma non ha proprio l’aria di voler scrivere altro. Non vorrei proprio che, per la corsa alla novità a tutti i costi, ci compromettiamo una linea editoriale che sinora è stata popolare, morale (diciamolo pure) e redditizia. Declinare.
In our bestselling Life's Realities series, we’ve published Amadís of Gaul, The Grail Legend, Tristan's Romance, The Lay of the Little Bird, The Trojan Romance, and Erec and Enide. Now we’ve optioned Barberino’s Royals of France—this year’s dark horse for the Campiello Prize, given its populist appeal. But if we take Cervantes, this masterpiece—however brilliant—trashes our entire backlist, exposing prior titles as asylum-worthy drivel. Free expression be damned; we can’t gut our own catalog. Especially since this smells like a one-hit wonder: the author just left prison, looks half-maimed (arm? leg?), and shows zero signs of writing sequels. Let’s not torpedo a profitable, moral3, crowd-pleasing lineup for novelty’s sake. Pass.
Manzoni Alessandro, I Promessi sposi
Manzoni Alessandro, The Betrothed
Di questi tempi il romanzo fiume va per la maggiore, se diamo ascolto alle tirature. Ma c’è romanzo e romanzo. Se prendevamo Il Castello di Trezzo del Bazzoni o la Margherita Pusterla del Cantù a quest’ora sapevamo cosa mettere nei tascabili. Sono libri che si leggono e si leggeranno anche tra duecento anni, perché toccano da vicino il cuore del lettore, sono scritti in un linguaggio piano e avvincente, non mascherano le loro origini regionali, e parlano di argomenti contemporanei, o che i contemporanei sentono come tali, quali le lotte comunali o le discordie feudali. Invece il Manzoni anzitutto ambienta il suo romanzo nel Seicento, secolo che notoriamente non vende. In secondo luogo tenta una operazione linguistica discutibilissima, elaborando una sorta di milanesefiorentino che non è né carne né pesce e che non consiglierei certo ai giovani come modello di composizioni scolastiche. Ma queste sono ancora pecche minori. Il fatto è che il nostro autore imbastisce una storia apparentemente popolare, a livello stilisticamente e narrativamente “basso”, di due fidanzati poveri che non riescono a sposarsi per le mene di non so qual signorotto locale; alla fine si sposano e tutti sono contenti. Un po’ poco per le seicento pagine che il lettore dovrebbe ingollarsi. In più, con l’aria di fare un discorso moralistico e untuoso sulla Provvidenza, il Manzoni ci somministra a ogni piè sospinto manate di pessimismo (giansenistico, siamo onesti) e in fin dei conti propone melanconiche riflessioni sulla debolezza umana e sui vizi nazionali a un pubblico che è invece avido di storie eroiche, di ardori mazziniani, magari di entusiasmi cavurriani, ma non certo di sofismi sul “popolo di schiavi” che lascerei piuttosto al signor Lamartine.
Epic novels thrive nowadays, judging by print runs. But not all sagas are equal. Had we taken Bazzoni’s Castello di Trezzo or Cantù’s Margherita Pusterla, we’d have perfect paperback fodder—timeless, heart-tugging, lucidly written, unashamedly regional, tackling communal strife or feudal quarrels readers feel. Instead, Manzoni sets his tale in the unsellable 17th century and engineers a dubious Milanese-Florentine hybrid language, unfit for school essays. Minor flaws, though. The real issue: beneath a folksy veneer of thwarted nuptials and moustache-twirling villains lies 600 pages of Jansenist-tinged4 gloom, lecturing on human frailty and national vices. The public craves Mazzinian fervor, Cavour-inspired zeal—not Lamartine’s maudlin broodings on “nations of slaves.”
Il vezzo intellettuale del problematizzare a ogni piè sospinto non fa certo vendere i libri, ed è piuttosto una fumisteria di marca oltremontana che non una virtù latina. Si veda nella “Antologia” di qualche anno fa come il Romagnosi liquidava in due paginette esemplari le castronerie di quell’Hegel che oggi in Germania va per la maggiore. Il nostro pubblico vuole ben altro. Certo non vuole una narrazione che si interrompa a ogni istante per permettere all’autore di far della filosofia spicciola, o peggio per fare del velleitario collage materico, montando due gride secentesche tra un dialogo mezzo in latino e delle tirate pseudopopolaresche che ricordano più il Bertoldo buonanima che gli eroi positivi di cui il pubblico ha fame.
