Vita Nova
Vita Nova
Vita Nuova
Dante Alighieri
Dante Alighieri
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Il libro
The Book
Tra le opere dantesche cosiddette minori, la Vita Nova si caratterizza per un’apparente linearità e limpidezza che si è soliti far coincidere con la narrazione dell’amore tutto ideale di Dante per Beatrice nella forma mista di prosa e di versi, di realtà e di finzione. Tuttavia, dietro tale superficie rassicurante si nasconde uno dei testi più conflittuali e problematici della pur avanguardistica produzione letteraria dantesca: le immagini nitide e levigate delle donne gentili contengono in realtà il consuntivo di un ormai concluso apprendistato poetico assai vario, l’affrancamento dai capiscuola della generazione precedente, italiani e provenzali, e la promozione di Dante a poeta che rinnova in modo del tutto originale la visione dell’amore, il tema per eccellenza delle nuove letterature volgari europee. La presente edizione a cura di Luca Carlo Rossi, autore del commento e della postfazione, riproduce la nuova edizione critica di Guglielmo Gorni che restaura l’originaria paragrafatura dell’opera, fondata sul nove, il numero amico di Beatrice, e ripristina la patina arcaizzante della grafia antica. Alla elegante scrittura di Gorni si deve anche lo scritto originale su Beatrice, primadonna assoluta delle nostre lettere, posto come introduzione alla lettura di questo capolavoro assoluto della tradizione poetica italiana.
Among Dante’s so-called minor works, the Vita Nuova stands out for its apparent linearity and clarity, often conflated with the narrative of Dante’s wholly idealized love for Beatrice through its hybrid form of prose and verse, reality and fiction. Yet behind this reassuring surface lies one of the most conflict-ridden and problematic texts within Dante’s otherwise avant-garde literary production: the polished, refined images of noble ladies (donne gentili) in fact encapsulate the summation of a now-concluded poetic apprenticeship marked by great variety, his emancipation from the leading figures of the preceding generation (both Italian and Provençal), and Dante’s emergence as a poet who renews, in wholly original ways, the vision of love — the quintessential theme of Europe’s emerging vernacular literatures. This edition, curated by Luca Carlo Rossi (who provides both the commentary and afterword), reproduces Guglielmo Gorni’s new critical edition, which restores the original paragraph structure of the work — grounded in the number nine, Beatrice’s auspicious numeral (numero amico) — and reinstates the archaic patina of early orthography. Gorni’s elegant prose also furnishes the original essay on Beatrice, the absolute prima donna of our literary tradition, serving as an introduction to this masterpiece of the Italian poetic canon.
Dante Alighieri
Dante Alighieri
Vita Nova
Vita Nuova
a cura di Luca Carlo Rossi
Edited by Luca Carlo Rossi
Introduzione di Guglielmo Gorni
Introduction by Guglielmo Gorni
La Beatrice di Dante, dal tempo all’eterno
Dante’s Beatrice: From Time to Eternity
di Guglielmo Gorni
by Guglielmo Gorni
L’edizione della Vita Nuova curata da Alessandro D’Ancona (1872, 18842) con la collaborazione del Carducci e del giovane allievo Pio Rajna è preceduta da uno studio che s’intitola La Beatrice di Dante. È in omaggio a quell’antica prova che se ne riprende qui l’epigrafe. Nella carriera di «trasmutabile per tutte guise» (Pd. 5, 99) che Dante rivendica a sé, Beatrice è la persistenza più fedele, anche se intermittente. Seguiamo questa linea retta, che supera le convenzioni cortesi e va oltre l’umano, dal nove – suo numero in terra – al tre: fino alla visione, senza schermo, della Trinità.
The edition of the Vita Nuova curated by Alessandro D’Ancona (1872, 1884²) with contributions from Carducci and his young disciple Pio Rajna opens with a study titled La Beatrice di Dante. In homage to that earlier endeavor, its epigraph is reprised here. In the career of one who claims to be “transmutable through all modes” (Paradiso 5.99), Beatrice remains the most faithful persistence, albeit intermittent. We follow this straight line — surpassing courtly conventions and transcending the human — from nine (her earthly number) to three, culminating in the unveiled vision of the Trinity.
Beatrice s’ascrive ormai pacificamente al catalogo delle «belles dames de jadis», sedate le polemiche sulla sua persona storica. Oggi si presta unanime, anche se non troppo fervida fede al Trattatello in laude di Dante del Boccaccio, che la identifica con Bice, figlia di Folco Portinari (m. nel dicembre 1289) e sposa a un messer Simone de’ Bardi, di malcerta identificazione tra più omonimi contemporanei. Il Trattatello (1ª redazione, capp. 30-42) attua un’originale riscrittura del primo paragrafo della Vita Nova, che contiene tutte o quasi le premesse della storia. Il Boccaccio vi aggiunge (di sua fantasia, si sospetta) vari accidenti e dati accessori, nello stile di certe novelle del Decameron. Tutto sarebbe cominciato con una festa in casa Portinari, nella quale Dante fanciullo avrebbe incontrato Beatrice. Del tutto additizio è il tono galante del brano, e inedita la notizia che si fosse a Calendimaggio; anche il nome del casato dei Portinari è fatto qui per la prima volta:
Beatrice now peacefully inhabits the catalogue of “belles dames de jadis,” with debates about her historical identity largely settled. Today, we universally (if not overly fervently) credit Boccaccio’s Trattatello in Praise of Dante (Trattatello in laude di Dante), which identifies her as Bice, daughter of Folco Portinari (d. December 1289) and wife to a certain messer Simone de’ Bardi (among multiple contemporary namesakes). The Trattatello (first redaction, chaps. 30-42) offers an inventive reworking of the Vita Nuova’s opening paragraph, containing nearly all the premises of the story. Boccaccio embellishes it (suspectedly through invention) with various incidental details, reminiscent of certain Decameron tales. The narrative begins with a feast at the Portinari home, where the young Dante first encounters Beatrice. Entirely extraneous are the gallant tone of the passage and the unprecedented mention of Calendimaggio (May Day festivities); even the Portinari family name appears here for the first time:
[30] Nel tempo nel quale la dolcezza del cielo riveste de’ suoi ornamenti la terra, e tutta per la varietà de’ fiori mescolati fra le verdi frondi la fa ridente, era usanza della nostra città, e degli uomini e delle donne, nelle loro contrade ciascuno in distinte compagnie festeggiare; per la qual cosa, infra gli altri per avventura, Folco Portinari, uomo assai orrevole in que’ tempi tra’ cittadini, il primo dì di maggio aveva i circustanti vicini raccolti nella propia casa a festeggiare, infra li quali era il già nominato Alighieri. [31] Al quale, sì come i fanciulli piccoli, e spezialmente a’ luoghi festevoli, sogliono li padri seguire, Dante, il cui nono anno non era ancora finito, seguito avea; e quivi mescolato tra gli altri della sua età, de’ quali così maschi come femine erano molti nella casa del festeggiante, servite le prime mense, di ciò che la sua piccola età poteva operare, puerilmente si diede con gli altri a trastullare. [32] Era intra la turba de’ giovinetti una figliuola del sopradetto Folco, il cui nome era Bice, come che egli sempre dal suo primitivo, cioè Beatrice, la nominasse, la cui età era forse d’otto anni, leggiadretta assai secondo la sua fanciullezza, e ne’ suoi atti gentilesca e piacevole molto, con costumi e con parole assai più gravi e modeste che il suo picciolo tempo non richiedea; e, oltre a questo, aveva le fattezze del viso dilicate molto e ottimamente disposte, e piene, oltre alla bellezza, di tanta onesta vaghezza, che quasi una angioletta era riputata da molti. [33] Costei adunque, tale quale io la disegno, o forse assai più bella, apparve in questa festa, non credo primamente, ma prima possente ad innamorare, agli occhi del nostro Dante: il quale, ancora che fanciul fosse, con tanta affezione la bella imagine di lei ricevette nel cuore, che da quel giorno innanzi, mai, mentre visse, non se ne dipartì. [34] Quale, ora, questa si fosse niuno il sa; ma, o conformità di complessioni o di costumi o speziale influenzia del cielo che in ciò operasse, o, sì come noi per esperienza veggiamo nelle feste, per la dolcezza de’ suoni, per la generale allegrezza, per la dilicatezza de’ cibi e de’ vini, gli animi eziandio degli uomini maturi, non che de’ giovinetti, ampliarsi e divenire atti a potere essere leggieremente presi da qualunque cosa che piace; è certo questo esserne divenuto, cioè Dante nella sua pargoletta età fatto d’amore ferventissimo servidore.
[30] In that season when heaven’s sweetness clothes the earth in its adornments, rendering it smiling through the variegated flowers mingled among green leaves, it was customary in our city for men and women to celebrate in their respective neighborhoods with distinct companies. Thus, among others, Folco Portinari — a man of considerable repute among citizens of that era — had gathered his neighbors on the first day of May for festivities at his home, among whom was the aforementioned Alighieri. [31] Dante, not yet nine years old, had followed his father there, as young children — especially to festive gatherings — are wont to do. Amidst others his age (both boys and girls, numerous in the host’s house), after the first tables were cleared, he engaged in childish play as his tender years permitted. [32] Among the throng of youths was a daughter of the aforementioned Folco, named Bice (though Dante always called her by her primal name, Beatrice). She was perhaps eight years old, charming in her childishness, with manners both noble and pleasing, her words and bearing graver and more composed than her tender age required. Moreover, her delicate features were exquisitely formed and imbued, beyond mere beauty, with such honest allure that many deemed her almost an angel. [33] This maiden, as I have sketched her — or perhaps far fairer — appeared at this feast (not, I think, for the first time, but the first to kindle love) before the eyes of our Dante. Though still a child, he received her beautiful image into his heart with such ardor that from that day forward, throughout his life, it never departed. [34] What caused this? None can say — whether a harmony of complexions or customs, a special celestial influence at work, or (as we observe in festivities) the sweetness of music, general merriment, and delicate foods and wines expanding even mature minds (let alone youths), rendering them susceptible to enchantment. But this much is certain: in his tender youth, Dante became love’s most fervent servant.
Una Beatrice da novella, che può sedurre il severo giovinetto in grazia del clima un po’ eccitato della festa, tra canti, risa e libagioni. Il Boccaccio depreca tanta licenza, rammaricandosi che questo amore precoce, anche se onesto, abbia traviato Dante dagli studi e da occupazioni più serie.
A Beatrice fit for a novella, captivating the solemn youth amid the festival’s excited atmosphere of song, laughter, and libations. Boccaccio laments such license, deploring how this precocious — albeit chaste — love diverted Dante from studies and weightier pursuits.
[35] Ma, lasciando stare il ragionare de’ puerili accidenti, dico che con la età multiplicarono l’amorose fiamme, intanto che niuna altra cosa gli era piacere o riposo o conforto, se non il vedere costei. Per la qual cosa, ogni altro affare lasciandone, sollecitissimo andava là ovunque credeva potere vederla, quasi del viso o degli occhi di lei dovesse attignere ogni suo bene e intera consolazione. [36] Oh insensato giudicio degli amanti! chi altri che essi estimerebbe per aggiugnimento di stipa fare le fiamme minori? Quanti e quali fossero li pensieri, li sospiri, le lagrime e l’altre passioni gravissime poi in più provetta età da lui sostenute per questo amore, egli medesimo in parte il dimostra nella sua Vita Nova, e però più distesamente non curo di raccontarle. […] [38] Se tanto amore e sì lungo poté il cibo, i sonni e ciascuna altra quiete impedire, quanto si dee potere estimare lui essere stato avversario agli sacri studii e allo ’ngegno? […]
[35] But leaving aside discussions of childish incidents, I say that as he grew older, his amorous flames multiplied to such an extent that nothing else gave him pleasure, rest, or comfort except beholding her. Therefore, abandoning all other affairs, he would eagerly go wherever he thought he might see her, as if from her face or eyes he could draw all his good and entire consolation. [36] Oh senseless judgment of lovers! Who but they would think to diminish flames by adding fuel? How many and what thoughts, sighs, tears, and other grave passions he later endured in more mature age for this love are partly revealed by Dante himself in his Vita Nova, and thus I shall not trouble to recount them at greater length. [...] [38] If such profound and enduring love could impede nourishment, sleep, and all other comforts, how adverse must we suppose it was to sacred studies and intellectual pursuits? [...]
Niente è più fragile della vita umana, e purtroppo Beatrice, con tutti i suoi pregi, dovette sottostare a questa dura legge di natura.
Nothing is more fragile than human life, and alas, Beatrice, despite all her virtues, had to submit to this harsh law of nature.
[40] Era quasi nel fine del suo vigesimoquarto anno la bellissima Beatrice, quando, sì come piacque a Colui che tutto puote, essa, lasciando di questo mondo l’angosce, n’andò a quella gloria che li suoi meriti l’avevano apparecchiata. Della quale partenza Dante in tanto dolore, in tanta afflizione, in tante lagrime rimase, che molti de’ suoi più congiunti e parenti e amici niuna fine a quelle credettero altra che solamente la morte; e questa estimarono dovere essere in brieve, vedendo lui a niuno conforto, a niuna consolazione pòrtagli dare orecchie.
[40] The most beautiful Beatrice had nearly completed her twenty-fourth year when, as it pleased Him who governs all, she departed this world's anguish for the glory her merits had prepared. Dante remained in such grief, affliction, and tears that many of his closest relatives and friends believed no end to them possible save death itself - a death they expected imminently, seeing him deaf to all comfort or consolation offered.
Ma anche il dolore più aspro, commenta il Boccaccio, prima o poi ha fine, e Dante poté alfine consolarsi di quella morte immatura:
Yet even the sharpest sorrow, Boccaccio observes, must eventually cease, and Dante at last found solace for that untimely death:
[42] Ma, sì come noi veggiamo, per lunga usanza le passioni divenire agevoli a comportare, e similmente nel tempo ogni cosa diminuire e perire; avvenne che Dante infra alquanti mesi apparò a ricordarsi, senza lagrime, Beatrice esser morta, e con più dritto giudicio, dando alquanto il dolore luogo alla ragione, a conoscere li pianti e li sospiri non potergli, né ancora alcuna altra cosa, rendere la perduta donna. Per la qual cosa con più pazienzia s’acconciò a sostenere l’avere perduta la sua presenzia; né guari di spazio passò che, dopo le lasciate lagrime, li sospiri, li quali già erano alla loro fine vicini, cominciarono in gran parte a partirsi sanza tornare.
[42] But as we know, through long habitation even passions grow easier to bear, and with time all things diminish and perish. Thus it happened that within months Dante learned to remember Beatrice's death without tears. With clearer judgment, as reason made room for grief, he came to understand that neither lamentations nor sighs - nor any other act - could restore his lost lady. Wherefore he resolved more patiently to endure her absence. Not long after his tears ceased, the sighs that had neared their conclusion began largely to depart without returning.
Il narratore che affiora sotto la veste del biografo non esita ad attenuare le affermazioni perentorie di Dante sul primo incontro con Beatrice, lasciando cadere i dati simbolici del vestiario e altri miracolosi dettagli. Le cause della morte, che nella Vita Nova hanno una risonanza miracolosa, «No la ci tolse qualità di gelo / né di calore, come l’altre face, / ma solo fue sua gran benignitate» (20. 10, vv. 18-20), son ridotte a una dimensione tutta terrena. Ampio sviluppo si dà nel Trattatello a quanto Dante racconta nella «vana ymaginatione» della morte di lei del paragrafo 14: «e pareami vedere lo sole oscurare, sì che le stelle si mostravano di colore ch’elli mi facea giudicare che piangessero» (c. 5); l’apocalissi dantesca di 14. 5 diventa una lunga, malinconica serie di giorni passati nello sconforto. La ritraduzione in moduli topici primaverili della designazione – astrale e cosmica – che Dante fa del primo incontro dà la misura della banalizzazione, secondo un modesto canovaccio narrativo, di «passioni e acti di tanta gioventudine» (1. 11), enunciati nel «libello» nei modi di una parabola gravida di sensi salvifici. Anche lo stilema, ben boccacciano, delle «fiamme» della passione amorosa trae spunto dalla confessione, nobilitata da virtù teologali, degli effetti dell’apparizione di lei: «Dico che quando ella apparia da parte alcuna, per la speranza della mirabile salute nullo nemico mi rimanea, anzi mi giugnea una fiamma di caritade, la quale mi facea perdonare a chiunque m’avesse offeso», in 5. 4. E dire che Dante, nella Vita Nova, si era astenuto perfino dall’asserire che Beatrice era bella.
The narrator emerging beneath the biographer's guise does not hesitate to soften Dante's emphatic claims about his first encounter with Beatrice, omitting symbolic details of her attire and other miraculous particulars. The causes of her death, which in the Vita Nova resonate miraculously - "No frost nor heat, as with others, took her / But solely her great benignity" (20. 10, vv. 18-20) - are reduced to wholly earthly dimensions. The Trattatello elaborates extensively on Dante's account in the "vain imagining" of her death from paragraph 14: "The sun seemed to darken so that stars appeared colored as if weeping" (ch. 5); Dante's apocalyptic vision in 14. 5 becomes a prolonged, melancholy sequence of despondent days. The retranslation of Dante's astral and cosmic designation of their first meeting into conventional springtime tropes demonstrates the banalization, through a modest narrative template, of "passions and acts of such youthful ardor" (1. 11), presented in the "libello" as a parable pregnant with salvific meanings. Even Boccaccio's stylistic use of passion's "flames" draws inspiration from the confession - ennobled by theological virtues - of her apparition's effects: "When she appeared anywhere, hope of miraculous salvation left me no enemies; rather, a flame of charity made me pardon all offenders" (5. 4). Remarkably, Dante in the Vita Nova had refrained even from asserting Beatrice's physical beauty.
Scompare in questo diagramma la Donna Gentile. Il Boccaccio fa credere che il rimedio che familiari e consolatori trovano più propizio al lutto è il matrimonio, citato con una concisione che richiama la trovata manzoniana sulla monaca di Monza («La sventurata rispose», oppure «E fu monaca per sempre»): «senza mettere guari di tempo in mezzo, al ragionamento seguì l’effetto: e fu sposato» [45].
The Donna Gentile disappears from this schema. Boccaccio suggests that relatives and comforters found marriage the most fitting remedy for mourning, cited with a concision recalling Manzoni's treatment of the Nun of Monza ("The unfortunate woman replied" or "She became a nun forever"): "Without much delay, discussion became deed: he was wed" [45].
Solo nelle Esposizioni sopra la Comedìa di Dante (canto II, I [esp. litt.], capp. 82-85), dove si dà conto di Beatrice «secondo la relazione di fededegna persona», il Boccaccio rispetta la testimonianza del «libello», arrivando a riconoscere che a norma di quel che Dante «nella fine della sua Vita Nuova scrive, esso in onor di lei a comporre la presente opera [la Comedìa] si dispose, e, come apare e qui e in altre parti, assai maravigliosamente l’onora» [85].
Only in the Expositions on Dante’s Comedy (Canto II, I [lit. exposition], chs. 82-85), where Beatrice is discussed "according to the account of a trustworthy person," does Boccaccio respect the "libello's" testimony, acknowledging that as Dante "writes at the end of his Vita Nuova, he resolved to compose this work [the Comedy] in her honor, and as appears here and elsewhere, he glorifies her most wondrously" [85].
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Dante non ci ha fornito l’identità della «gentilissima», ma solo certe sue referenze anagrafiche: il nome, la nascita, il primo incontro:
Dante never revealed the identity of the "gentilissima," only certain biographical references: her name, birth, and first encounter:
Nove fiate già apresso lo mio nascimento era tornato lo cielo della luce quasi a uno medesimo puncto quanto alla sua propria giratione, quando alli miei occhi apparve prima la gloriosa donna della mia mente, la quale fu chiamata da molti Beatrice, li quali non sapeano che si chiamare. Ella era già in questa vita stata tanto, che nel suo tempo lo Cielo Stellato era mosso verso la parte d’oriente delle dodici parti l’una d’un grado, sì che quasi dal principio del suo anno nono apparve a me, e io la vidi quasi dalla fine del mio nono. (1. 2-3),
Nine times already since my birth had the heaven of light returned almost to the same point in its revolution when there first appeared before my eyes the glorious lady of my mind, called Beatrice by many who knew not her true name. She had sojourned in this life that the Stellatum had moved eastward by one degree from its original position, such that around the beginning of her ninth year she appeared to me, and I beheld her near the end of my ninth. (1. 2-3),
il resoconto di un secondo e più intenso incontro:
and the account of a second, more intense meeting:
Poi che fuoro passati tanti dì che apuncto erano compiuti li nove anni apresso l’apparimento soprascripto di questa gentilissima, nell’ultimo di questi dì avenne che questa mirabile donna apparve a me vestita di colore bianchissimo, in mezzo di due gentili donne, le quali erano di più lunga etade; e passando per una via, volse gli occhi verso quella parte ov’io era molto pauroso, e per la sua ineffabile cortesia, la quale è oggi meritata nel grande secolo, mi salutòe virtuosamente tanto, che mi parve allora vedere tutti li termini della beatitudine. (1. 12)
After so many days had passed that precisely nine years were completed following the aforementioned apparition of this most noble lady, on the last of these days it occurred that this wondrous woman appeared to me dressed in purest white, between two gentlewomen of more advanced age. As she passed along a street, she turned her eyes toward where I stood trembling, and through her ineffable courtesy - which is today rewarded in the eternal realm - she bestowed upon me so virtuous a greeting that I seemed then to behold all the bounds of beatitude. (1. 12)
e, tralasciando altri minori accadimenti (ma non è tale il rifiuto del saluto), comunica la data della morte di lei, a norma di tre calendari:
And, omitting other minor occurrences (though the refusal of her greeting is not among them), he communicates the date of her death according to three calendars:
Io dico che, secondo l’usanza d’Arabia, l’anima sua nobilissima si partio nella prima ora del nono giorno del mese. E secondo l’usanza di Siria, ella si partio nel nono mese dell’anno, però che ’l primo mese è ivi Thisirim primo, lo quale a noi è Octobre. E secondo l’usanza nostra, ella si partio in quello anno della nostra inditione, cioè degli anni Domini, in cui lo perfecto numero nove volte era compiuto in quello centinaio nel quale in questo mondo ella fue posta, ed ella fue delli cristiani del terzodecimo centinaio. (19. 4)
I say that according to the custom of Arabia, her most noble soul departed in the first hour of the ninth day of the month. According to the Syrian custom, she departed in the ninth month of the year, for their first month is Tishri, which corresponds to our October. According to our custom, she departed in that year of our indiction - that is, of the years Domini - in which the perfect number nine had been completed nine times within that century wherein she was placed in this world, and she belonged to the Christians of the thirteenth century. (19. 4)
Riguardo a questi accadimenti, i dantisti han perso la speranza di giungere alla storia vissuta; d’altra parte sono scettici nei confronti di una simbologia troppo elaborata, diffidenti di una chiave di lettura che, grazie a Beatrice, apra tutte le porte. Prevale oggi, in merito alla «gentilissima», un cauto eclettismo e un’empiria ispirata a discrezione, dopo tante polemiche: un tacito armistizio, che di fatto consente di attendere in filologia dantesca ad altre e migliori cure – storiche, linguistiche, filologiche e fattuali – a quanto insomma più conta. Ma quello di Beatrice è un problema sospeso, piuttosto che chiuso; una realtà non ancora ben collocata negli annali della dantistica contemporanea, che dal 1890, che fu l’anno beatriciano per eccellenza, ricco di commemorazioni, è passata attraverso teorie refrattarie e agnostiche nei confronti della «gentilissima». Ogni età reclama la sua Beatrice, anche se il personaggio appare eccentrico rispetto alla vulgata dantesca. Forse son maturi i tempi per una sua rinnovata catabasi. La rivalutazione del Pascoli dantista, di là dal fatto in sé, è il segno di un favore nuovo anche per Beatrice, che grazie al Pascoli e seguaci, segnatamente Luigi Valli, ha toccato a suo tempo un punto contestabile, ma alto, della sua parabola di donna-simbolo. E per i nostri anni valga il libro di Corrado Bologna, Il ritorno di Beatrice. Simmetrie dantesche fra «Vita Nova», “petrose” e «Commedia» (1998). Beatrice, meglio del Veltro, verrà.
Regarding these events, Dante scholars have abandoned hope of reconstructing the lived history; moreover, they remain skeptical of overly elaborate symbolism, distrustful of any interpretive key that might unlock all doors through Beatrice. Today, concerning the "most noble lady," a cautious eclecticism and discretion-guided empiricism prevail after much controversy - a tacit armistice that permits Dante scholarship to focus on other, more pressing matters: historical, linguistic, philological, and factual - in short, what truly counts. Yet the Beatrice question remains suspended rather than resolved, a reality not yet properly situated in the annals of contemporary Dante studies. Since 1890 - that quintessential "Beatrice year" rich in commemorations - scholarship has passed through theories both refractory and agnostic toward the "most noble lady." Every age claims its own Beatrice, even as the figure appears eccentric to the Dantean vulgate. Perhaps the time is ripe for her renewed katabasis. The reassessment of Pascoli as Dante scholar, beyond its intrinsic merit, signals renewed favor for Beatrice herself, who through Pascoli and his followers (notably Luigi Valli) once reached a contested yet elevated point in her trajectory as woman-symbol. For our own era, let Corrado Bologna's The Return of Beatrice: Dantean Symmetries Between "Vita Nova", the "Petrose", and the "Divine Comedy" (1998) suffice. Beatrice, more than the Veltro, shall return.
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Un nodo irrisolto è quello della morte di Beatrice, di cui Dante nella Vita Nova ha precisato con scrupolo il giorno (8 giugno 1290), che noi posteri ci siamo azzardati a celebrare nel centenario, con congressi svolti in più sedi. Ma della morte come evento Dante non tratta, per ragioni che non cessano di apparire misteriose.
An unresolved crux remains Beatrice's death, whose date Dante scrupulously recorded in the Vita Nuova as June 8, 1290 - a date later generations dared commemorate in centennial celebrations through multi-venue conferences. Yet concerning death as event, Dante remains silent for reasons that continue to appear mysterious.
E avegna che forse piacerebbe a presente tractare alquanto della sua partita da noi, non è lo mio intendimento di tractarne qui per tre ragioni. La prima è che ciò non è del presente proposito, se volemo guardare nel proemio che precede questo libello. La seconda si è che, posto che fosse del presente proposito, ancora non sarebbe sufficiente la mia lingua a tractare come si converrebbe di ciò. La terza si è che, posto che fosse l’uno e l’altro, non è convenevole a me tractare di ciò, per quello che tractando converrebbe essere me laudatore di me medesimo, la qual cosa è al postutto biasimevole a chi lo fa, e però lascio cotale tractato ad altro chiosatore. (19. 2)
"And though it might perhaps please the present work to treat somewhat of her departure from us, it is not my intention to discuss it here for three reasons. The first is that this does not pertain to our present purpose, if we consider the proem preceding this little book. The second is that, even were it pertinent, my tongue would still prove inadequate to treat the matter as befits it. The third is that, even were both previous conditions met, it would still be improper for me to discuss this, since in so doing I would necessarily become a praiser of myself - a practice altogether reprehensible in those who engage in it. Therefore I leave such treatment to another commentator." (19. 2)
La triplice oscurità che avvolge la rinuncia a dire non potrebbe essere più densa. Ci si può liberare con agio della seconda ragione, che accampa l’insufficienza della lingua, cioè l’ineffabile in versione funebre: è un luogo comune del manierismo lirico, che nel contesto serve soprattutto a far numero (numero tre). La terza ragione, «converrebbe essere me laudatore di me medesimo», è la più sibillina. E cosa significa «lascio cotale tractato ad altro chiosatore»? Allude forse a Cino da Pistoia autore della canzone Avegna ched el m’aggia più per tempo, rivolta a Dante in morte di Beatrice? «Tractato» significa anche testo poetico, e dunque per eccellenza canzone: ma «chiosatore» (‘esegeta’, come in Inf. 15, 89 «e serbolo a chiosar con altro testo») non può essere assimilato ad autore, quale è Cino in Avegna ched el m’aggia, con piena autonomia. Forse l’indefinito «chiosatore» anticipa la «più sottile persona», anch’essa indefinita, che nello stesso paragrafo del libro potrebbe vedere nell’amicizia tra Beatrice e il nove un’implicazione più sapiente di quelle che Dante postula: «Forse ancora per più sottile persona si vedrebbe più sottile ragione in ciò; ma questa è quella che io ne veggio, e che più mi piace» (19. 7). Si ha qui una superfetazione esoterica del discorso, le cui valenze, offerte a una glossa perenne, l’autore non può o non vuole esaurire con la sua chiosa.
The threefold obscurity enveloping this renunciation of speech could hardly be denser. The second reason, pleading linguistic insufficiency (i.e., ineffability in funereal guise), may be easily dismissed as a lyrical mannerism serving here chiefly to complete the triadic structure. The third reason - "I would necessarily become a praiser of myself" - proves most sibylline. What does "I leave such treatment to another commentator" signify? Could it allude to Cino da Pistoia, author of the canzone Avegna ched el m’aggia più per tempo addressed to Dante after Beatrice's death? While "tractato" might signify poetic text (notably a canzone), "chiosatore" ('exegete', as in Inf. 15.89: "I reserve it to be glossed with another text") cannot be conflated with authorial identity. Perhaps the indefinite "chiosatore" anticipates the equally undefined "more subtle person" mentioned later in the same book chapter, who might discern wiser implications in the Beatrice-nine connection than Dante posits: "Perhaps a more subtle person might see subtler reasons in this; but this is what I perceive, and what pleases me most" (19. 7). Here we encounter an esoteric superfetation of discourse, whose valences - offered to perpetual gloss - the author cannot or will not exhaust through his own commentary.
L’ingegnosità dei lettori si è esercitata a stringere in termini meno oscuri specialmente la prima delle ragioni del non voler trattare della dipartita della donna: «ciò non è del presente proposito, se volemo guardare nel proemio che precede questo libello». A mio giudizio, va esclusa come non pertinente ogni interpretazione che guardi solo al titolo Vita Nova, o alla «rubrica la quale dice: Incipit Vita Nova» (1. 1). Secondo tali lettori, la promozione spirituale del soggetto non può che escludere dal testo la morte dell’altera pars come un fatto esterno, dell’ordine dell’accidentale e del transeunte, e la Vita Nova dovrebbe la sua ‘novità’ a fatti tutt’altri – il saluto, i due capitali incontri, la lode gratuita senza remunerazione – distinti e alieni dalla morte della «gentilissima». Ma qual è il «proemio» del libro? Forse la proposizione esordiale del primo paragrafo (1. 1-24)? Se è così, il «proposito» va localizzato nelle «parole le quali è mio intendimento d’asemplare in questo libello, e se non tutte, almeno la loro sententia» (1. 1): cioè le mie rime di un tempo e la loro epitome, la loro definizione autentica e compendiosa. Di rime in morte di Beatrice non resta granché, oltre la canzone Gli occhi dolenti per pietà del core, e per certi testi si sospetta un riutilizzo di seconda mano. Dante, a norma della prima «ragione», non parlerebbe dell’amata defunta in ossequio alla sua storia di poeta, che a suo tempo, prima della stesura del «libello», non ne aveva trattato abbastanza. Dante avrebbe potuto mistificare i fatti, come tante volte nella sua carriera di letterato. Qui rispetterebbe l’effettivo silenzio della poesia.
The ingenuity of readers has been exercised in formulating less obscure interpretations, particularly regarding the first reason for not wishing to discuss the lady's departure: "this does not pertain to the present purpose, if we consider the proem preceding this booklet." In my judgment, any interpretation focusing solely on the title Vita Nuova or the "rubric which states: Incipit Vita Nova" (1. 1) must be excluded as irrelevant. According to such readings, the spiritual elevation of the subject necessarily excludes the death of the altera pars as an external event, belonging to the order of the accidental and transient. The Vita Nuova would derive its 'newness' from entirely different facts – the greeting, the two pivotal encounters, the gratuitous praise without recompense – distinct from and foreign to the death of the "most noble" lady. But what is the "proem" of the book? Perhaps the opening proposition of the first paragraph (1. 1-24)? If so, the "purpose" must be located in the "words which I intend to transcribe in this booklet, if not in full, at least in their essence" (1. 1): that is, my early poems and their epitome, their authentic and concise definition. Of poems on Beatrice's death, little remains beyond the canzone Eyes grieving in pity for the heart, and certain texts are suspected of being secondhand reworkings. By the first "reason," Dante would refrain from speaking of the deceased beloved in deference to his poetic history, which at the time, prior to the composition of the "booklet," had not sufficiently addressed it. Dante could have falsified the facts, as he often did in his literary career. Here, however, he respects the actual silence of his poetry.
Ciò detto, non sembra che si possano dedurre più positive certezze. La messa a punto però non è vana, perché dalla reticenza dell’autore – reticenza doppia, del fatto in sé e delle sue ragioni – si ricavano, a ben vedere, paradigmi esegetici di qualche utilità. Uno in particolare, di assoluto rilievo. Si è parlato spesso, da parte dei critici – nessuno con più eleganza di Alfredo Schiaffini, nessuno con migliori prove di Vittore Branca – di Legenda sancte Beatricis a proposito della Vita Nova. Si sono addotti modelli agiografici variamente efficaci sul piano della narrazione o perfino della lettera (ma si avverta che molti riscontri sono illusori, trovandosi già nella Scrittura, fonte comune di agiografie e «libello»), come già il commento del D’Ancona insinuava. Tali ricerche hanno il merito di mettere in luce un ingrediente sostanzioso della prosa giovanile di Dante, rinviando a paradigmi di genere meno consueti che è utile collocare in ideale sinossi col prosimetro. Ma le vite delle sante non potranno mai essere la chiave esegetica privilegiata della Vita, il modello della storia di Beatrice prima della Comedìa. Proprio perché al genere agiografico è assolutamente necessario, congeniale, il racconto della morte del santo, che qui fa difetto. È il tipo esemplare di morte, i modi edificanti del trapasso che fanno, di una vita proba, una vita santa. Non solo per i martiri, per i quali il supplizio è nobiltà, connotazione iconografica, strumento materiale di gloria celeste, ma per ogni vergine, dottore o confessore della fede.
That said, no firmer certainties seem deducible. Nevertheless, this clarification is not futile, for the author's reticence – a double reticence, concerning both the event itself and its reasons – yields, upon close examination, exegetical paradigms of some utility. One in particular stands out as paramount. Critics have often spoken – none with more elegance than Alfredo Schiaffini, none with better evidence than Vittore Branca – of a Legenda Sanctae Beatricis in relation to the Vita Nuova. Various hagiographical models have been adduced as narratively or even textually influential (though many parallels prove illusory, deriving instead from Scripture, a common source for both hagiographies and the "booklet"), as D’Ancona’s commentary already intimated. Such inquiries merit recognition for highlighting a substantial ingredient in Dante’s early prose, invoking genre paradigms less conventional than the prosimetrum, which benefit from ideal juxtaposition. Yet the lives of saints can never serve as the privileged exegetical key to the Vita, nor as the model for Beatrice’s story prior to the Divine Comedy. Precisely because the hagiographical genre absolutely requires, as an intrinsic element, the account of the saint’s death – a feature entirely absent here. It is the exemplary nature of death, the edifying manner of passing, that transforms an upright life into a holy one. This holds not only for martyrs, whose torment becomes nobility, an iconographic connotation, and a material instrument of celestial glory, but for every virgin, doctor, or confessor of the faith.
Delle circostanze della morte di Beatrice non è detto nulla, tranne la data, secondo un’argomentazione tendenziosa, che accredita l’effettiva congiunzione di lei e del nove anche in articulo mortis. Come potrebbe essere santa, Beatrice, a norma del canone liturgico, se nulla ci è detto del suo stato di virgo, sponsa, vidua o altra categoria cui si ascrivono le sante e che anche il più modesto dei lunari non manca di specificare? Che fosse la sposa di messer Simone de’ Bardi (il cui patronimico non è noto) ce lo attesta il Boccaccio, fuori dell’opera di Dante. Beatrice fin dalla nascita è destinata al cielo, precocemente chiamata «a gloriare sotto la ’nsegna di quella Regina benedecta Maria, lo cui nome fue in grandissima reverenzia nelle parole di questa Beatrice beata» (19. 1). Ma il trapasso avviene in grazia di un misterioso intervento divino, nessuno vi assiste: il cielo, «che non àve altro difecto / che d’aver lei, al suo Segnor la chiede» (Donne ch’avete, 10. 19-20), si associa la «gentilissima» quasi per assunzione. Se un modello sussiste, è semmai un modello mariano, anche se in assenza di positivi riscontri sembra audace affermarlo. Manca il corredo iconografico consueto (Maria inclusa in una mandorla luminosa, assunta in cielo dagli Angeli), manca la sottostante scena della Dormitio. Ci sono invece nel libro i segni di dolore cosmico che accompagnano nei Vangeli la morte di Cristo. Sull’esempio, pur suggestivo, di Charles Singleton, si è enfatizzato il modello cristologico come esclusivo nel caso di Beatrice: la quale sarà sì figura di Cristo, secondo la nota formula, ma non va spogliata di prerogative mariane che si tende a misconoscere.
The circumstances surrounding Beatrice’s death are left unaddressed, save for the date — presented through a tendentious argumentation that reinforces the purported alignment of her passing with the number nine even in articulo mortis. How could Beatrice be recognized as a saint, according to liturgical canon, when no mention is made of her status as virgo, sponsa, vidua, or any other category to which saints are ascribed — details even the most modest hagiographies never omit? Boccaccio, outside Dante’s own works, attests that she was the wife of Messer Simone de’ Bardi (whose patronymic remains unknown). From birth, Beatrice is destined for Heaven, prematurely hailed as one who would "rejoice beneath the banner of that Blessed Queen Mary, whose name was held in profound reverence in the words of this blessed Beatrice" (19. 1). Yet her passing occurs through a mysterious divine intervention, witnessed by none: Heaven, "which lacks no perfection / save her presence, entreats its Lord for her" (Donne ch’avete, 10. 19-20), as if assuming the "most noble" lady through celestial rapture. If any model exists here, it is perhaps Marian, though the absence of explicit parallels makes such a claim audacious. Missing are the conventional iconographic motifs (Mary enclosed in a luminous mandorla, assumed by angels) and the underlying scene of the Dormitio. Instead, the book contains cosmic signs of mourning reminiscent of those accompanying Christ’s death in the Gospels. Following Charles Singleton’s suggestive example, scholars have emphasized the Christological model as exclusive to Beatrice — who, while indeed a figure of Christ according to the well-known formula, should not be stripped of Marian prerogatives that critics often overlook.
Passiamo a esaminare un altro indizio, l’assenza di sepolcro. In effetti non è che il sepolcro di Beatrice sia vuoto, come quello di Cristo risorto e come talora è dato di vedere per Maria, col coro degli Apostoli tutt’intorno. Per il corpo di Beatrice proprio non c’è sepolcro, istituzione fondamentale nella vita dei santi, luogo di culto e meta di pellegrinaggi. Non solo è negata la rappresentazione del decesso. È sintomatico che perfino la dichiarazione di morte abbia luogo nella canzone Donna pietosa e di novella etate (VN 14) in forma di «vana ymaginatione», «erronea fantasia» e «fallace ymaginare»:
Let us examine another clue: the absence of a tomb. Beatrice’s sepulcher is not empty, as with the resurrected Christ or occasionally depicted for Mary amidst the apostles’ chorus. Rather, her body has no tomb at all — a fundamental institution in saintly veneration, serving as a site of cult and pilgrimage. Not only is the representation of her death withheld; even the declaration of her passing in the canzone Donna pietosa e di novella etate (VN 14) occurs through "vain imagining," "erroneous fantasy," and "delusive fantasy":
e omo apparve scolorito e fioco
A pallid, hollow man appeared to me,
dicendomi: – Che fai? non sai novella?
asking: "What do you here? Have you not heard?
mort’ è la donna tua, ch’era sì bella. –
Your lady, who was once so fair, lies dead."
(Donna pietosa, vv. 54-56)
(Donna pietosa, vv. 54-56)
Anche la vista di lei morta – si dica, crudamente, del suo cadavere – si dà solo nella fantasia eccitata della penultima stanza:
Even the vision of her death — or rather, bluntly stated, of her corpse — arises solely in the agitated imagination of the penultimate stanza:
Lo ymaginar fallace
Delusive fantasy
mi condusse a veder madonna morta;
led me to see my lady lying dead;
e quand’io l’avea scorta,
and when I gazed on her,
vedea che donne la covrian d’un velo;
I saw ladies veil her with a shroud,
e avea seco Umilità verace,
while True Humility stood at her side,
che parea che dicesse: – Io sono in pace. –
who seemed to say: "I dwell in peace."
(Donna pietosa, vv. 65-70)
(Donna pietosa, vv. 65-70)
Viceversa nella canzone composta dopo la morte di Beatrice e per prenderne il lutto, Gli occhi dolenti per pietà del core, trascritta nel paragrafo 20 della Vita Nova, della defunta si parla in tutt’altri modi, più allusivi e meno descrittivi, rinunciando a ogni immagine funebre, anche solo sognata: «E dicerò di lei piangendo, poi / che se n’è gita in ciel subitamente, / e à lasciato Amor meco dolente» (vv. 12-14) e più oltre: «Partissi della sua bella persona / piena di gratia l’anima gentile, / ed è sì glorïosa in loco degno» (vv. 29-31), dove «piena di gratia» sta per gratia plena, attributo mariano per eccellenza. Soprattutto importa la seconda stanza, in cui il modello della Dormitio virginis Marie, spentasi senza morbo, pare specialmente attivo:
Conversely, in the canzone composed after Beatrice's death to mourn her, Gli occhi dolenti per pietà del core ("Eyes grieving in pity for the heart"), transcribed in chapter 20 of the Vita Nova, the deceased is evoked through entirely different modes — more allusive and less descriptive — renouncing any funerary imagery, even in dreams: «And I shall speak of her weeping, / since she has suddenly departed to heaven, / leaving Love grieving with me» (vv. 12-14), and later: «From her fair form, the noble soul, / full of grace, took flight, / now glorified in a worthy place» (vv. 29-31), where «full of grace» corresponds to gratia plena, the quintessential Marian attribute. Of particular significance is the second stanza, where the model of the Dormitio virginis Marie (Dormition of the Virgin Mary), who passed without illness, appears especially resonant:
Ita n’è Beatrice in alto cielo,
Thus Beatrice has ascended to the highest heaven,
nel reame ove gli angeli ànno pace,
to the realm where angels dwell in peace,
e sta co.lloro, e voi, donne, à lasciate.
and abides with them, leaving you, ladies, behind.
No la ci tolse qualità di gelo
No chill nor heat, as with others,
né di calore, come l’altre face,
drew her hence, but solely
ma solo fue sua gran benignitate;
her surpassing benevolence;
ché luce della sua umilitate
for the radiance of her humility
passò li cieli con tanta virtute,
so pierced the heavens with its power
che fé maravigliar l’eterno Sire,
that the eternal Lord marveled,
sì che dolce disire
and a sweet desire
lo giunse di chiamar tanta salute;
moved Him to summon such blessedness;
e fella di qua giuso a.ssé venire,
He called her from this world below,
perché vedea ch’esta vita noiosa
seeing our wearisome life
non era degna di sì gentil cosa.
unworthy of so noble a being.
(Gli occhi dolenti, vv. 15-28)
(Gli occhi dolenti, vv. 15-28)
Umilitate è un lemma denso, carico di storia. Qui, per il contesto in cui s’iscrive, il rinvio è al Magnificat: «Quoniam respexit humilitatem ancillae suae, / Ecce enim ex hoc beatam me dicent omnes generationes». È indubbio che in concorrenza col paradigma di Beatrice figura di Cristo nella Vita Nova operi la similitudine con Maria.
Umilitate (Humility) is a dense, historically charged term. Here, within its context, the reference aligns with the Magnificat: «For He has regarded the humility of His handmaiden, / Behold, henceforth all generations shall call me blessed.» Undoubtedly, alongside the paradigm of Beatrice as a Christ-figure in the Vita Nova, the Marian analogy operates forcefully.
Un’altra forte interdizione a discorrere della morte è imposta dalla natura dell’evento: conseguenza diretta, secondo tutta la patristica, del peccato originale. Basta produrre la speculazione di Tertulliano, per cui la morte «non ex natura hominem secuta est, sed ex culpa» (P. L. I 738), o quella di Agostino, «mors a morsu nomen accepit» (P. L. XLV 1617: dal morso del frutto proibito nell’Eden). Sarebbe temerario sostenere la realtà di una Beatrice «sine labe originali concepta», immacolata concezione esonerata dalle conseguenze del peccato. Sennonché il sottrarre la morte di lei alla rappresentazione accredita l’idea di un trapasso non soggetto all’umana miseria, come lasciano intendere i vv. 18-20: fu la «sua gran benignitate» a toglierla ai vivi, non le patologie che affliggono la nostra specie.
Another profound interdiction against discussing her death arises from the nature of the event itself: according to patristic tradition, death is the direct consequence of original sin. Consider Tertullian’s speculation that death «did not follow man from nature, but from fault» (P. L. I 738), or Augustine’s assertion that «death takes its name from the bite» (P. L. XLV 1617: referring to the bite of the forbidden fruit in Eden). It would be reckless to claim that Beatrice was «sine labe originali concepta» (conceived without original stain), an immaculate conception exempt from sin’s consequences. Yet by eliding her death from representation, Dante fosters the idea of a transition untouched by mortal suffering, as suggested in vv. 18-20: it was her «surpassing benevolence» that removed her from the living, not the afflictions plaguing humankind.
La persona di Beatrice è improvvisamente sottratta al suo fedele, che lascia incompiuta alla prima stanza la canzone Sì lungiamente m’à tenuto Amore (VN 18), e, come rapita da una forza superiore, scompare alla vista dei lettori. È arduo dar ragione di questo fatto, se non forse con i paradigmi impliciti di dormizione e assunzione di Maria a cui si è fatto riferimento. Invece di «denudare» le parole dantesche, si preferisce rivestirle di altra chiosa, che si accumula a quella già depositata sul testo da una spessa esegesi. Dirò anch’io la mia. Parlare della morte di Beatrice equivaleva a chiudere il discorso terreno su di lei e aprire la dimensione dell’elegia o del compianto: un passo indietro, rispetto alla «lode» disinteressata e di sé paga. Occorreva una lacuna forzata, una parentesi, perché la lode si alimentasse di un’ispirazione soprannaturale e Dante potesse «più degnamente tractare di lei» (31. 1). Il silenzio doveva preparare una parabola più alta, non più mondana; e al lutto privato poteva bastare la cantio extensa di tono tragico Gli occhi dolenti, detta «figliuola di Tristitia» (v. 75). Una ragione come questa non è migliore, né peggiore di altre escogitate dai dantisti e s’iscrive senza disagio nella tradizione.
The figure of Beatrice is abruptly withdrawn from her devotee, who leaves the canzone Sì lungiamente m’à tenuto Amore (VN 18) unfinished at its first stanza and, as if seized by a superior force, vanishes from the readers' sight. It is difficult to account for this fact except through the implicit paradigms of the Dormition and Assumption of Mary previously referenced. Rather than "unveiling" Dante's words, one prefers to cloak them in further gloss, accumulating atop the exegetical layers already sedimented upon the text. I too shall offer my interpretation. To speak of Beatrice’s death would have meant closing the earthly discourse about her and opening the realm of elegy or lament: a regression from the disinterested, self-sufficient "praise." A forced lacuna, a parenthesis, was necessary so that praise might draw nourishment from supernatural inspiration, enabling Dante to "treat of her more worthily" (31.1). Silence had to prepare a loftier trajectory, no longer mundane; for private mourning, the tragic-toned cantio extensa Gli occhi dolenti, termed "daughter of Sorrow" (v. 75), sufficed. Such reasoning is neither better nor worse than others devised by Dante scholars and integrates seamlessly into the tradition.
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Resta da vedere se tutte queste ragioni, avanzate in modi enigmatici dall’autore o volonterosamente escogitate dai critici, bastano a giustificare l’assunto dantesco di non voler «tractare alquanto della sua partita da noi». Non sembra che ciò basti: va cercato altro, oltre le affermazioni allusive di Dante. Ci si chiede se il tacere la morte di Beatrice non rinvii a un sistema di equilibri più complesso nella mente dell’autore. A quanto pare, il silenzio sulla perdita della donna amata configura in Dante un caso di rimozione. Anche alla dialettica stato di morte espunto dalla coscienza / persona defunta presente (o anzi ammessa) solo in una «vana ymaginatione», si applica bene il paradigma freudiano di censura, che si allenta parzialmente nel sogno.
It remains to be seen whether all these reasons—obliquely advanced by the author or earnestly contrived by critics—suffice to justify Dante’s premise of refusing to "discuss at all of her departure from us." This seems insufficient: we must seek deeper motivations beyond the poet’s allusive assertions. One wonders whether the silence surrounding Beatrice’s death points to a more complex system of equilibria within the author’s mind. Evidently, the omission of his beloved’s demise configures in Dante a case of repression. Even the dialectic of death’s expulsion from consciousness / the deceased’s presence (or rather admission) solely through "vain imagination" aligns well with the Freudian paradigm of censorship, partially relaxed in dreams.
Sia concesso di aprire una parentesi. Tra il Dante della Vita Nova – così sollecito di sogni, anche sottoposti al giudizio altrui, come il primo sonetto A ciascun’alma presa e gentil core (1. 21-23); collezionista di precoci memorie d’infanzia, e spesso in flagrante situazione di «annullamento retroattivo» (Ungeschehenmachen) e, sempre in gergo tecnico, di «abreazione» in situazioni di smacco – insomma tra un Dante così apertamente confesso fin dalla prima età e il perfetto umanista Sigmund Freud è da deplorare un incontro mancato. Estranea alla filologia, remota dalla critica tra le due guerre, incompatibile coll’estetica di Croce, che pur si fece promotore della prima traduzione italiana delle opere freudiane, una lettura psicanalitica della materia dantesca da parte di Freud, che si applicò suggestivamente a Leonardo e Michelangelo, sarebbe stata un evento capitale per la ricezione moderna di Dante.
Let us permit a brief digression. Between the Dante of the Vita Nova—so eager to recount dreams (even those subjected to others’ judgments, as in the opening sonnet A ciascun’alma presa e gentil core [1.21-23]), collector of precocious childhood memories, frequently caught in acts of "retroactive annulment" (Ungeschehenmachen), and, in technical terms, abreaction during moments of defeat—and the consummate humanist Sigmund Freud, we must lament a missed encounter. Alien to philology, distant from interwar criticism, incompatible with Croce’s aesthetics (though he championed the first Italian translation of Freud’s works), a psychoanalytic reading of Dante’s material by Freud—who applied his insights suggestively to Leonardo and Michelangelo—would have marked a watershed in the modern reception of Dante.
Preme chiedersi se la rimozione di Beatrice morta resti un fatto isolato, una comprensibile (ma solo puntuale) censura del soggetto verso un evento luttuoso, o se invece possa iscriversi in un sistema di rifiuto e di conseguente riscrittura mitica della perdita.
The pressing question is whether the repression of Beatrice’s death remains an isolated incident—a comprehensible (yet merely punctual) censorship of a traumatic event—or whether it instead participates in a broader system of denial and consequent mythic rewriting of loss.
Anzitutto è da notare, ed è un indizio importante, che Beatrice nel Purgatorio appare a Dante quale la Vita l’aveva lasciata, cioè velata. Non conta che il sudario di allora sia simbolo di altro nell’aldilà, investito di una ricca funzione allegorica. Tra Vita Nova e Comedìa, per quel che attiene a Beatrice, il racconto si svolge senza soluzione di continuità, e ci deve essere una ragione di questa persistenza. Ho mostrato altrove come le ultime parole della Vita:
First and foremost, it must be noted — a significant clue — that Beatrice appears to Dante in Purgatory precisely as the Vita had left her, that is, veiled. It matters not that the shroud of that earlier time assumes another symbolic meaning in the afterlife, invested with rich allegorical function. Between the Vita Nova and the Divine Comedy, as pertains to Beatrice, the narrative unfolds without interruption, and there must be a reason for this continuity. I have elsewhere demonstrated how the final words of the Vita:
E poi piaccia a colui che è sire della cortesia [cioè Amore] che la mia anima sen possa gire a vedere la gloria della sua donna, cioè di quella benedecta Beatrice, la quale gloriosamente mira nella faccia di Colui qui est per omnia secula benedictus (31. 3)
“And may it please Him who is the Lord of courtesy [that is, Love] that my soul may depart to behold the glory of its lady, that is, of that blessed Beatrice, who gloriously gazes upon the face of Him qui est per omnia secula benedictus” (31. 3)
preludano, in forma di anadiplosi, alle prime che salutano Beatrice in Pg. 30, 19: «Tutti dicean: Benedictus qui venis». Questa giuntura capitale tra i due passi, Benedictus, riecheggia, con ritmo ternario, nell’esortazione a Dante: «Guardaci ben! Ben son, ben son Beatrice» (v. 73). E non è la sola simmetria strutturale che importa mettere in chiaro. Il libro si apre con la rubrica latina Incipit Vita Nova e con una frase latina si chiude: in perfetta simmetria con l’esordio della seconda parte, Quomodo sedet sola civitas (VN 19. 1). Quando Dante riaprirà la bocca nel poema promesso, la sua prima parola sarà latina, «“Miserere di me”, gridai a lui» (Inf. 1, 65).
prelude, through anadiplosis, to the first words that greet Beatrice in Purg. 30, 19: “All were crying: Benedictus qui venis.” This crucial juncture between the two passages — Benedictus — echoes tripartitely in the exhortation to Dante: “Ben guardaci! Ben son, ben son Beatrice” (v. 73). Nor is this the only structural symmetry to clarify. The book opens with the Latin rubric Incipit Vita Nova and closes with a Latin phrase, mirroring the symmetrical opening of its second part: Quomodo sedet sola civitas (VN 19. 1). When Dante reopens his voice in the promised poem, his first word will be Latin: “Miserere — have mercy on me — I cried to him” (Inf. 1, 65).
Beatrice sparisce velata e velata riappare,
Beatrice vanishes veiled and veiled she reappears,
sovra candido vel cinta d’uliva
over a white veil girded with olive
donna m’apparve, sotto verde manto
a lady appeared to me, clad beneath a green mantle
vestita di color di fiamma viva.
in hues of living flame.
(Pg. 30, 31-33)
(Purg. 30, 31-33)
Sulla simmetria strutturale tra perdita e ritrovamento, è illuminante il passo che, in apertura degli Atti degli Apostoli, parla dell’Ascensione di Cristo al cielo:
Regarding the structural symmetry between loss and rediscovery, the passage opening the Acts of the Apostles, which recounts Christ’s Ascension into heaven, proves illuminating:
Et cum haec dixisset, videntibus illis, elevatus est; et nubes suscepit eum ab oculis eorum. Cumque intuerentur in caelum euntem illum, ecce duo viri adstiterunt iuxta illos in vestibus albis, qui et dixerunt: Viri Galilaei, quid statis adspicientes in caelum? hic Iesus, qui assumptus est a vobis in caelum, sic veniet quemadmodum vidistis eum euntem in caelum. (Atti Ap. 1, 9-11)
“And when he had said these things, while they looked on, he was raised up: and a cloud received him out of their sight. And while they were beholding him going up to heaven, behold two men stood by them in white garments, who said: Ye men of Galilee, why stand you looking up to heaven? This Jesus, who is taken up from you into heaven, shall so come as you have seen him going into heaven” (Acts Ap. 1, 9-11).
Elevazione da terra, angeli a frotte, nuvole tutt’intorno (la «nuvoletta» della canzone o la «nuvola di fiori» di Pg. 30, 28) fan parte del corredo: ma quel che conta è soprattutto l’annuncio «sic veniet quemadmodum vidistis», segno di riconoscimento dalla dimensione del tempo a quella dell’eterno, perentorio nell’affermazione di una perfetta analogia tra commiato e ritorno. È un altro elemento da aggiungere alla rubrica Beatrice figura di Cristo.
Elevation from earth, hosts of angels, surrounding clouds (the “nuvoletta” of the canzone or the “nuvola di fiori” in Purg. 30, 28) form part of this imagery: but what truly matters is the declaration “sic veniet quemadmodum vidistis” — a sign of recognition bridging temporal and eternal dimensions, asserting a perfect analogy between departure and return. This is another element to add to the rubric “Beatrice as Christ-figure.”
L’Osanna della canzone («e vedea, che parean pioggia di manna, / gli angeli che tornavan suso in cielo; / e una nuvoletta avean davanti, / dopo la qual gridavan tutti “Osanna!”, / e s’altro avesser detto, a voi dire’lo», Donna pietosa, VN 14. 58-62), nonostante questa assicurazione singolarissima, si completa, nella prosa, con in excelsis: «e le parole del loro canto mi parea udire che fossero queste: “Osanna in excelsis!”» (14. 7). E infine si adempie in Pg. 30, 19: «Tutti dicean: “Benedictus qui venis”». In filigrana a queste riprese c’è un solo passo evangelico, che si ricompone a distanza: è l’entrata di Cristo in Gerusalemme nel racconto di Matteo, «Hosanna filio David, benedictus qui venit in nomine Domini, hosanna in excelsis» (21, 9). Anche la designazione «filio David» non resta senza eco, se in «Ella non parea figliuola d’uomo mortale, ma di Dio» (VN 1. 9), il calco del verso omerico, conosciuto attraverso la citazione che ne fa Alberto Magno, serve anche a sancire questa nobiltà. La congruenza cristologica della rappresentazione è impressionante.
The Hosanna from the canzone («and I saw what seemed a shower of manna / as angels rose back to Heaven; / before them moved a little cloud / behind which they all cried "Hosanna!" / and had they said more, I would tell you so», Donna pietosa, VN 14. 58-62), despite this singular assurance, is completed in the prose with in excelsis: «and the words of their song seemed to me to be these: "Hosanna in the highest!"» (14. 7). Finally, it finds fulfillment in Purg. 30, 19: «All cried: "Benedictus qui venis"». Underlying these echoes lies a single Gospel passage, reconstituted across distances: Christ’s entry into Jerusalem as recounted in Matthew, «Hosanna to the Son of David, blessed is he who comes in the name of the Lord, hosanna in the highest» (21:9). The designation «Son of David» also finds resonance in «She seemed no daughter of mortal man, but of God» (VN 1. 9), where the Homeric verse — known through Albertus Magnus’ citation — serves to affirm this divine lineage. The Christological congruence of this representation is striking.
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Ricapitoliamo epigraficamente la storia della salvazione di Dante. Nel mezzo del cammino della vita, il personaggio che dice io si perde in una selva oscura. È in un punto critico, chiama aiuto dal fondo, «de profundis», della perdizione. Per uscirne, Dante nel suo viaggio ultraterreno sarà condotto al centro dell’inferno e riscattato da uno stato di morte spirituale. È Beatrice che lo salva, anche se fino al Paradiso terrestre la funzione di guida è delegata a Virgilio, che opera per conto e su iniziativa di lei, secondo la trafila del prologo celeste compendiato in Inferno 2: prima Maria, poi Lucia e infine Beatrice, che autorevolmente s’interpretano come mozione successiva di Misericordia, Giustizia e Grazia. La discesa di Beatrice agli Inferi per affidare a Virgilio il suo protetto è decisiva nella struttura del poema. Alla misericorde discesa di lei rende il discorso o orazione («Così orai») di congedo nell’Empireo:
Let us recapitulate the history of Dante’s salvation in epigraphic terms. Midway through life’s journey, the first-person narrator becomes lost in a dark wood. At this critical juncture, he cries for help from the depths, «de profundis», of perdition. To escape, Dante will be led through the infernal pit in his otherworldly journey and redeemed from spiritual death. Beatrice effects this salvation, though until the Earthly Paradise, her guiding role is delegated to Virgil, who acts on her behalf and initiative, following the celestial prologue outlined in Inferno 2: first Mary, then Lucy, and finally Beatrice — successively interpreted as manifestations of Mercy, Justice, and Grace. Beatrice’s descent into Hell to entrust her charge to Virgil proves structurally pivotal to the poem. Her merciful descent is later echoed in the protagonist’s valedictory prayer («Thus I prayed») within the Empyrean:
«O donna in cui la mia speranza vige,
«O Lady in whom my hope finds vigor,
e che soffristi per la mia salute
you who for my salvation deigned
in inferno lasciar le tue vestige,
to leave your footprints in Hell,
di tante cose quant’ i’ ho vedute,
of all those things I have seen
dal tuo podere e da la tua bontate
I recognize the grace and power
riconosco la grazia e la virtute.
flow from your might and goodness.
Tu m’hai di servo tratto a libertate
You drew me from bondage into freedom
per tutte quelle vie, per tutt’i modi
by every path, by every means
che di ciò fare avei la potestate.
that lay within your power.
La tua magnificenza in me custodi,
Preserve your magnanimity in me,
sì che l’anima mia, che fatt’ hai sana,
so that my soul, which you have healed,
piacente a te dal corpo si disnodi».
may please you when it leaves the body».
(Pd. 31, 79-90)
(Par. 31, 79-90)
Dante insomma è un poeta salvato da una donna: dalla donna amata, che non ha esitato a scendere agli Inferi per lui. Questo riscatto dalla morte consiste nel riportare alla luce un perduto, sottraendolo alle tenebre di una vita fallace e alle false «imagini di bene». Ci si chiede se esiste un modello antitetico a questo, se l’interpretazione della fabula si giovi di un punto di osservazione diverso, che collochi l’interprete al polo opposto dell’inventio. Questione che si può anche formulare così: qual è l’antimodello della salvazione di Dante da parte di Beatrice? Non fonte, e nemmeno parodia seria: semmai reagente, chiaroscuro o forse palinodia un po’ lassa. Giriamo la lastra al negativo e sottoponiamo la storia al paragone di un mito.
In essence, Dante is a poet saved by a woman: by the beloved woman, who did not hesitate to descend into Hell for him. This redemption from death consists in bringing back a lost soul to light, rescuing him from the shadows of a fallacious life and the false "images of good." One might ask whether an antithetical model exists for this, whether the interpretation of the fabula benefits from a different vantage point that situates the interpreter at the opposite pole of inventio. This question may also be framed as follows: what is the antimodel to Dante's salvation by Beatrice? Not a source, nor even a serious parody: rather, a reactive force, chiaroscuro, or perhaps a somewhat lax palinode. Let us invert the negative and subject the story to comparison with a myth.
Non un poeta salvato dalla sua donna, bensì la donna amata salvata da un poeta. Si tratta di verificare che rapporto intercorre tra Beatrice ed Euridice. Resistiamo alle seduzioni della lettera e alle sirene del significante: Euridice che rima con Beatrice, otto lettere sia in un nome, sia nell’altro, e del pari cinque in Orfeo e Dante. Il modello, nella lettura che qui si persegue, opera sul piano dell’inventio, anzi in una fase progettuale anteriore o in una zona più profonda, e non si attarda a speculare sull’elocutio.
Not a poet saved by his beloved, but a beloved woman saved by a poet. The task here is to examine the relationship between Beatrice and Eurydice. Let us resist the seductions of literal readings and the sirens of signification: Eurydice rhymes with Beatrice, eight letters in each name, and similarly five letters in both Orpheus and Dante. The model, as pursued in this reading, operates on the level of inventio, or rather in a pre-compositional phase or a deeper stratum, and does not linger over speculations on elocutio.
Riprendiamo le fila del processo di rimozione di Beatrice morta. A questa stregua è confortante constatare che di Euridice, nell’opera dantesca, non si parla mai: confortante, beninteso, in un quadro di rimozione. Un illustre dantista, in modo del tutto ingenuo e dunque impregiudicato, si è chiesto come mai, di Orfeo ed Euridice, Dante non parli mai. È Giorgio Padoan, che a chiusa della voce Orfeo (Enciclopedia Dantesca, IV, 1973) scrive: «È singolare che il poeta non accenni mai al bellissimo mito di Euridice (e al viaggio nell’oltretomba) né alla truce fine di Orfeo, pure così ampiamente descritti da Ovidio». L’assenza, in questa geometria cartesiana di segni invertiti e di valori inalterati, diventa un sintomo, spia di censura. Tanto più se si considera che in un’opera come la Comedìa, d’intento enciclopedico e ambizione totalizzante, ogni lacuna assume un significato forte. Beatrice ed Euridice sono unite da un destino comune, sancito dall’epigrafe di «moritura puella», che si addice a entrambe: iscritta fin dal «proemio» della Vita Nova per l’una – «gloriosa donna della mia mente» (gloriosa allude già alla gloria celeste) – e per l’altra nei primi esametri del racconto ovidiano di Metam. 10, 1-85, quando Imeneo arriva circondato da sinistri presagi:
Let us return to the threads of the repression surrounding Beatrice's death. In this context, it is revealing to note that Eurydice is never mentioned in Dante’s works—revealing, of course, within a framework of repression. A distinguished Dante scholar, approaching the matter with disarming naiveté and thus impartiality, once wondered why Dante never speaks of Orpheus and Eurydice. Giorgio Padoan, concluding his entry on Orpheus in the Enciclopedia Dantesca (IV, 1973), writes: "It is striking that the poet never alludes to the beautiful myth of Eurydice (and the journey to the underworld) or to Orpheus’ gruesome end, both so richly described by Ovid." In this Cartesian geometry of inverted signs and unaltered values, absence becomes a symptom, a trace of censorship. This is all the more significant given that in a work like the Divine Comedy, with its encyclopedic intent and totalizing ambition, every omission carries profound meaning. Beatrice and Eurydice share a common destiny, marked by the epithet "moritura puella," which suits both: inscribed from the "proem" of the Vita Nuova for the former—"glorious lady of my mind" (gloriosa already hinting at celestial glory)—and for the latter in the opening hexameters of Ovid’s account in Metam. 10, 1-85, when Hymen arrives amid ominous portents:
Adfuit ille quidem, sed nec sollemnia verba
Adfuit ille quidem, sed nec sollemnia verba
Nec laetos voltus nec felix attulit omen.
Nec laetos voltus nec felix attulit omen.
Fax quoque, quam tenuit, lacrimoso stridula fumo
Fax quoque, quam tenuit, lacrimoso stridula fumo
Usque fuit nullosque invenit motibus ignes.
Usque fuit nullosque invenit motibus ignes.
(Metam. 10, 4-7)
(Metam. 10, 4-7)
L’elemento separativo risiede nel diverso esito delle storie. Quella di Orfeo è una tragedia (Orphei Tragoedia s’intitolerà infatti la Fabula nel dettato di Antonio Tebaldeo, ben attrezzato umanista), tant’è che la fine è ancor più funesta degli auspici:
The distinguishing element lies in the divergent outcomes of their stories. Orpheus’ tale is a tragedy (indeed, Antonio Tebaldeo, the well-equipped humanist, would title his rendition Orphei Tragoedia), for its conclusion proves even more dire than the omens:
Exitus auspicio gravior; nam nupta per herbas
Exitus auspicio gravior; nam nupta per herbas
Dum nova Naiadum turba comitata vagatur,
Dum nova Naiadum turba comitata vagatur,
Occidit in talum serpentis dente recepto.
Occidit in talum serpentis dente recepto.
(Metam. 10, 8-10)
(Metam. 10, 8-10)
Il poema di Dante invece ha un esito fausto, è «commedia». La miglior chiosa a questi fatti di stile e di genere è affidata all’Epistola a Cangrande: la commedia «differt ergo a tragedia in materia per hoc, quod tragedia in principio est admirabilis et quieta, in fine seu exitu est fetida et horribilis […]. Comedia vero inchoat asperitatem alicuius rei, sed eius materia prospere terminatur» (Ep. 13, 28-29). Euridice va taciuta come figura di smacco e di perdita irreparabile: modello negato e dunque rimosso. E l’Orfeo protagonista di quel mito va esorcizzato, come un oscuro precedente di catastrofe.
Dante's poem, by contrast, has a fortunate outcome, being a "comedy." The most illuminating commentary on these matters of style and genre is found in the Epistle to Cangrande: "Comedy differs from tragedy in subject matter in this respect: tragedy is admirable and tranquil at the beginning but foul and horrible at its end [...]. Comedy, on the other hand, begins with harsh circumstances but concludes its matter prosperously" (Ep. 13, 28-29). Eurydice must remain unspoken as a figure of defeat and irreparable loss: a denied model, hence repressed. The Orpheus of that myth must be exorcised as a dark precursor of catastrophe.
L’Orfeo poeta invece è ammesso a pieno titolo nell’opera dantesca: due sole volte, ma in posizione di rilievo. È nel canto IV dell’Inferno, tra gli spiriti del nobile castello e nei paraggi della «filosofica famiglia» (v. 132) che ha per «maestro» Aristotele: «e vidi il buono accoglitor del quale, / Dïascoride dico; e vidi Orfeo, / Tulïo e Lino e Seneca morale» (Inf. 4, 139-41). E all’inizio del libro II del Convivio, dove Orfeo è assunto come paradigma del senso allegorico in poesia, che
Yet Orpheus the poet is fully admitted into Dante's work: only twice, but in prominent positions. He appears in Canto IV of the Inferno, among the spirits of the noble castle near the "philosophical family" (v. 132) that counts Aristotle as its "master": "And I saw the good collector of whom I speak—/ Dioscorides; and I saw Orpheus, / Tully, Linus, and moral Seneca" (Inf. 4, 139-41). He resurfaces at the beginning of Book II of the Convivio, where Orpheus is presented as a paradigm of allegorical meaning in poetry, which
si nasconde sotto ’l manto di queste favole, ed è una veritade ascosa sotto bella menzogna: sì come quando dice Ovidio che Orfeo facea colla cetera mansuete le fiere, e li arbori e le pietre a sé muovere; che vuol dire che lo savio uomo collo strumento della sua voce faccia mansuescere ed umiliare li crudeli cuori, e faccia muovere alla sua volontade coloro che [non] hanno vita di scienza e d’arte; e coloro che non hanno vita ragionevole alcuna sono quasi come pietre. E perché questo nascondimento fosse trovato per li savi, nel penultimo trattato si mosterrà. (Cv. 2, 1, 3-4)
"lies hidden beneath the cloak of these fables, being a truth concealed under a beautiful fiction: as when Ovid says that Orpheus with his lyre tamed wild beasts, and made trees and stones move toward him. This signifies that the wise man, through the instrument of his voice, softens and humbles cruel hearts, and moves to his will those who live without knowledge and art; while those who lack rational life are as stones. That this hidden meaning was devised by wise men will be shown in the penultimate treatise." (Cv. 2, 1, 3-4)
Orfeo dunque è un modello, una figura mitica del Dante poeta, almeno per quanto spetta all’allegoria.
Thus Orpheus serves as a model, a mythical figure for Dante the poet, at least regarding allegorical practice.
Ripercorriamo per sommi capi il racconto di Orfeo ed Euridice. Esso si fonda, per quel che qui importa, sui seguenti punti:
Let us briefly retrace the story of Orpheus and Eurydice. For our purposes here, it rests on the following elements:
1) morte dell’amata preceduta da segni infausti;
1) The beloved's death preceded by ill omens;
2) sfida lanciata all’Averno e alla morte dalla poesia, vittoriosa sul corso naturale delle cose;
2) Poetry's challenge to Avernus and death, triumphing over nature's course;
3) modalità singolari del recupero: non voltarsi mai, non parlare alla donna, in un tragitto di cui Ovidio descrive magistralmente l’angosciosa oscurità e incertezza;
3) Singular conditions for retrieval: never looking back, not addressing the woman, during a journey whose anxious darkness and uncertainty Ovid masterfully describes;
4) ascesa della donna perduta dietro la sua guida; la quale però, voltandosi prematuramente, perde per sempre la donna, già riscattata col canto. L’intempestività del protagonista, non assistito adeguatamente dalla ragione e dalle virtù necessarie alla terribile prova, comporta il fallimento dell’impresa e pregiudica il riscatto. Questo quarto punto, segnale di rovina, determina l’interdetto nella mente di Dante, sottoposto, in quanto personaggio, a un’anabasi non troppo dissimile da quella descritta.
4) The ascent of the lost beloved following her guide; yet by turning prematurely, the protagonist loses forever the woman already redeemed through song. The protagonist's untimeliness, lacking sufficient rational guidance and virtues for this terrible trial, causes the enterprise's failure and nullifies redemption. This fourth element, signaling ruin, establishes the prohibition in Dante's mind—as a character undergoing an anabasis not wholly dissimilar to that described.
Vediamo ora come l’antimodello di Euridice reagisce a paragone di certi episodi del poema particolarmente indiziati. Si è sorpreso l’autore nell’atto di celare la perdita di Beatrice. Dante non vuol perdere la sua donna, la vuol solo ritrovare: un voler ritrovare senza aver perduto. E allora, nel sistema del racconto, si opera un risarcimento simbolico: il sacrificio sostitutivo di un altro personaggio. Per non perdere Beatrice, Dante perde – deve perdere – Virgilio. Dunque si volta,
Let us now examine how the antimodel of Eurydice reacts when compared to certain particularly indicative episodes in the poem. The author has been caught in the act of concealing Beatrice's loss. Dante does not wish to lose his lady - he seeks only to rediscover her: a desire to reclaim without having truly lost. Thus, within the narrative system, symbolic compensation emerges: the substitutive sacrifice of another character. To avoid losing Beatrice, Dante loses - must lose - Virgil. Therefore, he turns back:
Ma Virgilio n’avea lasciati scemi
But Virgil had left us deprived
di sé, Virgilio dolcissimo patre,
of himself, Virgil sweetest father,
Virgilio a cui per mia salute die’mi,
Virgil to whom I gave myself for my salvation,
(Pg. 30, 49-51)
(Purg. 30, 49-51)
triplice invocazione del nome, cui fa eco Beatrice con un triplice imperativo, nelle prime parole rivolte a chi era uscito per lei dalla volgare schiera:
a triple invocation of the name, echoed by Beatrice through threefold imperatives in her first words to him who had left the vulgar crowd for her sake:
«Dante, perché Virgilio se ne vada,
"Dante, though Virgil departs,
non pianger anco, non piangere ancora;
do not weep yet, do not weep now;
ché pianger ti conven per altra spada».
for you must weep for another sword."
(vv. 55-57)
(vv. 55-57)
«Dante», prima parola che Beatrice proferisce, è anche l’unica citazione dell’autore nel poema.
"Dante," the first word Beatrice utters, also stands as the sole explicit mention of the author within the poem.
In questo sistema compensativo di lutti e di perdite va recuperata anche la triplice invocazione di Virgilio. Non so a chi risale il merito dell’accertamento, che per parte mia ricavo dal vecchio commento di Scartazzini e Vandelli (purtroppo la voce Virgilio dell’Enciclopedia Dantesca non ne dà conto), secondo cui fonte del passo è la triplice invocazione di Euridice pronunciata dalla lingua ormai fredda della testa mozza di Orfeo, che galleggia sulle onde del fiume Ebro, amico di Eagro padre del poeta, che rende un postumo omaggio al cantore ucciso:
Within this compensatory system of mourning and loss, we must also recover the triple invocation of Virgil. I cannot say to whom credit is due for this identification, which I trace to the old commentary by Scartazzini and Vandelli (unfortunately, the entry for Virgil in the Dante Encyclopedia does not address it). Their analysis identifies the source as the triple invocation of Eurydice uttered by the cold tongue of Orpheus' severed head, floating on the waves of the river Hebrus - friend to Eagrus, the poet's father - which pays posthumous homage to the slain singer:
Tum quoque, marmorea caput a cervice revulsum
Then too, as the Oeagrian Hebrus rolled
Gurgite cum medio portans Oeagrius Hebrus
his head, torn from the marble neck, midstream,
Volveret, Eurydicen vox ipsa et frigida lingua
the very voice and icy tongue
A miseram Eurydicen! anima fugiente vocabat,
cried "Eurydice!" as the spirit fled:
Eurydicen toto referebant flumine ripae.
"Poor Eurydice!" the riverbanks echoed "Eurydice!"
(Georg. 4, 523-27)
(Georg. 4, 523-27)
Passo di gran lunga preferibile a quello tratto dal finale del libro XII, ultimo del poema, della Tebaide di Stazio, dove si invoca per tre volte l’«Arcada» Partenopeo (12, 805-7), uno dei sette a Tebe. La segnalazione, che si deve a Diskin Clay, risulta poco persuasiva per l’assunto, audacissimo, di fare dell’arcade Partenopeo una figura di Virgilio, «partenopeo» come lui (si fa per dire…) in grazia del famoso epitaffio «Mantua me genuit […] tenet nunc Parthenope» e del culto riservato a Napoli al poeta. Meglio stare alla fonte accreditata da Scartazzini e Vandelli. Semmai è più pertinente la triplice menzione di Icaro, lui pure figura di smacco, che è presso Ovidio, nei distici di Ars am. 2, 93-95:
This passage is far preferable to that drawn from the conclusion of Book XII, the final book of Statius' Thebaid, where the "Arcadian" Parthenopaeus is thrice invoked (12, 805-7) - one of the seven against Thebes. The attribution proposed by Diskin Clay, linking the Arcadian Parthenopaeus to Virgil as a "Parthenopean" figure (due to the famous epitaph "Mantua gave birth to me [...] now Parthenope holds me" and Virgil's veneration in Naples), proves unconvincing in its bold conflation. It is wiser to follow the source acknowledged by Scartazzini and Vandelli. More pertinent is the triple mention of Icarus, another figure of failure, found in Ovid's distichs from Ars am. 2, 93-95:
At pater infelix, nec iam pater, ‘Icare’ clamat,
But the unhappy father, no longer a father, cries "Icarus!",
‘Icare,’ clamat ‘ubi es, quoque sub axe volas?
"Icarus!" he calls, "Where are you? Under what sky do you fly?"
‘Icare’ clamabat; pinnas aspexit in undis.
"Icarus!" he kept shouting - then spied wings amid the waves.
Ingegnosa peraltro quell’osservazione di Clay che collega il pianger detto per tre volte da Beatrice con l’anafora, del pari triplice, di flebile riferita a Orfeo nel passo che narra della sua morte e della testa che galleggia sull’Ebro secondo la versione di Ovidio:
Ingenious, however, is Clay's observation connecting Beatrice's thrice-repeated "pianger" (weep) with the similarly tripled anaphora of "flebile" (mournful) describing Orpheus in Ovid's account of his death and his head floating on the Hebrus:
[…] caput, Hebre, lyramque
[...] the Hebrus received
Excipis et (mirum!) medio dum labitur amne,
his head and lyre, and (wondrous!) as they drifted midstream,
Flebile nescio quid queritur lyra, flebile lingua
the lyre moaned something mournful, the lifeless tongue
Murmurat exanimis, respondent flebile ripae.
murmured mournfully, the banks echoed mournfully.
(Metam. 11, 50-53)
(Metam. 11, 50-53)
Un riconoscimento che consente d’interpretare le anafore di Virgilio e pianger nel canto XXX del Purgatorio come la riscrittura di due passi distinti e affini delle Georgiche e delle Metamorfosi, costruiti quasi sulle stesse parole (basti dire «referebant … ripae» e «respondent … ripae»). Anche da ciò appare chiaro che il mito di Orfeo è la filigrana di tutto.
This recognition allows us to interpret the anaphoras of Virgil and weep in Canto XXX of Purgatorio as reworkings of two distinct yet related passages from the Georgics and Metamorphoses, constructed with nearly identical phrasing (consider "referebant ... ripae" and "respondent ... ripae"). This further clarifies how the Orpheus myth serves as the underlying motif throughout.
Restano da postillare le modalità dell’ascesa dagli Inferi alla luce: non esser lecito alla guida volgersi indietro e guardare. L’atto di girarsi a contemplare uno scampato pericolo è perfettamente naturale in Dante, descritto fin dalle prime terzine:
What remains to be annotated are the protocols for ascending from Hell to light: the prohibition against the guide turning back or gazing behind. The act of glancing back to contemplate an escaped peril is deeply natural in Dante, described as early as the opening tercets:
E come quei che con lena affannata,
And as one who, with laboring breath,
uscito fuor del pelago a la riva,
has fled the deep to reach the shore,
si volge a l’acqua perigliosa e guata,
turns to survey the perilous waters beneath,
così l’animo mio, ch’ancor fuggiva,
so my mind, still fleeing in terror,
si volse a retro a rimirar lo passo
turned back to gaze upon that pass
che non lasciò già mai persona viva.
which never left alive a soul that entered there.
(Inf. 1, 22-27)
(Inf. 1, 22-27)
Il verbo volgere e il gesto di «(ri)volgere gli occhi» sono frequentissimi nel poema. Così pure l’azione di seguire, fin da «Allor si mosse, e io li tenni dietro», finale del canto I (Inf. 1, 136). L’interdizione di guardare (qui però di volgere il viso per non vedere) è espressa nel canto IX dell’Inferno in presenza della Gorgone, presso la porta di Dite. Virgilio scongiura il suo discepolo,
The verb to turn and the gesture of "(re)turning one's eyes" recur obsessively in the poem. So too does the act of following, beginning with "Then he moved, and I kept close behind," which concludes Canto I (Inf. 1, 136). The interdiction against looking (here, specifically against turning one's face to avoid seeing) is articulated in Canto IX of Inferno before the Gorgon at Dis' gate. Virgil implores his disciple:
«Volgiti ’n dietro e tien lo viso chiuso;
"Turn around and keep your eyes shut tight;
ché se ’l Gorgòn si mostra e tu ’l vedessi,
for should the Gorgon show herself and you behold her,
nulla sarebbe di tornar mai suso».
there would be no hope of ever returning above."
Così disse ’l maestro; ed elli stessi
So spoke my master; and he himself
mi volse, e non si tenne a le mie mani,
turned me around, nor did he trust my hands,
che con le sue ancor non mi chiudessi.
but closed his own over my shielded eyes.
(Inf. 9, 55-60)
(Inf. 9, 55-60)
Curioso che non si dica: chi vede la Gorgone, impietra, com’è nella tradizione classica, bensì «nulla sarebbe di tornar mai suso», che sarà anche la conseguenza dell’impietramento, ma che significa anzitutto: non potrà uscire dagli Inferi. Ed è significativo il modo in cui le tre Furie minacciano l’incauto pellegrino:
Notably absent is the classical tradition's warning that Gorgon-sight petrifies; instead, "there would be no hope of ever returning above" — while petrification's consequence, this primarily signifies eternal entrapment in Hell. Equally significant is how the three Furies menace the rash pilgrim:
«Vegna Medusa: sí ’l farem di smalto»,
"Let Medusa come: we'll turn him to stone,"
dicevan tutte riguardando in giuso;
they cried, glaring downward;
«mal non vengiammo in Tesëo l’assalto»,
"we avenged ill Theseus' assault."
(Inf. 9, 52-54)
(Inf. 9, 52-54)
perché la menzione di Teseo – che con l’amico Piritoo, ucciso da Cerbero, era sceso nell’Averno tentando invano di rapire Proserpina, e che, catturato, fu liberato da Ercole – è collegata a un’impresa fallimentare, a una discesa agli Inferi infruttuosa e dunque da esorcizzare. Teseo come Orfeo (anche sul piano del significante, i due nomi hanno cinque lettere e identica terminazione). Una storia tanto più paurosa, quanto più fermamente rivendicata dalle «Erine» come un antico loro vanto.
The reference to Theseus — who with his friend Pirithous (slain by Cerberus) descended to Avernus in a failed attempt to abduct Proserpina and was later freed by Hercules — connects to a fruitless infernal journey, thus requiring exorcism. Theseus parallels Orpheus (even phonetically: both names have five letters and identical endings). The episode grows more ominous as the Furies vaunt it as ancient triumph.
Il divieto, il conseguente atto sollecito di Virgilio, nonché tutto il contesto, che parla di Medusa, di Furie e di Teseo, vengono commentati senza soluzione di continuità da un’enigmatica terzina:
This prohibition, Virgil's swift intervention, and the entire context involving Medusa, Furies, and Theseus are immediately glossed by an enigmatic tercet:
O voi ch’avete li ’ntelletti sani,
O you possessed of sound intellects,
mirate la dottrina che s’asconde
observe the doctrine hidden
sotto ’l velame de li versi strani.
beneath the veil of the strange verses.
(vv. 61-63)
(vv. 61-63)
Per definizione, gli enigmi danteschi si vogliono insolubili. Qui Dante richiama il lettore all’uso della chiave allegorica, detenuta da Orfeo, ed è singolare che il monito si applichi alla menzione della sfida di Teseo, viaggiatore sfortunato agli Inferi, e all’interdetto di volgersi, quello stesso infranto dall’incauto poeta tracio. Simmetrico a questo, anche se minaccia conseguenze contrarie, è l’episodio dell’angelo addetto alla porta del Purgatorio:
By definition, Dantean enigmas are intended to remain insoluble. Here Dante summons the reader to employ the allegorical key, held by Orpheus, and it is remarkable that this admonition applies to the mention of Theseus’ ill-fated journey through Hell and to the prohibition against turning back — the very prohibition violated by the incautious Thracian poet. Symmetrical to this, though threatening contrary consequences, is the episode of the angel guarding Purgatory’s gate:
Poi pinse l’uscio a la porta sacrata,
Poi pinse l’uscio a la porta sacrata,
dicendo: «Intrate; ma facciovi accorti
dicendo: «Intrate; ma facciovi accorti
che di fuor torna chi ’n dietro si guata».
che di fuor torna chi ’n dietro si guata».
(Pg. 9, 130-32)
(Pg. 9, 130-32)
Taccio quante volte, nell’ascesi verso l’Empireo, gli «occhi santi» di Beatrice s’incontrano con quelli del suo fedele, quante volte l’atto di volgersi felicemente si compie: è la sublimazione celeste del dolce sguardo di lei, celebrato come virtù terrena, ma di contenuto miracoloso, già nella Vita Nova. Una «decenne sete» di epifania e di svelamento anima questa supplica purgatoriale:
I leave unnumbered the instances in which, during the ascent toward the Empyrean, Beatrice’s "holy eyes" meet those of her devotee, how often the act of turning is joyously fulfilled: this represents the celestial sublimation of her tender gaze, celebrated as an earthly virtue yet imbued with miraculous power even in the Vita Nuova. A "decade-long thirst" for epiphany and revelation animates this purgatorial plea:
«Volgi, Beatrice, volgi li occhi santi»,
«Volgi, Beatrice, volgi li occhi santi»,
era la sua canzone «al tuo fedele
era la sua canzone «al tuo fedele
che, per vederti, ha mossi passi tanti!
che, per vederti, ha mossi passi tanti!
Per grazia fa noi grazia che disvele
Per grazia fa noi grazia che disvele
a lui la bocca tua, sì che discerna
a lui la bocca tua, sì che discerna
la seconda bellezza che tu cele».
la seconda bellezza che tu cele».
(Pg. 31, 133-38)
(Pg. 31, 133-38)
Si comprende allora di quante implicazioni si carichi il finale del canto XXII del Paradiso, «poscia rivolsi li occhi a li occhi belli» (v. 154), che esordisce così:
One then grasps the weight of implications borne by the closing lines of Paradiso Canto XXII, "poscia rivolsi li occhi a li occhi belli" (v. 154), which begins thus:
Oppresso di stupore, a la mia guida
Oppresso di stupore, a la mia guida
mi volsi, come parvol che ricorre
mi volsi, come parvol che ricorre
sempre colà dove più si confida.
sempre colà dove più si confida.
(vv. 1-3)
(vv. 1-3)
Un’immagine ribadita dall’ultimo discorso di Beatrice, «La cieca cupidigia che v’ammalia / simili fatti v’ha al fantolino / che muor per fame e caccia via la balia» (Pd. 30, 139-41), antitetica a quella che segna la scomparsa di Virgilio, per cui il volgersi col «respitto / col quale il fantolin corre a la mamma / quando ha paura o quando elli è afflitto» (Pg. 30, 43-45) non era valso a Dante la sospensione della perdita. La perdita di Beatrice è, per Dante, intollerabile. Conta solo, e solo s’iscrive nel poema, il suo ritrovamento, senza soluzione di continuità. In questo lutto, in questa censura così profonda, è la miglior prova della realtà, tante volte negata, del fantasma.
This image is reinforced by Beatrice’s final admonition: "La cieca cupidigia che v’ammalia / simili fatti v’ha al fantolino / che muor per fame e caccia via la balia" (Pd. 30, 139-41) — antithetical to Virgil’s departure, where turning with "the eagerness / of a child running to its mother when / afraid or hurt" (Pg. 30, 43-45) had not spared Dante that loss. Beatrice’s absence proves intolerable for Dante. Only her rediscovery, seamless and uninterrupted, matters and finds expression in the poem. Within this grief, this profoundly censored void, lies the most compelling evidence for the reality — so often denied — of the phantom.
«Ma io, perché venirvi? o chi ’l concede? / Io non Enëa, io non Paulo sono» (Inf. 2, 31-32): formula solenne di denegazione, di freudiana Verneinung. Chissà se nel viluppo delle preterizioni, delle reticenze e delle paure interne Dante non volesse anche dire: io non sono neppure Orfeo, eventuale candidato di una classica terna dantesca, difettiva del terzo nome. La sua è una storia di segni mutati e di ruoli invertiti, ma non antitetici a quelli del mito classico. «Anima degna», provvidenziale Orfeo, Beatrice scenderà sì agli Inferi; ma Dante non si perderà, né perderà il suo bene, che la poesia gli restituiva eterno e che la grazia gli conservava trasumanato.
"Ma io, perché venirvi? o chi ’l concede? / Io non Enëa, io non Paulo sono" (Inf. 2, 31-32): a solemn formula of denial, a Freudian Verneinung. Who can say whether, amid the tangle of preteritions, reticences, and inner fears, Dante also sought to declare: I am not Orpheus either — a potential third name completing the classical triad here conspicuously absent. His is a narrative of transformed signs and inverted roles, yet not antithetical to classical myth. A "noble soul," a providential Orpheus, Beatrice will indeed descend to Hell; but Dante will neither lose himself nor his beloved, whom poetry restores eternally and grace preserves transhumanized.
Sdoppiamento dunque del mito classico, diffratto in due versioni complementari e sovrapposte. Perché qui non si dà solo chiasmo (la storia di un poeta salvato dalla sua donna, invece di una donna salvata dal poeta che la celebra, con la discesa agli Inferi comune ai due racconti), ma proprio sdoppiamento. Dante è un nuovo Orfeo, in quanto poeta che salva e si fa garante dell’immortalità dell’amata; ma anche Beatrice è figura di Orfeo, se scende nell’Ade cristiano come redentrice attiva. Nel contempo, Dante salvato dagli Inferi è una reincarnazione maschile di Euridice, e anche Beatrice è una seconda Euridice, in quanto sottratta alla morte e riportata alla fama mondana per virtù di poesia. Il passaggio dal segno negativo (tragedia) al positivo (commedia) è pagato da Virgilio, figura di sostituzione o compenso allo smacco tradizionale, rifiutato o negato. E così il lutto per Beatrice assume il peso di una perdita più estesa, quella della prima guida e del padre (o della madre, perché Virgilio è anche questo), scaricando sulla scomparsa di lui, sottratto all’improvviso e nel momento più critico per il poeta personaggio, le ragioni più umane di un cordoglio senza conforto sulla terra.
A doubling, then, of the classical myth, refracted into two complementary and superimposed versions. For here we find not merely chiasmus (the story of a poet saved by his beloved, rather than a woman saved by the poet who celebrates her, with the descent to Hell common to both narratives), but a true doubling. Dante becomes a new Orpheus, as the poet who saves and guarantees the immortality of his beloved; yet Beatrice too assumes the figure of Orpheus, descending into the Christian Hades as an active redeemer. Simultaneously, Dante saved from Hell embodies a masculine reincarnation of Eurydice, while Beatrice herself becomes a second Eurydice, wrested from death and restored to worldly fame through poetic power. The transition from negative sign (tragedy) to positive (comedy) is exacted through Virgil - a figure of substitution or compensation for the traditional defeat, now refused or negated. Thus, the mourning for Beatrice assumes the weight of a more extensive loss: that of the first guide and father (or mother, for Virgil is also this), projecting onto his sudden disappearance at the most critical moment for the poet-protagonist the profoundly human grounds for an inconsolable earthly grief.
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Beatrice assunta in cielo riapparirà al suo fedele nel Paradiso terrestre, dunque in una zona intermedia tra terra e cielo. Già «gloriosa» nel mondo sublunare, Beatrice a quel punto viene incontro a metà strada dall’alto. Ed è lei, proprio lei, l’«antica fiamma» di un tempo che risorge alla vista, ci tiene a dirlo: «Guardaci ben! Ben son, ben son Beatrice» (Pg. 30, 73). Solo che la «gentilissima» – la quale, piuttosto che la donna di un tempo, è qui rievocata come donna nel tempo – è ben altra dalla Beatrice trasumanata dell’eternità. Anche a lei come a Dante si addice la terzina
Beatrice, assumed into Heaven, will reappear to her devotee in the Earthly Paradise - an intermediate zone between earth and heaven. Already "glorious" in the sublunary world, Beatrice here meets him halfway from the heights. And she, precisely she, is the "ancient flame" of former times resurrected to vision - she insists upon it: "Guardaci ben! Ben son, ben son Beatrice" (Pg. 30, 73). Yet this "Most Noble" one - evoked here less as the woman of former days than as a woman existing within time - differs profoundly from the transhumanized Beatrice of eternity. To her, as to Dante, applies the tercet:
ïo, che al divino da l’umano,
ïo, che al divino da l’umano,
a l’etterno dal tempo era venuto,
a l’etterno dal tempo era venuto,
e di Fiorenza in popol giusto e sano.
e di Fiorenza in popol giusto e sano.
(Pd. 31, 37-39)
(Par. 31, 37-39)
La questione, tante volte dibattuta, se la Beatrice del poema sia la stessa della Vita Nova e delle rime o altra, scolora nella diacronia mutevole a cui soggiace ogni individuo, e soprattutto sembra oziosa a paragone del rapporto che intercorre tra «libello» e Comedìa, con l’intermezzo interrotto del Convivio. «Nel mezzo del cammin di nostra vita» è un incipit di poema che paradossalmente comincia con un «mezzo» specie tenendo d’occhio il libro dell’esordio giovanile, la Vita Nova, implicata nel capoverso. La vicenda di Beatrice dal tempo all’eterno si converte nel diagramma esemplare della poesia di Dante.
The much-debated question of whether the Beatrice of the poem coincides with that of the Vita Nuova and the lyric poems or constitutes a distinct figure fades before the mutable diachrony governing all individuals, appearing especially otiose when compared to the relationship between the "libello" and the Divine Comedy, with the interrupted interlude of the Convivio. "Nel mezzo del cammin di nostra vita" - this incipit of a poem paradoxically begins with a "mezzo" particularly when considered in light of the youthful work, the Vita Nuova, implicitly present in its opening paragraph. The trajectory of Beatrice from time to eternity converts itself into the exemplary diagram of Dante's poetry.
Del titolo Vita Nova ultimamente è stata proposta la traduzione ‘vita giovanile’, ovvero – a norma del lessico e della teoria delle età enunciata da Cv. 4, 24 – «prima etade» o «adolescenza», corrispondente ai primi venticinque anni di vita. Un senso che vige anche nella reprimenda di Beatrice: «questi fu tal ne la sua vita nova / virtüalmente, ch’ogne abito destro / fatto averebbe in lui mirabil prova» (Pg. 30, 115-17). Conviene analizzare attentamente il lessico dantesco che designa la prima età. Accanto a «vita nova», «prima etade» e «adolescenza», c’è pure «gioventudine», nella formula «passioni e acti di tanta gioventudine» (1. 11), che è quasi l’ideale sottotitolo della Vita Nova. «Gioventudine» è un hapax in Dante, distinto dalla «gioventute» di una lirica della Vita, «in gaia gioventute / distructa ài l’amorosa leggiadria» (3. 10, vv. 15-16), o di quella postulata dal Convivio, che designa l’età che segue all’adolescenza. In due passi della Vita Nova (1. 9 e 5. 14), Dante discorre anche di «pueritia», un termine che riapparirà, sempre a proposito dell’amore per Beatrice, in «l’alta virtù che già m’avea trafitto / prima ch’io fuor di püerizia fosse» (Pg. 30, 40-42): la «pueritia» è l’età dei «pargoli», anteriore alla pubertà. Sono tutti lemmi di una tassonomia e di una nomenclatura delle età che non si potrebbe restringere a quanto si sostiene nel quarto del Convivio, e ci si deve guardare dall’applicarne a ritroso partizioni e dizioni specifiche.
Recent scholarship has proposed translating the title Vita Nova as 'young life' - or, following the lexicon and theory of ages outlined in Cv. 4, 24 - "first age" or "adolescence," corresponding to the first twenty-five years of life. This sense persists even in Beatrice's reproach: "questi fu tal ne la sua vita nova / virtüalmente, ch’ogne abito destro / fatto averebbe in lui mirabil prova" (Pg. 30, 115-17). We must carefully analyze Dante's lexical designations for the first age. Alongside "vita nova," "prima etade," and "adolescenza," we find "gioventudine" in the phrase "passioni e acti di tanta gioventudine" (1. 11), which functions almost as an ideal subtitle for the Vita Nova. "Gioventudine" constitutes a Dantean hapax, distinct from the "gioventute" of a lyric in the Vita - "in gaia gioventute / distructa ài l’amorosa leggiadria" (3. 10, vv. 15-16) - or that postulated by the Convivio, which denotes the age following adolescence. In two passages of the Vita Nova (1. 9 and 5. 14), Dante also discusses "pueritia," a term reappearing in reference to his love for Beatrice: "l’alta virtù che già m’avea trafitto / prima ch’io fuor di püerizia fosse" (Pg. 30, 40-42). Here "pueritia" signifies the age of "young children," preceding puberty. These terms form part of a taxonomy and nomenclature of life stages that cannot be strictly confined to the Convivio's fourth treatise, cautioning us against retroactively applying its specific partitions and diction.
La giovinezza è l’emblema della Vita Nova, l’età che dà nome al libro e sostanza ai suoi «maggiori paragrafi». E se la Vita Nova è il libro della giovinezza, è perciò anche il libro delle «amistadi» del giovane Dante. Perché l’amicizia non è una qualità accessoria, bensì la dominante della «prima etade», che va dall’ottavo mese dopo il concepimento al venticinquesimo anno: «la maggiore parte dell’amistadi si paiono seminare in questa etade prima, però che in essa comincia l’uomo ad essere grazioso o vero lo contrario» (Cv. 4, 25, 1). Questo essenziale legame tra il libro delle amicizie giovanili e l’«etade prima» fonte di ogni amicizia è la chiave di lettura più seducente del «libello» entro la carriera di Dante, secondo il paradigma Vita Nova o «adolescenza», Convivio o «gioventute» (ossia la seconda età per il Convivio) e Comedìa totalizzante. Guido Cavalcanti è «primo amico» e destinatario del libro anche in questa prospettiva dinamica.
Youth stands as the emblem of the Vita Nova - the age that names the book and substantiates its "major paragraphs." If the Vita Nova is the book of youth, it is consequently also the book of young Dante's "friendships." For friendship is not an accessory quality but the dominant virtue of the "first age," spanning from the eighth month after conception to the twenty-fifth year: "la maggiore parte dell’amistadi si paiono seminare in questa etade prima, però che in essa comincia l’uomo ad essere grazioso o vero lo contrario" (Cv. 4, 25, 1). This essential connection between the book of youthful friendships and the "prima etade" as the source of all friendship provides the most compelling key for reading the "libello" within Dante's career, following the paradigm: Vita Nova or "adolescence," Convivio or "gioventute" (i.e., the second age per the Convivio), and the totalizing Divine Comedy. Guido Cavalcanti's role as "First Friend" and dedicatee of the book further confirms this dynamic perspective.
Dante entra nell’«adolescenza» al tempo del concepimento o dell’incarnazione di Beatrice, nata otto mesi giusti dopo di lui, ed entra nella seconda età alla morte della donna. Quattro cose sono «necessarie allo entrare nella cittade del bene vivere» (Cv. 4, 24, 11) nella prima età: Obedienza, Soavitate, Vergogna e Adornezza corporale. Nella Vita Nova si privilegia Soavitate (Cv. 4, 25, 1-2), la virtù che presiede alle amicizie, senza le quali non si dà «perfetta vita»; o anzi la Vita Nova, ancora in «adolescenza», anticipa modalità e comportamenti che il Convivio auspicherà per la seconda età o «gioventute». L’«appetito» irascibile e concupiscibile, ad esempio, nella seconda età deve essere «cavalcato dalla ragione» (Cv. 4, 26, 5-6): ma è quel che capita già a Dante adolescente, perché l’immagine di Beatrice, «la quale continuatamente meco stava […] era di sì nobilissima virtù, che nulla volta sofferse che Amore mi reggesse sanza lo fedele consiglio della Ragione» (VN 1. 10), concetto ribadito a 2. 4. La rievocazione dell’anniversario della morte di Beatrice in VN 23 è autorizzata dal caso di Enea, che nel libro V dell’Eneide, dove sono indetti i giochi in Sicilia «nell’anniversario del padre», «lealmente diede poi a ciascuno vittorioso» i premi promessi (Cv. 4, 26, 14): Enea è addotto a esempio di «lealtade», virtù che si addice specialmente alla seconda età, insieme con «cortesia, amore, fortezza e temperanza». C’è insomma una «vita nova» precoce in Dante, che anticipa tratti e virtù dell’età più provetta. E se la «lealtade» nella liberalità è tipica della «gioventute», non sarà un caso che Dante anche più oltre, compiuti i venticinque anni, ne dia prova, con l’omaggio al fratello di Beatrice di due componimenti funebri, parendogli un solo sonetto «povero … servigio e nudo» (22. 1).
Dante enters "adolescence" at the time of Beatrice’s conception or incarnation, born precisely eight months after him, and enters the second age at the woman’s death. Four things are "necessary for entering the city of good living" (Cv. 4, 24, 11) in the first age: Obedience, Gentleness, Shame, and Bodily Grace. In the Vita Nova, Gentleness is privileged (Cv. 4, 25, 1-2), the virtue presiding over friendships, without which there can be no "perfect life"; or rather, the Vita Nova, still in "adolescence," anticipates modes and behaviors that the Convivio would later advocate for the second age or "youth." The irascible and concupiscible "appetites," for example, in the second age must be "ridden by reason" (Cv. 4, 26, 5-6): but this is precisely what already happens to the adolescent Dante, for the image of Beatrice, "who continually remained with me [...] was of such noble virtue that never did she allow Love to rule me without the faithful counsel of Reason" (VN 1. 10), a concept reiterated at 2. 4. The commemoration of Beatrice’s death anniversary in VN 23 is authorized by the case of Aeneas, who in Book V of the Aeneid, where games are instituted in Sicily "on the anniversary of his father," "loyally bestowed the promised prizes upon each victor" (Cv. 4, 26, 14): Aeneas is cited as an example of "loyalty," a virtue especially suited to the second age, alongside "courtesy, love, fortitude, and temperance." There is, in short, a precocious "vita nova" in Dante, anticipating traits and virtues of a more mature age. And if "loyalty" in liberality is typical of "youth," it is no coincidence that Dante, even beyond his twenty-fifth year, demonstrates it by offering two funeral compositions to Beatrice’s brother, deeming a single sonnet "a poor ... service and bare" (22. 1).
Il nome di Enea cade a proposito. I dodici libri dell’Eneide, sul fondamento dell’Expositio virgilianae continentiae di Fulgenzio, venivano raggruppati in quattro terne a delineare una grande allegoria della vita umana nelle sue quattro età. Ponendo dunque mente a «lo figurato che di questo diverso processo dell’etadi tiene Virgilio nello Eneida» (Cv. 4, 24, 9), ai primi tre libri del poema virgiliano, testi canonici dell’«adolescenza», corrisponde nell’opera di Dante la Vita Nova, libro delle «amistadi» e della «prima etade».
The name of Aeneas is invoked aptly. The twelve books of the Aeneid, based on Fulgentius’s Expositio virgilianae continentiae, were grouped into four triads to outline a grand allegory of human life across its four ages. Thus, considering "the figurative meaning that Virgil assigns to this diverse progression of ages in the Aeneid" (Cv. 4, 24, 9), the first three books of the Virgilian poem, canonical texts of "adolescence," correspond in Dante’s work to the Vita Nova, the book of "friendships" and the "first age."
In un passo del Convivio, la Vita Nova è messa a paragone della nuova opera destinata a rimanere incompiuta, in un rapporto di superamento che non è però disarmonico, né conosce soluzione di continuità:
In a passage from the Convivio, the Vita Nova is compared to the new work destined to remain unfinished, in a relationship of supersession that is neither discordant nor discontinuous:
E se nella presente opera, la quale è Convivio nominata e vo’ che sia, più virilmente si trattasse che nella Vita Nova, non intendo però a quella in parte alcuna derogare, ma maggiormente giovare per questa quella; veggendo sì come ragionevolemente quella fervida e passionata, questa temperata e virile essere conviene. Ché altro si conviene e dire e operare ad una etade che ad altra […] sì come di sotto, nel quarto trattato di questo libro, sarà propia ragione mostrata. E io in quella dinanzi, all’entrata della mia gioventute parlai, e in questa dipoi, quella già trapassata. (Cv. 1, 1, 16-17)
And if in this present work, which is called the Convivio and which I intend to be, matters are treated more virilely than in the Vita Nova, I do not mean in any way to disparage the latter, but rather to enhance it through this one; seeing how reasonably that work, fervid and impassioned, must yield to this one, tempered and virile. For different words and deeds suit different ages [...] as will be properly shown below, in the fourth treatise of this book. And in that earlier work, I spoke at the threshold of my youth, and in this one afterward, when that youth had already been transcended. (Cv. 1, 1, 16-17)
Di portata decisiva per la tesi che qui si sostiene, ma anche a fini più generali, è la connessione tra età dell’autore e opere. In «fervida e passionata» si riflette da una parte la dittologia caratterizzante del «libello», cioè «passioni e acti di tanta gioventudine», dall’altra la «passione della vergogna» tipica dell’«adolescenza» e suddivisa nel trattato in «tre passioni necessarie al fondamento della nostra vita buona: l’una si è Stupore; l’altra si è Pudore; la terza si è Verecundia» (Cv. 4, 25, 3-4). Ancora una volta si vede come Vita Nova e prima età siano una cosa. Invece il Convivio è opera «temperata e virile». Anche qui la pertinenza degli attributi è significativa, rinviando non più alla prima, bensì alla seconda età teorizzata nel Convivio. In questa seconda età l’anima è «temperata e forte, / piena d’amore e di cortesi lode, / e solo in lealtà far si diletta» (Le dolci rime, vv. 129-31), come conferma la chiosa di Cv. 4, 26. Gli attributi di tale età sono «forte, amorosa, cortese e leale» (4, 26, 2). L’uomo, allora, usa il freno della Temperanza «quando elli caccia» (4, 26, 7) e lo sprone della «Fortezza o vero Magnanimitate» quando «fugge». L’esempio viene dalla «parte dello Eneida ove questa etade si figura», ossia dalla terna formata dai libri IV, V e VI: per la Temperanza il quarto (l’abbandono di Didone) e per la Fortezza il sesto («solo con Sibilla a intrare nello Inferno»). Questa seconda età deve anche essere «amorosa», secondo l’esempio fornito da Enea nel libro V, «quando lasciò li vecchi Troiani in Cicilia racomandati ad Aceste, e partilli dalle fatiche» (Cv. 4, 26, 10-11); «cortese», come Enea nel sesto, «per onorare lo corpo di Miseno morto» (4, 26, 12-13), e «leale», come Enea nel quinto, quando, come si è detto più sopra, «fece li giuochi in Cicilia nell’anniversario del padre» (4, 26, 14-15).
Of decisive importance for the thesis argued here, as well as for broader purposes, is the connection between the author’s age and his works. The phrase "fervida e passionata" ("ardent and impassioned") reflects, on the one hand, the defining diptych of the "libello" (the youthful work), namely "passions and acts of such youthful age," and on the other, the "passion of shame" characteristic of "adolescence," subdivided in the treatise into "three passions necessary for the foundation of our good life: the first is Wonder; the second is Modesty; the third is Reverence" (Cv. 4, 25, 3-4). Once again, we see how the Vita Nova and the first age are one and the same. By contrast, the Convivio is a "temperate and virile" work. Here, too, the pertinence of these attributes is significant, referring no longer to the first age but to the second age theorized in the Convivio. In this second age, the soul is "temperate and strong, / full of love and courteous praise, / and delights solely in practicing loyalty" (Le dolci rime, vv. 129-31), as confirmed by the gloss in Cv. 4, 26. The attributes of this age are "strong, loving, courteous, and loyal" (4, 26, 2). At this stage, man applies the bridle of Temperance "when he drives away" (4, 26, 7) and the spur of "Fortitude or True Magnanimity" when "he flees." The example derives from "the portion of the Aeneid where this age is allegorized," namely the triad formed by Books IV, V, and VI: for Temperance, the fourth (the abandonment of Dido) and for Fortitude, the sixth ("venturing into Hell accompanied solely by the Sibyl"). This second age must also be "loving," following the example of Aeneas in Book V, "when he left the elderly Troians in Sicily entrusted to Acestes, thereby sparing them further labors" (Cv. 4, 26, 10-11); "courteous," like Aeneas in the sixth book, "in honoring the body of the dead Misenus" (4, 26, 12-13); and "loyal," like Aeneas in the fifth book, when, as mentioned earlier, "he held the games in Sicily on the anniversary of his father’s death" (4, 26, 14-15).
Il Convivio sarà il libro incompiuto della seconda età. Ma giusto nel mezzo di essa (che conta vent’anni, tra i venticinque e i quarantacinque), dunque a trentacinque anni, o insomma «Nel mezzo del cammin di nostra vita» – una vita che non è più la «vita nova» e che però si pone in continuità con essa – si colloca la Comedìa, che riempie il tratto declinante dell’arco della vita. O anzi riempie di sé ogni età che avanza. La parte introdotta dalla rubrica Incipit Vita Nova, suddivisa in trentuno «paragrafi», segna nel libro della memoria di Dante una partizione cronologica e locale, ma autentica: non è una semplice divisa metaforica, è l’inizio di tutto. Un’elegante, perfetta continuità di rubriche scandisce i giorni e le opere di Dante. Dall’alfa all’omega, dal tempo all’eterno, e al suo fianco Beatrice.
The Convivio will remain the unfinished work of the second age. Yet precisely at its midpoint (spanning twenty years, between twenty-five and forty-five), thus at thirty-five years of age—or in other words, "Midway upon the journey of our life"—a life that is no longer the "vita nova" but exists in continuity with it—there stands the Divine Comedy, which fills the declining arc of life’s trajectory. Or rather, it fills every advancing age with its presence. The section introduced by the rubric Incipit Vita Nova, divided into thirty-one "paragraphs," marks a chronological and local division in Dante’s book of memory, yet one that is authentic: it is not a mere metaphorical partition but the beginning of everything. An elegant, perfect continuity of rubrics marks the days and works of Dante. From alpha to omega, from time to eternity, and at his side, Beatrice.
Nota
Note
Il presente testo d’introduzione prende le mosse specialmente dal mio saggio Beatrice agli Inferi, in Omaggio a Beatrice (1290-1990), a cura di R. Abardo, Le Lettere, Firenze 1997, 143-58, senza «derogare» ai tre contributi, che nel volume Lettera nome numero. L’ordine delle cose in Dante, il Mulino, Bologna 1990, s’intitolano Il nome di Beatrice, 19-44, Il nome di Amore, 45-72 e Il numero di Beatrice, 73-86. Un precedente mentale, oltre che bibliografico, della riflessione critica su Beatrice è anche nei saggi Manetto tra Guido e Dante, in Seminario dantesco internazionale. International Dante Seminar. Atti del primo convegno tenutosi al Chauncey Conference Center, Princeton, 21-23 ottobre 1994, a cura di Z.G. Barański, Le Lettere, Firenze 1997, 25-40 e «Vita Nova», libro delle «amistadi» e della «prima etade» di Dante, in Sotto il segno di Dante. Scritti in onore di Francesco Mazzoni, a cura di L. Coglievina e D. De Robertis, Le Lettere, Firenze, 1998, 113-27, nonché La «Vita Nova» nell’opera di Dante, introduzione all’edizione, da me curata, D. Alighieri, Vita Nova, Einaudi, Torino 1996, IX-XLVIII. Il contributo di Diskin Clay citato è The Metamorphosis of Ovid in Dante’s «Commedia», in Dante. Mito e poesia. Atti del secondo seminario dantesco internazionale (Monte Verità – Ascona, 23-27 giugno 1997), a cura di M. Picone e T. Crivelli, Cesati, Firenze 1999, 69-85.
This introductory text draws particularly from my essay Beatrice agli Inferi, in Omaggio a Beatrice (1290-1990), edited by R. Abardo, Le Lettere, Florence 1997, 143-58, without "derogating" from the three contributions in the volume Lettera nome numero. L’ordine delle cose in Dante, il Mulino, Bologna 1990, titled Il nome di Beatrice, 19-44, Il nome di Amore, 45-72, and Il numero di Beatrice, 73-86. A prior intellectual and bibliographic foundation for critical reflection on Beatrice also lies in the essays Manetto tra Guido e Dante, in Seminario dantesco internazionale. International Dante Seminar. Proceedings of the First Conference Held at the Chauncey Conference Center, Princeton, October 21-23, 1994, edited by Z.G. Barański, Le Lettere, Florence 1997, 25-40; «Vita Nova», libro delle «amistadi» e della «prima etade» di Dante, in Sotto il segno di Dante. Scritti in onore di Francesco Mazzoni, edited by L. Coglievina and D. De Robertis, Le Lettere, Florence 1998, 113-27; and La «Vita Nova» nell’opera di Dante, the introduction to my edited edition of D. Alighieri, Vita Nova, Einaudi, Turin 1996, IX-XLVIII. The cited contribution by Diskin Clay is The Metamorphosis of Ovid in Dante’s «Commedia», in Dante. Mito e poesia. Proceedings of the Second International Dante Seminar (Monte Verità – Ascona, June 23-27, 1997), edited by M. Picone and T. Crivelli, Cesati, Florence 1999, 69-85.
Bibliografia
Bibliography
La seguente bibliografia non può che essere selettiva, considerata la mole delle edizioni e degli studi sulla Vita Nova, oggetto inoltre di singoli capitoli all’interno delle storie letterarie. Si è cercato di offrire un panorama inclusivo delle voci bibliografiche ritenute fondamentali e di vario orientamento metodologico. Per reperire bibliografie sostanzialmente complete si vedano quelle delle edizioni Barbi 1932 e Gorni 1996, quelle incluse nella Enciclopedia Dantesca, 5 voll. e Appendice, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1970-1978, ed E. Esposito, Bibliografia analitica degli scritti su Dante 1950-1970, Olschki, Firenze 1990 (per la Vita Nova, vol. III, 952-71). Per l’aggiornamento occorre consultare le principali riviste specializzate negli studi danteschi, come «Studi danteschi», «L’Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», i principali strumenti bibliografici annuali, come la BIGLI (Bibliografia generale della lingua e della letteratura italiana, Salerno editrice), le rassegne dantesche delle riviste di letteratura italiana, e i siti Internet elencati oltre. Sotto la categoria Edizioni critiche sono registrate anche edizioni criticamente rivedute su manoscritti e stampe; nel caso di più edizioni di un medesimo studioso si indica l’ultima approntata, tranne che nel caso di Barbi. La sezione Edizioni commentate offre una selezione di quelle novecentesche ritenute di riferimento; si aggiunga che costituiscono di fatto un commento alle rime della Vita Nova le voci dell’Enciclopedia Dantesca registrate sotto i rispettivi incipit.
The following bibliography must necessarily be selective, given the vast body of editions and studies on the Vita Nova, which also features as individual chapters within literary histories. The aim has been to provide an inclusive panorama of bibliographic entries deemed foundational and of diverse methodological orientations. For substantially complete bibliographies, consult those in the Barbi 1932 and Gorni 1996 editions, those included in the Enciclopedia Dantesca, 5 vols. and Appendix, Istituto della Enciclopedia Italiana, Rome 1970-1978, and E. Esposito, Bibliografia analitica degli scritti su Dante 1950-1970, Olschki, Florence 1990 (for the Vita Nova, vol. III, 952-71). For updates, consult major journals specializing in Dante studies, such as «Studi danteschi», «L’Alighieri. Rassegna bibliografica dantesca», principal annual bibliographic tools like BIGLI (Bibliografia generale della lingua e della letteratura italiana, Salerno editrice), Dantean review sections in Italian literature journals, and the internet sites listed below. Under the category Critical Editions, editions critically revised based on manuscripts and prints are also recorded; in cases of multiple editions by the same scholar, the most recent is indicated, except for Barbi. The Commented Editions section offers a selection of 20th-century ones considered reference works; note that the entries in the Enciclopedia Dantesca listed under their respective incipits effectively serve as commentaries on the poems of the Vita Nova.
La presente bibliografia è in ordine cronologico e, all’interno di un medesimo anno, in ordine alfabetico per cognome d’autore; vale anche per reperire commenti, libri e articoli citati in questo volume. Le abbreviazioni bibliografiche adottate consistono per i commenti, integrali o selettivi, nel solo cognome dello studioso; per le altre forme di contributi, nel cognome dello studioso seguito dall’anno di pubblicazione e da eventuale lettera dell’alfabeto nel caso di più contributi del medesimo studioso in uno stesso anno. Le abbreviazioni per le opere dantesche sono le seguenti: VN (Vita Nova), Cv. (Convivio), VE (De vulgari eloquentia), Inf. (Inferno), Pg. (Purgatorio), Pd. (Paradiso). Per il Convivio si è seguita l’edizione critica nazionale, Dante Alighieri, Convivio, a cura di F. Brambilla Ageno, 3 voll., Le Lettere, Firenze 1995, indicando accanto alla sua partizione quella della vulgata, chiusa fra parentesi quadre, quando non coincidono.
The present bibliography follows chronological order and, within the same year, alphabetical order by author's surname; this system also serves to locate commentaries, books, and articles cited in this volume. Bibliographical abbreviations adopted consist of the scholar's surname alone for commentaries (whether complete or selective); for other forms of contributions, the scholar's surname followed by the publication year and any alphabetical letter in cases of multiple works by the same scholar within one year. Abbreviations for Dante's works are as follows: VN (Vita Nova), Cv. (Convivio), VE (De vulgari eloquentia), Inf. (Inferno), Pg. (Purgatorio), Pd. (Paradiso). For the Convivio, the critical edition of the Edizione Nazionale has been followed: Dante Alighieri, Convivio, ed. F. Brambilla Ageno, 3 vols., Le Lettere, Florence 1995, indicating alongside its divisions those of the vulgate edition within square brackets where they differ.
a) Edizioni
a) Editions
EDITIO PRINCEPS
EDITIO PRINCEPS
Vita nuova di Dante Alighieri. Con XV Canzoni del medesimo. E la vita di esso Dante scritta da Giovanni Boccaccio, In Firenze, Nella Stamperia di Bartolomeo Sermartelli, MDLXXVI.
The New Life of Dante Alighieri. With XV Canzoni by the Same Author. And the Life of the Said Dante Written by Giovanni Boccaccio, In Florence, At the Printing House of Bartolomeo Sermartelli, MDLXXVI [1576].
EDIZIONI CRITICHE
CRITICAL EDITIONS
La Vita Nuova di D. A., ricorretta coll’aiuto di testi a penna e illustrata da Carlo Witte, Brockhaus, Leipzig 1876.
La Vita Nuova by D. A., revised with the assistance of manuscript texts and annotated by Carlo Witte, Brockhaus, Leipzig 1876.
Vita Nuova di D., illustrata con note e preceduta da un discorso su Beatrice per Alessandro D’Ancona, Libreria Galileo già F. Nistri, Pisa 1884.
Vita Nuova by Dante, annotated with commentary and preceded by a discourse on Beatrice by Alessandro D’Ancona, Libreria Galileo (formerly F. Nistri), Pisa 1884.
Vita Nuova di D. A., con introduzione commento e glossario di Tommaso Casini, Sansoni, Firenze 1885 (= 1962, con nuova presentazione di C. Segre).
Vita Nuova by D. A., with introduction, commentary, and glossary by Tommaso Casini, Sansoni, Florence 1885 (= 1962, with a new preface by C. Segre).
Vita Nuova, in Tutte le Opere di D. A., nuovamente rivedute nel testo da Dr. E. Moore, Stamperia dell’Università, Oxford 1894.
Vita Nuova, in Complete Works of D. A., newly revised in the text by Dr. E. Moore, University Press, Oxford 1894.
Dantes Vita Nova, Kritischer Text unter Benützung von 35 bekannten Handschriften von Friedrich Beck, Piloty & Loehle, München 1896.
Dante's Vita Nova, Critical Text Utilizing 35 Known Manuscripts by Friedrich Beck, Piloty & Loehle, Munich 1896.
La Vita Nuova a cura di M. Barbi, Opere minori di D. A. – Edizione critica, Società Dantesca Italiana, Firenze 1907 (alcuni esemplari recano l’indicazione Hoepli, Milano 1907).
La Vita Nuova ed. M. Barbi, Minor Works of D. A. – Critical Edition, Italian Dante Society, Florence 1907 (some copies bear the imprint Hoepli, Milan 1907).
La Vita Nuova, in Le opere di Dante. Testo critico della Società Dantesca Italiana, a cura di M. Barbi […], Bemporad e figlio, Firenze 1921.
La Vita Nuova, in The Works of Dante. Critical Text of the Italian Dante Society, ed. M. Barbi [...], Bemporad e figlio, Florence 1921.
La Vita Nuova di D. A., edizione critica a cura di M. Barbi, Società Dantesca Italiana. Edizione Nazionale delle Opere di Dante, Bemporad e figlio, Firenze 1932.
La Vita Nuova by D. A., critical edition ed. M. Barbi, Italian Dante Society. National Edition of Dante's Works, Bemporad e figlio, Florence 1932.
Dante Alighieri, Vita Nova, a cura di G. Gorni, Einaudi, Torino 1996.
Dante Alighieri, Vita Nova, ed. G. Gorni, Einaudi, Turin 1996.
EDIZIONI COMMENTATE
COMMENTED EDITIONS
La Vita Nuova, in Le Opere minori di D. A., nuovamente annotate da G.L. Passerini, I, Sansoni, Firenze 1900.
La Vita Nuova, in The Minor Works of D. A., newly annotated by G.L. Passerini, I, Sansoni, Florence 1900.
Das Neue Leben des D. A., übersetzt und mit einer kurzen Laut- und Formenlehre des Denkmals versehen von F. Beck, Piloty & Loehle, München 1903.
Das Neue Leben [The New Life] by D. A., translated and with a brief phonology and morphology of the text by F. Beck, Piloty & Loehle, Munich 1903.
La Vita Nuova di Dante a cura di M. Scherillo, Hoepli, Milano 1911.
La Vita Nuova by Dante ed. M. Scherillo, Hoepli, Milan 1911.
La Vita Nuova, in Le Opere minori di D. A., con introduzione e commento di Domenico Guerri, Perrella, Firenze 1922.
La Vita Nuova, in The Minor Works of D. A., with introduction and commentary by Domenico Guerri, Perrella, Florence 1922.
La Vita nuova, con introduzione e commento a cura di D. Mattalia, Paravia, Torino 1940.
La Vita nuova, with introduction and commentary ed. D. Mattalia, Paravia, Turin 1940.
Vita Nova, traduction nouvelle par A. Pézard avec Introduction, notes et appendices, Nagel, Paris 1953 [= Dante, Oeuvres completes, traduction et commentaire par A. Pézard, Gallimard, Paris 1965].
Vita Nuova, new translation by A. Pézard with Introduction, notes and appendices, Nagel, Paris 1953 [= Dante, Oeuvres complètes, translation and commentary by A. Pézard, Gallimard, Paris 1965].
La «Vita nuova», introduzione e note di L. Russo, D’Anna, Firenze 1956.
La «Vita nuova», introduction and notes by L. Russo, D’Anna, Florence 1956.
Rime della «Vita nuova» e della giovinezza, a cura di M. Barbi e V. Pernicone, Le Monnier, Firenze 1956.
Poems from the «Vita Nuova» and Early Youth, edited by M. Barbi and V. Pernicone, Le Monnier, Florence 1956.
La Vita Nuova, seguita da una scelta delle altre opere minori a cura di N. Sapegno, Vallecchi, Firenze 1957.
La Vita Nuova, followed by a selection of other minor works edited by N. Sapegno, Vallecchi, Florence 1957.
Vita nuova, in Tutte le opere di D. A., a cura di F. Chiappelli, Mursia, Milano 1965.
Vita Nuova, in Tutte le opere by D. A., edited by F. Chiappelli, Mursia, Milan 1965.
La Vita Nuova, in D. A. Opere, a cura di M. Porena e M. Pazzaglia, Zanichelli, Bologna 1966.
La Vita Nuova, in D. A. Opere, edited by M. Porena and M. Pazzaglia, Zanichelli, Bologna 1966.
Vita Nuova, a cura di D. De Robertis, Ricciardi, Milano-Napoli 1980 (= in D. A., Opere minori, vol. V, tomo I, parte I, Ricciardi, Milano-Napoli 1984 = Ricciardi-Mondadori, Milano-Napoli 1995).
Vita Nuova, edited by D. De Robertis, Ricciardi, Milan-Naples 1980 (= in D. A., Opere minori, vol. V, tome I, part I, Ricciardi, Milan-Naples 1984 = Ricciardi-Mondadori, Milan-Naples 1995).
Vita Nuova, a cura di P. Mastrocola, in D. A., Opere minori, I, a cura di G. Barberi Squarotti, S. Cecchin, A. Jacomuzzi e M.G. Stassi, UTET, Torino 1983.
Vita Nuova, edited by P. Mastrocola, in D. A., Opere minori, I, edited by G. Barberi Squarotti, S. Cecchin, A. Jacomuzzi and M.G. Stassi, UTET, Turin 1983.
Vita Nuova, introduzione di G. Petrocchi, note al testo e commento di M. Ciccuto, Rizzoli, Milano 1984.
Vita Nuova, introduction by G. Petrocchi, textual notes and commentary by M. Ciccuto, Rizzoli, Milan 1984.
Vita Nuova, Premessa di M. Corti. Introduzione e cura di M. Colombo, Feltrinelli, Milano 1993.
Vita Nuova, preface by M. Corti. Introduction and editing by M. Colombo, Feltrinelli, Milan 1993.
Vita Nuova. Italian Text with Facing English Translation by D.S. Cervigni & E. Vasta, The University of Notre Dame Press, Notre Dame-London 1995.
Vita Nuova. Italian Text with Facing English Translation by D.S. Cervigni & E. Vasta, The University of Notre Dame Press, Notre Dame-London 1995.
La Vita nuova e le Rime, a cura di A. Battistini, Salerno, Roma 1995.
La Vita Nuova e le Rime, edited by A. Battistini, Salerno, Rome 1995.
SCELTE COMMENTATE
SELECTED COMMENTARIES
G. Contini, Letteratura italiana delle origini, Sansoni, Firenze 1970.
G. Contini, Letteratura italiana delle origini, Sansoni, Florence 1970.
K. Foster – P. Boyde, Dante’s Lyric Poetry, 2 voll., Clarendon Press, Oxford 1967 (il vol. II contiene anche il commento alle rime della Vita Nova).
K. Foster – P. Boyde, Dante’s Lyric Poetry, 2 vols., Clarendon Press, Oxford 1967 (vol. II also includes commentary on the poems from the Vita Nuova).
L. Morini, in Antologia della poesia italiana, diretta da C. Segre e C. Ossola, I, Einaudi-Gallimard, Torino 1997.
L. Morini, in Antologia della poesia italiana, directed by C. Segre and C. Ossola, I, Einaudi-Gallimard, Turin 1997.
EDIZIONI IN CD-ROM
CD-ROM EDITIONS
LIZ 3.0. Letteratura italiana Zanichelli, a cura di P. Stoppelli ed E. Picchi, Zanichelli, Bologna 1997. Utilizza l’edizione Barbi.
LIZ 3.0. Letteratura italiana Zanichelli, edited by P. Stoppelli and E. Picchi, Zanichelli, Bologna 1997. Uses the Barbi edition.
b) Concordanze
b) Concordances
Spogli elettronici dell’italiano delle origini e del Duecento, II. Forme, a cura di M. Alinei, vol. VIII, La Vita Nuova, il Mulino, Bologna 1971 (solo per le prose). Utilizza l’edizione Barbi.
Electronic Concordances of Early Italian and Thirteenth-Century Texts, II. Forms, edited by M. Alinei, vol. VIII, La Vita Nuova, il Mulino, Bologna 1971 (prose only). Uses the Barbi edition.
Spogli elettronici dell’italiano delle origini e del Duecento, II. Forme, a cura di M. Alinei, vol. XI, Rime, il Mulino, Bologna 1972 (solo per le rime). Utilizza l’edizione Barbi.
Electronic Concordances of Early Italian and Thirteenth-Century Texts, II. Forms, edited by M. Alinei, vol. XI, Poems, il Mulino, Bologna 1972 (poems only). Uses the Barbi edition.
LIZ 3.0. Letteratura italiana Zanichelli, a cura di P. Stoppelli ed E. Picchi, Zanichelli, Bologna 1997. Utilizza l’edizione Barbi.
LIZ 3.0. Letteratura italiana Zanichelli, edited by P. Stoppelli and E. Picchi, Zanichelli, Bologna 1997. Uses the Barbi edition.
c) Studi
c) Studies
P. Rajna, Per la data della «Vita Nuova» e non per essa soltanto, «Giornale Storico della Letteratura italiana», 6 (1885), 113-62.
P. Rajna, Per la data della «Vita Nuova» e non per essa soltanto, «Giornale Storico della Letteratura italiana», 6 (1885), 113-62.
M. Scherillo, Alcune fonti provenzali della «Vita Nuova» di Dante, «Atti della R. Accademia di Archeologia, Lettere e Belle Arti di Napoli», 14 (1889), 201-316.
M. Scherillo, Alcune fonti provenzali della «Vita Nuova» di Dante, «Atti della R. Accademia di Archeologia, Lettere e Belle Arti di Napoli», 14 (1889), 201-316.
V. Crescini, Le «Razos» provenzali e le prose della «Vita Nuova», «Giornale Storico della Letteratura italiana», 32 (1898), 463-64.
V. Crescini, The Provençal «Razos» and the Prose of the «Vita Nuova», «Giornale Storico della Letteratura italiana», 32 (1898), 463-64.
M. Barbi, La data della «Vita Nuova» e i primi germi della «Commedia» (1903), in Barbi 1934.
M. Barbi, The Dating of the «Vita Nuova» and the First Seeds of the «Divine Comedy» (1903), in Barbi 1934.
M. Barbi, La questione di Beatrice (1905), in Barbi 1934.
M. Barbi, The Question of Beatrice (1905), in Barbi 1934.
E.G. Parodi, ree. all’edizione Barbi 1907, «Bollettino della Società Dantesca Italiana», n. s., 14 (1907), 81-97.
E.G. Parodi, review of Barbi’s 1907 edition, «Bollettino della Società Dantesca Italiana», n. s., 14 (1907), 81-97.
T.S. Eliot, Dante II (1929), nei suoi Scritti su Dante, trad. it., Bompiani, Milano 1994.
T.S. Eliot, Dante II (1929), in his Scritti su Dante, Italian trans., Bompiani, Milan 1994.
J.E. Shaw, Essays on the «Vita Nuova», Princeton University Press, Princeton 1929 (= Kraus Reprint Corporation, New York 1965).
J.E. Shaw, Essays on the «Vita Nuova», Princeton University Press, Princeton 1929 (= Kraus Reprint Corporation, New York 1965).
L. Pietrobono, La «Vita Nuova» (1931), in Pietrobono 1954a.
L. Pietrobono, The «Vita Nuova» (1931), in Pietrobono 1954a.
L. Pietrobono, II rifacimento della «Vita Nuova» e le due fasi del pensiero dantesco (1932), in Pietrobono 1954a.
L. Pietrobono, The Revision of the «Vita Nuova» and the Two Phases of Dante’s Thought (1932), in Pietrobono 1954a.
S. Santangelo, La composizione della «Vita Nuova» (1932), nei suoi Saggi danteschi, Cedam, Padova 1959, 21-81.
S. Santangelo, The Composition of the «Vita Nuova» (1932), in his Saggi danteschi, CEDAM, Padua 1959, 21-81.
M. Barbi, Problemi di critica dantesca. Prima Serie (1893-1918), Sansoni, Firenze 1934 (= Sansoni, Firenze 1975).
M. Barbi, Problems of Dante Criticism. First Series (1893-1918), Sansoni, Florence 1934 (= Sansoni, Florence 1975).
L. Pietrobono, Realtà e idealità nella «Vita Nova» (1934), in Pietrobono 1954b.
L. Pietrobono, Reality and Ideality in the «Vita Nuova» (1934), in Pietrobono 1954b.
A. Schiaffini, Lo Stil nuovo e la «Vita Nuova» (1934), nel suo Tradizione e poesia nella prosa d’arte italiana dalla latinità medievale al Boccaccio, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 19692.
A. Schiaffini, The Dolce Stil Novo and the «Vita Nuova» (1934), in his Tradition and Poetry in Italian Prose Art from Medieval Latinity to Boccaccio, Edizioni di Storia e Letteratura, Rome 19692.
L. Spitzer, Osservazioni sulla «Vita Nuova» di Dante (1937), nei suoi Studi italiani, a cura di C. Scarpati, Vita e Pensiero, Milano 1976.
L. Spitzer, Observations on Dante’s «Vita Nuova» (1937), in his Studi italiani, ed. C. Scarpati, Vita e Pensiero, Milan 1976.
L. Pietrobono, Intorno alla data delle opere minori (1939), in Pietrobono 1954b.
L. Pietrobono, On the Dating of Dante’s Minor Works (1939), in Pietrobono 1954b.
B. Nardi, Dalla prima alla seconda «Vita Nuova» (1942), nel suo Nel mondo di Dante, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1944.
B. Nardi, From the First to the Second «Vita Nuova» (1942), in his Nel mondo di Dante, Edizioni di Storia e Letteratura, Rome 1944.
B. Nardi, Dante e la cultura medievale, Laterza, Bari 1942 ( = nuova edizione a cura di P. Mazzantini, introduzione di T. Gregory, Laterza, Bari 1985).
B. Nardi, Dante and Medieval Culture, Laterza, Bari 1942 (= new ed. by P. Mazzantini, introduction by T. Gregory, Laterza, Bari 1985).
N. Sapegno, La «Vita Nuova» (1943), nelle sue Pagine di storia letteraria, Manfredi, Palermo 1960.
N. Sapegno, The «Vita Nuova» (1943), in his Pagine di storia letteraria, Manfredi, Palermo 1960.
G. Contini, Esercizio di interpretazione sopra un sonetto di Dante (1947), in Contini 1970.
G. Contini, An Exercise in Interpretation of a Sonnet by Dante (1947), in Contini 1970.
J.E. Shaw, Ego tanquam centrum circuli: Vita Nova XII, «Italica», 24 (1947), 113-18.
J.E. Shaw, Ego tanquam centrum circuli: Vita Nova XII, «Italica», 24 (1947), 113-18.
C.S. Singleton, An Essay on the «Vita nuova», Harvard University Press, Cambridge (Mass.) 1949 (trad. it., il Mulino, Bologna 1968).
C.S. Singleton, An Essay on the «Vita nuova», Harvard University Press, Cambridge (Mass.) 1949 (Italian trans., il Mulino, Bologna 1968).
C. Segre, La sintassi del periodo nei primi prosatori italiani (Guittone, Brunetto, Dante) (1952), in Segre 1963.
C. Segre, The Syntax of the Period in the First Italian Prose Writers (Guittone, Brunetto, Dante) (1952), in Segre 1963.
L. Pietrobono, Saggi danteschi, SEI, Torino 1954 (= 1954a).
L. Pietrobono, Dantean Essays, SEI, Turin 1954 (= 1954a).
L. Pietrobono, Nuovi saggi danteschi, SEI, Torino 1954 (= 1954b).
L. Pietrobono, New Dantean Essays, SEI, Turin 1954 (= 1954b).
A. Vallone, II dialogo nella «Vita Nuova» e nel «Purgatorio», in Studi sulla Divina Commedia, Olschki, Firenze 1955, 19-38.
A. Vallone, Dialogue in the «Vita Nuova» and the «Purgatorio», in Studies on the Divine Comedy, Olschki, Florence 1955, 19-38.
A. Pagliaro, «Nomina sunt consequentia rerum», nei suoi Nuovi saggi di critica semantica, D’Anna, Messina-Firenze 1956, 7-34.
A. Pagliaro, «Nomina sunt consequentia rerum», in his New Essays on Semantic Criticism, D’Anna, Messina-Florence 1956, 7-34.
D. De Robertis, Il libro della «Vita Nuova», Sansoni, Firenze 1961, 19702.
D. De Robertis, The Book of the «Vita Nuova», Sansoni, Florence 1961, 19702.
U. Leo, Zum «rifacimento» der «Vita Nuova», in «Romanische Forschungen», 74 (1962), 281-317.
U. Leo, On the «Rifacimento» of the «Vita Nuova», in «Romanische Forschungen», 74 (1962), 281-317.
C. Segre, Lingua stile e società. Studi sulla storia della prosa italiana, Feltrinelli, Milano 1963.
C. Segre, Language, Style, and Society. Studies on the History of Italian Prose, Feltrinelli, Milan 1963.
A. Vallone, La prosa della «Vita Nuova», Le Monnier, Firenze 1963.
A. Vallone, The Prose of the «Vita Nuova», Le Monnier, Florence 1963.
V. Branca, La «Vita Nuova», «Cultura e Scuola», 4 (1965), 690-97.
V. Branca, The «Vita Nuova», «Cultura e Scuola», 4 (1965), 690-97.
E. Gilson, La «mirabile visione» di Dante, «Veltro», 9 (1965), 543-56.
E. Gilson, Dante’s «Miraculous Vision», «Veltro», 9 (1965), 543-56.
M. Marti, Vita e morte della presunta doppia redazione della «Vita Nuova», «Rivista di cultura classica e medievale», 7 (1965) (= Studi in onore di Alfredo Schiaffini), 657-69.
M. Marti, Life and Death of the Presumed Double Redaction of the «Vita Nuova», «Rivista di cultura classica e medievale», 7 (1965) (= Studies in Honor of Alfredo Schiaffini), 657-69.
F. Mazzoni, Nota introduttiva a D. A., Vita Nuova, Tallone, Alpignano 1965, XIII-XXXI.
F. Mazzoni, Introductory Note to D. A., Vita Nuova, Tallone, Alpignano 1965, XIII-XXXI.
E. Sanguineti, Le visioni della «Vita Nuova» (1965), in Sanguineti 1992.
E. Sanguineti, The Visions of the «Vita Nuova» (1965), in Sanguineti 1992.
E. Sanguineti, Per una lettura della «Vita Nuova» (1965), in Sanguineti 1992.
E. Sanguineti, For a Reading of the «Vita Nuova» (1965), in Sanguineti 1992.
J.A. Scott, Dante’s «Sweet New Style» and the «Vita Nuova», «Italica», 42 (1965), 98-107.
J.A. Scott, Dante’s «Sweet New Style» and the «Vita Nuova», «Italica», 42 (1965), 98-107.
B. Terracini, Il saluto di Beatrice, «Rivista di cultura classica e medievale», 7 (1965) (= Studi in onore di Alfredo Schiaffini), 1068-74.
B. Terracini, Beatrice’s Greeting, «Rivista di cultura classica e medievale», 7 (1965) (= Studies in Honor of Alfredo Schiaffini), 1068-74.
V. Branca, Poetica del rinnovamento e tradizione agiografica nella «Vita Nuova», in Studi in onore di Italo Siciliano, I, Olschki, Firenze 1966, 123-48.
V. Branca, Poetics of Renewal and Hagiographic Tradition in the «Vita Nuova», in Studies in Honor of Italo Siciliano, I, Olschki, Florence 1966, 123-48.
S. Pellegrini, «Angelo clama» (1966), in Pellegrini 1977.
S. Pellegrini, «Angelo clama» (1966), in Pellegrini 1977.
B. Terracini, La prosa poetica della «Vita Nuova», nella sua Analisi stilistica. Teoria, storia, problemi, Feltrinelli, Milano 1966, 207-50.
B. Terracini, The Poetic Prose of the «Vita Nuova», in his Stylistic Analysis. Theory, History, Problems, Feltrinelli, Milan 1966, 207-50.
D. De Robertis, Sulla tradizione estravagante delle rime della «Vita Nuova», in «Studi Danteschi», 44 (1967), 5-84.
D. De Robertis, On the Extravagant Tradition of the Rhymes in the «Vita Nuova», in «Studi Danteschi», 44 (1967), 5-84.
S. Pellegrini, Appunti sulla «Vita Nova» (1967), in Pellegrini 1977.
S. Pellegrini, Notes on the «Vita Nova» (1967), in Pellegrini 1977.
A. Pézard, «La rotta gonna». Gloses et corrections aux textes mineurs de Dante. I. «Vita Nova», «Rime», «Convivio», Sansoni-Didier, Firenze-Paris 1967, 17-48.
A. Pézard, «La rotta gonna». Glosses and Corrections to Dante’s Minor Texts. I. «Vita Nova», «Rime», «Convivio», Sansoni-Didier, Florence-Paris 1967, 17-48.
M. Simonelli, «Donna pietosa» e «Donna gentile» fra «Vita Nuova» e «Convivio», in Atti del Convegno di studi su «Aspetti e problemi della critica dantesca», De Luca, Roma 1967, 147-59.
M. Simonelli, «Donna pietosa» and «Donna gentile» between the «Vita Nuova» and the «Convivio», in Proceedings of the Conference on «Aspects and Problems of Dante Criticism», De Luca, Rome 1967, 147-59.
A. Vallone, «Vita Nuova XXV» e la cultura di Dante, nelle sue Ricerche dantesche, Milella, Lecce 1967.
A. Vallone, «Vita Nuova XXV» and Dante’s Culture, in his Dantean Researches, Milella, Lecce 1967.
R. Stefanini, «Cio che m’incontra ne la mente more» (V. N., XV), «Italica», 45 (1968), 421-27.
R. Stefanini, «Cio che m’incontra ne la mente more» (V. N., XV), «Italica», 45 (1968), 421-27.
G. Contini, Un’idea di Dante. Saggi danteschi, Einaudi, Torino 1970.
G. Contini, An Idea of Dante. Dantean Essays, Einaudi, Turin 1970.
S. Pellegrini, Intorno al primo sonetto della «Vita Nova» (1971), in Pellegrini 1977.
S. Pellegrini, On the First Sonnet of the «Vita Nova» (1971), in Pellegrini 1977.
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W. Wehle, Dichtung über Dichtung. Dantes «Vita Nuova»: die Aufhebung des Minnesangs im Epos, Fink, München 1986.
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C. Bologna, Il ritorno di Beatrice. Simmetrie dantesche fra «Vita Nova», “petrose” e «Commedia», Salerno, Roma 1998.
C. Bologna, The Return of Beatrice. Dantean Symmetries Between «Vita Nova», the "Petrose", and the «Commedia», Salerno, Rome 1998.
G. Gorni, Restituzione formale dei testi volgari a tradizione plurima. Il caso della «Vita Nova», «Studi di Filologia italiana», 56 (1998), 5-30.
G. Gorni, Formal Restoration of Vernacular Texts with Multiple Traditions. The Case of the «Vita Nova», «Italian Philological Studies», 56 (1998), 5-30.
G. Gorni, «Vita Nova», libro delle «amistadi» e della «prima etade» di Dante, in Sotto il segno di Dante. Scritti in onore di Francesco Mazzoni, a cura di L. Coglievina e D. De Robertis, Le Lettere, Firenze 1998, 113-27.
G. Gorni, «Vita Nova», Book of «Friendships» and Dante’s «First Age», in Under Dante’s Sign. Essays in Honor of Francesco Mazzoni, ed. by L. Coglievina and D. De Robertis, Le Lettere, Florence 1998, 113-27.
N. Pasero, Dante in Cavalcanti. Ancora sui rapporti fra «Vita nuova» e «Donna me prega», «Medioevo Romanzo», 22 (1998), 388-414.
N. Pasero, Dante in Cavalcanti. Further Reflections on the Relationship Between «Vita nuova» and «Donna me prega», «Medioevo Romanzo», 22 (1998), 388-414.
B. Porcelli, Numeri, strutture, errore e ‘conversio’ nella «Vita Nova», «Filologia e Critica», 24 (1999), in corso di stampa.
B. Porcelli, Numbers, Structures, Error, and ‘Conversio’ in the «Vita Nova», «Philology and Criticism», 24 (1999), forthcoming.
G.E. Sansone, Appunti esegetici su «Donne ch’avete intellecto d’amore», «La parola del testo», 3 (1999), 85-90.
G.E. Sansone, Exegetical Notes on «Donne ch’avete intellecto d’amore», «La parola del testo», 3 (1999), 85-90.
C. Villa, Tra affetto e pietà: per Inf. V, «Lettere italiane», 51 (1999), in corso di stampa. Ringrazio l’autrice per avermelo anticipato.
C. Villa, Between Affection and Piety: For Inf. V, «Lettere italiane», 51 (1999), forthcoming. I thank the author for providing it in advance.
d) Internet. Siti danteschi
d) Internet. Dantean Websites
ORB Online Encyclopedia. Dante Alighieri: A Guide to Online Resources by Otfried Lieberknecht
ORB Online Encyclopedia. Dante Alighieri: A Guide to Online Resources by Otfried Lieberknecht
http://orb.rhodes.edu/encyclop/culture/lit/Italian/Danindex.html
http://orb.rhodes.edu/encyclop/culture/lit/Italian/Danindex.html
Homepage for Dante Studies by Otfried Lieberknecht
Homepage for Dante Studies by Otfried Lieberknecht
http://members.aol.com/lieber/welcome.html
http://members.aol.com/lieber/welcome.html
Entrambi i siti comprendono links con numerosi altri siti danteschi (per esempio Dante’s Works Online; Dante Bibliographies Online; Dante Societies).
Both sites include links to numerous other Dantean resources (e.g., Dante’s Works Online; Dante Bibliographies Online; Dante Societies).
Italica. Campus virtuale di lingua e cultura italiana. Rai international
Italica. Virtual Campus for Italian Language and Culture. Rai International
http://www.italica.org
http://www.italica.org
Nell’Area Dante compare una serie di 29 lezioni di G. Gorni sulla Vita Nova.
The Dante Area features a series of 29 lectures by G. Gorni on the Vita Nova.
L.C.R.
L.C.R.
Nota al testo
Textual Note
L’edizione critica di un testo letterario è il risultato di una serie di operazioni condotte con metodo scientifico, ossia verificabile e dimostrato, che mirano a stabilire, secondo l’ipotesi più economica, la forma del testo in oggetto più vicina possibile alla volontà dell’autore. Il concetto di testo è un concetto dinamico, dal momento che esso subisce variazioni e modifiche, sia da parte dell’autore sia da parte dei copisti durante la trasmissione nel corso del tempo. Le procedure di ricostruzione critica avvengono in due momenti: il primo documentativo, con la raccolta di tutte le testimonianze esistenti del testo stesso, dirette (manoscritti, stampe) e indirette (citazioni presenti in altre opere); il secondo interpretativo, nel quale, una volta ricostruiti i rapporti di dipendenza esistenti fra i testimoni superstiti attraverso l’individuazione di errori significativi (ossia in grado di provare la connessione o l’autonomia) ed elaborato il relativo stemma (un autentico albero genealogico), si fissa il testo e si procede, ove necessario, al restauro testuale.
The critical edition of a literary text results from a series of methodologically scientific procedures – verifiable and demonstrable – aimed at establishing, through the most economical hypothesis, the textual form closest to the author’s intent. The concept of "text" is dynamic, as it undergoes alterations and modifications both by the author and by scribes during its transmission over time. Critical reconstruction procedures occur in two phases: first, the documentary phase, gathering all existing witnesses of the text (direct: manuscripts, prints; indirect: citations in other works); second, the interpretative phase, where, after reconstructing the relationships between surviving witnesses through identifying significant errors (i.e., those proving connection or autonomy) and elaborating the corresponding stemma (a genealogical tree), the text is fixed and textual restoration is applied where necessary.
Come si può comprendere da tale sommaria esposizione, l’edizione critica, quando è buona, costituisce una garanzia ma non raggiunge la verità assoluta, perché risulta da un calcolo esatto di possibilità e di probabilità che resta aperto a ogni ulteriore verifica o rettifica: è, come ogni atto scientifico, una mera ipotesi di lavoro capace di collegare in un sistema razionale i dati della tradizione superstite. La sua validità può variare nel tempo sia per la scoperta di testimoni precedentemente ignoti e forniti di autorevolezza (per antichità o per provenienza), la cui lezione (cioè la forma del testo da essi presentata) dovrà essere valutata e integrata ai risultati acquisiti, sia per il mutare delle procedure ricostruttive e delle prospettive filologiche. La critica testuale, ha scritto Cesare Segre, non è chirurgia plastica, ma apertura a un inesauribile esercizio mentale.
As this summary clarifies, a critical edition, when well-executed, offers a guarantee but does not attain absolute truth. It emerges from a precise calculation of possibilities and probabilities that remains open to further verification or correction: like any scientific act, it is a mere working hypothesis capable of organizing the surviving tradition’s data into a rational system. Its validity may shift over time due to discoveries of previously unknown, authoritative witnesses (by age or provenance) whose textual form must be evaluated and integrated into existing results, or due to evolving reconstructive methods and philological perspectives. As Cesare Segre wrote, textual criticism is not plastic surgery but an openness to an inexhaustible mental exercise.
La nuova edizione critica della Vita Nova allestita da Guglielmo Gorni (1996) qui riprodotta si basa a sua volta su quella di Michele Barbi (1907; 1921; 1932), di fatto la vulgata corrente, ma se ne discosta non tanto nella costituzione stemmatica (fondata su una quarantina di manoscritti che riportano l’opera intera – prosa più versi –, su altrettanti limitati ai testi poetici da questa estratti, e su tre stampe) quanto nella paragrafatura del testo, nella scelta di lezioni e nella grafia, a partire dal titolo ora in forma latina Vita Nova: il testo Gorni presenta oltre quattrocento nuove lezioni rispetto all’edizione barbiana. Le innovazioni testuali più rilevanti dell’edizione Gorni sono indicate nelle note del presente commento solo quando ritenuto opportuno e accompagnate dal testo Barbi (per l’esame filologico dettagliato si vedano Gorni 1993; Gorni, 289-349; Gorni 1997b; Gorni 1998a).
The new critical edition of the Vita Nova prepared by Guglielmo Gorni (1996), reproduced here, builds on Michele Barbi’s edition (1907; 1921; 1932) – effectively the current vulgate – but diverges not in its stemmatic framework (based on forty manuscripts containing the complete work [prose and verse], forty others limited to its extracted poems, and three early prints) but in paragraph divisions, variant selections, and orthography, beginning with the now-Latinized title Vita Nova. The Gorni text presents over four hundred new readings compared to Barbi’s edition. The most significant innovations in Gorni’s edition are noted in this commentary’s annotations when deemed relevant, accompanied by Barbi’s text (for detailed philological analysis, see Gorni 1993; Gorni, 289-349; Gorni 1997b; Gorni 1998a).
La prima modifica vistosa di Gorni riguarda la divisione in «paragrafi» (dizione d’autore a VN 1. 11), o capitoli (come entrato nell’uso) che passa dai 42 dei manoscritti più tardi e dell’edizione Barbi a 31, sulla base della distribuzione del testo presente nei codici trecenteschi riconducibile a una volontà d’autore, con conseguenze di natura interpretativa e sostanziale, indicate qui nel commento. Si tratta di una modifica, apparentemente formale, che incide nella sostanza del testo poiché mette in risalto l’effetto di simmetria costruttiva (31 paragrafi e 31 componimenti poetici) «con una continua sfasatura tra il numero d’ordine progressivo dei ‘paragrafi’ e quello delle poesie che si snoda in tutto il libro: alcuni ‘paragrafi’ ospitano due componimenti (3, 13, 17) e altri nessuno (16, 19, 31), ma che alla fine si ricompone con perfetta simmetria, degna di una mente costruttiva per eccellenza» (Gorni 1995b). Tale struttura comporta fondamentali connessioni numeriche costitutive, ruotanti intorno al numero nove, che è il «numero amico» di Beatrice, ossia del miracolo, e alla sua radice trinitaria (VN 19). La Vita Nova risulta così costruita in novene, inclusive di ulteriori simmetrie, rappresentabili nel seguente schema: Vita Nova = (Prima parte in vita di Beatrice = 18 paragrafi = [prima novena = paragrafi 1-9 {10 rime = sette sonetti + due sonetti caudati + una ballata}] + [seconda novena = paragrafi 10-18 {10 rime = 7 sonetti + 3 canzoni}]) + (Seconda parte in morte di Beatrice = 13 paragrafi = [terza novena = paragrafi 19-27 = {8 rime = 6 sonetti + 2 canzoni}] + [chiusa = paragrafi 28-31 = {3 rime = 3 sonetti}]). L’aspetto numerico si manifesta anche nella distribuzione qualitativa del contenuto: la prima sequenza novenaria è occupata dalle rime più tradizionali, la seconda novena le si oppone con un ugual numero di rime della loda, mentre la terza novena si apre con la morte di Beatrice e arriva fino all’apparizione della Donna Pietosa con una momentanea perdita di ordine; seguono quattro paragrafi finali con tre sonetti (per una ulteriore suddivisione si veda qui la Postfazione; altre più analitiche ed estese speculazioni si trovano nella sezione Paragrafi e simmetrie del testo dell’edizione Gorni). Il rispetto dell’impaginazione adottata nella tradizione manoscritta più accreditata per enfatizzare l’inizio di paragrafo e la prima lettera di ogni componimento poetico ha indotto l’editore critico a trasferire tali evidenziazioni nel moderno sistema tipografico: il segno paragrafale ¶ (o simili) dei codici è sostituito dal numero progressivo dei paragrafi; il capolettera di ogni paragrafo e di ogni rima è reso in corpo maggiore, soluzione che sostituisce l’ornamentazione, variamente elaborata, dei manoscritti. L’indicazione dei commi, risalente non alla tradizione ma introdotta da Barbi e solo lievemente ritoccata da Gorni, è chiusa fra parentesi quadre. Allo scopo di consentire un facile reperimento della precedente partizione, alla quale si riferiscono tutti i rinvii anteriori alla “forma Gorni”, e nell’attesa che questa si imponga secondo un processo di sostituzione che la presente edizione mondadoriana intende propiziare, il commento qui allestito presenta dopo la partizione di Gorni, in neretto (espressa in paragrafo e comma), quella di Barbi chiusa fra parentesi quadre (espressa in capitolo e paragrafo; il numero del capitolo è in numeri romani); si offrono infine due Tavole di corrispondenza tra la divisione di Barbi e quella di Gorni.
The most striking modification introduced by Gorni concerns the division into «paragraphs» (an authorial term from VN 1.11), or chapters (as conventionally understood), which shifts from the 42 found in later manuscripts and Barbi’s edition to 31. This restructuring is based on textual distribution patterns in fourteenth-century codices traceable to authorial intent, with interpretative and substantive implications outlined in this commentary. Though ostensibly formal, this alteration fundamentally impacts the text’s substance by highlighting its constructive symmetry (31 paragraphs and 31 poetic compositions), «with a continuous misalignment between the progressive numbering of the ‘paragraphs’ and that of the poems unfolding throughout the work: some ‘paragraphs’ contain two compositions (3, 13, 17) and others none (16, 19, 31), yet ultimately resolving into perfect symmetry worthy of an eminently architectural mind» (Gorni 1995b). This structure entails foundational numerical relationships organized around the number nine – Beatrice’s «auspicious numeral», that of the miraculous – and its Trinitarian root (VN 19). The Vita Nova thus emerges as a construction of ninefold sequences, incorporating further symmetries represented in the following schema: Vita Nova = (First part during Beatrice’s lifetime = 18 paragraphs = [first novena = paragraphs 1-9 {10 poems = seven sonnets + two caudate sonnets + one ballata}] + [second novena = paragraphs 10-18 {10 poems = 7 sonnets + 3 canzoni}]) + (Second part after Beatrice’s death = 13 paragraphs = [third novena = paragraphs 19-27 = {8 poems = 6 sonnets + 2 canzoni}] + [closing section = paragraphs 28-31 = {3 poems = 3 sonnets}]). Numerical patterns also manifest in qualitative content distribution: the first ninefold sequence contains traditional verse forms, the second novena counters with an equal number of praise poems, while the third novena opens with Beatrice’s death and proceeds through the Compassionate Lady episode with temporary disarray; four final paragraphs conclude with three sonnets (for further subdivision see the Postface here; more detailed speculations appear in Gorni’s edition under Paragraphs and Textual Symmetries). Respecting the page layout from the most authoritative manuscript tradition – which emphasizes paragraph beginnings and initial capitals of poems – the critical editor has transposed these visual markers into modern typography: the paragraph sign ¶ (or similar) in codices is replaced by progressive paragraph numbers; enlarged initials for paragraphs and poems substitute manuscript embellishments. Chapter divisions, absent from tradition but introduced by Barbi and slightly adjusted by Gorni, appear in square brackets. To facilitate cross-referencing with prior scholarship based on Barbi’s system – while awaiting broader adoption of the “Gorni format” that this Mondadori edition aims to promote – the commentary presents Gorni’s divisions in bold (by paragraph and clause) alongside Barbi’s in square brackets (by chapter and paragraph; chapter numbers in Roman numerals). Two Tables correlating Barbi’s and Gorni’s divisions are also provided.
La seconda novità di Gorni, oggetto di discussioni che hanno spesso messo in ombra la ben più rilevante nuova paragrafatura, riguarda la resa della grafia. La grafia adottata mira a conservare la superficie arcaizzante, secondo una tendenza conservativa abituale nelle edizioni di autori o testi “minori” e in quelle di classici dotati di autografo (per esempio il Petrarca dei Rerum vulgarium fragmenta), mentre Barbi aveva effettuato un parziale ammodernamento delle forme. Una simile scelta è rispettosa della realtà storica della grafia e mostra senza timori infondati che la lingua dei classici, soprattutto dei più remoti, è diversa e distante dalla nostra attuale, che pure ha un solido fondamento letterario in generale, e dantesco in particolare. La coscienza di una lingua scritta lontana dall’attualità non dovrebbe creare problemi particolari né per il lettore curioso, tanto meno per il cosiddetto lettore colto, né per un pubblico di studenti liceali o universitari: è semplicemente un fatto che merita di essere rispettato. Delle difficoltà insite nella lettura dei classici, questa è certo la meno ingombrante: sottolinea la differenzialità più esterna e visibile fra il testo e noi, ma non aumenta né diminuisce più di tanto l’imbarazzo del lettore, peraltro abituato a grafie straniere già nella lettura dei quotidiani. È inutile illudersi che la semplificazione o normalizzazione grafica facilitino o incoraggino l’approccio ai classici: chi non li vuole leggere non lo farà nemmeno nella veste più aggiornata; così come è una dannosa finzione credere nello spontaneismo ermeneutico, cioè nella possibilità di affrontare la letteratura del passato senza una mediazione critica. Per fare in modo che il classico cominci o continui a parlarci e si trasformi nell’esperienza unica e irripetibile della lettura individuale, occorre evitare adeguamenti falsanti e accettare la guida di suggerimenti esperti, per poi eventualmente arrivare, in una battuta successiva, all’incontro diretto, senza intermediari. Una riflessione di ampia portata sulla restituzione formale degli antichi testi volgari è in Gorni 1998a.
The second innovation introduced by Gorni, which has often been the subject of discussions overshadowing the far more significant new paragraph division, concerns the rendering of orthography. The adopted spelling aims to preserve the archaicizing surface, following a conservative tendency customary in editions of "minor" authors or texts and in those of canonical authors with extant autographs (for instance, Petrarch's Rerum vulgarium fragmenta), whereas Barbi had implemented partial modernization of forms. Such a choice respects the historical reality of orthography and fearlessly demonstrates that the language of canonical authors, particularly the more remote ones, differs from and stands distant from our contemporary usage, even though the latter has a solid literary foundation generally, and Dantean specifically. The awareness of a written language distant from our own should pose no particular challenges either to the curious reader, let alone to the so-called cultivated reader, nor to an audience of high school or university students: it is simply a fact deserving respect. Among the inherent difficulties in reading classical texts, this is certainly the least cumbersome: it highlights the most external and visible differentiation between the text and ourselves, yet neither significantly increases nor decreases the reader's unease, especially given their familiarity with foreign orthographies even in daily newspaper reading. It is futile to imagine that simplified or normalized spelling would facilitate or encourage engagement with classical texts: those unwilling to read them will not do so even in updated editions; just as it is a harmful illusion to believe in hermeneutic spontaneism, that is, the possibility of approaching past literature without critical mediation. To enable classical works to begin or continue speaking to us and transform into the unique, unrepeatable experience of individual reading, one must avoid falsifying adaptations and accept expert guidance, potentially leading, in a subsequent phase, to direct encounter without intermediaries. A broad reflection on the formal restitution of ancient vernacular texts can be found in Gorni 1998a.
Tra le altre novità c’è la resa sistematica della rima siciliana (per esempio in Donne ch’avete intellecto d’amore 13 voi : 14 altrui): le rime siciliane erano rime perfette nel sistema vocalico siciliano adottato dai poeti della corte di Federico II (siriviri : aviri; usu : amorusu), che nella trascrizione dei copisti continentali si trasformavano in rime imperfette (servire : avere; uso : amoroso), da leggere come tali, senza correggerle come si faceva in passato, e come si legge in Barbi; lo stesso vale per rime guittoniane, per esempio in Amore e ’l cor gentil sono una cosa 9 poi : 12 costui, che ammettono la rima di o ed e aperte tanto con o ed e chiuse quanto con u e i. Il commento ne segnala tutte le occorrenze.
Among other innovations is the systematic rendering of Sicilian rhyme (for example in Donne ch’avete intellecto d’amore 13 voi : 14 altrui): Sicilian rhymes were perfect within the Sicilian vocalic system adopted by poets of Frederick II's court (siriviri : aviri; usu : amorusu), which in transcriptions by continental scribes became imperfect rhymes (servire : avere; uso : amoroso), to be read as such without correction as done previously, and as seen in Barbi; the same applies to Guittonian rhymes, for example in Amore e ’l cor gentil sono una cosa 9 poi : 12 costui, which permit the rhyming of open o and e with closed o and e as well as with u and i. The commentary notes all such occurrences.
Nel testo infine compaiono le seguenti soluzioni grafiche comuni alle edizioni critiche di testi volgari antichi.
Finally, the text incorporates the following orthographic solutions common to critical editions of ancient vernacular texts.
[ ] integrazione
[ ] editorial integration
· nessi fonosintattici (es. a·ssé)
· phono-syntactic junctures (e.g., a·ssé)
– rimalmezzo
– internal rhyme caesura
Avvertenze per la pronuncia
Pronunciation Guidelines
La grafia adottata, vagliata e discussa caso per caso da Gorni nella sua Nota al testo, si fonda sull’attestazione dei cinque testimoni trecenteschi completi della Vita Nova, del frammentario codice O e, per Donne ch’avete, dell’importante canzoniere fiorentino tardoduecentesco V.1 Essa non sempre coincide pienamente con la pronuncia effettiva, ma ha una rilevanza di tipo culturale e stilistico; pertanto occorrerà tenere presente che alle grafie -ct-, -ti-, -x-, ph-, -mn- corrispondono le rispettive pronunce -tt-, -zi-, -ss-, f-, -nn- (per esempio: intellecto si legge intelletto).
The adopted orthography, scrutinized and debated case by case by Gorni in his Textual Note, is based on the evidence from the five complete fourteenth-century witnesses of the Vita Nova, the fragmentary manuscript O, and, for Donne ch’avete, the significant late-thirteenth-century Florentine songbook V.1 It does not always fully correspond to actual pronunciation but carries cultural and stylistic significance; readers should therefore note that the spellings -ct-, -ti-, -x-, ph-, -mn- correspond to the pronunciations -tt-, -zi-, -ss-, f-, -nn- respectively (for example: intellecto is pronounced intelletto).
L.C.R.
L.C.R.
1. K (Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Chigi L. VIII. 305), i due autografi di Boccaccio To (Toledo, Biblioteca Capitolare, Zelada 104. 6) e K2 (Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Chigi L. V. 176), M (Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Martelli 12), S (Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magliabechi VI. 143); O (Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Acquisti e Doni 224); V (Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vaticano latino 3793).
1. K (Vatican City, Biblioteca Apostolica Vaticana, Chigi L. VIII. 305), Boccaccio's two autograph copies To (Toledo, Biblioteca Capitolare, Zelada 104. 6) and K2 (Vatican City, Biblioteca Apostolica Vaticana, Chigi L. V. 176), M (Florence, Biblioteca Medicea Laurenziana, Martelli 12), S (Florence, Biblioteca Nazionale Centrale, Magliabechi VI. 143); O (Florence, Biblioteca Medicea Laurenziana, Acquisti e Doni 224); V (Vatican City, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vaticano latino 3793).
Nota al commento
Commentary Note
Il presente commento alla Vita Nova è diviso in due parti: la prima, indicata con il nome di Note introduttive, comprende un sintetico riassunto dei paragrafi, una breve spiega propedeutica alla lettura ed eventuali notazioni di carattere strutturale e formale in rapporto alla divisione in paragrafi operata da Gorni; la seconda, invece, presenta le glosse puntuali al testo e la parafrasi integrale di tutte le rime. Le brevi sintesi delle Note introduttive vengono riproposte anche nel testo, a incipit di ogni paragrafo, e fungono da collegamento al relativo commento. Nelle Note di glossa e parafrasi, la partizione di Gorni (sulla quale si veda qui la Nota al testo) compare in neretto ed è seguita da quella di Barbi chiusa fra parentesi quadre.
The present commentary to the Vita Nova is divided into two parts: the first, designated as Introductory Notes, includes a concise summary of the paragraphs, preliminary explanatory remarks, and occasional structural and formal observations related to Gorni's paragraph division; the second provides detailed textual glosses and complete paraphrases of all poetic compositions. The brief synopses from the Introductory Notes are reiterated in the main text at the opening of each paragraph, serving as links to the relevant commentary. In the Gloss and Paraphrase Notes, Gorni's division (discussed in the Textual Note here) appears in bold, followed by Barbi's enclosed in square brackets.
Considerata la destinazione non specialistica del volume, il commento è fondato sul criterio di selezione dell’abbondantissimo materiale esegetico con lo scopo di aiutare la lettura del testo dantesco in modo discreto, sobrio e congruo; all’interpretazione esoterica preferisce la lettura culturale, storico-filologica. Per facilitare il lettore si è abbondato nella parafrasi, operata addirittura integralmente per i testi poetici: sempre nella consapevolezza che la trasposizione in prosa è solo funzionale alla comprensione puntuale dei versi, non li sostituisce, anzi, grazie alla sua linearità comunicativa, mostra l’inscindibile unità di parole e ritmo, di espressione e contenuto – valida anche per qualsiasi altra forma di testo letterario –, e afferma la sostanziale ‘intraducibilità’ della poesia, consentendo però un ritorno più consapevole alla lettura diretta del testo poetico ‘originale’.2 Le parafrasi compaiono in nota prima delle glosse puntuali; solo per le canzoni più lunghe (VN 10, 14 e 20) sono distribuite in corrispondenza dell’inizio di ciascuna strofa. Le note, inoltre, spiegano in modo essenziale i principali riferimenti culturali e forniscono le date dei personaggi storici citati quando sono accertate. Dei riscontri con le opere di Dante, con quelle coeve e con le fonti, scelti fra i moltissimi riconosciuti dalla critica, si sono ripresi solo quelli che abbiano carattere di forte evidenza. Per le abbreviazioni bibliografiche adottate si veda l’avvertenza premessa alla Bibliografia. Le citazioni e i rinvii presenti nelle note sono stati adeguati alle norme grafiche adottate in questo volume.
Given the volume’s intended non-specialist audience, the commentary is founded on the principle of selecting from the abundant exegetical material to assist in reading Dante’s text with discretion, sobriety, and appropriateness; it favors cultural, historical-philological interpretation over esoteric readings. To aid the reader, extensive paraphrasing has been employed, even executed in full for the poetic texts – always with the awareness that prose transposition serves solely to facilitate precise comprehension of the verses. Such paraphrasing does not replace the poetry but, through its linear communicative clarity, reveals the inseparable unity of words and rhythm, expression and content – a principle valid for all literary texts. It affirms poetry’s essential ‘untranslatability’ while enabling a more informed return to direct engagement with the ‘original’ poetic text.2 Paraphrases appear in notes preceding the detailed glosses; only for the longer canzoni (VN 10, 14, and 20) are they distributed at the start of each stanza. The notes concisely explain key cultural references and provide verified dates for historical figures when available. Among the numerous critical parallels identified between Dante’s works, his contemporaries, and sources, only those of compelling significance have been retained. For bibliographic abbreviations, consult the note preceding the Bibliography. Citations and cross-references in the notes adhere to this volume’s graphic conventions.
A Guglielmo Gorni, generoso, disponibile e sollecito interlocutore in tempo reale lungo l’asse telematica Milano-Ginevra, va il mio riconoscente ringraziamento.
To Guglielmo Gorni – a generous, available, and attentive interlocutor during real-time exchanges along the Milan-Geneva telematics axis – I extend my heartfelt gratitude.
L.C.R.
L.C.R.
2. «Anche la parafrasi … costituisce un abbassamento di livello tanto terminologico … quanto sintattico. Il lettore sa che la parafrasi non va sostituita al sintagma presente nel testo: essa deve fornirgli un significato frastico, dal quale egli risalirà al significato originario, cercando di recuperarne i valori. Parafrasi e traduzione sono analoghi nel senso che fingono utilmente una scindibilità fra denotazione e connotazione. La contraddittorietà di questa finzione è conseguenza della distanza semantica tra il mondo dei riceventi attuali e quello dell’emittente»: C. Segre, Per una definizione del commento ai testi, in Il commento ai testi, a cura di O. Besomi e C. Caruso, Birkhäuser, Basel-Boston-Berlin 1992, 8-9.
2. “Even paraphrase… constitutes a reduction in register, both terminologically… and syntactically. The reader understands that paraphrase should not substitute for the text’s original phrasing: it provides a phrasal meaning from which they may ascend to recover the original significance, seeking to reclaim its values. Paraphrase and translation are analogous in that they usefully simulate a separation between denotation and connotation. The contradiction inherent in this pretense stems from the semantic divide between contemporary recipients and the author’s world.” C. Segre, Per una definizione del commento ai testi, in Il commento ai testi, ed. O. Besomi and C. Caruso, Birkhäuser, Basel-Boston-Berlin 1992, 8-9.
Vita Nova
Vita Nova
[Trascrizione del contenuto dell’opera dal libro della memoria. Primo incontro con Beatrice e suoi effetti sul giovanissimo Dante. Secondo incontro con Beatrice a nove anni di distanza, suo saluto a Dante che nel sonno ha una prima visione (Amore, in aspetto lieto e poi triste, dà in pasto alla donna il cuore dell’amante e con lei sale al cielo), poi esposta in un sonetto (A ciascun’alma presa e gentil core) inviato ai più famosi rimatori d’amore del tempo.]
[Transcription of the work’s content from the book of memory. First encounter with Beatrice and its effects on the young Dante. Second meeting with Beatrice nine years later, her greeting to Dante, who experiences an initial dream vision (Love, first joyful then sorrowful, feeds the lover’s heart to the lady and ascends to heaven with her), later recounted in a sonnet (A ciascun’alma presa e gentil core) sent to the most renowned love poets of the time.]