The intellectual vice of problematizing at every turn certainly doesn’t sell books, being more a transalpine smoke-and-mirrors act than a Latin virtue. Observe how in the "Anthology" from some years back, Romagnosi dismissed Hegel’s drivel—now all the rage in Germany—in two exemplary pages. Our readers want something else entirely. They certainly don’t want a narrative that halts at every moment to let the author dabble in dime-store philosophizing, or worse, assemble pretentious material collages by splicing seventeenth-century edicts between dialogues half in Latin and pseudo-popular tirades more reminiscent of the late Bertoldo than the heroic figures the public craves.
Fresco di lettura di quel libretto agile e saporito che è il Niccolò de’ Lapi, ho letto questo Promessi sposi con non poca fatica. Basti aprire la prima pagina e vedere quanto l’autore ci mette a entrare nel vivo delle cose, con una descrizione paesaggistica dalla sintassi irta e labirintica, tale che non si riesce a capire di che parli mentre sarebbe stato tanto più spiccio dire, che so, «una mattina, dalle parti di Lecco...». Ma tant’è, non tutti hanno il dono di raccontare, e meno ancora hanno quello di scrivere in buon italiano.
Fresh from reading that nimble and savory booklet Niccolò de’ Lapi, I tackled The Betrothed with considerable effort. Take the first page alone: the author’s bristling, labyrinthine syntax in his landscape description delays the plunge into the action, whereas it would have been far simpler to state, say, “One morning, near Lecco...” But alas, not all possess the gift of storytelling, let alone writing in proper Italian.
D’altra parte, non è che il libro sia privo di qualità. Ma si sappia che si farà fatica a esaurire la prima edizione.
That said, the book isn’t without merit. But know that shifting the first edition will prove arduous.
Proust Marcel. Alla ricerca del tempo perduto
Proust Marcel. In Search of Lost Time
È senz’altro un opera impegnativa, forse troppo lunga ma facendone una serie di pocket si può vendere.
Undoubtedly a demanding work, perhaps overlong, but serializing it into pocket editions could make it marketable.
Tuttavia così non va. Ci vuole un robusto lavoro di editing: per esempio c’è da rivedere tutta la punteggiatura. I periodi sono troppo faticosi, ve ne sono alcuni che prendono un’intera pagina. Con un buon lavoro redazionale che li riduca al respiro di due tre righe ciascuno, spezzando di più, andando a capo più sovente, il lavoro migliorerebbe sicuramente.
Yet as it stands, revisions are imperative. A robust edit is needed: for instance, overhauling all punctuation. The sentences are laborious, some spanning entire pages. With skilled editorial work to truncate them into breaths of two or three lines—breaking more frequently, inserting paragraph breaks—the text would undoubtedly improve.
Se l’autore non ci stesse, allora meglio lasciar perdere. Così il libro è - come dire - troppo asmatico.
Should the author refuse, better to abandon the project. As is, the book is—how to put it—too asthmatic.
Kant Immanuel. Critica della ragion pratica
Kant Immanuel. Critique of Practical Reason
Ho fatto leggere il libro a Vittorio Saltini che mi ha detto che questo Kant non vale gran che. In ogni caso gli ho dato una scorsa, e nella nostra collanina di filosofia un libro non troppo grosso sulla morale potrebbe anche andare perché poi magari lo adottano in qualche università. Ma sta di fatto che l’editore tedesco ha detto che se lo prendiamo dobbiamo impegnarci a pubblicare non solo l’opera precedente, che è una cosa piuttosto immensa in almeno due volumi, ma anche quella che il Kant sta scrivendo, che non so bene se è sull’arte o sul giudizio. Tutte e tre le opere poi si chiamano quasi nello stesso modo, così o le si vende in cofanetto (ed è un prezzo insostenibile per il lettore) oppure in libreria le confondono l’una con l’altra e dicono «questa l’ho già letta». Ci succede poi come la Summa di quel domenicano che abbiamo cominciato a tradurla e poi abbiamo dovuto cedere i diritti a Marietti perché costava troppo.