1. In quella parte del libro della mia memoria dinanzi alla quale poco si potrebbe leggere, si trova una rubrica la quale dice Incipit Vita Nova. Sotto la quale rubrica io trovo scripte le parole le quali è mio intendimento d’asemplare in questo libello, e se non tutte, almeno la loro sententia. [2] Nove fiate già apresso lo mio nascimento era tornato lo cielo della luce quasi a uno medesimo puncto quanto alla sua propria giratione, quando alli miei occhi apparve prima la gloriosa donna della mia mente, la quale fu chiamata da molti Beatrice, li quali non sapeano che si chiamare. [3] Ella era già in questa vita stata tanto, che nel suo tempo lo Cielo Stellato era mosso verso la parte d’oriente delle dodici parti l’una d’un grado, sì che quasi dal principio del suo anno nono apparve a me, e io la vidi quasi dalla fine del mio nono. [4] Apparve vestita di nobilissimo colore umile e onesto sanguigno, cinta e ornata alla guisa che alla sua giovanissima etade si convenia. [5] In quel puncto dico veracemente che lo spirito della vita, lo quale dimora nella secretissima camera del cuore, cominciò a tremare sì fortemente, che apparia nelli menomi polsi orribilmente; e tremando disse queste parole: «Ecce Deus fortior me, qui veniens dominabitur michi!». [6] In quel puncto lo spirito animale, lo quale dimora nell’alta camera nella quale tutti li spiriti sensitivi portano le loro perceptioni, si cominciò a maravigliare molto, e parlando spetialmente alli spiriti del viso, disse queste parole: «Apparuit iam beatitudo vestra!». [7] In quel puncto lo spirito naturale, lo quale dimora in quella parte ove si ministra lo nutrimento nostro, cominciò a piangere, e piangendo disse queste parole: «Heu, miser, quia frequenter impeditus ero deinceps!». [8] D’allora innanzi, dico che Amore segnoreggiò la mia anima, la quale fu sì tosto a·llui disponsata, e cominciò a prendere sopra me tanta sicurtade e tanta signoria per la virtù che li dava la mia ymaginatione, che me convenia fare tutti li suoi piaceri compiutamente. [9] Elli mi comandava molte volte che io cercassi per vedere questa angiola giovanissima; onde io nella mia pueritia molte volte l’andai cercando, e vedeala di sì nobili e laudabili portamenti, che certo di lei si potea dire quella parola del poeta Homero: «Ella non parea figliuola d’uomo mortale, ma di Dio». [10] E avegna che la sua ymagine, la quale continuatamente meco stava, fosse baldanza d’Amore a signoreggiare me, tuttavia era di sì nobilissima virtù, che nulla volta sofferse che Amore mi reggesse sanza lo fedele consiglio della Ragione in quelle cose là dove cotale consiglio fosse utile a udire. [11] E però che soprastare alle passioni e acti di tanta gioventudine pare alcuno parlare fabuloso, mi partirò da esse, e trapassando molte cose, le quali si potrebbero trarre dello exemplo onde nascono queste, verrò a quelle parole le quali sono scripte nella mia memoria sotto maggiori paragrafi. [12] Poi che fuoro passati tanti dì che apuncto erano compiuti li nove anni apresso l’apparimento soprascripto di questa gentilissima, nell’ultimo di questi dì avenne che questa mirabile donna apparve a me vestita di colore bianchissimo, in mezzo di due gentili donne, le quali erano di più lunga etade; e passando per una via, volse gli occhi verso quella parte ov’io era molto pauroso, e per la sua ineffabile cortesia, la quale è oggi meritata nel grande secolo, mi salutòe virtuosamente tanto, che mi parve allora vedere tutti li termini della beatitudine. [13] L’ora che lo suo dolcissimo salutare mi giunse, era fermamente nona di quel giorno. E però che quella fu la prima volta che le sue parole si mossero per venire alli miei orecchi, presi tanta dolcezza, che come inebriato mi partio dalle genti, e ricorso al solingo luogo d’una mia camera, puosimi a pensare di questa cortesissima. [14] E pensando di lei, mi sopragiunse uno soave sonno, nel quale m’apparve una maravigliosa visione. Che mi parea vedere nella mia camera una nebula di colore di fuoco, dentro alla quale io discernea una figura d’uno signore, di pauroso aspecto a chi la guardasse; e pareami con tanta letitia quanto a·ssé, che mirabile cosa era; e nelle sue parole dicea molte cose, le quali io non intendea se non poche, tra le quali io intendea queste: «Ego Dominus tuus». [15] Nelle sue braccia mi parea vedere una persona dormire nuda, salvo che involta mi parea in uno drappo sanguigno leggieramente; la quale io riguardando molto intentivamente, conobbi ch’era la donna della salute, la quale m’avea lo giorno dinanzi degnato di salutare. [16] E nell’una delle mani mi parea che questi tenesse una cosa la quale ardesse tutta; e pareami che mi dicesse queste parole: «Vide cor tuum!». [17] E quando elli era stato alquanto, pareami che disvegliasse questa che dormia; e tanto si sforzava per suo ingegno, che le facea mangiare questa cosa che in mano li ardea, la quale ella mangiava dubitosamente. [18] Apresso ciò poco dimorava che la sua letitia si convertia in amarissimo pianto; e così piangendo si ricogliea questa donna nelle sue braccia, e con essa mi parea che si ne gisse verso lo cielo. Onde io sostenea sì grande angoscia, che lo mio deboletto sonno non poteo sostenere, anzi si ruppe e fui disvegliato. [19] E immantanente cominciai a pensare, e trovai che l’ora nella quale m’era questa visione apparita era stata la quarta della nocte, sì che appare manifestamente ch’ella fue la prima ora delle nove ultime ore della nocte. [20] E pensando io a·cciò che m’era apparuto, propuosi di farlo sentire a molti li quali erano famosi trovatori in quel tempo: e con ciò fosse cosa che io avesse già veduto per me medesimo l’arte del dire parole per rima, propuosi di fare uno sonetto, nel quale io salutasse tutti li fedeli d’Amore; e pregandoli che giudicassero la mia visione, scrissi a·lloro ciò che io avea nel mio sonno veduto. E cominciai allora questo sonetto, lo quale comincia A ciascun’alma presa.
1. In that section of the book of my memory before which little could be read, there appears a rubric stating Incipit Vita Nova. Beneath this rubric I find written the words that I intend to transcribe in this little book - if not in full, at least in their essential meaning. [2] Nine times already since my birth had the sphere of light returned almost to the same point in its proper revolution when there first appeared before my eyes the glorious lady of my mind, who was called Beatrice by many who knew not what to call her. [3] She had already been in this life so long that during her time the Starry Heaven had moved eastward by one of the twelve degrees of its orbit, such that she appeared to me almost at the beginning of her ninth year, and I saw her almost at the end of my ninth. [4] She appeared clothed in a most noble hue, a modest and becoming crimson, girded and adorned in the manner befitting her youthful age. [5] At that moment, I can truly say that the vital spirit, which dwells in the innermost chamber of the heart, began to tremble so violently that it appeared horribly in my slightest pulses; and trembling, it spoke these words: "Ecce Deus fortior me, qui veniens dominabitur michi!" [6] At that moment, the animal spirit, which resides in the lofty chamber where all sensory perceptions are gathered, began to marvel greatly, and addressing the spirits of sight in particular, spoke these words: "Apparuit iam beatitudo vestra!" [7] At that moment, the natural spirit, which dwells in that part where our nourishment is administered, began to weep, and weeping spoke these words: "Heu, miser, quia frequenter impeditus ero deinceps!" [8] From that time onward, I declare that Love ruled over my soul, which had so swiftly been betrothed to him, and began to exert such power and dominion over me through the authority granted by my imagination that I was compelled to fulfill all his desires completely. [9] He often commanded me to seek out this youngest of angels. Thus in my boyhood I went searching for her many times, and saw her bearing herself so nobly and praiseworthily that truly of her might be spoken Homer's words: "She seemed born not of mortal man but of God." [10] And though her image, which remained constantly with me, emboldened Love to dominate me, yet it was of such noble virtue that it never permitted Love to govern me without the faithful counsel of Reason in matters where such counsel might profitably be heard. [11] Since lingering over the passions and actions of such extreme youth might seem fanciful discourse, I shall pass them by and, omitting many details that could be drawn from the source material underlying these events, come to those words inscribed in my memory under more significant headings. [12] After so many days had passed that exactly nine years were completed following the aforementioned first appearance of this most noble lady, on the last of these days it befell that this wondrous lady appeared to me dressed in purest white, between two noble ladies of greater age. As she passed along a street, she turned her eyes toward where I stood trembling, and through her ineffable courtesy - now rewarded in the eternal realm - bestowed upon me so gracious a greeting that I seemed then to behold the very limits of beatitude. [13] The hour when her most sweet salutation reached me was precisely the ninth hour of that day. Since this marked the first time her words had journeyed to my ears, I received such sweetness that, as one intoxicated, I withdrew from crowds and retreating to the solitude of my chamber, gave myself to meditation upon this most courteous lady. [14] While thus contemplating her, a gentle slumber overcame me wherein appeared a marvelous vision. I seemed to behold in my chamber a fiery-hued cloud within which I discerned the figure of a lord whose aspect struck terror in the beholder, yet who seemed filled with such personal joy as to inspire wonder. Among his many utterances, which I mostly failed to comprehend, I understood these words: "Ego Dominus tuus." [15] In his arms I seemed to see a person sleeping naked, save for a lightly wrapped crimson cloth. Gazing intently, I recognized her as the lady of salvation who had deigned to greet me the previous day. [16] In one hand he held a burning object, and seemed to say these words: "Vide cor tuum!" [17] After some time, he appeared to awaken her who slept, and through his artful power compelled her to eat the burning substance in his hand, which she consumed hesitantly. [18] Soon thereafter his joy turned to bitter weeping, and thus lamenting he gathered this lady in his arms, ascending with her toward heaven. Such anguish then seized me that my fragile sleep broke and I awoke. [19] Immediately I began to reflect and realized the vision had appeared during the fourth hour of night, clearly indicating it occurred in the first of night's final nine hours. [20] Contemplating this apparition, I resolved to share it with those renowned as love poets of that age. Having already acquired some skill in versification, I determined to compose a sonnet addressing all the Faithful of Love, requesting their interpretation of my vision. Thus I began this sonnet recording what I had seen in my sleep, which opens A ciascun'alma presa.
[21] | A ciascun’alma presa e gentil core | 1 |
nel cui cospecto ven lo dir presente, | 2 | |
in ciò che mi riscriva ’n suo parvente, | 3 | |
salute in lor segnor, cioè Amore. | 4 | |
[22] | Già eran quasi che aterzate l’ore | 5 |
del tempo che omne stella n’è lucente, | 6 | |
quando m’apparve Amor subitamente, | 7 | |
cui essenza membrar mi dà orrore. | 8 | |
[23] | Allegro mi sembrava Amor tenendo | 9 |
meo core in mano, e nelle braccia avea | 10 | |
madonna involta in un drappo dormendo. | 11 | |
Poi la svegliava, e d’esto core ardendo | 12 | |
lei paventosa umilmente pascea. | 13 | |
Apresso gir lo ne vedea piangendo. | 14 |
[21] | To every captive soul and noble heart | 1 |
before whom these present words may come, | 2 | |
that they might write to me in their own guise, | 3 | |
greetings in their lord, that is, in Love. | 4 | |
[22] | Now nearly a third of the hours had passed | 5 |
of that time when all stars shine brightest, | 6 | |
when Love appeared to me suddenly— | 7 | |
whose essence, to recall, fills me with dread. | 8 | |
[23] | Joyful Love seemed to hold | 9 |
my heart in his hand, and in his arms he bore | 10 | |
my lady wrapped in cloth, asleep. | 11 | |
Then he woke her, and from this burning heart | 12 | |
he humbly fed her, trembling. | 13 | |
Then I saw him depart, weeping. | 14 |
[24] Questo sonetto si divide in due parti, che nella prima parte saluto e domando risponsione, nella seconda significo a che si dêe rispondere. La seconda parte comincia quivi Già erano.
[24] This sonnet is divided into two parts: in the first, I offer greetings and request a response; in the second, I clarify what should be answered. The second part begins here: Now nearly.
[Risposta di molti rimatori e inizio del rapporto col «primo delli […] amici» (Guido Cavalcanti). Effetti negativi di Amore su Dante. Invenzione della prima donna-schermo e notizia di alcune rime scritte per lei; partenza della prima donna-schermo e conseguente lamento per l’occasione (O voi che per la via d’Amor passate).]
[Responses from various poets and the beginning of the relationship with the "first among [...] friends" (Guido Cavalcanti). Negative effects of Love on Dante. Invention of the first screen-lady and mention of verses composed for her; departure of the first screen-lady and subsequent lament for the occasion (O you who travel along the path of Love).]
2. A questo sonetto fu risposto da molti, e di diverse sententie: tra li quali fu risponditore quelli cui io chiamo primo delli miei amici, e disse allora uno sonetto, lo quale comincia Vedesti, al mio parere, omne valore. E questo fu quasi lo principio dell’amistà tra lui e me, quando elli seppe che io era quelli che li avea ciò mandato. [2] Lo verace iuditio del detto sogno non fu veduto allora per alcuno, ma ora è manifestissimo alli più semplici. [3] Da questa visione innanzi cominciò lo mio spirito naturale ad essere impedito nella sua operatione, però che l’anima era tutta data nel pensare di questa gentilissima. Onde io divenni in picciolo tempo poi di sì frale e debole conditione, che a molti amici pesava della mia vista; e molti pieni d’invidia già si procacciavano di sapere di me quello che io volea del tutto celare ad altri. [4] E io, accorgendomi del malvagio domandare che mi faceano, per la volontà d’Amore, lo quale mi comandava secondo lo consiglio della Ragione, rispondea loro che Amore era quelli che m’avea così governato. Dicea d’Amore, però che io portava nel viso tante delle sue insegne, che questo non si potea ricoprire. [5] E quando mi domandavano: «Per cui t’à così distructo questo Amore?», e io sorridendo li guardava, e nulla dicea loro. [6] Uno giorno avenne che questa gentilissima sedea in parte ove s’udivano parole della Regina della gloria, e io era in luogo dal quale vedea la mia beatitudine; e nel mezzo di lei e di me per la recta linea sedea una gentil donna di molto piacevole aspecto, la quale mi mirava spesse volte, maravigliandosi del mio sguardare che parea che sopra lei terminasse. [7] Onde molti s’accorsero del suo mirare, e in tanto vi fue posto mente, che partendomi da questo luogo mi sentio dire apresso me: «Vedi come cotale donna distrugge la persona di costui», e nominandola, intesi che dicea di colei che mezzo era stata nella linea recta che movea dalla gentilissima Beatrice e terminava negli occhi miei. [8] Allora mi confortai molto, assicurandomi che lo mio secreto non era comunicato lo giorno altrui per mia vista. E immantanente pensai di fare di questa gentil donna schermo della veritade, e tanto ne mostrai in poco di tempo, che lo mio secreto fu creduto sapere dalle più persone che di me ragionavano. [9] Con questa donna mi celai alquanti anni e mesi. E per più fare credente altrui, feci per lei certe cosette per rima, le quali non è mio intendimento di scrivere qui, se non in quanto facesse a tractare di quella gentilissima Beatrice; e però le lascerò tutte, salvo che alcuna cosa ne scriverò che pare che sia loda di lei. [10] Dico che in questo tempo che questa donna era schermo di tanto amore quanto dalla mia parte, mi venne una volontà di volere ricordare lo nome di quella gentilissima e acompagnarlo di molti nomi di donne, e spetialmente del nome di questa gentil donna. [11] E presi li nomi di .lx. le più belle donne della cittade ove la mia donna fu posta dall’Altissimo Sire, e compuosi una pìstola sotto forma di serventese, la quale io non scriverò; e non n’avrei facto mentione, se non per dire quello che, componendola, maravigliosamente adivenne, cioè che in alcuno altro numero non sofferse lo nome della mia donna stare se non in su lo nove, tra li nomi di queste donne. [12] La donna colla quale io avea tanto tempo celata la mia volontade convenne che si partisse della sopradecta cittade e andasse in paese molto lontano; per che io, quasi sbigottito della bella difesa che m’era venuta meno, assai me ne disconfortai più che io medesimo non avrei creduto dinanzi. [13] E pensando che se della sua partita io non parlassi alquanto dolorosamente, le persone sarebbero accorte più tosto del mio nascondere, propuosi di farne alcuna lamentanza in uno sonetto, lo quale io scriverò, acciò che la mia donna fue immediata cagione di certe parole che nel sonetto sono, sì come appare a chi lo ’ntende. E allora dissi questo sonetto che comincia O voi che per.
2. Many responded to this sonnet with diverse interpretations. Among them was he whom I call the first among my friends, who then composed a sonnet beginning To my mind, you witnessed all worth. This marked the dawn of friendship between us when he learned I had sent him this work. [2] The true meaning of that dream remained obscure to all at the time but is now manifest even to the simplest. [3] From this vision onward, my natural spirit became hindered in its function, for my soul was wholly absorbed in contemplation of this most noble one. Thus, I soon grew so frail and weak that many friends grieved to behold me, while envious others sought to uncover what I wished to keep concealed. [4] Perceiving their malicious inquiries, I answered—guided by Love's command through Reason's counsel—that Love himself had governed me thus. I spoke of Love because his sigils marked my face so plainly they could not be hidden. [5] When asked, "For whom has Love so ravaged you?" I smiled at them and said nothing. [6] One day, as this most noble lady sat where words of the Queen of Glory were heard, I beheld my beatitude from afar. Between us, along the direct line, sat a gracious lady of pleasing aspect, who often gazed at me, marveling at my stare that seemed fixed beyond her. [7] Many noticed her looking, and such attention followed that as I departed, I overheard: "See how this lady destroys that man"—naming her who lay midway on the straight path stretching from Beatrice to my eyes. [8] This comforted me greatly, assuring me my secret had not been betrayed by my countenance. At once, I resolved to make this gentle lady a screen for truth, and in so doing, soon convinced most gossips that she held my secret. [9] With her, I concealed myself for years and months. To deepen this ruse, I composed trivial verses for her—unworthy of transcription here save where they touch upon Beatrice, whom I shall praise exclusively. [10] During this time, as she veiled such profound love, I desired to commemorate the name of that most noble one alongside many ladies', especially this gentle lady's. [11] I gathered names of sixty fairest women from the city where the Highest Lord placed my lady and composed a sirventese, which I shall not write here. I mention it only to note a marvel: my lady's name could find place nowhere but in the ninth position among these women. [12] When this lady, my long-concealed desire's shield, departed for distant lands, I grew desolate—more than I could have foreseen—bereft of her fair defense. [13] Fearing silence might betray my hidden state, I resolved to lament her departure in a sonnet, which I shall transcribe, for she became the direct cause of certain words therein, as discernible to the attentive. Thus I composed this sonnet beginning O you who travel.
[14] | O voi che per la via d’Amor passate, | 1 |
attendete e guardate | 2 | |
s’elli è dolore alcun, quanto ’l mio, grave; | 3 | |
e prego sol che audir mi sofferiate, | 4 | |
e poi ymaginate | 5 | |
s’io son d’ogni tormento ostale e chiave. | 6 | |
[15] | Amor, non già per mia poca bontate, | 7 |
ma per sua nobiltate, | 8 | |
mi pose in vita sì dolce e soave, | 9 | |
ch’io mi sentia dir dietro spesse fiate: | 10 | |
«Deh, per qual dignitate | 11 | |
così leggiadro questi lo cor àve?» | 12 | |
[16] | Or ò perduta tutta mia baldanza, | 13 |
che si movea d’amoroso tesoro, | 14 | |
ond’io pover dimoro, | 15 | |
in guisa che di dir mi ven dottanza. | 16 | |
[17] | Sì che volendo far come coloro | 17 |
che per vergogna celan lor mancanza, | 18 | |
di fuor mostro allegranza, | 19 | |
e dentro dallo core struggo e ploro. | 20 |
[14] | O you who journey along Love’s path, | 1 |
pause and behold | 2 | |
if any sorrow equals the gravity of mine; | 3 | |
and I beg only that you grant me audience, | 4 | |
then afterward consider | 5 | |
whether I am threshold and guardian to all torment. | 6 | |
[15] | Love—not for my scant worthiness, | 7 |
but through his own nobility— | 8 | |
placed me in life so sweet and gentle, | 9 | |
that oft I heard proclaimed behind me: | 10 | |
«Ah, by what merit | 11 | |
does this man hold his heart with such grace?» | 12 | |
[16] | Now I have lost all confidence, | 13 |
which sprang from love’s treasure, | 14 | |
leaving me impoverished, | 15 | |
so that fear overcomes my speech. | 16 | |
[17] | Thus, wishing to imitate those | 17 |
who conceal their lack through shame, | 18 | |
outwardly I display joy, | 19 | |
while inwardly my heart wastes away in weeping. | 20 |
[18] Questo sonetto à due parti principali, che nella prima intendo chiamare li fedeli d’Amore per quelle parole di Yeremia profeta, «O vos omnes qui transitis per viam, attendite et videte si est dolor sicut dolor meus», e pregare che mi sofferino d’udire; nella seconda narro là ove Amore m’avea posto, con altro intendimento che le streme parti del sonetto non mostrano, e dico che io ò ciò perduto. La seconda parte comincia quivi Amor, non già.
[18] This sonnet has two principal parts. In the first, I intend to summon the Faithful of Love through the words of the prophet Jeremiah: «O all you who pass by the way, pause and see if there is any sorrow like my sorrow,» and to entreat them to grant me audience. In the second, I relate where Love had placed me—with an intention concealed from the sonnet’s superficial divisions—and declare that I have lost this state. The second part begins at Love—not for my.
[Partita la prima donna-schermo, Dante compone due sonetti in morte di un’amica di Beatrice, richiamata in modo criptico (Piangete, amanti, poi che piange Amore; Morte villana, di Pietà nemica).]
[After the departure of the first screen-lady, Dante composes two sonnets mourning a friend of Beatrice, cryptically referenced (Weep, lovers, since Love himself weeps; Villainous Death, Enemy of Piety).]
3. Apresso lo partire di questa gentil donna, fu piacere del Signore degli angeli di chiamare alla sua gloria una donna giovane e di gentile aspecto molto, la quale fu assai gratiosa in questa sopradecta cittade, lo cui corpo io vidi giacere sanza l’anima in mezzo di molte donne, le quali piangeano assai pietosamente. [2] Allora ricordandomi che già l’avea veduta fare compagnia a quella gentilissima, non poteo sostenere alquante lagrime; anzi piangendo mi propuosi di dicere alquante parole della sua morte, in guiderdone di ciò che alcuna fiata l’avea veduta colla mia donna. [3] E di ciò toccai alcuna cosa nell’ultima parte delle parole che io ne dissi, sì come appare manifestamente a chi lo ’ntende. E dissi allora questi due sonetti, li quali comincia lo primo Piangete e il secondo Morte villana.
3. Following the departure of this noble lady, it pleased the Lord of Angels to call to His glory a young woman of most noble aspect, who was greatly cherished in the aforementioned city. I beheld her body lying lifeless amid many women who wept most piteously. [2] Then, recalling that she had once kept company with that most noble one [Beatrice], I could not restrain my tears; indeed, weeping, I resolved to compose some words upon her death, as recompense for having occasionally seen her in my lady’s presence. [3] Of this, I touched upon something in the final part of the verses I composed, as will be evident to discerning readers. At that time, I wrote these two sonnets, the first beginning Weep, lovers and the second Villainous Death.
[4] | Piangete, amanti, poi che piange Amore, | 1 |
udendo qual cagion lui fa plorare. | 2 | |
[5] | Amor sente a Pietà donne chiamare, | 3 |
mostrando amaro duol per gli occhi fore, | 4 | |
perché villana Morte in gentil core | 5 | |
à miso il suo crudele adoperare, | 6 | |
guastando ciò ch’al mondo è da laudare | 7 | |
in gentil donna sora dell’Onore. | 8 | |
[6] | Udite quanto Amor le fece oranza, | 9 |
ch’io ’l vidi lamentare in forma vera | 10 | |
sovra la morta ymagine avenente; | 11 | |
e riguardava ver’ lo ciel sovente, | 12 | |
ove l’alma gentil già locata era, | 13 | |
che donna fu di sì gaia sembianza. | 14 |
[4] | Weep, lovers, since Love himself weeps, | 1 |
hearing what cause compels his lament. | 2 | |
[5] | Love hears the call to Pity from ladies, | 3 |
revealing bitter grief through outward tears, | 4 | |
for villainous Death has thrust her cruelty | 5 | |
into a noble heart, | 6 | |
ruining what the world holds worthy of praise | 7 | |
in a noble lady, sovereign above Honor. | 8 | |
[6] | Hear how Love paid her homage, | 9 |
for I saw him lament in true form | 10 | |
over the fair lifeless image; | 11 | |
and oft he gazed toward heaven, | 12 | |
where that noble soul already dwelled— | 13 | |
a lady of such radiant countenance. | 14 |
[7] Questo primo sonetto si divide in tre parti. Nella prima chiamo e sollicito li fedeli d’Amore a piangere, e dico che lo signore loro piange, e dico udendo la cagione per che piange, acciò che s’acconcino più ad ascoltarmi; nella seconda narro la cagione; nella terza parlo d’alcuno onore che Amore fece a questa donna. La seconda parte comincia quivi Amore sente, la terza quivi Udite.
[7] This first sonnet divides into three parts. In the first, I summon and urge the Faithful of Love to weep, stating that their Lord weeps, and declare the reason for his weeping so they may be more disposed to listen; in the second, I narrate the cause; in the third, I speak of certain honors Love bestowed upon this lady. The second part begins at Love hears, the third at Hearken.
[8] | Morte villana, di Pietà nemica, | 1 |
di dolor madre antica, | 2 | |
iuditio incontastabile gravoso, | 3 | |
poi ch’ài data materia al cor doglioso, | 4 | |
ond’io vado pensoso, | 5 | |
di te blasmar la lingua s’afatica. | 6 | |
[9] | E s’io di gratia ti vo’ far mendica, | 7 |
convenesi ch’io dica | 8 | |
lo tuo fallar d’ogni torto tortoso, | 9 | |
non però ch’alla gente sia nascoso, | 10 | |
ma per farne cruccioso | 11 | |
chi d’amor per innanzi si notrica. | 12 | |
[10] | Dal secolo ài partita cortesia | 13 |
e ciò ch’è in donna da pregiar vertute; | 14 | |
in gaia gioventute | 15 | |
distructa ài l’amorosa leggiadria. | 16 | |
Più non vo’ discovrir qual donna sia | 17 | |
che per le propietà sue conosciute. | 18 | |
[11] | Chi non merta salute | 19 |
non speri mai d’aver sua compagnia. | 20 |
[8] | Villainous Death, foe of Pity, | 1 |
ancient mother of grief, | 2 | |
irrefutable judgment heavy with woe, | 3 | |
since you've given cause to hearts in sorrow, | 4 | |
wherefore I wander pensive, | 5 | |
my tongue strains to reproach you. | 6 | |
[9] | And if I wish to render you a beggar of grace, | 7 |
it is fitting I proclaim | 8 | |
your fault in every twisted wrong, | 9 | |
not that it remains hidden from mankind, | 10 | |
but to enrage | 11 | |
those who hereafter feed on love. | 12 | |
[10] | From this age you've stripped Courtesy | 13 |
and all in woman worthy of virtuous praise; | 14 | |
in joyous youth | 15 | |
you've destroyed amorous grace. | 16 | |
I'll not reveal what lady this may be | 17 | |
whose known traits make her manifest. | 18 | |
[11] | Let those unworthy of salvation | 19 |
never hope to share her company. | 20 |
[12] Questo sonetto si divide in quatro parti. Nella prima parte chiamo la Morte per certi suoi nomi proprii; nella seconda, parlando a·llei, dico la cagione per che io mi muovo a blasmarla; nella terza la vitupero; nella quarta mi volgo a parlare a indiffinita persona, avegna che quanto al mio intendimento sia diffinita. La seconda comincia quivi Poi ch’ài data; la terza quivi E s’io di gratia; la quarta quivi Chi non merta salute.
[12] This sonnet divides into four parts. In the first, I address Death by certain epithets proper to her; in the second, speaking to her, I state my reason for reproach; in the third, I revile her; in the fourth, I turn to address an indefinite person, though in my intent she is defined. The second begins at Since you've given; the third at And if I wish; the fourth at Let those unworthy.
[Prima «ymaginatione»: Amore appare in abito di pellegrino e invita Dante a procurarsi un nuovo simulato amore (Cavalcando l’altrier per un camino).]
[First "vision": Love appears as a pilgrim and bids Dante secure new feigned love (Riding one day along a lonely way).]
4. Apresso la morte di questa donna alquanti die, avenne cosa per la quale me convenne partire della sopradecta cittade e ire verso quelle parti ov’era la gentil donna ch’era stata mia difesa, avegna che non tanto fosse lontano lo termine del mio andare quanto ella era. [2] E tutto ch’io fossi alla compagnia di molti, quanto alla vista l’andare mi dispiacea sì, che quasi li sospiri non poteano disfogare l’angoscia che ’l cuore sentia, però ch’io mi dilungava dalla mia beatitudine. [3] E però lo dolcissimo signore, lo quale mi signoreggiava per la virtù della gentilissima donna, nella mia ymaginatione apparve come peregrino leggieramente vestito e di vili drappi. [4] Elli mi parea sbigottito e guardava la terra, salvo che talora li suoi occhi mi parea che si volgessero ad un fiume bello e corrente e chiarissimo, lo quale sen gia lungo questo camino là ov’io era. [5] A me parve che Amore mi chiamasse e dicessemi queste parole: «Io vegno da quella donna la quale è stata tua lunga difesa, e so che lo suo rivenire non sarà. E però quello cuore ch’io ti facea avere a·llei, io l’ò meco, e portolo a donna la quale sarà tua difensione, come questa era». E nominollami, sì che io la conobbi bene. [6] «Ma tuttavia, di queste parole che teco ò ragionate, se alcuna cosa ne dicessi, dille nel modo che per loro non si discernesse lo simulato amore che tu ài mostrato a questa e che ti converrà mostrare ad altri». [7] E dette queste parole, disparve questa mia ymaginatione tutta subitamente per la grandissima parte che mi parve che Amore mi desse di sé; e, quasi cambiato nella vista mia, cavalcai quel giorno pensoso molto e acompagnato da molti sospiri. [8] Apresso lo giorno cominciai di ciò questo sonetto, lo quale comincia Cavalcando.
4. Several days after this lady's death, an event occurred that necessitated my departure from the aforementioned city and journeying toward the region where dwelt the noble lady who had been my protection - though the extent of my travels did not match the distance from my blessedness. [2] Though accompanied by many, the sight of the road so displeased me that my sighs could scarcely relieve the anguish weighing on my heart, for I was distancing myself from my beatitude. [3] Wherefore the sweetest lord, who ruled me through the virtue of that most noble lady, appeared in my imagination as a pilgrim clad in lightweight, humble garments. [4] He seemed disheartened, gazing earthward save when his eyes would occasionally turn toward a beautiful, clear, swiftly flowing river that ran parallel to my path. [5] It seemed Love called to me, uttering these words: "I come from that lady who long protected you, and know her return shall not be. Therefore the heart I gave you for her, I bear with me to bestow upon another lady who shall be your new protection." He named her, and thus I knew her well. [6] "Yet should you speak of these matters we've discussed, let your words conceal the feigned love you showed this lady and must now show others." [7] As these words faded, the vision dissolved suddenly through Love's overwhelming presence within me. Visibly altered in countenance, I rode pensively that day, accompanied by frequent sighs. [8] The following day I began this sonnet commencing Riding.
[9] | Cavalcando l’altrier per un camino, | 1 |
pensoso dell’andar che mi sgradia, | 2 | |
trovai Amore in mezzo della via | 3 | |
in abito leggier di peregrino. | 4 | |
[10] | Nella sembianza mi parea meschino, | 5 |
come avesse perduta signoria; | 6 | |
e sospirando pensoso venia, | 7 | |
per non veder la gente, a capo chino. | 8 | |
[11] | Quando mi vide, mi chiamò per nome | 9 |
e disse: «Io vegno di lontana parte, | 10 | |
ov’era lo tuo cor per mio volere, | 11 | |
e recolo a servir novo piacere». | 12 | |
[12] | Allora presi di lui sì gran parte, | 13 |
ch’elli disparve, e non m’accorsi come. | 14 |
[9] | Riding one recent day along a road, | 1 |
brooding on journeys that my soul despised, | 2 | |
midway I found Love in pilgrim's guise | 3 | |
clad in light raiment of a humble mode. | 4 | |
[10] | His mien to me appeared all discomposed, | 5 |
as one whose sovereign power had been erased; | 6 | |
sighing, with pensive step and head downcast, | 7 | |
he shunned men's gaze while on that path he posed. | 8 | |
[11] | When he beheld me, called me by my name | 9 |
and said: "From distant lands I make my way | 10 | |
where by my will your heart did lately stay - | 11 | |
now bring it back to serve fresh pleasure's claim." | 12 | |
[12] | Then such great portion of him did I take | 13 |
he vanished - how, my senses could not say. | 14 |
[13] Questo sonetto à tre parti. Nella prima parte dico sì come io trovai Amore e quale mi parea; nella seconda dico quello ch’elli mi disse, avegna che non compiutamente, per tema ch’avea di discovrire lo mio secreto; nella terza dico come elli mi disparve. La seconda comincia quivi Quando mi vide; la terza quivi Allora presi.
[13] This sonnet divides into three parts. The first describes my encounter with Love and his appearance; the second recounts his words (though incompletely, for fear of revealing my secret); the third tells of his disappearance. The second part begins When he beheld me; the third Then such great portion.
[Invenzione della seconda donna-schermo compromessa da maldicenze che causano la negazione del saluto di Beatrice e descrizioni dell’effetto salvifico di tale saluto ora negato. Seconda visione in sogno (Amore invita Dante a scrivere versi per Beatrice senza rivolgersi direttamente a lei, ma capaci di chiarirle l’equivoco, usando Amore come intermediario) e attuazione del suggerimento (Ballata, i’ vo’ che tu ritrovi Amore).]
[The invention of the second screen-lady compromised by slanderous talk causing Beatrice's denied greeting, with descriptions of the salvific effect now negated. Second dream vision (Love instructs Dante to write verses for Beatrice without direct address, capable of clarifying the misunderstanding through Love as intermediary) and implementation of this counsel (Ballad, I Bid You Seek Out Love).]
5. Apresso la mia ritornata mi misi a cercare di questa donna che lo mio segnore m’avea nominata nel camino delli sospiri. E acciò che lo mio parlare sia più brieve, dico che in poco tempo la feci mia difesa tanto, che troppa gente ne ragionava oltre li termini della cortesia: onde molte fiate mi pensava duramente. [2] E per questa cagione, cioè di questa soverchievole boce che parea che mi infamasse vitiosamente, quella gentilissima, la quale fu distruggitrice di tutti li vitii e regina delle vertudi, passando per alcuna parte, mi negò lo suo dolcissimo salutare, nello quale stava tutta la mia beatitudine. [3] E uscendo alquanto del proposito presente, voglio dare a intendere quello che lo suo salutare in me virtuosamente operava. [4] Dico che quando ella apparia da parte alcuna, per la speranza della mirabile salute nullo nemico mi rimanea, anzi mi giugnea una fiamma di caritade, la quale mi facea perdonare a chiunque m’avesse offeso. E chi allora m’avesse dimandato di cosa alcuna, la mia risponsione sarebbe stata solamente «Amore», con viso vestito d’umiltà. [5] E quando ella fosse alquanto propinqua al salutare, uno spirito d’amore, distruggendo tutti gli altri spiriti sensitivi, pingea fuori li deboletti spiriti del viso, e dicea loro: «Andate ad onorare la donna vostra», ed elli si rimanea nel luogo loro. E chi avesse voluto conoscere Amore, fare lo potea mirando lo tremare degli occhi miei. [6] E quando questa gentilissima salute salutava, non che Amore fosse tal mezzo che potesse obumbrare a me la intollerabile beatitudine, ma elli quasi per soverchio di dolcezza divenia tale, che lo mio corpo, lo quale era tutto allora sotto lo suo reggimento, molte volte si movea come cosa grave inanimata. [7] Sì che appare manifestamente che nelle sue salute abitava la mia beatitudine, la quale molte volte passava e redundava la mia capacitade. [8] Ora tornando al proposito dico che poi che la mia beatitudine mi fu negata, mi giunse tanto dolore che, partito me dalle genti, in solinga parte andai a bagnare la terra d’amarissime lagrime. [9] E poi che alquanto mi fue sollenato questo lagrimare, misimi nella mia camera, là ove io potea lamentarmi sanza essere udito; e quivi chiamando misericordia alla donna della cortesia, e dicendo: «Amore, aiuta lo tuo fedele!», m’adormentai come uno pargoletto battuto lagrimando. [10] Avenne quasi nel mezzo del mio dormire che mi parve vedere nella mia camera lungo me sedere uno giovane vestito di bianchissime vestimenta, e pensando molto quanto alla vista sua, mi riguardava là ov’io giacea. E quando m’avea guardato alquanto, pareami che sospirando mi chiamasse, e diceami queste parole: «Fili mi, tempus est ut pretermictantur simulacra nostra». [11] Allora mi parea che io il conoscessi, però che mi chiamava così come assai fiate nelli miei sonni m’avea già chiamato: e riguardandolo pareami che piangesse pietosamente, e parea che attendesse da me alcuna parola. Onde io assicurandomi cominciai a parlare così con esso: «Signore della nobiltade, e perché piangi tu?». E quelli mi dicea queste parole: «Ego tanquam centrum circuli, cui simili modo se habent circumferentie partes; tu autem non sic». [12] Allora, pensando alle sue parole, mi parea che m’avesse parlato molto oscuramente, sì che io mi sforzava di parlare, e diceali queste parole: «Che è ciò, signore, che mi parli con tanta oscuritade?». E quelli mi dicea in parole volgari: «Non dimandare più che utile ti sia». [13] E però cominciai allora con lui a ragionare della salute la quale mi fue negata, e domanda’lo della cagione. Onde in questa guisa mi fue da·llui risposto: «Quella nostra Beatrice udio da certe persone di te ragionando che la donna la quale io ti nominai nel camino delli sospiri ricevea da te alcuna noia; e però questa gentilissima, la quale è contraria di tutte le noie, non degnò di salutare la tua persona, temendo non fosse noiosa. [14] Onde con ciò sia cosa che veracemente sia conosciuto per lei alquanto lo tuo secreto per lunga consuetudine, voglio che tu dichi certe parole per rima, nelle quali tu comprendi la forza che io tegno sopra te per lei. E come tu fosti suo tostamente dalla tua pueritia (e di ciò chiama testimonio colui che lo sa). E come tu prieghi lui che li le dica, e io, che sono quelli, volontieri le ne ragionerò. E per questo sentirà ella la tua volontade; la quale sentendo, conoscerà le parole degli ingannati. [15] Queste parole fa che sieno quasi un mezzo, sì che tu non parli a·llei inmediatamente, che non è degno; e no·lle mandare in parte alcuna, sanza me, ove potessero essere intese da·llei, ma falle adornare di soave armonia, nella quale io sarò tutte le volte che sarà mestiere». [16] E dette queste parole disparve, e lo mio sonno fue rotto. Onde io, ricordandomi, trovai che questa visione m’era apparita nella nona ora del die. E anzi che io uscissi di questa camera, propuosi di fare una ballata, nella quale io seguitassi ciò che lo mio signore m’avea imposto; e feci poi questa ballata che comincia Ballata, i’ vo’.
5. After my return, I set myself to seek out this lady whom my lord had named to me along the path of sighs. To make my account more concise, I shall say that within a short time I made her my defense so thoroughly that excessive gossip arose beyond the bounds of courtesy, which often weighed heavily upon my thoughts. [2] On account of this immoderate talk – which seemed to defame me viciously – that most noble lady, who is the destroyer of all vice and queen of virtues, passing by a certain place, denied me her most sweet greeting, wherein lay all my beatitude. [3] Departing momentarily from the present subject, I wish to expound what virtuous effect her greeting wrought within me. [4] I affirm that when she appeared in any quarter, through hope of that wondrous salutation, no enemy remained to me; rather, a flame of charity arose within me, compelling me to forgive all who had wronged me. Had anyone then questioned me of any matter, my sole reply would have been "Love," with a countenance clothed in humility. [5] When she drew near to bestow her greeting, a spirit of Love, destroying all other sensitive spirits, drove forth the feeble spirits of vision, commanding them: "Go honor your lady," while Love himself remained in their place. Whoever wished to know Love might have done so by observing the trembling of my eyes. [6] When this most noble lady gave her greeting, far from Love being a veil to obscure the unbearable beatitude from me, he became through excess of sweetness such that my body – then wholly under his governance – oft moved like some heavy inanimate mass. [7] Thus it clearly appears that within her salutations dwelled my beatitude, which many times surpassed and overflowed my capacity. [8] Returning now to my narrative: when my beatitude was denied me, such grief overcame me that withdrawing from company, I sought a solitary place to drench the earth with bitterest tears. [9] When this weeping had somewhat abated, I retired to my chamber where I might lament unheard. There, imploring mercy from the lady of courtesy and crying "Love, aid your faithful one!", I fell asleep like a child weeping after chastisement. [10] Midway through my slumber, I seemed to see seated beside me in my chamber a youth clad in purest white garments. Deep in thought by appearance, he gazed upon me where I lay. Having regarded me awhile, he sighed and spoke these words: "Fili mi, tempus est ut pretermictantur simulacra nostra" [My son, it is time to set aside our simulacra]. [11] Then I seemed to recognize him, for he addressed me as he had often done in dreams. Observing him weeping piteously, as though awaiting my speech, I took courage and spoke: "Lord of nobility, why do you weep?" Whereupon he answered: "Ego tanquam centrum circuli, cui simili modo se habent circumferentie partes; tu autem non sic" [I am like the center of a circle to which all parts of the circumference bear equal relation; but you are not so]. [12] Pondering his words, which seemed obscure, I pressed him: "What means this, lord, that you speak so darkly?" He replied in the vernacular: "Ask no more than profits you." [13] I then discoursed with him concerning the denied salutation, inquiring its cause. He answered thus: "Our Beatrice heard certain persons discussing how the lady I named to you on the path of sighs received some vexation from you. Therefore this most noble one, being contrary to all vexation, disdained to greet your person, fearing it might prove troublesome. [14] Since she has through long custom gained some knowledge of your secret, I will have you compose verses wherein you demonstrate the power I hold over you through her. Declare how you have been hers since childhood – calling as witness Him who knows – and pray that He may tell her. Being He, I shall willingly discourse of this. Thus shall she learn your will, and knowing it, perceive the words of deceivers. [15] Let these words serve as mediation, for it is unseemly to address her directly. Send them not to any place where she might hear them without me, but adorn them with sweet harmony wherein I shall be present when need requires." [16] Having spoken thus, he vanished and my sleep broke. Recalling this vision, I found it had appeared at the ninth hour. Before quitting my chamber, I resolved to compose a ballad fulfilling my lord's command, thereafter creating this ballad beginning Ballad, I Bid.
[17] | Ballata, i’ vo’ che tu ritrovi Amore, | 1 |
e con lui vadi a madonna davante, | 2 | |
sì che la scusa mia, la qual tu cante, | 3 | |
ragioni poi con lei lo mio segnore. | 4 | |
[18] | Tu vai, ballata, sì cortesemente, | 5 |
che senza compagnia | 6 | |
dovresti in tutte parti avere ardire; | 7 | |
ma se tu vuoli andar sicuramente, | 8 | |
retrova l’Amor pria, | 9 | |
ché forse non è buon senza lui gire; | 10 | |
però che quella che ti dêe audire, | 11 | |
sì com’io credo, è ver’ di me adirata: | 12 | |
se tu di lui non fossi acompagnata, | 13 | |
leggieramente ti faria disnore. | 14 | |
[19] | Con dolce sono quando se’ con lui, | 15 |
comincia este parole, | 16 | |
apresso che averai chesta pietate: | 17 | |
«Madonna, quelli che mi manda a voi, | 18 | |
quando vi piaccia, vole, | 19 | |
sed elli à scusa, che la m’intendiate. | 20 |
[17] | Ballad, I wish you to seek out Love, | 1 |
and go with him before My lady's face, | 2 | |
so that my plea, which you melodiously trace, | 3 | |
may through my Lord with her discourse approve. | 4 | |
[18] | You journey, ballad, with such courtly grace, | 5 |
that even unaccompanied, | 6 | |
you should in all parts venture undismayed; | 7 | |
yet if you wish to walk a guarded pace, | 8 | |
first let Love be attended, | 9 | |
for without him, the path may prove ill-weighed. | 10 | |
Since she who must your message hear conveyed | 11 | |
(as I believe) holds anger toward my state: | 12 | |
if you without his escort dare debate, | 13 | |
lightly she might disgrace your humble case. | 14 | |
[19] | With dulcet sound when you are at his side, | 15 |
commence these words to sing, | 16 | |
once mercy's gate you have importuned thus: | 17 | |
«My lady, he who sends me here to plead | 18 | |
(when it may please your mind) | 19 | |
craves, if excuse he holds, your audience. | 20 |
Amore è qui, che per vostra biltate | 21 | |
lo face, come vol, vista cangiare: | 22 | |
dunque perché li fece altra guardare | 23 | |
pensatel voi, da che non mutò ’l core». | 24 | |
[20] | Dille: «Madonna, lo suo core è stato | 25 |
con sì fermata fede, | 26 | |
che ’n voi servir l’à ’mpronto omne pensero: | 27 | |
tosto fu vostro, e mai non s’è smagato». | 28 | |
Sed ella non ti crede, | 29 | |
dì che domandi Amor, che sa lo vero: | 30 | |
e alla fine falle umil preghero, | 31 | |
lo perdonare se le fosse a noia, | 32 | |
che mi comandi per messo ch’io moia, | 33 | |
e vedrassi ubidir ben servidore. | 34 | |
[21] | E dì a colui ch’è d’ogni pietà chiave | 35 |
avanti che sdonnei, | 36 | |
che le saprà contar mia ragion bona: | 37 | |
«Per gratia della mia nota soave | 38 | |
reman tu qui con lei, | 39 | |
e del tuo servo ciò che vuoi ragiona; | 40 |
Love stands here, whom your beauty's magnitude | 21 | |
compels, as he wills, to transform his guise: | 22 | |
why then did he let other sights comprise | 23 | |
his gaze, when his heart never changed its creed?» | 24 | |
[20] | Tell her: «My lady, his heart has remained | 25 |
with faith so resolute, | 26 | |
that every thought to serve you stands prepared: | 27 | |
swiftly he became yours, never estranged». | 28 | |
If she distrusts your word, | 29 | |
say: «Question Love, who knows the truth entire». | 30 | |
Then humbly pray that if forgiveness tire, | 31 | |
she bid me perish by her messenger, | 32 | |
and you shall see obedience stir | 33 | |
in one who served her ever in good heed. | 34 | |
[21] | And say to him who holds all pity's key | 35 |
before you take your leave, | 36 | |
that he may voice my justified defense: | 37 | |
«By grace of my sweet plaintive melody, | 38 | |
remain here with her still, | 39 | |
and of your servant speak as you deem fit; | 40 |
e s’ella per tuo prego li perdona, | 41 | |
fa che li anunzî un bel sembiante pace». | 42 | |
[22] | Gentil ballata mia, quando ti piace, | 43 |
movi in quel puncto che tu n’aggi onore. | 44 |
and if through your plea she acquits his writ, | 41 | |
let peace in fair semblance be decreed». | 42 | |
[22] | Noble my ballad, when you deem it right, | 43 |
move at that point which brings you honor's light. | 44 |
[23] Questa ballata in tre parti si divide. Nella prima dico a·llei ov’ella vada e confortola però che vada più sicura, e dico nella cui compagnia si metta, se vuole sicuramente andare e sanza pericolo alcuno; nella seconda dico quello che a·llei s’apertiene di fare intendere; nella terza la licentio del gire quando vuole, raccomandando lo suo movimento nelle braccia della Fortuna. La seconda parte comincia quivi Con dolce sono; la terza quivi Gentil ballata. [24] Potrebbe già l’uomo opporre contra me e dicere che non sapesse a cui fosse lo mio parlare in seconda persona, però che la ballata non è altro che queste parole che io parlo. E però dico che questo dubbio io lo ’ntendo solvere e dichiarare in questo libello ancora in parte più dubbiosa; e allora intenda qui chi qui dubita o chi qui volesse opporre in questo modo.
[23] This ballad is divided into three parts. In the first, I instruct it where to go and encourage it to travel more securely, specifying in whose company it should place itself if it wishes to proceed safely and without peril; in the second, I outline what it must make understood; in the third, I grant it leave to depart when it wills, entrusting its journey to Fortune's care. The second part begins where it says With dulcet sound; the third where it says Noble my ballad. [24] One might object to me and argue that I did not clarify to whom my speech in the second person is directed, since the ballad is nothing other than these words I utter. Therefore, I state that I intend to resolve this doubt and clarify it later in this book in more ambiguous passages; until then, let those who question here or wish to raise such objections understand this provisionally.
[Battaglia di pensieri sul valore di Amore e conseguente sofferenza di Dante (Tutti li miei pensier’ parlan d’Amore).]
[Battle of thoughts on Love's value and Dante's consequent suffering (All my thoughts speak of Love).]
6. Apresso di questa soprascripta visione, avendo già dette le parole che Amore m’avea imposte a dire, mi cominciaro molti e diversi pensamenti a combattere e a tentare, ciascuno quasi indefensibilemente; tra li quali pensamenti, quatro mi parea che ingombrassero più lo riposo della vita. [2] L’uno delli quali era questo: buona è la signoria d’Amore, però che trae lo ’ntendimento del suo fedele da tutte le vili cose. [3] L’altro era questo: non buona è la signoria d’Amore, però che quanto lo suo fedele più fede li porta, tanto più gravi e dolorosi puncti li conviene passare. [4] L’altro era questo: lo nome d’Amore è sì dolce a udire, che impossibile mi pare che la sua propria operatione sia nelle più cose altro che dolce, con ciò sia cosa che li nomi seguitino le nominate cose, sì come è scripto: «Nomina sunt consequentia rerum». [5] Lo quarto era questo: la donna, per cui Amore ti stringe così, non è come l’altre donne, che leggieramente si muova del suo core. [6] E ciascuno mi combattea tanto, che mi facea stare quasi come colui che non sa per qual via pigli lo suo camino, e che vuole andare e non sa onde sen vada; e se io pensava di volere cercare una comune via di costoro, cioè là ove tutti s’accordassero, questa via era molto inimica verso me, cioè di chiamare e di mettermi nelle braccia della Pietà. [7] E in questo stato dimorando mi giunse volontà di scrivere parole rimate; e dissine allora questo sonetto, lo quale comincia Tutti li miei.
6. Following the aforementioned vision, having already uttered the words that Love had commanded me to speak, numerous conflicting thoughts began to assail and tempt me, each seemingly indefensible. Among these thoughts, four appeared to most disturb the peace of my existence. [2] The first was this: The lordship of Love is beneficial, for it draws the understanding of its faithful devotee away from all base matters. [3] The second: The lordship of Love is not beneficial, for the more faith its devotee bears, the more grievous and dolorous trials he must endure. [4] The third: The very name of Love is so sweet to hear that it seems impossible its essential operation could be other than sweet in most instances, since names follow their named essences, as is written: "Nomina sunt consequentia rerum." [5] The fourth: The lady through whom Love constrains you thus is not like other women, who are lightly moved in their hearts. [6] Each thought contended with me so fiercely that I remained like one who knows not which path to take, who desires to journey yet knows not whence to depart. And were I to seek a common path among them—a point where all might agree—this path proved most hostile to me: namely, to invoke and surrender myself to the arms of Pity. [7] Lingering in this state, a desire came upon me to compose verse; and thus I wrote this sonnet beginning Tutti li miei.
[8] | Tutti li miei pensier’ parlan d’Amore, | 1 |
e ànno in lor sì gran varïetate, | 2 | |
ch’altro mi fa voler sua podestate, | 3 | |
altro folle ragiona il suo valore, | 4 | |
altro sperando m’aporta dolzore, | 5 | |
altro pianger mi fa spesse fïate, | 6 | |
e sol s’accordano in cherer pietate, | 7 | |
tremando di paura che è nel core. | 8 | |
[9] | Ond’io non so da qual matera prenda; | 9 |
e vorrei dire, e non so ch’io mi dica, | 10 | |
così mi trovo in amorosa erranza. | 11 | |
E se con tutti voi’ fare accordanza, | 12 | |
convenemi chiamar la mia nemica, | 13 | |
madonna la Pietà, che mi difenda. | 14 |
[8] | All my thoughts speak of Love, | 1 |
and hold within such great diversity | 2 | |
that one makes me crave his sovereignty, | 3 | |
another madly extols his power, | 4 | |
another, hoping, brings me sweetness, | 5 | |
another makes me weep full oftentimes, | 6 | |
and all agree in craving mercy, | 7 | |
trembling with fear rooted in the heart. | 8 | |
[9] | Thus I know not from which theme to choose; | 9 |
I long to speak, yet know not what to say, | 10 | |
so lost am I in love’s wandering path. | 11 | |
And if with all I must make accord, | 12 | |
I must needs summon my enemy, | 13 | |
my lady Pity, to defend me. | 14 |
[10] Questo sonetto in quatro parti si può dividere. Nella prima dico e soppongo che tutti li miei pensieri sono d’Amore; nella seconda dico che sono diversi, e narro la loro diversitade; nella terza dico in che tutti pare che s’accordino; nella quarta dico che, volendo dire d’Amore, non so da qual parte pigli matera, e se la voglio pigliare da tutti, conviene che io chiami la mia inimica, madonna la Pietà; e dico «madonna» quasi per disdegnoso modo di parlare. La seconda parte comincia quivi e ànno in loro; la terza quivi e sol s’accordano; la quarta quivi Ond’io non so.
[10] This sonnet may be divided into four parts. In the first, I state that all my thoughts concern Love; in the second, I describe their diversity; in the third, I explain wherein they appear to agree; in the fourth, I declare that wishing to speak of Love, I know not where to begin, and if I must draw from all, I must invoke my enemy, my lady Pity—using "my lady" almost in a disdainful manner. The second part begins at and hold within; the third at and all agree; the fourth at Thus I know not.
[Episodio del gabbo: la visione di Beatrice a un pranzo di nozze provoca un malore di Dante che viene deriso dalla gentilissima insieme alle donne presenti. Per indurre compassione in lei Dante scrive un sonetto (Con l’altre donne mia vista gabbate).]
[The Mockery Episode: A vision of Beatrice at a wedding feast causes Dante's collapse, derided by the most noble lady alongside the attending women. To evoke her compassion, Dante composes a sonnet (With the other ladies you mock my appearance).]
7. Apresso la battaglia delli diversi pensieri avenne che questa gentilissima venne in parte ove molte donne gentili erano adunate; alla qual parte io fui condotto per amica persona, credendosi fare a me grande piacere, in quanto mi menava là ove tante donne mostravano le loro bellezze. [2] Onde io, quasi non sappiendo a che io fossi menato, e fidandomi nella persona la quale uno suo amico alle stremitadi della vita condotto avea, dissi a·llui: «Perché semo noi venuti a queste donne?». Allora quelli mi disse: «Per fare sì ch’elle siano degnamente servite». [3] E lo vero è che adunate quivi erano alla compagnia d’una gentil donna che disposata era lo giorno; e però, secondo l’usanza della sopradecta cittade, convenia che le facessero compagnia nel primo sedere alla mensa, che facea nella magione del suo novello sposo. Sì che io, credendomi fare piacere di questo amico, propuosi di stare al servigio delle donne nella sua compagnia. [4] E nel fine del mio proponimento mi parve sentire uno mirabile tremore incominciare nel mio pecto dalla sinistra parte e distendersi di subito per tutte le parti del mio corpo. Allora dico che io poggiai la mia persona simulatamente ad una pintura la quale circundava questa magione; e temendo non altri si fosse accorto del mio tremare, levai gli occhi, e mirando le donne vidi tra·lloro la gentilissima Beatrice. [5] Allora fuoro sì distructi li miei spiriti per la forza che Amore prese veggendosi in tanta propinquitade alla gentilissima donna, che non ne rimasero in vita più che li spiriti del viso; e ancora questi rimasero fuori delli loro strumenti, però che Amore volea stare nel loro nobilissimo luogo per vedere la mirabile donna. [6] E avegna che io fossi altro che prima, molto mi dolea di questi spiritelli, che si lamentavano forte e diceano: «Se questi non ci infolgorasse così fuori del nostro luogo, noi potremmo stare a vedere la maraviglia di questa donna così come stanno gli altri nostri pari». [7] Io dico che molte di queste donne, accorgendosi della mia transfiguratione, si cominciaro a maravigliare, e ragionando si gabbavano di me con questa gentilissima. Onde lo ingannato amico di buona fede mi prese per la mano, e traendomi fuori della veduta di queste donne mi domandò che io avesse. [8] Allora io riposato alquanto, e resurressiti li morti spiriti miei e li discacciati rivenuti alle loro possessioni, dissi a questo mio amico queste parole: «Io tenni li piedi in quella parte della vita di là dalla quale non si puote ire più per intendimento di ritornare». [9] E partitomi da·llui, mi ritornai nella camera delle lagrime, nella quale piangendo e vergognandomi fra me stesso dicea: «Se questa donna sapesse la mia conditione, io non credo che così gabbasse la mia persona, anzi credo che molta pietà le ne verrebbe». [10] E in questo pianto stando propuosi di dire parole, nelle quali parlando a·llei significassi la cagione del mio trasfiguramento, e dicessi che io so bene ch’ella non è saputa, e che se fosse saputa, io credo che pietà ne giugnerebbe altrui; e propuosile di dire disiderando che venissero per aventura nella sua audienza. E allora dissi questo sonetto, lo quale comincia Con l’altre.
7. Following the battle of diverse thoughts, it came to pass that this most noble lady came to a place where many gracious women were gathered. To this gathering I was led by a well-meaning friend, who believed he was granting me great pleasure by taking me where so many women displayed their beauties. [2] Being scarcely aware of why I had been brought there, yet trusting the person who had guided his friend even to the extremities of life, I asked him: "Why have we come to these women?" He replied: "To ensure they are fittingly served." [3] The truth was that they had assembled to accompany a noble lady who had been wedded that day; thus, according to the custom of the aforementioned city, it was proper for them to attend her when she first sat at the table in the house of her new spouse. Believing this would please my friend, I resolved to join him in serving the women. [4] But as I finalized this decision, I seemed to feel a wondrous tremor begin in my chest, on the left side, spreading swiftly through all my limbs. Then, feigning composure, I leaned against a painted frieze encircling the house. Fearing others might notice my trembling, I raised my eyes and, gazing at the women, saw among them the most noble Beatrice. [5] At this, my spirits were so destroyed by the force Love exerted upon finding himself in such proximity to that most noble lady, that none survived save those of sight — and even these remained outside their instruments, for Love wished to dwell in their most noble seat to behold the miraculous lady. [6] Though I was now altered from my former self, I grieved deeply for these lesser spirits, who lamented bitterly, saying: "Were this one not hurling us so far from our place, we might behold the marvel of this lady as do our other peers." [7] I affirm that many of these women, perceiving my transfiguration, began to marvel, and speaking among themselves, mocked me in the presence of that most noble one. My deceived friend, acting in good faith, took me by the hand and, drawing me away from the women's sight, asked what troubled me. [8] Having regained some composure, with my dead spirits revived and the exiled ones restored to their domains, I said to this friend: "I have set foot in that region of life beyond which there is no possibility of return." [9] Leaving him, I withdrew to the chamber of tears, where weeping and inwardly ashamed, I said: "If this lady knew my condition, I do not believe she would thus mock my person; rather, I think great pity would stir within her." [10] Amidst this weeping, I resolved to compose verses addressing her, through which I might disclose the cause of my transfiguration — affirming that I know this cause remains unknown, yet trusting that were it known, pity might arise. I composed them hoping they might chance to reach her ears. And thus I wrote this sonnet, beginning Con l’altre.
[11] | Con l’altre donne mia vista gabbate, | 1 |
e non pensate, – donna, onde si mova | 2 | |
ch’io vi rasembri sì figura nova | 3 | |
quando riguardo la vostra biltate. | 4 | |
[12] | Se lo saveste, non poria Pietate | 5 |
tener più contra me l’usata prova, | 6 | |
ché Amor, quando sì presso a voi mi trova, | 7 | |
prende baldanza e tanta sicurtate, | 8 | |
che fere tra ’ miei spiriti paurosi, | 9 | |
e quale ancide e qual pinge di fore, | 10 | |
sì che solo rimane a veder voi: | 11 | |
onde io mi cangio in figura d’altrui, | 12 | |
ma non sì ch’io non senta bene allore | 13 | |
li guai delli scacciati tormentosi. | 14 |
[11] | With other women you mock my appearance, | 1 |
nor consider, lady, whence derives | 2 | |
that I resemble such a strange figure | 3 | |
when I behold your beauty. | 4 | |
[12] | If you knew, Pity could not | 5 |
maintain her customary trial against me, | 6 | |
for Love, when he finds me so near you, | 7 | |
takes boldness and such assurance | 8 | |
that he strikes among my fearful spirits, | 9 | |
slaying some and driving others forth, | 10 | |
so that only those remain to gaze on you: | 11 | |
thus I transform into another's guise, | 12 | |
yet not so wholly that I do not then feel | 13 | |
the woes of those tormented exiles. | 14 |
[13] Questo sonetto non divido in parti, però che la divisione non si fa se non per aprire la sententia della cosa divisa; onde con ciò sia cosa che per la sua ragionata cagione assai sia manifesto, non à mestiere di divisione. [14] Vero è che tra le parole ove si manifesta la cagione di questo sonetto si scrivono dubbiose parole, cioè quando dico che Amore uccide tutti li miei spiriti, e li visivi rimangono in vita salvo che fuori delli strumenti loro. E questo dubbio è impossibile a solvere a chi non fosse in simile grado fedele d’Amore; e a coloro che vi sono è manifesto ciò che solverebbe le dubitose parole. E però non è bene a me di dichiarare cotale dubitatione, acciò che lo mio parlare dichiarando sarebbe indarno overo di soperchio.
[13] I do not divide this sonnet into parts, for division serves only to clarify the meaning of the subdivided material. Since its reasoned cause is sufficiently manifest, there is no need for division. [14] Yet among the words that reveal this sonnet's cause are some ambiguous phrases, namely when I state that Love slays all my spirits, while the visual ones remain alive though expelled from their instruments. This ambiguity cannot be resolved by those not similarly sworn to Love's service; to such initiates, the solution to these doubtful words is evident. Therefore, it is not fitting for me to explicate this difficulty, as my clarifying speech would prove either futile or superfluous.
[Confronto di pensieri per l’incertezza se tornare a vedere Beatrice o non vederla più e composizione di un sonetto (Ciò che m’incontra, nella mente more).]
[Comparison of thoughts regarding the uncertainty of whether to return to behold Beatrice or never see her again, and composition of a sonnet (Ciò che m’incontra, nella mente more).]
8. Apresso la nova transfiguratione mi giunse uno pensamento forte, lo quale poco si partia da me, anzi continuamente mi riprendea, ed era di cotale ragionamento meco: «Poscia che tu pervieni a così dischernevole vista quando tu se’ presso di questa donna, perché pur cerchi di veder lei? Ecco che tu fossi domandato da·llei, che avresti tu da rispondere, ponendo che tu avessi libera ciascuna tua vertute in quanto tu le rispondessi?». [2] E a costui rispondea un altro, umile, pensiero e dicea: «S’io non perdessi le mie vertudi, e fossi libero tanto che io le potessi rispondere, io le direi che sì tosto come io ymagino la sua mirabile bellezza, sì tosto mi giugne uno disiderio di vederla, lo quale è di tanta vertude, che uccide e distrugge nella mia memoria ciò che contra lui si potesse levare; e però non mi ritraggono le passate passioni da cercare la veduta di costei». [3] Onde io, mosso da cotali pensamenti, propuosi di dire certe parole nelle quali, escusandomi a·llei di cotale riprensione, ponessi anche di quello che mi diviene presso di lei; e dissi questo sonetto, lo quale comincia Ciò che.
8. After this new transfiguration, a forceful thought came upon me, one that scarcely departed but rather ceaselessly reproached me with this argument: «Since you become so unseemly in appearance when near this lady, why persist in seeking to behold her? Consider: were she to question you, what could you answer, supposing you had full command of your faculties to respond?» [2] To this, another humble thought replied: «Were I not bereft of my powers and free enough to answer her, I would say that as soon as I conceive her wondrous beauty, there comes upon me a desire to see her of such virtue that it slays and destroys in my memory all that might oppose it. Thus past sufferings do not deter me from seeking her presence.» [3] Moved by these thoughts, I resolved to compose certain words wherein I might both excuse myself to her for this reproach and describe what befalls me in her proximity. And I wrote this sonnet beginning Ciò che.
[4] | Ciò che m’incontra, nella mente more, | 1 |
quand’i’ vegno a veder voi, bella gioia; | 2 | |
e quand’io vi son presso, io sento Amore | 3 | |
che dice: «Fuggi, se ’l perir t’è noia!». | 4 | |
[5] | Lo viso mostra lo color del core, | 5 |
che tramortendo ovunque pò s’appoia; | 6 | |
e per l’ebrïetà del gran tremore | 7 | |
le pietre par che gridin: Moia, moia! | 8 | |
[6] | Peccato face chi allora mi vede, | 9 |
se l’alma sbigottita non conforta | 10 | |
sol dimostrando che di me li doglia | 11 | |
per la pietà che ’l vostro gabbo ancide, | 12 | |
la qual si crïa nella vista morta | 13 | |
degli occhi, ch’ànno di lor morte voglia. | 14 |
[4] | What meets me dies within my mind, | 1 |
when I come to behold you, joyous beauty; | 2 | |
and when I stand near you, I feel Love | 3 | |
who says: "Flee, if perishing grieves you!" | 4 | |
[5] | My face reveals the color of my heart, | 5 |
which, swooning, seeks support wherever it may; | 6 | |
and through the drunkenness of violent trembling, | 7 | |
the stones seem to cry: "Death! Death once more!" | 8 | |
[6] | Guilty is he who sees me then, | 9 |
if he does not comfort my dismayed soul | 10 | |
merely by showing grief for my state | 11 | |
due to the pity your mockery destroys— | 12 | |
pity that cries out through the lifeless gaze | 13 | |
of eyes that yearn for their own death. | 14 |
[7] Questo sonetto si divide in due parti. Nella prima dico la cagione per che non mi tengo di gire presso di questa donna; nella seconda dico quello che mi diviene per andare presso di lei e comincia questa parte quivi e quand’io vi sono presso. [8] E anche si divide questa seconda parte in cinque, secondo cinque diverse narrationi: che nella prima dico quello che Amore, consigliato dalla Ragione, mi dice quando le sono presso; nella seconda manifesto lo stato del cuore per exemplo del viso; nella terza dico sì come ogne sicurtade mi viene meno; nella quarta dico che pecca quelli che non mostra pietà di me, acciò che mi sarebbe alcuno conforto; nell’ultima dico perché altri dovrebbe avere pietà, e cioè per la pietosa vista che negli occhi mi giugne, la quale vista pietosa è distructa, cioè non pare altrui, per lo gabbare di questa donna, la quale trae a sua simile coperatione coloro che forse vedrebbono questa pietà. [9] La seconda parte comincia quivi Lo viso mostra; la terza quivi e per l’ebrietà; la quarta Peccato fa; la quinta per la pietà.
[7] This sonnet is divided into two parts. In the first, I state the reason why I refrain from approaching this lady; in the second, I describe what befalls me when I do approach her, beginning at and when I stand near you. [8] This second part is further subdivided into five sections according to five distinct narratives: in the first, I recount what Love, counseled by Reason, says to me in her presence; in the second, I reveal the condition of my heart through the example of my face; in the third, I describe how all courage deserts me; in the fourth, I declare that whoever fails to show me pity sins, since even slight comfort would aid me; in the last, I explain why pity should be shown—namely, because of the sorrowful gaze manifest in my eyes, a gaze whose sorrow is annihilated (i.e., rendered invisible) by the mockery of this lady, who compels even potential witnesses of my anguish to join in her derision. [9] The second section begins at My face reveals; the third at and through the drunkenness; the fourth at Guilty is he; the fifth at due to the pity.
[Altre dichiarazioni di Dante sul proprio stato di sofferenza poi narrate in un sonetto (Spesse fïate vegnonmi alla mente).]
[Further declarations by Dante on his state of suffering, later narrated in a sonnet (Spesse fïate vegnonmi alla mente).]
9. Apresso ciò che io dissi questo sonetto, mi mosse una volontà di dire anche parole nelle quali dicessi quatro cose ancora sopra lo mio stato, le quali non mi parea che fossero manifestate ancora per me. [2] La prima delle quali si è che molte volte io mi dolea quando la mia memoria movesse la fantasia ad ymaginare quale Amore mi facea. [3] La seconda si è che Amore spesse volte di subito m’assalia sì forte, che in me non rimanea altro di vita se non un pensero che parlava di questa donna. [4] La terza si è che quando questa battaglia d’Amore m’impugnava così, io mi movea quasi discolorito tutto per vedere questa donna, credendo che·mmi difendesse la sua veduta da questa battaglia, dimenticando quello che per apropinquare a tanta gentilezza m’adivenia. [5] La quarta si è come cotale veduta non solamente non mi difendea, ma finalmente disconfiggea la mia poca vita. [6] E però dissi questo sonetto, lo quale comincia Spesse fiate.
9. After composing this sonnet, I felt compelled to write additional verses addressing four further aspects of my condition that I deemed insufficiently clarified. [2] The first was my frequent lament whenever memory stirred my imagination to picture what Love had wrought upon me. [3] The second was Love’s sudden and violent assaults, which left no trace of life in me save a single thought speaking of this lady. [4] The third was how, when thus besieged by Love’s battle, I would grow deathly pale and seek her presence, believing her sight might shield me from this conflict—forgetting what proximity to such nobility entailed. [5] The fourth was how such sight not only failed to defend me but ultimately vanquished my frail life. [6] Therefore I wrote this sonnet beginning Often there come.
[7] | Spesse fïate vegnonmi alla mente | 1 |
l’oscure qualità ch’Amor mi dona, | 2 | |
e vienmene pietà, sì che sovente | 3 | |
io dico: «Lasso, aviene elli a persona?»; | 4 | |
[8] | ch’Amor m’assale subitanamente, | 5 |
sì che la vita quasi m’abandona; | 6 | |
campami un spirto vivo solamente, | 7 | |
e que’ riman, perché di voi ragiona. | 8 | |
[9] | Poscia mi sforzo, ché·mmi voglio atare; | 9 |
e così smorto, d’onne valor vòto, | 10 | |
vegno a vedervi, credendo guerire. | 11 | |
[10] | E se io levo gli occhi per guardare, | 12 |
nel cor mi si comincia un terremoto | 13 | |
che fa de’ polsi l’anima partire. | 14 |
[7] | Often there come to my mind | 1 |
the dark qualities that Love bestows on me, | 2 | |
and pity arises, so that frequently | 3 | |
I say: "Alas, does this happen to others?"; | 4 | |
[8] | for Love assails me so suddenly, | 5 |
that life almost abandons me; | 6 | |
only a living spirit saves me, | 7 | |
and that remains because it speaks of you. | 8 | |
[9] | Then I strive, for I wish to recover; | 9 |
and thus pallid, void of all vigor, | 10 | |
I come to see you, hoping to heal. | 11 | |
[10] | And if I lift my eyes to gaze, | 12 |
a tremor begins in my heart | 13 | |
that makes the soul depart from my pulses. | 14 |
[11] Questo sonetto si divide in quatro parti, secondo che quatro cose sono in esso narrate; e però che sono di sopra ragionate, non m’intrametto se non di distinguere le parti per li loro cominciamenti. Onde dico che la seconda parte comincia quivi ch’Amore; la terza quivi Poscia mi sforzo; la quarta quivi e se io levo.
[11] This sonnet is divided into four parts, corresponding to the four narratives contained within it; since these have been discussed above, I shall only indicate the divisions by their opening lines. Thus I state that the second part begins at for Love; the third at Then I strive; the fourth at And if I lift.
[Dante passa a una nuova materia occasionata da un dialogo con alcune donne che gli chiedono quale sia lo scopo del suo amore, per lui impossibile da sostenere: venuto meno il saluto della donna, Dante troverà la propria beatitudine nelle parole che lodano la donna e nasce lo stile della loda, manifestatosi spontaneamente (Donne ch’avete intellecto d’amore).]
[Dante transitions to new thematic material prompted by a dialogue with certain women who inquire about the purpose of his unsustainable love: having lost his lady's greeting, Dante finds his beatitude in words praising her, giving birth to the style of praise that manifests spontaneously (Donne ch’avete intellecto d’amore [Ladies Who Have Understanding of Love]).]
10. Poi che dissi questi tre sonetti nelli quali parlai a questa donna, però che fuoro narratori di tutto quasi lo mio stato credendomi tacere e non dire più, però che mi parea di me assai avere manifestato, avegna che sempre poi tacesse di dire a·llei, a me convenne ripigliare materia nuova e più nobile che la passata. [2] E però che la cagione della nuova materia è dilectevole a udire, la dicerò, quanto potrò più brievemente. [3] Con ciò sia cosa che per la vista mia molte persone avessero compreso lo secreto del mio core, certe donne, le quali adunate s’erano dilectandosi l’una nella compagnia dell’altra, sapeano bene lo mio cuore, però che ciascuna di loro era stata a molte mie sconfitte. [4] E io, passando presso di loro sì come dalla Fortuna menato, fui chiamato da una di queste gentili donne; e quella che m’avea chiamato era donna di molto leggiadro parlare. Sì che quando io fui giunto dinanzi a·lloro, e vidi bene che la mia gentilissima donna non era con esse, rassicurandomi le salutai e domandai che piacesse loro. [5] Le donne erano molte, tra le quali n’avea certe che si rideano tra·lloro. Altre v’erano che mi guardavano, aspectando che io dovessi dire. Altre v’erano che parlavano tra lloro, delle quali una, volgendo li suoi occhi verso me e chiamandomi per nome, disse queste parole: «A che fine ami tu questa tua donna, poi che tu non puoi sostenere la sua presenza? Dilloci, ché certo lo fine di cotale amore conviene che sia novissimo». E poi che m’ebbe dette queste parole, non solamente ella, ma tutte l’altre cominciarono ad attendere in vista la mia risponsione. [6] Allora dissi queste parole loro: «Madonne, lo fine del mio amore fu già lo saluto di questa donna, forse di cui voi intendete, e in quello dimorava la beatitudine che era fine di tutti li miei desideri. Ma poi che le piacque di negarlo a me, lo mio signore Amore, la sua mercede, à posto tutta la mia beatitudine in quello che non mi puote venire meno». [7] Allora queste donne cominciaro a parlare tra·lloro. E sì come talora vedemo cadere l’acqua mischiata di bella neve, così mi parea udire le loro parole uscire mischiate di sospiri. [8] E poi che alquanto ebbero parlato tra·lloro, mi disse anche questa donna, che m’avea prima parlato, queste parole: «Noi ti preghiamo che tu ne dichi ove sta questa tua beatitudine». E io rispondendo lei dissi cotanto: «In quelle parole che lodano la donna mia». [9] Allora mi rispuose questa che mi parlava: «Se tu ne dicessi vero, quelle parole che tu n’ài dette in notificando la tua conditione avresti tu operate con altro intendimento». [10] Onde io, pensando a queste parole, quasi vergognoso mi partio da·lloro e venia dicendo fra me medesimo: «Poi che è tanta beatitudine in quelle parole che lodano la mia donna, perché altro parlare è stato lo mio?». [11] E però propuosi di prendere per matera del mio parlare sempre mai quello che fosse loda di questa gentilissima; e pensando molto a·cciò, pareami avere impresa troppo alta matera quanto a me, sì che non ardia di cominciare. E così dimorai alquanti dì, con disiderio di dire e con paura di cominciare. [12] Avenne poi che passando per uno camino lungo lo quale sen gia uno rivo chiaro molto, a me giunse tanta volontà di dire, che io cominciai a pensare lo modo che io tenessi; e pensai che parlare di lei non si convenia che io facesse, se io non parlassi a donne in seconda persona, e non a ogni donna, ma solamente a coloro che sono gentili e che non sono pure femine. [13] Allora dico che la mia lingua parlò quasi come per sé stessa mossa e disse: «Donne ch’avete intellecto d’amore». [14] Queste parole io ripuosi nella mente con grande letitia, pensando di prenderle per mio cominciamento. Onde poi, ritornato alla sopradecta cittade, pensando alquanti die cominciai una canzone con questo cominciamento, ordinata nel modo che si vedrà di sotto nella sua divisione. La canzone comincia Donne ch’avete.
10. After composing these three sonnets addressing this lady — which nearly encompassed the entirety of my condition, as I believed I should thereafter remain silent, deeming my self-revelation sufficient — though I never again spoke directly to her, I found myself compelled to take up a new and nobler subject matter than before. [2] Since the occasion for this new material is pleasurable to recount, I shall relate it as concisely as possible. [3] As my outward demeanor had led many to discern the secret of my heart, certain ladies — who gathered together, delighting in one another's company — were well acquainted with my inner state, for each had witnessed my many defeats. [4] While passing near them, as Fortune directed, I was summoned by one of these noble ladies, whose speech bore singular grace. Upon approaching them and noting that my most gracious lady was not among their number, I regained composure, greeted them, and inquired their pleasure. [5] Among the many ladies present, some laughed amongst themselves, others gazed expectantly, while still others conversed privately. One, turning her eyes toward me and calling me by name, spoke thus: "To what end do you love this lady of yours, when you cannot endure her presence? Tell us, for the purpose of such love must assuredly be most extraordinary." Having uttered this, she and all others fixed their countenances upon my response. [6] Thereupon I answered: "My ladies, the end of my love once lay in the greeting of this lady — of whom you speak — wherein resided the beatitude that fulfilled all my desires. But since it pleased her to deny me this, my lord Love, through his grace, has placed my entire beatitude in that which cannot fail me." [7] At this, the ladies began to murmur among themselves. Like falling rain mingled with fair snowflakes, their words seemed to me interwoven with sighs. [8] After conferring, the same lady who first addressed me entreated: "We beseech you to declare wherein this beatitude now resides." To which I replied: "In those words that praise my lady." [9] She countered: "If you speak truly, then those verses you composed describing your condition must have been wrought with different intent." [10] Pondering her words, I departed in near shame, murmuring inwardly: "Since such beatitude lies in words praising my lady, why has my speech concerned other matters?" [11] Thus I resolved henceforth to make the praise of this most noble one the sole matter of my verse. Yet contemplating this, the undertaking seemed too lofty for my powers, so that I dared not begin. Many days I lingered thus — desiring to speak, yet trembling to commence. [12] It chanced that while traversing a path beside a crystal-clear stream, such longing to speak overcame me that I began devising my approach. I concluded that discourse of her required addressing ladies in the second person — not all women, but only those both noble and not merely feminine. [13] Then my tongue moved as of its own accord, uttering: "Ladies who have understanding of Love." [14] These words I treasured in my mind with great joy, resolving to adopt them as my commencement. Returning thereafter to the aforementioned city, after days of meditation I began a canzone with this opening phrase, structured as shall be seen in its subsequent division. The canzone begins Donne ch'avete.
[15] | Donne ch’avete intellecto d’amore, | 1 |
i’ vo’ con voi della mia donna dire, | 2 | |
non perch’io creda sua laude finire, | 3 | |
ma ragionar per isfogar la mente. | 4 | |
[16] | Io dico che pensando ’l suo valore | 5 |
Amor sì dolce mi si fa sentire, | 6 | |
che s’io allora non perdessi ardire | 7 | |
farei parlando innamorar la gente. | 8 | |
[17] | E io non vo’ parlar sì altamente, | 9 |
ch’io divenissi per temenza vile; | 10 | |
ma tracterò del suo stato gentile | 11 | |
a rispecto di lei leggieramente, | 12 | |
donne e donzelle amorose, con voi, | 13 | |
ché non è cosa da parlarne altrui. | 14 | |
[18] | Angelo clama in Divino Intellecto | 15 |
e dice: «Sire, nel mondo si vede | 16 | |
maraviglia nell’acto che procede | 17 | |
d’un’anima che ’nfin qua sù risplende». | 18 | |
Lo cielo, che non àve altro difecto | 19 |
[15] | Ladies who have understanding of love, | 1 |
I wish to speak with you about my lady, | 2 | |
not that I think to exhaust her praise, | 3 | |
but to discourse and ease my mind. | 4 | |
[16] | I say that when I ponder her worth, | 5 |
Love makes himself felt so sweetly within me, | 6 | |
that were I not then to lose courage, | 7 | |
I could enamor others through my speech. | 8 | |
[17] | Yet I will not speak so loftily | 9 |
that fear might render me base; | 10 | |
rather, I shall treat her noble state | 11 | |
with lightness, in relation to her, | 12 | |
loving ladies and maidens, with you, | 13 | |
for this is no matter to share with others. | 14 | |
[18] | An angel cries out in the Divine Intellect, | 15 |
saying: "Lord, in the world is seen | 16 | |
a marvel proceeding from the act | 17 | |
of a soul whose light reaches here above." | 18 | |
Heaven, which lacks no perfection | 19 |
che d’aver lei, al suo Segnor la chiede, | 20 | |
e ciascun sancto ne grida merzede. | 21 | |
[19] | Sola Pietà nostra parte difende, | 22 |
che parla Dio, che di madonna intende: | 23 | |
«Dilecti miei, or sofferite in pace | 24 | |
che vostra spene sia quanto Mi piace | 25 | |
là ov’è alcun che perder lei s’attende, | 26 | |
e che dirà nello ’Nferno: O mal nati, | 27 | |
io vidi la speranza de’ beati». | 28 | |
[20] | Madonna è disïata in sommo cielo: | 29 |
or vo’ di sua virtù farvi savere. | 30 | |
Dico, qual vuol gentil donna parere | 31 | |
vada con lei, che quando va per via | 32 | |
gitta nei cor’ villan’ d’amore un gelo, | 33 | |
per che onne lor pensero aghiaccia e pere; | 34 | |
e qual soffrisse di starl’ a vedere | 35 | |
diverria nobil cosa o si morria. | 36 | |
[21] | E quando trova alcun che degno sia | 37 |
di veder lei, quei prova sua vertute, | 38 |
save having her, implores its Lord, | 20 | |
and every saint cries mercy for this. | 21 | |
[19] | Only Pity defends our part, | 22 |
who speaks of God, who has regard for my lady: | 23 | |
"My beloved ones, now endure in peace | 24 | |
that your hope remain as long as pleases Me | 25 | |
where there is one who fears to lose her, | 26 | |
and who shall say in Hell: 'O accursed ones, | 27 | |
I beheld the hope of the blessed.'" | 28 | |
[20] | My lady is desired in highest Heaven: | 29 |
now I wish to make known her virtue. | 30 | |
I say: Let any woman who would appear noble | 31 | |
walk with her, for when she passes by, | 32 | |
Love casts a frost into base hearts, | 33 | |
so that all their thoughts freeze and perish; | 34 | |
and whoever endures gazing upon her | 35 | |
either becomes noble or dies. | 36 | |
[21] | And when she finds one worthy to behold her, | 37 |
that man proves her power, | 38 |
ché li avèn ciò, che li dona salute, | 39 | |
e sì l’umilia, ch’ogni offesa oblia. | 40 | |
Ancor l’à Dio per maggior gratia dato | 41 | |
che non po’ mal finir chi l’à parlato. | 42 | |
[22] | Dice di lei Amor: «Cosa mortale | 43 |
come esser può sì adorna e sì pura?». | 44 | |
Poi la riguarda, e fra sé stesso giura | 45 | |
che Dio ne ’ntenda di far cosa nova. | 46 | |
Color di perle à quasi, in forma quale | 47 | |
convene a donna aver, non for misura: | 48 | |
ella è quanto di ben pò far Natura; | 49 | |
per exemplo di lei bieltà si prova. | 50 | |
[23] | Degli occhi suoi, come ch’ella li mova, | 51 |
escono spirti d’amore inflammati, | 52 | |
che fèron gli occhi a qual che allor la guati, | 53 | |
e passan sì che ’l cor ciascun ritrova. | 54 | |
Voi le vedete Amor pinto nel viso, | 55 | |
là ove non pote alcun mirarla fiso. | 56 | |
[24] | Canzone, io so che tu girai parlando | 57 |
for what she grants him brings salvation, | 39 | |
and so humbles him, he forgets all offense. | 40 | |
God has granted her still greater grace: | 41 | |
none who speak with her can meet evil ends. | 42 | |
[22] | Love says of her: "How can mortal thing | 43 |
be so adorned and pure?" | 44 | |
Then he gazes on her, and swears within | 45 | |
that God intends to make a new creation. | 46 | |
Her hue is pearl-like, in form such as | 47 | |
befits a lady, beyond measure: | 48 | |
she is all the good Nature can achieve; | 49 | |
through her example beauty is proven. | 50 | |
[23] | From her eyes, wherever she directs them, | 51 |
emerge spirits of flaming love | 52 | |
who pierce the eyes of whoever beholds her, | 53 | |
then pass through until each finds a heart. | 54 | |
You see Love painted on her face, | 55 | |
where none may gaze fixedly. | 56 | |
[24] | Song, I know that you will go speaking | 57 |
a donne assai, quand’io t’avrò avanzata. | 58 | |
Or t’amonisco, poi ch’io t’ò allevata | 59 | |
per figliuola d’Amor giovane e piana, | 60 | |
che là ove giugni tu dichi pregando: | 61 | |
«Insegnatemi gir, ch’io son mandata | 62 | |
a quella di cui laude io so’ adornata». | 63 | |
[25] | E se non vòli andar sì come vana, | 64 |
non restare ove sia gente villana: | 65 | |
ingegnati, se puoi, d’esser palese | 66 | |
solo con donne o con omo cortese, | 67 | |
che ti merranno là per via tostana. | 68 | |
Tu troverai Amor con esso lei; | 69 | |
raccomandami a·llui come tu dêi. | 70 |
to many ladies when I have sent you forth. | 58 | |
Now I charge you, having raised you | 59 | |
as Love's young and artless daughter, | 60 | |
that where you arrive, you say beseeching: | 61 | |
"Teach me my path, for I am sent | 62 | |
to her whose praise adorns me." | 63 | |
[25] | If you would not wander aimlessly, | 64 |
linger not where base folk dwell. | 65 | |
Strive, if you can, to be revealed | 66 | |
only to ladies or courteous men, | 67 | |
who will guide you by swiftest way. | 68 | |
You'll find Love there with her; | 69 | |
commend me to him as is meet. | 70 |
[26] Questa canzone, acciò che sia meglio intesa, la dividerò più artificiosamente che l’altre cose di sopra. E però prima ne fo tre parti. La prima parte è proemio delle sequenti parole; la seconda è lo intento tractato; la terza è quasi una servitiale delle precedenti parole. La seconda comincia quivi Angelo clama; la terza quivi Canzone, io so che. [27] La prima parte si divide in quatro. Nella prima dico a cui dicere voglio della mia donna, e perché io voglio dire; nella seconda dico quale mi pare avere a me stesso quando io penso lo suo valore, e come io direi se io non perdessi l’ardimento; nella terza dico come credo dire di lei, acciò che io non sia impedito da viltà; nella quarta, ridicendo anche a cui ne intenda dire, dico la cagione per che dico a·lloro. La seconda comincia quivi Io dico; la terza quivi E io non vo’ parlar; la quarta donne e donzelle. [28] Poscia quando dico Angelo clama, comincio a tractare di questa donna. E dividesi questa parte in due. Nella prima dico che di lei si comprende in cielo; nella seconda dico che di lei si comprende in terra, quivi Madonna è disiata. [29] Questa seconda parte si divide in due: che nella prima dico di lei quanto dalla parte della nobilità della sua anima, narrando alquante delle sue virtudi effective che della sua anima procedeano; nella seconda dico di lei quanto dalla [parte della] nobilità del suo corpo, narrando alquante delle sue bellezze, quivi Dice di lei Amore. [30] Questa seconda parte si divide in due: che nella prima dico d’alquante bellezze che sono secondo tutta la persona; nella seconda dico d’alquante bellezze che sono secondo determinata parte della persona, quivi Degli occhi suoi. [31] Questa seconda parte si divide in due: che nell’una dico degli occhi, li quali sono principio d’amore; nella seconda dico della bocca, la quale è fine d’amore. E acciò che quinci si lievi ogni vitioso pensiero, ricordisi chi ci legge che di sopra è scripto che il saluto di questa donna, lo quale era delle operationi della sua bocca, fue fine delli miei desiderii mentre che io lo potei ricevere. [32] Poscia quando dico Canzone, io so che tu, agiungo una stantia quasi come ancella dell’altre, nella quale dico quello che di questa mia canzone desidero. E però che questa ultima parte è lieve a intendere, non mi travaglio di più divisioni. [33] Dico bene che a più aprire lo ’ntendimento di questa canzone si converrebbe usare di più minute divisioni; ma tuttavia chi non è di tanto ingegno, che per queste che sono facte la possa intendere, a me non dispiace se la mi lascia stare, ché certo io temo d’avere a troppi comunicato lo suo intendimento pur per queste divisioni che facte sono, s’elli avenisse che molti le potessero udire.
[26] To facilitate deeper understanding of this canzone, I shall analyze it more artfully than previous compositions. First, I divide it into three principal sections: the first serves as a proem to the following verses; the second constitutes the treatise I had undertaken; the third acts as a handmaiden to the preceding words. The second section begins at Angelo clama; the third at Canzone, io so che. [27] The first part subdivides into four segments: in the first, I declare to whom I wish to speak of my lady and my purpose in doing so; in the second, I describe my state when contemplating her worth and what I might express were I not hindered by timidity; in the third, I outline my intended manner of praise to avoid faltering through cowardice; in the fourth, restating my intended audience, I clarify why I address them specifically. The second segment begins at Io dico; the third at E io non vo’ parlar; the fourth at donne e donzelle. [28] When I write Angelo clama, I commence my treatment of this lady. This section bifurcates: the first concerns her celestial significance; the second her earthly renown, beginning at Madonna è disiata. [29] The latter divides further: the first portion examines her soul's nobility through its emanating virtues; the second her bodily perfection through select beauties, commencing at Dice di lei Amore. [30] This second subdivision separates again: the first details beauties pertaining to her whole person; the second those specific to particular features, beginning at Degli occhi suoi. [31] Here, a final division occurs: the first treats her eyes as love's origin; the second her mouth as love's consummation. Let readers recall, to forestall base interpretations, my prior account of her greeting—an act of her mouth—as the ultimate limit of my desires while I could yet receive it. [32] The closing stanza at Canzone, io so che tu functions as an attendant to the others, expressing my aspirations for this composition. As this final section requires little explication, I forgo further subdivision. [33] Admittedly, finer analysis might better illuminate the canzone's meaning, yet I take no offense if less discerning readers set it aside. Indeed, I fear I may have already revealed too much through these divisions, should they reach many ears.
[In risposta alla richiesta di un amico Dante spiega con un sonetto la natura d’Amore (Amore e ’l cor gentil sono una cosa).]
[In response to a friend's request, Dante explicates Love's nature through a sonnet (Amore e ’l cor gentil sono una cosa).]
11. Apresso che questa canzone fue alquanto divulgata tra le genti, con ciò fosse cosa che alcuno amico l’udisse, volontade lo mosse a pregare me che io li dovessi dire che è Amore, avendo forse per l’udite parole speranza di me oltre che degna. [2] Onde io, pensando che apresso di cotale tractato bello era tractare alquanto d’Amore, e pensando che l’amico era da servire, propuosi di dire parole nelle quali io tractassi d’Amore; e allora dissi questo sonetto, lo quale comincia Amore e ’l cor gentile.
11. After this canzone circulated among certain circles, a friend—perhaps inferring from my verses greater insight than I merit—was moved to request my definition of Love. [2] Considering such a treatise might be enriched by discourse on Love, and wishing to oblige this friend, I resolved to compose verses treating Love's essence. Thus I wrote the sonnet beginning Amore e ’l cor gentile.
[3] | Amore e ’l cor gentil sono una cosa, | 1 |
sì come il saggio in suo dictare pone, | 2 | |
e così esser l’un senza l’altro osa, | 3 | |
com’alma rational sanza ragione. | 4 | |
[4] | Falli Natura quand’è amorosa, | 5 |
Amor per sire e ’l cor per sua magione, | 6 | |
dentro la qual dormendo si riposa | 7 | |
tal volta poca e tal lunga stagione. | 8 | |
[5] | Biltate appare in saggia donna poi, | 9 |
che piace agli occhi sì, che dentro al core | 10 | |
nasce un disio della cosa piacente; | 11 | |
e tanto dura talora in costui, | 12 | |
che fa svegliar lo spirito d’Amore. | 13 | |
E simil face in donna omo valente. | 14 |
[3] | Love and the noble heart are one same thing, | 1 |
as the sage posits in his composition, | 2 | |
and neither dares exist without the other, | 3 | |
as the rational soul without reason. | 4 | |
[4] | Nature creates them when inclined to love: | 5 |
Love as its lord, the heart as dwelling-place, | 6 | |
wherein Love sleeps, now briefly, now at length, | 7 | |
as his repose requires for season's span. | 8 | |
[5] | Then beauty in a virtuous lady shines, | 9 |
pleasing the eyes so that within the heart | 10 | |
a longing for that fair object is born; | 11 | |
and such desire may linger there until | 12 | |
it stirs Love's spirit from its slumbering. | 13 | |
A man of worth works likewise in a lady. | 14 |
[6] Questo sonetto si divide in due parti. Nella prima dico di lui in quanto è in potentia; nella seconda dico di lui in quanto di potentia si riduce in acto. La seconda comincia quivi Biltate appare. [7] La prima si divide in due. Nella prima dico in che suggetto sia questa potentia; nella seconda dico come questo suggetto e questa potentia siano producti in essere, e come l’uno guarda l’altro come forma materia. La seconda comincia quivi Falli Natura. [8] Poscia quando dico Biltate appare, dico come questa potentia si riduce in acto; e prima come si riduce in omo, poscia come si riduce in donna, quivi E simil face in donna.
[6] This sonnet is divided into two parts. In the first, I discuss Love in its potentiality; in the second, how potentiality is reduced to act. The second begins at Beauty appears. [7] The first part subdivides into two: the first explains the subject of this potentiality; the second how this subject and potentiality are brought into being, and how one governs the other as form governs matter. The second subdivision begins at Nature creates. [8] Then, when I write Beauty appears, I describe how this potentiality is actualized: first in man, then in woman, as marked by And similarly in a lady.
[Effetti miracolosi di Beatrice, capace di risvegliare Amore anche dove non è in potenza (Negli occhi porta la mia donna Amore).]
[Miraculous effects of Beatrice, who awakens Love even where no potentiality exists (In her eyes my lady carries Love).]
12. Poscia che tractai d’Amore nella soprascripta rima, vennemi volontà di volere dire anche, in loda di questa gentilissima, parole per le quali io mostrassi come per lei si sveglia questo Amore; e come non solamente si sveglia là ove dorme, ma là ove non è in potentia, ella, mirabilemente operando, lo fa venire. E allora dissi questo sonetto, lo quale comincia Negli occhi porta la mia.
12. After treating Love in the aforementioned poem, I felt compelled to compose further verses in praise of this most noble lady, demonstrating how Love is roused through her—not only where it lies dormant but even where no potentiality exists, for her wondrous power summons it miraculously. Thus I wrote this sonnet beginning In her eyes my lady.
[2] | Negli occhi porta la mia donna Amore, | 1 |
per che si fa gentil ciò ch’ella mira; | 2 | |
ov’ella passa, ogn’om ver’ lei si gira, | 3 | |
e cui saluta fa tremar lo core, | 4 | |
sì che, bassando il viso, tutto smore | 5 | |
e d’ogni suo difecto allor sospira: | 6 | |
fugge dinanzi a·llei Superbia e Ira. | 7 | |
Aiutatemi, donne, farle onore. | 8 | |
[3] | Ogne dolcezza, ogne pensero umile | 9 |
nasce nel core a chi parlar la sente, | 10 | |
ond’è laudato chi prima la vide. | 11 | |
[4] | Quel ch’ella par quando un poco sorride, | 12 |
non si può dicer né tenere a mente, | 13 | |
sì è novo miracolo e gentile. | 14 |
[2] | In her eyes my lady carries Love, | 1 |
thereby ennobling all she turns to see; | 2 | |
where she walks, all men turn to gaze at her, | 3 | |
and whom she greets feels his heart tremble so, | 4 | |
he lowers his face, drained of all color, | 5 | |
sighing then for every fault he bears: | 6 | |
Pride and Wrath flee before her. | 7 | |
Help me, ladies, to honor her. | 8 | |
[3] | All sweetness, every humble thought | 9 |
springs in the heart of one who hears her speak, | 10 | |
so blessed is he who first beheld her. | 11 | |
[4] | What she seems when she faintly smiles | 12 |
cannot be told nor held in memory— | 13 | |
such strange and noble miracle is this. | 14 |
[5] Questo sonetto si à tre parti. Nella prima dico sì come questa donna riduce in acto questa potentia secondo la nobilissima parte delli suoi occhi; e nella terza dico questo medesimo secondo la nobilissima parte della sua bocca; e intra queste due parti è una particella ch’è quasi domandatrice d’aiuto alla precedente parte e alla sequente, e comincia quivi Aiutatemi, donne. La terza comincia quivi Ogne dolcezza. [6] La prima si divide in tre: che nella prima parte dico sì come virtuosamente fa gentile tutto ciò che vede, e questo è tanto a dire quanto inducere Amore in potentia là ove non è; nella seconda dico come riduce in acto Amore nelli cuori di tutti coloro cui vede; nella terza dico quello che poi virtuosamente adopera ne’ loro cuori. La seconda comincia quivi ov’ella passa; la terza quivi e cui saluta. [7] Poscia quando dico Aiutatemi, donne, do a intendere a cui la mia intentione è di parlare, chiamando le donne che m’aiutino onorare costei. [8] Poscia quando dico Ogne dolcezza, dico quello medesimo che detto è nella prima parte, secondo due acti della sua bocca, l’uno delli quali è lo suo dolcissimo parlare, e l’altro lo suo mirabile riso; salvo che non dico di questo ultimo come adopera nelli cuori altrui, però che la memoria non puote ritenere lui né sua operatione.
[5] This sonetto has three parts. In the first, I explain how this lady actualizes this potential through the most noble aspect of her eyes; in the third, I address the same through the most noble aspect of her mouth; between these two lies a transitional section that serves as an appeal for aid to both the preceding and following parts, beginning here: Help me, ladies. The third part begins at Every sweetness. [6] The first part divides into three: in the first, I describe how she ennobles all she beholds through her virtue, which equates to inducing Love’s potential where none existed; in the second, how she actualizes Love in the hearts of all who see her; in the third, how she then virtuously operates within those hearts. The second begins here: where she passes; the third here: and whom she greets. [7] When I write Help me, ladies, I clarify my intended audience by summoning women to aid in honoring her. [8] When I state Every sweetness, I reiterate the earlier themes through two acts of her mouth: her dulcet speech and wondrous smile—though I omit the latter’s effect on others’ hearts, for memory cannot retain it nor its operation.
[Morte del padre di Beatrice e dolore di lei appreso da alcune donne, espresso in due sonetti («Voi che portate la sembianza umile; «Se’ tu colui ch’ài tractato sovente).]
[The death of Beatrice’s father and her grief, learned through women and expressed in two sonnets («You who bear a humble semblance; «Are you the one who has often spoken).]
13. Apresso ciò non molti dì passati, sì come piacque al glorioso Sire, lo quale non negòe la morte a·ssé, colui che era stato genitore di tanta maraviglia quanta si vedea ch’era questa nobilissima Beatrice, di questa vita uscendo, alla gloria eternale sen gio veracemente. [2] Onde con ciò sia cosa che cotale partire sia doloroso a coloro che rimangono e sono stati amici di colui che se ne va; e nulla sia sì intima amistade come da bon padre a bon figliuolo e da bon figliuolo a bon padre; e questa donna fosse in altissimo grado di bontade, e lo suo padre, sì come da molti si crede e vero è, fosse bono in alto grado; manifesto è che questa donna fue amarissimamente piena di dolore. [3] E con ciò sia cosa che secondo l’usanza della sopradecta cittade donne con donne e uomini con uomini s’adunino a cotale tristitia, molte donne s’adunaro colà dove questa Beatrice piangea pietosamente. Onde io veggendo ritornare alquante donne da·llei, udi’ dicere loro parole di questa gentilissima com’ella si lamentava; tra le quali parole udi’ che diceano: «Certo ella piange sì, che quale la mirasse doverebbe morire di pietade». [4] Allora trapassaro queste donne, e io rimasi in tanta tristitia, che alcuna lagrima talora bagnava la mia faccia, onde io mi ricopria con porre le mani spesso alli miei occhi; e se non fosse ch’io attendea udire anche di lei, però ch’io era in luogo onde se ne giano la maggiore parte di quelle donne che da·llei si partiano, io mi sarei nascoso incontanente che le lagrime m’aveano assalito. [5] E però dimorando ancora nel medesimo luogo, donne anche passaro presso di me, le quali andavano ragionando tra·lloro queste parole: «Chi dêe mai essere lieta di noi che avemo udita parlare questa donna così pietosamente?». [6] Apresso costoro passaro altre che veniano dicendo: «Questi che è qui piange né più né meno come se l’avesse veduta, come noi avemo». Altre dipoi diceano di me: «Vedi questi che non pare esso, tale è divenuto!». [7] E così passando queste donne, udi’ parole di lei e di me in questo modo che detto è. Onde io poi pensando propuosi di dire parole, acciò che degnamente avea cagione di dire: nelle quali parole io conchiudesse tutto ciò che inteso avea da queste donne. E però che volentieri l’avrei dimandate se non mi fosse stata riprensione, presi materia di dire come s’io l’avessi dimandate ed elle m’avessero risposto. [8] E feci due sonetti: che nel primo domando, in quello modo che voglia mi giunse di dimandare; nell’altro dico la loro risponsione, pigliando ciò ch’io udi’ da·lloro sì come lo mi avessero detto rispondendo. E comincia lo primo Voi che portate la sembianza umile, e l’altro Se’ tu colui ch’ài tractato sovente.
13. Not many days later, as pleased the glorious Lord—who denied not death even to Himself—the father of such marvel as this most noble Beatrice departed this life for eternal glory. [2] Since such parting grieves those who remain as friends of the departed, and no bond is closer than between a good father and child, and since this lady embodied supreme goodness while her father (as many rightly believe) was deeply virtuous, it is evident she was immersed in bitter sorrow. [3] Following the custom of that city, women gathered with women and men with men to mourn. Many ladies assembled where Beatrice wept piteously. Observing some returning from her, I heard them speak of this noble one’s lamentations, including: "Truly, she weeps so that any beholding her would die of pity." [4] As these women passed, I remained steeped in sorrow, tears often bathing my face, which I hid by covering my eyes. Had I not hoped to hear more of her—being positioned where most women departing from her would pass—I would have concealed myself the moment tears assailed me. [5] Lingering there, other women nearby remarked: "Who among us could ever rejoice after hearing this lady’s sorrowful words?" [6] Others followed, saying: "This man here weeps as though he had seen her, just as we have," while some added: "See how altered he appears!" [7] Thus, as these women passed, I overheard their words of her and of me. Reflecting later, I resolved to compose verses that might justly encapsulate all I had gleaned. Wishing to interrogate them yet fearing reproach, I framed my verses as though I had asked and they had answered. [8] I composed two sonnets: the first poses questions as my desire urged; the second conveys their replies, drawing from their spoken words as if directly addressed. The first begins You who bear a humble semblance, the second Are you the one who has often spoken.
[9] | «Voi che portate la sembianza umile | 1 |
con gli occhi bassi, mostrando dolore, | 2 | |
onde venite che ’l vostro colore | 3 | |
par divenuto di pietà simile? | 4 | |
Vedeste voi nostra donna gentile | 5 | |
bagnar nel viso suo di pianto Amore? | 6 | |
Ditelmi, donne, che me ’l dice il core, | 7 | |
perch’io vi veggio andar sanz’acto vile. | 8 | |
[10] | E se venite da tanta pietate, | 9 |
piacciavi di restar qui meco alquanto, | 10 | |
e qual che sia di lei nol mi celate. | 11 | |
Io veggio gli occhi vostri ch’ànno pianto, | 12 | |
e veggiovi tornar sì sfigurate, | 13 | |
che ’l cor mi triema di vederne tanto». | 14 |
[9] | "You who bear humble semblance | 1 |
with downcast eyes, displaying grief, | 2 | |
whence come you that your pallor | 3 | |
seems transformed to pity's likeness? | 4 | |
Have you seen our noble lady | 5 | |
bathe Love in her face with tears? | 6 | |
Tell me, ladies, for my heart declares it, | 7 | |
since I see you walk devoid of base act." | 8 | |
[10] | "And if you come from such compassion, | 9 |
deign to linger here with me awhile, | 10 | |
and whatever news of her, hide it not. | 11 | |
I see your eyes that have wept, | 12 | |
and see you return so transformed | 13 | |
that my heart trembles to witness such." | 14 |
[11] Questo sonetto si divide in due parti. Nella prima chiamo e domando queste donne se vengono da·llei, dicendo loro che io lo credo, però che tornano quasi ingentilite; nella seconda le prego che mi dicano di lei. La seconda comincia quivi E se venite.
[11] This sonnet divides into two parts. In the first, I address and question these ladies as to whether they come from her, asserting my belief in it through their now-gentle demeanor; in the second, I implore them to speak of her. The second part begins at And if you come.
[12] | «Se’ tu colui ch’ài tractato sovente | 1 |
di nostra donna, sol parlando a noi? | 2 | |
Tu risomigli alla voce ben lui, | 3 | |
ma la figura ne par d’altra gente». | 4 | |
[13] | «E perché piangi tu sì coralmente, | 5 |
che fai di te pietà venire altrui? | 6 | |
Vedestù pianger lei, che tu non puoi | 7 | |
puncto celar la dolorosa mente?». | 8 | |
[14] | «Lascia piangere a noi e triste andare | 9 |
(e fa peccato chi mai ne conforta), | 10 | |
che nel suo pianto l’udimo parlare». | 11 | |
[15] | «Ell’à nel viso la pietà sì scorta, | 12 |
che qual l’avesse voluta mirare | 13 | |
sarebbe innanzi lei piangendo morta». | 14 |
[12] | "Are you he who oft discoursed | 1 |
of our lady, speaking only to us? | 2 | |
Your voice resembles his indeed, | 3 | |
yet your visage seems another's." | 4 | |
[13] | "And why do you weep so heartily, | 5 |
that you stir pity's likeness in others? | 6 | |
Did you see her weep, that you cannot | 7 | |
conceal your sorrowing mind?" | 8 | |
[14] | "Leave weeping to us and mournful steps | 9 |
(and sinful is he who consoles us), | 10 | |
for in her tears we heard her speak." | 11 | |
[15] | "Her face bears such manifest pity, | 12 |
that whoever gazed upon her | 13 | |
would perish weeping before her." | 14 |
[16] Questo sonetto à quatro parti, secondo che quatro modi di parlare ebbero in loro le donne per cui rispondo. E però che sono di sopra assai manifesti, non m’intrametto di narrare la sententia delle parti, e però le distinguo solamente. La seconda comincia quivi E perché piangi; la terza Lascia piangere; la quarta Ell’à nel viso.
[16] This sonnet contains four parts, corresponding to the four modes of speech employed by the ladies to whom I respond. As these are sufficiently clear above, I shall not expound the meaning of the parts but merely mark their divisions. The second begins at And why do you weep; the third at Leave weeping; the fourth at Her face bears.
[Grave malattia di Dante e seconda «ymaginatione», nella quale apprende la morte di Beatrice e invoca la Morte, poi narrata alle donne che l’hanno assistito (Donna pietosa e di novella etate).]
[Dante's grave illness and second vision, wherein he perceives Beatrice's death and invokes Death, later recounted to the women who tended him (Compassionate Lady of Tender Years).]
14. Apresso ciò per pochi dì avenne che in alcuna parte della mia persona mi giunse una dolorosa infermitade, onde io continuamente soffersi per nove dì amarissima pena; la quale mi condusse a tanta debolezza, che mi convenia stare come coloro li quali non si possono muovere. [2] Io dico che nel nono giorno, sentendome dolere quasi intollerabilemente, a me giunse uno pensero, lo quale era della mia donna. [3] E quando èi pensato alquanto di lei, e io ritornai pensando alla mia deboletta vita; e veggendo come leggiero era lo suo durare ancora che sana fosse, cominciai a piangere fra me stesso di tanta miseria. Onde sospirando forte dicea fra me medesimo: «Di necessitade conviene che la gentilissima Beatrice alcuna volta si muoia». [4] E però mi giunse uno sì forte smarrimento, che chiusi gli occhi e cominciai a travagliare come farnetica persona e a ymaginare in questo modo: che nel cominciamento dello errare che fece la mia fantasia apparvero a me certi visi di donne scapigliate che mi diceano: «Tu pur morrai». E poi, dopo queste donne, m’apparvero certi visi diversi e orribili a vedere, li quali mi diceano: «Tu se’ morto». [5] Così cominciando ad errare la mia fantasia, venni a quello che io non sapea ove io mi fossi; e vedere mi parea donne andare scapigliate piangendo per via, maravigliosamente triste; e pareami vedere lo sole oscurare, sì che le stelle si mostravano di colore ch’elli mi facea giudicare che piangessero; e pareami che gli uccelli volando per l’aria cadessero morti, e che fossero grandissimi terremuoti. E maravigliandomi in cotale fantasia, e paventando assai, ymaginai alcuno amico che mi venisse a dire: «Or non sai? la tua mirabile donna è partita di questo secolo». [6] Allora cominciai a piangere molto pietosamente; e non solamente piangea nella ymaginatione, ma piangea con gli occhi, bagnandoli di vere lagrime. [7] Io ymaginava di guardare verso lo cielo, e pareami vedere moltitudine d’angeli, li quali tornassero in suso, e aveano dinanzi loro una nebuletta bianchissima. A me parea che questi angeli cantassero gloriosamente, e le parole del loro canto mi parea udire che fossero queste: «Osanna in excelsis!», e altro non mi parea udire. [8] Allora mi parea che lo cuore ove era tanto amore mi dicesse: «Vero è che morta giace la nostra donna». E per questo mi parea andare per vedere lo corpo nello quale era stata quella nobilissima e beata anima; e fue sì forte la erronea fantasia, che mi mostrò questa donna morta. E pareami che donne la covrissero, cioè la sua testa, con uno bianco velo; e pareami che la sua faccia avesse tanto aspecto d’umilitade, che parea che dicesse: «Io sono a vedere lo Principio della pace». [9] In questa ymaginatione mi giunse tanta umilitade per vedere lei, che io chiamava la Morte e dicea: «Dolcissima Morte, vieni a me! E non m’essere villana, però che tu dêi essere gentile, in tale parte se’ stata. Or vieni a me, che molto ti disidero! E tu lo vedi che io porto già lo tuo colore». [10] E quando io avea veduto compiere tutti li dolorosi mistieri che alle corpora de’ morti s’usano di fare, mi parea tornare nella mia camera, e quivi mi parea guardare verso lo cielo; e sì forte era la mia ymaginatione, che piangendo cominciai a dire con verace boce: «Oi anima bellissima, com’è beato colui che ti vede!». [11] E dicendo io queste parole con doloroso singulto di pianto e chiamando la Morte che venisse a me, una donna giovane e gentile, la quale era lungo lo mio lecto, credendo che lo mio piangere e le mie parole fossero solamente per lo dolore della mia infermitade, con grande paura cominciò a piangere. [12] Onde altre donne, che per la camera erano, s’accorsero di me che io piangea, per lo pianto che vedeano fare a questa; onde faccendo lei partire da me, la quale era meco di propinquissima sanguinità congiunta, elle si trassero verso me per isvegliarmi, credendo che io sognasse, e diceanmi: «Non dormire più!», e «Non ti sconfortare!». [13] E parlandomi così, cessòe la forte fantasia entro in quello puncto che io volea dicere: «O Beatrice, benedecta sie tu!»; e già detto avea «O Beatrice», quando riscotendomi apersi gli occhi, e vidi che io era ingannato. E con tutto che io chiamassi questo nome, la mia voce era sì rotta dal singulto del piangere, che queste donne non mi pottero intendere, secondo che io credo. E avegna che io mi vergognassi molto, tuttavia per alcuno amonimento d’Amore mi rivolsi a·lloro. [14] E quando mi videro, cominciaro a dire: «Questi pare morto», e a dire tra·lloro: «Proccuriamo di confortarlo»; onde molte parole mi diceano da confortarmi, e talora mi domandavano di che io avessi avuta paura. [15] Onde io essendo alquanto riconfortato, e conosciuto lo fallace ymaginare, rispuosi a·lloro: «Io vi diròe quello ch’i’ òe avuto». Allora cominciai dal principio infino alla fine e dissi loro quello che veduto avea, tacendo il nome di questa gentilissima. [16] Onde poi sanato di questa infermitade, propuosi di dire parole di questo che m’era adivenuto, però che mi parea che fosse amorosa cosa da udire. E però ne dissi questa canzone Donna pietosa e di novella etate, ordinata sì come manifesta la infrascripta divisione.
14. Shortly thereafter, it came to pass that a grievous illness afflicted part of my body, from which I suffered continuously for nine days with most bitter anguish. This reduced me to such weakness that I was compelled to lie motionless like those incapable of movement. [2] I say that on the ninth day, feeling nearly intolerable pain, a thought concerning my lady came upon me. [3] When I had dwelled upon her for some time, my mind returned to my frail existence. Observing how fleeting its duration would be even in health, I began inwardly weeping at such wretchedness. Wherefore, sighing deeply, I said within myself: «It is inevitable that the most noble Beatrice must one day die.» [4] Thereupon, I was seized by such profound disquiet that I closed my eyes and began to writhe like one delirious, envisioning thus: at the onset of my vision's wandering, there appeared to me certain disheveled women's faces crying: «You too shall die.» Thereafter, other frightful and monstrous visages assailed me, proclaiming: «You are dead.» [5] As my fantasy wandered thus, I came to know not where I was. I seemed to see women with loosened hair weeping mournfully along the wayside, and the sun grew dark so that the stars appeared in hues that made me deem they wept. Birds fell dead from the air, and mighty tremors shook the earth. Marveling at this vision and gripped by terror, I imagined a friend approaching to say: «Do you not know? Your wondrous lady has departed this world.» [6] Then I began to weep most piteously, not merely in vision but with actual tears flooding my eyes. [7] I fancied myself gazing heavenward, where I beheld a host of angels ascending with a snow-white cloud before them. Their glorious song seemed to reach me as: «Hosanna in the highest!» — but no other words could I discern. [8] Then my heart, wherein so much love resided, appeared to say: «Truly, our lady lies dead.» Driven thus, I sought to behold the body that had housed that most noble and blessed soul. My errant vision grew so vivid that it showed me the lady's corpse. Women seemed to cover her head with a white veil, and her countenance bore such humility that it seemed to proclaim: «I now behold the Source of Peace.» [9] This vision filled me with such reverence that I called upon Death, saying: «Sweetest Death, come to me! Be not harsh, for you have dwelt in noble company. Come now, for I yearn greatly for you! See how I already bear your pallor.» [10] When I had witnessed all the sorrowful rites customarily performed for the dead, I seemed to return to my chamber. Gazing heavenward there, my vision grew so intense that through tears I began crying aloud: «O most beautiful soul, blessed is he who beholds you!» [11] As I uttered these words through tearful sobs, invoking Death to come, a young gentlewoman near my bedside — believing my lamentations stemmed solely from bodily suffering — began weeping in great alarm. [12] Whereupon other women in the chamber, observing her distress, became aware of my weeping. They drew away this kinswoman of closest blood relation and approached to rouse me, thinking me trapped in nightmare, crying: «Sleep no more!» and «Take heart!» [13] As they spoke thus, my powerful vision ceased at the very moment I would have cried: «O Beatrice, blessed be you!» — having already uttered «O Beatrice» when, startled awake, I opened my eyes to find myself deceived. Though I called this name, my voice was so broken by sobs that the women could not comprehend me, as I believe. Despite profound shame, Love's urging made me turn toward them. [14] When they saw me thus, they began saying: «This man seems dead,» and whispered among themselves: «Let us strive to comfort him.» Many consoling words they spoke, occasionally asking what terror I had endured. [15] Being somewhat restored and recognizing the false imagining, I answered: «I shall tell you what I have endured.» Then I recounted my vision from beginning to end, withholding the name of that most noble lady. [16] After recovering from this illness, I resolved to versify these experiences, deeming them worthy of poetic commemoration. Thus I composed the canzone Compassionate Lady of Tender Years, whose structure is elucidated in the subsequent exposition.
[17] | Donna pietosa e di novella etate, | 1 |
adorna assai di gentilezze umane, | 2 | |
ch’era là ov’io chiamava spesso Morte, | 3 | |
veggendo gli occhi miei pien’ di pietate | 4 | |
e ascoltando le parole vane, | 5 | |
si mosse con paura a pianger forte. | 6 | |
[18] | E altre donne, che si fuoro accorte | 7 |
di me per quella che meco piangea, | 8 | |
fecer lei partir via, | 9 | |
e appressârsi per farmi sentire. | 10 | |
Qual dicea: «Non dormire», | 11 | |
e qual dicea: «Perché sì ti sconforte?». | 12 | |
Allor lasciai la nova fantasia | 13 | |
chiamando il nome della donna mia. | 14 | |
[19] | Era la voce mia sì dolorosa | 15 |
e rotta sì dall’angoscia del pianto, | 16 | |
ch’io solo intesi il nome nel mio core; | 17 | |
e con tutta la vista vergognosa | 18 | |
ch’era nel viso mio giunta cotanto, | 19 | |
mi fece verso lor volgere Amore. | 20 |
[17] | Compassionate Lady of youthful age, | 1 |
adorned with noble human graces, | 2 | |
who was there where I often called on Death, | 3 | |
seeing my eyes filled with compassion | 4 | |
and hearing the vain words, | 5 | |
moved herself in fear to weep bitterly. | 6 | |
[18] | And other ladies, who had become aware | 7 |
of me through her who wept with me, | 8 | |
made her depart, | 9 | |
and drew near to make me feel their presence. | 10 | |
One said: "Do not sleep," | 11 | |
and another: "Why do you despair so?" | 12 | |
Then I abandoned the newfound fantasy of woe, | 13 | |
calling the name of my lady. | 14 | |
[19] | So dolorous was my voice | 15 |
and so broken by the anguish of weeping, | 16 | |
that only my heart understood the name; | 17 | |
and with all the shameful look | 18 | |
that had so overtaken my face, | 19 | |
Love made me turn toward them. | 20 |
[20] | Elli era tale a veder mio colore, | 21 |
che facea ragionar di morte altrui. | 22 | |
«Deh consoliam costui» | 23 | |
pregava l’una l’altra umilemente; | 24 | |
e dicevan sovente: | 25 | |
«Che vedestù, che tu non ài valore?». | 26 | |
E quando un poco confortato fui, | 27 | |
io dissi: «Donne, dicerollo a voi. | 28 | |
[21] | Mentre io pensava la mia frale vita | 29 |
e vedea ’l suo durar com’è leggiero, | 30 | |
piansemi Amor nel core, ove dimora; | 31 | |
per che l’anima mia fu sì smarrita, | 32 | |
che sospirando dicea nel pensero: | 33 | |
– Ben converrà che la mia donna mora. – | 34 | |
[22] | Io presi tanto smarrimento allora, | 35 |
ch’io chiusi gli occhi vilmente gravati; | 36 | |
e fuoron sì smagati | 37 | |
li spirti miei, che ciascun giva errando; | 38 | |
e poscia ymaginando | 39 | |
di conoscenza e di verità fora, | 40 |
[20] | My pallor was such to behold | 21 |
that it stirred others to speak of death. | 22 | |
"Pray, let us console him" | 23 | |
one lady humbly entreated another; | 24 | |
and they often repeated: | 25 | |
"What have you seen, that you lack all strength?" | 26 | |
And when I was somewhat comforted, | 27 | |
I said: "Ladies, I shall recount it to you. | 28 | |
[21] | While I pondered my frail life | 29 |
and saw how slight its endurance, | 30 | |
Love wept within my heart where he dwells; | 31 | |
so that my soul became so distraught, | 32 | |
that sighing, it said in thought: | 33 | |
'Truly, my lady must die.' | 34 | |
[22] | Such bewilderment seized me then | 35 |
that I closed my eyes, grievously oppressed; | 36 | |
and so scattered were | 37 | |
my spirits, that each wandered lost; | 38 | |
then, imagining | 39 | |
beyond reason and truth, | 40 |
visi di donne m’apparver crucciati, | 41 | |
che mi dicean pur: – Morra’ti, morra’ti! – | 42 | |
[23] | Poi vidi cose dubitose molte, | 43 |
nel vano ymaginare ov’io entrai; | 44 | |
ed esser mi parea non so in qual loco | 45 | |
e veder donne andar per via disciolte, | 46 | |
qual lagrimando e qual traendo guai, | 47 | |
che di tristitia saettavan foco. | 48 | |
[24] | Poi mi parve vedere a poco a poco | 49 |
turbar lo sole e apparir la stella, | 50 | |
e pianger elli ed ella; | 51 | |
cader gli augelli volando per l’âre, | 52 | |
e la terra tremare; | 53 | |
e omo apparve scolorito e fioco | 54 | |
dicendomi: – Che fai? non sai novella? | 55 | |
mort’ è la donna tua, ch’era sì bella. – | 56 | |
[25] | Levava gli occhi miei bagnati in pianti | 57 |
e vedea, che parean pioggia di manna, | 58 | |
gli angeli che tornavan suso in cielo; | 59 |
faces of angered women appeared to me, | 41 | |
who said only: 'You shall die, you shall die!' | 42 | |
[23] | Then I saw many fearful sights | 43 |
in the void of imagining I entered; | 44 | |
and I seemed to be in an unknown place | 45 | |
and to see women with loosened hair, | 46 | |
some weeping and some wailing, | 47 | |
who shot forth flames of sorrow. | 48 | |
[24] | Then it seemed I saw, little by little, | 49 |
the sun grow dark and the star appear, | 50 | |
and both weeping; | 51 | |
birds falling through the air as they flew, | 52 | |
and the earth trembling; | 53 | |
and a man appeared, pale and faint, | 54 | |
saying to me: 'What do you? Have you not heard? | 55 | |
Dead is your lady, who was so fair.' | 56 | |
[25] | I lifted my eyes, drenched in tears, | 57 |
and saw, like manna-showers descending, | 58 | |
angels returning upward to heaven; | 59 |
e una nuvoletta avean davanti, | 60 | |
dopo la qual gridavan tutti “Osanna!”, | 61 | |
e s’altro avesser detto, a voi dire’lo. | 62 | |
[26] | Allor diceva Amor: – Più nol ti celo: | 63 |
vieni a veder nostra donna che giace. – | 64 | |
Lo ymaginar fallace | 65 | |
mi condusse a veder madonna morta; | 66 | |
e quand’io l’avea scorta, | 67 | |
vedea che donne la covrian d’un velo; | 68 | |
e avea seco Umilità verace, | 69 | |
che parea che dicesse: – Io sono in pace. – | 70 | |
[27] | Io divenia nel dolore sì umile | 71 |
veggendo in lei tanta umiltà formata, | 72 | |
ch’io dicea: – Morte, assai dolce ti tegno: | 73 | |
tu dêi omai esser cosa gentile, | 74 | |
poi che tu se’ nella mia donna stata, | 75 | |
e dêi aver pietate e non disdegno. | 76 | |
Vedi che sì desideroso vegno | 77 | |
d’esser de’ tuoi, ch’io te somiglio in fede. | 78 |
and bore a little cloud before them, | 60 | |
behind which they all cried "Hosanna!", | 61 | |
and had they uttered more, I would tell you. | 62 | |
[26] | Then Love declared: "I'll hide no more: | 63 |
come see our lady where she lies." | 64 | |
The false imagining | 65 | |
led me to behold my lady lifeless; | 66 | |
and when I had perceived her, | 67 | |
I saw ladies veil her with a shroud; | 68 | |
and with her was True Humility, | 69 | |
who seemed to say: "I am at peace." | 70 | |
[27] | So humbled was I in my grief, | 71 |
seeing such humility shaped in her, | 72 | |
that I cried: "Death, I hold you sweet: | 73 | |
you must now be a noble thing, | 74 | |
since you have dwelt within my lady, | 75 | |
and should bear pity, not disdain. | 76 | |
See how I yearn so fervently | 77 | |
to join your ranks, I pledge faith like yours. | 78 |
Vieni, che ’l cor te chiede. – | 79 | |
[28] | Poi mi partia, consumato ogni duolo; | 80 |
e quand’io era solo | 81 | |
dicea, guardando verso l’alto regno: | 82 | |
– Beato, anima bella, chi te vede! – | 83 | |
Voi mi chiamaste allor, vostra merzede». | 84 |
Come, for the heart demands you." | 79 | |
[28] | Then I departed, all sorrow spent; | 80 |
and when I stood alone, | 81 | |
I gazed toward the celestial realm, | 82 | |
crying: "Blessed is he who sees you, fair soul!" | 83 | |
Then you called me back, by your grace." | 84 |
[29] Questa canzone à due parti. Nella prima dico parlando a indiffinita persona come io fui levato d’una vana fantasia da certe donne, e come promisi loro di dirla; nella seconda dico come io dissi a·lloro. La seconda comincia quivi Mentr’io pensava. [30] La prima parte si divide in due. Nella prima dico quello che certe donne, e che una sola, dissero e fecero per la mia fantasia quanto è dinanzi che io fossi tornato in verace conditione; nella seconda dico quello che queste donne mi dissero poi che io lasciai questo farneticare; e comincia questa parte quivi Era la voce mia. [31] Poscia quando dico Mentr’io pensava la mia, dico come io dissi loro questa mia ymaginatione. E intorno a·cciò fo due parti. Nella prima dico per ordine questa ymaginatione; nella seconda, dicendo a che ora mi chiamaro, le ringratio chiusamente; e comincia quivi questa parte Voi mi chiamaste.
[29] This canzone has two parts. In the first, I address an indefinite audience regarding how I was roused from vain fantasy by certain ladies and promised to recount it; in the second, I relate what I told them. The second begins here: While I pondered. [30] The first part divides into two. In the first, I describe what certain ladies—and one in particular—said and did during my visionary state before returning to true awareness; in the second, I recount what these ladies said after I ceased my ravings. This latter section begins here: My voice was so distraught. [31] Then, when I state While I pondered my frail life, I relate how I disclosed this vision to them. This portion divides into two: the first presents the vision in sequence; the second, beginning at You called me then, offers veiled gratitude for their summons.
[Terza «ymaginatione»: sollecitato da Amore, Dante, lieto, vede apparire Giovanna, donna del primo amico denominata anche Primavera, che precede Beatrice, con funzione analoga a quella di Giovanni rispetto a Cristo; compone allora un sonetto per l’amico (Io mi senti’ svegliar dentro allo core).]
[Third "vision": Prompted by Love, Dante joyfully beholds Giovanna—his first friend's beloved, also named Primavera—preceding Beatrice, analogous to John the Baptist heralding Christ; he thus composes a sonnet for his friend (I felt awakened in my heart).]
15. Apresso questa vana ymaginatione, avenne uno die che sedendo io pensoso in alcuna parte, e io mi senti’ cominciare un terremuoto nel cuore, così come se io fossi stato presente a questa donna. [2] Allora dico che mi giunse una ymaginatione d’Amore: che mi parve vederlo venire da quella parte ove la mia donna stava, e pareami che lietamente mi dicesse nel cuor mio: «Pensa di benedicere lo dì che io ti presi, però che tu lo dêi fare». E certo me parea avere lo cuore sì lieto, che me non parea che fosse lo mio cuore, per la sua nuova conditione. [3] E poco dopo queste parole, che lo cuore mi disse colla lingua d’Amore, io vidi venire verso me una gentil donna, la quale era di famosa bieltade e fue già molto donna di questo mio primo amico. E lo nome di questa donna era Giovanna, salvo che per la sua bieltate, secondo che altri crede, imposto l’era nome Primavera, e così era chiamata. E apresso lei guardando vidi venire la mirabile Beatrice. [4] Queste donne andaro presso di me così, l’una apresso l’altra, e parve che Amore mi parlasse nel cuore e dicesse: «Quella prima è nominata Primavera solo per questa venuta d’oggi; ché io mossi lo imponitore del nome a chiamarla così Primavera, cioè Prima-verrà lo die che Beatrice si mosterrà dopo la ymaginatione del suo fedele. E se anche vòli considerare lo primo nome suo, tanto è quanto dire Primavera, però che lo suo nome Giovanna è da quello Giovanni lo quale precedette la verace luce dicendo: “Ego vox clamantis in deserto: parate viam Domini”». [5] E anche mi parve che mi dicesse dopo queste parole: «E chi volesse sottilmente considerare, quella Beatrice chiamerebbe Amore per molte simiglianze che à meco». [6] Onde io poi ripensando propuosi di scrivere per rima allo mio primo amico (tacendomi certe parole, le quali pareano da tacere), credendo io che ancora lo suo cuore mirasse la bieltade di questa Primavera gentile. E dissi questo sonetto, lo quale comincia Io mi senti’ svegliare.
15. Following this vain imagination, it happened one day that while sitting pensively in a certain place, I felt an earthquake begin in my heart, as though I were in the presence of this lady. [2] Then I say that a vision of Love came upon me: it seemed I saw him approaching from that place where my lady dwelt, and he appeared to say joyfully within my heart: "Remember to bless the day when I claimed you, for you ought to do so." And truly my heart seemed so gladdened that it no longer felt like my own heart, so transformed was its state. [3] Shortly after these words, which my heart spoke through Love's tongue, I saw approaching me a noble lady of renowned beauty, who had once been the beloved of my first friend. This lady's name was Giovanna, though due to her beauty, as some believe, she had been given the name Primavera [Spring], and was so called. And gazing beyond her, I saw the miraculous Beatrice approaching. [4] These ladies passed near me, one following the other, and it seemed Love spoke within my heart, saying: "The first is called Primavera solely because of today's coming; for I moved the bestower of names to call her thus, meaning 'First-she-shall-come' on the day when Beatrice will reveal herself after the vision of her faithful one. And if you consider her original name, it too signifies 'Spring,' for her name Giovanna derives from that John who preceded the true light, declaring: 'Ego vox clamantis in deserto: parate viam Domini [I am the voice of one crying in the wilderness: Prepare the way of the Lord].'" [5] And it further seemed he said to me after these words: "Should one subtly contemplate, that Beatrice would be called Love for the many resemblances she shares with me." [6] Whereupon, reflecting later, I resolved to compose a poem in rhyme for my first friend (omitting certain words that seemed best unspoken), believing his heart still gazed upon the beauty of this gracious Primavera. And I wrote this sonnet, which begins Io mi senti’ svegliare [I felt awaken].
[7] | Io mi senti’ svegliar dentro allo core | 1 |
un spirito amoroso che dormia; | 2 | |
e poi vidi venir da lungi Amore | 3 | |
allegro sì, che appena il conoscea, | 4 | |
dicendo: «Or pensa pur di farmi onore»; | 5 | |
e ciascuna parola sua ridea. | 6 | |
[8] | E poco stando meco ’l mio signore, | 7 |
guardando in quella parte onde venia, | 8 | |
io vidi monna Vanna e monna Bice | 9 | |
venire inver’ lo loco là ov’io era, | 10 | |
l’una apresso dell’altra maraviglia; | 11 | |
[9] | e sì come la mente mi ridice, | 12 |
Amor mi disse: «Quell’è Primavera, | 13 | |
e quell’à nome Amor, sì mi somiglia». | 14 |
[7] | I felt awaken in my heart's deep core | 1 |
a loving spirit that lay sleeping there; | 2 | |
then saw Love coming from afar to where | 3 | |
I stood, so glad I scarce knew him before. | 4 | |
He said: "Now see you honor me the more"; | 5 | |
and every word he spoke was laughter's heir. | 6 | |
[8] | My lord stayed briefly, then with earnest air | 7 |
looked back toward the path he had traversed, | 8 | |
where Lady Vanna and Lady Bice came | 9 | |
advancing to the place I occupied, | 10 | |
each marvel following the other's claim; | 11 | |
[9] | and as my memory now makes plain, | 12 |
Love said: "This one is Spring, whose vernal name | 13 | |
and that bears Love's, for she mirrors my flame." | 14 |
[10] Questo sonetto à molte parti, la prima delle quali dice come io mi senti’ svegliare lo tremore usato nel cuore, e come parve che Amore m’apparisse allegro nel mio cuore da lunga parte; la seconda dice come me parea che Amore mi dicesse nel mio cuore, e quale mi parea; la terza dice come, poi che questi fue alquanto stato meco cotale, io vidi e udi’ certe cose. La seconda parte comincia quivi dicendo: Or pensa pur di farmi onore; la terza quivi E poco stando. [11] La terza parte si divide in due. Nella prima dico quello che io vidi; nella seconda dico quello che io udi’. La seconda comincia quivi Amor mi disse.
[10] This sonnet has many parts. The first tells how I felt awaken the familiar tremor in my heart and how Love appeared joyfully in my heart from afar; the second recounts what Love seemed to say within me and his manner; the third describes what I saw and heard after he had lingered with me. The second part begins at Or pensa pur di farmi onore ["Now see you honor me"]; the third at E poco stando ["My lord stayed briefly"]. [11] The third part divides into two: the first tells what I saw; the second what I heard. The latter begins at Amor mi disse ["Love said"].
[Precisazione teorica di poetica: le rime volgari ammesse sono solo di materia amorosa e ai rimatori volgari è concesso l’uso della figura retorica della personificazione, già presente nei poeti latini.]
[Theoretical clarification on poetics: vernacular rhymes are permitted only on amorous themes, and vernacular poets may employ the rhetorical device of personification, already present in Latin poets.]
16. Potrebbe qui dubitare persona degna da dichiararle ogne dubitatione, e dubitare potrebbe di ciò che io dico d’Amore come se fosse una cosa per sé, e non solamente sustantia [separata da materia, cioè] intelligentia, ma sì come fosse sustantia corporale: la quale cosa, secondo la verità, è falsa, ché Amore non è per sé sì come sustantia, ma è uno accidente in sustantia. [2] E che io dica di lui come se fosse corpo, ancora come se fosse uomo, appare per tre cose ch’io dico di lui. Dico che lo vidi venire: onde, con ciò sia cosa che venire dica moto locale, e localmente mobile per sé, secondo lo Phylosofo, sia solamente corpo, appare che io ponga Amore essere corpo. Dico anche di lui che ridea, e anche che parlava; le quali cose paiono essere proprie dell’uomo, e spetialmente essere risibile; e però appare ch’io ponga lui essere uomo. [3] A cotale cosa dichiarare, secondo che è buono a presente, prima è da intendere che anticamente non erano dicitori d’amore in lingua volgare, anzi erano dicitori d’amore certi poete in lingua latina; tra noi, dico – avegna forse che tra altra gente adivenisse (e adivegna ancora, sì come in Grecia) – non volgari, ma litterati poete queste cose tractavano. [4] E non è molto numero d’anni passati che apparirono prima questi poete volgari; ché dire per rima in volgare tanto è quanto dire per versi in latino, secondo alcuna proportione. E segno che sia picciolo tempo, è che se volemo cercare in lingua d’oco e in quella di sì, noi non troviamo cose dette anzi lo presente tempo per .cl. anni. [5] E la cagione per che alquanti grossi ebbero fama di sapere dire, è che quasi fuoro li primi che dissero in lingua di sì. [6] E lo primo che cominciò a dire sì come poeta volgare si mosse però che volle fare intendere le sue parole a donna, alla quale era malagevole d’intendere li versi latini. E questo è contra coloro che rimano sopra altra matera che amorosa, con ciò sia cosa che cotale modo di parlare fosse dal principio trovato per dire d’amore. [7] Onde, con ciò sia cosa che alli poete sia conceduta maggiore licentia di parlare che alli prosaici dictatori, e questi dicitori per rima non siano altro che poete volgari, degno e ragionevole è che a·lloro sia maggiore licentia largita di parlare che agli altri parlatori volgari: onde, se alcuna figura o colore rectorico è conceduto alli poete, conceduto è alli rimatori. [8] Dunque, se noi vedemo che li poete ànno parlato alle cose inanimate sì come se avessero senso o ragione, e fattele parlare insieme; e non solamente cose vere, ma cose non vere: cioè che detto ànno, di cose le quali non sono, che parlano, e detto che molti accidenti parlano, sì come se fossero sustantie e uomini, degno è lo dicitore per rima di fare lo simigliante; ma non sanza ragione alcuna, ma con ragione la quale poscia sia possibile d’aprire per prosa. [9] Che li poete abbiano così parlato come detto è, appare per Virgilio, lo quale dice che Iuno, cioè una dea nemica delli Troiani, parlò ad Eolo, signore delli vènti, quivi nel primo dello Eneida «Eole, nanque tibi», e che questo signore le rispuose quivi «Tuus, o regina, quid optes explorare labor; michi iussa capessere fas est». Per questo medesimo poeta parla la cosa che non è animata alle cose animate, nel secondo dello Eneida quivi «Dardanide duri». Per Lucano parla la cosa animata alla cosa inanimata quivi «Multum, Roma, tamen debes civilibus armis». Per Oratio parla l’uomo alla sua scientia medesima sì come ad altra persona; e non solamente sono parole d’Oratio, ma dicele quasi recitando lo modo del buono Homero, quivi nella sua Poetria «Dic michi, Musa, virum». Per Ovidio parla Amore, sì come se fosse persona umana, nel principio del libro ch’à nome Libro di Remedio d’Amore quivi «Bella michi, video, bella parantur, ait». E per questo puote essere manifesto a chi dubita in alcuna parte di questo mio libello. [10] E acciò che non ne pigli alcuna baldanza persona grossa, dico che né li poete parlavano così sanza ragione, né quelli che rimano deono parlare così non avendo alcuno ragionamento in loro di quello che dicono; però che grande vergogna sarebbe a colui che rimasse cose sotto vesta di figura o di colore rectorico, e poscia domandato non sapesse denudare le sue parole da cotale vesta, in guisa che avessero verace intendimento. E questo mio primo amico e io ne sapemo bene di quelli che così rimano stoltamente.
16. Here a person worthy of having every doubt resolved might question, and could indeed question why I speak of Love as if it were a self-subsisting entity, not merely an [immaterial] intelligence separated from matter, but even as a corporeal substance — which in truth is false, for Love does not exist per se as a substance but rather as an accident within a substance. [2] That I describe him as having bodily form, even as a man, is evident from three attributes I ascribe to him. I state that I saw him approach: since motion through space implies local movement, and according to the Philosopher, only corporeal beings can move locally by their own power, it appears I posit Love as corporeal. I further state that he smiled and spoke — actions proper to humans, particularly laughter being uniquely human — thus suggesting I conceive him anthropomorphically. [3] To clarify this matter as befits our present purpose, we must first recognize that in ancient times there were no love poets composing in the vernacular; rather, certain Latin poets — among our people, I specify (though similar practices may have existed among other nations, as in Greece) — treated these themes not in common speech but through learned verse. [4] It is but a short span of years since vernacular poets first emerged, for composing rhymes in the vernacular corresponds proportionally to writing verses in Latin. A telling sign of its recent origin is that if we examine the langue d'oc and the Italian vernacular, we find no poetic compositions predating the last 150 years. [5] The reason certain uncultivated poets gained renown for their skill was simply that they were among the first to compose in the Italian tongue. [6] The first to write as a vernacular poet did so wishing to make his words intelligible to a lady who found Latin verses difficult to comprehend. This historical fact contradicts those who compose rhymes on non-amorous subjects, given that this mode of expression was originally devised for love poetry. [7] Therefore, since greater license in speech is granted to poets than to prose writers, and since vernacular rhymers are none other than vernacular poets, it is fitting and reasonable that they should enjoy ampler linguistic freedom than other vernacular speakers. Thus whatever figurative language or rhetorical devices are permitted to poets must be allowed to rhymers. [8] When we observe that poets have addressed inanimate objects as if endowed with sense and reason, making them converse — and not only real entities but fictitious ones, attributing speech even to abstract qualities as if they were substances and persons — then the vernacular poet deserves equal license to do likewise, provided he maintains underlying rational grounds that can subsequently be explicated in prose. [9] That poets have employed such devices is evident from Virgil, who in the first book of the Aeneid makes Juno, the goddess hostile to Trojans, address Aeolus, lord of winds: "Aeole, namque tibi...", and shows this lord replying: "Tuus, o regina, quid optes explorare labor; mihi iussa capessere fas est". The same poet makes inanimate objects address animate beings in the second book of the Aeneid: "Dardanides duri". Lucan has animate beings address inanimate entities when he writes: "Multum, Roma, tamen debes civilibus armis". Horace speaks to his own knowledge as if to another person, imitating Homer's manner in his Ars Poetica: "Dic mihi, Musa, virum". Ovid personifies Love in the opening of his Remedia Amoris: "Bella mihi, video, bella parantur, ait". These examples should resolve any doubts concerning similar passages in my book. [10] Lest any crude versifier take unwarranted license from this, I affirm that neither did ancient poets employ such devices without justification, nor should modern rhymers use them devoid of underlying conceptual structure. For great shame would attend the poet who clothes his verses in figurative or rhetorical devices yet, when questioned, cannot strip them bare to reveal their true meaning. Both my first friend and I know only too well those who compose such senseless rhymes.
[Effetti miracolosi del passaggio di Beatrice narrati secondo il nuovo «stile della loda»: comunica ai presenti una dolcezza ineffabile e provoca effetti nobilitanti indotti per sua virtù (Tanto gentile e tanto onesta pare; Vede perfectamente ogne salute).]
[Miraculous effects of Beatrice's passage narrated through the new "style of praise": she communicates ineffable sweetness to bystanders and induces ennobling effects through her virtue (Tanto gentile e tanto onesta pare; Vede perfectamente ogne salute).]
17. Questa gentilissima donna, di cui ragionato è nelle precedenti parole, venne in tanta gratia delle genti, che quando passava per via, le persone correvano per vedere lei, onde mirabile letitia me ne giugnea nel cuore. E quando ella fosse presso d’alcuno, tanta onestà giugnea nel cuore di quello, che non ardia di levare gli occhi, né di rispondere al suo saluto. E di questo molti, sì come esperti, mi potrebbono testimoniare a chi no·llo credesse. [2] Ella coronata e vestita d’umiltà s’andava, nulla gloria mostrando di ciò ch’ella vedea e udia. Diceano molti, poi che passata era: «Questa non è femina, anzi è de’ bellissimi angeli del cielo». E altri diceano: «Questa è una maraviglia; che benedecto sia lo Signore, che sì mirabilemente sa operare!». [3] Io dico che ella si mostrava sì gentile e sì piena di tutti li piaceri, che quelli che la miravano comprendeano in loro una dolcezza onesta e soave tanto, che ridire no·llo sapeano; né alcuno era lo quale potesse mirare lei, che nel principio nol convenisse sospirare. [4] Queste e più mirabili cose da·llei procedeano virtuosamente. Onde io pensando a·cciò, volendo ripigliare lo stilo della sua loda, propuosi di dicere parole nelle quali io dessi ad intendere delle sue mirabili ed excellenti operationi, acciò che non pur coloro che la poteano sensibilemente vedere, ma gli altri sappiano di lei quello che le parole ne possono fare intendere. Allora dissi questo sonetto Tanto gentile.
17. This most noble lady, discussed in the preceding passages, attained such favor among the people that when she passed through the streets, crowds gathered to behold her, filling my heart with wondrous joy. Whenever she drew near another person, such modesty overcame their heart that they dared neither lift their eyes nor respond to her greeting. Many witnesses, being acquainted with this phenomenon, could attest to it for those who might doubt. [2] Crowned and clothed in humility, she moved without pride in what she saw or heard. After her passing, many exclaimed: "This is no mortal woman but one of heaven's fairest angels." Others declared: "This is a marvel; blessed be the Lord who works such miracles!" [3] I affirm that she revealed herself so gracious and replete with every grace that those who gazed upon her perceived within themselves an honorable and tender sweetness beyond all expression. None could look upon her without first sighing, so profound was her effect. [4] These and even more wondrous qualities emanated virtuously from her. Reflecting on this, I resolved to resume the style of her praise through verses that might convey her miraculous and excellent operations, ensuring that not only eyewitnesses but all people might comprehend her essence through words. Then I composed this sonnet: Tanto gentile.
[5] | Tanto gentile e tanto onesta pare | 1 |
la donna mia quand’ella altrui saluta, | 2 | |
ch’ogne lingua deven tremando muta | 3 | |
e gli occhi no l’ardiscon di guardare. | 4 | |
[6] | Ella si va, sentendosi laudare, | 5 |
benignamente d’umiltà vestuta; | 6 | |
e par che sia una cosa venuta | 7 | |
da cielo in terra a miracol mostrare. | 8 | |
[7] | Mostrasi sì piacente a chi la mira, | 9 |
che dà per gli occhi una dolcezza al core, | 10 | |
che ’ntender no·lla può chi no·lla prova; | 11 | |
e par che della sua labbia si mova | 12 | |
un spirito soave pien d’amore, | 13 | |
che va dicendo all’anima: Sospira. | 14 |
[5] | So noble and so honorable appears | 1 |
my lady when she greets another soul, | 2 | |
that every tongue falls tremblingly mute, | 3 | |
and eyes dare not behold her as their goal. | 4 | |
[6] | She walks, hearing herself praised, arrayed | 5 |
in kindness and humility's pure guise; | 6 | |
seeming a marvel sent from paradise | 7 | |
to earth, God's miracle there displayed. | 8 | |
[7] | To those who gaze, such pleasure she imparts | 9 |
that through their eyes sweet rapture fills the heart— | 10 | |
a bliss unknowable except through sight. | 11 | |
And from her lips seems born a spirit bright, | 12 | |
a gentle breath of love that bids the soul: | 13 | |
"Sigh now"—such is love's gentle, ceaseless call. | 14 |
[8] Questo sonetto è sì piano ad intendere per quello che narrato è dinanzi, che non abisogna d’alcuna divisione. E però, lasciando lui, dico che questa mia donna venne in tanta gratia, che non solamente ella era onorata e laudata, ma per lei erano onorate e laudate molte. [9] Onde io, veggendo ciò e volendo manifestare a chi ciò non vedea, propuosi anche di dire parole nelle quali ciò fosse significato; e dissi allora questo altro sonetto che comincia Vede perfectamente ogne salute, lo quale narra di lei come la sua virtute adoperava nell’altre, sì come appare nella sua divisione.
[8] This sonnet is so straightforward to understand, given the preceding narrative, that no explication is required. Setting it aside, I affirm that this lady attained such grace that not only was she herself honored and praised, but through her many others received honor and praise. [9] Observing this and wishing to reveal it to those unaware, I resolved to compose further verses conveying this truth. Thus I wrote another sonnet beginning Vede perfectamente ogne salute, which recounts how her virtue worked upon others, as its structure makes clear.
[10] | Vede perfectamente ogne salute | 1 |
chi la mia donna tra le donne vede: | 2 | |
quelle che vanno con lei son tenute | 3 | |
di bella gratia a Dio render merzede. | 4 | |
[11] | E sua beltate è di tanta virtute, | 5 |
che nulla invidia all’altre ne procede, | 6 | |
anzi le face andar seco vestute | 7 | |
di gentilezza, d’amore e di fede. | 8 | |
[12] | La vista sua fa ogni cosa umile; | 9 |
e non fa sola sé parer piacente, | 10 | |
ma ciascuna per lei riceve onore. | 11 | |
[13] | Ed è negli acti suoi tanto gentile, | 12 |
che nessun la si può recare a mente | 13 | |
che non sospiri in dolcezza d’amore. | 14 |
[10] | He sees all salvation perfectly | 1 |
who beholds my lady among women: | 2 | |
those who walk with her are constrained | 3 | |
to render thanks to God for her fair grace. | 4 | |
[11] | And her beauty holds such power | 5 |
that no envy toward others arises, | 6 | |
rather she clothes them as they go with her | 7 | |
in nobility, love, and fidelity. | 8 | |
[12] | Her gaze makes all things humble; | 9 |
she not only makes herself appear gracious, | 10 | |
but through her, each receives honor. | 11 | |
[13] | And in her acts she is so noble | 12 |
that none can hold her in memory | 13 | |
without sighing in love's sweetness. | 14 |
[14] Questo sonetto à tre parti. Nella prima dico tra che gente questa donna più mirabile parea; nella seconda dico sì come era gratiosa la sua compagnia; nella terza dico di quelle cose che virtuosamente operava in altrui. La seconda parte comincia quivi quelle che vanno; la terza quivi E sua beltate. [15] Questa ultima parte si divide in tre. Nella prima dico quello che operava nelle donne, cioè per loro medesime; nella seconda dico quello che operava in loro per altrui; nella terza dico come non solamente nelle donne, ma in tutte le persone, e non solamente nella sua presentia, ma ricordandosi di lei, mirabilemente operava. La seconda comincia quivi La vista; la terza quivi Ed è negli acti.
[14] This sonnet has three parts. In the first, I describe among what company this most wondrous lady appeared; in the second, I relate how gracious her companionship was; in the third, I speak of what she virtuously wrought in others. The second part begins here: those who walk; the third here: And her beauty. [15] This final part divides into three. In the first, I recount her effect upon women through their own qualities; in the second, her effect upon them through others; in the third, how she wrought marvels not only among women but in all persons, and not merely in her presence but even when remembered. The second begins here: Her gaze; the third here: And in her acts.
[Effetti miracolosi di Beatrice su Dante esposti in forma di canzone (Sì lungiamente m’à tenuto Amore).]
[The miraculous effects of Beatrice upon Dante expressed through canzone form (So long has Love held me).]
18. Apresso ciò, cominciai a pensare un giorno sopra quello che detto avea della mia donna, cioè in questi due sonetti precedenti; e veggendo nel mio pensero che io non avea detto di quello che al presente tempo adoperava in me, pareami defectivamente avere parlato. [2] E però propuosi di dire parole nelle quali io dicessi come mi parea essere disposto alla sua operatione, e come operava in me la sua virtute. E non credendo potere ciò narrare in brevitade di sonetto, cominciai allora una canzone, la quale comincia Sì lungiamente.
18. After this, I began one day to reflect on what I had written of my lady in the two preceding sonnets. Recognizing in my thoughts that I had not yet described her present influence upon me, it seemed my discourse was deficient. [2] I therefore resolved to compose verses in which I would convey my disposition under her operation and how her power worked within me. Deeming this beyond the brevity of a sonnet, I then began a canzone opening with So long has Love.
[3] | Sì lungiamente m’à tenuto Amore | 1 |
e costumato alla sua segnoria, | 2 | |
che sì com’elli m’era forte in pria, | 3 | |
così mi sta soave ora nel core. | 4 | |
[4] | Però quando mi tolle sì ’l valore, | 5 |
che li spiriti par che fuggan via, | 6 | |
allor sente la frale anima mia | 7 | |
tanta dolcezza, che ’l viso ne smore. | 8 | |
Poi prende Amore – in me tanta virtute, | 9 | |
che fa li miei spirti gir parlando, | 10 | |
ed escon for chiamando | 11 | |
la donna mia, per darmi più salute. | 12 | |
[5] | Questo m’avene ovunque ella mi vede, | 13 |
e sì è cosa umil, che nol si crede. | 14 |
[3] | So long has Love held me | 1 |
and accustomed me to his dominion, | 2 | |
that though at first harsh to bear, | 3 | |
now sweetly he resides within my heart. | 4 | |
[4] | Thus when he so drains my strength | 5 |
that my spirits seem to flee away, | 6 | |
then my frail soul feels | 7 | |
such sweetness that my face grows pale. | 8 | |
Then Love assumes—through me such power— | 9 | |
that my spirits go forth conversing, | 10 | |
and call aloud, summoning | 11 | |
my lady to grant me greater salvation. | 12 | |
[5] | This befalls me wherever she sees me, | 13 |
so humbling a thing, scarce to be believed. | 14 |
[Beatrice viene chiamata nella gloria celeste; la sua morte non sarà narrata: digressione sul numero nove «amico» della donna. Ricordo di uno scritto latino di compianto.]
[Beatrice is summoned to celestial glory; her death shall remain unrecorded: digression on the number nine as her "friend." Remembrance of a Latin lament.]
19. Quomodo sedet sola civitas plena populo! facta est quasi vidua domina gentium. Io era nel proponimento ancora di questa canzone, e compiuta n’avea questa soprascripta stantia, quando lo Signore della iustitia chiamòe questa gentilissima a gloriare sotto la ’nsegna di quella Regina benedecta Maria, lo cui nome fue in grandissima reverenzia nelle parole di questa Beatrice beata. [2] E avegna che forse piacerebbe a presente tractare alquanto della sua partita da noi, non è lo mio intendimento di tractarne qui per tre ragioni. La prima è che ciò non è del presente proposito, se volemo guardare nel proemio che precede questo libello. La seconda si è che, posto che fosse del presente proposito, ancora non sarebbe sufficiente la mia lingua a tractare come si converrebbe di ciò. La terza si è che, posto che fosse l’uno e l’altro, non è convenevole a me tractare di ciò, per quello che tractando converrebbe essere me laudatore di me medesimo, la qual cosa è al postutto biasimevole a chi lo fa, e però lascio cotale tractato ad altro chiosatore. [3] Tuttavia però che molte volte lo numero del nove à preso luogo tra le parole dinanzi, onde pare che sia non sanza ragione, e nella sua partita cotale numero pare che avesse molto luogo, convenesi di dire quindi alcuna cosa, acciò che pare al proposito convenirsi. Onde prima dicerò come ebbe luogo nella sua partita, e poi n’asegnerò alcuna ragione per che questo numero fu a·llei cotanto amico. [4] Io dico che, secondo l’usanza d’Arabia, l’anima sua nobilissima si partio nella prima ora del nono giorno del mese. E secondo l’usanza di Siria, ella si partio nel nono mese dell’anno, però che ’l primo mese è ivi Thisirim primo, lo quale a noi è Octobre. E secondo l’usanza nostra, ella si partio in quello anno della nostra inditione, cioè degli anni Domini, in cui lo perfecto numero nove volte era compiuto in quello centinaio nel quale in questo mondo ella fue posta, ed ella fue delli cristiani del terzodecimo centinaio. [5] Perché questo numero fosse in tanto amico di lei, questa potrebbe essere una ragione. Con ciò sia cosa che, secondo Tholomeo e secondo la cristiana veritade, nove siano li cieli che si muovono; e secondo comune oppinione astrologa, li detti cieli adoperino qua giù secondo la loro abitudine insieme; questo numero fue amico di lei per dare ad intendere che nella sua generatione tutti e nove li mobili cieli perfectissimamente s’aveano insieme. [6] Questa è una ragione di ciò. Ma più sottilmente pensando e secondo la infallibile veritade, questo numero fue ella medesima: per similitudine dico, e ciò intendo così. Lo numero del tre è la radice del nove, però che, sanza numero altro alcuno, per sé medesimo fa nove, sì come vedemo manifestamente che tre via tre fa nove. Dunque se lo tre è factore per sé medesimo del nove, e lo factore per sé medesimo delli miracoli è tre, cioè Padre e Figlio e Spirito Sancto, li quali sono tre e uno, questa donna fue acompagnata da questo numero del nove a dare ad intendere ch’ella era uno nove, cioè uno miracolo, la cui radice, cioè del miracolo, è solamente la mirabile Trinitade. [7] Forse ancora per più sottile persona si vedrebbe più sottile ragione in ciò; ma questa è quella che io ne veggio, e che più mi piace. [8] Poi che fue partita da questo secolo, rimase tutta la sopradecta cittade quasi vedova dispogliata da ogni dignitade. Onde io, ancora lagrimando in questa desolata cittade, scrissi alli principi della terra alquanto della sua conditione, pigliando quello cominciamento di Yeremia profeta Quomodo sedet sola civitas. E questo dico acciò che altri non si maravigli perché io l’abbia allegato di sopra quasi come entrata della nuova materia che apresso viene. [9] E se alcuno volesse me riprendere di ciò ch’io non scrivo qui le parole che seguitano a quelle allegate, escusomene, però che lo ’ntendimento mio non fue dal principio di scrivere altro che per volgare; onde, con ciò sia cosa che le parole che seguitano a quelle che sono allegate siano tutte latine, sarebbe fuori dello mio intendimento se le scrivessi. [10] E simile intentione so ch’ebbe questo mio primo amico a cui ciò scrivo, cioè che io li scrivessi solamente volgare.
19. Quomodo sedet sola civitas plena populo! facta est quasi vidua domina gentium. I was still in the process of composing this canzone, having completed the aforementioned stanza, when the Lord of Justice summoned this most noble soul to glory under the banner of the Blessed Queen Mary, whose name was held in deepest reverence in the words of this beatified Beatrice. [2] And though it might perhaps be fitting to treat here of her departure from us, I intend to refrain from doing so for three reasons. The first is that this does not pertain to the present subject, if we consider the prologue preceding this little book. The second is that, even were it pertinent, my tongue would prove inadequate to treat it as befits such a matter. The third is that, even were both previous objections overcome, it would still be unseemly for me to treat of it, since such treatment would necessitate my becoming a panegyrist of myself - a practice utterly reprehensible in any who engage in it. Therefore, I leave such discourse to other commentators. [3] Nevertheless, since the number nine has frequently occurred in the preceding text - clearly not without significance - and since this number appears to have played a notable role in her departure, it is fitting to discuss this matter here as it appears relevant to our theme. First, I shall explain how this number manifested in her passing, then I shall propose reasons why this number proved so intimately connected to her. [4] I maintain that according to Arabian custom, her most noble soul departed in the first hour of the ninth day of the month. Following Syrian reckoning, she departed in the ninth month of the year, as their first month Tishri I corresponds to our October. According to our own chronology, she departed in that year of our indiction - that is, of the years of the Lord - when the perfect number nine had been completed nine times within that century during which she graced this world, she having been among the Christians of the thirteenth century. [5] As to why this number held such affinity with her, one reason might be thus: Since according to Ptolemy and Christian truth there are nine moving heavens, and according to common astrological opinion these heavens influence terrestrial matters according to their dispositions, this number's friendship with her suggests that at her birth all nine mobile heavens were in perfect conjunction. [6] This constitutes one explanation. But considering more subtly and in accordance with infallible truth, this number was herself - I speak metaphorically, meaning thus: The number three is the root of nine, for without other numerals it produces nine through itself, as we clearly see that three multiplied by three makes nine. Therefore, if three is the sole factor of nine, and the sole factor of miracles is three (that is, the Father, Son, and Holy Spirit, who are three and one), then this lady was accompanied by the number nine to signify that she was a nine - that is, a miracle whose root (the miracle itself) is solely the wondrous Trinity. [7] Perhaps more subtle minds might discern profounder reasons here, but this is what I perceive and what most satisfies me. [8] After her departure from this world, the aforementioned city remained like a widowed city stripped of all dignity. Wherefore I, still weeping in this desolate city, wrote to the princes of the earth concerning her condition, adopting as my opening the words of the prophet Jeremiah: Quomodo sedet sola civitas. I mention this lest any wonder why I cited it earlier as an introduction to the new matter that follows. [9] Should any reproach me for not writing here the Latin words that follow those quoted, I excuse myself thus: From the outset, my intention was to write solely in the vernacular. Therefore, as the subsequent words to those quoted are entirely in Latin, transcribing them would exceed my original purpose. [10] I know that this same intention guided my first friend to whom I write this account - namely, that I should write for him solely in the vernacular.
[Dante sfoga l’angoscia per la desolazione conseguente alla morte di Beatrice mediante una canzone (Gli occhi dolenti per pietà del core).]
[Dante expresses anguish over the desolation following Beatrice's death through a canzone (Eyes Grieving in Pity for the Heart).]
20. Poi che li miei occhi ebbero per alquanto tempo lagrimato, e tanto affaticati erano che non poteano disfogare la mia tristitia, pensai di voler disfogarla con alquante parole dolorose. E però propuosi di fare una canzone, nella quale piangendo ragionassi di lei, per cui tanto dolore era facto distruggitore dell’anima mia; e cominciai allora Gli occhi dolenti. [2] E acciò che questa canzone paia rimanere più vedova dopo lo suo fine, la dividerò prima ch’io la scriva; e cotale modo terrò da qui innanzi. [3] Io dico che questa cattivella canzone à tre parti. La prima è proemio; nella seconda ragiono di lei; nella terza parlo alla canzone pietosamente. La seconda parte comincia quivi Ita n’è Beatrice; la terza quivi Pietosa mia canzone. [4] La prima parte si divide in tre. Nella prima dico perché mi muovo a dire; nella seconda dico a cui voglio dire; nella terza dico di cui voglio dire. La seconda comincia quivi E perché me ricorda; la terza quivi E dicerò. [5] Poscia quando dico Ita n’è Beatrice, ragiono di lei, e intorno a·cciò fo due parti: prima dico la cagione per che tolta ne fue; apresso dico come altri si piange della sua partita, e comincia questa parte quivi Partissi della sua. [6] Questa parte si divide in tre. Nella prima dico chi no·lla piange; nella seconda dico chi la piange; nella terza dico della mia conditione. La seconda comincia quivi ma ven tristitia e voglia; la terza quivi Dannomi angoscia. [7] Poscia quando dico Pietosa mia canzone, parlo a questa canzone, designandole a quali donne se ne vada, e steasi con loro.
20. After my eyes had wept for some time, and were so wearied they could no longer relieve my sorrow, I resolved to unburden myself through dolorous words. I therefore determined to compose a canzone wherein I might lament through tears the one who had become the destroyer of my soul through her passing. Thus I began Eyes grieving in pity for the heart. [2] To ensure this canzone appears more bereft after its conclusion, I shall analyze it before transcribing it, maintaining this method hereafter. [3] I note that this humble canzone has three parts: a proem, a discourse on Beatrice, and a compassionate address to the poem itself. The second part begins at Beatrice has ascended; the third at My Compassionate Canzone. [4] The first part divides into three sections: my motivation for writing, the intended audience, and the subject matter. The second section starts at And since I recall; the third at And I shall speak. [5] When I write Beatrice has ascended, I discuss her, dividing this into two parts: the cause of her removal and the mourning of her departure, the latter beginning at She parted from her. [6] This latter part further divides into three: those who do not weep for her, those who do, and my own condition. The second subdivision begins at but sadness and longing come; the third at Anguish grips me. [7] Finally, at My Compassionate Canzone, I address the poem itself, directing it to seek companionship among noble women.
[8] | Gli occhi dolenti per pietà del core | 1 |
ànno di lagrimar sofferta pena, | 2 | |
sì che per vinti son rimasi omai. | 3 | |
Ora, s’i’ voglio sfogar lo dolore, | 4 | |
che a poco a poco alla morte mi mena, | 5 | |
convenemi parlar traendo guai. | 6 | |
[9] | E perché mi ricorda ch’io parlai | 7 |
della mia donna, mentre che vivea, | 8 | |
donne gentili, volontier con voi, | 9 | |
non voi’ parlare altrui, | 10 | |
se non a cor gentil che in donna sia. | 11 | |
E dicerò di lei piangendo, poi | 12 | |
che se n’è gita in ciel subitamente, | 13 | |
e à lasciato Amor meco dolente. | 14 | |
[10] | Ita n’è Beatrice in alto cielo, | 15 |
nel reame ove gli angeli ànno pace, | 16 | |
e sta co·lloro, e voi, donne, à lasciate. | 17 | |
No la ci tolse qualità di gelo | 18 | |
né di calore, come l’altre face, | 19 | |
ma solo fue sua gran benignitate; | 20 |
[8] | Eyes grieving in pity for the heart | 1 |
have endured the torment of weeping, | 2 | |
so vanquished they remain at last. | 3 | |
Now, if I wish to vent the grief | 4 | |
that slowly leads me unto death, | 5 | |
I must speak through anguished cries. | 6 | |
[9] | And since I recall how I spoke | 7 |
of my lady while she lived, | 8 | |
gentle ladies, willingly with you— | 9 | |
I will not speak to others, | 10 | |
save to noble hearts in woman’s form. | 11 | |
And weeping, I shall tell of her, | 12 | |
who soared to heaven suddenly, | 13 | |
leaving Love grieving here with me. | 14 | |
[10] | Beatrice has ascended to high heaven, | 15 |
to the realm where angels dwell in peace, | 16 | |
and abides with them, leaving you, ladies, behind. | 17 | |
No chill of frost nor heat’s excess, | 18 | |
as with others, claimed her life, | 19 | |
but solely her surpassing grace; | 20 |
ché luce della sua umilitate | 21 | |
passò li cieli con tanta virtute, | 22 | |
che fé maravigliar l’eterno Sire, | 23 | |
sì che dolce disire | 24 | |
lo giunse di chiamar tanta salute; | 25 | |
e fella di qua giuso a·ssé venire, | 26 | |
perché vedea ch’esta vita noiosa | 27 | |
non era degna di sì gentil cosa. | 28 | |
[11] | Partissi della sua bella persona | 29 |
piena di gratia l’anima gentile, | 30 | |
ed è sì glorïosa in loco degno! | 31 | |
Chi no la piange, quando ne ragiona, | 32 | |
core à di pietra sì malvagio e vile, | 33 | |
ch’entrar no i puote spirito benigno. | 34 | |
Non è di cor villan sì alto ingegno, | 35 | |
che possa ymaginar di lei alquanto, | 36 | |
e però no li ven di pianger doglia; | 37 | |
[12] | ma ven tristitia e voglia | 38 |
di sospirare e di morir di pianto, | 39 | |
e d’ogne consolar l’anima spoglia | 40 |
for the light of her humility | 21 | |
traversed the heavens with such virtue, | 22 | |
that it stirred wonder in the Eternal Lord, | 23 | |
so that sweet desire | 24 | |
moved Him to summon such salvation; | 25 | |
and from this earth He called her to Himself, | 26 | |
for He saw this wearisome life | 27 | |
was unworthy of so noble a being. | 28 | |
[11] | Departed from her fair form | 29 |
is the noble soul so full of grace, | 30 | |
now glorious in that worthy realm! | 31 | |
Who does not weep when speaking of her | 32 | |
has a heart so wicked and base, | 33 | |
that no benign spirit may enter there. | 34 | |
No vulgar heart, though lofty in wit, | 35 | |
could ever conceive her slightest aspect, | 36 | |
thus grief's tears never reach such souls; | 37 | |
[12] | but Sorrow comes with longing | 38 |
to sigh and perish through weeping, | 39 | |
stripping the soul of all consolation | 40 |
chi vede nel pensero alcuna volta | 41 | |
quale ella fu, e com’ella n’è tolta. | 42 | |
[13] | Dànnomi angoscia li sospiri forte, | 43 |
quando ’l pensero nella mente grave | 44 | |
mi reca quella che m’à ’l cor diviso; | 45 | |
e spesse fiate pensando alla morte | 46 | |
venemene un disio tanto soave, | 47 | |
che mi tramuta lo color nel viso. | 48 | |
[14] | E quando ’l ’maginar mi ven ben fiso, | 49 |
giungemi tanta pena d’ogni parte, | 50 | |
ch’io mi riscuoto per dolor ch’io sento; | 51 | |
e sì facto divento, | 52 | |
che dalle genti vergogna mi parte. | 53 | |
Poscia, piangendo, sol nel mio lamento | 54 | |
chiamo Beatrice e dico: «Or se’ tu morta?». | 55 | |
E mentre ch’io la chiamo, mi conforta. | 56 | |
[15] | Pianger di doglia e sospirar d’angoscia | 57 |
mi strugge ’l core ovunque sol mi trovo, | 58 | |
sì ché·nne ’ncrescerebbe a chi m’audisse; | 59 |
for those who glimpse in thought at times | 41 | |
what she was, and how she was taken from us. | 42 | |
[13] | Bitter sighs torment me sorely | 43 |
when memory's heavy burden | 44 | |
brings her who cleft my heart in twain; | 45 | |
and oft contemplating death | 46 | |
comes a desire so sweetly cruel, | 47 | |
it transforms the color in my face. | 48 | |
[14] | And when imagination holds me fixed, | 49 |
such anguish assails me from all sides | 50 | |
that I startle at the pain I feel; | 51 | |
and so transformed I become, | 52 | |
that shame drives me from company. | 53 | |
Then, weeping alone in my lament, | 54 | |
I call Beatrice: "Are you truly dead?" | 55 | |
And even as I call her, I find solace. | 56 | |
[15] | Grief's tears and anguish's sighs | 57 |
consume my heart wherever I retreat, | 58 | |
so that listeners would pity me; | 59 |
e quale è stata la mia vita, poscia | 60 | |
che la mia donna andò nel secol novo, | 61 | |
lingua no è che dicer lo sapesse. | 62 | |
[16] | E però, donne mie, pur ch’io volesse, | 63 |
non vi saprei io dir ben quel ch’io sono, | 64 | |
sì mi fa travagliar l’acerba vita; | 65 | |
la quale è sì ’nvilita, | 66 | |
che ogn’om par che mi dica: «Io t’abandono», | 67 | |
veggendo la mia labbia tramortita. | 68 | |
Ma qual ch’io sia, la mia donna il si vede, | 69 | |
e io ne spero ancor da·llei merzede. | 70 | |
[17] | Pietosa mia canzone, or va piangendo, | 71 |
e ritruova le donne e le donzelle | 72 | |
a cui le tue sorelle | 73 | |
erano usate di portar letitia; | 74 | |
e tu, che se’ figliuola di Tristitia, | 75 | |
vatten disconsolata a star con elle. | 76 |
and what my existence has been since | 60 | |
my lady passed to the new realm, | 61 | |
no tongue could ever hope to tell. | 62 | |
[16] | Therefore, dear ladies, even should I wish, | 63 |
I could not rightly say what I've become, | 64 | |
so harrowed is this bitter life; | 65 | |
which stands so debased, | 66 | |
that all men seem to cry: "I forsake you," | 67 | |
seeing death's pallor on my face. | 68 | |
Yet whatever I am, my lady sees, | 69 | |
and from her I still hope for grace. | 70 | |
[17] | My piteous song, go forth lamenting, | 71 |
seek ladies and maidens once | 72 | |
accustomed to hear your sisters bring joy; | 73 | |
and you, child of Sorrow, | 74 | |
go disconsolate to dwell among them. | 75 | |
For you are orphaned of all solace, | 76 |
[Su richiesta di un amico innominato e parente di Beatrice, Dante compone un sonetto in compianto di una defunta (Venite a ’ntender li sospiri miei).]
[At the request of an unnamed friend and kinsman of Beatrice, Dante composes a sonnet lamenting a deceased woman (Come hear the sighs that bitter sorrows bear).]
21. Poi che detta fue questa canzone, si venne a me uno lo quale, secondo li gradi dell’amistade, è amico a me inmediatamente dopo lo primo; e questi fue tanto distrecto di sanguinitade con questa gloriosa, che nullo più presso l’era. [2] E poi che fue meco a ragionare, mi pregò che io li dovessi dire alcuna cosa per una donna che s’era morta; e simulava sue parole, acciò che paresse che dicesse d’un’altra, la quale morta era cortamente. Onde io, accorgendomi che questi dicea solamente per questa benedecta, dissi di fare ciò che mi domandava lo suo prego. [3] Onde poi, pensando a·cciò, propuosi di fare uno sonetto nel quale mi lamentasse alquanto, e di darlo a questo mio amico, acciò che paresse che per lui l’avessi facto; e dissi allora questo sonetto che comincia Venite a ’ntendere. [4] Lo quale à due parti. Nella prima chiamo li fedeli d’Amore che m’intendano, nella seconda narro della mia misera conditione. La seconda comincia quivi li qual’ disconsolati.
21. After this canzone was recited, there came to me one who, in the hierarchy of friendship, stood as my immediate companion after the first; and he was so closely bound by kinship to this glorious lady that none stood nearer to her. [2] And when he had conversed with me, he entreated me to compose something for a lady who had died, veiling his words so that it might seem he spoke of another who had recently passed. Whereupon I, perceiving that he referred solely to this blessed one, agreed to fulfill his request. [3] Then, reflecting upon this, I resolved to write a sonnet lamenting my state, and to present it to this friend so that it might appear composed at his behest. Thus I wrote this sonnet beginning Come hear, [4] which has two parts. In the first, I summon the Faithful of Love to attend my sighs; in the second, I recount my wretched condition. The second part begins at those disconsolate.
[5] | Venite a ’ntender li sospiri miei, | 1 |
oi cor’ gentili, ché Pietà ’l disia: | 2 | |
li qual’ disconsolati vanno via, | 3 | |
e se non fosser, di dolor morrei; | 4 | |
però che gli occhi mi sarebbon rei. | 5 | |
molte fïate più ch’io non vorria, | 6 | |
lasso, di pianger sì la donna mia, | 7 | |
che sfogasser lo cor, piangendo lei. | 8 | |
[6] | Voi udirete lor chiamar sovente | 9 |
la mia donna gentil, che se n’è gita | 10 | |
al secol degno della sua virtute; | 11 | |
e dispregiar talora questa vita, | 12 | |
in persona dell’anima dolente, | 13 | |
abandonata della sua salute. | 14 |
[5] | Come hear my sighs, O noble hearts, | 1 |
for Pity herself desires it so: | 2 | |
these disconsolate sighs that wander, | 3 | |
and were they not, I’d die of grief; | 4 | |
for then my eyes would bear the blame. | 5 | |
Oftentimes, more than I would wish, | 6 | |
alas, I weep so for my lady | 7 | |
that my heart finds release in tears. | 8 | |
[6] | You’ll hear them call repeatedly | 9 |
my gentle lady, who has departed | 10 | |
to the realm most fit to house the splendor of her excellence; | 11 | |
and scorn at times this earthly life, | 12 | |
speaking through this grieving soul, | 13 | |
bereft now of her salvation. | 14 |
[Dante, insoddisfatto dell’omaggio, aggiunge due stanze di canzone, copertamente modulate dalle due diverse voci del parente e di Dante stesso (Quantunque volte, lasso, mi rimembra).]
[Dissatisfied with this homage, Dante appends two stanzas of a canzone, covertly modulated by the dual voices of the kinsman and himself (Whenever, alas, I remember).]
22. Poi che detto ebbi questo sonetto, pensandomi chi questi era a cui lo ’ntendea dare quasi come per lui facto, vidi che povero mi parea lo servigio e nudo a così distrecta persona di questa gloriosa. [2] E però anzi che io li dessi questo soprascripto sonetto, dissi due stantie d’una canzone, l’una per costui veracemente e l’altra per me, avegna che paia l’una e l’altra per una persona detta, a chi non guarda sottilmente; ma chi sottilmente le mira vede bene che diverse persone parlano, acciò che l’una non chiama sua donna costei, e l’altra sì, come appare manifestamente. [3] Questa canzone e questo soprascripto sonetto li diedi, dicendo io lui che per lui solo facto l’avea. [4] La canzone comincia Quantunque volte e à due parti. Nell’una, cioè nella prima stantia, si lamenta questo mio caro e distrecto a·llei; nella seconda mi lamento io, cioè nell’altra stantia, che comincia E’ si raccoglie nelli miei. E così appare che in questa canzone si lamentano due persone, l’una delle quali si lamenta come frate e l’altra come servo.
22. After composing this sonnet, reflecting on the one for whom it was intended—so near in kinship to this glorious lady—I deemed my offering meager and unworthy. [2] Therefore, before presenting the aforementioned sonnet, I wrote two stanzas of a canzone: one truly for him, the other for myself, though superficially they may seem voiced by a single speaker. Yet to the discerning eye, distinct persons speak: one does not name her as his lady, while the other does, as is plainly evident. [3] I gave him both this canzone and the sonnet, claiming I had composed them solely for his sake. [4] The canzone begins Whenever and has two parts. The first stanza laments the plight of this dear kinsman; the second, beginning And there gathers in my, voices my own lament. Thus, in this canzone, two voices grieve: one as a brother, the other as a servant.