I had Vittorio Saltini review the book; he insists this Kant fellow isn’t worth much. Regardless, I skimmed it. Our philosophy imprint could perhaps accommodate a slim volume on ethics, as universities might adopt it. But the German publisher demands we commit not only to his prior work—an immense two-volume tome—but also to his forthcoming treatise on art or judgment (I’m unclear which). All three share nearly identical titles, forcing us to sell them either as an unaffordable box set or risk bookstore confusion (“I’ve already read this one!”). We’ll end up like that Dominican’s Summa we began translating before offloading the rights to Marietti over costs.
E c’è di più. L’agente letterario tedesco mi ha detto che bisognerebbe anche impegnarsi a pubblicare le opere minori di questo Kant, che sono una caterva di roba e c’è dentro persino qualcosa di astronomia. L’altro ieri ho tentato di telefonargli a Königsberg, per sentire se ci si poteva accordare su di un libro solo, e la donna a ore mi ha risposto che il signore non c’era e di non telefonare mai tra le cinque e le sei perché a quell’ora fa la passeggiata, né tra le tre e le quattro perché fa il sonnellino, e così via. Proprio non mi metterei nei guai con gente di quella fatta, che poi ci ritroviamo le cataste di libri in magazzino.
Moreover, the German agent insists we publish Kant’s minor works—a mountain of material including astronomy tracts. When I phoned Königsberg yesterday to negotiate a single-volume deal, the housekeeper informed me Herr Kant was unavailable, adding: “Never call between five and six—he takes his walk—or three to four—his nap.” Best avoid entanglements with such finicky sorts, lest we drown in warehouse stock.
Kafka Franz. Il processo
Kafka Franz. The Trial
Il libretto non è male, è giallo con certi momenti alla Hitchcock; per esempio l’omicidio finale, che avrà un suo pubblico.
The novella isn’t bad—a thriller with Hitchcockian moments, like the final murder, which may find its audience.
Però sembra che l’autore lo abbia scritto sotto censura. Cosa sono queste allusioni imprecise, questa mancanza di nomi di persone e di luoghi? E perché il protagonista va sotto processo? Chiarendo meglio questi punti, ambientando in modo più concreto, dando fatti, fatti, fatti, allora l’azione ne risulta più limpida e la suspense più sicura.
Yet the author seems to have written under censorship. What are these vague allusions, this absence of names and places? Why is the protagonist put on trial? Clarify these points, ground the setting concretely, add facts—facts, facts!—and the plot gains clarity, the suspense sharpens.
Questi scrittori giovani credono di far “poesia” perché dicono “un uomo” invece di dire “il signor Tale nel posto Tale all’ora Tale”... Quindi, se si può metterci le mani, bene, altrimenti lascerei perdere.
Young writers think they craft “poetry” by saying “a man” instead of “Mr. So-and-So at Such-and-Such place and time...” Thus, if revisions are feasible, proceed. Otherwise, decline.
Joyce James. Finnegans Wake
Joyce James. Finnegans Wake
Per piacere, dite alla redazione di stare più attenta quando manda i libri in lettura. Io sono il lettore di inglese e mi avete mandato un libro scritto in qualche diavolo di altra lingua.
Kindly remind the editors to check submissions more carefully. As the English-language reader, you’ve sent me a book written in some devilish other tongue.
Restituisco il volume in pacco a parte.
Returning the volume separately.