[5] | Quantunque volte, lasso, mi rimembra | 1 |
ch’io non debbo giammai | 2 | |
veder la donna ond’io vo sì dolente, | 3 | |
tanto dolore intorno al cor m’asembra | 4 | |
la dolorosa mente, | 5 | |
ch’io dico: «Anima mia, ché non ten vai? | 6 | |
Ché li tormenti che tu porterai | 7 | |
nel secol, che t’è già tanto noioso, | 8 | |
mi fan pensoso – di paura forte». | 9 | |
[6] | Ond’io chiamo la Morte, | 10 |
come soave e dolce mio riposo; | 11 | |
e dico «Vieni a me!» con tanto amore, | 12 | |
che sono astioso – di chiunque more. | 13 | |
[7] | E’ si raccoglie nelli miei sospiri | 14 |
un sono di pietate, | 15 | |
che va chiamando Morte tuttavia: | 16 | |
a·llei si volser tutti i miei disiri, | 17 | |
quando la donna mia | 18 | |
fu giunta dalla sua crudelitate; | 19 | |
[8] | per che ’l piacere della sua biltate, | 20 |
[5] | However often, alas, I recall | 1 |
that nevermore shall I | 2 | |
behold the lady for whom I grieve so, | 3 | |
such sorrow gathers round my heart | 4 | |
that my anguished mind cries: | 5 | |
"O my soul, why linger here? | 6 | |
For the torments you shall bear | 7 | |
in this world, already so wearisome, | 8 | |
fill me with dread – gripped by stark fear." | 9 | |
[6] | Thus I call upon Death, | 10 |
as my sweet and gentle repose; | 11 | |
and cry "Come to me!" with such fervor, | 12 | |
I grow envious – of all who die. | 13 | |
[7] | Within my sighs arises | 14 |
a sound of lamentation, | 15 | |
perpetually summoning Death: | 16 | |
to her turn all my desires, | 17 | |
since that hour my lady | 18 | |
was struck by cruelty's blow; | 19 | |
[8] | whereby the delight of her beauty, | 20 |
partendo sé dalla nostra veduta, | 21 | |
divenne spirital bellezza grande, | 22 | |
che per lo cielo spande | 23 | |
luce d’amor, che gli angeli saluta, | 24 | |
e lo ’ntellecto loro alto e sottile | 25 | |
face maravigliar, sì v’è gentile. | 26 |
departing from our mortal sight, | 21 | |
became radiant spiritual beauty of great magnitude, | 22 | |
which through heaven diffuses | 23 | |
love's light, greeting the angels, | 24 | |
and their lofty, subtle intellects | 25 | |
marvel in awe, so noble is she there. | 26 |
[Nel primo anniversario della morte di Beatrice Dante, dapprima intento a disegnare angeli, scrive un sonetto con due distinti inizi (Era venuta nella mente mia).]
[On the first anniversary of Beatrice's death, Dante – initially occupied with drawing angels – composes a sonnet with two distinct openings (She had come into my mind).]
23. In quello giorno nel quale si compiea l’anno che questa donna era facta delli cittadini di vita eterna, io mi sedea in parte nella quale, ricordandomi di lei, disegnava uno angelo sopra certe tavolette. E mentre io lo disegnava, volsi gli occhi e vidi lungo me uomini alli quali si convenia di fare onore, e riguardavano quello che io facea. [2] E secondo che mi fu detto poi, elli erano stati già alquanto anzi che io me ne accorgesse. Quando li vidi, mi levai, e salutando loro dissi: «Altri era testé meco, perciò pensava». [3] Onde, partiti costoro, ritornaimi alla mia opera, cioè del disegnare figure d’angeli; e faccendo ciò, mi venne uno pensiero di dire parole quasi per annovale, e scrivere a costoro li quali erano venuti a me. E dissi allora questo sonetto, lo quale comincia Era venuta; lo quale à due cominciamenti, e però lo dividerò secondo l’uno e secondo l’altro. [4] Dico che, secondo lo primo, questo sonetto à tre parti. Nella prima dico che questa donna era già nella mia memoria; nella seconda dico quello che Amore però mi facea; nella terza dico degli effecti d’Amore. La seconda comincia quivi Amor, che; la terza quivi Piangendo uscivan fori. [5] Questa parte si divide in due. Nell’una dico che tutti li miei sospiri uscivano parlando; nella seconda dico che alquanti diceano certe parole diverse dagli altri. La seconda comincia quivi Ma quelli. [6] Per questo medesimo modo si divide secondo l’altro cominciamento, salvo che nella prima parte dico quando questa donna era così venuta nella mia memoria, e ciò non dico nell’altro primo cominciamento.
23. On the day marking one year since this lady had joined the citizens of eternal life, I sat in a place where, remembering her, I sketched an angel upon wooden tablets. As I drew, I turned my eyes and saw men nearby to whom honor was due, observing my work. [2] They had been present for some time, as I later learned, before I noticed them. When I saw them, I rose and, greeting them, said: "Another was with me just now, hence my abstraction." [3] After their departure, I returned to depicting angelic forms. While thus engaged, I resolved to compose verses as an anniversary commemoration and address them to these visitors. I then wrote this sonnet beginning She had come, which has two openings; thus I shall analyze it according to both. [4] By the first structure, the sonnet divides into three parts. The first states that this lady already dwelled in my memory; the second describes Love's actions upon me; the third relates Love's effects. The second part begins at Love, who; the third at Weeping, they emerged. [5] This third section subdivides: one part tells how all my sighs issued forth speaking; the other how some uttered words distinct from the rest. The latter begins at But those. [6] The alternate opening follows this same division, save that the first part specifies when this lady entered my memory – a detail omitted in the other opening.
[7] | Era venuta nella mente mia | 1 |
la gentil donna, che per suo valore | 2 | |
fu posta dall’Altissimo Signore | 3 | |
nel ciel dell’umiltate, ove è Maria. | 4 |
[7] | She had come into my mind | 1 |
that noble lady whom her worth | 2 | |
had placed by the Most High Lord | 3 | |
in humility's heaven where Mary dwells. | 4 |
[8] Secondo cominciamento.
[8] Alternate opening.
Era venuta nella mente mia | 1 | |
quella donna gentil cui piange Amore, | 2 | |
entro ’n quel puncto che lo suo valore | 3 | |
vi trasse a riguardar quel ch’io facea. | 4 | |
[9] | Amor, che nella mente la sentia, | 5 |
s’era svegliato nel destructo core, | 6 | |
e dicea a’ sospiri: «Andate fore!», | 7 | |
per che ciascun dolente si partia. | 8 | |
[10] | Piangendo uscivan for dello mio pecto | 9 |
con una voce che sovente mena | 10 | |
le lagrime dogliose agli occhi tristi. | 11 | |
[11] | Ma quelli che n’uscian con maggior pena | 12 |
venian dicendo: «O nobile intellecto, | 13 | |
oggi fa l’anno che nel ciel salisti». | 14 |
She had entered into my mind | 1 | |
that gentle lady for whom Love weeps, | 2 | |
at the very moment when her worth | 3 | |
drew you to gaze upon what I was doing. | 4 | |
[9] | Love, who felt her in my mind, | 5 |
had awakened in my destroyed heart, | 6 | |
and said to the sighs: "Go forth!", | 7 | |
so that each departed sorrowfully. | 8 | |
[10] | Weeping, they issued forth from my breast | 9 |
with a voice that often leads | 10 | |
tears of grief to sorrowful eyes. | 11 | |
[11] | But those issuing with greatest pain | 12 |
came saying: "O noble intellect, | 13 | |
today marks the year you ascended to Heaven." | 14 |
[Comparsa di una donna pietosa alla quale Dante, convinto che sia accompagnata da Amore, si rivolge con un sonetto (Videro gli occhi miei quanta pietate).]
[The appearance of a compassionate lady, whom Dante believes to be accompanied by Love, prompts him to address her in a sonnet (Videro gli occhi miei quanta pietate).]
24. Poi per alquanto tempo, con ciò fosse cosa che io fosse in parte nella quale mi ricordava del passato tempo, molto stava pensoso; e con dolorosi pensamenti tanto, che mi faceano parere di fuori una vista di terribile sbigottimento. [2] Onde io, accorgendomi del mio travagliare, levai gli occhi per vedere se altri mi vedesse. Allora vidi una gentil donna giovane e bella molto, la quale da una finestra mi riguardava sì pietosamente quanto alla vista, che tutta la pietà parea in lei accolta. [3] Onde con ciò sia cosa che quando li miseri veggiono di loro compassione altrui più tosto si muovono a lagrimare, quasi come di sé stessi avendo pietade, io senti’ allora cominciare li miei occhi a volere piangere; e però, temendo di non mostrare la mia vile vita, mi parti’ d’inanzi dagli occhi di questa gentile. E dicea poi fra me medesimo: «E’ non può essere che con quella pietosa donna non sia nobilissimo amore». [4] E però propuosi di dire uno sonetto nel quale io parlassi a·llei, e conchiudesse in esso tutto ciò che narrato è in questa ragione. E però che per questa ragione è assai manifesto, no·llo dividerò. E comincia Videro gli occhi miei.
24. Then for some time, being in a place that reminded me of times past, I remained deeply pensive; and with such anguished thoughts that my outward appearance bore the mark of terrible dismay. [2] Becoming aware of my affliction, I raised my eyes to see if others observed me. There I saw a young and most beautiful gentle lady gazing at me from a window with such compassion in her countenance that all pity seemed gathered in her. [3] For when the wretched perceive compassion in others, it moves them to weep, as if pitying themselves. Thus I felt my eyes begin to overflow, and fearing to reveal my wretched state, I withdrew from this noble lady's sight. Then I said within myself: "Surely, the most noble Love must dwell with that compassionate lady." [4] Resolving to compose a sonnet addressing her, I included all recounted in this commentary. As the prose sufficiently clarifies it, I shall not divide the poem. It begins Videro gli occhi miei.
[5] | Videro gli occhi miei quanta pietate | 1 |
era apparita en la vostra figura, | 2 | |
quando guardaste gli acti e la statura | 3 | |
ch’io faccio per dolor molte fïate. | 4 | |
[6] | Allor m’accorsi che voi pensavate | 5 |
la qualità della mia vita obscura, | 6 | |
sì che mi giunse nello cor paura | 7 | |
di dimostrar con gli occhi mia viltate. | 8 | |
[7] | E tolsimi d’inanzi a voi, sentendo | 9 |
che si movean le lagrime dal core, | 10 | |
ch’era sommosso dalla vostra vista. | 11 | |
[8] | Io dicea poscia nell’anima trista: | 12 |
«Ben è con quella donna quello Amore | 13 | |
lo qual mi face andar così piangendo». | 14 |
[5] | My eyes beheld how great a pity | 1 |
had appeared in your countenance | 2 | |
when you observed the gestures and stance | 3 | |
I oft assume through grief's compulsion. | 4 | |
[6] | Then I perceived you contemplating | 5 |
the nature of my darkened life, | 6 | |
so that fear gripped my heart | 7 | |
lest my eyes betray my unworthiness. | 8 | |
[7] | I withdrew from your presence, sensing | 9 |
tears rising from the heart's core, | 10 | |
stirred by the sight of you. | 11 | |
[8] | Then spoke my grieving soul: | 12 |
"Truly, with that lady dwells the Love | 13 | |
who compels me to wander thus weeping." | 14 |
[Il pallore della Donna Pietosa induce Dante a scrivere un sonetto (Color d’amore e di pietà sembianti).]
[The pallor of the Compassionate Lady inspires Dante to compose a sonnet (Color d’amore e di pietà sembianti).]
25. Avenne poi che là ovunque questa donna mi vedea, si facea d’una vista pietosa e d’un colore palido quasi come d’amore; onde molte fiate mi ricordava della mia nobilissima donna, che di simile colore si mostrava tuttavia. [2] E certo molte volte non potendo lagrimare né disfogare la mia tristitia, io andava per vedere questa pietosa donna, la quale parea che tirasse le lagrime fuori delli miei occhi per la sua vista. [3] E però mi venne volontà di dire anche parole parlando a·llei, e dissi questo sonetto, lo quale comincia Colore d amore; ed è piano sanza dividerlo, per la sua precedente ragione.
25. It came to pass that wherever this lady saw me, she appeared with compassionate countenance and pallor akin to love's hue, often reminding me of my most noble lady who continually bore such coloring. [2] Indeed, when unable to weep or relieve my sorrow, I would seek this compassionate lady whose gaze seemed to draw tears from my eyes. [3] Thus I resolved to address her in verse once more, composing this sonnet beginning Color d'amore; as its meaning is clear from the preceding commentary, I shall not analyze it here.
[4] | Color d’amore e di pietà sembianti | 1 |
non preser mai così mirabilmente | 2 | |
viso di donna, per veder sovente | 3 | |
occhi gentili o dolorosi pianti, | 4 | |
come lo vostro, qualora davanti | 5 | |
vedetevi la mia labbia dolente; | 6 | |
sì che per voi mi ven cosa alla mente, | 7 | |
ch’io temo forte non lo cor si schianti. | 8 | |
[5] | Io non posso tener gli occhi distructi | 9 |
che non riguardin voi spesse fïate, | 10 | |
per disiderio di pianger ch’elli ànno. | 11 | |
E voi cresceste sì lor volontate, | 12 | |
che della voglia si consumâr tutti, | 13 | |
ma lagrimar dinanzi a voi non sanno. | 14 |
[4] | Color d’amore e di pietà sembianti | 1 |
non preser mai così mirabilmente | 2 | |
viso di donna, per veder sovente | 3 | |
occhi gentili o dolorosi pianti, | 4 | |
come lo vostro, qualora davanti | 5 | |
vedetevi la mia labbia dolente; | 6 | |
sì che per voi mi ven cosa alla mente, | 7 | |
ch’io temo forte non lo cor si schianti. | 8 | |
[5] | Io non posso tener gli occhi distructi | 9 |
che non riguardin voi spesse fïate, | 10 | |
per disiderio di pianger ch’elli ànno. | 11 | |
E voi cresceste sì lor volontate, | 12 | |
che della voglia si consumâr tutti, | 13 | |
ma lagrimar dinanzi a voi non sanno. | 14 |
[Battaglia interiore del cuore contro gli occhi accusati di leggerezza, esposta poi in sonetto («L’amaro lagrimar che voi faceste).]
[Inner battle of the heart against eyes accused of fickleness, later expounded in a sonnet («L’amaro lagrimar che voi faceste).]
26. Io venni a tanto per la vista di questa donna, che li miei occhi si cominciaro a dilectare troppo di vederla, onde molte volte me ne crucciava nel mio cuore ed aveamene per vile assai. [2] Onde più volte bestemmiava la vanitade degli occhi miei, e dicea loro nel mio pensero: «Or voi solavate fare piangere chi vedea la vostra dolorosa conditione, e ora pare che vogliate dimenticarlo per questa donna che vi mira: che non mira voi, se non in quanto le pesa della gloriosa donna di cui piangere solete. Ma quanto potete, fate: ché io la vi pur rimembrerò molto spesso, maladecti occhi, che mai, se non dopo la morte, non dovrebbero le vostre lagrime avere restate!». [3] E quando così avea detto fra me medesimo alli miei occhi, e li sospiri m’assalivano grandissimi e angosciosi. E acciò che questa battaglia che io avea meco non rimanesse saputa pur dal misero che la sentia, propuosi di fare uno sonetto e di comprendere in esso questa orribile conditione; e dissi questo sonetto, lo quale comincia L’amaro lagrimare ed à due parti. [4] Nella prima parlo agli occhi miei sì come parlava lo mio cuore in me medesimo; nella seconda rimuovo alcuna dubitatione, manifestando chi è che così parla: e comincia questa parte quivi Così dice. [5] Potrebbe bene ancora ricevere più divisioni, ma sariano indarno, però ch’è manifesto per la precedente ragione.
26. Through gazing upon this lady, I reached such a state that my eyes began to take excessive delight in beholding her, whereupon I often felt anguish in my heart and deemed myself most base. [2] Thus I frequently cursed the vanity of my eyes, saying to them in my thoughts: «Once you made weep all who saw your sorrowful state, yet now it seems you wish to forget this through that lady who gazes upon you—who gazes only insofar as she grieves for the glorious lady you once wept for. But do as you will: for I shall still remind you of her often, accursed eyes, whose tears should never cease save in death!» [3] When I had thus spoken inwardly to my eyes, I was assailed by immense and anguished sighs. Lest this inner conflict remain known only to this wretched sufferer, I resolved to compose a sonnet encapsulating this dreadful condition. I wrote the sonnet beginning L’amaro lagrimar, which has two parts. [4] In the first, I address my eyes as my heart spoke within me; in the second, I resolve a doubt by clarifying the speaker’s identity, marked by the line Così dice. [5] Though further divisions could be made, they would prove superfluous, as the meaning is clear from the preceding exposition.
[6] | «L’amaro lagrimar che voi faceste, | 1 |
oi occhi miei, così lunga stagione, | 2 | |
faceva lagrimar l’altre persone | 3 | |
della pietate, come voi vedeste. | 4 | |
[7] | Ora mi par che voi l’oblïereste, | 5 |
s’i’ fosse dal mio lato sì fellone | 6 | |
ch’i’ non ven disturbasse ogne cagione, | 7 | |
membrandovi colei cui voi piangeste. | 8 | |
[8] | La vostra vanità mi fa pensare | 9 |
e spaventami sì, ch’io temo forte | 10 | |
del viso d’una donna che vi mira. | 11 | |
Voi non dovreste mai, se non per morte, | 12 | |
la vostra donna ch’è morta oblïare». | 13 | |
Così dice ’l meo core, e poi sospira. | 14 |
[6] | «L’amaro lagrimar che voi faceste, | 1 |
oi occhi miei, così lunga stagione, | 2 | |
faceva lagrimar l’altre persone | 3 | |
della pietate, come voi vedeste. | 4 | |
[7] | Ora mi par che voi l’oblïereste, | 5 |
s’i’ fosse dal mio lato sì fellone | 6 | |
ch’i’ non ven disturbasse ogne cagione, | 7 | |
membrandovi colei cui voi piangeste. | 8 | |
[8] | La vostra vanità mi fa pensare | 9 |
e spaventami sì, ch’io temo forte | 10 | |
del viso d’una donna che vi mira. | 11 | |
Voi non dovreste mai, se non per morte, | 12 | |
la vostra donna ch’è morta oblïare». | 13 | |
Così dice ’l meo core, e poi sospira. | 14 |
[Dante, tentato di considerare la Donna Pietosa come inviata da Amore, accoglie in sé una battaglia di pensieri e scrive un sonetto contenente il dialogo fra il cuore e l’anima (Gentil pensero che parla di voi).]
[Dante, tempted to view the Compassionate Lady as sent by Love, embraces an inner conflict of thoughts and composes a sonnet containing the dialogue between heart and soul (Gentil pensero che parla di voi).]
27. Ricoverai la vista di questa donna in sì nuova conditione, che molte volte ne pensava sì come di persona che troppo mi piacesse, e pensava di lei così: «Questa è una donna gentile, bella, giovane e savia, ed è apparita forse per volontà d’Amore acciò che la mia vita si riposi». E molte volte pensava più amorosamente, tanto che lo cuore consentia in lui, cioè nel suo ragionare. [2] E quando io avea consentito ciò, e io mi ripensava sì come dalla Ragione mosso e dicea fra me medesimo: «Deh, che pensero è questo, che in così vile modo vuole consolar me, e non mi lascia quasi altro pensare?». [3] Poi si rilevava un altro pensero e diceami: «Or tu se’ stato in tanta tribulatione; perché non vuoli tu ritrarre te da tanta amaritudine? Tu vedi che questo è uno spiramento d’Amore, che ne reca li disiri d’amore dinanzi, ed è mosso da così gentil parte com’è quella degli occhi della donna che tanto pietosa ci s’àe mostrata». [4] Onde io, avendo così più volte combattuto in me medesimo, ancora ne volli dire alquante parole. E però che la battaglia de’ pensieri vinceano coloro che per lei parlavano, mi parve che si convenisse di parlare a·llei, e dissi questo sonetto, lo quale comincia Gentile pensero; e dico «Gentile» in quanto ragionava di gentil donna, ché peraltro era vilissimo. [5] In questo sonetto fo due parti di me, secondo che li miei pensieri erano divisi. L’una parte chiamo core, cioè l’appetito; l’altra chiamo anima, cioè la Ragione; e dico come l’uno dice coll’altro. E che degno sia di chiamare l’appetito cuore, e la Ragione anima, assai è manifesto a coloro a cui mi piace che ciò sia aperto. [6] Vero è che nel precedente sonetto io fo la parte del cuore contra quella degli occhi, e ciò pare contrario di quello che io dico nel presente; e però dico che ivi lo cuore anche intendo per lo appetito, però che maggiore desiderio era lo mio ancora di ricordarmi della gentilissima donna mia, che di vedere costei, avegna che alcuno appetito n’avessi già, ma leggiero parea: onde appare che l’uno decto non è contrario all’altro. [7] Questo sonetto à tre parti. Nella prima comincio a dire a questa donna come lo mio desiderio si volge tutto verso lei; nella seconda dico come l’anima, cioè la Ragione, dice al cuore, cioè all’appetito; nella terza dico com’e’ le risponde. La seconda parte comincia quivi L’anima dice; la terza quivi Ei le risponde.
27. I regained sight of this lady under such novel circumstances that I often dwelled upon her as one who greatly pleased me, reflecting thus: "This is a noble, beautiful, young, and wise lady, perhaps manifested by Love's will so that my life might find repose." My thoughts frequently turned more amorously toward her, to the point that my heart consented in its inner discourse. [2] Yet when I had given such consent, Reason stirred me to reconsider: "Alas, what manner of thought is this that seeks to console me so basely, permitting no other meditation?" [3] Then another thought arose, protesting: "Having endured such tribulation, why not withdraw from this bitterness? Behold, this is Love's breath, bearing amorous desires before us, emanating from that noble source - the eyes of a lady who has shown us such compassion." [4] Engaged in this inner conflict, I resolved to express it through verse. As the thoughts advocating her cause prevailed, I deemed it fitting to address her directly, composing the sonnet beginning Gentile pensero ("Noble thought"). I term it "Noble" because it concerns a noble lady, though the thought itself was base. [5] In this sonnet, I bifurcate myself according to the division of my thoughts. One part I name "heart" (representing appetite), the other "soul" (representing Reason), depicting their dialogue. That appetite merits the designation "heart" and Reason "soul" will be evident to discerning readers. [6] While in the preceding sonnet I present the heart as opposing the eyes - seemingly contradicting the present argument - here I clarify that "heart" still signifies appetite, for my greater desire remained fixed on commemorating my most noble lady rather than beholding this new vision, though some slight appetite existed. Thus both statements prove consistent. [7] This sonnet comprises three sections: first, my address to the lady as desire turns wholly toward her; second, the soul's (Reason's) admonition to the heart (appetite); third, the heart's response. The second part begins at L'anima dice ("The soul says"), the third at Ei le risponde ("He answers her").
[8] | Gentil pensero che parla di voi | 1 |
sen vene a dimorar meco sovente, | 2 | |
e ragiona d’amor sì dolcemente, | 3 | |
che face consentir lo cor in lui. | 4 | |
[9] | L’anima dice al cor: «Chi è costui, | 5 |
che vene a consolar la nostra mente, | 6 | |
ed è la sua virtù tanto possente, | 7 | |
ch’altro penser non lascia star con noi?». | 8 | |
[10] | Ei le risponde: «Oi anima pensosa, | 9 |
questi è uno spiritel novo d’Amore, | 10 | |
che reca innanzi me li suoi disiri; | 11 | |
e la sua vita, e tutto ’l suo valore, | 12 | |
mosse degli occhi di quella pietosa | 13 | |
che si turbava de’ nostri martiri». | 14 |
[8] | Noble thought that speaks of you | 1 |
comes often to abide with me, | 2 | |
discoursing on love so sweetly | 3 | |
that my heart consents to its decree. | 4 | |
[9] | The soul asks the heart: "Who is this | 5 |
who comes to console our mind, | 6 | |
whose power proves so absolute | 7 | |
that no other thought with us may sit?" | 8 | |
[10] | He answers: "O pensive soul, | 9 |
this is Love's newborn messenger | 10 | |
bearing his desires before me; | 11 | |
His vitality and sovereign worth | 12 | |
spring from those compassionate eyes | 13 | |
that grieved to witness our agony." | 14 |
[Quarta «ymaginatione», ora contro il nuovo pensiero: riappare Beatrice gloriosa, abbigliata e giovane come al primo incontro. Dante torna a lei, scaccia il «malvagio desiderio» e chiarisce il suo nuovo proposito (Lasso, per forza di molti sospiri).]
[Fourth "imagination," now opposing the new thought: Beatrice reappears in glory, attired and youthful as at first encounter. Dante returns to her, banishes "wicked desire," and clarifies his renewed purpose (Alas, by force of many sighs).]
28. Contra questo adversario della Ragione si levòe un die, quasi nell’ora della nona, una forte ymaginatione in me, che mi parve vedere questa gloriosa Beatrice con quelle vestimenta sanguigne colle quali apparve prima agli occhi miei, e pareami giovane in simile etade in quale prima la vidi. [2] Allora cominciai a pensare di lei, e ricordandomi di lei secondo l’ordine del tempo passato, lo mio cuore cominciò dolorosamente a pentere dello desiderio a cui sì vilmente s’avea lasciato possedere alquanti die contra la constanzia della Ragione: e discacciato questo cotale malvagio desiderio, si rivolsero tutti li miei pensamenti alla loro gentilissima Beatrice. [3] E dico che d’allora innanzi cominciai a pensare di lei sì con tutto lo vergognoso cuore, che li sospiri manifestavano ciò molte volte, però che quasi tutti diceano nel loro uscire quello che nel cuore si ragionava, cioè lo nome di quella gentilissima, e come si partio da noi. E molte volte avenia che tanto dolore avea in sé alcuno pensero, che io dimenticava lui e là dov’io era. [4] Per questo raccendimento de’ sospiri si raccese lo sollenato lagrimare, in guisa che li miei occhi pareano due cose che desiderassero pur di piangere. E spesso avenia che, per lo lungo continuare del pianto, dintorno a·lloro si facea uno colore purpureo, lo quale suole apparire per alcuno martirio che altri riceva: [5] onde appare che della loro vanitate fuoro degnamente guiderdonati, sì che d’allora innanzi non potero mirare persona che li guardasse sì, che loro potesse trarre a simile intendimento. [6] Onde io, volendo che cotale desiderio malvagio e vana tentatione paresse distructo sì che alcuno dubbio non potessero inducere le rimate parole che io avea dette dinanzi, propuosi di fare uno sonetto nel quale io comprendessi la sententia di questa ragione, e dissi allora Lasso, per forza di molti sospiri. E dissi «Lasso» in quanto mi vergognava di ciò che li miei occhi aveano così vaneggiato. [7] Questo sonetto non divido, però che assai lo manifesta la sua ragione.
28. Against this adversary of Reason arose one day, around the hour of nones, a powerful vision within me: I seemed to behold this glorious Beatrice wearing those crimson garments in which she first appeared to my eyes, appearing youthful as when I first saw her. [2] Then I began to contemplate her, and recalling her in the sequence of past events, my heart began grievously to repent of the desire to which it had so basely surrendered for days, contrary to Reason's constancy. Having expelled this wicked desire, all my thoughts turned back to their most noble Beatrice. [3] I declare that from that moment onward, I began to meditate on her with such profound humility of heart that my sighs frequently betrayed this inward state. For nearly all of them, as they escaped, uttered what my heart discoursed - the name of that most noble one and how she departed from us. Often it happened that a thought contained such anguish that I forgot both it and my surroundings. [4] Through this rekindling of sighs, restrained tears were reignited until my eyes seemed twin vessels longing only to weep. Frequently, through prolonged weeping, a crimson hue formed around them - the mark of one enduring martyrdom - [5] whereby it becomes evident that their vanity was justly punished, for henceforth they could not gaze upon any person looking their way without being drawn to similar remorse. [6] Therefore, wishing to demonstrate that this wicked desire and vain temptation had been utterly destroyed, lest the rhymed words I had previously composed might foster doubt, I resolved to write a sonnet encapsulating this rationale. Thus I composed Alas, by force of many sighs, using "Alas" to express shame for my eyes' waywardness. [7] This sonnet requires no division, as its meaning is sufficiently clear.
[8] | Lasso, per forza di molti sospiri, | 1 |
che nascon de’ pensier’ che son nel core, | 2 | |
gli occhi son vinti, e non ànno valore | 3 | |
di riguardar persona che li miri; | 4 | |
[9] | e facti son che paion due disiri | 5 |
di lagrimare e di mostrar dolore, | 6 | |
e spesse volte piangon sì, ch’Amore | 7 | |
li ’ncerchia di corona di martiri. | 8 | |
[10] | Questi penseri, e li sospir’ ch’io gitto, | 9 |
diventano nel cor sì angosciosi, | 10 | |
ch’Amor vi tramortisce, sì lien dole; | 11 | |
però ch’elli ànno in lor, li dolorosi, | 12 | |
quel dolce nome di madonna scripto, | 13 | |
e della morte sua molte parole. | 14 |
[8] | Alas, by force of many sighs, | 1 |
born of the thoughts within my heart, | 2 | |
my eyes are vanquished, and have no strength | 3 | |
to meet the gaze of any who might look; | 4 | |
[9] | transformed, they seem twin yearnings | 5 |
to weep and manifest their grief, | 6 | |
so often streaming tears that Love | 7 | |
encircles them with martyrdom's crown. | 8 | |
[10] | These thoughts, the sighs I cast abroad, | 9 |
grow so anguished in my heart | 10 | |
that Love lies swooning there, such pain he feels; | 11 | |
for in them, sorrowing, is inscribed | 12 | |
my lady's sweet and sacred name, | 13 | |
and many words concerning her death. | 14 |
[Alla vista di alcuni pellegrini, Dante desidera informarli della desolazione della città per la perdita della beatrice e indurli al pianto (Deh, peregrini, che pensosi andate).]
[Upon observing pilgrims, Dante longs to inform them of the city's desolation through Beatrice's loss and move them to tears (Ah pilgrims, walking deep in thought).]
29. Dopo questa tribulatione avenne, in quel tempo che molta gente va per vedere quella ymagine benedecta la quale Gesocristo lasciò a·nnoi per exemplo della Sua bellissima figura, la quale vede la mia donna gloriosamente, che alquanti peregrini passavano per una via, la quale è quasi mezzo della cittade ove nacque e vivette e morio la gentilissima donna, e andavano, secondo che mi parve, molto pensosi. [2] Onde io pensando a·lloro, dissi fra me medesimo: «Questi peregrini mi paiono di lontana parte, e non credo che anche udissero parlare di questa donna, e non ne sanno niente; anzi li loro pensieri sono d’altre cose che di queste qui, ché forse pensano delli loro amici lontani, li quali noi non conoscemo». [3] Poi dicea fra me medesimo: «Io so che se e’ fossero di propinquo paese, in alcuna vista parrebbero turbati passando per lo mezzo della dolorosa cittade». [4] Poi dicea fra me medesimo: «Se io li potesse tenere alquanto, io li pur farei piangere anzi ch’elli uscissero di questa cittade, però che io direi parole le quali farebbero piangere chiunque le ’ntendesse». [5] Onde, passati costoro dalla mia veduta, propuosi di fare uno sonetto nello quale io manifestasse ciò che io avea detto fra me medesimo; e acciò che più paresse pietoso, propuosi di dire come se io avessi parlato a·lloro; e dissi questo sonetto, lo quale comincia Deh, peregrini. [6] E dissi «peregrini» secondo la larga significatione del vocabolo, ché peregrini si possono intendere in due modi, in uno largo e in uno strecto: in largo, in quanto è peregrino chiunque è fuori della sua patria; in modo strecto non s’intende peregrino se non chi va verso la Casa di Sa’ Iacopo o riede. [7] E però è da sapere che in tre modi si chiamano propriamente le genti che vanno al servigio dell’Altissimo: chiamansi palmieri in quanto vanno Oltremare, là onde molte volte recano la palma; chiamansi peregrini in quanto vanno alla Casa di Galitia, però che la sepultura di Sa’ Iacopo fue più lontana dalla sua patria che d’alcuno altro apostolo; chiamansi romei in quanto vanno a Roma, là ove questi cu’ io chiamo peregrini andavano. [8] Questo sonetto non divido, però che assai lo manifesta la sua ragione.
29. Following this tribulation, it came to pass during that season when many journey to behold that blessed image which Jesus Christ left us as an exemplar of His most beautiful countenance – which my lady now contemplates in glory – that certain pilgrims passed along a road situated near the center of the city where the most noble lady was born, lived, and died. They appeared to me deeply absorbed in thought. [2] Reflecting upon them, I said inwardly: "These pilgrims seem to come from distant lands, and I believe they have never heard speak of this lady, knowing nothing of her. Indeed, their thoughts dwell on matters other than those here present, perhaps concerning distant friends unknown to us." [3] Then I mused: "Were they from nearby regions, their demeanor would surely show perturbation when traversing the heart of this sorrowful city." [4] Further contemplating, I added: "Could I but detain them briefly, I would compel them to weep ere departing this city, for I would utter words that would move any listener to tears." [5] After they passed from my sight, I resolved to compose a sonnet expressing these inward thoughts. To enhance its pathos, I framed it as direct address to them, composing this sonnet beginning Deh, peregrini. [6] I employed the term "pilgrims" in its broadest sense, for the word admits dual interpretation: broadly, as any sojourner beyond his homeland; narrowly, as one specifically journeying to or returning from the House of Saint James. [7] Let it be known that three terms properly describe those who travel in service of the Most High: "palmers" when voyaging to the Holy Land where palms are gathered; "pilgrims" when bound for Galicia's shrine, Saint James' sepulcher being farthest from his homeland among apostles; "Romei" when journeying to Rome, the destination of those I here call pilgrims. [8] This sonnet requires no division, its meaning being sufficiently clear.
[9] | Deh, peregrini, che pensosi andate | 1 |
forse di cosa che non v’è presente, | 2 | |
venite voi da sì lontana gente | 3 | |
(com’alla vista voi ne dimostrate), | 4 | |
che non piangete quando voi passate | 5 | |
per lo suo mezzo la città dolente, | 6 | |
come quelle persone che neente | 7 | |
par che ’ntendesser la sua gravitate? | 8 | |
[10] | Se voi restate per volerlo audire, | 9 |
certo lo cor d’i sospiri mi dice | 10 | |
che lagrimando n’uscireste poi. | 11 | |
Ell’à perduta la sua beatrice; | 12 | |
e le parole ch’om di lei pò dire | 13 | |
ànno virtù di far piangere altrui. | 14 |
[9] | Ah, pilgrims, who walk in pensive thought | 1 |
perchance of matters absent from this place, | 2 | |
come you from people of such distant race | 3 | |
(as by your aspect you would show, I deem) | 4 | |
that when your path through her mid precinct brought, | 5 | |
no tears bedewed your countenance, nor trace | 6 | |
of grief for this sad city's fallen state? | 7 | |
As though her grievous weight you scarce could feel? | 8 | |
[10] | If you should tarry, moved to hear her tale, | 9 |
my sighing heart foretells with certainty | 10 | |
that you'll depart dissolved in bitter tears. | 11 | |
For she has lost her Beatrice; the mere | 12 | |
recital of her virtues holds such power | 13 | |
that all who hear must weep at sorrow's hour. | 14 |
[Su richiesta di due donne gentili Dante invia, oltre a due sonetti già inclusi nella Vita Nova, un nuovo testo che descrive il viaggio del pensiero nella dimensione paradisiaca della quale non intende altro se non il nome di Beatrice (Oltre la spera che più larga gira).]
[At the request of two noble ladies, Dante sends – alongside two sonnets already included in the Vita Nova – a new text describing thought's journey to Beatrice's paradisal sphere, whose essence he grasps only through her name (Oltre la spera che più larga gira).]
30. Poi mandaro due donne gentili a me pregando che io mandassi loro di queste mie parole rimate. Onde io pensando la loro nobilitade, propuosi di mandare loro e di fare una cosa nuova, la quale io mandassi a·lloro con esse, acciò che più onorevolemente adimpiessi li loro prieghi. E dissi allora uno sonetto lo quale narra del mio stato, e manda’lo a·lloro col precedente sonetto acompagnato e con un altro che comincia Venite a ’ntendere. [2] Lo sonetto lo quale io feci allora comincia Oltre la spera, lo quale à in sé cinque parti. [3] Nella prima dico là ove va lo mio pensero, nominandolo per nome d’alcuno suo effecto. [4] Nella seconda dico perché va lassù, cioè chi lo fa così andare. [5] Nella terza dico quello che vide, cioè una donna onorata lassù. E chiamolo allora «spirito peregrino», acciò che spiritualmente va lassù e, sì come peregrino lo quale è fuori della sua patria, vi stae. [6] Nella quarta dico come elli la vede tale, cioè in tale qualitate, che io no·llo posso intendere, cioè a dire che lo mio pensero sale nella qualità di costei in grado che lo mio intellecto nol può comprendere; con ciò sia cosa che lo nostro intellecto s’abbia a quelle benedecte anime sì come l’occhio debole al sole: e ciò dice lo Phylosofo nel secondo della Metafisica. [7] Nella quinta dico che, avegna che io non possa intendere là ove lo pensero mi trae, cioè alla sua mirabile qualitade, almeno intendo questo, cioè che tutto è lo cotale pensare della mia donna, però ch’io sento lo suo nome spesso nel mio pensero: e nel fine di questa quinta parte dico «donne mie care», a dare ad intendere che sono donne coloro a cui io parlo. [8] La seconda parte comincia quivi intelligenza nova; la terza quivi Quand’elli è giunto; la quarta quivi Vedela tale; la quinta quivi So io che parla. [9] Potrebbesi più sottilmente ancora dividere e più sottilmente fare intendere; ma puotesi passare con questa divisa, e però non mi trametto di più dividerlo.
30. Thereafter, two noble ladies sent word to me requesting that I transmit to them some of my rhymed verses. Considering their high station, I resolved to send them a new composition to accompany those already dispatched, thereby fulfilling their entreaty with greater honor. I then composed a sonnet describing my spiritual state, which I sent to them along with the previous sonnet and another beginning Venite a 'ntendere. [2] The sonnet I composed on this occasion, entitled Oltre la spera, contains five distinct sections. [3] In the first, I describe the destination of my thought, designating it through one of its effects. [4] In the second, I explain why it ascends there - that is, what force impels this movement. [5] In the third, I recount what it beholds: a lady honored in that celestial realm. I here term it a "pilgrim spirit," for it journeys there spiritually and, like a wanderer estranged from his homeland, remains transient. [6] In the fourth section, I declare that my thought perceives her in such sublime form that my intellect cannot comprehend it, since our understanding relates to blessed souls as weak eyes to the sun - a principle articulated by the Philosopher in Book II of the Metaphysics. [7] In the fifth, I affirm that although I cannot grasp the transcendent qualities to which my thought is drawn, I at least comprehend that all such contemplation concerns my lady, for her name resounds frequently within my mind. The concluding address to "my dear ladies" clarifies the intended recipients. [8] The second section begins at intelligenza nova; the third at Quand'elli è giunto; the fourth at Vedela tale; the fifth at So io che parla. [9] A more nuanced division and explication could be ventured, but this analysis suffices, and I shall therefore refrain from further subdivision.
[10] | Oltre la spera che più larga gira | 1 |
passa ’l sospiro ch’esce del mio core: | 2 | |
intelligenza nova, che l’Amore | 3 | |
piangendo mette in lui, pur sù lo tira. | 4 | |
[11] | Quand’elli è giunto là ove disira, | 5 |
vede una donna che riceve onore, | 6 | |
e luce sì, che per lo suo splendore | 7 | |
lo peregrino spirito la mira. | 8 | |
[12] | Vedela tal, che quando ’l mi ridice, | 9 |
io no·llo ’ntendo, sì parla sottile | 10 | |
al cor dolente, che lo fa parlare. | 11 | |
[13] | So io che parla di quella gentile, | 12 |
però che spesso ricorda Beatrice, | 13 | |
sì ch’io lo ’ntendo ben, donne mie care. | 14 |
[10] | Beyond the sphere that makes the widest round | 1 |
passes the sigh arising from my heart: | 2 | |
a new intelligence, which Love, in grief, | 3 | |
has set within it, draws it ever upward. | 4 | |
[11] | When it has reached the goal of its desire, | 5 |
it sees a lady honored in that sphere, | 6 | |
whose radiance shines so brightly that the pilgrim | 7 | |
spirit gazes awestruck at her splendor. | 8 | |
[12] | It sees her such that when it tells me so, | 9 |
I cannot grasp the subtle speech it makes | 10 | |
to my grieving heart, which bids it speak. | 11 | |
[13] | Yet know I that it speaks of that noble one, | 12 |
for oft it utters Beatrice's name - | 13 | |
thus do I understand, my gracious ladies. | 14 |
[In seguito a una «mirabile visione» Dante si propone di rimandare ad altro tempo la trattazione poetica di Beatrice secondo modi più degni di lei e privi di precedenti.]
[Following a "miraculous vision," Dante resolves to postpone poetic treatment of Beatrice until he can honor her through unprecedented modes of expression.]
31. Apresso questo sonetto apparve a me una mirabile visione, nella quale io vidi cose che mi fecero proporre di non dire più di questa benedecta infino a tanto che io potessi più degnamente tractare di lei. [2] E di venire a·cciò io studio quanto posso, sì com’ella sae, veracemente. Sì che, se piacere sarà di Colui a cui tutte le cose vivono, che la mia vita duri per alquanti anni, io spero di dire di lei quello che mai non fue detto d’alcuna. [3] E poi piaccia a colui che è sire della cortesia che la mia anima sen possa gire a vedere la gloria della sua donna, cioè di quella benedecta Beatrice, la quale gloriosamente mira nella faccia di Colui «qui est per omnia secula benedictus».
31. After this sonnet appeared to me a wondrous vision, wherein I beheld things that compelled me to vow silence concerning this blessed one until I could treat of her more worthily. [2] To this end I labor diligently, as she well knows. Should it please Him through whom all things live to grant me further years, I hope to say of her what has never been said of any woman. [3] Then may it please the Lord of Courtesy that my soul may depart to behold the glory of its lady - of that blessed Beatrice who gazes in glory upon the face of Him "who is blessed throughout all ages."
Postfazione
Postscript
di Luca Carlo Rossi
by Luca Carlo Rossi
Nell’opinione comune la Vita Nova possiede un aspetto rassicurante, lineare, limpido, irenico dovuto a drastiche semplificazioni che ne identificano la sostanza nella superficie letterale consistente nella vicenda, narrata in forma di prosimetrum e con la mescolanza di fatti storici e fittizi, dell’amore tutto ideale di Dante per Beatrice, dal loro primo incontro fino a dopo la morte di lei. Eppure, tra le opere dantesche cosiddette minori, la Vita Nova è forse quella più intimamente conflittuale ed esposta a interpretazioni divergenti, come denunciano le etichette che di volta in volta le sono state applicate secondo i gusti dominanti nelle varie epoche: canzoniere con commento d’autore, romanzo realistico oppure estetizzante, misteriosofico, esoterico in chiave politica e/o spirituale, testo agiografico, misticheggiante, scrittura metaletteraria. Le varie letture esperite contengono un vario grado di attendibilità ma non riescono mai a rendere compiutamente conto di tutti gli aspetti di un libro così composito e sfuggente, astratto, ricco più di zone d’ombra che di luci.
Common perception endows the Vita Nova with a reassuring linearity and serenity born of drastic simplifications that equate its essence with the literal surface: a prosimetrum blending historical and fictional elements to narrate Dante's wholly idealized love for Beatrice from their first encounter through her death. Yet among Dante's so-called minor works, the Vita Nova remains perhaps the most intrinsically conflicted and susceptible to divergent interpretations, as evidenced by the shifting critical labels applied according to prevailing tastes - a songbook with authorial commentary, a realistic or aestheticizing novel, a politico-spiritual mystery text, hagiographic writing, mystical treatise, or meta-literary construct. While these readings contain varying degrees of plausibility, none fully accounts for all aspects of a work so composite and elusive, more abundant in shadowy ambiguities than clarifying illumination.
Tra le ragioni della sua opacità tenace va segnalato il processo indiziario, particolarmente insidioso nella fase che qui ci interessa, sul quale si fondano la ricostruzione biografica dantesca e la cronologia, assoluta e relativa, delle opere: un aspetto normale per quanto concerne lo studio della letteratura delle origini e non sufficientemente divulgato. La Vita Nova fornisce alcune indicazioni sui momenti numerici che scandiscono la vita di Dante e di Beatrice (il primo incontro a nove anni di età per entrambi; il secondo nove anni dopo), sulla data di morte di Beatrice (VN 19. 4) – l’unica indicata con una certa precisione, la prima ora del tramonto dell’8 giugno 1290 – e su singoli componimenti poetici anteriormente alla loro inclusione nell’opera (Amore e ’l cor gentil sono una cosa composto a 18 anni); usa invece generici indicatori temporali per ordinare la successione narrativa. In considerazione del fatto che l’opera è composta posteriormente agli eventi descritti, le datazioni proposte dagli studiosi oscillano tra il 1292 e il 1293, o anche, mediante la somma di altri elementi temporali forniti da Dante nel successivo Convivio, fra il 1293 e il 1294 o nel 1295-96. Occorre tuttavia precisare che tali riferimenti interni sono tutti orientati a rilevare la connessione delle date col 9, il «numero amico» di Beatrice, garanzia del miracolo, e pertanto risultano per lo meno sospetti, benché non si possa del tutto escludere la loro coincidenza con il calendario storico. A rigore esistono solo due dati esterni accertabili: la menzione esplicita della Vita Nova nel Convivio, sulla quale si tornerà oltre, databile con buona approssimazione al 1304-1307, e la morte, avvenuta nel 1300, di Guido Cavalcanti nominato mediante perifrasi ma sempre come vivente. È poi quasi impossibile ancorare a cronologie salde gli echi delle rime vitanoviane nei poeti coevi, così come è difficilmente dimostrabile la loro direzione; a indebolire il loro eventuale valore di riferimento cronologico a quo contribuisce inoltre il doppio canale di circolazione dei testi poetici, quello autonomo, extravagante, ossia anteriore alla loro collocazione nell’opera, come pare la presenza di un ampio stralcio di Donne ch’avete intellecto d’amore nei Memoriali bolognesi del 1292, e quello organico, all’interno del prosimetro. Non risulta tuttavia impropria la datazione più accreditata del 1293-94 anche per il rilevante ruolo assegnato all’amicizia nel «libello», come lo definisce affettivamente l’autore: un sentimento che domina la prima età, a norma di Cv. 4, 25, 1-2, ossia, secondo la teoria esposta a Cv. 4, 24, la «Adolescenza, cioè “acrescimento di vita”» che dura fino al venticinquesimo anno, prima del passaggio alla «gioventute, cioè “etade che puote giovare”» compresa fra i ventisei e i quarantacinque anni.1
Among the reasons for its persistent opacity, one must note the circumstantial process - particularly treacherous in the phase relevant to our inquiry - underlying the reconstruction of Dante's biography and the absolute and relative chronology of his works: a normal circumstance for studies of early literature yet insufficiently disseminated. The Vita Nova provides certain numerical markers in Dante's and Beatrice's lives (their first meeting at nine years old for both; the second nine years later), the date of Beatrice's death (VN 19.4) - the only one specified with relative precision as the first hour after sunset on June 8, 1290 - and individual poetic compositions predating their inclusion in the work (the poem Amore e ’l cor gentil sono una cosa composed at age 18). However, it employs generic temporal indicators for narrative sequencing. Given the work's composition postdating the described events, proposed datings by scholars fluctuate between 1292-1293 or, through additional temporal elements from Dante's later Convivio, between 1293-1294 or 1295-1296. It must be clarified that these internal references primarily highlight dates connected to the number 9, Beatrice's "auspicious numeral" guaranteeing the miracle, rendering them at least suspect as historical chronology, though their coincidence with actual dates cannot be wholly dismissed. Strictly speaking, only two verifiable external data exist: the explicit mention of the Vita Nova in the Convivio - to be revisited later - datable approximately to 1304-1307, and the 1300 death of Guido Cavalcanti, referred to periphrastically but always as living. Anchoring echoes of the Vita Nova lyrics among contemporary poets to firm chronologies proves nearly impossible, as does determining their direction of influence. The dual circulation channels of poetic texts - autonomous transmission prior to their incorporation in the work (evidenced by an extensive excerpt of Donne ch’avete intellectto d’amore in the 1292 Bolognese Memorials) versus their organic placement in the prosimetrum - further weakens their potential value as chronological benchmarks. Nevertheless, the widely accepted dating of 1293-94 remains plausible, particularly given the prominent role assigned to friendship in the "booklet" (as the author affectionately terms it): a sentiment dominating early adulthood according to Cv. 4, 25, 1-2, corresponding to the "Adolescenza, that is 'growth of life'" lasting until age twenty-five before transitioning to "gioventute, that is 'the age capable of contributing'" between twenty-six and forty-five years.¹
Accanto alla relativa incertezza della cronologia compositiva c’è un altro aspetto dubbio, ossia la veridicità storica dei personaggi e degli eventi narrati. L’osservazione non intende negare la storicità iniziale di Beatrice né la fondatezza sostanziale dei fatti: solo vuole rendere avvertito il lettore della scarsa rilevanza di un conforto documentario nel riscontro delle parole dantesche. (Ma a proposito dei “fatti” della Vita Nova, così come di quelli raccontati all’interno della letteratura, non si può non ricordare l’affermazione di Nietzsche: «non esistono fatti, ma solo interpretazioni».) Nel Medioevo lo spazio letterario è sottratto alle leggi della verosimiglianza, in quanto, secondo l’ottica classica operante almeno fino al Romanticismo, l’attività poetico-letteraria non elabora direttamente il vissuto ma le forme in cui la cultura ha elaborato il vissuto stesso; e ogni volta che una realtà diventa oggetto di un testo artistico, essa viene trasfigurata secondo le leggi di quest’ultimo. È pertanto prudente ridimensionare ogni implicazione realistica e biografica e accettare la convenzione letteraria fissata dalle poetrie con la loro casistica precisa, preordinata e altamente formalizzata, com’è tutta l’arte medievale; il passaggio dall’individuo empirico (il Dante storico) all’esemplare universale d’uomo (il Dante-personaggio) comporta l’inevitabile diluirsi della situazione storica iniziale in una vicenda archetipica. Non per nulla la categoria filosofica entro la quale gli accessus ad auctores, usuale corredo introduttivo alla lettura dei classici, iscrivevano le opere poetiche era l’etica; e il caso di Petrarca, calibratissimo riscrittore della propria storia tante volte contraddetto dai documenti non soggetti al suo controllo, sta lì a confermarlo.
Beyond chronological uncertainties lies another problematic aspect: the historical veracity of narrated characters and events. This observation does not deny Beatrice's initial historicity nor the essential truthfulness of events, but rather cautions readers about the scant documentary support for verifying Dante's words. (Regarding the "facts" in the Vita Nova, as with all literary narratives, one cannot forget Nietzsche's dictum: "There are no facts, only interpretations.") In medieval literature, the textual space operates beyond laws of verisimilitude, for according to classical aesthetics prevailing until Romanticism, poetic-literary activity does not directly process lived experience but rather the cultural forms through which experience has been mediated. Whenever reality becomes artistic subject matter, it undergoes transfiguration through the work's own laws. Thus, it is prudent to temper realistic and biographical interpretations while accepting the literary conventions codified by medieval poetics with their predetermined, highly formalized systems. The transition from empirical individual (historical Dante) to universal human exemplar (Dante-as-character) inevitably dissolves initial historical specificity into archetypal narrative. Significantly, medieval accessus ad auctores - standard introductory frameworks for classical texts - classified poetic works under the philosophical category of ethics. Petrarch's case - a meticulous rewriter of his biography frequently contradicted by documents beyond his editorial control - stands as confirming evidence.
Tali avvertenze si rendono necessarie per chiarire che, a dispetto delle apparenze, la Vita Nova è opera problematica, di ardua classificazione soprattutto perché ancora ci sfugge il vero modello fondante del libro. Tutte le eterogenee esperienze di scrittura indicate come precedenti prossimi o remoti del «libello» presentano analogie parziali, nella forma e negli intenti, come le vidas e le razos dei poeti provenzali (peraltro raramente di mano dello stesso poeta biografato, tranne che nel caso di Uc de Saint-Circ, attivo nelle corti venete nella prima metà del Duecento), le agiografie (dove il narratore si occulta per elogiare il santo del quale inoltre presenta una biografia circostanziata), la Consolatio Philosophiae di Boezio e il De amicitia di Cicerone (menzionati da Dante stesso in una pagina del Convivio sulla quale si tornerà; validi il primo come modello formale e il secondo come suggestione tematica), le Confessiones e, secondo quanto propone Leporatti, le Retractationes di Agostino (testi suggestivi e garanti di un autobiografismo giustificato come pubblica ammenda di un passato peccaminoso, ma appartenenti a generi meditativi non rigorosamente letterari). Ancora più fitto è l’elenco delle suggestioni individuate per singole invenzioni, come, per restare a casi recenti, quelle derivanti dal Roman de Tristan di Thomas o dal Clygès di Chrétien de Troyes, indicati da Picone, o per i generali modelli di bipartizione autobiografica, culturale e letteraria, secondo uno schema tipologico ricavabile dalle due opere di Ovidio Ars amatoria e Remedia amoris e comune a tanti poeti mediolatini e romanzi. E ancora da approfondire è l’apporto nella Vita Nova della lettura dei classici coi loro commenti, in particolare di Virgilio glossato da Servio, una pista che si è rivelata assai fruttuosa nello studio della Commedia e che, dalle prime indicazioni di Claudia Villa, parrebbe non secondaria nel retroterra teorico del «libello».
Such caveats are necessary to clarify that, despite appearances, the Vita Nuova remains a problematic work, challenging to classify precisely because the foundational model of the book still eludes us. All the heterogeneous writing traditions proposed as proximate or distant precursors of the "libello" present partial analogies in form and intent: the vidas and razos of Provençal poets (rarely authored by the poet being biographized, except in cases like Uc de Saint-Circ, active in Venetian courts during the first half of the 13th century), hagiographies (where the narrator effaces themselves to extol a saint while providing a detailed biography), Boethius' Consolation of Philosophy and Cicero’s De Amicitia (both cited by Dante in a Convivio passage to be revisited later — the former as a formal model, the latter as a thematic inspiration), Augustine’s Confessiones and, as Leporatti proposes, his Retractationes (texts evoking an autobiographical impulse framed as public atonement for a sinful past, though belonging to meditative rather than strictly literary genres). Even more extensive is the catalog of influences identified for specific innovations, such as those derived from Thomas’ Roman de Tristan or Chrétien de Troyes’ Clygès, as noted by Picone, or the broader models of autobiographical, cultural, and literary bipartition traceable to Ovid’s Ars amatoria and Remedia amoris, a schema common among medieval Latin and Romance poets. Further exploration is needed regarding the imprint of classical readings with their commentaries in the Vita Nuova, particularly Virgil glossed by Servius — a hermeneutic approach that has proven fruitful for Divine Comedy studies and, following Claudia Villa’s initial observations, appears non-peripheral to the theoretical underpinnings of the "libello."
Tutte le interpretazioni della Vita Nova devono pertanto fare i conti con questo sfondo composito e ancora in movimento, dichiarando la loro ottica privilegiata, nella consapevolezza che lo spostamento di uno dei fattori in gioco può rendere ancora più relativa la prospettiva adottata. Tramontata la moda della caccia libera a codici cifrati, a geroglifici e a enigmi, l’esegesi oggi più remunerativa è quella in chiave letteraria, sulla quale si fonda sostanzialmente il commento qui presentato. A conclusione della lettura diretta del testo dantesco non pare inutile ricapitolare la proposta interpretativa generale disseminata nelle brevi introduzioni ai paragrafi e nelle note, che tende a considerare la Vita Nova non tanto dalla specola retrospettiva di noi posteri ai quali è già nota la seguente carriera poetica dantesca – il che può causare inevitabili illusioni ottiche –, quanto dal punto di vista progressivo secondo le coordinate interne al libro così come doveva essere apparso ai lettori contemporanei. Ne risulta un’opera dinamica, tumultuosa, che è, insieme, consuntivo di un ormai concluso apprendistato poetico composito e ricerca per tappe successive, senza un percorso tutto predeterminato né una meta finale già fissata. Considerare la Vita Nova solo come anticipo o giustificazione di un “dopo” impedisce di coglierne l’aspetto più dirompente di sfida aperta: sia davanti alle limitazioni imposte in Italia dalla cultura ufficiale che per la letteratura alta usa esclusivamente il latino, sia davanti a poeti diversamente schierati (si pensi agli attacchi contro gli inesperti e alle cautelose ma pungenti confutazioni preventive), sia davanti a chi fino a quel momento aveva assunto la qualifica paritaria di collaboratore nel ricambio poetico generazionale, ossia Guido Cavalcanti. Le immagini rarefatte della Beatrice e delle donne gentili nascondono dietro la superficie nitida e levigata le brucianti passioni di questo giovane Dante smanioso di imporsi, dalla sfrenata ambizione letteraria e intellettuale.
All interpretations of the Vita Nuova must therefore contend with this composite and still-evolving backdrop, declaring their privileged critical lens while acknowledging that shifts in any constitutive element may relativize the adopted perspective. With the decline of esoteric code-hunting for ciphers and enigmas, the most fruitful exegesis today operates through literary analysis, a approach foundational to the commentary presented here. Upon direct engagement with Dante’s text, it proves useful to recapitulate the overarching interpretive framework dispersed through section introductions and annotations — one that seeks to evaluate the Vita Nuova not through the retrospective vantage point of posterity (already acquainted with Dante’s subsequent poetic trajectory, risking optical illusions), but through the progressive coordinates internal to the work as it would have appeared to contemporary readers. The result reveals a dynamic, turbulent creation: simultaneously a summation of a concluded multifaceted poetic apprenticeship and an exploratory progression through successive stages, lacking full predetermination or a fixed ultimate goal. To view the Vita Nuova merely as a prelude or justification for a "hereafter" obscures its most disruptive aspect as an open challenge: to the limitations imposed by Italy’s Latin-dominated official culture, to differently aligned poets (consider the attacks on dilettantes and the cautious yet pointed preemptive rebuttals), and to his erstwhile collaborator in generational poetic renewal — Guido Cavalcanti. Behind the rarefied images of Beatrice and noble ladies lies, beneath the polished surface, the searing passions of this ambitious young Dante, driven by unbridled literary and intellectual ambition.
Dopo l’esperienza comica assoluta del Fiore e il preziosismo di maniera guittoniana del Detto d’Amore, che segnano il debutto letterario di Dante (purché se ne accetti la paternità) e ne mostrano il talento singolare, in grado di rivaleggiare col recente “classico” francese Roman de la Rose e di superare, pur sotto forma di omaggio, i maestri riconosciuti della sua generazione, Brunetto Latini, Guittone d’Arezzo e fors’anche Guido Guinizzelli, egli decide di mirare più in alto.2 È difficile, per l’assenza di riscontri esterni solidi e per il processo indiziario di cui si è detto sopra, tracciare una mappa delle rime coeve e di quelle escluse dalla Vita Nova; tuttavia si suole accettare la ricostruzione di Barbi, precisata poi da Contini, De Robertis e Gorni, che si fonda sul criterio empirico di evoluzione stilistica e comporta una «mera cronologia ideale» con fasi stilistiche talora compresenti e una conseguente struttura virtuale dei versi danteschi non accolti nei due contenitori della Vita Nova e del Convivio. Tale diagramma prevede «una fase sicilianeggiante (con successiva liquidazione dell’esperienza cortese, rappresentata dalle ballatette “floreali” e dai due “plazers”); una guittoniana ossia provenzaleggiante di seconda mano (dove ben tre sonetti rinterzati tradiscono il tenace esercizio retorico); una “comica”; una stilnovistica; una petrosa caratterizzata dalla riscoperta della dimensione occitanica, stavolta di prima mano; infine una morale e allegorica».3 E altrettanto complesso risulta stabilire la direzione degli scambi d’amicizia e d’arte fra Dante e Cavalcanti, avviati all’altezza del Fiore – definito da De Robertis «elemento “formale” della loro collaborazione» –, proseguiti con un’intensa corrispondenza poetica, culminati con le affermazioni d’intesa e la dedica a Guido presenti nella Vita Nova, poi interrotti per il sopraggiungere di una crisi documentata da testi apertamente polemici e suggerita, dopo la scomparsa di Cavalcanti, dalle reticenze e dalle ambiguità della Commedia (a chi è diretto il «disdegno» di Guido a Inf. 10, 63? È proprio Cavalcanti uno dei due Guidi cacciati dal nido a Pg. 11, 97-99?). Alla vigilia del suo ingresso in politica o poco dopo, Dante probabilmente decide di rompere gli indugi e di promuovere se stesso come il nuovo poeta esemplare portatore di una visione dell’amore che, pur connettendosi alla rilettura filosoficheggiante del tema erotico promossa da Guinizzelli mediante l’innesto di suggestioni bibliche e rinnovata da Cavalcanti, supera le altre per qualità speculativa, finalità positive ed esecuzione tecnica. Per chiarire i propri intenti e porsi in quel suo tipico atteggiamento di emulazione nei confronti dell’intera tradizione precedente e coeva, egli non poteva che confezionare un libro capace di orientare, o riorientare, il senso profondo del suo fare poesia, un manifesto programmatico che facesse il punto sulle rime composte fino a quel momento, ma circolanti senza interpretazione autorizzata, e ponesse le premesse, ancora vaghe, per un ulteriore scarto qualitativo da compiere in un futuro ancora indeterminato.
After the absolute comic experience of the Fiore and the mannered preciousness of the Guittonian style in the Detto d’Amore, which mark Dante’s literary debut (assuming their authorship is accepted) and reveal his singular talent capable of rivaling the recent French "classic" Roman de la Rose while surpassing, albeit as homage, the acknowledged masters of his generation — Brunetto Latini, Guittone d’Arezzo, and perhaps even Guido Guinizzelli — he decides to aim higher.2 Given the lack of solid external evidence and the circumstantial reasoning mentioned earlier, it is difficult to map out the contemporaneous poems and those excluded from the Vita Nova. However, scholars generally accept Barbi’s reconstruction, later refined by Contini, De Robertis, and Gorni, which relies on the empirical criterion of stylistic evolution and posits a "mere ideal chronology" with sometimes overlapping stylistic phases, resulting in a virtual structure for Dante’s verses not included in the two containers of the Vita Nova and the Convivio. This framework outlines "a Sicilianizing phase (with subsequent dissolution of the courtly tradition, represented by floral ballatette and two plazers); a Guittonian, or secondhand Provençalizing phase (where three sonetti rinterzati betray persistent rhetorical exercises); a 'comic' phase; a stilnovistic phase; a 'stony' phase marked by the rediscovery of firsthand Occitan influences; and finally, a moral and allegorical phase."3 Equally complex is determining the trajectory of artistic and amicable exchanges between Dante and Cavalcanti, initiated around the time of the Fiore — described by De Robertis as the "formal element of their collaboration" — continued through intense poetic correspondence, culminating in the declarations of unity and the dedication to Guido in the Vita Nova, and later interrupted by a crisis evidenced by openly polemical texts and hinted at, after Cavalcanti’s death, by the ambiguities and silences of the Divine Comedy (to whom is Guido’s "disdain" directed at Inf. 10.63? Is Cavalcanti indeed one of the two Guidi expelled from the nest at Purg. 11.97-99?). On the eve of his political entry or shortly thereafter, Dante likely resolves to abandon hesitation and promote himself as the new exemplary poet, bearer of a vision of love that, while connecting to the philosophically tinged reinterpretation of eros advanced by Guinizzelli through biblical inflections and renewed by Cavalcanti, surpasses others in speculative depth, positive aims, and technical execution. To clarify his intentions and assume his characteristic stance of emulation toward the entire preceding and contemporary tradition, he could only craft a book capable of steering, or reorienting, the profound meaning of his poetic practice: a programmatic manifesto assessing the poems composed up to that point (then circulating without authorized interpretation) and laying the still-vague groundwork for a further qualitative leap to be undertaken in an undetermined future.
In tal modo, caso unico tra i poeti contemporanei, Dante si garantisce, con il metodo dell’autocommento (non ignoto alla letteratura latina medievale) misto al genere romanzesco d’Oltralpe tanto apprezzato in Italia, una esegesi coerente con l’immagine di sé in costruzione e genera attesa per la mossa successiva, probabilmente non ancora chiara ai suoi occhi. Quanto mi pare piuttosto evidente è che con la Vita Nova Dante intenda rimuovere l’unico ostacolo importante alla sua non ancora irresistibile ascesa, ossia Guido Cavalcanti, e che, per attuare il suo piano, si lanci in un’impresa sperimentale dalla solida struttura geometrico-ontologica, ripristinata dal restauro di Gorni, ma controbilanciata da una mescolanza di generi letterari piuttosto ardita, forse frettolosa, non del tutto amalgamata (ma, giova ripetere, ci sfugge ancora il referente primario della inventio). Anche la promessa finale del silenzio poetico su Beatrice (non additizia, come si è più volte suggerito) in attesa di uno stile conveniente e del tutto originale dichiara l’incertezza del passo successivo, il dubbio e la speranza di una “illuminazione”. Il «libello» costituisce una virata ideologica poetica ed esistenziale che inaugura il distacco e l’isolamento di Dante: è in quel momento che egli decide di fare parte per se stesso e iniziare la sua solitaria avventura intellettuale.
In this way, uniquely among contemporary poets, Dante secures — through the method of self-commentary (not unknown to medieval Latin literature) blended with the transalpine romance genre so admired in Italy — an exegesis consistent with his self-fashioning and generates anticipation for his next move, likely still unclear even to himself. What seems rather evident to me is that with the Vita Nova, Dante intends to remove the sole significant obstacle to his not-yet-irresistible ascent: Guido Cavalcanti. To achieve this, he embarks on an experimental endeavor with a solid geometric-ontological structure (restored by Gorni’s textual reconstruction) counterbalanced by a daring, perhaps hasty mix of literary genres not fully harmonized (though, it bears repeating, the primary referent of the inventio still eludes us). Even the final promise of poetic silence regarding Beatrice (not merely perfunctory, as often suggested) while awaiting a suitably original style declares the uncertainty of his next step — the doubt and hope for an "illumination." The "booklet" constitutes an ideological, poetic, and existential pivot inaugurating Dante’s detachment and isolation: it is at this moment that he decides to stand apart and begin his solitary intellectual adventure.
Il dissidio con Guido è oggetto di continue attenzioni critiche, proprio per la rilevanza concettuale annessa e per il mai interrotto gioco allusivo da parte di Dante, ma lo si colloca sempre nel periodo successivo alla Vita Nova, pur con le incertezze cronologiche ricordate, a partire da I’ vegno ’l giorno a te ’nfinite volte, reprimenda in figura di Amore (con facile connessione al gioco dei travestimenti così presente nelle rime e nella prosa della Vita Nova), fino alla grande canzone Donna me prega, – per ch’eo voglio dire, la cui concezione d’amore negativo dal carattere confutatorio è in perfetta opposizione a quella svolta in Donne ch’avete, primo perno della svolta ideologica e poetica dantesca.4 Le attestazioni di stima e di amicizia verso Cavalcanti (VN 2. 1; 15. 3 e 6; 16. 10; 19. 10; 21. 1) sembrano inconciliabili con un atteggiamento critico di contestazione, ma in realtà contengono un senso di superiorità, quasi di degnazione: la più evidente delle quali consiste, a mio parere, nell’interpretazione, suggerita da Amore (VN 15), del senhal Primavera assegnato a Giovanna, la donna di Guido, secondo l’equazione analogica «Primavera : Beatrice = Giovanni : Cristo», con l’estensione sottintesa « = Cavalcanti : Dante»; di fatto Guido e la sua donna sono retrocessi a precursori ormai superati, un “prima” che è diventato “dopo”: esaurita la loro funzione di battistrada vengono liquidati, ma con il riconoscimento di aver reso possibile l’affermazione della vera poesia, quella appunto di Dante, la sola capace di intendere correttamente le parole di Amore. Così come nella fondamentale digressione di teoria letteraria di VN 16, che equipara di fatto i poeti volgari ai poeti latini in materia di stile alto, l’accordo con Cavalcanti su due posizioni, l’una su Amore come accidente in sostanza e l’altra riguardo ai poeti incapaci di spiegare l’impalcatura concettuale dei loro scritti, contiene un richiamo alla lezione dei classici che, allo stato attuale degli studi, non pare del tutto compatibile con la poesia di Cavalcanti, e non deroga in nulla al primato dantesco dichiarato nel paragrafo precedente: è piuttosto un’intesa tra avanguardisti per una battaglia in comune contro i predecessori nella quale però Dante si assegna il primo posto. Inoltre non pare priva di sottintesi pungenti la precisazione, proprio laddove Guido è designato come destinatario della Vita Nova (19. 10), che per sua espressa richiesta Dante non gli indirizzi scritti in latino: quasi un modo per sottolineare l’incompletezza culturale di Cavalcanti, forse, a parere di Dante, disattento verso il serbatoio dei classici dai quali la poesia volgare, cioè, a questo punto, quella di Dante, attingerà forza e volontà di superarli in uno stretto corpo a corpo avviato probabilmente in quegli anni. Si tratta insomma di una dedica velenosa. L’influsso dell’amor doloroso cavalcantiano sul quale si modella, con varianti, la prima novena di paragrafi (con la più alta densità nella terna 7-9), conclusa non per caso sulla morte simbolica del soggetto lirico, subito prima della rinascita poetica di Donne ch’avete, ha breve durata nella storia della poesia dantesca raccontata nella Vita Nova; invece di sfociare nella compatibilità ideologica di un Amore involutivo, diventa occasione di rottura: per Dante Amore avrà valore positivo, pago di sé, e poi diventerà, con l’evoluzione intellettuale testimoniata dalle opere successive, il più alto momento conoscitivo. E chissà se dietro all’implicito riconoscimento della capacità della poesia dantesca di mostrare la res della beatrice proposto ai pellegrini di VN 30 non si possa adombrare, tramite la precisazione esorbitante sul termine pellegrino, un’ancora indecifrabile allusione alle due rime cavalcantiane connesse al viaggio (vero o presunto?) verso Santiago de Compostela di Guido, singolare pellegrino “epicureo” ed eretico (o creduto tale proprio per influsso del Dante di Inf. 10?): un’ulteriore presa di distanza dalla poesia di Cavalcanti dopo il declassamento implicito di VN 15. In sostanza il coinvolgimento di Cavalcanti nella Vita Nova ha il sapore di un omaggio innegabile all’«altezza d’ingegno» di Guido, per l’appunto sottolineata a Inf. 10, 59, e, insieme, di un distacco e un superamento sancito con una dedica che vale da commiato.
The rift with Guido has been the subject of continuous critical attention, both for its conceptual significance and Dante’s persistent allusive play, though scholars consistently situate it in the period following the Vita Nova, despite the chronological uncertainties noted, beginning with I’ vegno ’l giorno a te ’nfinite volte—a reprimand framed through the figure of Love (easily connected to the disguises prevalent in the rhymes and prose of the Vita Nova)—and culminating in the grand canzone Donna me prega, – per ch’eo voglio dire, whose conception of negative love, with its refutatory character, stands in perfect opposition to the vision developed in Donne ch’avete, the first pivot of Dante’s ideological and poetic shift.4 The expressions of esteem and friendship toward Cavalcanti (VN 2. 1; 15. 3 and 6; 16. 10; 19. 10; 21. 1) seem irreconcilable with a critical stance of contestation, yet in reality, they carry a sense of superiority, almost condescension. The most evident instance, in my view, lies in the interpretation—suggested by Love in VN 15—of the senhal Primavera assigned to Giovanna, Guido’s beloved, via the analogical equation “Primavera : Beatrice = Giovanni : Christ,” with the implied extension “= Cavalcanti : Dante.” In effect, Guido and his lady are relegated to precursors now surpassed, a “before” that has become an “after”: having fulfilled their role as forerunners, they are dismissed, albeit with acknowledgment for enabling the emergence of true poetry—Dante’s own, the sole capable of correctly interpreting Love’s words. Similarly, in the pivotal literary-theoretical digression of VN 16, which equates vernacular poets with Latin poets in matters of high style, the alignment with Cavalcanti on two positions—one on Love as an accident in substance, the other regarding poets’ inability to explain the conceptual framework of their works—invokes the lesson of the classics. This, given the current state of scholarship, does not appear entirely compatible with Cavalcanti’s poetry and in no way diminishes Dante’s self-declared primacy asserted in the preceding paragraph. It is rather a pact between avant-gardists for a shared battle against predecessors, in which Dante nonetheless claims first place. Moreover, the clarification—precisely where Guido is designated as the dedicatee of the Vita Nova (19. 10)—that Dante does not address writings to him in Latin at his explicit request seems hardly free of pointed subtext: a way to underscore Cavalcanti’s cultural incompleteness, perhaps, in Dante’s view, due to neglect of the classical reservoir from which vernacular poetry (i.e., Dante’s own at this juncture) would draw strength and ambition to surpass them in a close struggle likely initiated in those years. In short, this is a venomous dedication. The influence of Cavalcanti’s sorrowful love poetry, which shapes—with variations—the first nine paragraphs (with the highest density in the triad 7-9), concludes pointedly with the symbolic death of the lyric subject just before the poetic rebirth of Donne ch’avete. This Cavalcantian strain has brief longevity in the poetic history recounted in the Vita Nova; instead of flowing into the ideological compatibility of an involutive Love, it becomes an occasion for rupture. For Dante, Love will assume positive, self-sufficient value, later evolving, through the intellectual trajectory evidenced in his subsequent works, into the highest moment of cognition. And one wonders whether behind the implicit recognition of Dante’s poetry’s ability to reveal the res of Beatrice—proposed to the pilgrims in VN 30—there might lurk, via the extravagant clarification on the term pilgrim, an still undecipherable allusion to Cavalcanti’s two rhymes connected to Guido’s (real or supposed?) journey to Santiago de Compostela, that singular “Epicurean” and heretical pilgrim (or deemed such under the influence of Dante’s Inf. 10?): a further distancing from Cavalcanti’s poetry after the implicit demotion in VN 15. In essence, Cavalcanti’s involvement in the Vita Nova carries the flavor of an undeniable homage to Guido’s «altezza d’ingegno»—precisely underscored at Inf. 10, 59—alongside a detachment and transcendence sealed by a dedication that serves as a valediction.
Una conferma del carattere “scandaloso” delle rime della Vita Nova, soprattutto per chi conosceva il Dante-personaggio del Fiore vincolato alla primaria istintualità fisiologica dell’amore, potrebbe venire da alcune reazioni derisorie in stile burlesco (ma, al solito, la cronologia, assoluta e relativa, non soccorre più di tanto a capire se siano anteriori all’inclusione dei testi poetici nell’organismo della Vita Nova): in Di ciò che stato sei dimandatore Dante da Maiano risponde al sonetto A ciascun’alma presa e gentil core (VN 1) invitando l’autore a spegnere i bollori con abluzioni fredde alla «coglia»; con Dante Allaghier, Cecco, ’l tu’ servo e amico Cecco Angiolieri contesta ironicamente, ma con chiara volontà polemica, il paradosso di una intelligenza che non intende, presente in Oltre la spera che più larga gira (VN 31), per giunta inserendo nei propri versi un’allusione all’antica sudditanza dantesca al Dio d’Amore del Fiore, divenuta incompatibile con la nuova poetica della Vita Nova. Si aggiunga infine la parodia cavalcantiana Guata, Manetto, quella scrignutuzza, tutta tramata di allusioni testuali vitanoviane, che rovescia Beatrice coi suoi corteggi femminili in una gobbetta scortata «d’alcuna bella donna gentiluzza», acre dissacrazione indirizzata, secondo una congettura suggestiva, al Manetto fratello (storico) di Beatrice identificato nell’amico committente di un sonetto di compianto per una donna recentemente defunta (VN 21-22).5 Un gesto, questo di Cavalcanti, in linea con la celebre novella del Decameron (6, 9) dove Guido, sdegnoso e sottile, sbeffeggia la brigata dei semplici prima di scomparire alla vista, leggero e aereo.
Confirmation of the “scandalous” nature of the Vita Nova’s rhymes—particularly for those acquainted with the Dante-persona of the Fiore, bound to love’s primal physiological instinct—might derive from derisive reactions in burlesque style (though, as usual, absolute and relative chronology offer little help in determining whether these predate the incorporation of the poetic texts into the Vita Nova’s structure). In Di ciò che stato sei dimandatore, Dante da Maiano responds to the sonnet A ciascun’alma presa e gentil core (VN 1) by advising the author to cool his ardor with cold ablutions to the «coglia»; in Dante Allaghier, Cecco, ’l tu’ servo e amico, Cecco Angiolieri ironically contests, with clear polemical intent, the paradox of an intellect that fails to comprehend, as found in Oltre la spera che più larga gira (VN 31), even inserting into his verses an allusion to Dante’s former subservience to the God of Love from the Fiore, now incompatible with the new poetics of the Vita Nova. To this add Cavalcanti’s parody Guata, Manetto, quella scrignutuzza, woven with vitanovan textual allusions, which transforms Beatrice and her female retinue into a hunchback escorted «d’alcuna bella donna gentiluzza»—an acrid desecration directed, according to a suggestive conjecture, at Manetto, the (historical) brother of Beatrice, identified as the friend-commissioner of a sonnet mourning a recently deceased woman (VN 21-22).5 This gesture by Cavalcanti aligns with the celebrated Decameron tale (6, 9) where Guido, disdainful and subtle, mocks a band of simpletons before vanishing from sight, airy and weightless.
Se, come si è tentato di spiegare, Dante, spinto dall’ambizione di diventare il poeta più grande di tutti, capace di dominare e superare, inglobandola, l’intera tradizione precedente, classica, cristiana, mediolatina e romanza, rompe con gli amici di gioventù, disgrega il gruppo aderente allo Stilnovo (altro nodo classificatorio sostanzialmente irrisolto)6 per entrare nella prima maturità, si può allora comprendere come la Vita Nova possa valere da provvisorio bilancio della carriera poetica in vista di una fase di ricerca ancora da precisare. Attraverso la rilettura retrospettiva, che orienta la composita esperienza artistica compiuta fino a quel momento, secondo un procedimento riproposto nell’intera sua produzione, Dante intende richiamare le fasi anteriori, avvertite come tappe già superate, per liquidarle in modo definitivo alla ricerca di una parola poetica capace di essere all’altezza della materia miracolosa, cioè Beatrice, e tentare l’impresa impossibile per un poeta: dire l’indicibile. È vero che nella Vita Nova i luoghi sono generici (una città, un fiume), le figure umane non hanno nome ma solo funzioni (donne gentili, amici), con la sola, significativa, eccezione di Beatrice e di Giovanna; che il tempo adottato non è quello esterno ma è quello relativo, interno alla vicenda e rapportato sempre alla radice trinitaria; che l’io narrante e lirico è anonimo di modo che l’esperienza narrata sfuma i connotati personali, «si trasferisce in un ordine universale: persa qualsiasi memoria delle occasioni, cristallizza immediatamente».7 Tuttavia non è una volontà di annullarsi quella che muove Dante, ma piuttosto la necessità di imporsi e di precisare il proprio ruolo in un progetto che già tende a uscire dal perimetro della letteratura, e si sposta su una dimensione profetica (reale o letterariamente fittizia?), filosofica, e poi politica, religiosa, come dimostrano le opere successive. Al Dante-personaggio, una volta posseduta Bellacoglienza, occorreva passare a una fase più consapevole dell’esperienza erotico-poetica; licenziata l’inservibile baronia d’Amore, congedati Venere, Amico e il Dio d’Amore, Dante sceglie ora di dare udienza a Ragione, per due volte respinta (F. 9-10; 35-46), e trasforma il Dio d’Amore della tradizione cortese in una figura che scende dall’alto, parla in latino, lo signoreggia col consiglio della Ragione, si modifica come un camaleonte mutando d’abito, piange e soffre dentro il cuore, coadiuvato dagli spiriti, ipostasi cavalcantiane. Ed è pure necessario che Dante passi in rassegna i vari stili e le varie maniere poetiche tentate e che raduni le «parole sue che per lo mondo sono», selezionandole e reinterpretandole, anche a costo di qualche forzatura. A guardare bene, la Vita Nova si può considerare come il primo tentativo di pluristilismo dantesco, certo ancora lontano da quello sperimentato in certe zone delle rime e lontanissimo da quello clamoroso della Commedia; un pluristilismo piuttosto uniforme, ma non per questo unitonale. In successione si trovano una prima maniera convenzionale, legata ai principali istituti amorosi cortesi (senhal, lauzengiers, gab, escondig) dove è ben marcato l’influsso della tradizione volgare anteriore, con Guinizzelli e Guittone, e coeva, soprattutto Cavalcanti (VN 1-9); poi lo stile della «loda», innovativo e personale, che afferma la pienezza, l’autonomia e l’autoreferenzialità della poesia (VN 10-17); ancora una «nuova materia» (così a VN 19. 8), elegiaca, caratterizzata dalla «tristitia» e dal compianto (VN 20-23), in aperta antitesi con la maniera precedente, come mostra la fitta serie oppositoria fra le due canzoni manifesto, Donne ch’avete per lo stile della lode e Gli occhi dolenti per pietà del core per la materia luttuosa; seguono le rime per la Donna Pietosa, col tentativo infruttuoso di rinnovare la poesia amorosa senza Beatrice (VN 24-27); una fase palinodica della precedente in cui la poesia si propone come sostitutiva della virtù di Beatrice (VN 27-28); infine l’annuncio di una poesia tesa verso la contemplazione pura e l’ineffabile con Oltre la spera, definita «cosa nuova» (VN 30. 1).
If, as has been attempted to explain, Dante - driven by the ambition to become the greatest poet of all, capable of dominating and surpassing while absorbing the entire preceding tradition (classical, Christian, medieval Latin, and Romance) - breaks with his youthful companions, dissolves the group adhering to the Dolce Stil Novo (another substantially unresolved classificatory knot)6 to enter his early maturity, one can then understand how the Vita Nuova might serve as a provisional assessment of his poetic career in anticipation of a still undefined phase of research. Through retrospective rereading, which reorganizes the composite artistic experience accumulated up to that moment according to a procedure replicated throughout his entire production, Dante aims to recall earlier phases - perceived as surpassed stages - to definitively dismiss them while seeking a poetic word capable of measuring up to the miraculous subject matter, namely Beatrice, and attempting the impossible feat for a poet: expressing the inexpressible. It is true that in the Vita Nuova, locations remain generic (a city, a river), human figures lack names but only functions (gentle ladies, friends), with the sole significant exceptions of Beatrice and Giovanna; that the adopted temporality is not external but relative, internal to the narrative and always anchored to Trinitarian roots; that the narrative and lyric "I" remains anonymous so that the recounted experience blurs personal traits, "transfers itself into a universal order: having lost all memory of occasions, it immediately crystallizes."7 However, what motivates Dante is not a desire for self-effacement but rather the necessity to assert himself and clarify his role within a project already straining to transcend literary boundaries, shifting toward a prophetic dimension (real or literarily fictitious?), then philosophical, and subsequently political and religious, as demonstrated by his later works. The Dante-persona, having once possessed Bellacoglienza [Fair Welcome], needed to transition to a more conscious phase of erotic-poetic experience; having dismissed Love's useless barony, taken leave of Venus, the Friend, and the God of Love, Dante now chooses to grant audience to Reason - twice rejected (F. 9-10; 35-46) - and transforms the courtly tradition's God of Love into a figure descending from above, speaking Latin, dominating him through Reason's counsel, altering like a chameleon through costume changes, weeping and suffering within the heart, assisted by spirits, Cavalcantian hypostases. It also becomes necessary for Dante to review the various styles and poetic manners attempted, gathering "his own words scattered throughout the world," selecting and reinterpreting them, even at the cost of some distortion. Upon closer examination, the Vita Nuova may be considered Dante's first attempt at pluristylism - certainly still distant from that experimented with in certain zones of the rime and light-years away from the resounding pluristylism of the Divine Comedy - a rather uniform pluristylism, though not monochromatic. In succession, we find: an initial conventional manner tied to principal courtly love conventions (senhal, lauzengiers, gab, escondig), clearly marked by the influence of earlier vernacular tradition with Guinizzelli and Guittone, and contemporary figures, particularly Cavalcanti (VN 1-9); then the innovative, personal "praise style" affirming poetry's plenitude, autonomy, and self-referentiality (VN 10-17); followed by "new matter" (as termed in VN 19.8), elegiac in character, marked by "tristitia" and lament (VN 20-23), openly antithetical to the preceding manner as shown by the dense series of oppositions between the two manifesto-like canzoni: Donne ch’avete for the praise style and Gli occhi dolenti per pietà del core [Eyes grieving in pity for the heart] for mournful matter; subsequent poems for the Compassionate Lady, with the unsuccessful attempt to renew love poetry without Beatrice (VN 24-27); a palinodic phase rejecting the preceding style, where poetry presents itself as substitute for Beatrice's virtue (VN 27-28); finally, the announcement of poetry straining toward pure contemplation and the ineffable with Oltre la spera [Beyond the sphere], defined as "something new" (VN 30.1).
La Vita Nova sarebbe così una veglia d’armi se non già una dichiarazione di guerra in piena regola, le cui prime vere mosse sono le successive opere dantesche mirate a precisare l’oggetto e la portata teorica del progetto che viene definendosi sempre più, anche grazie alla rinuncia di una scrittura mista, creativa, e alla separazione dei due aspetti teorico e applicativo compresenti nel «libello». Alla messa a punto dell’impresa avrà contribuito inoltre la nuova dolorosa condizione di esule, che, a partire dal novembre 1301, realizza sul piano storico l’isolamento ideologico e letterario di Dante. Il De vulgari eloquentia, tra l’altro, rivendica l’estensione delle capacità della poesia volgare oltre il tema amoroso strettamente inteso, come affermava ancora VN 16, con il passaggio allo stile più alto, riservato al latino, la lingua ufficiale della comunicazione letteraria di livello superiore, ed è provocatoriamente scritto proprio in latino per giungere al pubblico refrattario dei litterati. Col Convivio Dante dimostra come il volgare sia strumento perfettamente adatto tanto alla prosa filosofico-scientifica quanto alla stesura di canzoni «sì d’amor come di vertù materiate» (Cv. 1, 1, 8 [1, 1, 14]), col valore aggiunto, rispetto al latino – nobilissima lingua artificiale sottratta alle modifiche di spazio e di tempo – di una forte penetrazione presso il nuovo pubblico assai vasto dei vulgares, laici e borghesi, ancora in cerca di una completa legittimazione culturale. Nonostante l’incompiutezza è evidente il ruolo propagandistico dei due trattati e la forza strategica loro assegnata dall’autore, che pare voler bruciare le tappe del suo cammino e lasciarsi alle spalle i precedenti passaggi.
The Vita Nuova would thus be a vigil in arms, if not already a full-fledged declaration of war, whose first true maneuvers are Dante's subsequent works aimed at refining the object and theoretical scope of the increasingly defined project. This development was also aided by the abandonment of a mixed, creative writing style and the separation of the theoretical and applicative aspects coexisting in the "booklet." The new painful condition of exile, beginning in November 1301, further contributed to clarifying this enterprise by actualizing Dante's ideological and literary isolation on a historical level. The De vulgari eloquentia, moreover, asserts the extension of vernacular poetry's capabilities beyond strictly amorous themes, as still affirmed in VN 16. By transitioning to the loftier style reserved for Latin—the official language of higher literary communication—and provocatively writing in Latin to reach the resistant audience of litterati, Dante demonstrates how the vernacular is perfectly suited both for philosophical-scientific prose and for composing canzoni "treating both love and virtue as their subject matter" (Cv. 1, 1, 8 [1, 1, 14]). The vernacular's added value over Latin—that most noble artificial language immune to spatial and temporal changes—lies in its strong penetration among the vast new audience of vulgares, lay and bourgeois readers still seeking full cultural legitimization. Despite their incompleteness, the propagandistic role of these two treatises and the strategic force assigned to them by the author are evident. Dante appears intent on accelerating the stages of his journey and leaving previous phases behind.
Sicché non stupisce la sua successiva presa di distanza dalla Vita Nova apertamente dichiarata a Cv. 1, 1, 9 [1, 1, 16-17] secondo la metafora fabbrile desunta dal linguaggio tecnico della letteratura («fervida» la prima, «temperata» la seconda)
Thus, it is unsurprising that he later openly distanced himself from the Vita Nuova in Cv. 1, 1, 9 [1, 1, 16-17], employing the metallurgical metaphor drawn from technical literary language ("fervid" for the former, "temperate" for the latter):
E se nella presente opera, la quale è Convivio nominata e vo’ che sia, più virilmente si trattasse che nella Vita Nova, non intendo però a quella in parte alcuna derogare, ma maggiormente giovare per questa quella; veggendo sì come ragionevolemente quella fervida e passionata, questa temperata e virile essere conviene. Che altro si conviene e dire e operare ad una etade che ad altra; per che certi costumi sono idonei e laudabili ad una etade che sono sconci e biasimevoli ad altra, sì come di sotto, nel quarto trattato di questo libro, sarà propia ragione mostrata. E io in quella dinanzi, all’entrata della mia gioventute parlai, e in questa dipoi, quella già trapassata.
"And if in this present work, which is called the Convivio and which I intend to be more virile in treatment than the Vita Nuova, I do not thereby mean in any way to disparage the latter but rather to enhance it through this work—seeing how reasonably that work should be fervid and impassioned, while this one should be temperate and virile. For different words and actions befit different ages, so that certain customs praiseworthy in one age become improper and blameworthy in another, as will be properly shown below in the fourth treatise of this book. In the earlier work, I spoke at the threshold of my youth; in this one, now that youth has been left behind."
Si tratta di un distacco necessario, coerente al processo di crescita, ribadito nell’altro brano del Convivio (2, 12, 2 [2, 12, 4]) dedicato alla Vita Nova che la ricorda come prima manifestazione dell’ingegno dantesco, quasi un «giovenile errore», come scriverà Francesco Petrarca, uno dei più attenti lettori e certo il più accorto rifacitore del «libello». Anche Boccaccio nella prima redazione del Trattatello in laude di Dante terrà fede alla volontà dantesca di distacco, precisando che egli compose la Vita Nova a ventisei anni circa8 e giustificando l’impaginazione operata nelle due proprie trascrizioni autografe dell’operetta, con la collocazione delle divisioni dei versi a margine della pagina, anche come attuazione postuma di un ripensamento d’autore.9
This necessary detachment, consistent with the process of maturation, is reaffirmed in another passage from the Convivio (2, 12, 2 [2, 12, 4]) referencing the Vita Nuova as the first manifestation of Dante's genius, almost a "youthful error," as Francesco Petrarca—one of its most attentive readers and certainly its most astute reinterpreter—would later write. Boccaccio, too, in the first redaction of his Trattatello in Praise of Dante, respected Dante's willed detachment, specifying that he composed the Vita Nuova around age twenty-six8 and justifying the layout of his two autograph transcriptions of the work—with the verse divisions placed in the margins—as a posthumous implementation of authorial revision.9
Per via di tale distanziamento, forse più intellettuale che affettivo, credo che non sia opportuno sovrapporre direttamente la rilettura dell’episodio della Donna Pietosa presente in Cv. 2, 2 e 12 alla originaria versione offerta dalla Vita Nova: il Dante del Convivio ne dà un’interpretazione allegorica opposta al senso letterale dell’operetta giovanile dove il pensiero di questa antagonista di Beatrice era definito «vilissimo», mentre nel trattato diviene «virtuosissimo» in quanto la figura femminile in questione, per altro rinominata Donna Gentile, è detta figura allegorica della filosofia. Allo stesso modo saranno da valutare con circospezione le notizie ivi fornite sul periodo successivo alla morte di Beatrice, sui tempi della comparsa della nuova donna e della formazione letteraria e filosofica di Dante.
Given this distancing—perhaps more intellectual than emotional—I believe it is not appropriate to directly superimpose the allegorical rereading of the Compassionate Lady episode in Cv. 2, 2 and 12 onto the original version presented in the Vita Nuova. The Dante of the Convivio provides an allegorical interpretation contrary to the literal sense of the youthful work, where this antagonist of Beatrice was deemed "most base," whereas in the treatise she becomes "most virtuous," as the female figure in question—renamed the Noble Lady (Donna Gentile)—is said to allegorize Philosophy. Similarly, the information provided there regarding the period after Beatrice's death, the emergence of the new lady, and Dante's literary-philosophical formation must be evaluated with circumspection.
Cominciando adunque, dico che la stella di Venere due fiate rivolta era in quello suo cerchio che la fa parere serotina e matutina secondo diversi tempi, apresso lo trapassamento di quella Beatrice beata che vive in cielo colli angeli e in terra colla mia anima, quando quella gentile donna [di] cui feci menzione nella fine della Vita Nova, parve primamente, acompagnata d’Amore, alli occhi miei e prese luogo alcuno nella mia mente. E sì come [è] ragionato per me nello allegato libello, più da sua gentilezza che da mia elezione venne ch’io ad essere suo consentisse; ché passionata di tanta misericordia si dimostrava sopra la mia vedovata vita, che li spiriti delli occhi miei a lei si fero massimamente amici. E così fatti, dentro [da me] lei poi fero tale, che lo mio beneplacito fue contento a disposarsi a quella imagine. Ma però che non subitamente nasce amore e fassi grande e viene perfetto, ma vuole tempo alcuno e nutrimento di pensieri, massimamente là dove sono pensieri contrari che lo ’mpediscano, convenne, prima che questo nuovo amore fosse perfetto, molta battaglia [essere] intra lo pensiero del suo nutrimento e quello che li era contrario, lo quale per quella gloriosa Beatrice tenea ancora la rocca della mia mente: però che l’uno era soccorso dalla parte [della vista] dinanzi continuamente, e l’altro dalla parte della memoria di dietro; e lo soccorso dinanzi ciascuno die crescea, che far non potea l’altro, comen[dan]te quella, che impediva in alcuno modo a dare indietro il volto; per che a me parve sì mirabile, e anche duro a sofferire, che io nol potei sostenere. [E] quasi esclamando, e per iscusare me della vari[e]tade, nella quale parea me avere manco di fortezza, dirizzai la voce mia in quella parte onde procedeva la vittoria del nuovo pensiero, che era virtuosissimo sì come vertù celestiale; e cominciai a dire: Voi che ’ntendendo il terzo ciel movete. (Cv. 2, 2, 1-2 [2, 2, 1-5])
"Beginning, then, I say that the star of Venus had twice revolved in that orbit which makes her appear now evening star, now morning star, according to the season, since the passing of that blessed Beatrice who lives in heaven with the angels and on earth with my soul, when that noble lady of whom I made mention at the end of the Vita Nuova first appeared before my eyes, accompanied by Love, and took some place in my mind. And as I related in that cited booklet, it came about more through her nobility than my own choice that I consented to be hers; for she showed herself so passionately compassionate over my widowed life that the spirits of my eyes became her greatest friends. Being thus disposed, they then made her so present within me that my goodwill was content to espouse itself to that image. But because love is not born and made great and brought to perfection all at once, requiring instead time and nourishment of thoughts—especially where contrary thoughts impede it—before this new love could be perfected, there had to be much strife between the thought that nourished it and the one opposing it, which still held the fortress of my mind through that glorious Beatrice. For the former was reinforced by continual visual presence, the latter by memory behind me. Each day the reinforcement from before increased, which the other could not do, since that which impeded any turning back was itself moving forward. Thus it seemed to me so wondrous, and even harsh to endure, that I could not bear it. Almost crying out, and to excuse myself for the inconstancy in which I seemed lacking in strength, I directed my voice to where the victory of the new thought—so virtuous as a celestial virtue—proceeded, and I began to say: You who by understanding move the third heaven." (Cv. 2, 2, 1-2 [2, 2, 1-5])
Poi che la litterale sentenza è sufficientemente dimostrata, è da procedere alla esposizione allegorica e vera. E però, principiando ancora da capo, dico che, come per me fu perduto lo primo diletto della mia anima, dello quale fatta è menzione di sopra, io rimasi di tanta tristizia punto, che conforto non mi valeva alcuno. Tuttavia, dopo alquanto tempo, la mia mente, che si argomentava di sanare, provide, poi che né ’l mio né l’altrui consolare valea, ritornare al modo che alcuno sconsolato avea tenuto a consolarsi; e misimi a leggere quello non conosciuto da molti libro di Boezio, nel quale, cattivo e discacciato, consolato s’avea. E udendo ancora che Tulio scritto avea un altro libro, nel quale, trattando dell’Amistade, avea toccate parole della consolazione di Lelio, uomo eccellentissimo, nella morte di Scipione amico suo, misimi a leggere quello. E avegna che duro mi fosse nella prima entrare nella loro sentenza, finalmente v’entrai tanto entro, quanto l’arte di gramatica ch’io avea e un poco di mio ingegno potea fare; per lo quale ingegno molte cose, quasi come sognando, già vedea, sì come nella Vita Nova si può vedere. E sì come essere suole che l’uomo va cercando argento e fuori della ’ntenzione truova oro, lo quale occulta cagione presenta; non forse sanza divino imperio, io, che cercava di consolar me, trovai non solamente alle mie lagrime rimedio, ma vocabuli d’autori e di scienze e di libri: li quali considerando, giudicava bene che la filosofia, che era donna di questi autori, di queste scienze e di questi libri, fosse somma cosa. Ed imaginava lei fatta come una donna gentile, e non la poteva imaginare in atto alcuno se non misericordioso; per che sì volentieri lo senso di vero la mirava, che appena lo potea volgere da quella. E da questo imaginare cominciai ad andare là dov’ella si dimostrava veracemente, cioè nelle scuole delli religiosi e alle disputazioni delli filosofanti; sì che in picciolo tempo, forse di trenta mesi, cominciai tanto a sentire della sua dolcezza, che lo suo amore cacciava e distruggeva ogni altro pensiero. Per che io, sentendomi levare dal pensiero del primo amore alla vertù di questo, quasi maravigliandomi apersi la bocca nel parlare della proposta canzone, mostrando la mia condizione sotto figura d’altre cose: però che della donna di cu’ io m’innamorava non era degna rima di volgare alcuna palesemente poetare; né li uditori erano tanto bene disposti che avessero sì leggiere le [non] fittizie parole apprese; né sarebbe data [per] loro fede alla sentenza vera come alla fittizia, però che di vero si credea del tutto che disposto fosse a quello amore, che non si credeva di questo. Cominciai dunque a dire: Voi che ’ntendendo il terzo ciel movete. E perché, sì come detto è, questa donna fu figlia di Dio, regina di tutto, nobilissima e bellissima Filosofia, è da vedere chi furono questi movitori, e questo terzo cielo. (Cv. 2, 12, 1-4 [2, 12, 1-9])
Having sufficiently demonstrated the literal meaning, we must now proceed to the allegorical and true exposition. Beginning anew, I state that after losing the first delight of my soul – as previously mentioned – I remained pierced by such sorrow that no comfort availed me. Nevertheless, after some time, my mind, which sought healing, resolved – since neither my own nor others’ consolation proved effective – to return to the method another disconsolate soul had employed for solace. I thus began reading that little-known book by Boethius, in which he, as an exiled wretch, had consoled himself. Upon hearing that Cicero had written another work addressing Friendship, containing words of consolation by the eminent Laelius upon the death of his friend Scipio, I likewise undertook its study.
Le continue correzioni retrospettive di Dante (un grande mistificatore, secondo Ernst Robert Curtius) non stupiscono, confermano anzi l’inutilità di far quadrare a ogni costo i conti nella partita doppia di dare e avere dell’intera produzione dantesca, tutt’altro che lineare: egli si sottopone a rettifiche di rotta sulla base dell’immagine di sé che sta mettendo a punto in quel preciso momento, incurante delle eventuali sbavature e imprecisioni (le sue affermazioni vanno sempre rapportate all’hic et nunc del punto in cui vengono profferite e non estese a qualsiasi altro passo dell’intera sua opera). L’effetto deformante, retroattivo, cercato all’altezza del Convivio coincide del resto con una fase della carriera dantesca assai difficilmente compatibile con la precedente.
Though initially struggling to penetrate their meaning, I ultimately comprehended as far as my grammatical knowledge and modest intellect permitted. Through this intellect, I perceived many things almost as in a dream, as may be seen in the Vita Nova. As sometimes occurs when one seeks silver and unexpectedly finds gold – presented by hidden causes, perhaps under divine command – so I, seeking consolation, discovered not only remedies for my tears but also the words of authors, sciences, and books. Reflecting upon these, I judged that Philosophy, sovereign mistress of these authors, sciences, and texts, must be the supreme entity. I imagined her as a noble lady, incapable of appearing in any guise other than merciful, so eagerly did my truthful gaze contemplate her that I could scarcely turn away.
From this imagining, I began frequenting her true domains: the schools of the religious and the disputations of philosophers. Within a short span – perhaps thirty months – I grew so sensible of her sweetness that her love expelled and destroyed all other thoughts. Feeling myself elevated from contemplation of first love to the virtue of this new pursuit, I marveled as I opened my mouth to speak in the proposed canzone, veiling my condition beneath figurative language. For the lady I now loved deserved no common vernacular verse to proclaim her openly, nor were listeners so disposed as to grasp easily these non-fictive words. Nor would they credit the true meaning as readily as the fictive, being wholly convinced of my commitment to that former love while skeptical of this new devotion.
Thus I began: You who understand move the third heaven. Since this lady – as stated – was daughter of God, queen of all things, most noble and beautiful Philosophy, we must examine who these movers were and the nature of this third heaven. (Cv. 2, 12, 1-4 [2, 12, 1-9])
Dante's continual retrospective corrections (deemed him a great mythmaker by Ernst Robert Curtius) come as no surprise; rather, they confirm the futility of forcing strict coherence in the double-entry ledger of his entire nonlinear corpus. The poet continually adjusted his course based on the self-image he was refining at each precise moment, heedless of potential inconsistencies (his declarations must always be understood in relation to the hic et nunc of their utterance rather than being extrapolated across his entire œuvre). The distorting retroactive effect deliberately crafted during the Convivio phase aligns with a period in Dante's career markedly incompatible with his earlier trajectory.
Riesce invece meno problematico comprendere il senso complessivo del recupero allusivo della Vita Nova attuato nella Commedia nella scena del ritorno di Beatrice nel Paradiso terrestre. Beatrice-personaggio viene inventata nella Vita Nova e scompare agli occhi di Dante-personaggio al paragrafo 19 per ritornare a interloquire con lui solo nel canto XXX del Purgatorio. Se, come pare, Beatrice è soprattutto una funzione rappresentativa della poesia e della poetica di Dante, sottoposta a continui ripensamenti e dinamiche, secondo quanto testimonia una fitta rete di rimandi e di simmetrie,10 non stupisce che, una volta resa vero tramite per la conoscenza di Amore, non più quello perfettibile degli scritti giovanili ma quello perfetto di Dio, essa debba richiamare, con allusioni e con aperti segnali, il libro del suo “debutto” per relegarlo in un passato ormai remoto. La fase del giovanile apprendistato poetico, oggetto delle meditazioni a caldo della Vita Nova e dei ripensamenti del Convivio, viene ripercorsa per l’ultima volta e considerata come un’occasione perduta, che però, a quello stadio così avanzato della ormai ben definita missione dantesca, il disegno della Commedia aveva già riscattato.
The broader significance of allusively recuperating the Vita Nova within the Divine Comedy becomes clearer in Beatrice's reappearance scene at the Earthly Paradise. The Beatrice-character, first conceived in the Vita Nova, disappears from Dante-persona's view in paragraph 19 only to reemerge addressing him in Purgatorio Canto XXX. If Beatrice primarily functions as a representative construct of Dante's poetic philosophy - subject to constant reworking as evidenced through intricate intertextual networks - her recall of the "debut" work through allusions and explicit signals appears logical. Having become a conduit for divine Love rather than the imperfectible love of youthful writings, she necessarily relegates this early phase to distant memory. The period of poetic apprenticeship, first analyzed in the immediacy of the Vita Nova and later reconsidered in the Convivio, undergoes final reassessment as a missed opportunity - one already redeemed by the grand design of the Divine Comedy at this advanced stage of Dante's clearly defined mission.
Ella, pur ferma in su la detta coscia
She, remaining motionless on the chariot's side,
then turned her words to those devoted souls:
del carro stando, a le sustanze pie
"You who in eternal day keep vigil,
volse le sue parole così poscia:
whom neither night nor sleep steals any step
«Voi vigilate ne l’etterno die,
that time might take along its worldly ways,
sí che notte né sonno a voi non fura
therefore my response, meant for him who weeps
passo che faccia il secol per sue vie;
beyond, requires such care that grief and fault
onde la mia risposta è con più cura
may share one measure in his understanding.
che m’intenda colui che di là piagne,
Not only through the workings of great spheres
perché sia colpa e duol d’una misura.
that guide each seed to predetermined ends
Non pur per ovra de le rote magne,
according as their stellar mates dispose,
che drizzan ciascun seme ad alcun fine
but through the plenitude of heavenly grace
secondo che le stelle son compagne,
that rains from vapors far beyond your sight,
ma per larghezza di grazie divine,
this man possessed in his new life such virtue
che sí alti vapori hanno a lor piova,
that every righteous disposition would
che nostre viste là non van vicine,
have shown miraculous growth within his soul.
questi fu tal ne la sua vita nova
But richer soil left fallow, sown with tares,
virtüalmente, ch’ogne abito destro
grows ranker and more noxious in proportion
fatto averebbe in lui mirabil prova.
to all the good strength native to that ground.
Ma tanto più maligno e più silvestro
For time I strengthened him with my countenance:
si fa ’l terren col mal seme e non cólto,
showing my youthful eyes, I led his gaze
quant’elli ha più di buon vigor terrestro.
to follow me along the righteous path.
Alcun tempo il sostenni col mio volto:
Once I had reached my second age's threshold
mostrando li occhi giovanetti a lui,
and changed my mortal state, he turned from me
meco il menava in dritta parte vòlto.
to give his homage to another's falsehood.
Sí tosto come in su la soglia fui
When I had risen from flesh to spirit, grown
di mia seconda etade e mutai vita,
in grace and beauty, I became less dear,
questi si tolse a me, e diessi altrui.
less welcome to him. He strayed from the true way,
Quando di carne a spirto era salita
pursuing counterfeits of goodness that
e bellezza e virtù cresciuta m’era,
fulfill no promise made to those who chase them.
fu’ io a lui men cara e men gradita;
Nor did inspirations granted me to send -
e volse i passi suoi per via non vera,
in dreams and waking visions - win him back,
imagini di ben seguendo false,
so little did he heed such interventions.
che nulla promession rendono intera.
He fell so low that every means devised
Né l’impetrare ispirazion mi valse,
for his salvation had already failed,
con le quali e in sogno e altrimenti
lo rivocai; sí poco a lui ne calse!
Tanto giù cadde, che tutti argomenti
a la salute sua eran già corti,
fuor che mostrarli le perdute genti.
except to show him the lost people.
Per questo visitai l’uscio d’i morti
For this I visited the threshold of the dead
e a colui che l’ha qua sú condotto,
and to him who has led him here above,
li prieghi miei, piangendo, furon porti.
my prayers, weeping, were borne.
Alto fato di Dio sarebbe rotto,
The high decree of God would be broken,
se Leté si passasse e tal vivanda
if Lethe were crossed and such sustenance
fosse gustata sanza alcuno scotto
were tasted without any payment
di pentimento che lagrime spanda».
of repentance that pours forth tears.»
(Pg. 30, 100-45)
(Purg. 30, 100-45)
1. Cfr. Gorni 1998 e qui Introduzione.
1. See Gorni 1998 and the Introduction here.
2. Sulla questione cfr. D. Alighieri, Il Fiore. Detto d’Amore, a cura di L.C. Rossi, con un saggio di G. Contini, Mondadori, Milano 1996.
2. On this matter, cf. D. Alighieri, Il Fiore. Detto d’Amore, ed. L.C. Rossi, with an essay by G. Contini, Mondadori, Milan 1996.
3. M. Perugi, Un’idea delle rime di Dante, in D. Alighieri, Rime, a cura di G. Contini, con un saggio di M. Perugi, Einaudi, Torino 1995, XI-XII. Non mancano però aggiustamenti e puntualizzazioni in merito ai vari periodi e a questioni attributive (cfr. i saggi sulle Rime contenuti in Letture classensi, 24, ciclo curato da M. Picone, Longo, Ravenna 1995).
3. M. Perugi, Un’idea delle rime di Dante, in D. Alighieri, Rime, ed. G. Contini, with an essay by M. Perugi, Einaudi, Turin 1995, XI-XII. However, there are adjustments and clarifications regarding various periods and attribution issues (cf. the essays on the Rime in Letture classensi, 24, cycle ed. M. Picone, Longo, Ravenna 1995).
4. Sull’argomento cfr. Malato 1997, con ricca discussione delle varie e discordanti posizioni, e da ultimo Pasero 1998.
4. On this subject, cf. Malato 1997, with extensive discussion of various conflicting positions, and most recently Pasero 1998.
5. G. Gorni, Manetto tra Guido e Dante, in Seminario dantesco internazionale. International Dante Seminar. Atti del primo convegno tenutosi al Chauncey Conference Center, Princeton, 21-23 ottobre 1994, a cura di Z.G. Barański, Le Lettere, Firenze 1997, 25-39.
5. G. Gorni, Manetto tra Guido e Dante, in Seminario dantesco internazionale. International Dante Seminar. Proceedings of the First Conference Held at the Chauncey Conference Center, Princeton, October 21-23, 1994, ed. Z.G. Barański, Le Lettere, Florence 1997, 25-39.
6. Ricapitola le varie posizioni E. Pasquini, Il «Dolce Stil Novo», in Storia della Letteratura italiana, Salerno editrice, Roma 1995, 649-721. Improntate a una posizione problematica sono le sintesi di S. Carrai, La lirica toscana del Duecento. Cortesi, guittoniani, stilnovisti, Laterza, Bari 1997, e di L. Rossi, in Antologia della letteratura italiana, I, Torino, Einaudi-Gallimard 1997, 370-78. Ricordo solo che «dolce stile» è espressione che nella retorica medievale designa la poesia amorosa (Villa 1998).
6. E. Pasquini recapitulates various positions in Il «Dolce Stil Novo», in Storia della Letteratura italiana, Salerno editrice, Rome 1995, 649-721. The syntheses by S. Carrai, La lirica toscana del Duecento. Cortesi, guittoniani, stilnovisti, Laterza, Bari 1997, and by L. Rossi in Antologia della letteratura italiana, I, Einaudi-Gallimard, Turin 1997, 370-78, adopt a problem-oriented approach. Note that "dolce stile" in medieval rhetoric designates love poetry (Villa 1998).
7. G. Contini, Introduzione (1939) a D. Alighieri, Rime, Torino 19804, XIV, con riferimento però alla figura generale del poeta stilnovista.
7. G. Contini, Introduction (1939) to D. Alighieri, Rime, Turin 19804, XIV, though referencing the general figure of the Stilnovist poet.
8. «Egli primieramente, duranti ancora le lagrime della morte della sua Beatrice, quasi nel suo ventesimosesto anno compose in uno volumetto, il quale egli intitolò Vita Nova, certe operette, sì come sonetti e canzoni, in diversi tempi davanti in rima fatte da lui, maravigliosamente belle; di sopra da ciascuna partitamente e ordinatamente scrivendo le cagioni che a quelle fare avea[n] mosso, e di dietro ponendo le divisioni delle precedenti opere. E come che egli d’avere questo libretto fatto, negli anni più maturi si vergognasse molto, nondimeno, considerata la sua età, è egli assai bello e piacevole, e massimamente a’ volgari» (G. Boccaccio, Trattatello in laude di Dante, edizione P.G. Ricci, in Tutte le opere di Giovanni Boccaccio, a cura di V. Branca, III, Mondadori, Milano 1974, par. 175).
8. «In his youth, while still mourning Beatrice’s death, around his twenty-sixth year, he composed in a small volume titled Vita Nova certain works—sonnets and canzoni written in rhyme at various earlier times, marvelously beautiful. Above each, he separately and orderly wrote the reasons that had moved him to compose them, and below he placed the divisions of the preceding works. Though in his more mature years he grew much ashamed of having made this little book, considering his age, it remains quite elegant and pleasing, especially to vernacular readers» (G. Boccaccio, Trattatello in laude di Dante, ed. P.G. Ricci, in Tutte le opere di Giovanni Boccaccio, ed. V. Branca, III, Mondadori, Milan 1974, par. 175).
9. «Maraviglierannosi molti per quello che io adivisi, perché io le divisioni de’ sonetti non ho nel testo poste, come l’autore del presente libretto le puose; ma a ciò rispondo due essere state le cagioni. La prima, per ciò che le divisioni de’ sonetti manifestamente sono dichiarazioni di quegli: per che più tosto chiosa appaiono dovere essere che testo; e però chiosa l’ho poste, non testo, non stando l’uno con l’altre bene mescolato […] La seconda ragione è che, secondo che io ho già più volte udito ragionare a persone degne di fede, avendo Dante nella sua giovanezza composto questo libello, e poi essendo col tempo nella scienza e nelle operazioni cresciuto, si vergognava avere fatto questo, parendogli opera troppo puerile; e tra l’altre cose di che si dolea d’averlo fatto, si ramaricava d’avere inchiuse le divisioni nel testo, forse per quella medesima ragione che muove me; laonde io non potendolo negli altri emendare, in questo che scritto ho, n’ho voluto sodisfare l’appetito de l’autore» (cfr. Gorni XXVIII e il fac-simile Il Codice Chigiano L. V. 176 autografo di Giovanni Boccaccio, a cura e con introduzione di D. De Robertis, Archivi edizioni-Alinari, Roma-Firenze 1974).
9. «Many will marvel at what I devised, for I have not placed the divisions of the sonnets in the text as the author of this little book did. To this I reply with two reasons. First, because the divisions of the sonnets are manifestly explanations of them: thus they appear more as glosses than as text. Therefore, I have positioned them as glosses, not text, for the two are ill-suited to be mixed [...] The second reason is that, as I have often heard from credible sources, Dante composed this booklet in his youth. Later, having grown in knowledge and works with time, he felt ashamed of having made it, deeming it too childish. Among other regrets, he lamented having included the divisions in the text, perhaps for the same reason that moves me. Since I could not amend this in others, in this work I have sought to satisfy the author’s desire» (cf. Gorni XXVIII and the facsimile Il Codice Chigiano L. V. 176 autografo di Giovanni Boccaccio, ed. D. De Robertis, Archivi edizioni-Alinari, Rome-Florence 1974).
10. Ne dà un importante saggio Corrado Bologna 1998.
10. Corrado Bologna 1998 offers an important example of this.
Note introduttive
Introductory Notes
1
1
Trascrizione del contenuto dell’opera dal libro della memoria. Primo incontro con Beatrice e suoi effetti sul giovanissimo Dante. Secondo incontro con Beatrice a nove anni di distanza, suo saluto a Dante che nel sonno ha una prima visione (Amore, in aspetto lieto e poi triste, dà in pasto alla donna il cuore dell’amante e con lei sale al cielo), poi esposta in un sonetto (A ciascun’alma presa e gentil core) inviato ai più famosi rimatori d’amore del tempo.
Transcription of the work’s content from the book of memory. First encounter with Beatrice and its effects on the young Dante. Second meeting with Beatrice nine years later, her greeting to Dante, who then has a first vision in sleep (Love, appearing joyful then sorrowful, feeds the lover’s heart to the lady and ascends to heaven with her), later expounded in a sonnet (A ciascun’alma presa e gentil core) sent to the most famous love poets of the time.
Dante inaugura la Vita Nova con l’immagine di due libri, uno, immateriale, privato, con sede nella sua memoria, e l’altro, concreto, pubblico, lo stesso presente nelle mani del lettore, trascritto con opportuni adattamenti dal primo. La fisicità dell’invenzione di base, sottolineata dalle formule medievali librarie di apertura e di chiusura, presenti nei rispettivi luoghi della Vita Nova, e dai tecnicismi descrittivi, si rifà alla simbologia medievale del libro, immagine tanto del mondo strutturato armonicamente da Dio e offerto alla lettura dell’uomo quanto della sacralità dei testi autorevoli sui quali si fonda il sapere (da un lato la Bibbia, dall’altro le auctoritates filosofiche, patristiche e classiche). Il libro della memoria rappresenta l’esigenza di ordinamento del reale in una prospettiva intellettuale e spirituale per dotare di senso l’esperienza personale oggettivata e, mediante la strutturazione retrospettiva in «maggiori paragrafi», chiarire le ragioni di un apprendistato letterario che intende proiettarsi in una dimensione esemplare. Dante si appropria di un topos vivo nella cultura medievale e lo mantiene in tutta la sua opera, fino alla conclusiva visione in Dio dell’universo in forma appunto di libro che ricompone in modo perfetto i suoi fascicoli noti agli uomini in ordine sparso (Pd. 33, 85-90). Il senso di precisione e di esattezza viene ribadito nell’avvio, musicalissimo e arcano, della narratio, dove spiccano, accanto all’indicazione astronomica incentrata sul nove, «numero amico» di Beatrice, rispecchiata sul piano stilistico e narrativo mediante le frequenti triplicazioni, la percezione visiva della donna e la sua corporeità, la dinamica scenica delle operazioni dell’anima, la traduzione in immagini dei gesti di Amore (ipostasi già deputata a conferire realtà di personaggio a un sentimento, secondo un processo corrente nella cultura allegorica medievale) e la materializzazione del sogno nella visione. Allo spazio onirico Dante affida più significati: il passaggio a un Amore temperato dal consiglio di Ragione (a differenza di quanto avveniva nel Fiore), la premonizione dell’evoluzione d’amore da sentimento lieto a evento doloroso (ambivalenza dell’amore), la profezia della morte di Beatrice, evento capitale per la stesura della Vita Nova. La visione provoca in Dante la volontà di proporsi come poeta, dopo l’esperienza eccentrica del Fiore, sotto l’influsso diretto di Guido Cavalcanti e della sua visione negativa dell’amore.
Dante inaugurates the Vita Nuova with the image of two books: one immaterial and private, residing in his memory, and the other concrete and public—the very text held by the reader—transcribed and adapted from the former. The physicality of this foundational conceit, emphasized by medieval book formulas in the opening and closing sections of the Vita Nuova and by technical descriptive terms, draws upon the medieval symbolism of the book. This symbolism evokes both the world harmoniously structured by God for human interpretation and the sanctity of authoritative texts underpinning knowledge (from the Bible to philosophical, patristic, and classical auctoritates). The book of memory embodies the need to order reality within an intellectual and spiritual framework, granting meaning to objectified personal experience while clarifying, through retrospective structuring into "major paragraphs," the rationale behind a literary apprenticeship aspiring to exemplarity. Dante appropriates a medieval cultural topos and sustains it throughout his oeuvre, culminating in the final vision of the universe as a book perfectly bound in God—a contrast to its scattered folios as known to humanity (Par. 33, 85-90). A sense of precision and exactitude is reinforced in the sonorous, enigmatic opening of the narratio, where the astronomical reference to the number nine—Beatrice’s "auspicious numeral"—stands alongside visual and corporeal perceptions of the lady, the soul’s dramatized operations, Love’s personification (a conventional allegorical device in medieval culture), and the materialization of dream into vision. Dante imbues the oneiric space with layered meanings: the shift toward a Love tempered by Reason (unlike its portrayal in the Fiore), the premonition of love’s evolution from joy to anguish (love’s ambivalence), and the prophecy of Beatrice’s death—the pivotal event shaping the Vita Nuova. This vision compels Dante to redefine himself as a poet under Guido Cavalcanti’s direct influence, moving beyond the eccentric experiment of the Fiore and its bleak conception of love.
La prima sezione della grande partizione del libello in due parti, rispettivamente in vita e in morte di Beatrice, comprende due sequenze novenarie di paragrafi. La prima (1-9) si caratterizza come più convenzionale per la presenza di tratti legati agli istituti amorosi cortesi (senhal, lauzengier, gab, escondig); contiene, in piena simmetria con la seconda, dieci testi poetici (sette sonetti, ai paragrafi 1, 3, 4, 6-9, due sonetti caudati a 2, 3, e una ballata a 5), due visioni (1 e 5) e una ymaginatione (4). Vi domina la concezione dell’amore doloroso perché inappagato, fonte di una poesia-sfogo, senza sbocchi e senza replica soddisfacente e si chiude sul presagio di morte del soggetto, segni tutti del travagliato processo di mutazione della poesia dantesca prima degli esiti innovativi ai quali è dedicata la seconda novena (10-18). ←
The first section of the libello, divided into two parts (Beatrice’s life and death), comprises two nine-chapter sequences. The initial sequence (1-9) adheres to conventional courtly love tropes (senhal, lauzengier, gab, escondig). Symmetrical to the second sequence, it contains ten poetic texts (seven sonnets in chapters 1, 3, 4, 6-9; two caudate sonnets in 2-3; and a ballad in 5), two visions (1 and 5), and one imagination (4). Dominated by the theme of unrequited love as a source of anguished, unresolved poetry, it concludes with the protagonist’s foreboding of death—all markers of Dante’s turbulent poetic evolution prior to the innovations showcased in the second novena (10-18). ←
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Risposta di molti rimatori e inizio del rapporto col «primo delli […] amici» (Guido Cavalcanti). Effetti negativi di Amore su Dante. Invenzione della prima donna-schermo e notizia di alcune rime scritte per lei; partenza della prima donna-schermo e conseguente lamento per l’occasione (O voi che per la via d’Amor passate).
Response from many poets and beginning of the relationship with the «first among [...] friends» (Guido Cavalcanti). Love’s negative effects on Dante. Invention of the first screen-lady and mention of verses written for her; departure of the first screen-lady and consequent lament for the occasion (O you who travel along Love’s pathway).
Le vicende ‘narrative’ del secondo paragrafo adombrano con particolare evidenza il fatto che «la Vita Nova, in sostanza, sia la storia della lirica di Dante riportata a occasioni storiche e miti ispiratori che a quelle occasioni conferiscono pienezza di senso» (Gorni): infatti, al pari di quelle dei capitoli seguenti col corredo di rime, sono ispirate al repertorio di matrice cortese e rivelano tutta la loro inadeguatezza e inefficacia davanti al miracolo Beatrice, che, inserita nel gioco convenzionale, negherà il saluto a Dante costringendolo a trovare un nuovo stile. Il periodo della prima donna-schermo (la seconda compare a VN 5) è legato alla ‘vecchia’ lirica d’oltralpe e ai modi di Guittone d’Arezzo (1230 ca-1294), maestro riconosciuto e imitato dalla generazione cui appartiene Dante: la tradizione provenzale vi è richiamata nelle situazioni connesse all’istituto dello schermo, una sorta di dissimulazione onesta che copre l’amore insidiato dai lauzengiers (i maldicenti invidiosi), nei generi poetici adottati (il sirventese, il planh), nel lessico dei versi ricco di provenzalismi, mentre le reminiscenze guittoniane sono più evidenti nella metrica con la scelta del sonetto doppio. Mediante la Vita Nova Dante orienta retrospettivamente la propria esperienza di artista secondo un’ottica profetica che si va precisando: attraverso tale procedimento, poi riproposto nell’intera sua produzione, egli intende richiamare le fasi anteriori, avvertite come tappe già superate, per liquidarle in modo definitivo alla ricerca di una parola poetica capace di essere all’altezza della materia miracolosa. Ciò non gli impedisce di riciclare qui, non senza forzature, alcune prove del primo apprendistato poetico scritte per altre figure femminili ma spacciate come appartenenti al ciclo per la gentilissima: in particolare, O voi che per la via d’Amor passate contiene la contraddizione fra il dolore esibito nell’incipit e l’atteggiamento di apparente gioia di cui parla il finale; quanto al nucleo cifrato dei versi 7-12, unica vera sezione riguardante Beatrice a detta di Dante (cc. 13 e 18), è caratterizzato da una genericità che denuncia invece la «diffusa mistificazione d’autore» (Gorni). Inutili quanto ingegnosi si sono rivelati i tentativi di dare un nome alle donne-schermo, identificate ora con l’una ora con l’altra delle figure femminili indicate mediante senhal nel corpus delle rime dantesche (Violetta, Fioretta, Pargoletta, Lisetta; più tardi la donna Pietra); è probabile il suggerimento dovuto a Gorni di ricavare il nome della prima donna-schermo dal nome composto bella difesa del c. 12, che diverrebbe con gusto gallicizzante Bella Difesa. ←
The ‘narrative’ events of the second chapter particularly underscore that «the Vita Nuova is, in essence, the story of Dante’s lyric poetry traced back to historical occasions and inspirational myths that grant those occasions full meaning» (Gorni). Indeed, like those in subsequent chapters with their accompanying verses, these events draw from the courtly tradition and reveal their inadequacy and inefficacy in the face of Beatrice’s miracle. Once inserted into this conventional framework, Beatrice denies Dante her greeting, compelling him to seek a new style. The period of the first screen-lady (the second appears in VN 5) is tied to the ‘old’ transalpine lyric tradition and the modes of Guittone d’Arezzo (c. 1230-1294), a recognized master imitated by Dante’s generation. The Provençal tradition resurfaces in situations linked to the screen-lady convention—a form of honest dissimulation concealing love threatened by lauzengiers (envious slanderers)—as well as in adopted poetic genres (the sirventese, planh) and verse lexicon rich in Provençalisms. Guittonian reminiscences are more evident in metrical choices like the double sonnet. Through the Vita Nova, Dante retrospectively frames his artistic experience within a prophetic vision taking shape: this process, later redeployed throughout his oeuvre, aims to revisit earlier phases—now perceived as superseded—to definitively discard them in pursuit of a poetic language worthy of miraculous subject matter. This does not prevent him from recycling here, with some strain, early apprentice verses originally written for other feminine figures but presented as part of the cycle for the most noble lady. Notably, O you who travel along Love’s pathway contains a contradiction between the grief displayed in the incipit and the apparent joy described in the closing lines. As for the encoded core of verses 7-12—the only section Dante claims truly concerns Beatrice (cc. 13 and 18)—its generic quality instead betrays «the author’s pervasive mystification» (Gorni). Efforts to name the screen-ladies, identified variably with feminine figures denoted by senhal in Dante’s lyric corpus (Violetta, Fioretta, Pargoletta, Lisetta; later the Stone Lady), have proven ingenious yet futile. Gorni’s suggestion to derive the first screen-lady’s name from the compound bella difesa in c. 12—rendered with Gallicizing flair as Bella Difesa—remains plausible. ←
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Partita la prima donna-schermo, Dante compone due sonetti in morte di un’amica di Beatrice, richiamata in modo criptico (Piangete, amanti, poi che piange Amore; Morte villana, di Pietà nemica).
After the first screen-lady’s departure, Dante composes two sonnets mourning a friend of Beatrice, cryptically referenced (Weep, lovers, since Love himself weeps; Villainous Death, Enemy of Piety).
La Morte compare per la prima volta e colpisce una compagna di Beatrice, offrendo così a Dante l’occasione di due componimenti di cordoglio secondo modalità che saranno ripetute, separate da nove paragrafi, per la morte del padre di Beatrice: una situazione che coinvolge due figure prossime a lei e anticipa quasi, come mise en abyme, il futuro compianto per la morte e trasfigurazione della gentilissima. I sonetti si rifanno alla casistica ricorrente, come esempi di un gusto ‘arcaico’ per allargare la rassegna dei generi poetici tradizionali frequentati da Dante: il primo con il tema del ‘corrotto’ e il secondo, più elaborato, connesso all’improperium contro la Morte e screziato di suggestioni siciliane (la canzone di Giacomino Pugliese, Morte, perché m’hai fatta sì gran guerra) e guittoniane (per il metro e per l’amplificatio, che con l’apostrofe è la figura retorica più ricorrente del componimento). ←
Death appears for the first time, striking a companion of Beatrice, thus giving Dante occasion for two mourning poems following patterns repeated nine chapters later for Beatrice’s father’s death. This situation involving two figures close to her almost prefigures, as a mise en abyme, the future lament for the death and transfiguration of the most noble lady. The sonnets adhere to recurring models, exemplifying an ‘archaic’ taste for expanding the repertoire of traditional poetic genres practiced by Dante. The first employs the ‘corrupted’ theme, while the second, more elaborate, connects to the improperium against Death, tinged with Sicilian influences (Giacomino Pugliese’s canzone, Death, why have you waged such great war against me) and Guittonian traits (in meter and amplificatio, with apostrophe as the dominant rhetorical figure). ←
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Prima «ymaginatione»: Amore appare in abito di pellegrino e invita Dante a procurarsi un nuovo simulato amore (Cavalcando l’altrier per un camino).
First «imagination»: Love appears as a pilgrim and urges Dante to feign new love (Riding One Recent Day Along a Road).
Continua la finzione suggerita da Amore «secondo lo consiglio della Ragione» con una seconda donna-schermo, le cui avvisaglie sono presentate in un sonetto ispirato ad altro genere cortese, quello della pastorella (che nella veste originaria presenta un incontro fra cavaliere e pastorella, con scopo seduttivo, in forma dialogica), e si inserisce, accanto al motivo tipico del cuore che staziona presso la donna, la novità del suo trasporto ad altro amore. L’adattamento dantesco, da mettere in parallelo con le analoghe riprese cavalcantiane (Picone 1979), presenta una situazione che nei modi, nel ritmo e nell’attenzione all’aspetto e alle vesti richiama «irresistibilmente la sceneggiatura dei dialoghi del Fiore» (De Robertis), ma da quello si allontana nella tonalità, ora cupa, suggerita dall’atmosfera carica di sospiri di questa prima fantasticheria che presenta Amore degradato da «segnore» (VN 1. 14) a «peregrino», con conseguente uso del volgare contro il latino della prima sua apparizione. Le successive ymaginationi a VN 14, 15 e 28. ←
The fiction advised by Love «in accordance with Reason’s counsel» continues with a second screen-lady, foreshadowed in a sonnet inspired by another courtly genre—the pastourelle (originally depicting a knight’s encounter with a shepherdess in dialogic seduction)—and introduces, alongside the typical motif of the heart dwelling with the lady, the novelty of its transfer to another love. Dante’s adaptation, comparable to Cavalcanti’s analogous reworkings (Picone 1979), evokes «irresistibly the scenography of the Fiore’s dialogues» (De Robertis) in its mannerisms, rhythm, and attention to attire. Yet it diverges in tone, now somber, suggested by the sigh-laden atmosphere of this first reverie where Love is degraded from «lord» (VN 1.14) to «pilgrim,» with a consequent shift from Latin to vernacular in his speech. Subsequent imaginationi appear in VN 14, 15, and 28. ←
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Invenzione della seconda donna-schermo compromessa da maldicenze che causano la negazione del saluto di Beatrice e descrizioni dell’effetto salvifico di tale saluto ora negato. Seconda visione in sogno (Amore invita Dante a scrivere versi per Beatrice senza rivolgersi direttamente a lei, ma capaci di chiarirle l’equivoco, usando Amore come intermediario) e attuazione del suggerimento (Ballata, i’ vo’ che tu ritrovi Amore).
The invention of the second screen-lady is compromised by slander causing Beatrice’s denial of her greeting, alongside descriptions of the salvific effect of that now-withheld greeting. Second dream vision (Love bids Dante to write verses for Beatrice without addressing her directly, using Love as intermediary to clarify the misunderstanding) and implementation of this suggestion (Ballad, I Bid You Seek Out Love).
La prima digressione delle tre presenti nella Vita Nova (le altre due a VN 10. 2-11 e 16) introduce di scorcio un approfondimento sugli effetti del saluto di Beatrice, prima della più ampia trattazione in VN 12 e 17 (Negli occhi porta la mia donna Amore e Tanto gentile e tanto onesta pare): possiedono una intensità intollerabile, descritta mediante situazioni e termini di ascendenza mistica, eccesso di beatitudine fino allo svenimento di Dante (excessus mentis?). L’ora della seconda visione, la stessa della morte di Cristo, e l’abito candido da Angelo della Resurrezione indossato da Amore paiono preludere a una rinascita poetica, dopo le rime di maniera e crittate dei paragrafi precedenti: infatti Amore, presentatosi sospiroso e lagrimante, probabile segno di un futuro lutto, e terminate le dichiarazioni in latino che decretano la fine del periodo poetico precedente (le finzioni cortesi, lo squilibrio del poeta rispetto alla posizione equidistante di Amore), suggerisce a Dante un espediente (rivolgersi alla ballata, invitandola a usare Amore come intermediario per raggiungere direttamente Beatrice) che rinnova l’artificio dello schermo, ma applicato alla poesia stessa dell’autore, non più a figure femminili. È Amore insomma a dettare il disegno della ballata, pur sagomata sul provenzale escondig (difesa da accuse calunniose), dandole carattere di oggettività e validità: un primo passo verso le rime della loda. Ma si tratta di un rimedio temporaneo, visto che è proposto dopo la oscura precisazione «Ego tanquam centrum circuli …»: se la frase latina significa che Dante non si comporta come se Amore fosse il centro del cerchio (figura della perfezione), allora Dante non è ancora del tutto pronto a parlare di Amore in modo adeguato ed esserne appagato. La conclusiva occupatio, che anticipa obiezioni tecniche forse di poeti di ‘scuola’ avversa, è avvertita come rilevante non per l’istituto retorico contestato, la diffusissima prosopopea (basti pensare ai congedi di canzone e ballata, per esempio a Cavalcanti Perch’i’ no spero di tornar giammai), ma perché tocca la sostanza stessa del fare poesia, come chiarirà il più impegnato paragrafo 16. ←
The first of three digressions in the Vita Nuova (the others appearing at VN 10.2-11 and 16) obliquely introduces a deeper examination of the effects of Beatrice’s greeting, preceding the more extensive treatment in VN 12 and 17 (Negli occhi porta la mia donna Amore and Tanto gentile e tanto onesta pare). These effects possess an unbearable intensity, described through situations and terminology of mystical lineage — an excess of beatitude leading to Dante’s fainting (excessus mentis?). The hour of the second vision, coinciding with Christ’s time of death, and Love’s white garments resembling an Angel of the Resurrection, seem to foreshadow a poetic rebirth after the mannered and cryptic verses of preceding chapters. Indeed, Love — appearing sighing and tearful (a probable sign of future mourning) — concludes his Latin declarations, which decree the end of the earlier poetic phase (courtly pretenses, the poet’s imbalance relative to Love’s equidistant position), by advising Dante to employ a device (directing the ballad to use Love as an intermediary for addressing Beatrice) that renews the screen artifice but applies it to the author’s poetry itself rather than to female figures. Love thus dictates the ballad’s design, modeled on the Provençal escondig (defense against false accusations), granting it objectivity and validity: a first step toward the poetry of praise. Yet this remains a temporary remedy, proposed after the obscure clarification «Ego tanquam centrum circuli…»: if the Latin phrase signifies that Dante does not behave as though Love were the circle’s center (a figure of perfection), he remains unprepared to speak of Love adequately or find fulfillment in it. The concluding occupatio, anticipating technical objections from rival ‘school’ poets, emphasizes not the contested rhetorical device (the ubiquitous prosopopoeia, evident in envoy traditions like Cavalcanti’s Perch’i’ no spero di tornar giammai) but the very essence of poetic creation, as clarified in the more consequential Chapter 16. ←
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Battaglia di pensieri sul valore di Amore e conseguente sofferenza di Dante (Tutti li miei pensier’ parlan d’Amore).
Conflict of Thoughts on Love’s Nature and Dante’s Resulting Suffering (Tutti li miei pensier’ parlan d’Amore).
I quattro pensieri che tolgono il sonno a Dante traducono in azione la crisi poetica in atto, rinviando a quattro diverse concezioni amorose e alle corrispettive possibili poetiche (Picone), formulate in antitesi reciproca, secondo la struttura della quaestio, quasi una interiore tenzone d’amore in miniatura, genere diffuso nella poesia delle origini: Amore buono o non buono, Amore dolce o amaro. All’incipit provenzaleggiante segue una rassegna sul valore attribuito ad Amore secondo concezioni presenti in vari poeti, d’Oltralpe e volgari: la prima positiva condensa il principio fondante dell’amore cortese, la seconda negativa si connette a Jean de Meung e Guittone d’Arezzo, la terza rinvia alla dolcezza di Guinizzelli, la quarta si collega alla concezione dolorosa di Cavalcanti, che prevale temporaneamente nei successivi paragrafi 7-9. ←
The four thoughts depriving Dante of sleep translate into action the ongoing poetic crisis, reflecting four distinct conceptions of love and their corresponding poetics (Picone), formulated in mutual antithesis through the structure of a quaestio — akin to an interior miniature tenzone, a genre prevalent in early lyric: Is Love good or not? Sweet or bitter? A Provençal-inspired opening gives way to a survey of Love’s valuation across transalpine and vernacular poets: the first, positive conception condenses courtly love’s foundational principle; the second, negative one aligns with Jean de Meung and Guittone d’Arezzo; the third evokes Guinizzelli’s sweetness; the fourth connects to Cavalcanti’s dolorous vision, which temporarily prevails in the subsequent Chapters 7-9. ←
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Episodio del gabbo: la visione di Beatrice a un pranzo di nozze provoca un malore di Dante che viene deriso dalla gentilissima insieme alle donne presenti. Per indurre compassione in lei Dante scrive un sonetto (Con l’altre donne mia vista gabbate).
The Episode of Mockery: Beatrice’s appearance at a wedding feast causes Dante’s swooning, ridiculed by the gentilissima and other women present. To elicit her compassion, Dante composes a sonnet (Con l’altre donne mia vista gabbate).
Il concentrarsi degli influssi cavalcantiani, tematici e verbali (visione e tremore), si realizza in una terna (paragrafi 7-9, riconosciuta come tale a VN 10. 1) e in posizione immediatamente precedente Donne ch’avete, canzone della svolta, della novità, dell’affrancamento concettuale e poetico di Dante. Tale scelta logistica dichiara una convergenza su alcuni punti del fare poetico (come anche pare indicare il conclusivo disdegno verso la sordità di alcuni poeti tiepidi fedeli d’Amore), che, invece di sfociare nella compatibilità ideologica (Amore involutivo), diventa occasione di rottura; per Dante Amore avrà valore positivo, pago di sé, e poi diventerà, con l’evoluzione intellettuale testimoniata dalle opere successive, momento conoscitivo. È il punto estremo di tensione della materia amorosa: c’è omaggio ma insieme distacco e superamento, secondo un procedimento tipico di Dante. La situazione scenica è ricalcata sul provenzale gab (qui vale ‘derisione’), una situazione che nella poetica cortese segna un momento di crisi e di passaggio nei rapporti fra il poeta e la donna; ma al motivo tradizionale del servizio amoroso, cui Dante si presta per compiacere un amico, egli aggiunge una suggestione sacrale (l’ultima cena, le nozze di Cana) e pone al centro del sonetto non il gabbo stesso, ma l’ingiustizia del gabbo, che gli apre la via verso il successivo perfezionamento. ←
The concentration of Cavalcantian influences — both thematic and lexical (vision and trembling) — materializes in a triad (paragraphs 7-9, recognized as such in VN 10.1) positioned immediately before Donne ch’avete, the canzone marking Dante’s poetic and conceptual turning point toward novelty and liberation. This structural choice reveals a convergence on certain aspects of poetic practice (as also hinted by the concluding disdain toward the deafness of lukewarm poets loyal to Love), which, instead of leading to ideological compatibility (Regressive Love), becomes an occasion for rupture. For Dante, Love will assume positive value, self-sufficient, and later evolve — as evidenced in his subsequent works — into a moment of cognitive revelation. This represents the extreme tension of amatory matter: homage coexists with detachment and transcendence, a process characteristic of Dante’s method. The scenic situation echoes the Provençal gab (here meaning ‘mockery’), a motif in courtly poetics signaling crisis and transition in poet-lady relations. Yet to the traditional theme of amorous service — which Dante performs to please a friend — he adds a sacral dimension (the Last Supper, the Wedding at Cana), centering the sonnet not on the mockery itself but on its injustice, thereby paving the way for subsequent refinement. ←
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Confronto di pensieri per l’incertezza se tornare a vedere Beatrice o non vederla più e composizione di un sonetto (Ciò che m’incontra, nella mente more).
Conflict of thoughts regarding the uncertainty of whether to return to see Beatrice or never see her again, culminating in the composition of a sonnet (Ciò che m’incontra, nella mente more).
Dalla battaglia di «quattro pensamenti» di VN 6 si passa a due pensieri, che nella prosa usano il discorso diretto, come ammesso dalle retoriche e praticato in poesia da Cavalcanti, le cui suggestioni, situazionali e verbali, evidenziano certo un’adesione al suo linguaggio figurativo, con un importante ricordo guinizzelliano di amor doloroso, ma insieme denotano un momento di stallo poetico. ←
From the battle of "four thoughts" in VN 6, the prose shifts to two thoughts expressed through direct discourse — a technique sanctioned by rhetorical tradition and practiced in poetry by Cavalcanti. While Cavalcanti’s situational and verbal influences highlight an adherence to his figurative language (with a notable Guinizzellian echo of dolorous love), they simultaneously denote a moment of poetic stagnation. ←
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Altre dichiarazioni di Dante sul proprio stato di sofferenza poi narrate in un sonetto (Spesse fïate vegnonmi alla mente).
Further declarations by Dante on his state of suffering, later narrated in a sonnet (Spesse fïate vegnonmi alla mente).
Costituisce l’apice della terna cavalcantiana, con l’ulteriore precisazione di quattro condizioni patite, in un crescendo di sofferenza e sconfitta per gli assalti d’Amore e per la devastante vista di Beatrice che sfocia in una situazione senza via di scampo, quasi un circolo perverso interrotto sull’orlo di un’imminente morte di Dante, significativamente posta in chiusura della prima sequenza novenaria della Vita Nova, subito prima dell’invenzione del nuovo stile. Si chiude così una stagione della lirica dantesca per Beatrice, la cui punta più tragica è però, e di necessità, rimasta fuori dal libello: l’esclamazione «Per quella moro c’ha nome Beatrice» in Lo doloroso amor che mi conduce (Rime 68) 14. ←
This marks the apex of the Cavalcantian triad, with an elaboration of four endured conditions in a crescendo of suffering and defeat — from Love’s assaults to Beatrice’s devastating gaze — culminating in an inescapable impasse, a vicious circle interrupted on the brink of Dante’s imminent death. Significantly placed at the close of the Vita Nova’s first novenary sequence, just before the invention of the new style, it concludes a phase of Dante’s lyric poetry for Beatrice. Yet its most tragic apex necessarily remains excluded from the libello: the exclamation «Per quella moro c’ha nome Beatrice» in Lo doloroso amor che mi conduce (Poems 68) line 14. ←
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Dante passa a una nuova materia occasionata da un dialogo con alcune donne che gli chiedono quale sia lo scopo del suo amore, per lui impossibile da sostenere: venuto meno il saluto della donna, Dante troverà la propria beatitudine nelle parole che lodano la donna e nasce lo stile della loda, manifestatosi spontaneamente (Donne ch’avete intellecto d’amore).
Dante transitions to new subject matter prompted by a dialogue with women inquiring about the purpose of his unsustainable love: deprived of his lady’s greeting, he finds beatitude in words praising her, giving rise to the spontaneous emergence of the style of praise (Donne ch’avete intellecto d’amore).
La seconda novena della prima parte (in vita di Beatrice) include i paragrafi dal 10 al 18 e si apre sulla invenzione della nuova materia più nobile della precedente: l’amore gratuito, la beatitudine ottenuta mediante le sole parole di lode. Si tratta di un’autentica rinascita poetica, se poniamo attenzione alle ultime immagini in versi conclusive della prima novena, tutte implicate con lo stile e l’ideologia cavalcantiani che raffiguravano l’impasse del soggetto lirico, la sua morte simbolica. I nuovi interlocutori sono ancora le donne, che, prima col gab, ora con l’inchiesta sul senso dell’amore dantesco dissolvono ogni presupposto del vecchio amor cortese e dell’amor doloroso senza sbocchi. Il valore di riferimento non è più la donna, bensì la poesia che loda la donna come attività assoluta, gratuita; dalla passata poesia-comunicazione alla attuale poesia-celebrazione (formule di Gorni) che sgorga col soffio divino della grazia («lingua parlò come per se stessa mossa»), dopo un’attesa quasi rituale che segna il necessario distacco dall’esperienza anteriore. La beatitudine consisteva, nella prima novena, nel saluto di Beatrice (VN 5. 2), ora consiste nelle «parole che lodano la donna mia» (c. 8), per diretta suggestione di Amore: l’amore gratuito coincide con le parole che lo esprimono, dunque con la poesia. Equivale ad affermare la pienezza, l’autonomia e anche l’autoreferenzialità della scrittura poetica: la poesia è premio a se stessa, mezzo e insieme fine, sulla scorta della cultura classica (Cicerone nel De amicitia, fonte richiamata in Cv. 2, 12, 2 [2, 12, 3]), della caritas cristiana e dell’autorità patristica (Agostino). Dante inizia qui la sua ricerca sul tema dell’ineffabilità, avvolta in un’aura di misticismo e di visitazione del verbo poetico, che unisce letizia e ispirazione celeste, come in Francesco d’Assisi (Tommaso da Celano, Vita secunda); e la soluzione attuata è assai prudente perché improntata ad approssimazione per difetto, in deroga temporanea al canone della convenientia: di Beatrice-poesia, in sé dotata della parola salvifica (vv. 41-42), egli parlerà «leggieramente», presentandone una sorta di «umbrifero prefazio». Dante continuerà a sottolineare sia all’interno della Vita Nova, riservandole inoltre la divisione più articolata, sia nell’intera sua opera successiva, la rilevanza programmatica e ideologica di Donne ch’avete intellecto d’amore tanto sotto il profilo formale (VE 2, 8, 8 e 2, 12, 3 come esempio di canzone solenne di soli endecasillabi, con stanze di due soli piedi identici e sirma bipartita collegata da rima-chiave) quanto per aver inaugurato «le nove rime», come dichiara il rimatore Bonagiunta Orbicciani a Pg. 24, 49-51; e su questa canzone si strutturerà la controrisposta di Cavalcanti Donna me prega (sulla questione cfr. Postfazione). Fra le testimonianze ulteriori dell’avvertita centralità della canzone merita menzione la risposta per le rime (peraltro non prevista) da parte delle destinatarie scritta dal cosiddetto Amico di Dante (forse Lippo Pasci de’ Bardi) Ben aggia l’amoroso e gentil core. Dante dispiega al massimo le sue capacità allusive ed espressive, attuando un’interazione di modelli tradizionali, provenzali (come l’iperbole del valore beatificante della donna, la nobilitazione del villano per la presenza salutifera) e siciliani (Amore dipinto nello sguardo di lei), e il confronto coi due capiscuola Guinizzelli (soprattutto il sonetto Io vogli’ del ver la mia donna laudare e, in parte, la canzone Al cor gentil rempaira sempre amore, richiamata a VN 11. 3) e Cavalcanti (gli spiriti mediante gli occhi). Anche la strutturazione contenutistica della canzone rispetta le normative retoriche (exordium, st. 1 con indicazione delle novità; st. 2-4 narratio, divisa fra l’attesa di Beatrice in cielo e l’elenco delle sue virtù; st. 5, conclusio; Morini) ed è ripartita nei tre luoghi canonici cielo e inferno (st. 2), terra (st. 3-4).
The second novena of the first part (during Beatrice’s lifetime) encompasses paragraphs 10 to 18 and opens with the invention of new poetic matter nobler than the prior: gratuitous love, the beatitude attained through words of praise alone. This constitutes an authentic poetic rebirth, particularly when considering the final verse images concluding the first novena, all entangled with Cavalcantian style and ideology depicting the lyrical subject’s impasse and symbolic death. The new interlocutors remain women, who—first through mockery, now through inquiry into the meaning of Dante’s love—dissolve every premise of old courtly love and sorrowful, stagnant love. The referential value shifts from the woman herself to the poetry that praises her as an absolute, gratuitous act: from past poetry-as-communication to present poetry-as-celebration (Gorni’s formulations), flowing with the divine breath of grace ("my tongue spoke as though moved of its own accord") after a quasi-ritual waiting period marking necessary detachment from prior experience. Beatitude in the first novena lay in Beatrice’s greeting (VN 5. 2); now it resides in "the words that praise my lady" (ch. 8), by direct inspiration of Love: gratuitous love coincides with the words expressing it, hence with poetry itself. This asserts the fullness, autonomy, and even self-referentiality of poetic writing: poetry is its own reward, both means and end, drawing from classical culture (Cicero’s De Amicitia, cited in Conv. 2, 12, 2 [2, 12, 3]), Christian caritas, and patristic authority (Augustine). Here Dante initiates his exploration of ineffability, shrouded in an aura of mysticism and visitation by the poetic word, uniting joy and celestial inspiration, as in Francis of Assisi (Thomas of Celano’s Vita secunda). His solution remains prudently approximate, temporarily suspending the canon of convenientia: of Beatrice-as-poetry, inherently endowed with salvific words (vv. 41-42), he will speak "lightly," offering a kind of "shadowed preface." Dante continues to emphasize—both within the Vita Nuova (granting it the most elaborate divisione) and throughout his subsequent works—the programmatic and ideological significance of Ladies Who Have Understanding of Love, formally (as in VE 2, 8, 8 and 2, 12, 3, exemplifying a solemn canzone of pure hendecasyllables with two identical piedi and a bipartite sirma linked by key rhymes) and as the inauguration of "the new rhymes," acknowledged by Bonagiunta Orbicciani at Pg. 24, 49-51. Cavalcanti’s Donna me prega structures its counter-response around this canzone (see Postfazione). Among further testimonies to the canzone’s centrality is the rhyme-reply (though unintended) by Dante’s so-called Friend (likely Lippo Pasci de’ Bardi), Hail the Loving and Noble Heart. Dante deploys his allusive and expressive capacities to the fullest, weaving together Provençal models (the hyperbole of the lady’s beatifying value, the ennobling of peasants by her salutary presence) and Sicilian ones (Love depicted in her gaze), while engaging the schools of Guinizzelli (notably the sonnet Io vogli’ del ver la mia donna laudare and the canzone Love Always Returns to the Noble Heart, echoed in VN 11. 3) and Cavalcanti (spirits conveyed through eyes). The canzone’s content structure adheres to rhetorical norms (exordium, st. 1 announcing novelty; st. 2-4 as narratio, divided between Beatrice’s celestial anticipation and her virtues; st. 5 as conclusio; Morini), partitioned into the three canonical realms: heaven and hell (st. 2), earth (st. 3-4).
Il secondo gruppo di nove capitoli contiene due «ymaginationi» (parr. 14 e 15) e, al pari dei primi nove paragrafi, dieci componimenti poetici distribuiti fra sette sonetti (11-13; 15-17) e tre canzoni (10, 14 e 18, la prima e l’ultima distanziate dalla centrale mediante un intervallo di tre paragrafi); è aperto e chiuso da una canzone, la forma ritenuta eccellente in sommo grado secondo la più tarda teorizzazione del De vulgari eloquentia (2, 3): indizio di solennità dell’assunto, cui corrisponde un’incremento del linguaggio scritturale, segnatamente quello delle vocazioni divine alla profezia, e in particolare a quella di Geremia (Gorni 1981, 143-86). ←
The second group of nine chapters contains two "imaginings" (pars. 14 and 15) and, like the first nine paragraphs, ten poetic compositions distributed among seven sonnets (11-13; 15-17) and three canzoni (10, 14, and 18, with the first and last distanced from the central one by an interval of three paragraphs). It opens and closes with a canzone, the form deemed most excellent according to the later theorization in De vulgari eloquentia (2, 3)—a mark of the solemnity of its purpose, matched by an increase in scriptural language, particularly that of divine calls to prophecy, especially Jeremiah’s (Gorni 1981, 143-86). ←
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In risposta alla richiesta di un amico Dante spiega con un sonetto la natura d’Amore (Amore e ’l cor gentil sono una cosa).
In response to a friend’s request, Dante explains the nature of Love through a sonnet (Amore e ’l cor gentil sono una cosa [Love and the noble heart are one]).
Viene ripreso l’argomento tipico della questio, la natura d’Amore, e riesaminato dopo la canzone manifesto del paragrafo precedente: oltre all’accentuarsi di tecnicismi filosofico scolastici, dichiarati nella divisione (con netta separazione formale: la fronte del sonetto riservata ad Amore in potenza, vv. 1-8, la sirma ad Amore in atto, vv. 9-14), Dante fonda il suo concetto su una auctoritas, il pilastro del pensiero medievale, «il saggio», identificabile certo con il caposcuola poetico Guinizzelli, o forse con una sintesi fra questi e Virgilio (Villa 1998), e sostiene la reciprocità degli effetti amorosi da donna a uomo e viceversa. Il tutto forse non senza una allusiva, possibile presa di distanza dall’irrazionalismo amoroso di Cavalcanti. ←
The typical subject of quaestio—the nature of Love—is revisited and reexamined after the manifesto-canzone of the preceding paragraph. Alongside heightened scholastic-philosophical technicalities (explicit in the division, with a clear formal separation: the sonnet’s octave devoted to Love in potential, vv. 1-8, and the sestet to Love in act, vv. 9-14), Dante grounds his concept in an auctoritas, a pillar of medieval thought: "the sage," likely identifiable with the poetic master Guinizzelli or perhaps a synthesis of him and Virgil (Villa 1998). He asserts the reciprocity of love’s effects between woman and man, possibly with an allusive distancing from Cavalcanti’s irrationalist conception of love. ←
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Effetti miracolosi di Beatrice, capace di risvegliare Amore anche dove non è in potenza (Negli occhi porta la mia donna Amore).
Miraculous effects of Beatrice, who awakens Love even where it lacks potential (Negli occhi porta la mia donna Amore [Love resides in my lady's eyes]).
Dante prosegue la specializzazione della nuova materia, in continuità col paragrafo precedente, del quale mantiene il lessico filosofico, e accentua il confronto (se non l’opposizione) con il Cavalcanti di Chi è questa che vèn, ch’ogn’om la mira mediante la ripresa nel proprio sonetto di quattro parole tematiche in rima (mira, gira, sospira, ira) (Colombo). Il testo cavalcantiano, riecheggiato ancora nei sonetti Tanto gentile e Vede perfectamente (VN 17), proclama l’inconoscibilità e l’ineffabilità della donna, «in termini senz’altro di teologia negativa» (De Robertis, commento a Cavalcanti); per Dante invece il mistero si risolve, tutto sommato, in termini gaudiosi, visto l’effetto positivo di Beatrice sugli astanti e su lui stesso, meritevole di lode riflessa, sicché la conclusiva ineffabilità della donna, già sfiorata in apertura di Donne ch’avete, non viene avvertita come una limitazione mutilante. ←
Dante continues to specialize the new thematic material, maintaining continuity with the preceding paragraph’s philosophical lexicon while intensifying the comparison (if not opposition) to Cavalcanti’s Chi è questa che vèn, ch’ogn’om la mira (Who is she who comes, that all gaze upon her). This is achieved through the reuse of four thematic rhyme-words (mira, gira, sospira, ira) in his own sonnet (Colombo). Cavalcanti’s text, echoed again in the sonnets Tanto gentile (So noble) and Vede perfectemente (She perfectly beholds all salvation) (VN 17), proclaims the unknowability and ineffability of the lady "in terms unmistakably of negative theology" (De Robertis, commentary on Cavalcanti). For Dante, however, the mystery ultimately resolves in joyous terms, given Beatrice’s positive effect on bystanders and himself—worthy of reflected praise—so the concluding ineffability of the lady, already hinted at in the opening of Donne ch’avete (Ladies who have understanding of love), is not perceived as a mutilating limitation. ←
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Morte del padre di Beatrice e dolore di lei appreso da alcune donne, espresso in due sonetti («Voi che portate la sembianza umile; «Se’ tu colui ch’ài tractato sovente).
The death of Beatrice’s father and her grief, learned from certain ladies, expressed in two sonnets («Voi che portate la sembianza umile [You who bear a humble semblance]; «Se’ tu colui ch’ài tractato sovente [Are you the one who has often spoken]).
Il dittico di pianto, che replica quello di VN 3 in morte di un’amica di Beatrice, si confronta ora con la nuova maniera, col conseguente coinvolgimento delle donne gentili: necessaria riscrittura il cui grado di pathos aumenta mediante l’applicazione al legame padre-figlia, sottolineato secondo i modi del sillogismo e, per Gorni, prossimo alla trattatistica mariana che esalta l’intensità affettiva della Mater Dolorosa. Dante modella i due sonetti sulle forme dialogiche del metro, tradizionalmente riservate alle tenzoni dottrinarie e ai contrasti tra amante e madonna (De Robertis). ←
This diptych of lament, mirroring VN 3’s mourning for a friend of Beatrice, now engages the new manner through the involvement of noble ladies: a necessary rewriting whose pathos intensifies by applying to the father-daughter bond, emphasized through syllogistic reasoning and, for Gorni, akin to Marian treatises exalting the affective intensity of the Sorrowful Mother. Dante models the two sonnets on the dialogic forms of the meter, traditionally reserved for doctrinal debates and contrasts between lover and lady (De Robertis). ←
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Grave malattia di Dante e seconda «ymaginatione», nella quale apprende la morte di Beatrice e invoca la Morte, poi narrata alle donne che l’hanno assistito (Donna pietosa e di novella etate).
Dante’s grave illness and second "imagining," in which he learns of Beatrice’s death and invokes Death, later narrated to the women who tended him (Donna pietosa e di novella etate [Compassionate Lady of Tender Years]).
La prova generale in sogno della morte di Beatrice, frutto di un delirio febbrile nel nono e ultimo giorno di una malattia, realizza quanto prefigurano le morti dell’amica e del padre di Beatrice, in una sorta di progressivo accerchiamento. Per la prima volta nel libello la parola Morte diventa parola rima e compare, coi suoi derivati, in ogni strofa della canzone, cui spetta un rilievo singolare sia per estensione (è la più lunga) sia per collocazione, posta com’è al centro dell’opera, quasi fulcro, preceduta e seguita da quindici componimenti poetici (sarà addotta come esemplificazione metrica a VE 2, 11, 8). L’atmosfera del paragrafo è carica di eventi sacrali che generano terrore e pietà: la sofferenza di Dante anteriore alle visioni ricorda quella dei santi (come la certificazione di s. Francesco; Colombo); i segni premonitori sono gli stessi della morte di Cristo; l’ascesa dell’anima di Beatrice al cielo, in forma di «nebuletta bianchissima», con corteo di angeli, risente sia dell’analogo corteggio per la nascita di Cristo e, per l’Osanna, del suo ingresso in Gerusalemme, della sua ascensione, sia dell’Assunzione della Vergine. Tutto indica la trasfigurazione di Beatrice terrena in Beatrice celeste. Come per Donne ch’avete, che è il polo positivo delle nove rime, così qui nella fantasia funebre l’unico pubblico ammesso è quello femminile. La prosa segue l’ordo naturalis degli eventi narrati, mentre i versi adottano l’ordo artificialis, con effetto di chiasmo fra le rispettive sequenze narrative. ←
The dream-rehearsal of Beatrice’s death—born from feverish delirium on the ninth and final day of an illness—realizes what was foreshadowed by the deaths of her friend and father, in a kind of progressive encircling. For the first time in the libello, the word Death becomes a rhyme-word and appears, with its derivatives, in every stanza of the canzone, which holds singular prominence both for its length (the longest) and placement at the work’s center, as its fulcrum, preceded and followed by fifteen poetic compositions (it will be cited as a metrical exemplar in VE 2, 11, 8). The paragraph’s atmosphere is charged with sacral events evoking terror and pity: Dante’s pre-vision suffering recalls that of saints (e.g., St. Francis’s certification; Colombo); the omens mirror those of Christ’s death; Beatrice’s soul ascending to heaven as a "pure white cloud" (nebuletta bianchissima), escorted by angels, draws from Christ’s celestial entourage (His entry into Jerusalem, Ascension) and the Virgin’s Assumption. All signs point to the transfiguration of earthly Beatrice into celestial Beatrice. As with Donne ch’avete—the positive pole of the new rhymes—so here in the funeral fantasy, the only permitted audience is female. The prose follows the natural order (ordo naturalis) of narrated events, while the verses adopt an artificial order (ordo artificialis), creating a chiasmic effect between the narrative sequences. ←
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Terza «ymaginatione»: sollecitato da Amore, Dante, lieto, vede apparire Giovanna, donna del primo amico denominata anche Primavera, che precede Beatrice, con funzione analoga a quella di Giovanni rispetto a Cristo; compone allora un sonetto per l’amico (Io mi senti’ svegliar dentro allo core).
Third "imagining": Prompted by Love, Dante joyfully sees the apparition of Giovanna, the first friend’s lady also called Primavera (Spring), who precedes Beatrice in a role analogous to John the Baptist’s relation to Christ; he then composes a sonnet for his friend (Io mi senti’ svegliar dentro allo core [I felt awakened deep within my heart]).
Per intervento diretto di Amore, Dante corregge l’opinione, che presume condivisa anche da Cavalcanti, secondo la quale il senhal Primavera assegnato a Giovanna si riferisce alla bellezza: altro non è che preannuncio di Beatrice, così come Amore aveva suggerito a Cavalcanti stesso. Dietro la sostanziale interpretatio nominis, il paragrafo adombra l’equazione analogica «Primavera : Beatrice = Giovanni : Cristo» con l’estensione sottintesa « = Cavalcanti : Dante» e col passaggio ulteriore di equivalenza Beatrice-Amore. Di fatto Guido e la sua donna sono retrocessi a precursori ormai superati, un ‘prima’ che è diventato ‘dopo’: esaurita la loro funzione di battistrada vengono liquidati ma con il riconoscimento di aver reso possibile l’affermazione della vera poesia, quella appunto di Dante, la sola capace di intendere correttamente le parole di Amore. Il sonetto, diretto a e contro Cavalcanti, è in uno stile non alto come indicano elementi stilistici (prossimità all’esperienza scenica del Fiore; le forme monna e gli ipocorismi Vanna e Bice, presenti, escluso l’ultimo nome, in Guido, i’ vorrei), confermando la dichiarazione che si tratta di un testo di corrispondenza, del quale, se mai ci fu, si ignora la risposta. ←
Through Love’s direct intervention, Dante corrects the presumption — which he assumes Cavalcanti also shared — that the senhal Primavera assigned to Giovanna refers to her beauty: it is rather a prefiguration of Beatrice, just as Love had suggested to Cavalcanti himself. Beneath this substantial interpretatio nominis, the paragraph implies the analogical equation “Primavera : Beatrice = Giovanni : Christ,” with the unspoken extension “= Cavalcanti : Dante” and the further equivalence Beatrice-Love. In effect, Guido and his lady are demoted to obsolete precursors, a ‘before’ that has become an ‘after’: having exhausted their role as forerunners, they are dismissed, albeit with acknowledgment for enabling the emergence of true poetry — Dante’s own — the only one capable of correctly interpreting Love’s words. The sonnet, addressed to and against Cavalcanti, adopts a non-elevated style, as evidenced by stylistic elements (proximity to the theatricality of the Fiore; the forms monna and the hypocorisms Vanna and Bice, present — except for the latter name — in Guido, i’ vorrei), confirming the declaration that this is a correspondence poem, for which any potential response remains unknown. ←
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Precisazione teorica di poetica: le rime volgari ammesse sono solo di materia amorosa e ai rimatori volgari è concesso l’uso della figura retorica della personificazione, già presente nei poeti latini.
Theoretical clarification of poetics: only vernacular verses on amorous themes are permissible, and vernacular poets are granted the use of personification, a rhetorical figure already present in Latin poets.
Collocata strategicamente a metà dell’opera, la digressione, che compie l’intento dichiarato a VN 5. 24, ha lo scopo di legittimare non tanto l’uso del volgare per la poesia d’amore (insegnamento già presente nelle poetrie medievali che raccomandavano lo stile umile per trattare tale argomento, Alessio 1995) quanto l’infrazione stilistica dei rimatori volgari che introducono nello stile basso una figura retorica, la prosopopea, utilizzabile solo entro lo stile alto (cfr. la sua forza stilistica nell’esempio conclusivo del grado eccelso di costruzione in VE 2, 6, 5). Di fatto il paragrafo, costruito secondo un andamento dimostrativo di impronta filosofica, equipara la scrittura dei poeti volgari a quella dei poeti latini e inaugura il tipico atteggiamento di Dante che tende ad assegnare valore normativo e assoluto alla propria esperienza poetica, giustificandola mediante il confronto con la precedente tradizione classica e volgare. Va poi sottolineato come Dante si collochi al sesto posto dopo le cinque auctoritates Virgilio, Lucano, Orazio, Omero, Ovidio, così come farà con intenzione più incisiva a Inf. 4, 85-102. Il paragrafo contiene anche un accenno alla recente poesia volgare della Romània occidentale che anticipa in parte la più ampia trattazione linguistica di VE 1, 8: è questo il primo dei disegni storico-letterari danteschi in funzione di bilancio nei quali egli si riserva un ruolo di rilevanza decisiva. L’accordo con Cavalcanti su due posizioni, l’una su Amore come accidente in sostanza e l’altra riguardo ai poeti incapaci di spiegare l’impalcatura concettuale dei loro scritti, non deroga in nulla al primato dantesco dichiarato nel paragrafo precedente, è piuttosto un’intesa per una battaglia avanguardistica in comune. Inoltre il richiamo alla lezione dei classici non pare del tutto compatibile con la poesia di Cavalcanti (ma è settore non ancora compiutamente esplorato): solo si ricorderà la menzione, a VN 19. 10, di un rifiuto di Guido per l’uso del latino da parte di Dante nei testi a lui diretti. ←
Strategically positioned at the midpoint of the work, this digression — fulfilling the intention declared in VN 5.24 — aims to legitimize not so much the use of the vernacular for love poetry (a principle already established in medieval poetics, which recommended the humble style for such themes, Alessio 1995) as the stylistic transgression by vernacular poets who introduce into the low style a rhetorical figure, prosopopoeia, traditionally reserved for the high style (cf. its stylistic force in the concluding example of supreme construction at VE 2, 6, 5). Constructed through a demonstrative, quasi-philosophical framework, the paragraph equates vernacular poets with Latin poets and inaugurates Dante’s characteristic tendency to assign normative and absolute value to his own poetic experience, justifying it through comparison with classical and vernacular traditions. Notably, Dante positions himself sixth after the five auctoritates Virgil, Lucan, Horace, Homer, and Ovid — a ranking he would later reinforce with greater emphasis at Inf. 4, 85-102. The paragraph also alludes to recent vernacular poetry in Western Romania, partly anticipating the broader linguistic treatment in VE 1, 8: this marks the first of Dante’s historiographical-literary surveys, wherein he assigns himself decisive prominence. His alignment with Cavalcanti on two points — Love as an accident in substance and poets’ inability to explicate their works’ conceptual frameworks — does not detract from Dante’s primacy asserted earlier; rather, it signals a shared avant-garde battle. Moreover, the appeal to classical models appears partially incompatible with Cavalcanti’s poetry (a still understudied area), recalling only the mention at VN 19.10 of Guido’s rejection of Dante’s use of Latin in texts addressed to him. ←
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Effetti miracolosi del passaggio di Beatrice narrati secondo il nuovo «stile della loda»: comunica ai presenti una dolcezza ineffabile e provoca effetti nobilitanti indotti per sua virtù (Tanto gentile e tanto onesta pare; Vede perfectamente ogne salute).
Miraculous effects of Beatrice’s presence, narrated in the new “style of praise”: she communicates ineffable sweetness to onlookers and induces ennobling effects through her virtue (So noble and so honorable appears; Vede perfectamente ogne salute).
La letizia provata da Dante deriva dall’effetto miracoloso di Beatrice su tutti, segno della poetica non più ‘egoistica’ della loda; più scoperte si fanno le analogie della gentilissima con Cristo: l’accorrere delle folle, la conseguente suggestione collettiva impossibile da riferire, i vari pareri sulla natura di lei, indizi tutti di una presenza numinosa. Unico scriba capace è Dante che, ripreso lo stile della loda, manifesta in due sonetti zelo apostolico nel comunicare, pur con l’approssimazione del caso, anche a chi non è presente alla epifania di Beatrice, i miracolosi atti emanati da lei. La partecipazione dell’esperienza conoscitiva individuale di Dante all’intero genere umano e la trasposizione di onore e lode per merito di Beatrice ad altre donne rappresenta «un gradino necessario nell’universalizzazione dell’autobiografia dantesca e nella promozione ontologica di Beatrice» (Contini), realizzato in un dittico ricco di echi e suggestioni da Guinizzelli e da Cavalcanti. ←
Dante’s joy arises from Beatrice’s miraculous influence on all, signaling the non-“egoistic” poetics of praise. The analogies between the most noble and Christ grow more explicit: the gathering crowds, the collective awe beyond expression, and the varied speculations about her nature all suggest a numinous presence. Dante alone, resuming the style of praise, acts as scribe, manifesting apostolic zeal in two sonnets that communicate — albeit approximately — Beatrice’s miraculous acts even to those absent from her epiphany. The elevation of Dante’s individual experience to universal human knowledge and the transference of Beatrice’s honor and praise to other women represents “a necessary step in the universalization of Dante’s autobiography and the ontological promotion of Beatrice” (Contini), achieved through a diptych rich in echoes of Guinizzelli and Cavalcanti. ←
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Effetti miracolosi di Beatrice su Dante esposti in forma di canzone (Sì lungiamente m’à tenuto Amore).
Miraculous effects of Beatrice on Dante expressed in a canzone (For so long has Love held me).
Quando Dante decide di scrivere distesamente degli effetti di Beatrice su di lui, passando dalla dimensione oggettiva dei sonetti precedenti alla dimensione personale, dunque in deroga parziale allo stile della loda, avviene la morte di lei, come informa il paragrafo seguente. Segnalando l’avvertita incompiutezza delle rime riportate nel paragrafo precedente per l’assenza degli effetti di Beatrice su se stesso, Dante rivela come la storia della Vita Nova tenda a diventare sempre più la storia della sua poesia e come il riaffacciarsi del punto di vista personale significhi in sostanza un bisogno continuo di rinnovamento all’interno del conquistato stile (De Robertis). Nella stanza superstite si nota l’esito di situazioni dolorose verso uno stato di beatitudine quasi mistica, forse un ulteriore tentativo stilistico forzatamente interrotto. ←
When Dante resolves to write extensively about Beatrice’s effects upon him, shifting from the objective dimension of the preceding sonnets to a personal perspective — thus partially departing from the praise style — her death occurs, as the following paragraph informs. By signaling the perceived incompleteness of the verses cited in the previous paragraph due to the absence of Beatrice’s effects on himself, Dante reveals how the narrative of the Vita Nova increasingly becomes the story of his poetry and how the resurgence of a personal viewpoint essentially signifies a continual need for renewal within the established style (De Robertis). In the surviving stanza, one notes the resolution of painful situations into a state of quasi-mystical beatitude, perhaps a further stylistic attempt forcibly interrupted. ←
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Beatrice viene chiamata nella gloria celeste; la sua morte non sarà narrata: digressione sul numero nove «amico» della donna. Ricordo di uno scritto latino di compianto.
Beatrice is summoned to celestial glory; her death will not be narrated: a digression on the number nine as a “friend” of the lady. Remembrance of a Latin lamentation.
L’attacco improvviso con la citazione latina delle Lamentazioni di Geremia, un testo biblico esemplare per introdurre situazioni di lutto e sciagura, rompe la forma degli esordi paragrafali, dando un forte segnale di cambio in occasione della scomparsa terrena di Beatrice, che determina l’inizio della seconda partizione generale della Vita Nova e, insieme, l’avvio della terza sequenza novenaria di paragrafi. Tre sono le spiegazioni del silenzio dantesco sulle modalità del trapasso di Beatrice, prossimo all’assunzione celeste della Vergine e all’ascensione di Cristo; tre sono i calendari seguiti per rinvenire la presenza del nove nell’evento; nove volte torna il numero nove, onnipresente nelle manifestazioni della gentilissima fin dal concepimento: tutto è avvolto in un clima sacrale, in una ricercata indeterminatezza, della cui chiave Dante si presenta come depositario forse non esclusivo, ma certo più autorevole. La portata dell’evento, l’oggettività di Beatrice-miracolo, il suo tempo assoluto sono verificati mediante il reperimento del numero nove nel tempo relativo alle varie parti del mondo (prescelte con riferimento alle popolazioni beneficate dalla predicazione apostolica successiva alla Pentecoste Atti Ap. 2, 11, Contini). La morte di Beatrice è garanzia di uno scarto poetico, di un’ascesa verticale della poesia dantesca: se anche stenta a trovare una via sicura, come indicano nei successivi paragrafi le esperienze stilistiche improntate alla «nuova materia» (c. 8) funebre, ossia alla poesia elegiaca, incapace di consolare Dante, e poi alla nuova materia amorosa legata alla temporanea vittoria della Donna Pietosa, antagonista di Beatrice, fino all’involuzione, è tuttavia ormai indirizzata verso una meta altissima, forse in opposizione a Cavalcanti, significativamente evocato quale destinatario, selettivo in materia di lingua, della provocatoria Vita Nova.
The abrupt opening with the Latin citation from Jeremiah’s Lamentations, a biblical text exemplary for introducing mourning and calamity, breaks the conventional paragraph openings, signaling a stark shift occasioned by Beatrice’s earthly departure. This event marks the beginning of the second major division of the Vita Nova and simultaneously initiates the third nine-part sequence of paragraphs. Three explanations are given for Dante’s silence regarding the circumstances of Beatrice’s passing, likened to the Virgin’s Assumption and Christ’s Ascension; three calendars are consulted to trace the presence of the number nine in the event; nine times the number nine recurs, omnipresent in manifestations of the most noble lady from her conception. All is enveloped in a sacral aura and deliberate indeterminacy, with Dante presenting himself as the authoritative — if not sole — custodian of its key. The magnitude of the event, the objectivity of Beatrice-as-miracle, and her absolute temporality are verified through the discovery of the number nine in relation to global time zones (selected with reference to populations blessed by apostolic preaching after Pentecost, Acts of the Apostles 2:11, Contini). Beatrice’s death guarantees a poetic rupture, a vertical ascent in Dante’s poetry: even if it struggles to find a secure path — as indicated in subsequent paragraphs by stylistic experiments rooted in the “new matter” (ch. 8) of elegiac poetry, incapable of consoling Dante, and later in amatory themes tied to the temporary triumph of the Compassionate Lady, Beatrice’s rival — it is nevertheless now directed toward the highest aims, perhaps in opposition to Cavalcanti, who is evocatively summoned as the selective linguistic arbiter addressed in the provocative Vita Nova.
La terza novena, estesa fino al capitolo 27 incluso, comprende otto testi poetici (due canzoni e sei sonetti) e nessuna visione o «ymaginatione»; la nuova materia legata al pianto impone anche, per prolungare l’effetto di desolazione dei testi poetici, di anticipare la divisione tecnica delle rime prima della loro trascrizione. ←
The third novena, extending through chapter 27, includes eight poetic texts (two canzoni and six sonnets) and no visions or “imagination.” The new funereal matter, linked to lamentation, also necessitates the technical division of verses before their transcription to prolong the desolate effect of the poetry. ←
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Dante sfoga l’angoscia per la desolazione conseguente alla morte di Beatrice mediante una canzone (Gli occhi dolenti per pietà del core).