1972
1972
Recensione nella quarta di copertina
Back Cover Blurb
I «Diari minimi» - molti dei quali, come Nonita, Fenomenologia di Mike Bongiorno, Elogio di Franti o Frammenti sono ormai diventati proverbiali, adattati per i cabarets o inseriti in antologie scolastiche - erano apparsi negli anni sessanta su «Il Verri» e altre riviste. Inizialmente erano brevi pezzi di costume, poi si sono caratterizzati come parodie letterarie, esercizi di esplorazione del mondo “alla rovescia”: Manzoni letto come se fosse Joyce, Nabokov che scrive il romanzo di un giovane che ama solo le settuagenarie, il Paradiso come i corridoi di Montecitorio, un nouveau roman scritto da un gatto, Milano esplorata da un antropologo melanesiano, la Grecia di Pericle analizzata come società di massa da un critico “apocalittico”, e così via. Per questa nuova edizione l’autore ha eliminato i brani di costume, troppo legati all’epoca in cui furono scritti, e ha arricchito il settore della parodia e dei pastiches con pezzi usciti negli ultimi anni: le nuove banconote da centomila lire recensite come se fossero un libro, i capolavori dell’erotismo come libri per signorine, i grandi testi letterari giudicati da un lettore di manoscritti di una casa editrice contemporanea, ecc. L’autore, che conduce attività di ricerca nel campo della filosofia e delle scienze umane, ha sempre cercato di presentare questi divertimenti come giochi della mano sinistra, fatti senza impegno. Ma a poco a poco si è deciso a considerarli come esercizi impegnati, dato che anche la parodia costituisce forma di conoscenza. La chiave di questa “poetica del pastiche” la si può trovare nell’Elogio di Franti, dove si parla del Riso come di una estrema prova del nove di fronte alla quale quello che merita di resistere resiste, e ciò che era caduco cade. E quindi parodiare persino i discorsi in cui si crede è un modo per pulire le candele e il carburatore della macchina culturale, talora è una testimonianza d’affetto e di fiducia nei discorsi che tengono e che terranno malgrado tutto. Talora è l’anticipazione profetica di discorsi che dieci anni dopo altri faranno, non per ridere senza ironia, ma sul serio, e senza accorgersene. E quindi la parodia culturale è giustiziera, veleno e medicina a un tempo, forse è un serio e responsabile dovere intellettuale.
The "Minimal Diaries" — many of which, like Nonita, Phenomenology of Mike Bongiorno, In Praise of Franti or Fragments, have now become proverbial, adapted for cabarets or included in school anthologies — first appeared in the 1960s in "Il Verri" and other journals. Initially short social commentaries, they gradually evolved into literary parodies, exercises in exploring the world "inside out": Manzoni read as if he were Joyce, Nabokov writing a novel about a youth enamored exclusively with septuagenarians, Paradise reimagined as Montecitorio's bureaucratic corridors, a nouveau roman penned by a cat, Milan surveyed through the eyes of a Melanesian anthropologist, Periclean Greece analyzed as a mass society by an "apocalyptic" critic, and so forth. For this new edition, the author has excised the period-bound social sketches and enriched the parody and pastiche section with recent pieces: reviews of 100,000-lira banknotes treated as literary works, erotic masterpieces reframed as maidenly conduct manuals, canonical texts judged through the lens of a contemporary publishing house's manuscript reader, etc. The author, who conducts research in philosophy and human sciences, has long presented these diversions as left-handed games, crafted without gravitas. Yet gradually, he has come to regard them as rigorous exercises, for parody too constitutes a mode of knowledge. The key to this "poetics of pastiche" lies in In Praise of Franti, where Laughter is framed as an ultimate trial by fire: what deserves to endure shall endure, while the ephemeral crumbles. Thus, parodying even one's own convictions becomes a means to cleanse the spark plugs and carburetor of the cultural machine — at times an act of affection and faith in discourses that persist despite all. Occasionally, it prophetically anticipates arguments others will solemnly advance a decade hence, unwittingly and without irony. Cultural parody thus serves as executioner, poison, and antidote in one — perhaps even a solemn intellectual duty.
Sommario
Contents
Nonita
Nonita
Frammenti
Fragments
Lo striptease e la cavallinità
The Striptease and Equinity
Fenomenologia di Mike Bongiorno
Phenomenology of Mike Bongiorno
Esquisse d’un nouveau chat
Esquisse d’un nouveau chat
L’altro Empireo
The Other Empyrean
La Cosa
The Thing
My exagmination round his factification for incamination to reduplication with ridecolation of a portrait of the artist as Manzoni
My exagmination round his factification for incamination to reduplication with ridecolation of a portrait of the artist as Manzoni
Industria e repressione sessuale in una società padana
Industry and Sexual Repression in a Padanian Society
Elogio di Franti
In Praise of Franti
Dove andremo a finire?
Where Will It All End?
Lettera a mio figlio
Letter to My Son
Tre recensioni anomale
Three Anomalous Reviews
La scoperta dell’America
The Discovery of America
Do your movie yourself
Do Your Movie Yourself
Dolenti declinare (rapporti di lettura all’editore)
Mournful Declinations (Reader Reports to the Publisher)
Recensione nella quarta di copertina
Back Cover Blurb