Dante vents his anguish over the desolation following Beatrice’s death through a canzone (Gli occhi dolenti per pietà del core).
Il primo testo poetico dello stile elegiaco imposto dalla nuova materia, la ‘tristitia’, il pianto, è costruito in aperta antitesi al manifesto della materia amorosa, Donne ch’avete, dal quale lo separano nove paragrafi. La serie di parallelismi coinvolge tutti gli elementi costitutivi dei due testi: identità della prima rima «amore» e «core»; identità delle destinatarie; identità di sede, il v. 4, per dichiarare lo scopo: «sfogar la mente» del primo contro «sfogar lo dolore»; passaggio dal «ragionar» di Donne ch’avete al «parlar traendo guai»; identità nella distribuzione di materia fra le prime tre strofe dedicate, rispettivamente, alla propositio del tema, alla visione celeste, agli effetti di lei sui ‘cuori villani’; identità di parentela in rapporto all’autore ma di diversa discendenza: «figliuola d’Amor» la prima, «figliuola di Tristitia» la seconda. ←
The first poetic text in the elegiac style imposed by the new thematic matter of 'tristitia' (sorrow) and mourning is constructed in open antithesis to the manifesto of amorous poetry, Donne ch’avete, from which it is separated by nine paragraphs. The series of parallelisms involves all constitutive elements of the two texts: identity of the opening rhymes "amore" and "core"; identity of the female addressees; identity of structural placement in verse 4 for declaring purpose: "sfogar la mente" (to unburden the mind) in the former versus "sfogar lo dolore" (to unburden sorrow); transition from the "ragionar" (reasoned discourse) of Donne ch’avete to "parlar traendo guai" (verse interlaced with wailing); identity in the distribution of material across the first three stanzas dedicated respectively to the propositio of the theme, the celestial vision, and the effects of Beatrice on 'cuori villani' (villainous hearts); identical familial relation to the author but divergent lineage: "figliuola d’Amor" (daughter of Love) in the first, "figliuola di Tristitia" (daughter of Sorrow) in the second. ←
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Su richiesta di un amico innominato e parente di Beatrice, Dante compone un sonetto in compianto di una defunta (Venite a ’ntender li sospiri miei).
At the request of an unnamed friend related to Beatrice, Dante composes a sonnet mourning a deceased woman (Venite a ’ntender li sospiri miei).
Il sonetto, qui presentato come esito di una dissimulazione onesta proposta e accolta da parte degli interlocutori, celebra invece Beatrice morta, ma per la prima volta riduce il suo epiteto caratteristico al grado positivo gentile, forse in omaggio al gioco delle apparenze, quasi una replica funebre dell’espediente dello schermo già adottato in vita di lei. ←
The sonnet, presented here as the outcome of an honest dissimulation proposed and accepted by the interlocutors, instead celebrates the deceased Beatrice, though for the first time reduces her characteristic epithet to the positive degree gentile (noble), perhaps in homage to the play of appearances - almost a funerary replication of the screen-device previously employed during her lifetime. ←
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Dante, insoddisfatto dell’omaggio, aggiunge due stanze di canzone, copertamente modulate dalle due diverse voci del parente e di Dante stesso (Quantunque volte, lasso, mi rimembra).
Dissatisfied with this homage, Dante adds two stanzas of a canzone, covertly modulated by the distinct voices of the relative and of Dante himself (Quantunque volte, lasso, mi rimembra).
Nel più impegnativo metro della canzone Dante rinforza la materia luttuosa e chiude nel giro di tre versi (3-5) il grumo del dolore e dei suoi derivati, occultandosi dietro lo schermo del committente, ma senza ingannare i lettori più accorti, secondo un modo crittato già presente nella sezione in vita (VN 2 e 3). ←
In the more demanding meter of the canzone, Dante intensifies the mournful matter and condenses the core of sorrow and its derivatives within three verses (3-5), concealing himself behind the commissioner's screen yet without deceiving astute readers, following an encrypted manner already present in the earlier section during Beatrice's lifetime (VN 2 and 3). ←
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Nel primo anniversario della morte di Beatrice Dante, dapprima intento a disegnare angeli, scrive un sonetto con due distinti inizi (Era venuta nella mente mia).
On the first anniversary of Beatrice's death, Dante - initially engaged in drawing angels - writes a sonnet with two distinct openings (Era venuta nella mente mia).
Dopo un’incursione nell’arte pittorica, che consente di tradurre in momento narrativo il topos poetico della figura dell’amata dipinta nel cuore, Dante dà prova di virtuosismo compositivo, esibito con superiore sprezzatura, trascrivendo il doppio inizio del sonetto capace di orientarne diversamente la lettura: il primo intimista e assente dalla tradizione manoscritta extravagante (forse coniato per l’inserimento nella Vita Nova), il secondo legato all’occasione dichiarata nella prosa, con la potenza magnetica di Beatrice che si manifesta per emanazione dal ricordo di Dante. Si tratta dell’ultima variazione della materia luttuosa prima del tentativo di esperire una ulteriore stagione di poesia. ←
After an incursion into pictorial art, which allows the translation of the poetic topos of the beloved's image painted in the heart into a narrative moment, Dante demonstrates compositional virtuosity, exhibited with superior sprezzatura, by transcribing the sonnet's double opening capable of orienting its reading differently: the first introspective and absent from the extravagant manuscript tradition (perhaps coined for inclusion in the Vita Nova), the second tied to the occasion declared in the prose, with Beatrice's magnetic power manifesting through emanation from Dante's memory. This constitutes the final variation of mournful matter before the attempt to experience a further season of poetry. ←
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Comparsa di una donna pietosa alla quale Dante, convinto che sia accompagnata da Amore, si rivolge con un sonetto (Videro gli occhi miei quanta pietate).
Appearance of a compassionate woman to whom Dante, convinced she is accompanied by Love, addresses a sonnet (Videro gli occhi miei quanta pietate).
A provocare un altro cambio di materia poetica entra in scena una nuova figura femminile, presente e viva, una donna pietosa (questa la denominazione d’autore numericamente prevalente), che sembra riproporre i momenti principali e le modalità dell’incontro con Beatrice, ma con necessarie differenze, a partire dalla posizione superiore della donna alla finestra che costringe Dante ad alzare lo sguardo, sottolineando così il carattere dominante, imperioso di lei e lo stato di soggezione di lui, in contrasto con la visione diretta, orizzontale di Beatrice viva. Se la prima donna-schermo, posta in linea retta fra lui e la gentilissima, intercettava lo sguardo dantesco, questa nuova antagonista costringe Dante alla «parodia terrena di un’elevazione, di un guardare verso l’alto che dovrà riservarsi alla sola Beatrice in cielo» (Gorni). È come se la storia amorosa della Vita Nova tentasse di ricominciare ma senza Beatrice: e infatti il ‘miracolo’ non si ripete. L’effetto della Donna Pietosa si risolve in una involuzione, causata dall’eccesso di piacere provocato dalla sua vista, che diviene un’ossessione, fino al sussulto della coscienza che provoca il pentimento di Dante per la «vanitate» degli occhi e il ritorno al culto memoriale di Beatrice, sotto il «consiglio della Ragione». Disteso su quattro paragrafi, prima che se ne riconosca il valore di «desiderio malvagio e vana tentatione» (VN 28. 6), l’episodio include quattro sonetti, tre dei quali rivolti direttamente alla Donna Pietosa (24, 25, 27) e uno (26) al conflitto interiore, ed è oggetto di disparate interpretazioni, tese per lo più ad assegnare alla nuova donna un preciso significato, storico poetico allegorico, soprattutto per effetto di una rilettura dantesca dell’episodio attuata nel più tardo Convivio, dove l’autore identifica la Gentile (così la chiama nel trattato, Cv. 2, 2 e 12) con la Filosofia, generando in tal modo contraddizione con il ripudio riservatole in VN 28 (sulla questione cfr. Postfazione). Certo è che la Donna Pietosa, indipendentemente dal tipo di esperienza cui allude, svolge qui la funzione precisa di consentire il recupero definitivo e saldo di Beatrice garantito da un nuovo statuto poetico privo di precedenti. ←
The catalyst for another shift in poetic subject matter emerges through a new feminine figure, present and alive — a compassionate lady (the author's numerically predominant designation) — who appears to reenact the principal moments and modalities of Beatrice's initial encounter, albeit with necessary differences. Foremost among these is the lady’s elevated position at a window, compelling Dante to raise his gaze, thereby emphasizing her imperious, dominant character and his own state of subjugation. This contrasts with the direct, horizontal vision of Beatrice during her lifetime. Whereas the first screen-lady, positioned in a straight line between him and the gentilissima, intercepted Dante’s gaze, this new antagonist forces him into a "terrestrial parody of an elevation, of an upward gaze that must henceforth be reserved for Beatrice alone in heaven" (Gorni). It is as though the love story of the Vita Nuova sought to recommence without Beatrice — and indeed, the ‘miracle’ does not repeat. The effect of the Compassionate Lady culminates in regression, caused by the excessive pleasure provoked by her sight, which becomes an obsession. This culminates in a moral awakening that sparks Dante’s repentance for the "vanity" of his eyes and his return to the memorial cult of Beatrice under the "counsel of Reason." Spanning four paragraphs before its recognition as a "wicked desire and vain temptation" (VN 28.6), the episode includes four sonnets — three directly addressing the Compassionate Lady (24, 25, 27) and one (26) depicting inner conflict — and has elicited disparate interpretations, largely aimed at assigning the new lady a precise historical, poetic, or allegorical significance. This is partly due to Dante’s later reinterpretation of the episode in the Convivio, where he identifies the Lady (referred to as Gentile in the treatise, Cv. 2.2 and 12) with Philosophy, thereby generating contradictions with her repudiation in VN 28 (on this matter, cf. Postfazione). What remains certain is that the Compassionate Lady, irrespective of the experiential reality she may allude to, serves here the precise function of enabling Dante’s definitive and steadfast recovery of Beatrice, secured through a new poetic ethos without precedent. ←
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Il pallore della Donna Pietosa induce Dante a scrivere un sonetto (Color d’amore e di pietà sembianti).
The pallor of the Compassionate Lady inspires Dante to compose a sonnet (Color d’amore e di pietà sembianti).
Il paragrafo denuncia la tensione amorosa legata alla figura fisica della Donna Pietosa, pallida come tutti gli innamorati, e il conseguente stallo di Dante: il pianto, che egli non ha mai mostrato né a Beatrice né ad altre donne – eccettuato il delirio di VN 14 –, e che invece proromperà con violenza infantile proprio davanti a Beatrice ritrovata, nel Paradiso terrestre (Pg. 30 e 31), viene quasi estratto a forza dall’atteggiamento simpatetico della pietosa (cfr. il principio enunciato a VN 24. 3) ma poi inibito sulla soglia per il subentrare del diletto, apertamente ammesso nel paragrafo seguente. Al ricordo di Beatrice si sostituiscono la realtà concreta e la seduzione sensibile della Donna Pietosa, costruita come esatta antitesi della gentilissima: davanti alla debolezza dantesca ella si comporta in modo completamente opposto a quello di Beatrice nella scena del gabbo (VN 7), non si sottrae alla vista di Dante e opera in lui il progressivo distacco dal lutto e dal compianto. ←
This paragraph reveals the amorous tension tied to the physical presence of the Compassionate Lady, whose pallor mirrors that of all lovers, and the consequent impasse in Dante: the weeping — which he had never displayed before Beatrice or other women (save for the delirium of VN 14) and which will instead erupt with infantile violence upon reuniting with Beatrice in the Earthly Paradise (Pg. 30-31) — is nearly extracted by force through the lady’s sympathetic demeanor (cf. the principle stated in VN 24.3), only to be stifled at the threshold by the intrusion of delight, openly admitted in the following paragraph. The concrete reality and sensual allure of the Compassionate Lady, constructed as Beatrice’s exact antithesis, supplant her memory. Confronting Dante’s weakness, the lady behaves in complete opposition to Beatrice during the scene of mockery (VN 7): she does not withdraw from Dante’s sight and gradually detaches him from mourning and lamentation. ←
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Battaglia interiore del cuore contro gli occhi accusati di leggerezza, esposta poi in sonetto («L’amaro lagrimar che voi faceste).
An inner battle of the heart against the eyes, accused of levity, later expressed in a sonnet (L’amaro lagrimar che voi faceste).
Il conflitto fra la tentennante memoria di Beatrice e il piacere sensibile alimentato dalla vanità della vista viene realizzato poeticamente in un rimprovero mosso dal cuore agli occhi, secondo i modi di ascendenza biblica della insectatio in oculos adottata già da Cavalcanti. L’ammissione di una imminente, potenziale infedeltà al ricordo della loro vera donna, esposta nel periodo ipotetico della seconda quartina, porta con sé il timore di un amore doloroso e innesca un contrasto che si allarga al paragrafo seguente. Una rilettura della medesima situazione conflittuale si troverà in Voi che ’ntendendo ’l terzo ciel movete a Cv. 2. ←
The conflict between the faltering memory of Beatrice and the sensual pleasure fueled by ocular vanity is poetically realized through the heart’s rebuke of the eyes, following the biblical-inspired mode of insectatio in oculos previously employed by Cavalcanti. The admission of a potential, imminent infidelity to the memory of their true lady, exposed in the hypothetical clause of the second quatrain, carries the fear of a painful love and ignites a conflict that expands into the subsequent paragraph. A reinterpretation of this same antagonism will later appear in Voi che ’ntendendo ’l terzo ciel movete in Cv. 2. ←
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Dante, tentato di considerare la Donna Pietosa come inviata da Amore, accoglie in sé una battaglia di pensieri e scrive un sonetto contenente il dialogo fra il cuore e l’anima (Gentil pensero che parla di voi).
Tempted to regard the Compassionate Lady as sent by Love, Dante internalizes a clash of thoughts and composes a sonnet featuring a dialogue between the heart and soul (Gentil pensero che parla di voi).
Corrispettivo della battaglia dei diversi pensieri sul valore di Amore di VN 6, il conflitto intellettuale concerne la natura dell’amore per la Donna Pietosa con un’attività di pensiero insistente e speciosa, risolta a vantaggio del nuovo innamoramento, con una precisazione terminologica sull’uso apparentemente contraddittorio di appetito (reso con core nei versi) solo perché applicato a diversi oggetti e in proporzioni diverse: nel sonetto precedente indicava il desiderio dantesco di persistere nella memoria di Beatrice, appena insidiato dalla volontà di vedere la Donna Pietosa, ora invece designa la vincente voglia sensibile della vista della nuova donna. Il problema da risolvere non è il pensiero del nuovo innamoramento, di per sé gentile come la donna cui si riferisce, ma è la debolezza del soggetto che rende «vilissimo» il pensiero stesso. La contrapposizione qui dibattuta di pensiero alimentato dai sensi e di pensiero guidato dalla Ragione sarà ripresa, anche con precisi richiami testuali, nella rilettura della vicenda proposta in Voi che ’ntendendo e, in minor proporzione, in Amor che ne la mente (Cv. 2 e 3). ←
A counterpart to the battle of conflicting thoughts on Love’s value in VN 6, this intellectual struggle concerns the nature of love for the Compassionate Lady through insistent, specious mental activity, resolved in favor of new infatuation. A terminological precision clarifies the seemingly contradictory use of appetito (rendered as core in the verses): in the previous sonnet, it denoted Dante’s desire to persist in Beatrice’s memory, barely threatened by the urge to behold the Compassionate Lady; here, it instead signifies the victorious sensory craving to gaze upon the new lady. The crux lies not in the thought of new love — inherently noble, like the lady it references — but in the subject’s weakness, which renders the thought itself "most base." The opposition between sensually driven thought and Reason-guided thought, debated here, will be revisited with precise textual echoes in Dante’s reinterpretation of this episode in Voi che ’ntendendo and, to a lesser extent, in Amor che ne la mente (Cv. 2-3). ←
28
28
Quarta «ymaginatione», ora contro il nuovo pensiero: riappare Beatrice gloriosa, abbigliata e giovane come al primo incontro. Dante torna a lei, scaccia il «malvagio desiderio» e chiarisce il suo nuovo proposito (Lasso, per forza di molti sospiri).
A fourth "ymaginatione," now opposing the new thought: Beatrice reappears in glory, attired and youthful as at their first encounter. Dante returns to her, banishes the "wicked desire," and clarifies his renewed purpose (Lasso, per forza di molti sospiri).
Gli ultimi quattro paragrafi, che chiudono, in coda alla terza novena, la seconda parte ‘in morte’, sono contrassegnati dal ritorno del pensiero dominante di Beatrice, finalmente vittorioso (quasi un anticipo dell’intervento di definitiva salvazione per Dante operato dalla gentilissima in Inf. 2): contengono la quarta e ultima «ymaginatione», una imprecisata «mirabile visione», terza della specie, e tre sonetti. Con la replica della prima comparsa di Beatrice, ora proposta non più alla vista di Dante ma alla sua facoltà immaginativa, si assiste a un nuovo avvio della vicenda, come se la vita poetica ricominciasse dopo il blocco imposto dalla irresolutezza di Dante conseguente alla morte fisica di Beatrice. Il sonetto vale da palinodia, da ufficiale presa di distanza dai testi poetici del periodo della Donna Pietosa, per evitarne interpretazioni non autorizzate; insieme dichiara l’impossibilità per Dante di innamorarsi di nuovo, essendo il nome di Beatrice ora scritto a chiare lettere nei pensieri e nei sospiri. Dante intende divulgare gli atti di Beatrice con atteggiamento apostolico e con una devozione che lo porta fino al limite della ineffabilità, alle soglie dell’Empireo, con un pensiero che approssima ma non tocca, e poi si affida al silenzio, in attesa di una nuova maniera, senza precedenti, annunciata in un finale che in realtà non chiude, ma apre verso qualcosa di imprecisato – segno di un’ambizione ormai colorata di profetismo (convinto o artisticamente fittizio?) –, che per noi posteri può anche identificarsi nella più tarda Commedia, ma che resta necessariamente sospesa per l’autore. ←
The final four paragraphs, closing the second 'post-mortem' section at the end of the third novena, are marked by the triumphant return of Beatrice's dominant thought (a prefiguration of the definitive salvation Dante later receives from the gentilissima in Inferno 2). These contain the fourth and final «ymaginatione», an unspecified «mirabile visione» (the third of its kind), and three sonnets. Through the replication of Beatrice’s first appearance — now presented not to Dante’s physical sight but to his imaginative faculty — the narrative appears to restart, as if poetic life recommences after the stagnation caused by Dante’s irresolution following Beatrice’s death. The sonnet serves as a palinode, formally distancing Dante from his poems composed during the Compassionate Lady episode to prevent unauthorized interpretations. Simultaneously, it declares Dante’s incapacity for new love, now that Beatrice’s name is indelibly inscribed in his thoughts and sighs. Dante resolves to proclaim Beatrice’s virtues with apostolic fervor, his devotion nearing the threshold of ineffability — approaching the Empyrean yet never quite touching it — before retreating into silence. This anticipates a new, unprecedented poetic mode announced in a finale that does not conclude but opens toward the undefined — a gesture of ambition tinged with prophetic overtones (sincere or artistically contrived?). For posterity, this may align with the later Divine Comedy, but for the author, it remains necessarily suspended. ←
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29
Alla vista di alcuni pellegrini, Dante desidera informarli della desolazione della città per la perdita della beatrice e indurli al pianto (Deh, peregrini, che pensosi andate).
Upon seeing pilgrims, Dante wishes to inform them of the city’s desolation after Beatrice’s loss and to induce their mourning (Deh, peregrini, che pensosi andate).
Paragrafo carico di simbologie e allusioni incrociate, non tutte di chiara decifrazione, ma il cui centro concettuale pare essere il suggerimento per i pellegrini, diretti a ricercare la res, la realtà autentica religiosa e spirituale, dietro il signum, l’imago di Cristo, che anche attraverso le parole dantesche si può percepire la virtù della beatrice, volutamente qui ridotta alla sua funzione etimologica. Forse Dante, riproponendo l’analogia fra Beatrice e Cristo, dopo la parentesi delle rime per la Donna Pietosa, carica di una valenza metafisica la propria nuova poesia celebrativa e la colma di pathos, secondo l’equazione analogica ‘la Veronica sta a Cristo come la nuova poesia sta alla beatrice’. Attraverso l’invito rivolto ai pellegrini Dante propone inoltre l’uscita dei propri versi dai confini cittadini verso il mondo, quasi fossero parole evangeliche, e la scelta di destinatari così intimamente motivati nella ricerca del sacro può suggerire un’apertura della poesia dantesca al di fuori delle cerchie specialistiche dei fedeli d’Amore e delle donne gentili. La ternaria precisazione terminologica sulle accezioni del termine pellegrino potrebbe contenere una ancora indecifrabile allusione alle due rime cavalcantiane connesse al viaggio (vero o presunto?) verso Santiago de Compostela di Guido, singolare pellegrino ‘epicureo’ ed eretico (o creduto tale proprio per influsso del Dante di Inf. 10?): una ulteriore presa di distanza dalla poesia di Cavalcanti dopo il declassamento implicito di VN 15. Vi si potrebbe fors’anche ravvisare un’occulta ritrattazione del finale del Fiore, nel quale la deflorazione della donna amata è descritta in termini di pellegrinaggio verso le reliquie. ←
This paragraph brims with intersecting symbols and allusions, not all easily deciphered. Its conceptual core lies in urging pilgrims — seekers of the res (spiritual reality) behind the signum or imago of Christ — to perceive Beatrice’s virtue through Dante’s words, here reduced to her etymological role as 'beatifier'. By reasserting the Beatrice-Christ analogy after the Compassionate Lady interlude, Dante invests his new celebratory poetry with metaphysical weight and pathos, as if equating: 'As the Veronica relates to Christ, so this poetry relates to Beatrice'. Addressing pilgrims expands Dante’s verse beyond civic confines into the wider world, akin to evangelizing words. The choice of pilgrims — spiritually motivated seekers — suggests a broadening of his audience beyond specialized circles like the Faithful of Love or noble ladies. The tripartite terminological clarification of 'pilgrim' may conceal an undeciphered allusion to Guido Cavalcanti’s poems linked to his (real or feigned?) pilgrimage to Santiago de Compostela — an 'Epicurean' and heretical pilgrim (as Dante later implies in Inf. 10). This could further distance Dante from Cavalcanti’s poetics after the implicit demotion in VN 15. It may also obliquely retract the ending of Il Fiore, where the beloved’s deflowering is metaphorized as a relic pilgrimage. ←
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30
Su richiesta di due donne gentili Dante invia, oltre a due sonetti già inclusi nella Vita Nova, un nuovo testo che descrive il viaggio del pensiero nella dimensione paradisiaca della quale non intende altro se non il nome di Beatrice (Oltre la spera che più larga gira).
At the request of two noble ladies, Dante sends them — alongside two sonnets already included in the Vita Nova — a new poem describing his thought’s journey to a paradisiacal realm where he apprehends nothing but Beatrice’s name (Oltre la spera che più larga gira).
Il sonetto è definito cosa nuova e al suo interno si parla di intelligenza nova, infusa direttamente da Amore, segni questi di una ulteriore nuova maniera o stile virato verso l’ascesi, la dimensione metafisica, verso un excessus mentis non ancora padroneggiato. Della piccola antologia ternaria non c’è traccia nella tradizione manoscritta, mentre Oltre la spera riscosse una particolare fortuna immediata, seguita anche da un polemico sonetto di Cecco Angiolieri, abile manipolatore dell’equivocità di intendere e derivati con l’effetto paradossale di una intelligenza che non intende. ←
The sonnet is termed a cosa nuova ('new thing'), and within it speaks of a intelligenza nova ('new intelligence') infused directly by Love — signs of a further stylistic shift toward asceticism, metaphysical dimensions, and an excessus mentis not yet fully mastered. While no trace of this triptych exists in manuscript tradition, Oltre la spera achieved immediate renown, even prompting a polemical sonnet by Cecco Angiolieri, who wittily manipulates the ambiguities of intendere ('to understand') to paradoxically depict an intelligence that fails to comprehend. ←
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In seguito a una «mirabile visione» Dante si propone di rimandare ad altro tempo la trattazione poetica di Beatrice secondo modi più degni di lei e privi di precedenti.
Following a «mirabile visione», Dante resolves to postpone poetic treatment of Beatrice until he can employ modes more worthy of her and without precedent.
La reticenza dantesca sulle modalità e sul contenuto della terza visione, in pieno contrasto con la precisione riservata alle due precedenti oniriche (VN 1. 14-18 e 5. 10-16), avvolge l’episodio in un alone da sacro mistero e crea un effetto di mistico rapimento, col trapasso dalla visione al mutismo estatico per l’ineffabilità della nuova materia. Accanto all’impossibilità di stabilire alcunché circa quel che Dante volontariamente non dice (forse perché davvero non sa), va affermata l’avvertita insufficienza poetica, che Dante intende colmare, con l’aiuto di Dio e di Amore, e che lo induce al silenzio su Beatrice. Mentre si apre idealmente un libro ancora da scrivere, rivolto al futuro, si chiude ora il libro della memoria, consuntivo del passato, con la formula di benedizione latina che riecheggerà nel coro introduttivo di Beatrice ritrovata nel Paradiso terrestre «Tutti dicean: “Benedictus qui venis!”» (Gorni), per istituire una precisa connessione testuale capace di annullare con fulminea compensazione il forzato silenzio intermedio. Segni tutti di una interna coesione dell’intera opera dantesca dalla tenuta impressionante, che attesta la prodigiosa cibernetica memoriale dell’autore. ←
Dante’s reticence about this third vision’s content — starkly contrasting the precise accounts of two earlier dream visions (VN 1.14-18 and 5.10-16) — shrouds the episode in sacred mystery, evoking mystical rapture through the transition from vision to ecstatic silence before the ineffable. Beyond the impossibility of determining what Dante deliberately withholds (perhaps because he himself knew not), we must note his perceived poetic inadequacy, which he vows to remedy with divine aid, thus imposing silence on Beatrice. As a hypothetical future work opens, the 'book of memory' — an account of the past — closes with the Latin blessing formula later echoed in the chorus greeting Beatrice in the Earthly Paradise: «Tutti dicean: “Benedictus qui venis!”» (Gorni). This textual linkage compensates for the intervening silence with lightning immediacy. Such signs reveal the astonishing internal cohesion of Dante’s œuvre, attesting to the author’s prodigious mnemonic cybernetics. ←
Note di glossa e parafrasi
Gloss and Paraphrase Notes
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1 [I, 1] poco … leggere: per la labilità del ricordo. – rubrica: nei manoscritti indica la sezione testuale riservata al titolo generale o alle partizioni interne, scritta di solito in rosso (lat. ruber). – Incipit Vita Nova: il titolo, inclusivo dell’espressione formulare fissa Incipit, ossia ‘ha inizio’, è tutto in latino, benché la forma non dittongata nova si trovi anche in volgare. Gli interpreti oscillano fra valore allegorico, accettato dai più, ‘vita rinnovata dalla grazia di Beatrice’, ‘rigenerata’ – ma è difficile identificare in rapporto a quale periodo precedente di Dante valga l’opposizione – e valore letterale, nel senso cronologico di ‘adolescenza’ o ‘prima etade’ (secondo la partizione di Cv. 4, 23-24), ‘vita giovanile’, connessa con l’amicizia (Cv. 4, 25, 1) così presente nella VN (e si veda l’opposizione d’autore fra la VN «fervida e passionata» e Cv., opera «temperata e virile» in Cv. 1, 1, 9-10 [1, 16-18], cfr. anche Postfazione): una rassegna delle due letture, con appoggio alla seconda, è in Gorni 1998. È possibile pensare anche, in chiave letteraria, a ‘vita poetica giovanile’ per indicare una prima maniera composita ormai superata: infatti la VN è un consuntivo della poesia dantesca fino al momento di un progetto poetico su Beatrice privo di precedenti che chiude necessariamente l’opera. Le varie suggestioni non si escludono reciprocamente. – parole: può valere anche solo ‘rime’. – intendimento d’asemplare: ‘intenzione di trascrivere’. – libello: vocabolo privo di connotazione diminutiva, ha piuttosto una coloritura affettiva (Contini), da collegare probabilmente anche al significato di ‘raccolta di rime’ presente in latino. – sententia: ‘sostanza, parte essenziale’. Per Gorni vale ‘definizione autentica e compendiosa’, tecnicismo di uso scolastico presente nel titolo Sententiae di Pier Lombardo (1090 ca-1160 ca), celebre raccolta di testi patristici sui punti rilevanti della dottrina cristiana. ←
1 [I, 1] poco … leggere: due to the fragility of memory. – rubrica: in manuscripts, this denotes the textual section reserved for the general title or internal divisions, typically written in red (Lat. ruber). – Incipit Vita Nova: The title, incorporating the fixed formulaic expression Incipit ("Here begins"), is entirely in Latin, though the non-diphthongized form nova also appears in the vernacular. Interpreters waver between an allegorical meaning — widely accepted as "life renewed by Beatrice's grace" or "regenerated" (though it is difficult to identify which prior period of Dante's life this opposes) — and a literal sense, chronologically denoting "adolescence" or "early age" (following the division in Cv. 4, 23-24), "youthful life," linked to the theme of friendship (Cv. 4, 25, 1) so prominent in the Vita Nova (cf. Dante’s own contrast between the "fervent and impassioned" Vita Nova and the "temperate and virile" Convivio in Cv. 1, 1, 9-10 [1, 16-18]; see also the Postfazione). For a survey of these readings, favoring the latter, see Gorni 1998. One might also consider, in literary terms, "youthful poetic life" to mark an initial composite style now transcended, as the Vita Nova summarizes Dante’s poetry up to the moment of an unprecedented poetic project about Beatrice that necessarily concludes the work. These interpretations are not mutually exclusive. – parole: may also signify "verses." – intendimento d’asemplare: "intention to transcribe." – libello: a term without diminutive connotations, carrying instead an affective quality (Contini), likely connected to the Latin sense of "collection of verses." – sententia: "substance, essential part." For Gorni, it signifies "authentic and concise definition," a scholastic technical term evoking the title Sententiae of Peter Lombard (ca. 1090–ca. 1160), a celebrated compilation of patristic texts on key points of Christian doctrine. ←
2 [II, 1] Nove … nascimento: ‘Nove volte già dopo la mia nascita’. La cultura medievale assegna ai numeri un valore sostanziale, ontologico: essi, già caricati di valenze magiche e rituali nella classicità, vengono riletti in chiave cristiana e costituiscono la necessaria struttura giustificativa di ogni operazione umana per analogia con l’azione di Dio che ha disposto ogni cosa «in mensura et numero et pondere» (Sap. 11, 20). Il numero non è tanto uno schema esteriore, quanto il simbolo e segno dell’ordo cosmico: in particolare sono ritenuti numeri simbolici quelli che hanno un significato filosofico e/o teologico, come il 3, il 7, il 9. L’associazione del 9 e di Beatrice, fino alla piena identificazione, e la sua costante presenza nei fatti inclusi nell’opera vengono giustificate mediante sillogismo a VN 19. 3-6. Secondo l’esegesi biblica, il 9 è diretta emanazione della Trinità in quanto è il quadrato del 3, numero distintivo della Trinità; nove sono anche le sfere celesti e i cori angelici loro preposti; nove, infine, sono le apparizioni di Beatrice nella VN per Hollander 1974. Se è lecito inserire nella cronologia assoluta della VN la cronologia relativa della biografia dantesca, la data corrispondente all’evento è la tarda primavera del 1274. L’avvio primaverile è topico, in quanto la primavera è per convenzione la stagione favorevole all’amore e il momento della Creazione (cfr. per esempio l’inizio della Commedia, Inf. 1, 37-43). – lo cielo della luce: quello del Sole, quarto nel sistema tolemaico, inclusivo dell’astro rotante attorno alla Terra. Dante illustra la cosmologia di Tolomeo (II sec. d.C.) in Cv. 2, 3, 3-10 [2, 3, 5-18]. – quasi … giratione: la perifrasi indica la durata di un anno in riferimento al moto di rotazione (giratione) del Sole quasi pienamente compiuto. – alli miei occhi apparve: l’espressione introduce subito e associa due fondamentali elementi della vicenda narrata: gli occhi, origine prima del sentimento amoroso, per la fisiologia erotica cortese, e la presenza quasi numinosa della donna. Il frequente ricorso ai verbi apparire, parere (sinonimo del precedente) indica anche il carattere oggettivo, necessario della rivelazione di Beatrice. – prima: ‘per la prima volta’. – gloriosa … mente: ‘la signora (donna, dal lat. domina, ‘padrona’) della mia memoria (mente), assunta nella gloria celeste’. – fu chiamata … chiamare: ‘venne chiamata Beatrice da molti che ignoravano il valore del nome che pronunciavano’ secondo Contini (si chiamare ha funzione ‘media’), oppure ‘venne chiamata Beatrice da molti che non sapevano quale nome assegnarle’, se si preferisce valorizzare il concetto del nome che manifesta la radice ontologica della cosa che designa, accolto nella formula nomina sunt consequentia rerum presente in VN 6. 4. Dante potenzia l’espediente dello pseudonimo denotativo assegnato dai poeti provenzali alla donna amata (pratica del senhal, che garantisce la segretezza dell’amore, preservandone il valore): è Beatrice stessa che comunica inequivocabilmente la propria essenza a coloro ai quali appare (cfr. Deh, peregrini, che pensosi andate 12 [VN 29. 10] la città «à perduta la sua beatrice»). – Beatrice: il valore del nome (alluso al c. 6 «Apparuit iam beatitudo vestra!») è più intenso dell’indicazione etimologica ‘colei che dà la beatitudine’ in quanto Beatrice è «uno nove, cioè uno miracolo» (VN 19. 6). Il nome Beatrice compare esplicitamente ventun volte nella VN (diciannove in prosa e tre nei versi) e, fra le rime dantesche presumibilmente coeve, in Lo doloroso amor che mi conduce 14. Nel corso dell’intera sua opera Dante svilupperà l’‘invenzione’ di Beatrice fino a renderla il vero tramite per la conoscenza istantanea ed eccezionale del vero stato della beatitudine eterna, culmine della Commedia; e si veda il riconoscimento del suo ruolo fondamentale a Pd. 31, 79-90. ←
2 [II, 1] Nine times...birth: 'Nine times already since my birth'. Medieval culture assigned numbers substantial, ontological value: already imbued with magical and ritual significance in antiquity, they were reinterpreted through Christian lenses, forming the necessary justificatory structure for all human operations by analogy with God's act of ordering all things «in measure, number, and weight» (Wis. 11:20). Numbers were not mere external schemas but symbols and signs of cosmic order: particularly symbolic were those with philosophical and/or theological significance, such as 3, 7, and 9. The association of 9 with Beatrice, culminating in their full identification, and its persistent presence in the work's events are justified through syllogism at VN 19.3-6. According to biblical exegesis, 9 emanates directly from the Trinity as the square of 3 (the Trinity's distinctive number); nine are the celestial spheres and their attendant angelic choirs; nine, finally, are Beatrice's appearances in VN according to Hollander 1974. If we may align the VN's relative chronology with Dante's biographical timeline, this event corresponds to late spring 1274. The springtime setting is topoi, as spring conventionally symbolizes love's season and the moment of Creation (cf. the Comedy's opening, Inf. 1.37-43). – the heaven of light: the Sun's sphere, fourth in the Ptolemaic system, containing the star revolving around Earth. Dante explains Ptolemy's (2nd c. CE) cosmology in Cv. 2.3.3-10 [2.3.5-18]. – almost...revolution: the periphrasis indicates a year's duration through the Sun's nearly completed rotational movement. – appeared before my eyes: this phrase immediately introduces and intertwines two foundational elements of the narrative: eyes, the primary source of amorous sentiment in courtly love physiology, and the woman's quasi-numinous presence. The frequent use of apparire ('appear') and parere ('seem') underscores the objective, necessary quality of Beatrice's revelation. – first: 'for the first time'. – glorious...mind: 'the lady (donna, from Lat. domina, 'mistress') of my memory, now glorified in celestial splendor'. – was called...call: 'was called Beatrice by many who knew not what name they uttered' (Contini: si chiamare functions as a middle voice), or 'called Beatrice by those unaware of the name's true significance', if emphasizing the concept that names manifest the ontological root of their referents, encapsulated in the formula nomina sunt consequentia rerum (VN 6.4). Dante elevates the Provençal poets' practice of denotative pseudonyms for beloved women (senhal, safeguarding love's secrecy) into revelation: Beatrice herself communicates her essence to those who behold her (cf. Deh, peregrini, che pensosi andate 12 [VN 29.10]: «she whose name is beatitude»). – Beatrice: the name's significance (alluded to in c.6: «Apparuit iam beatitudo vestra!») surpasses mere etymology ('she who gives beatitude'), as Beatrice is «a nine, that is, a miracle» (VN 19.6). The name Beatrice appears explicitly twenty-one times in VN (nineteen in prose, thrice in verse) and in the presumably contemporary poem Lo doloroso amor che mi conduce 14. Across his oeuvre, Dante develops Beatrice's 'invention' into the transcendent conduit for instantaneous knowledge of eternal beatitude, culminating in the Comedy (cf. Par. 31.79-90). ←
3 [II, 2] La perifrasi astronomica che determina la data della prima apparizione di Beatrice a Dante, allineata per entrambi all’interno del fatidico 9, indica che Beatrice aveva compiuto otto anni e quattro mesi di vita: a tanto equivale il dodicesimo di un grado del movimento del cielo delle stelle fisse (Cielo Stellato), ottavo nel sistema tolemaico, che si sposta di un grado ogni secolo da occidente a oriente. ←
3 [II, 2] The astronomical periphrasis fixing Beatrice's first appearance to Dante—both aligned within the fateful number 9—indicates she had lived eight years and four months: equivalent to a twelfth of a degree in the Starry Heaven's motion (eighth Ptolemaic sphere), which shifts one degree westward each century. ←
4 [II, 3] L’abbigliamento della epifania (Apparve vestita) ha rilievo simbolico, pur nel rispetto delle consuetudini storiche: la cintura (cinta, se non allude a una ghirlanda, Gorni) rivela infatti la condizione di donna non sposata, mentre il colore sanguigno connotato dalla dittologia umile e onesto (‘modesto e dignitoso’), è legato al lutto, in quanto è un rosso virato al nero. Il dato cromatico (ripreso nella prima visione, VN 1. 15, e nella quarta «ymaginatione», VN 28. 1) può alludere alla successiva ‘morte’ di Dante, che rinasce alla vita nova, e caratterizza nel libello, con l’eccezione di VN 1. 12, la figura di Beatrice che riappare a Dante nel Paradiso terrestre «vestita di color di fiamma viva» (Pg. 30, 33), «dove finalmente è dissolta l’opaca ombra sanguigna che correda gli altri incontri» (Gorni). ←
4 [II, 3] The attire of this epiphany (Appeared clothed) carries symbolic weight while respecting historical customs: the girdle (girdle, unless denoting a garland, per Gorni) signifies unmarried status, while the crimson hue, modified by the dyad umile e onesto ('modest and dignified'), associates with mourning as a red tinged with black. This chromatic detail (recurring in VN 1.15 and 28.1) may prefigure Dante's symbolic 'death' and rebirth into new life, while in the libello—save VN 1.12—it characterizes Beatrice until her reappearance in the Earthly Paradise «vestita di color di fiamma viva» ("clothed in living flame," Purg. 30.33), «where the opaque crimson shadow veiling other encounters finally dissolves» (Gorni). ←
5 [II, 4] I commi 5-7 riferiscono in modo sceneggiato le reazioni degli spiriti, ossia delle funzioni delegate alle operazioni dell’anima, secondo un modulo inventivo attuato in poesia da Guido Cavalcanti (1259 ca-1300), qui però trasferito in latino, lingua della scienza, sovranazionale, e insomma universale. La fenomenologia amorosa si fonda sulla filosofia scolastica e in particolare su Alberto Magno (1193-1289) che così riassume (Somn. et vig. 1, 1, 7 ss.): «in corpore omnis animalis est corpus subtile quod vocatur spiritus: et est aereum in substantia […] Est igitur instrumentum animae directum ad omnes operationes eius: et ideo movetur sursum, et deorsum, et ad latera, et est vehiculum vitae et omnium operationum vitae» (Sonno e veglia “nel corpo di ogni essere animato c’è un corpo sottile chiamato spirito: ed è aereo in rapporto alla sostanza […] È lo strumento dell’anima destinato a ogni sua operazione: per questo si muove verso l’alto e verso il basso e verso i lati ed è il veicolo della vita e di tutte le operazioni vitali”). La scena è costruita su serie trinitarie con un forte crescendo emotivo riflesso nelle frasi latine pronunciate dagli spiriti, che si esprimono nello stile loro consono: alto (o tragico) per lo spirito vitale, con sede nel cuore, medio (o comico) per lo spirito animale (o anima sensitiva, delegata alle funzioni sensoriali), collocato nel cervello, e umile (o elegiaco) per lo spirito naturale, deputato al nutrimento, posto nel fegato o nello stomaco (cfr. Cv. 4, 7, 7 [4, 7, 14]). – In quel puncto: ‘In quel preciso istante’, triplicato per anafora (cfr. c. 6 e 7). – dico veracemente: formula asseverativa che sottolinea la veridicità dell’affermazione. – secretissima camera: ‘luogo più intimo’. – apparia: ‘si manifestava’, da legare a orribilmente, ‘in modo spaventoso’. – menomi polsi: ‘nelle minime pulsazioni’. – Ecce Deus … michi!: ‘Ecco il Dio più forte di me, che al suo arrivo diverrà mio padrone!’, espressione di stampo biblico (cfr. il frequente Ecce…; Luca 3, 16 «veniet autem fortior me», “verrà uno più forte di me”) che assegna allo spirito vitale il valore di precursore del nuovo dio, Amore (Deus maiuscolo, invece di deus minuscolo dell’edizione Barbi, a indicarlo come dio per antonomasia nel codice cortese) secondo un disegno ‘figurale’ fondato sul ruolo di Giovanni Battista in rapporto a Cristo (in Matt. 3, 11 il Battista dice: «qui autem post me venturus est fortior me est», “chi verrà dopo di me è più forte di me”) che verrà riproposto per Giovanna, donna di Cavalcanti, nei confronti di Beatrice (VN 15). – michi: grafia medievale corrente per il classico mihi. ←
5 [II, 4] Sections 5-7 dramatize the reactions of the spirits, i.e., the functions delegated to the operations of the soul, according to an inventive model employed in poetry by Guido Cavalcanti (c. 1259-1300), here however transferred into Latin, the language of science, supranational, and thus universal. The phenomenology of love is grounded in Scholastic philosophy, particularly in Albertus Magnus (1193-1289), who summarizes (Somn. et vig. 1, 1, 7 ff.): «in corpore omnis animalis est corpus subtile quod vocatur spiritus: et est aereum in substantia […] Est igitur instrumentum animae directum ad omnes operationes eius: et ideo movetur sursum, et deorsum, et ad latera, et est vehiculum vitae et omnium operationum vitae» (“In the body of every living being there is a subtle substance called spirit: aerial in nature […] It serves as the soul’s instrument for all its operations, moving upward, downward, and sideways, acting as the vehicle of life and all vital functions”). The scene is structured around trinitarian sequences with a marked emotional crescendo reflected in the Latin phrases uttered by the spirits, each adopting their appropriate stylistic register: elevated (or tragic) for the vital spirit, seated in the heart; middle (or comic) for the animal spirit (or sensitive soul, governing sensory functions), located in the brain; and humble (or elegiac) for the natural spirit, responsible for nourishment, situated in the liver or stomach (cf. Cv. 4, 7, 7 [4, 7, 14]). – In quel puncto: “At that precise moment,” reiterated through anaphora (cf. sections 6 and 7). – dico veracemente: an asseverative formula emphasizing the truthfulness of the statement. – secretissima camera: “innermost chamber.” – apparia: “manifested,” linked to orribilmente, “terrifyingly.” – menomi polsi: “in the faintest pulsations.” – Ecce Deus … michi!: “Behold a God stronger than I, who, upon His arrival, shall rule over me!” — a biblical-style expression (cf. the frequent Ecce…; Luke 3:16 «veniet autem fortior me», “He who comes after me is mightier than I”) that assigns the vital spirit the role of precursor to the new god, Love (Deus capitalized, rather than the lowercase deus in Barbi’s edition, marking it as the god par excellence in the courtly code) through a ‘figural’ design based on John the Baptist’s relationship to Christ (in Matt. 3:11, the Baptist states: «qui autem post me venturus est fortior me est», “He who comes after me is mightier than I”). This typological parallel resurfaces in the treatment of Giovanna, Cavalcanti’s beloved, in relation to Beatrice (VN 15). – michi: medieval spelling for the classical mihi. ←
6 [II, 5] alta camera: il cervello, «la parte più eminente, di fatto e per metafora, della fabbrica umana» (Gorni). – spiriti del viso: delegati alla vista (lat. visus), canale privilegiato per l’avvio dell’esperienza erotica cortese: «Amor est passio quaedam innata procedens ex visione et immoderata cogitatione formae alterius sexus» (“Amore è una passione innata derivante dalla visione e dal pensiero incontrollato di una persona del sesso opposto”) secondo il De amore di Andrea Cappellano (XII secolo), codificatore delle teorie dell’amor cortese. – Apparuit … vestra!: ‘È finalmente apparsa la vostra beatitudine!’. La rivelazione dell’evento è formulata mediante la suggestione primaria della ballata grande cavalcantiana Veggio negli occhi de la donna mia (De Robertis e cfr. il suo commento in G. Cavalcanti, Rime, Einaudi, Torino 1986, 85-88) incrociata con lo stilema scritturale Apparuit più avverbio (cfr. Luca 1, 11; 2 Tit. 11). ←
6 [II, 5] alta camera: the brain, "the most eminent part, both literally and metaphorically, of the human edifice" (Gorni). – spiriti del viso: those governing sight (Lat. visus), the privileged channel for initiating courtly erotic experience: "Amor est passio quaedam innata procedens ex visione et immoderata cogitatione formae alterius sexus" ("Love is an innate passion arising from vision and immoderate contemplation of a person of the opposite sex") according to Andreas Cappellanus' De amore (12th century), codifier of courtly love theories. – Apparuit … vestra!: "Your beatitude has finally appeared!" The revelation employs the primary suggestion from Cavalcanti's grand ballad Veggio negli occhi de la donna mia (De Robertis; cf. his commentary in G. Cavalcanti, Rime, Einaudi, Turin 1986, 85-88) intertwined with the scriptural formula Apparuit plus adverb (cf. Luke 1:11; 2 Tim. 11). ←
7 [II, 6] in quella parte … nostro: perifrasi eufemistica per indicare il fegato o lo stomaco. – si ministra: ‘si somministra’. – Heu … deinceps!: ‘Ahi, misero me, che (quia dichiarativo) d’ora in poi (deinceps) sarò spesso impedito’ nelle funzioni, con conseguente debilitazione fisica (cfr. VN 2. 3) e incremento della malinconia secondo la medicina del tempo, fortemente connessa con la riflessione filosofica. – miser: aggettivo qualificante lo stile più basso, in quanto l’elegia è definita dalle poetrie medievali stilus miserorum (cfr. VE 2, 4, 5). ←
7 [II, 6] in quella parte … nostro: euphemistic periphrasis denoting the liver or stomach. – si ministra: "is administered." – Heu … deinceps!: "Alas, wretched me, for henceforth I shall often be impeded" in my functions, resulting in physical debilitation (cf. VN 2. 3) and increased melancholy according to contemporary medicine, deeply intertwined with philosophical reflection. – miser: adjective qualifying the lowest style, as medieval poetics defined elegy as stilus miserorum (cf. VE 2, 4, 5). ←
8 [II, 7] la mia anima: ‘l’intero mio essere’, nelle sue manifestazioni vitale, sensitiva, naturale. – sì tosto … e cominciò: ‘non appena fu sposata (disponsata) con lui che (e, in dipendenza da sì tosto, Gorni) cominciò’. – sicurtade: ‘ardimento’. – virtù … ymaginatione: ‘per il potere che gli assegnava la mia facoltà immaginativa’. Tale facoltà, chiamata anche fantasia (cfr. VN 9. 2) traduce in immagini gli stimoli sensoriali esterni o il pensiero. – me … compiutamente: ‘mi era inevitabile (convenia) assecondare completamente i suoi desideri (piaceri)’. ←
8 [II, 7] la mia anima: "my entire being," in its vital, sensory, and natural manifestations. – sì tosto … e cominciò: "no sooner was she betrothed (disponsata) to him than (e, dependent on sì tosto, Gorni) she began." – sicurtade: "boldness." – virtù … ymaginatione: "through the power granted by my imaginative faculty." This faculty, also called fantasia (cf. VN 9. 2), translates external sensory stimuli or thought into images. – me … compiutamente: "I was compelled to fully comply with his desires (piaceri)." ←
9 [II, 8] angiola giovanissima: la forma femminile di angelo e la specificazione d’età assegnano particolare concretezza all’epiteto angelico, già presente nella tradizione poetica precedente, ma rinnovato a partire da Guido Guinizzelli (1230 ca-1276) col passaggio da elemento decorativo e galante a qualificazione sostanziale nobilitante per via analogica, e spinto da Dante alla piena identificazione con Beatrice-miracolo (cfr. VN 17. 2; 19. 6 e 23. 1-3). – portamenti: ‘atti, gesti’. – quella parola: ‘quel celebre verso’ oppure ‘quella celebre espressione’. – Homero … Dio: l’auctoritas classica di Omero, noto al Medioevo per via indiretta, fornisce ulteriore garanzia, dopo le suggestioni scritturali, alle affermazioni dantesche su Beatrice. Il più probabile tramite del verso omerico latinizzato (Il. 24, 258) è Alberto Magno. ←
9 [II, 8] angiola giovanissima: the feminine form of angelo and the specification of age lend particular concreteness to the angelic epithet, present in earlier poetic tradition but renewed through Guido Guinizzelli (c. 1230-1276), transitioning from decorative gallantry to substantive ennobling analogy, culminating in Dante's full identification of Beatrice-as-miracle (cf. VN 17. 2; 19. 6 and 23. 1-3). – portamenti: "gestures, bearing." – quella parola: "that celebrated verse" or "that renowned expression." – Homero … Dio: The classical authority of Homer, known to the Middle Ages indirectly, provides further validation – after scriptural allusions – for Dante's claims about Beatrice. The most probable conduit for the Latinized Homeric verse (Il. 24.258) is Albertus Magnus. ←
10 [II, 9] avegna che: ‘benché’. fosse … Amore: ‘offrisse motivo di incoraggiamento (baldanza) ad Amore’. – nulla volta sofferse: ‘mai tollerò’. – sanza … Ragione: «come in un ideale buon governo, il rettore si appoggia qui a un Consiglio fidato (la Ragione), che è considerato di norma sua fiera antagonista» (Gorni). Nell’edizione Gorni Ragione è personificata, come d’uso nella letteratura allegorica medievale e come avviene nel Fiore. La precisazione potrebbe adombrare un definitivo distacco dalla concezione amorosa del Fiore, databile fra il 1285 e il 1290, dove la fedeltà ad Amore e la spregiudicata consapevolezza della realtà fisica erotica portano il protagonista Amante a respingere i due interventi dissuasivi di Ragione (F. 9-10; 35-46). ←
10 [II, 9] avegna che: "although." fosse … Amore: "offered encouragement (baldanza) to Love." – nulla volta sofferse: "never endured." – sanza … Ragione: "As in an ideal government, the ruler here relies on a trusted Council (Reason), typically considered its fierce antagonist" (Gorni). In Gorni's edition, Reason is personified, following medieval allegorical tradition as seen in the Fiore. This clarification may foreshadow a definitive break from the erotic conception of the Fiore, dated c.1285-1290, where the protagonist Lover's fidelity to Love and unflinching awareness of physical eroticism lead him to reject Reason's dissuasive interventions (F. 9-10; 35-46). ←
11 [II, 10] E però … esse: ‘E poiché (però che) indugiare sulle sofferenze e sui gesti (passioni e acti, dittologia di sapore agiografico con la suggestione ulteriore degli Actus Apostolorum, Gorni) ha tutto l’aspetto (pare) di una favola (alcuno parlare fabuloso, ‘discorso scarsamente attendibile’, Contini), me ne allontanerò’. – trapassando: ‘trascurando’. – trarre … queste: ‘ricavare, trascrivendo, dal modello (exemplo)’, ossia il libro della memoria che costituisce l’originale ‘da cui sono ricavate le parole del presente volume (queste riferito a parole successivo o a cose precedente)’. – maggiori paragrafi: l’aggettivo maggiori indica i paragrafi (cioè i blocchi testuali equivalenti ai capitoli delle nostre attuali consuetudini librarie) che rivestono maggior importanza per la confezione della VN, la cui partizione non coincide necessariamente con quella del libro della memoria, antigrafo nei cui confronti Dante prevede un possibile scarto (c. 1); può anche alludere alla scrittura in caratteri maggiori, più leggibili. ←
11 [II, 10] E però … esse: "And since (però che) dwelling on sufferings and acts (passioni e acti, a hagiographic-style hendiadys with additional resonance from the Actus Apostolorum, Gorni) appears (pare) fabulous discourse (alcuno parlare fabuloso, 'speech of dubious credibility,' Contini), I shall depart from it." – trapassando: "passing over." – trarre … queste: "to extract, by transcribing, from the exemplar," i.e., the book of memory constituting the original "from which the words of this present volume (queste referring to subsequent parole or preceding cose) are derived." – maggiori paragrafi: the adjective maggiori denotes the paragraphs (textual blocks equivalent to modern chapters) most crucial to VN's composition, whose division may not align with that of the memory-book archetype (cf. c.1). It may also allude to larger, more legible script. ←
12 [III, 1] Sempre sotto il segno del nove avviene, dopo l’apparizione ‘assoluta’ di Beatrice (cc. 2-4), il suo contatto personalizzato con Dante mediante il saluto, salute, forma che, «con saluto e salutare, si alterna a designare, con larga escursione semantica, il gesto salutifero di Beatrice» (Gorni), fondendo i valori di saluto e salute, intesa come salvezza eterna e beatitudine, con ricercata ambiguità. Il carattere miracoloso dell’evento pare sottolineato dal colore bianchissimo delle vesti di Beatrice, storicamente documentato per le feste di Calendimaggio (possibile momento del secondo incontro ricavabile dalle indicazioni cronologiche interne); esso allude, oltre che alla purezza (non necessariamente connessa alla cerimonia nuziale), a un valore soprannaturale di mistero sacro: bianco è l’abito dell’angelo della Risurrezione (ripetuto per la comparsa di Amore in VN 5. 10, Gorni col supporto di Cv. 4, 22, 8 [4, 22, 14]), e bianche sono le vesti di Cristo trasfigurato (De Robertis). Il saluto beatificante riprende tanto l’«Ave, Maria» dell’angelo Gabriele quanto la scena di Maria in visita a Elisabetta col seguente Magnificat «capitale per i temi dell’umiltà, del saluto, del nome (Luca 1, 39-56). Va bene tracciare un parallelismo tra Beatrice e Cristo, tra Beatrice e l’angelo, tra Beatrice e le sante agiografate: ma è Maria che qui soprattutto conta» (Gorni). Poi che fuoro: ‘Dopo che furono (fuoro, dal lat. fuerunt)’. – apuncto: ‘esattamente’. – apresso: ‘dopo’. – gentilissima: l’epiteto superlativo è riservato esclusivamente a Beatrice, ed è in rapporto alla concezione cortese dell’amore già adottata da Guinizzelli (cfr. Amore e ’l cor gentil sono una cosa VN 11. 3-5): gentilezza e derivati alludono alla nobiltà d’animo, alla liberalità; per una trattazione dantesca dell’argomento cfr. almeno Cv. 4. – volse gli occhi: tratto fisico essenziale nella figurazione di Beatrice, cfr. per esempio la prima e l’ultima sua raffigurazione nella Commedia (Inf. 2, 53 e 55 «e donna mi chiamò beata e bella […] Lucevan gli occhi suoi più che la stella»; Pd. 31, 91-93 «Così orai; e quella, sì lontana / come parea, sorrise e riguardommi; / poi si tornò a l’etterna fontana»). – ineffabile: che non si può dire sia per l’altezza inarrivabile della materia sia per l’incapacità della parola a riferirla e rappresentarla adeguatamente (cfr. Cv. 3, 3, 9-10 [3, 3, 13-14]). Il vocabolo è di ascendenza scritturale e mistica, riservato alla esperienza diretta del divino, e questa di VN, secondo Manuela Colombo, è molto probabilmente la prima occorrenza del termine in un volgare romanzo. – meritata nel grande secolo: ‘ricompensata nella gloria eterna’. – virtuosamente tanto: ‘con tale meravigliosa efficacia’ (Gorni). – li termini della beatitudine: ‘il sommo grado della beatitudine’. ←
12 [III, 1] Always under the sign of nine occurs, after the 'absolute' apparition of Beatrice (chs. 2-4), her personalized contact with Dante through the salute (greeting). This term, «alternating with saluto and salutare, broadly designates Beatrice's salvific gesture» (Gorni), fusing the values of greeting and salute (salvation), understood as eternal beatitude, through deliberate semantic ambiguity. The miraculous nature of the event is emphasized by the dazzling white of Beatrice's garments, historically documented for Calendimaggio festivities (a plausible timeframe for this second encounter based on internal chronological clues). This whiteness alludes not only to purity (not necessarily nuptial) but also to supernatural sacred mystery: white is the raiment of the Resurrection angel (repeated for Love's appearance in VN 5.10, per Gorni with support from Cv. 4, 22, 8 [4, 22, 14]), and white were Christ's garments during the Transfiguration (De Robertis). The beatific greeting echoes both the angel Gabriel's «Ave Maria» and the Visitation scene with Mary's subsequent Magnificat, «essential for themes of humility, greeting, and naming (Luke 1:39-56). While parallels may be drawn between Beatrice and Christ, Beatrice and the angel, or Beatrice and hagiographic saints, it is the Marian archetype that holds primary significance here» (Gorni). Poi che fuoro: 'After they were' (fuoro, from Lat. fuerunt). – apuncto: 'precisely'. – apresso: 'after'. – gentilissima: This superlative epithet is reserved exclusively for Beatrice, rooted in the courtly love tradition advanced by Guinizzelli (cf. Amore e ’l cor gentil sono una cosa, VN 11.3-5), where gentilezza denotes spiritual nobility and magnanimity. For Dante's extended treatment, see Cv. 4. – volse gli occhi: A defining physical trait in Beatrice's figuration, evident in her first and last portrayals in the Commedia (Inf. 2, 53-55: «A lady called me blessed and fair [...] Her eyes outshone the stars»; Par. 31, 91-93: «So did I pray; and she, so distant / as she appeared, smiled and gazed at me, / then turned again to the eternal fountain»). – ineffabile: Beyond expression, both for the inaccessibility of its subject and language's inadequacy (cf. Cv. 3, 3, 9-10 [3, 3, 13-14]). This term, of scriptural and mystical provenance, typically describes direct divine experience; Manuela Colombo notes this as likely the first occurrence in Romance vernacular. – meritata nel grande secolo: 'rewarded in the eternal realm'. – virtuosamente tanto: 'with such wondrous efficacy' (Gorni). – li termini della beatitudine: 'the summit of beatitude'. ←
13 [III, 2] mi giunse: ‘mi raggiunse’. – fermamente: ‘senza alcun dubbio’. – nona: ‘le ore quindici’, secondo l’uso corrente di computare le ore dall’alba, convenzionalmente fissata alle sei. L’ora nona è ritenuta quella della morte di Cristo (cfr. Cv. 4, 23, 6 [4, 23, 11]); nella VN individua la seconda visione al paragrafo 5 e la quarta ymaginatione di 28. – però che: ‘poiché’. – dolcezza … inebriato: lessico biblico delle visioni. – mi partio dalle genti: ‘mi allontanai da tutti’. – al solingo luogo di una mia camera: ‘nella solitudine della mia stanza’; l’isolamento prelude alla esperienza estatica, mentre il luogo della meditazione ha precedenti, oltre che in Ez. 8, 12, in Agostino, Conf. 12, 16, 23. – pensare: alla percezione visiva della donna segue, secondo la fenomenologia erotica cortese, la cogitatio, la rielaborazione interiore (cfr. nota a VN 1. 6). ←
13 [III, 2] mi giunse: 'reached me'. – fermamente: 'without any doubt'. – nona: 'the ninth hour' (3 PM), according to the medieval system of counting hours from dawn, conventionally set at 6 AM. This hour marks Christ's death (cf. Cv. 4, 23, 6 [4, 23, 11]); in the Vita Nova, it identifies the second vision in chapter 5 and the fourth ymaginatione in 28. – però che: 'since'. – dolcezza … inebriato: biblical lexicon of visions. – mi partio dalle genti: 'I withdrew from company'. – al solingo luogo di una mia camera: 'to the solitary space of my chamber'; this isolation precedes the ecstatic experience, while the meditative setting draws from Ezekiel 8:12 and Augustine's Conf. 12, 16, 23. – pensare: following the courtly phenomenology of love, the visual perception of the lady gives way to cogitatio, inner elaboration (cf. note to VN 1. 6). ←
14 [III, 3] maravigliosa: ‘stupefacente’. – visione: la visione, prima delle tre presenti nell’opera (le altre due a 5 e 31), avviene nel sonno e di solito, per la cultura medievale, offre garanzia di autenticità perché manifestazione indotta nell’uomo per volere divino, allo scopo di anticipare eventi futuri o rivelare il vero significato di fatti e situazioni, anche se formulati in codice. – parea: il verbo sottolinea la fisicità della visione e vale ‘apparire, manifestarsi’. – nebula: ‘nuvola’. – «Ego Dominus tuus»: ‘Io sono il tuo Signore’, palese calco del primo comandamento del Decalogo (Es. 20, 2). Riprende e modifica profondamente l’avvio del Fiore col giuramento di fedeltà, in termini squisitamente cortesi, dell’Amante al Dio d’Amore (F. 2-5): fra le coincidenze, da valutare con cautela per la topicità della situazione, il cuore dell’Amante in mano al Dio d’Amore (F. 3-4) e le parole del Dio d’Amore «Amico, / i’ son segnor assà’ forte a servire» (F. 3, 9-10) e «I’ sì son tu’ signore» (F. 4, 5; Ciccuto). ←
14 [III, 3] maravigliosa: 'astonishing'. – visione: this vision, the first of three in the work (others at 5 and 31), occurs during sleep. Medieval culture considered such visions authentic as divine revelations foretelling future events or unveiling hidden truths, albeit in coded form. – parea: emphasizes the vision's physicality, meaning 'appeared, manifested'. – nebula: 'cloud'. – «Ego Dominus tuus»: 'I am your Lord' (Exodus 20:2). This reworks the opening of the Fiore, where the Lover swears fealty to the God of Love in courtly terms (F. 2-5). Notable parallels include the God of Love holding the Lover's heart (F. 3-4) and his declarations: «Amico, / i’ son segnor assà’ forte a servire» (F. 3, 9-10) and «I’ sì son tu’ signore» (F. 4, 5; Ciccuto). ←
15 [III, 4] involta … leggieramente: ‘lievemente ravvolta’. – drappo: ‘lenzuolo’ oppure ‘veste drappeggiata’. Per sanguigno cfr. nota a VN 1. 4. – riguardando: gallicismo corrente. – intentivamente: ‘attentamente’. ←
15 [III, 4] involta … leggiermente: 'lightly wrapped'. – drappo: 'shroud' or 'draped garment'. For sanguigno, cf. note to VN 1. 4. – riguardando: common Gallicism. – intentivamente: 'intently'. ←
16 [III, 5] cosa: indeterminata, che poi si precisa, come nell’intero resoconto del sogno, oppure ‘sostanza’ (Gorni). – «Vide cor tuum!»: ‘Guarda il tuo cuore!’. ←
16 [III, 5] cosa: indeterminate noun later clarified in the dream's narrative, or 'substance' (Gorni). – «Vide cor tuum!»: 'Behold your heart!'. ←
17 [III, 6] E … alquanto: ‘E dopo essere rimasto immobile per un breve tempo’. – per suo ingegno: ‘con ogni accortezza’. – dubitosamente: ‘con timore’. Il motivo del cuore mangiato, diffuso nella cultura romanza, significa il trasferimento delle virtù che nell’organo avevano sede e rielabora laicamente l’eucarestia cristiana. Suggestiva per la scena dantesca pare soprattutto la vicenda del trovatore provenzale Guilhem de Cabestanh (poi ripresa da Boccaccio in Dec. 4, 9), cui si unisce l’eco di Cavalcanti Perché non fuoro a me gli occhi dispenti 12-14 «Chi gran pena sente / guardi costui, e vederà ’l su’ core / che Morte ’l porta ’n man tagliato in croce» (De Robertis). ←
17 [III, 6] E … alquanto: 'And after remaining motionless for a short while'. – per suo ingegno: 'with all cunning'. – dubitosamente: 'with fear'. The motif of the devoured heart, widespread in Romance literature, signifies the transfer of virtues once housed in the organ and secularly reworks the Christian Eucharist. Particularly suggestive for Dante's scene appears to be the episode involving the Provençal troubadour Guilhem de Cabestanh (later adapted by Boccaccio in Dec. 4, 9), combined with echoes of Cavalcanti's Perché non fuoro a me gli occhi dispenti 12-14: «Who feels great pain / let them behold this man, and see his heart / which Death bears in hand, quartered crosswise» (De Robertis). ←
18 [III, 7] poco dimorava: ‘passava poco tempo’. – amarissimo pianto: si noti la presenza della paronomasia fra Amore e amarissimo, secondo la tradizione medievale di false etimologie rivelatrici di senso. – poteo sostenere: ‘riuscì (poteo, terza singolare) a reggere’ (Gorni). ←
18 [III, 7] poco dimorava: 'little time passed'. – amarissimo pianto: Note the paronomasia between Amore and amarissimo, following the medieval tradition of false etymologies revealing meaning. – poteo sostenere: 'managed (poteo, third singular) to endure' (Gorni). ←
19 [III, 8] immantanente: ‘subito’. – trovai: ‘scoprii, constatai’ – quarta della nocte: tra le ventuno e le ventidue (Cv. 3, 2, 2-3 [3, 6, 2] e 4, 23, 9 [4, 23, 15]). La scelta dell’ora non coincide con quella dell’alba, ritenuta propria dei sogni veritieri (cfr. Inf. 26, 7; Pg. 9, 13-18 e 19, 1-7), ma stabilisce la cadenza novenaria subito dopo rivelata (qui, per Gorni, vale forse il precedente del sogno di Enea con la profezia di Ettore, Aen. 2, 268-302). ←
19 [III, 8] immantanente: 'immediately'. – trovai: 'discovered, ascertained'. – quarta della nocte: between 9 and 10 PM (Cv. 3, 2, 2-3 [3, 6, 2] and 4, 23, 9 [4, 23, 15]). The chosen hour diverges from dawn, traditionally associated with truthful dreams (cf. Inf. 26, 7; Pg. 9, 13-18 and 19, 1-7), but establishes a ninefold cadence later revealed (here, per Gorni, perhaps echoing Aeneas' dream with Hector's prophecy, Aen. 2, 268-302). ←
20 [III, 9] farlo sentire: ‘sottoporlo’. – trovatori: ‘rimatori in volgare’, provenzalismo che qualifica i poeti in volgare mediante il collegamento con la fondamentale tradizione lirica occitanica; precisa la scelta fondamentale del tema amoroso la successiva designazione li fedeli d’Amore. «Chi fossero i molti … trovatori in quel tempo (e in quel luogo: Firenze e città vicine) oltre i risponditori noti [cfr. nota a VN 2. 1], lo può rivelare, in modo approssimativo, la lista dei corrispondenti delle Rime dantesche [Dante da Maiano, Forese Donati, Cino da Pistoia]. Col Cavalcanti, il poeta più noto della città era, a qualla data, Chiaro Davanzati» (Gorni). – con ciò fosse cosa che: ‘poiché’. – avesse … per rima: allusione a una precedente sperimentazione autonoma della tecnica versificatoria in volgare (dire parole per rima, mentre dire per versi, VN 16. 4, è riservato alla poesia latina), difficilmente identificabile. I dati interni impedirebbero di individuare tali prove nel Fiore e nel Detto d’Amore, composti da un Dante almeno ventenne, ma la prospettiva di biografia culturale della VN, che riorganizza l’esperienza storica, non vieta l’inclusione implicita dei due poemetti ormai definitivamente liquidati per l’urgenza della nuova stagione poetica dantesca. – li fedeli d’Amore: designa i rimatori volgari mediante il lessico cortese: fedele vale generalmente ‘vassallo, suddito’. A essi Dante si richiamerà più volte nel libro come a persone capaci di comprendere appieno il codice espressivo amoroso e le allusioni anche quando sottilmente occultate. ←
20 [III, 9] farlo sentire: 'to submit it'. – trovatori: 'vernacular poets', a Provençalism qualifying poets through linkage with Occitan lyric tradition; the subsequent designation li fedeli d’Amore specifies the foundational choice of amorous themes. «Who the molti … trovatori in quel tempo (and in that place: Florence and neighboring cities) were, beyond the known respondents [cf. note to VN 2. 1], can be roughly inferred from Dante's correspondents in the Rime [Dante da Maiano, Forese Donati, Cino da Pistoia]. Alongside Cavalcanti, the city's most renowned poet at that time was Chiaro Davanzati» (Gorni). – con ciò fosse cosa che: 'since'. – avesse … per rima: allusion to prior autonomous experimentation in vernacular versification (dire parole per rima, whereas dire per versi, VN 16. 4, is reserved for Latin poetry), difficult to identify. Internal evidence precludes associating these attempts with the Fiore and Detto d’Amore, composed by a Dante at least twenty years old. Yet the Vita Nova's biographical framework, reorganizing historical experience, does not exclude implicit inclusion of these poems, now definitively dismissed in favor of Dante's new poetic phase. – li fedeli d’Amore: designates vernacular poets through courtly lexicon, fedele meaning 'vassal, subject'. Dante will repeatedly invoke them as figures capable of fully comprehending amorous codes and subtly concealed allusions. ←
21-23 [III, 10-12] A ciascun’alma presa e gentil core, sonetto (ABBA ABBA CDC CDC), costruito secondo la tecnica, originariamente epistolografica poi applicata ai versi, della salutatio più petitio, ‘richiesta’, (vv. 1-4), cui segue la narratio (vv. 5-14), e costituisce la proposta di un tema da sviluppare in dibattito a più voci o in tenzone.
21-23 [III, 10-12] A ciascun’alma presa e gentil core, a sonnet (ABBA ABBA CDC CDC), structured according to the technique—originally epistolary but later applied to verse—of salutatio followed by petitio, "request" (vv. 1-4), succeeded by the narratio (vv. 5-14). This constitutes the proposal of a theme to be developed through collective debate or poetic exchange.
‘21 A ciascun’alma… Amore: Porgo il mio saluto (salute; è sottinteso il verbo ‘dico’) nel nome del loro signore Amore a tutte le anime da lui catturate (alma presa) e ai cuori nobili (gentil core), sotto il cui sguardo arriva il presente componimento (dir) perché (in ciò che, finale) mi rispondano secondo la loro opinione ( (i)n suo parvente, provenzalismo).←
21 A ciascun’alma… Amore: "I offer my greeting (salute; the verb 'say' is implied) in the name of their lord Love to all souls seized by him (alma presa) and to noble hearts (gentil core), before whose gaze this composition (dir) arrives so that (in ciò che, final clause) they may respond according to their understanding (in suo parvente, a Provençalism)."←
22 Già eran… orrore: Erano quasi arrivate al loro terzo (aterzate) le (dodici) ore notturne, quando mi apparve all’improvviso Amore, il cui aspetto (essenza, ‘modo di essere’) mi provoca ancora terrore al ricordarlo.←
22 Già eran… orrore: "The nocturnal hours had nearly reached their third division (aterzate) when Love suddenly appeared to me, whose essence (essenza, 'mode of being') still fills me with terror when recalled."←
23 Allegro… piangendo: Aveva un’apparenza lieta mentre teneva in una mano il mio cuore e fra le braccia portava la mia signora (madonna) addormentata, ravvolta in un drappo. Dopo averla svegliata, cibava lei, timorosa (paventosa), di quel cuore ardente (ardendo), avendo un atteggiamento mansueto (umilmente). Infine lo vedevo andarsene (gir lo ne vedea) in lacrime.’ ←
23 Allegro… piangendo: "He bore a joyful semblance while holding my heart in one hand and cradling my lady (madonna), asleep and draped in cloth, in his arms. After awakening her, he fed her—timid yet burning (ardendo)—with that heart, comporting himself meekly (umilmente). Finally, I witnessed him depart (gir lo ne vedea) in tears."←
24 [III, 13] La divisione del testo secondo porzioni contenutistiche omogenee è il primo degli esercizi interpretativi praticati dai commentatori antichi e medievali. Dante inaugura nella letteratura volgare d’Italia la pratica dell’autocommento, genere già presente nell’alto Medioevo, e la continuerà nell’incompiuto Convivio. Nella VN la divisione viene effettuata con tutti i componimenti, secondo ordine e struttura diversificati, a eccezione dei sonetti ai paragrafi 7, 17 (solo il primo), 18, 24, 25, 28, 29. – prima parte: vv. 1-4. – seconda: vv. 5-14. – significo … rispondere: ‘indico a quali aspetti della visione si deve (si dêe) dare risposta’.←
24 [III, 13] The division of the text into homogeneous content-based sections represents the first of the interpretative exercises practiced by ancient and medieval commentators. Dante inaugurates the practice of self-commentary in Italian vernacular literature—a genre already present in the High Middle Ages—and would continue it in his unfinished Convivio. In the Vita Nova, divisions are applied to all compositions, with varying order and structure, except for the sonnets in paragraphs 7, 17 (only the first), 18, 24, 25, 28, and 29. – prima parte: vv. 1-4. – seconda: vv. 5-14. – significo … rispondere: "I indicate which aspects of the vision require (si dêe) a response."←
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1 [III, 14] molti: si conoscono solo tre risposte, tutte secondo lo schema metrico della proposta: Naturalmente chere ogni amadore di Terino da Castelfiorentino oppure di Cino da Pistoia (1260 ca-1336/37), Di ciò che stato sei dimandatore di Dante da Maiano, Vedeste, al mio parere, omne valore di Guido Cavalcanti (ma Vedesti è lezione concorde nei manoscritti più antichi della VN e pertanto viene accolta da Gorni). La prima interpreta la visione come suggerimento dato da Amore di rivelare il cuore di innamorato alla donna, mentre la seconda rovescia in chiave giocosa la situazione, letta come un delirio dovuto a eccesso di bollori; l’ultima riconosce a Dante la piena esperienza di Amore. – di diverse sententie: ‘con interpretazioni varie’. – quelli cui: ‘quello che (cui, oggetto)’. – primo … amici: perifrasi con la quale Dante sempre designa Cavalcanti nella VN (15. 3 e 6; 16. 10; 19. 10; 21. 1). – quasi: ‘per così dire’. ←
1 [III, 14] molti: Only three responses are known, all adhering to the metrical schema of the original: Naturalmente chere ogni amadore by Terino da Castelfiorentino or Cino da Pistoia (c. 1260–1336/37), Di ciò che stato sei dimandatore by Dante da Maiano, and Vedeste, al mio parere, omne valore by Guido Cavalcanti (though Vedesti is the reading consistently found in the oldest Vita Nova manuscripts and is thus adopted by Gorni). The first interprets the vision as Love’s suggestion to reveal the lover’s heart to the lady, while the second humorously inverts the situation as a delirium caused by excessive passion; the last acknowledges Dante’s full experience of Love. – di diverse sententie: "with diverse interpretations." – quelli cui: "the one whom (cui, object)." – primo … amici: A periphrasis by which Dante always designates Cavalcanti in the Vita Nova (15. 3 and 6; 16. 10; 19. 10; 21. 1). – quasi: "so to speak." ←
2 [III, 15] Lo verace iuditio: ‘L’autentica interpretazione’. – alli più semplici: ‘ai più inesperti’. Il significato esatto del sogno (Amore piange la futura morte di Beatrice) era risultato incomprensibile anche per l’assenza nel sonetto di particolari esposti nella prosa, successiva ai versi (basti citare il colore sanguigno del drappo che avvolge la donna, VN 1. 15, omesso in A ciascun’ alma presa 11); ora invece, dopo l’evento e, in subordine, dopo la composizione di VN, è chiaro a tutti, in analogia con la Rivelazione cristiana, come suggerisce l’eco biblica della verità negata ai sapienti e concessa ai piccoli (Matt. 11, 25; Luca 10, 21). ←
2 [III, 15] Lo verace iuditio: 'The authentic interpretation'. – alli più semplici: 'to the most inexperienced'. The precise meaning of the dream (Love weeping for Beatrice’s future death) had remained unintelligible even due to the absence in the sonnet of details later revealed in the prose (such as the blood-red color of the cloth enveloping the woman, VN 1.15, omitted in A ciascun’ alma presa 11). Now, however, after the event and, secondarily, after the composition of the Vita Nova, it is clear to all, akin to Christian Revelation, as suggested by the biblical echo of truth denied to the wise and granted to the simple (Matt. 11:25; Luke 10:21). ←
3 [IV, 1] spirito naturale … operatione: avviene il blocco del nutrimento, cfr. VN 1. 7. – frale … conditione: ‘fragile … stato’. – pesava … vista: ‘dispiaceva del mio aspetto’. – pieni d’invidia: i maldicenti che, secondo la tradizione cortese, possono togliere pregio alla fin’ amor rivelandone l’oggetto. – si procacciavano di: ‘si adoperavano per’. ←
3 [IV, 1] spirito naturale … operatione: Here occurs the blockage of nourishment, cf. VN 1.7. – frale … conditione: 'frail … state'. – pesava … vista: 'was aggrieved by my appearance'. – pieni d’invidia: the slanderers who, according to courtly tradition, could undermine fin’ amor by revealing its object. – si procacciavano di: 'strove to'. ←
4 [IV, 2] governato: ‘ridotto’. – Dicea d’Amore: ‘Rivelavo che si trattava di Amore’. – insegne: ‘segni evidenti’ oppure ‘vessilli’ (Contini), se si preferisce una visualizzazione cortese di Amore come signore feudale. – ricoprire: ‘occultare’. ←
4 [IV, 2] governato: 'reduced'. – Dicea d’Amore: 'I declared it concerned Love'. – insegne: 'evident signs' or 'banners' (Contini), if preferring a chivalric visualization of Love as feudal lord. – ricoprire: 'conceal'. ←
5 [IV, 3] Per cui … distructo: ‘Per chi (cui, con valore di pronome interrogativo) ti ha così disfatto’. – e io … li guardava: e paraipotattico (la paraipotassi è una costruzione sintattica che combina paratassi, o coordinazione, e ipotassi, o subordinazione, coordinando la principale a una sua precedente subordinata mediante elementi coordinanti, come e, sì. Nel caso la dipendente temporale E quando mi domandavano precede la principale io … li guardava cui è connessa mediante e). Altri casi a 14. 3; 15. 1; 26. 3; 27. 2. ←
5 [IV, 3] Per cui … distructo: 'By whom (cui, interrogative pronoun) have you been so undone'. – e io … li guardava: The e here is parahypotactic (a syntactic construction combining parataxis and hypotaxis, coordinating a main clause with a preceding subordinate clause via conjunctions like e or sì). In this case, the temporal subordinate clause E quando mi domandavano precedes the main clause io … li guardava, connected by e. Other instances occur at 14.3; 15.1; 26.3; 27.2. ←
6 [V, 1] – sedea: ‘stava’. – in parte … Regina della gloria: in una chiesa o altro luogo sacro durante una celebrazione mariana. – nel mezzo … recta linea: ‘al centro fra me e lei in linea retta’. «Lo sguardo rettilineo è buono e confortante» a norma di Cv. 2, 9, 6 [2, 9, 4-5] (Gorni). – una gentil donna: la prima donna-schermo (ossia con funzione di difesa del vero oggetto d’amore) possiede la nobiltà ma in grado normale rispetto a quello superlativo di Beatrice. – sguardare … terminasse: ‘sguardo intenso e insistente che aveva l’aspetto di cadere su di lei come suo vero bersaglio’. ←
6 [V, 1] – sedea: 'sat'. – in parte … Regina della gloria: in a church or sacred space during a Marian celebration. – nel mezzo … recta linea: 'directly between us in a straight line'. «A rectilinear gaze is good and comforting» per Cv. 2, 9, 6 [2, 9, 4-5] (Gorni). – una gentil donna: the first screen-lady (serving to shield the true object of love) possesses nobility but of ordinary degree compared to Beatrice’s superlative rank. – sguardare … terminasse: 'an intense, fixed gaze that seemed to alight upon her as its true target'. ←
7 [V, 2] in tanto … che: ‘vi fu fatto tanto caso che’. – mi sentio … me: ‘sentii dire alle mie spalle (apresso ‘dietro’)’. – la persona di costui: perifrasi del pronome personale, vale ‘costui’, ma «oggettiva l’opera di distruzione» (De Robertis). – nominandola: gerundio con soggetto sottinteso ricavato ad sensum dalla situazione descritta, ‘mentre chi aveva così detto diceva il nome di lei’. – mezzo: ‘al centro’. ←
7 [V, 2] in tanto … che: 'so much attention was paid that'. – mi sentio … me: 'I overheard behind me (apresso 'close by')'. – la persona di costui: a periphrasis for the pronoun, meaning 'this man', but «objectifies the act of destruction» (De Robertis). – nominandola: gerund with implied subject inferred from context, 'while the speaker uttered her name'. – mezzo: 'intermediary'. ←
8 [V, 3] assicurandomi … vista: ‘avendo la sicurezza che quel giorno (lo giorno) il mio segreto (l’amore per Beatrice) non era stato comunicato ad altri dai miei sguardi (per mia vista)’. – immantanente: ‘subito’. – schermo: ‘difesa’, ‘protezione’. – tanto … ragionavano: ‘e in breve tempo lo ostentai a tal punto (tanto ne mostrai, Gorni) che i più che parlavano di me credettero di conoscere il mio segreto (fu creduto sapere, costruzione passiva)’. ←
8 [V, 3] assicurandomi … vista: ‘having the assurance that on that day (lo giorno) my secret (love for Beatrice) had not been communicated to others through my gaze (per mia vista)’. – immantanente: ‘immediately’. – schermo: ‘defense’, ‘protection’. – tanto … ragionavano: ‘and in short order I displayed it so conspicuously (tanto ne mostrai, Gorni) that most who spoke of me believed they had uncovered my secret (fu creduto sapere, passive construction)’. ←
9 [V, 4] Con questa … celai: ‘Mediante questa donna tenni nascosto il mio vero sentimento’. – per più … altrui: ‘per meglio convincere (altrui, oggetto generico)’. – cosette per rima: composizioni sicuramente in volgare (per rima) indicate col diminutivo per esprimere modestia e distacco. Certa, per volontà autoriale, è l’inclusione del sirventese (c. 11) e del sonetto rinterzato O voi che per la via, trascritto ai cc. 14-17; per il resto l’elenco è ipotetico e potrebbe comprendere La dispietata mente, che pur mira (Rime 50), canzone «per una “gentil madonna” (vv. 9 e 55), che è “difesa” (v. 8), sinonimo di schermo. Un incremento di testi si avrebbe se la donna-schermo fosse assimilabile a Lisetta (Rime 117 [Per quella via che la bellezza corre] e 59 [Volgete li occhi a veder chi mi tira]), o alle donne ‘floreali’ delle ballate 56 [Per una ghirlandetta] e 58 [Deh, Vïoletta, che in ombra d’Amore] e della stanza di canzone Madonna, quel signor che voi portate (Rime 57), cosette per rima se altre mai» (Gorni). – non è … facesse: ‘non intendo riportare in quest’opera’, trascrivendole dal libro della memoria, ‘se non per quanto servisse’. – e però … di lei: ‘e per questo (però) le tralascerò (lascerò) tutte, eccetto il fatto che ne trascriverò qualcosa che è con ogni evidenza (pare che sia, Gorni) lode (loda, con cambio di declinazione, forma costante nella prosa di VN) di lei’. Allude a O voi che per la via, riportato ai commi 14-17. ←
9 [V, 4] Con questa … celai: ‘Through this lady, I concealed my true feelings’. – per più … altrui: ‘to better convince others (altrui, generic object)’. – cosette per rima: compositions certainly in the vernacular (per rima), indicated by the diminutive to express modesty and detachment. The inclusion of the sirventese (c. 11) and the rinterzato sonnet O voi che per la via, transcribed at cc. 14-17, is confirmed by authorial intent; the remainder of the list is hypothetical and might include La dispietata mente, che pur mira (Rime 50), a canzone «for a “gentil madonna” (vv. 9 and 55), who is “defended” (v. 8), a synonym of schermo. Additional texts would emerge if the screen-lady were identifiable with Lisetta (Rime 117 [Per quella via che la bellezza corre] and 59 [Volgete li occhi a veder chi mi tira]), or with the ‘floral’ ladies of the ballate 56 [Per una ghirlandetta] and 58 [Deh, Vïoletta, che in ombra d’Amore] and the canzone stanza Madonna, quel signor che voi portate (Rime 57), true cosette per rima if any exist» (Gorni). – non è … facesse: ‘I do not intend to include them in this work’, transcribed from the book of memory, ‘except where they prove relevant’. – e però … di lei: ‘and therefore (però) I shall omit (lascerò) them all, save for transcribing something that clearly appears (pare che sia, Gorni) as praise (loda, with declensional shift, a consistent feature in VN’s prose) of her’. This refers to O voi che per la via, included at cc. 14-17. ←
10 [VI, 1] quanto … parte: ‘per quanto mi concerne’. – volontà di volere: l’espressione apparentemente ridondante (volere può essere fraseologico) distingue «il sopravvento della intenzione, dell’ispirazione […] dall’accettazione di questa» (De Robertis). ←
10 [VI, 1] quanto … parte: ‘as far as I am concerned’. – volontà di volere: the seemingly redundant expression (volere may be phrasal) distinguishes «the primacy of intention, of inspiration […] from its acceptance» (De Robertis). ←
11 [VI, 2] pìstola … serventese: ‘una epistola in forma di sirventese’, componimento di origine transalpina a carattere di invettiva o ammonimento, adibito nella cultura provenzale a rassegna di dame con diverse finalità. Sul perduto componimento esistono numerose ipotesi relative alla struttura metrica (tetrastica per molti; secondo Gorni 1981, 205-11 si tratterebbe di terzine incatenate di endecasillabi, proprio come la Commedia) e al destinatario (Cavalcanti per Domenico Guerri; Amore personificato o forse le stesse «Donne» che hanno intelletto d’Amore per Gorni, Lettera 78-79). A esso allude il sonetto Guido, i’ vorrei che tu e Lapo [o Lippo?] ed io (Rime 52) 10 nel richiamare la donna di Dante mediante la posizione da lei occupata nel catalogo («quella ch’è sul numer de le trenta»): figura identificabile forse con la prima donna-schermo, non tollerando il nome di Beatrice che la collocazione al numero nove, come si dice poco sotto (potrebbe invece essere sempre Beatrice se «sul numer de le trenta» vale ‘nel gruppo delle prime trenta’ donne elencate; cfr. Vecce 1992, 112-20). La scelta di sessanta donne, presente anche in Andrea Cappellano (Ciccuto), è ispirata alle sessanta regine del Cantico dei cantici (interpretato secondo una lettura escatologica medievale come storia del rapporto fra Cristo e la Chiesa) 6, 7-9, poi parzialmente tradotto in Cv. 2, 14, 9 [2, 14, 20]. Il numero sessanta presente nelle Scritture veniva interpretato come perfectio boni operis (Vecce 1992). – scriverò: ‘trascriverò’. – maravigliosamente: ‘in modo stupefacente’. – in alcuno … nove: ‘il nome della mia signora non tollerò di collocarsi su altro numero che sul nove’. L’evento si ripropone nei versi inclusi nella VN: la prima occorrenza del nome di Beatrice è al v. 9 di Io mi senti’ svegliar dentro allo core (VN 15. 8) e avrà riflesso nella serie delle donne ebree dell’Antico Testamento presenti nella candida rosa (Pd. 32, 4-27), dove Beatrice, abbandonato il suo numero terreno nove, ne recupera la radice trinitaria (cfr. VN 19. 6) collocandosi al terzo posto accanto a Rachele, simbolo della vita contemplativa, della quale la gentilissima offre, con la sua storia fatta di sguardi, la figura compiuta nel Nuovo Testamento (Gorni 1990, 79-85). ←
11 [VI, 2] pìstola … serventese: ‘an epistle in the form of a sirventese’, a Transalpine composition for invective or admonition, adapted in Provençal culture to catalogues of ladies with varied purposes. Numerous hypotheses exist about the lost work’s metrical structure (tetrastich for many; according to Gorni 1981, 205-11, it may have been tercets of hendecasyllables linked like the Divine Comedy) and recipient (Cavalcanti per Domenico Guerri; personified Love or perhaps the same «Donne» who possess Love’s intellect per Gorni, Lettera 78-79). It is alluded to in the sonnet Guido, i’ vorrei che tu e Lapo [or Lippo?] ed io (Rime 52) 10, referencing Dante’s lady through her position in the catalogue («quella ch’è sul numer de le trenta»): a figure perhaps identifiable with the first screen-lady, as Beatrice’s name could not tolerate placement at the ninth position, as discussed below (unless «sul numer de le trenta» means ‘among the first thirty’ ladies listed; cfr. Vecce 1992, 112-20). The choice of sixty ladies, also found in Andreas Capellanus (Ciccuto), is inspired by the sixty queens of the Song of Songs (interpreted through medieval eschatology as the relationship between Christ and the Church) 6, 7-9, later partially translated in Cv. 2, 14, 9 [2, 14, 20]. The scriptural number sixty was interpreted as perfectio boni operis (Vecce 1992). – scriverò: ‘transcribe’. – maravigliosamente: ‘astonishingly’. – in alcuno … nove: ‘my lady’s name would not permit placement on any number but nine’. This recurs in verses included in VN: Beatrice’s name first appears at v. 9 of Io mi senti’ svegliar dentro allo core (VN 15. 8) and resonates in the series of Old Testament women in the white rose (Pd. 32, 4-27), where Beatrice, abandoning her earthly number nine, recovers its Trinitarian root (cfr. VN 19. 6) by occupying the third position beside Rachel, symbol of contemplative life, whose fulfillment in the New Testament is embodied by the gentilissima through her history of glances (Gorni 1990, 79-85). ←
12 [VII, 1] convenne … della: ‘dovette necessariamente allontanarsi dalla’. – per che: ‘per questo’. – quasi sbigottito … meno: ‘sconcertato, per così dire, che mi fosse mancata di colpo la mia bella difesa’ (Gorni). Il termine sbigottito è caratteristico della lirica di Cavalcanti e designa lo sgomento, in particolare della disfatta delle proprie forze, cfr., per esempio, L’anima mia vilment’è sbigotita (Rime 7, ed. De Robertis; e ancora, con le note relative, 6, 4; 9, 34-35; 21, 11; 30, 17-18). – dinanzi: ‘in precedenza’. ←
12 [VII, 1] convenne … della: ‘had necessarily to depart from’. – per che: ‘wherefore’. – quasi sbigottito … meno: ‘almost bewildered, as it were, that my fair defense had suddenly failed me’ (Gorni). The term sbigottito is characteristic of Cavalcanti’s lyric, denoting dismay at the collapse of one’s faculties, cfr., for example, L’anima mia vilment’è sbigotita (Rime 7, ed. De Robertis; see also 6, 4; 9, 34-35; 21, 11; 30, 17-18). – dinanzi: ‘previously’. ←
13 [VII, 2] partita: ‘partenza’. – parlassi alquanto dolorosamente: ‘trattassi in versi che esprimono dolore’. – più tosto: ‘in breve’. – lamentanza: designa il genere letterario del compianto (per lontananza, abbandono, distacco), alla cui radice stanno le bibliche Lamentationes di Geremia menzionate poco sotto nella divisione (c. 18), presente anche nella cultura occitanica (planh) e ugualmente diffuso in Italia (Sordello da Goito, inizio sec. XIII-1269, compone un planh in lingua d’oc per la morte del barone provenzale Blacatz). – scriverò: ‘trascriverò’ dal libro della memoria nelle pagine della VN. – acciò che … lo ’ntende: ‘poiché Beatrice fu la causa prima (immediata cagione, ossia senza la mediazione della donna-schermo) di alcuni versi presenti nel sonetto (vv. 7-12, come si ricava da c. 18), come risulta evidente (sì come appare) a chi sa comprendere’ l’allusione oppure «a chi capisce il vero significato di questa poesia e l’intenzione con cui è inserita nella VN» (De Robertis). Questo e il successivo richiamo a lettori competenti (VN 3. 3) vanno connessi alla dichiarazione di VN 2. 2. ←
13 [VII, 2] partita: ‘departure’. – parlassi alquanto dolorosamente: ‘expressed sorrowfully in verse’. – più tosto: ‘briefly’. – lamentanza: refers to the literary genre of lamentation (for absence, abandonment, or separation), rooted in the biblical Lamentations of Jeremiah mentioned later in the commentary (c. 18), also present in Occitanic tradition (planh) and widespread in Italy (e.g., Sordello da Goito’s 13th-century planh in Occitan for the death of Provençal baron Blacatz). – scriverò: ‘will transcribe’ from the book of memory into the pages of the VN. – acciò che … lo ’ntende: ‘since Beatrice was the immediate cause (immediata cagione, i.e., without the mediation of the screen-lady) of certain verses in the sonnet (vv. 7-12, as clarified in c. 18), as becomes evident (sì come appare) to those who understand’ the allusion or «to those who grasp the true meaning of this poem and its intentional placement within the VN» (De Robertis). This and the subsequent appeal to discerning readers (VN 3. 3) align with the declaration in VN 2. 2. ←
14-17 [VII, 3-6] O voi che per la via d’Amor passate, sonetto doppio o rinterzato, cioè con inserimento di un settenario dopo ogni verso dispari delle quartine e dopo il pari delle terzine (AaBAaB AaBAaB CDdC DCcD).
14-17 [VII, 3-6] O voi che per la via d’Amor passate, a double or rinterzato sonnet (AaBAaB AaBAaB CDdC DCcD), with inserted heptasyllables after odd lines in quatrains and even lines in tercets.
‘14 [VII, 3] O voi … chiave: Voi che percorrete la via d’Amore, fermatevi a constatare se esiste un dolore grave quanto il mio; e vi prego solo di volermi ascoltare e poi raffiguratevi se io non sono davvero albergo (ostale, provenzalismo) e custodia (chiave) di ogni tormento.
‘14 [VII, 3] O voi … chiave: You who travel Love’s path, pause to see if any grief matches mine; I ask only that you listen, then judge whether I am not indeed the dwelling (ostale, Provençalism) and guardian (chiave) of all torment.
14 O voi … grave: traduzione poetica di Geremia, Lam. 1, 12 «O vos omnes qui transitis per viam, attendite et videte si est dolor sicut dolor meus», come dichiarato nell’autocommento successivo (c. 18), cui si unisce il ricordo di analoghi attacchi con vocativo e invito in Cavalcanti, per esempio «Voi che per li occhi mi passaste ’l core / e destaste la mente che dormia, / guardate a l’angosciosa vita mia, / che sospirando la distrugge Amore» (De Robertis). – ostale: ripresa da Guittone d’Arezzo, Tutto ’l dolor 31 «eo lasso, ostal d’ogne tormento» (Barbi).←
14 O voi … grave: a poetic adaptation of Jeremiah, Lam. 1:12: «O vos omnes qui transitis per viam, attendite et videte si est dolor sicut dolor meus», as stated in the subsequent autocommentary (c. 18), combined with echoes of Cavalcantian openings using vocatives and appeals, e.g., «Voi che per li occhi mi passaste ’l core / e destaste la mente che dormia...» (De Robertis). – ostale: borrowed from Guittone d’Arezzo’s Tutto ’l dolor 31: «eo lasso, ostal d’ogne tormento» (Barbi).←
15 Amor… cor àve: Amore, mosso non certo dal mio scarso valore bensì dalla sua liberalità, mi ha posto in uno stato di beatitudine (vita … dolce e soave) tale da provocare spesso alle mie spalle il commento: «Oh (Deh, interiezione esclamativa; Deo nell’edizione Barbi), chissà per quale merito (dignitate) ha (àve, sicilianismo) il cuore tanto lieto?».←
15 Amor… cor àve: Love, moved not by my unworthiness but by his generosity, placed me in such sweet bliss (vita … dolce e soave) that others often whispered behind my back: «Oh (Deh), by what merit (dignitate) does his heart (cor àve, Sicilianism) hold such joy?».←
16 Or ò… dottanza: Adesso ho perduto ogni sicurezza gioiosa (baldanza) che mi veniva dalla ricchezza d’amore (amoroso tesoro), e resto così povero da aver paura (mi ven dottanza, provenzalismo) anche solo di dirlo.←
16 Or ò… dottanza: Now I have lost all confidence (baldanza) drawn from love’s treasure (amoroso tesoro), left so destitute that I fear (mi ven dottanza, Provençalism) even to speak of it.←
17 Sì che… ploro: E così, seguendo l’esempio di chi nasconde la propria indigenza (mancanza), all’esterno manifesto allegrezza (allegranza, provenzalismo) e dentro mi consumo di pianto (struggo e ploro, dittologia sinonimica; ploro, gallicismo)’.
17 Sì che… ploro: Thus, like one who hides their poverty (mancanza), outwardly I show mirth (allegranza, Provençalism) while inwardly I waste away in tears (struggo e ploro, synonymous diptych; ploro, Gallicism)’.
17 [VII, 6] struggo: «è verbo cavalcantiano […] [fra gli esempi Rime 35 Perch’i’ no spero di tornar giammai 40]. Ma l’origine è guittoniana Tutto mi strugge 1 e 24» (Ciccuto). ←
17 [VII, 6] struggo: "a Cavalcantian verb [...] [see examples in Rime 35 Perch’i’ no spero di tornar giammai 40]. However, its origin lies in Guittonian usage: Tutto mi strugge 1 and 24" (Ciccuto). ←
18 [VII, 7] prima: vv. 1-6. – fedeli d’Amore: cfr. nota a VN 1. 20. – «O vos … meus»: cfr. nota al c. 14. – mi sofferino d’udire: ‘abbiano la pazienza di ascoltarmi’. – altro intendimento … mostrano: la vita sí dolce e soave, v. 9, di Dante, celebrata all’interno del sonetto (vv. 7-12) va riferita all’amore per Beatrice, mentre le parti iniziale e finale piangono la perdita della donna-schermo. – seconda: vv. 7-20.←
18 [VII, 7] prima: vv. 1-6. – the Faithful of Love: cf. note to VN 1. 20. – «O vos … meus»: cf. note to c. 14. – mi sofferino d’udire: "may they patiently listen." – altro intendimento … mostrano: the vita sí dolce e soave ("the life so sweet and gentle"), v. 9, attributed to Dante within the sonnet (vv. 7-12) should be linked to his love for Beatrice, while the opening and closing sections lament the loss of the screen-lady. – seconda: vv. 7-20.←
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1 [VIII, 1] Apresso: ‘Dopo’. – fu piacere del: ‘piacque al’, ‘volle’. – di gentile aspecto: sintagma che torna nella presentazione di Manfredi a Pg. 3, 107 «biondo era e bello e di gentile aspetto» (Gorni). – molto: posposto, ‘di molto gentile aspetto’. – gratiosa: ‘benvoluta’ e insieme ‘dispensatrice di grazia’. – sanza l’anima: ‘privo di vita’. – pietosamente: ‘in modo da esprimere la loro compassione’. ←
1 [VIII, 1] Apresso: "After." – fu piacere del: "it pleased," "willed." – di gentile aspecto: a phrase echoed in the presentation of Manfred in Pg. 3, 107: "biondo era e bello e di gentile aspetto" ("fair-haired, handsome, and of noble aspect") (Gorni). – molto: postposed, "of most noble aspect." – gratiosa: "beloved" and simultaneously "bestower of grace." – sanza l’anima: "bereft of life." – pietosamente: "in a manner expressing their compassion." ←
2 [VIII, 2] già: ‘in precedenza’. – quella gentilissima: Beatrice. – sostenere: ‘trattenere’. – dicere alquante parole: ‘comporre qualche testo poetico’; dicere, latinismo. – in guiderdone … fiata: ‘in ricompensa del fatto che talvolta’. ←
2 [VIII, 2] già: "previously." – quella gentilissima: Beatrice. – sostenere: "restrain." – dicere alquante parole: "compose some poetic verses"; dicere, Latinism. – in guiderdone … fiata: "as recompense for the fact that occasionally." ←
3 [VIII, 3] toccai: ‘accennai’. – alcuna … lo ’ntende: l’allusione crittata, decifrabile dai fedeli d’Amore (cfr. VN 1. 20), è stata variamente identificata: o negli ultimi due versi del secondo sonetto, sulla scorta della divisione d’autore (c. 12), o nelle terzine del primo o in entrambi i luoghi. – li quali comincia lo primo: anacoluto. ←
3 [VIII, 3] toccai: "hinted at." – alcuna … lo ’ntende: the encoded allusion, decipherable by the Faithful of Love (cf. VN 1. 20), has been variably identified: either in the last two lines of the second sonnet, following the author’s division (c. 12), or in the tercets of the first, or in both passages. – li quali comincia lo primo: anacoluthon. ←
4-6 [VIII, 4-6] Piangete, amanti, poi che piange Amore, sonetto (ABBA ABBA CDE EDC).
4-6 [VIII, 4-6] Piangete, amanti, poi che piange Amore, sonnet (ABBA ABBA CDE EDC).
‘4 Piangete…plorare: Poiché Amore piange, piangete, amanti, ascoltando la ragione del suo pianto.←
‘4 Piangete…plorare: Since Love weeps, weep, lovers, while hearing the reason for his lament.←
5 [VIII, 5] Amor… Onore: Egli sente invocare la Pietà da parte di donne che manifestano col pianto un dolore amaro, in quanto Morte contraria alle nobili qualità (villana) ha inflitto (miso, ‘messo’, sicilianismo) la sua crudele azione (adoperare, infinito sostantivato) a un cuore nobile (gentil), sfigurando (guastando, oppure ‘saccheggiando’) quanto sulla terra merita lode in una donna gentile, sorella dell’Onore.
5 [VIII, 5] Amor… Onore: He hears women invoking Pity through tears expressing bitter grief, for villainous Death (villana) has wrought (miso, "placed," Sicilianism) her cruel operation (adoperare, substantivized infinitive) upon a noble heart (gentil), disfiguring (guastando, or "plundering") all that on earth merits praise in a gentle lady, sister of Honor.
5 Pietà: personificata, come nel Fiore. – villana Morte: l’epiteto villana, in quanto nemica della gentilezza, ha come illustre precedente, qui e nel sonetto successivo (c. 8), la canzone di Giacomino Pugliese Morte, perché m’hai fatta 5 («Villana Morte, che non ha’ pietanza»), ma è qualifica diffusa, cfr. per esempio Guittone d’Arezzo, Or che dirà 10 e Tutto ’l dolor 36 (Ciccuto). – sora dell’Onore: sovra de l’onore nell’edizione Barbi, dove indicava che Morte ha devastato quanto in donna gentile merita lode oltre l’onore, ossia la sua bellezza. Gorni legge invece sora dell’Onore come apposizione a donna, personificando il sentimento, come già nel Fiore, e si tratta di «perifrasi dell’incarnazione di Virtù, o di Bellezza o anche soprattutto di Vergogna, virtù celebrata in Cv. 4, 25, 2 [4, 25, 3] come necessario e “apertissimo segno in adolescenza di nobilitade”»; per altre parentele fra allegorie si rinvia almeno a Tre donne intorno al cor mi son venute (Rime 104) 35 e 63-64. ←
5 Pietà: personified, as in the Fiore. – villana Morte: The epithet villana, denoting opposition to gentilezza (nobility), finds a notable precedent here and in the subsequent sonetto (c. 8) in Giacomino Pugliese’s canzone Morte, perché m’hai fatta 5 («Villana Morte, che non ha’ pietanza»), though the qualifier was widely used; cf. Guittone d’Arezzo’s Or che dirà 10 and Tutto ’l dolor 36 (Ciccuto). – sora dell’Onore: Barbi’s edition reads sovra de l’onore, suggesting Death’s devastation of what in a noble woman deserves praise beyond honor, i.e., her beauty. Gorni interprets sora dell’Onore as an apposition to donna, personifying the sentiment (as in the Fiore), referring to a «periphrasis for the embodiment of Virtue, Beauty, or especially Modesty — a virtue celebrated in Cv. 4, 25, 2 [4, 25, 3] as a “necessary and most evident sign of nobility in youth”». For further allegorical parallels, see Tre donne intorno al cor mi son venute (Rime 104) 35 and 63-64. ←
6 [VIII, 6] Udite… sembianza: Sentite quale onore (oranza, provenzalismo) le tributò Amore, dal momento che io lo vidi in sembianze umane (in forma vera) fare il lamento funebre sopra la bella figura della donna morta (sovra la morta ymagine avenente); e spesso alzava gli occhi al cielo (riguardava, gallicismo) dove aveva ormai la sua sede quell’anima nobile che era stata in terra donna di così lieto aspetto (gaia sembianza, provenzalismi)’.
6 [VIII, 6] Udite… sembianza: Hear what honor (oranza, Provençalism) Love paid her, for I saw him in embodied form (in forma vera) mourning over the fair image of the dead woman (sovra la morta ymagine avenente); and often he gazed heavenward (riguardava, Gallicism), where that noble soul now dwells — she who on earth was a lady of such joyful countenance (gaia sembianza, Provençalisms)’.
6 in forma vera: per un’analoga comparsa di Amore personificato e dolente cfr. Cavalcanti Perché non fuoro a me gli occhi dispenti 9-10 «Tu gli ha’ lasciati sì, che venne Amore / a pianger sovra lor pietosamente» (De Robertis). – donna … sembianza: cfr. il giovanile Sonar bracchetti, e cacciatori aizzare (Rime 61) 12 «lasciar le donne e lor gaia sembianza» (De Robertis). ←
6 in forma vera: For a similar personification of grieving Love, cf. Cavalcanti’s Perché non fuoro a me gli occhi dispenti 9-10: «Tu gli ha’ lasciati sì, che venne Amore / a pianger sovra lor pietosamente» (De Robertis). – donna … sembianza: Cf. Dante’s early sonnet Sonar bracchetti, e cacciatori aizzare (Rime 61) 12: «lasciar le donne e lor gaia sembianza» (De Robertis). ←
7 [VIII, 7] prima: vv. 1-2. – fedeli d’Amore; cfr. nota a VN 1. 20. – acciò che … ascoltarmi: ‘affinché siano più disposti (s’acconcino più) ad ascoltarmi’. – seconda: vv. 3-8. – terza: vv. 9-14. ←
7 [VIII, 7] prima: vv. 1-2. – the Faithful of Love; cf. note to VN 1. 20. – acciò che … ascoltarmi: ‘so that they may be more inclined (s’acconcino più) to listen to me’. – seconda: vv. 3-8. – terza: vv. 9-14. ←
8-11 [VIII, 8-11] Morte villana, di Pietà nemica, sonetto rinterzato (AaBBbA AaBBbA CDdC CDdC).
8-11 [VIII, 8-11] Villainous Death, Enemy of Piety, a terza rima sonnet (AaBBbA AaBBbA CDdC CDdC).
‘8 [VIII, 8] Morte… s’afatica: Tu, Morte contraria alle nobili qualità (villana), nemica di Pietà, da sempre (antica) madre di dolore, dura sentenza inappellabile (iuditio incontastabile), dal momento che hai fornito al mio cuore dolente materia che mi affligge, la lingua si sforza fino allo stremo (s’afatica) nel biasimarti (blasmar, provenzalismo).
‘8 [VIII, 8] Morte… s’afatica: You, Villainous Death (villana), foe of Piety, ancient mother of sorrow, irrefutable judgment (iuditio incontastabile), since you have given my grieving heart cause for anguish, my tongue labors to exhaustion (s’afatica) in rebuking you (blasmar, Provençalism).
8 la lingua s’afatica: cfr., sempre in rima ma con dissociazione degli elementi, l’avvio della narrazione di Ulisse Inf. 26, 87-89 «pur come quella cui vento affatica / […] come fosse la lingua che parlasse» (Gorni). – torto tortoso: figura etimologica caratteristica del preziosismo guittoniano (per esempio «noiosa noi’» Tutto ’l dolor 20; Ciccuto), presente anche nella Commedia (basti Inf. 1, 5 «selva selvaggia»). ←
8 la lingua s’afatica: cf. the rhyming yet conceptually dissociated opening of Ulysses' narrative in Inf. 26, 87-89 «pur come quella cui vento affatica / […] come fosse la lingua che parlasse» (Gorni). – torto tortoso: an etymological figura characteristic of Guittone d'Arezzo's preciosity (e.g., «noiosa noi’» in Tutto ’l dolor 20; Ciccuto), also present in the Commedia (notably Inf. 1, 5 «selva selvaggia»). ←
9 E s’io… notrica: E se voglio (vo’, forma apocopata) renderti sgradita (di gratia … mendica), sarà inevitabile che io dichiari il tuo inganno colpevole di ogni colpa (torto tortoso), non perché sia ignoto, ma per aizzare (farne cruccioso) chi d’ora in poi si ciberà d’amore.←
9 E s’io… notrica: And if I wish to render you ungracious (di gratia … mendica), it will be inevitable to expose your guilt-laden deception (torto tortoso), not because it is unknown, but to provoke resentment (farne cruccioso) in those hereafter nourished by love.←
10 [VIII, 10] Dal secolo… conosciute: Hai scacciato dal mondo (dal secolo) la cortesia e quanto è da stimare virtù in donna; hai distrutto la leggiadria d’amore in una giovane lieta (in gaia gioventute). Non intendo rivelare (discovrir) di quale donna si tratti se non (più … che) attraverso le sue ben note qualità.
10 [VIII, 10] Dal secolo… conosciute: You have banished from the world (dal secolo) courtesy and all that merits esteem as womanly virtue; you have destroyed love's grace in joyous youth (in gaia gioventute). I will not reveal (discovrir) of whom I speak except through her well-known qualities.
10 e ciò … vertute: sulla scorta di Piangete, amanti 7-8 (c. 5; cfr. nota relativa) si allude alla castità (Gorni). ←
10 e ciò … vertute: following Piangete, amanti 7-8 (c. 5; cf. relevant note), this alludes to chastity (Gorni). ←
11 Chi… compagnia: Chi non merita la salvezza eterna (salute), non si aspetti più di stare insieme a lei’. ←
11 Chi… compagnia: Let none unworthy of salvation (salute) presume to keep her company’. ←
12 [VIII, 12] prima: vv. 1-3. – per: ‘mediante’. – proprii: ‘caratterizzanti’. – seconda: vv. 4-6. – terza: vv. 7-18. – quarta: vv. 19-20. – mi volgo … diffinita: ‘mi rivolgo a persona imprecisata, benché (avegna che) nella mia intenzione sia ben precisa’. L’espressione sentenziosa e generica si applica a Beatrice.←
12 [VIII, 12] prima: vv. 1-3. – per: ‘through’. – proprii: ‘distinctive’. – seconda: vv. 4-6. – terza: vv. 7-18. – quarta: vv. 19-20. – mi volgo … diffinita: ‘I address an unspecified person, although (avegna che) my intent defines her clearly’. The sententious phrase implicitly refers to Beatrice.←
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1 [IX, 1] Apresso … alquanti die: ‘Qualche giorno dopo la morte’. – avenne cosa per la quale: ‘avvenne che’, costruzione perifrastica. – me convenne: ‘dovetti’. – ire: ‘andare’, latinismo. – quelle parti: ‘il luogo’. – avegna che … era: ‘benché la destinazione (termine) del mio viaggio non fosse tanto lontana quanto lo era lei’, la prima donna-schermo ormai trasferitasi altrove. ←
1 [IX, 1] Apresso … alquanti die: ‘Several days after her death’. – avenne cosa per la quale: ‘it occurred that’, a periphrastic construction. – me convenne: ‘I had to’. – ire: ‘go’, Latinism. – quelle parti: ‘that place’. – avegna che … era: ‘though the destination (termine) of my journey was not as distant as she was’, the first screen-lady now residing elsewhere. ←
2 [IX, 2] tutto ch’io … mi dispiacea: ‘sebbene mi trovassi in compagnia di molte persone, dal mio aspetto (quanto alla vista) (si vedeva che) il cammino mi era sgradito’, perché lo separa da Beatrice dimorante nella «cittade». – però ch’io … beatitudine: ‘in quanto mi allontanavo (mi dilungava, prima persona singolare secondo l’uscita -a(m) dell’imperfetto indicativo latino) dall’oggetto della mia beatitudine’. ←
2 [IX, 2] tutto ch’io … mi dispiacea: ‘though accompanied by many, my countenance revealed the journey’s displeasure’, for it distanced him from Beatrice. – però ch’io … beatitudine: ‘since I was distancing myself (mi dilungava, first-person singular with -a(m) ending from Latin imperfect indicative) from the source of my beatitude’. ←
3 [IX, 3] però: ‘perciò’. – ymaginatione: cfr. nota a VN 1. 8. Il termine designa anche, come al c. 7, il risultato della facoltà immaginativa, il contenuto di questa fantasticheria, che, a differenza della visione in sogno (cfr. nota a VN 1. 14), ha carattere e modalità soggettive. – come peregrino … drappi: ‘in aspetto di forestiero (peregrino) sommariamente vestito, in abiti dimessi (leggieramente … drappi; Gorni)’. Si tratta di un travestimento convenzionale per avvicinarsi alla donna amata (Ciccuto) e cfr. le analogie «come gusto di rappresentazione» (De Robertis) con Un dì si venne a me Malinconia (Rime 72) 8-10 «guardai e vidi Amore, che venia / vestito di novo d’un drappo nero, / e nel suo capo portava un cappello». Non si può escludere che peregrino valga in senso stretto ‘pellegrino diretto o proveniente da Santiago di Compostela’, come precisa VN 29. 6-7. ←
3 [IX, 3] però: ‘therefore’. – ymaginatione: cf. note to VN 1.8. The term also denotes, as in c. 7, the product of the imaginative faculty, the content of this reverie, which, unlike dream visions (cf. note to VN 1.14), possesses subjective characteristics and modalities. – come peregrino … drappi: ‘appearing as a foreigner (peregrino) in coarse garments, humbly attired (leggiermente … drappi; Gorni)’. This represents a conventional disguise for approaching the beloved (Ciccuto), with analogies in "representational taste" (De Robertis) to Un dì si venne a me Malinconia (Rime 72) 8-10: «I looked and saw Love approaching / newly clad in black cloth, / wearing a hat upon his head». The term peregrino may specifically denote ‘a pilgrim bound to or returning from Santiago de Compostela’, as clarified in VN 29.6-7. ←
4 [IX, 4] mi parea: ‘mi appariva’. – guardava la terra: ‘fissava il suolo’. – fiume: l’elemento, che anticipa il clima del genere provenzale della pastorella cui si rifà Cavalcando l’altrier (cc. 9-12), richiama il «fluvium aquae vitae, splendidum tanquam crystallum, procedentem de sede Dei et Agni» (“fiume d’acqua di vita, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello”) di Apoc. 22, 1 (De Robertis). – sen gia: ‘si muoveva’. ←
4 [IX, 4] mi parea: ‘appeared to me’. – guardava la terra: ‘gazed at the ground’. – fiume: this element, anticipating the atmosphere of the Provençal pastorella genre echoed in Cavalcando l’altrier (cc. 9-12), evokes «fluvium aquae vitae, splendidum tanquam crystallum, procedentem de sede Dei et Agni» (“a river of the water of life, clear as crystal, proceeding from the throne of God and of the Lamb”) in Apoc. 22:1 (De Robertis). – sen gia: ‘moved along’. ←
5 [IX, 5] mi chiamasse: il nome di Dante non compare mai citato nella VN, e nella sua opera intera appare solo nel Fiore, ma nella forma documentaria Durante (F. 82, 9, profferto come qui da Amore, e 202, 14), e in Pg. 30, 55, dove è la prima parola che pronuncia Beatrice ritrovata. – lo suo rinvenire non sarà: ‘non avverrà mai il suo ritorno’. «Capovolge Paolo, Ebr. 10, 37 “qui venturus est veniet et non tardabit” (“colui che deve venire verrà e non tarderà”), e dichiara insomma la donna-schermo sottratta all’imitazione di Cristo. Non così Beatrice, che difatti, invece, tornerà» (Gorni). – quello cuore … meco: ‘Quel cuore che per il tuo bene facevo custodire (ti – con valore etico – facea avere) da lei (a·llei, complemento d’agente) con me’. – portolo a donna: motivo presente, fra gli altri, in Chiaro Davanzati (morto prima del 1304), Lapo Gianni, Rustico Filippi (1230/40-prima del 1300) (Ciccuto) e cfr. anche l’incipit della dantesca «Lo meo servente core / vi raccomandi Amor, che vi l’ha dato» (Rime 49; De Robertis). ←
5 [IX, 5] mi chiamasse: Dante’s name never appears cited in the VN, and in his entire corpus it occurs only in the Fiore, but in the documentary form Durante (F. 82.9, here pronounced by Love, and 202.14), and in Purg. 30.55, where it is the first word uttered by Beatrice upon their reunion. – lo suo rinvenire non sarà: ‘his return shall never occur’. «Inverts Paul, Heb. 10:37 “qui venturus est veniet et non tardabit” (“he who is to come will come and will not delay”), thus declaring the woman-screen removed from Christic imitation. Not so Beatrice, who indeed will return» (Gorni). – quello cuore … meco: ‘That heart which, for your benefit, I caused to be guarded (ti – with ethical force – facea avere) by her (a·llei, agent complement) with me’. – portolo a donna: a motif found in Chiaro Davanzati (d. before 1304), Lapo Gianni, and Rustico Filippi (1230/40 – d. before 1300) (Ciccuto), cf. also the incipit of Dante’s «Lo meo servente core / vi raccomandi Amor, che vi l’ha dato» (Rime 49; De Robertis). ←
6 [IX, 6] ragionate: ‘esposto’. – per loro: ‘attraverso loro’. – ad altri: ‘ad altra donna’. ←
6 [IX, 6] ragionate: ‘expounded’. – per loro: ‘through them’. – ad altri: ‘to another lady’. ←
7 [IX, 7] tutta: da riferire o al precedente ymaginatione o, come rafforzativo di subitamente, ‘all’improvviso’. – per la grandissima … di sé: ‘per la pienezza di sé di cui mi aveva visibilmente fatto dono’, ossia per l’intensità del sentimento d’amore. – vista: ‘aspetto’. ←
7 [IX, 7] tutta: refers either to the preceding ymaginatione or, as an intensifier of subitamente, ‘suddenly’. – per la grandissima … di sé: ‘due to the overwhelming fullness of self he had visibly bestowed upon me’, i.e., the intensity of the sentiment of love. – vista: ‘appearance’. ←
8 [IX, 8] Apresso lo giorno: ‘Il giorno dopo’. ←
8 [IX, 8] Apresso lo giorno: ‘The following day’. ←
9-12 [IX, 9-12] Cavalcando l’altrier per un camino, sonetto (ABBA ABBA CDE EDC).
9-12 [IX, 9-12] Cavalcando l’altrier per un camino, sonnet (ABBA ABBA CDE EDC).
‘9 [IX, 9] Cavalcando… peregrino: Giorni fa mentre cavalcavo lungo una via, afflitto per il viaggio a me sgradito, a metà strada (in mezzo della via) incontrai Amore con le vesti umili (in abito leggier) del forestiero (peregrino; ma cfr. nota al c. 3).
‘9 [IX, 9] Cavalcando… peregrino: While riding one recent day along a road, burdened by my unwelcome journey, midway (in mezzo della via) I encountered Love clad in the humble attire (in abito leggier) of a pilgrim (peregrino; see note to ch. 3).
9 Cavalcando: l’avvio del sonetto col gerundio è tipico del Fiore (cfr. per esempio F. 2, 1 «Sentendomi ismagato malamente») ed è movenza ripresa da Cavalcanti in un sonetto (Certe mie rime a te mandar vogliendo), diretto forse a Dante, prossimo per linguaggio e modi rappresentativi al Fiore (De Robertis). – l’altrier: designazione temporale indeterminata, ricalcata dalle pastorelle provenzali e dalle riprese volgari del genere ‘comico’, come, per restare nella cerchia dantesca, in Gianni Alfani e nel cosiddetto Amico di Dante (Ciccuto). – trovai: verbo caratteristico del genere, cfr. In un boschetto trova’ pasturella di Cavalcanti. ←
9 Cavalcando: The sonnet’s opening with a gerund is characteristic of the Fiore (cf. F. 2, 1 «Sentendomi ismagato malamente») and echoes Cavalcanti’s style in a sonnet (Certe mie rime a te mandar vogliendo), perhaps addressed to Dante, which shares linguistic and representational affinities with the Fiore (De Robertis). – l’altrier: An indefinite temporal marker, borrowed from Provençal pastourelles and vernacular "comic" genre adaptations, as seen in Gianni Alfani and the so-called Amico di Dante (Ciccuto). – trovai: A verb typical of the genre; cf. Cavalcanti’s In un boschetto trova’ pasturella. ←
10 Nella sembianza… chino: Dall’aspetto mi si rivelava misero (meschino o ‘prigioniero’), come se avesse perduto il suo potere, e procedeva tormentato tra i sospiri, col capo chino per non incrociare nessuno sguardo.←
10 Nella sembianza… chino: His appearance revealed wretchedness (meschino or ‘captive’), as though stripped of authority, moving anguish-stricken among sighs, head bowed to avoid meeting gazes.←
11 [IX, 11] Quando…piacere: Quando mi vide, mi chiamò per nome e disse: «Vengo da lontano, dove stava il tuo cuore per mia volontà, e lo porto al servizio di una nuova donna, fonte di piacere (novo piacere)».
11 [IX, 11] Quando…piacere: When he saw me, he called me by name and declared: «I come from afar, where your heart dwelt by my will, and now bear it to serve a new lady, source of delight (novo piacere)».
11 servir: termine tecnico del lessico cortese per indicare la sottomissione dell’amato alla donna. ←
11 servir: A technical term from courtly lexicon denoting the lover’s submission to the lady. ←
12 [IX, 12] Allora… come: A quel punto provai un così forte innamoramento (presi di lui sì gran parte) che egli scomparve senza che me ne accorgessi.’
12 [IX, 12] Allora… come: At that moment, such overpowering infatuation seized me (presi di lui sì gran parte) that he vanished unnoticed.’
12 presi … parte: «Correlato al v. 12 è il germe di “mi prese del costui piacer sì forte” Inf. 5, 104» (Gorni). ←
12 presi … parte: «This line anticipates the germ of “mi prese del costui piacer sì forte” (Inf. 5, 104)» (Gorni). ←
13 [IX, 13] prima: vv. 1-8. – seconda: vv. 9-12. – avegna che: ‘per quanto’. – per … avea: ‘per il timore (tema) che avevo’. – terza: vv. 13-14.←
13 [IX, 13] prima: vv. 1-8. – seconda: vv. 9-12. – avegna che: ‘although’. – per … avea: ‘due to the fear (tema) I harbored’. – terza: vv. 13-14.←
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1 [X, 1] Apresso … ritornata: ‘Dopo il mio ritorno’. – camino delli sospiri: una sorta di via crucis dell’amante (Gorni). – acciò che: ‘affinché’. – la feci mia difesa: ‘la resi schermo’ del mio amore, indirizzandole una simulata passione. Il senhal della seconda donna-schermo potrebbe essere Novo-Piacere, occultato in Cavalcando l’altrier 12 (Gorni). – ne ragionava … cortesia: ‘ne discorreva al di là delle convenzioni dell’amore cortese’; e forse per questo Dante non riporta rime dedicate alla seconda donna-schermo. – molte fiate … duramente: ‘tante volte me ne tormentavo (mi pensava) molto’. ←
1 [X, 1] Apresso … ritornata: ‘After my return’. – camino delli sospiri: A kind of lover’s via crucis (Gorni). – acciò che: ‘so that’. – la feci mia difesa: ‘I made her a shield’ for my love, directing toward her a feigned passion. The senhal for the second screen-lady might be Novo-Piacere, concealed in Cavalcando l’altrier 12 (Gorni). – ne ragionava … cortesia: ‘spoke of it beyond the conventions of courtly love’; perhaps explaining why Dante omits verses dedicated to the second screen-lady. – molte fiate … duramente: ‘often I tormented myself (mi pensava) deeply’. ←
2 [X, 2] soverchievole … vitiosamente: ‘eccessiva diceria (boce, forma toscana popolare per ‘voce’) che visibilmente (parea) mi calunniava in modo maligno (vitiosamente, riferito ai maldicenti)’. – regina delle vertudi: epiteto mariano, da riconnettere a quello di 2. 6 (e cfr. nota relativa), ma con suggestione cavalcantiana Chi è questa che vèn 10-11 «a le’ s’inchin’ogni gentil vertute, / e la beltate per sua dea la mostra» (De Robertis). Cfr. l’esito nelle prime parole rivolte da Virgilio a Beatrice, Inf. 2, 76-78 «O donna di virtù sola per cui / l’umana spezie eccede ogne contento / di quel ciel c’ha minor li cerchi sui» (Gorni). ←
2 [X, 2] soverchievole … vitiosamente: 'excessive gossip (boce, a Tuscan vernacular form for "voice") that visibly (parea) slandered me maliciously (vitiosamente, referring to slanderers)'. – regina delle vertudi: a Marian epithet, to be connected with that in 2. 6 (cf. related note), but with Cavalcantian resonance in Chi è questa che vèn 10-11: "a le’ s’inchin’ogni gentil vertute, / e la beltate per sua dea la mostra" ("to her every noble virtue bows, / and beauty displays her as its goddess"; De Robertis). Cf. its culmination in Virgil's first words to Beatrice, Inf. 2, 76-78: "O donna di virtù sola per cui / l’umana spezie eccede ogne contento / di quel ciel c’ha minor li cerchi sui" ("O lady of virtue, through whom alone / humankind surpasses all contained / within that heaven which has the smallest spheres"; Gorni). ←
3 [X, 3] uscendo … del proposito: mediante una digressione estesa fino al c. 7 incluso, prima delle tre di VN (le altre a 10. 2-11 e 16). – quello … virtuosamente operava: ‘gli effetti che il suo saluto provocava in me per sua virtù’. ←
3 [X, 3] uscendo … del proposito: through an extended digression reaching as far as chapter 7, preceding the three major digressions in VN (the others at 10. 2-11 and 16). – quello … virtuosamente operava: 'the effects that her greeting virtuously provoked in me'. ←
4 [XI, 1] per la speranza … salute: ‘per effetto della speranza del suo miracoloso saluto non restava in me nessun residuo di inimicizia’. – mi giugnea: ‘mi prendeva’. – fiamma di caritade: espressione del linguaggio mistico, cui si ispira l’intera situazione, con probabile eco paolina (Rom. 5, 5): «dalla speranza, generatasi dalla fede, nasce la carità; per Dante, fedele d’Amore, dalla speranza della mirabile salute nasce una fiamma di caritade» (Colombo). L’attesa della ‘visitazione’ risente anche del Veni, creator spiritus, inno della discesa dello Spirito santo sui fedeli: «fons vivus, ignis, caritas … hostem repellas longius (“sorgente viva, fuoco, carità … allontana il nemico”)» (Gorni). – E chi: ‘E se qualcuno’. ←
4 [XI, 1] per la speranza … salute: 'through the hope of her miraculous greeting, no residue of enmity remained in me'. – mi giugnea: 'seized me'. – fiamma di caritade: an expression from mystical lexicon, inspiring the entire situation, with probable Pauline resonance (Rom. 5:5): "from hope, born of faith, arises charity; for Dante, Love's devotee, from the hope of wondrous salvation arises a flame of charity" (Colombo). The anticipation of this "visitation" also echoes the Veni, creator spiritus hymn on the Holy Spirit's descent: "fons vivus, ignis, caritas … hostem repellas longius" ("living fountain, fire, charity … drive the foe far off"; Gorni). – E chi: 'And if anyone'. ←
5 [XI, 2] alquanto propinqua al salutare: ‘quasi in procinto di offrire il saluto’. – spirito d’amore … spiriti sensitivi … spiriti del viso: cfr. VN 1. 5-7 e note relative. – pingea: ‘scacciava’. – deboletti spiriti: stilema cavalcantiano, presente nel sonetto Voi che per li occhi mi passaste ’l core 6, che presenta una situazione analoga (De Robertis). ←
5 [XI, 2] alquanto propinqua al salutare: 'nearly poised to offer greeting'. – spirito d’amore … spiriti sensitivi … spiriti del viso: cf. VN 1. 5-7 and related notes. – pingea: 'drove out'. – deboletti spiriti: a Cavalcantian stylistic marker, present in the sonnet Voi che per li occhi mi passaste ’l core 6, which depicts a parallel situation (De Robertis). ←
6 [XI, 3] salute salutava: per il valore pregnante di ‘salute’, qui sottolineato dalla figura etimologica di gusto guittoniano, cfr. nota a VN 1. 12. – non che … beatitudine: ‘non dico che Amore fosse uno schermo (mezzo) capace di velare d’ombra (obumbrare) la beatitudine insostenibile (intollerabile)’. – soverchio: ‘eccesso’. – reggimento: ‘comando’. – si movea … inanimata: ossia cadeva a terra, in quanto «un grave inanimato si muove solo per virtù di gravità», come si ricava, fra l’altro, da E’ m’incresce di me 63-64 «ch’a tutte mie virtù fu posto un freno / subitamente, sì ch’io caddi in terra» e dal più tardo esito di Inf. 5, 142 «E caddi come corpo morto cade» (Gorni). ←
6 [XI, 3] salute salutava: for the pregnant meaning of salute, emphasized here by the etymological figure in Guittonian taste, cf. note to VN 1. 12. – non che … beatitudine: 'not that Love could serve as a screen (mezzo) to overshadow (obumbrare) the unbearable beatitude'. – soverchio: 'excess'. – reggimento: 'governance'. – si movea … inanimata: i.e., fell to the ground, since "inanimate heavy objects move solely through gravitational force", as inferred from E’ m’incresce di me 63-64: "ch’a tutte mie virtù fu posto un freno / subitamente, sì ch’io caddi in terra" ("for suddenly a curb was placed on all my powers, / so that I fell to earth") and the later echo in Inf. 5, 142: "E caddi come corpo morto cade" ("And I fell as a dead body falls"; Gorni). ←
7 [XI, 4] salute: plurale di saluta. – passava … capacitade: ‘superava ed eccedeva di gran lunga (redundava) la mia attitudine a contenerla (capacitade)’. ←
7 [XI, 4] salute: plural of saluta. – passava … capacitade: 'surpassed and far exceeded (redundava) my capacity to contain it (capacitade)'. ←
8 [XII, 1] poi che: ‘dopo che’. – mi giunse … dolore: ‘mi addolorai’. – partito me: ‘allontanatomi’. – bagnare … lagrime: cfr. Salm. 6, 7 «lacrimis meis stratum meum rigabo» (“righerò colle lie lacrime il mio giaciglio”; Gorni). ←
8 [XII, 1] poi che: "after". – mi giunse … dolore: "I became sorrowful". – partito me: "having withdrawn". – bagnare … lagrime: cf. Ps. 6:7 "I will water my couch with my tears" (Gorni). ←
9 [XII, 2] sollenato: ‘alleviato’. – misimi: ‘mi rifugiai’. – chiamando: ‘supplicando’. – donna della cortesia: Beatrice. – come … lagrimando: ‘in lacrime come un bambino che è stato punito con le botte’. ←
9 [XII, 2] sollenato: "relieved". – misimi: "I withdrew". – chiamando: "invoking". – donna della cortesia: Beatrice. – come … lagrimando: "weeping like a chastised child". ←
10 [XII, 3] nel mezzo del mio dormire: ‘a metà del sonno’. – mi parve: al solito il verbo indica la fisicità concreta del vedere, l’evidenza di quanto si vede. – lungo me: ‘presso di me’. – bianchissime vestimenta: Amore assume l’aspetto dell’angelo in sembiante di giovane che si presenta alle donne davanti al sepolcro di Cristo (Matt. 16, 5, ripreso significativamente in Cv. 4, 22, 7-10 [4, 22, 13-18] per esemplificare la ricerca della beatitudine terrena mediante le operazioni delle doti intellettuali, primo passo verso «la somma beatitudine, la quale qui [sulla terra] non si puote avere»); lo stesso candore di abito assumeva Beatrice nel secondo incontro con Dante, VN 1. 12 – pensando … sua: ‘intensamente pensieroso all’aspetto (vista)’. – «Fili mi … nostra»: ‘Figlio mio, è tempo per noi di mettere da parte le nostre finzioni’ cortesi, ossia l’uso delle donne-schermo; potrebbe anche includere i travestimenti di Amore che in seguito non indosserà più panni altrui. ←
10 [XII, 3] nel mezzo del mio dormire: "midway through my sleep". – mi parve: denotes the concrete physicality of vision. – lungo me: "beside me". – bianchissime vestimenta: Love assumes the angelic guise described in Matt. 28:3, paralleling Beatrice's raiment in VN 1.12. – pensando … sua: "deeply contemplative in appearance". – «Fili mi … nostra»: "My son, the time has come to set aside our courteous pretenses" – potentially including Love's subsequent abandonment of disguises. ←
11 [XII, 4] però che: ‘poiché’. – assai fiate: ‘molte volte’. – assicurandomi: ‘rinfrancandomi’. – «Ego … non sic»: ‘Io sono come il centro del cerchio, in rapporto al quale stanno in modo identico i punti della circonferenza; tu invece no’. Dante non possiede l’equidistanza dal centro, risulta eccentrico; dunque non ha trovato la giusta distanza da mantenere (e «solo in Pd. 33, 144 Dante sarà come “rota ch’igualmente è mossa”» ricorda Gorni). Ma si tratta di un passo di controversa interpretazione e dichiaratamente oscuro (c. 12). ←
11 [XII, 4] però che: "since". – assai fiate: "many times". – assicurandomi: "fortifying me". – «Ego … non sic»: "I am as the center of a circle, equidistant from all points; you are not" – Dante's eccentric position metaphorically signals his failure to maintain proper distance (Gorni notes this geometric imagery culminates in Par. 33:144). The passage remains intentionally obscure (cf. c.12). ←
12 [XII, 5] «Non dimandare … sia»: ‘Non richiedere più di quanto ti è utile’ sapere. ←
12 [XII, 5] «Non dimandare … sia»: "Do not seek to know more than is needful for you". ←
13 [XII, 6] però: ‘perciò’. – ragionare: ‘discutere’. – domanda’lo della cagione: ‘gli richiesi la causa’. – udio: ‘sentì dire’. – alcuna noia: ‘qualche grave danno’. – la tua persona: ‘te’. – temendo non fosse noiosa: ‘temendo che (temendo non, costruzione alla latina) tu fossi causa di ulteriore danno (noiosa riferita a la tua persona)’. ←
13 [XII, 6] però: "therefore". – ragionare: "to reason". – domanda’lo della cagione: "asked him the reason". – udio: "had heard". – alcuna noia: "any harm". – la tua persona: "you". – temendo non fosse noiosa: "fearing you might cause further injury" (Latinate ne construction). ←
14 [XII, 7] con ciò … consuetudine: ‘benché (con ciò sia cosa che) il tuo segreto (l’espediente della donna-schermo e quindi l’amore per Beatrice) sia chiaramente conosciuto da (per, con valore di agente) lei per via della lunga abitudine’. – dichi: ‘componga’. Voglio che tu dichi regge le due frasi seguenti. – comprendi … per lei: ‘inserisca il potere che io ho (tegno) su di te per via di lei’. – tostamente: ‘subito’. – colui che lo sa: ossia Amore stesso, a norma della frase seguente e di Ballata i’ vo che tu ritrovi Amore 29-30 (c. 20). – li le: ‘a lei lo’. – volontade: ‘desiderio’. – ingannati: coloro che hanno creduto alla passione di Dante per le donne-schermo. ←
14 [XII, 7] con ciò … consuetudine: ‘even though (con ciò sia cosa che) your secret (the device of the screen-lady and thus your love for Beatrice) has become clearly known to her (per, agentive) through prolonged custom’. – dichi: ‘compose’. Voglio che tu dichi governs the two following clauses. – comprendi … per lei: ‘incorporate the power I hold (tegno) over you through her’. – tostamente: ‘immediately’. – colui che lo sa: i.e., Love himself, per the subsequent phrase and Ballata i’ vo che tu ritrovi Amore 29-30 (ch. 20). – li le: ‘to her, it’. – volontade: ‘desire’. – ingannati: those who believed in Dante’s passion for screen-ladies. ←
15 [XII, 8] parole: del testo poetico da comporre. – mezzo: ‘intermediario’. – inmediatamente: ‘senza un intermediario’. – e no·lle … da·llei: ‘non inviarle senza di me dove lei possa udirle’. – adornare … mestiere: ‘musicare con melodia soave, nella quale manifesterò la mia presenza ogni volta che sarà necessario (sarà mestiere)’. L’operazione era prevista normalmente per la ballata, genere destinato al canto e alla danza. Amore assicura la propria presenza nell’armonia forse perché la parola ne è anagramma difettivo (ARMOnia), come suggerisce Gorni. ←
15 [XII, 8] parole: of the poetic text to be composed. – mezzo: ‘intermediary’. – inmediatamente: ‘without intermediary’. – e no·lle … da·llei: ‘do not send them without me where she might hear them’. – adornare … mestiere: ‘set to sweet melody, through which I shall manifest my presence whenever needed (sarà mestiere)’. This operation was standard for the ballad, a genre meant for singing and dancing. Love ensures his presence within the harmony perhaps because the word contains an imperfect anagram of his name (ARMOnia), as Gorni suggests. ←
16 [XII, 9] ricordandomi: della visione. – trovai: ‘constatai’. – nona: le ore quindici, cfr. VN 1. 13 e nota. – anzi che: ‘prima che’. – propuosi: ‘decisi’. – seguitassi … imposto: ‘eseguissi le disposizioni di Amore’. ←
16 [XII, 9] ricordandomi: of the vision. – trovai: ‘observed’. – nona: the ninth hour (3 PM), cf. VN 1. 13 and note. – anzi che: ‘before’. – propuosi: ‘resolved’. – seguitassi … imposto: ‘carry out Love’s instructions’. ←
17-22 [XII, 10-15] I’ vo’ che tu ritrovi Amore, ballata (XYYX [ripresa, o ritornello, da eseguire anche dopo ogni stanza], AbC AbC CDDX per 4. Rima siciliana 15 lui : 18 voi).
17-22 [XII, 10-15] I’ vo’ che tu ritrovi Amore, ballad (XYYX [refrain, to be repeated after each stanza], AbC AbC CDDX for 4. Sicilian rhyme 15 lui : 18 voi).
‘17 Ballata… segnore: Ballata, voglio che tu ritrovi Amore e insieme a lui ti presenti al cospetto di madonna in modo che il mio signore esponga argomentando (ragioni) la mia giustificazione, che tu canti (cante) in musica.←
‘17 Ballata… segnore: Ballad, I want you to seek Love and appear with him before my lady so that my lord (segnore) may argue (ragioni) my defense, which you will sing (cante) in melody.←
18 Tu vai… disnore: Tu, ballata, sei mossa secondo i modi della cortesia al punto che dovresti osare presentarti in qualsiasi luogo senza scorta; ma se intendi (vuoli) andare in tutta sicurezza, prima recupera Amore, perché non è forse opportuno andare (gire) senza di lui; infatti colei che deve darti udienza (dêe audire), come credo, è sdegnata contro (ver’) di me: la sua assenza facilmente (leggieramente) ti causerebbe una cattiva accoglienza (disnore).←
18 Tu vai… disnore: You, ballad, move with such courtly grace (modi della cortesia) that you might dare go anywhere unaccompanied; but if you wish (vuoli) to proceed securely, first retrieve Love, for it is unseemly to go (gire) without him. She who must grant you audience (dêe audire), I believe, harbors resentment toward (ver’) me: his absence could easily (leggieramente) bring you dishonor (disnore).←
19 Con dolce…core: Quando sarai in sua compagnia con dolce intonazione (sono, o ‘armonia’), comincia queste parole, dopo che (apresso che) avrai implorato (averai chesta) pietà: «Madonna, chi mi invia a voi, desidera (vole), per piacere (quando vi piaccia), se (sed, con -d eufonica) ha possibilità di scusa, che la ascoltiate per mio tramite (la m’intendiate). Qui c’è Amore che, a causa della vostra bellezza (biltate, francesismo), lo trasfigura (lo face … vista cangiare) a suo piacimento (come vol): pensate dunque voi per quale motivo Amore gli fece guardare un’altra, dal momento che egli non ha cambiato sentimento (mutò ’l core)».←
19 Con dolce…core: When you are with her in sweet harmony (sono), begin these words after pleading (averai chesta) for mercy: “My lady (Madonna), he who sends me to you desires, if it please you (quando vi piaccia), that you hear his case through me (la m’intendiate), if (sed, with euphonic -d) he may be excused. Here stands Love who, through your beauty (biltate), transforms him (lo face … vista cangiare) at will (come vol): consider then why Love made him gaze upon another, though his heart never strayed (mutò ’l core)”.←
20 Dille… servidore: Continua: «Madonna, il suo cuore, che ogni pensiero ha spinto (l’à ’mpronto) al vostro servizio, è stato di fedeltà salda: immediatamente (tosto) egli divenne vostro e non è mai venuto meno (smagato, gallicismo)». Se non ti crede, dille di interrogare Amore, che conosce la verità: e infine chiedile umilmente, qualora le dispiacesse (se le fosse a noia) perdonarmi, che mi ordini tramite messaggero (per messo) di morire, e allora si vedrà il buon servitore (ben servidore) dare prova di obbedienza.←
20 Dille… servidore: Continuing: "My lady, his heart, which every thought has compelled (l’à ’mpronto) to your service, has remained steadfast in fidelity: immediately (tosto) he became yours and has never faltered (smagato, Gallicism)." If she doubts you, tell her to question Love, who knows the truth. Finally, humbly beseech her that if pardoning me displeases her (se le fosse a noia), she command my death through a messenger (per messo), and thus the faithful servant (ben servidore) will demonstrate obedience.←
21 E dì… pace: E di’ a colui che è custode di ogni pietà prima che lasci le donne e il loro servizio (sdonnei, secondo Gorni; o ‘cessi il colloquio con la donna’), ossia ad Amore, che le saprà dire le mie buone ragioni: «In virtù della mia dolce armonia, resta tu con lei e parla del tuo servitore come ritieni opportuno; e se lei per effetto della tua preghiera (tuo prego) lo perdona, fa’ che il suo bel volto (un bel sembiante) gli annunci pace».←
21 E dì… pace: And say to the guardian of all mercy, before departing from ladies' company (sdonnei, per Gorni; or "ceasing discourse with women"), that is, to Love, who will plead my case: "By my sweet harmony, remain with her and speak of your servant as you deem fit. If she grants pardon through your entreaty (tuo prego), let her fair countenance (un bel sembiante) signal peace to him."←
22 Gentil… onore: Mia ballata gentile, ti prego, va’ nel momento propizio per (in quel puncto che) avere buona accoglienza’. ←
22 Gentil… onore: Noble ballad of mine, I implore you: go at the opportune moment when (in quel puncto che) you may find gracious reception.←
23 [XII, 16] prima: vv. 1-14. – confortola però che: ‘la incoraggio a’. – nella cui … metta: ‘in compagnia di chi si debba mettere’. – seconda: vv. 15-42. – quello … intendere: ‘ciò che alla ballata spetta (s’apertiene) far sapere’. – terza: vv. 43-44. – la licentio del gire: ‘le do il permesso di andare’. – raccomandando … nelle braccia: ‘affidando la sua partenza nelle mani’. ←
23 [XII, 16] prima: vv. 1-14. – confortola però che: "encourage her to." – nella cui … metta: "in the company of whom she ought to place herself." – seconda: vv. 15-42. – quello … intendere: "what the ballad must (s’apertiene) make known." – terza: vv. 43-44. – la licentio del gire: "I grant it leave to depart." – raccomandando … nelle braccia: "entrusting its departure to the care." ←
24 [XII, 17] Potrebbe … parlo: ‘Mi si (l’uomo, pronome impersonale) potrebbe certo (già) muovere un’obiezione dicendo che non si capisce a chi mi indirizzo (a cui fosse lo mio parlare) con la seconda persona, in quanto (però che) la ballata non consiste che nelle parole da me composte’; il congiuntivo della dipendente è dovuto alla reggenza di un condizionale. Motivo del rimprovero sarebbe l’uso della prosopopea, o personificazione, definita in Cv. 3, 9, 1 [3, 9, 2] «figura questa, quando alle cose inanimate si parla […]; e usanla molto spesso li poeti». – solvere … ancora: ‘sciogliere e chiarire sempre in questa opera’. – più dubbiosa: ‘che offre maggiori dubbi’. Allude alla digressione di VN 16, dove la personificazione concerne Amore, con risvolti ontologici. – e allora … modo: ‘e a quel punto (dopo la lettura della mia giustificazione) chi ha dei dubbi sul presente paragrafo o chi volesse muovere la stessa obiezione che ho formulato sopra, veda di capirlo (intenda qui, oppure ‘torni a questo punto’)’.←
24 [XII, 17] Potrebbe … parlo: "One might (l’uomo, impersonal pronoun) reasonably (già) object that my use of the second person is unclear in its addressee (a cui fosse lo mio parlare), since (però che) the ballad consists solely of my composed words." The subjunctive here stems from the conditional clause. The critique targets the prosopopoeia, defined in Cv. 3, 9, 1 [3, 9, 2] as "a figure wherein inanimate things are addressed [...] frequently employed by poets." – solvere … ancora: "resolve and clarify within this very work." – più dubbiosa: "more contentious." This anticipates the digression in VN 16, where personification concerns Love's ontological implications. – e allora … modo: "At that point, let any who doubt this passage or raise the aforementioned objection consult this clarification (intenda qui, or 'return to this juncture')."←
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1 [XIII, 1] Apresso di: ‘Dopo’. – avendo … dire: ‘una volta composti i versi (parole) che Amore mi aveva ordinato’. – mi cominciaro … tentare: ‘numerosi e opposti (diversi) pensieri (pensamenti, provenzalismo in uso già presso i poeti siciliani) cominciarono a darmi battaglia e a provocarmi (tentare, latinismo biblico)’. La metafora bellica di combattere, ripresa e variata nel seguito del paragrafo, allude soprattutto al lessico di Cavalcanti. – indefensibilemente: ‘senza lasciare possibilità di difesa’. – mi parea … vita: ‘risultavano impedirmi il riposo vitale’, ossia il sonno. ←
1 [XIII, 1] Apresso di: "After." – avendo … dire: "having composed the verses (parole) that Love had commanded me." – mi cominciaro … tentare: "numerous conflicting thoughts (pensamenti, a Provençalism already present among Sicilian poets) began to assail me and torment me (tentare, a biblical Latinism)." The martial metaphor of combattere, echoed and varied in the subsequent paragraph, alludes chiefly to Cavalcanti's lexicon. – indefensibilemente: "leaving no possibility of defense." – mi parea … vita: "they seemed to deprive me of vital rest," i.e., sleep.←
2 [XIII, 2] buona è la signoria d’Amore: il concetto tipico dell’amore cortese è formulato sulla dichiarazione di Geremia, Lam. 3, 25 «Bonus est Deus sperantibus in eum» (“Dio è buono verso chi spera in lui”; De Robertis). – però che … fedele: ‘dal momento che distoglie l’inclinazione di chi gli ha giurato fedeltà’, secondo il consueto lessico cortese di marca feudale. ←
2 [XIII, 2] buona è la signoria d’Amore: this quintessential courtly love concept derives from Jeremiah’s declaration in Lam. 3:25: «Bonus est Deus sperantibus in eum» ("The Lord is good to those who hope in Him"; De Robertis). – però che … fedele: "since it diverts the inclination of those who have sworn fealty to Him," per the customary feudal lexicon of courtly love.←
3 [XIII, 3] quanto … porta: ‘quanto più il suo fedele gli (li) mantiene fedeltà’. – puncti: ‘momenti, situazioni’. – passare: cfr., fra gli esiti nella Commedia, Inf. 1, 26-27 «lo passo / che non lasciò già mai persona viva», e in un contesto di amore micidiale (Gorni) Inf. 5, 114 «doloroso passo». – li conviene: ‘deve’. ←
3 [XIII, 3] quanto … porta: "the more steadfastly His vassal remains loyal." – puncti: "moments, situations." – passare: cf. instances in the Divine Comedy, such as Inf. 1, 26-27: «lo passo / che non lasciò già mai persona viva» ("the pass / that never let any go alive"), and in a context of lethal love (Gorni) Inf. 5, 114: «doloroso passo» ("grievous passage"). – li conviene: "He must."←
4 [XIII, 4] dolce a udire: il termine dolce connota l’intensità dell’esperienza amorosa e contiene suggestioni misticheggianti, più che rinviare a una gradevole musicalità. Poiché l’effetto conclusivo su Dante del «nome d’Amore» è la dulcedo dalla quale scaturisce Donne ch’avete (VN 10), cioè un testo poetico che tende il più possibile a esprimerla convenientemente, ciò significa che il discorso qui affrontato concerne la poetica da adottare. – sua propria … dolce: ‘gli effetti (operatione, lessico filosofico aristotelico) suoi specifici non siano, nella maggior parte dei casi, positivi’. – con ciò sia cosa che … scripto: ‘in quanto i nomi sono conseguenza delle cose che essi indicano, così come dice la sentenza’; è scripto non allude necessariamente a una fonte scritta precisa, indicata dai commentatori ora nella glossa giuridica al Corpus iuris civilis ora in formulazioni presenti in poeti come Guittone, ma segnala l’autorevolezza della massima. – «Nomina sunt consequentia rerum»: ‘i nomi sono conseguenza delle cose’; la sentenza è presente con varianti in diversi ambiti dottrinali del Medioevo (giuridico, filosofico e letterario). ←
4 [XIII, 4] dolce a udire: the term dolce conveys the intensity of amorous experience, evoking mystical overtones more than mere auditory pleasantness. Since the ultimate effect of the "name of Love" on Dante is the dulcedo that inspires Donne ch’avete (VN 10)—a poetic text striving to express it fittingly—this discourse concerns the poetics to adopt. – sua propria … dolce: "its inherent effects (operatione, Aristotelian philosophical lexicon) are mostly not benign." – con ciò sia cosa che … scripto: "since names are consequences of the things they denote, as the maxim states"; è scripto does not necessarily refer to a specific written source (commentators cite both juridical glosses on the Corpus iuris civilis and formulations by poets like Guittone) but underscores the authority of the adage. – «Nomina sunt consequentia rerum»: "names are consequences of things"; this maxim appears in varied forms across medieval juridical, philosophical, and literary traditions.←
5 [XIII, 5] ti stringe: ‘ti lega’. – che … core: ‘che facilmente (leggieramente) cambi affetto’. ←
5 [XIII, 5] ti stringe: "binds you." – che … core: "that you may easily (leggieramente) shift allegiance."←
6 [XIII, 6] stare: ‘restare immobile’. – pigli lo suo camino: ‘si incammini’. – se io pensava di volere cercare: ‘se mi proponevo di cercare (volere fraseologico)’. – una comune via: ‘un’unica strada’. – inimica: ‘ostile’ in quanto la Pietà non lo difende, cfr. c. 9, vv. 13-14. – chiamare: ‘invocare’. ←
6 [XIII, 6] stare: "remain unmoved." – pigli lo suo camino: "embark on its path." – se io pensava di volere cercare: "if I resolved to seek (volere as a modal verb)." – una comune via: "a single path." – inimica: "hostile," since Pity does not defend him, cf. c. 9, vv. 13-14. – chiamare: "invoke."←
7 [XIII, 7] mi giunse: ‘mi venne’. ←
7 [XIII, 7] mi giunse: "came to me."←
8-9 [XIII, 8-9] Tutti li miei pensier’ parlan d’Amore, sonetto (ABBA ABBA CDE EDC).
8-9 [XIII, 8-9] Tutti li miei pensier’ parlan d’Amore, sonnet (ABBA ABBA CDE EDC).
‘8 [XIII, 8] Tutti… core: Tutti i miei pensieri ragionano di Amore e presentano una tale discordanza (varïetate) che uno (altro) mi spinge a desiderarne la signoria, un altro giudica (ragiona) contrario alla ragione (folle) il suo dominio (valore), uno (altro) mi reca dolcezza (dolzore, provenzalismo già presente nei poeti siciliani) attraverso la speranza, un altro mi fa piangere spesso, e solo sono concordi nell’invocare (cherer, forma latineggiante) pietà a causa della paura presente nel cuore che li fa tremare.
‘8 [XIII, 8] Tutti… core: All my thoughts reason about Love and present such discordance (varïetate) that one (altro) compels me to desire its lordship, another judges its dominion (valore) contrary to reason (folle), one brings me sweetness (dolzore, a Provençalism already present in Sicilian poets) through hope, another often makes me weep. They are united only in pleading (cherer, Latinate form) for mercy due to the fear trembling in my heart.
folle … valore: l’aggettivo folle appartiene al lessico tecnico cortese per indicare ciò che devia dalla fin’ amor, sintetizzata al c. 2. – tremando di paura: situazione caratteristica dell’amor doloroso nelle rime cavalcantiane, cfr. per esempio Io temo che la mia disaventura 3-4 «i’ sento nel cor un pensero / che fa tremar la mente di paura» (De Robertis).←
folle … valore: The adjective folle belongs to the technical lexicon of courtly love to denote deviations from fin’ amor, as outlined in Chapter 2. – tremando di paura: A hallmark of anguished love in Cavalcantian verse, cf. Io temo che la mia disaventura 3-4 «i’ sento nel cor un pensero / che fa tremar la mente di paura» (De Robertis).←
9 Ond’io… difenda: Di conseguenza io non so da quale pensiero trarre materia poetica (matera); vorrei dire e non so che cosa, tale è l’incertezza del cammino per causa d’Amore (amorosa erranza; parafrasi Gorni; erranza, provenzalismo). E se voglio (voi’) trovare un accordo (accordanza, provenzalismo siciliano) con tutti i pensieri, devo inevitabilmente (convenemi) chiamare a difendermi la mia nemica, madonna Pietà’. ←
9 Ond’io… difenda: Thus I know not from which thought to draw poetic matter (matera); I wish to speak yet know not what, so uncertain is love’s wandering path (amorosa erranza; Gorni’s paraphrase; erranza, Provençalism). And if I seek (voi’) harmony (accordanza, Sicilian Provençalism) with all thoughts, I must perforce (convenemi) summon my enemy, Lady Pity, to defend me.’ ←
10 [XIII, 10] prima: v. 1. – soppongo: ‘sottopongo’. – seconda: vv. 2-6. – terza: vv. 7-8. – in che … s’accordino: ‘in che cosa è evidente che (pare che) si accordano’. – quarta: vv. 9-14. – pigli: ‘prenda’, prima persona singolare. – disdegnoso modo di parlare: ‘stile sarcastico’.←
10 [XIII, 10] prima: line 1. – soppongo: ‘subject’. – seconda: lines 2-6. – terza: lines 7-8. – in che … s’accordino: ‘wherein they evidently agree’. – quarta: lines 9-14. – pigli: ‘take’, first-person singular. – disdegnoso modo di parlare: ‘sarcastic tone’.←
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1 [XIV, 1] Apresso: ‘Dopo’. – battaglia delli diversi pensieri: la metafora bellica applicata ai sentimenti amorosi compare già in Guinizzelli (Vedut’ho la lucente stella diana 9-10 «Ed io dal suo valor son assalito / con sì fera battaglia di sospiri»), poi in Cavalcanti, (cfr., per esempio, L’anima mia vilment’è sbigotita 2 «de la battaglia eh’e[l]l’ave dal core»). – diversi: ‘opposti’. – in parte ove: ‘dove’. – per amica persona: ‘da (per, valore di agente) un amico’, il secondo citato nel libro dopo Guido, sempre in forma anonima. – credendosi … piacere: ‘convinto di compiacermi’. – mi menava: ‘mi accompagnava’. ←
1 [XIV, 1] Apresso: ‘After’. – battaglia delli diversi pensieri: The martial metaphor for amorous sentiments appears in Guinizzelli (Vedut’ho la lucente stella diana 9-10 «Ed io dal suo valor son assalito / con sì fera battaglia di sospiri») and Cavalcanti (e.g., L’anima mia vilment’è sbigotita 2 «de la battaglia eh’e[l]l’ave dal core»). – diversi: ‘conflicting’. – in parte ove: ‘where’. – per amica persona: ‘by a friend’, the second anonymous figure after Guido in the work. – credendosi … piacere: ‘believing to please me’. – mi menava: ‘led me’. ←
2 [XIV, 2] fidandomi … avea: ‘fidandomi dell’amico che aveva condotto me, suo amico, in punto di morte’. Dante inconsapevolmente arriva a una situazione estrema, narrata ai cc. 4-7, a causa dell’amico incolpevole («lo ingannato amico di buona fede», c. 7). – degnamente servite: il lessico cortese indica il dovuto omaggio amoroso inteso come servitium. ←
2 [XIV, 2] fidandomi … avea: ‘trusting the friend who had led me, his companion, to death’s threshold’. Dante unwittingly reaches an extreme situation, narrated in Chapters 4-7, due to the blameless friend («lo ingannato amico di buona fede», Ch. 7). – degnamente servite: The courtly lexicon denotes the owed amorous homage as servitium. ←
3 [XIV, 3] E lo vero è che: ‘Difatti’. – alla compagnia … lo giorno: ‘in compagnia di una donna gentile che quel giorno si era sposata’. – però: ‘perciò’. – convenia che: ‘dovevano’. – nel primo … mensa: ‘durante il primo pranzo’. – magione: ‘casa’. – nella sua compagnia: ‘insieme a lui’. ←
3 [XIV, 3] E lo vero è che: ‘Indeed’. – alla compagnia … lo giorno: ‘in the company of a noble lady wed that day’. – però: ‘therefore’. – convenia che: ‘were obliged to’. – nel primo … mensa: ‘during the first banquet’. – magione: ‘house’. – nella sua compagnia: ‘in his company’. ←
4 [XIV, 4] proponimento: ‘proposito’. – mi parve sentire: ‘avvertii’. – dalla sinistra parte: lato del corpo dove ha sede, anche secondo i trattati medievali, il cuore e in esso lo spirito vitale (cfr. VN 1. 5), cfr. la trasposizione poetica del dato fisiologico in Cavalcanti Voi che per li occhi mi passaste ’l core 12-14 «Sì giunse ritto ’l colpo al primo tratto / che l’anima tremando si riscosse / veggendo morto ’l cor nel lato manco» (De Robertis). – distendersi di subito: ‘estendersi immediatamente’. – io poggiai … magione: ‘mi appoggiai senza dare nell’occhio (simulatamente) a una pittura che girava attorno alla casa’. – temendo non altri: ‘nel timore che qualcuno’, costruzione latineggiante. ←
4 [XIV, 4] proponimento: 'intention'. – mi parve sentire: 'I seemed to perceive'. – dalla sinistra parte: the left side of the body where, according to medieval treatises, the heart and vital spirit reside (cf. VN 1. 5), as poetically transposed in Cavalcanti's Voi che per li occhi mi passaste ’l core 12-14: «Sì giunse ritto ’l colpo al primo tratto / che l’anima tremando si riscosse / veggendo morto ’l cor nel lato manco» (De Robertis). – distendersi di subito: 'suddenly spreading'. – io poggiai … magione: 'I discreetly leaned (simulatamente) against a fresco encircling the house'. – temendo non altri: 'fearing someone might notice', a Latinizing construction. ←
5 [XIV, 5] distructi: ‘sbaragliati’. – ancora: ‘anche’. – veggendosi in tanta propinquitade: ‘vedendosi in tale vicinanza’. – non … più che: ‘solo’. – viso: ‘vista’; cfr. nota a VN 1. 6. – strumenti: ‘organi’, nel caso gli occhi. ←
5 [XIV, 5] distructi: 'scattered'. – ancora: 'even'. – veggendosi in tanta propinquitade: 'finding themselves in such proximity'. – non … più che: 'only'. – viso: 'sight'; cf. note to VN 1. 6. – strumenti: 'sensory organs', here the eyes. ←
6 [XIV, 6] avegna … prima: ‘benché fossi diverso da prima’, per il mancamento. – «Se … pari»: ‘Se Amore (questi) non ci abbagliasse con tanta forza (infolgorasse; Gorni) scacciandoci fuori dalla nostra sede, noi potremmo contemplare la meraviglia che è questa donna come fanno gli altri nostri simili’, ossia gli spiriti visivi di altre persone. ←
6 [XIV, 6] avegna … prima: 'though altered from my former state' due to fainting. – «Se … pari»: 'Were Love (questi) not to dazzle us so fiercely (infolgorasse; Gorni), driving us from our seat, we might behold this lady's marvel as do our fellow spirits', i.e., the visual faculties of others. ←
7 [XIV, 7] transfiguratione: ‘stravolgimento’. – ragionando si gabbavano: ‘parlando fra loro si burlavano’. Gabbo e derivati sono provenzalismi tecnici del lessico cortese, adottati fin da Guittone d’Arezzo, per indicare la derisione. – lo ingannato … fede: ‘l’amico che si era ingannato in buona fede’, invitando Dante a servire le donne. – veduta: ‘vista’. ←
7 [XIV, 7] transfiguratione: 'transfiguration'. – ragionando si gabbavano: 'conversing, they mocked'. Gabbo and derivatives are Provençalisms in the courtly lexicon, adopted since Guittone d’Arezzo, denoting derision. – lo ingannato … fede: 'the friend who had erred in good faith' by inviting Dante to serve the ladies. – veduta: 'sight'. ←
8 [XIV, 8] resurressiti: ‘risuscitati’. – li discacciati … possessioni: ‘gli scacciati’ spiriti della vista ‘ritornati nei loro possedimenti’. – di là … ritornare: ‘oltre la quale non si può procedere con l’intento di ritornare’, sulle soglie della morte. Oltre a suggestioni bibliche, legate all’espressione «pedes meos», può operare anche Cavalcanti Gli occhi di quella gentil foresetta 15-17 «sì che ciascuna vertù m’abandona, / in guisa ch’i’ non so là ’v’i’ mi sia: / sol par che Morte m’aggia ’n sua balìa» (Ciccuto). ←
8 [XIV, 8] resurressiti: 'resurrected'. – li discacciati … possessioni: 'the banished spirits of sight restored to their domains'. – di là … ritornare: 'beyond which one cannot pass with intent to return', the threshold of death. Beyond biblical echoes (cf. «pedes meos»), Cavalcanti's Gli occhi di quella gentil foresetta 15-17 may resonate: «sì che ciascuna vertù m’abandona, / in guisa ch’i’ non so là ’v’i’ mi sia: / sol par che Morte m’aggia ’n sua balìa» (Ciccuto). ←
9 [XIV, 9] gabbasse la mia persona: ‘deriderebbe me’. ←
9 [XIV, 9] gabbasse la mia persona: 'mock my person'. ←
10 [XIV, 10] dire parole: ‘comporre versi’. – parlando a·llei significassi: ‘rivolgendomi a lei spiegassi’ ch’ella non è saputa: ‘che la causa non è conosciuta’. – ne giugnerebbe altrui: ‘verrebbe a qualcuno’, ossia alla donna. – disiderando … audienza: ‘auspicando che arrivassero casualmente al suo orecchio’. ←
10 [XIV, 10] dire parole: 'compose verses'. – parlando a·llei significassi: 'by addressing her in verse, I conveyed' ch’ella non è saputa: 'that the cause remains unknown'. – ne giugnerebbe altrui: 'might reach someone else'. – disiderando … audienza: 'hoping they might chance upon her hearing'. ←
11-12 [XIV, 11-12] Con l’altre donne mia vista gabbate, sonetto (ABBA ABBA CDE EDC. Rima siciliana 11 voi : 12 altrui).
11-12 [XIV, 11-12] Con l’altre donne mia vista gabbate, sonnet (ABBA ABBA CDE EDC. Sicilian rhyme: 11 voi : 12 altrui).
‘11 Con l’altre… biltate: Insieme ad altre donne vi prendete gioco del mio aspetto (mia vista), e non ponete mente, mia signora, da dove viene (onde si mova) la causa del mio apparirvi con una fisionomia tanto alterata (sì figura nova) quando contemplo la vostra bellezza (riguardo … biltate, gallicismi).←
‘11 Con l’altre… biltate: Together with other ladies, you mock my appearance (mia vista), and pay no heed, my lady, to the origin (onde si mova) of the cause behind my presenting such an altered countenance (sì figura nova) when gazing upon your beauty (riguardo … biltate, Gallicisms).←
12 Se lo saveste… tormentosi: Se lo sapeste, Pietà non potrebbe comportarsi come d’abitudine (tener … l’usata prova) contro di me, in quanto Amore, quando mi sorprende così vicino a voi, assume una tale ardimentosa sicurezza (baldanza e tanta sicurtate) da menare colpi (fere) fra i miei spiriti spaventati, e ne uccide (ancide, provenzalismo e sicilianismo) alcuni e scaccia (pinge) fuori altri, di modo che rimane da solo a contemplarvi: perciò mi trasfiguro, ma non senza percepire in modo distinto allora (allore) i lamenti degli esuli afflitti (scacciati tormentosi; Gorni)’. ←
12 Se lo saveste… tormentosi: Were you aware of this, Pity could not maintain her usual test (tener … l’usata prova) against me, for Love, when he finds me so near to you, assumes such boldness and great boldness (baldanza e tanta sicurtate) that he strikes (fere) among my fearful spirits, slaying (ancide, Provençalism and Sicilianism) some and driving out (pinge) others, leaving only himself to behold you. Thus am I transfigured, yet not without distinctly perceiving at that moment (allore) the lamentations of tormented exiles (scacciati tormentosi; Gorni)’. ←
13 [XIV, 13] però che: ‘poiché’. – aprire la sententia: ‘dichiarare il senso’. – onde … divisione: ‘quindi, dal momento che (con ciò sia cosa che) attraverso la causa espressa (ragionata) nella prosa si sono dati sufficienti chiarimenti (assai sia manifesto), non c’è bisogno (à mestiere) di divisione’. ←
13 [XIV, 13] però che: ‘since’. – aprire la sententia: ‘to clarify the meaning’. – onde … divisione: ‘therefore, since (con ciò sia cosa che) the prose has sufficiently elucidated (assai sia manifesto) the cause, there is no need (à mestiere) for further exposition’. ←
14 [XIV, 14] dubbiose parole: ‘espressioni dubbie’. – quando dico: ai vv. 7-11. – impossibile … d’Amore: ‘impossibile da sciogliere (solvere) da parte di chi (a chi) non fosse fedele d’Amore di pari livello’, ossia poeta competente in materia d’amore, cfr. nota a VN 1. 20. – vi sono: ‘si trovano in tale grado’. – acciò che … di soperchio: ‘perché la mia spiegazione (lo mio parlare dichiarando) sarebbe inutile oppure superflua’.←
14 [XIV, 14] dubbiose parole: ‘ambiguous verses’. – quando dico: referring to vv. 7-11. – impossibile … d’Amore: ‘impossible to resolve (solvere) by one not equally proficient in the courtly code of Love’, i.e., a poet versed in amatory matters (cf. note to VN 1. 20). – vi sono: ‘possess such mastery’. – acciò che … di soperchio: ‘lest my explication (lo mio parlare dichiarando) prove either futile or redundant’.←
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1 [XV, 1] Apresso la nova: ‘Dopo la inaudita’. – mi giunse … forte: ‘mi venne un pensiero doloroso’. – lo quale … riprendea: ‘che non mi abbandonava quasi mai, anzi tornava incessantemente ad assalirmi (riprendea; può anche valere ‘rimproverava’)’. – era … meco: ‘mi proponeva questo discorso’. – Poscia … donna: ‘Dal momento che ti trasfiguri in modo capace di attirarti scherno (dischernevole) quando ti trovi accanto a questa donna’. – pur cerchi: ‘continui a cercare’, pur con valore iterativo. – Ecco che: ‘Nell’ipotesi che’. – ponendo … rispondessi?: ‘supponendo che tu avessi ogni tua facoltà (vertute) in grado di (libera … in quanto) risponderle?’. ←
1 [XV, 1] Apresso la nova: ‘After the unprecedented’. – mi giunse … forte: ‘a grievous thought assailed me’. – lo quale … riprendea: ‘which scarcely ever left me, but assailed me anew (riprendea; alternatively, ‘rebuked’) incessantly’. – era … meco: ‘proposed this argument’. – Poscia … donna: ‘Since your altered visage renders you an object of ridicule (dischernevole) in this lady’s presence’. – pur cerchi: ‘persist in seeking’, with iterative force in pur. – Ecco che: ‘Suppose that’. – ponendo … rispondessi?: ‘assuming you retained full command of your faculties (vertute) to answer her?’ ←
2 [XV, 2] umile: ‘remissivo’, parafr. Gorni. – sì tosto come io ymagino … sì tosto: ‘non appena mi raffiguro … allora subito’. – vertude: ‘forza’. – uccide e distrugge: dittologia cavalcantiana. – ciò che … levare: ‘ogni possibile obiezione che le si potesse muovere’. – e però … costei: ‘ed è per questo che i trascorsi affanni (passioni) non mi trattengono da ricercare di vederla (la veduta di costei)’. ←
2 [XV, 2] umile: ‘submissive’, paraphrased by Gorni. – sì tosto come io ymagino … sì tosto: ‘no sooner do I imagine … than immediately’. – vertude: ‘strength’. – uccide e distrugge: Cavalcantian diptych. – ciò che … levare: ‘any potential objection one might raise’. – e però … costei: ‘thus my past travails (passioni) do not deter me from seeking the sight of this lady (la veduta di costei)’. ←
3 [XV, 3] dire certe parole: ‘comporre dei versi’. – escusandomi … riprensione: ‘giustificandomi con lei di tali contrastanti osservazioni’. – ponessi: ‘trattassi’. – mi diviene: ‘mi succede’. ←
3 [XV, 3] dire certe parole: ‘compose certain verses’. – escusandomi … riprensione: ‘to exonerate myself to her regarding these conflicting critiques’. – ponessi: ‘to address’. – mi diviene: ‘befalls me’. ←
4-6 [XV, 4-6] Ciò che m’incontra, nella mente more, sonetto (ABAB ABAB CDE CDE. Rima siciliana 9 vede: 12 ancide).
4-6 [XV, 4-6] Ciò che m’incontra, nella mente more, sonnet (ABAB ABAB CDE CDE. Sicilian rhyme 9 vede: 12 ancide).
‘4 [XV, 4] Ciò… noia!: I casi che mi avvengono si cancellano dalla memoria quando vengo a contemplarvi, o gioia bella; e quando mi trovo vicino a voi, sento Amore che mi avverte: «Fuggi, se ti rincresce (t’è noia) morire!».
‘4 [XV, 4] Ciò… noia!: Events that befall me fade from memory when I come to behold you, O fair joy; and when I stand near you (vi son presso), Love warns me: “Flee, if death displeases you (t’è noia)!”.
4 more: è «contrassegno cavalcantiano» (De Robertis) che informa l’intero componimento. – bella gioia: stilema di derivazione provenzale (joi), caratteristico soprattutto di Guittone d’Arezzo, anche in funzione di senhal, dove compare associato a bella (A renformare amore e fede e spera, 2, in rima con noia). Sarà sostituito, quasi per riscattare l’associazione banalizzante, con anima bella in Donna pietosa 23 a VN 14. 28 (Gorni). – vi son presso: motivo cavalcantiano, cfr. L’anima mia vilment’ è sbigotita 3-4 «che s’ella sente pur un poco Amore / più presso a lui che non sòle, ella more» (De Robertis). ←
4 more: A “Cavalcantian hallmark” (De Robertis) permeating the entire composition. – bella gioia: A Provençal-derived stylism (joi), particularly characteristic of Guittone d’Arezzo, also functioning as a senhal, where it appears paired with bella (A renformare amore e fede e spera, 2, rhyming with noia). This will later be replaced, as if to redeem its trivializing association, with anima bella in Donna pietosa 23 at VN 14. 28 (Gorni). – vi son presso: A Cavalcantian motif, cf. L’anima mia vilment’ è sbigotita 3-4 “for if she senses Love even slightly nearer / than usual, she dies” (De Robertis). ←
5 [XV, 5] Lo viso… moia!: Il mio volto (Lo viso) rivela il colore pallido del cuore che per il fatto di venir meno (tramortendo) si appoggia (s’appoia, gallicismo) dovunque gli è possibile; e a causa dello stato di apparente ebbrezza dovuto al tremore, perfino le pietre mi sembrano proclamare la mia morte (le pietre par che gridin, parafr. Gorni), gridando «A morte, a morte!» (Moia, moia!).
5 [XV, 5] Lo viso… moia!: My countenance (Lo viso) reveals the pallor of my heart, which, swooning (tramortendo), seeks support (s’appoia, Gallicism) wherever possible; and through trembling-induced stupor (per l’ebrïetà), even stones seem to cry out (le pietre par che gridin, paraphrased by Gorni), shouting “To death, to death!” (Moia, moia!).
5 color del core: alla topicità del pallore degli amanti, già in Ovidio Ars am. 1, 727 (cfr. anche VN 25. 1 e nota), si unisce il ricordo di Cavalcanti Veder poteste, quando v’inscontrai 7 «morto colore» (sineddoche per ‘viso smorto’) e La forte e nova mia disaventura 30-31 «che, qual mira de fòre, / vede la Morte sotto al meo colore» (De Robertis). – per l’ebrïetà: assomma in sé suggestione biblica (Is. 24, 20 «Agitatione agitabitur terra sicut ebrius» “La terra sarà scossa da sussulti come un ubriaco”; De Robertis) e mistica (cfr. VN 1. 13). La clausola ha un precedente in F. 22, 13 «e sì ’l basciai con molto gran tremore» (Ciccuto). – le pietre: rielaborazione dell’appoggio presentato in VN 7. 4, suggerito da Luca 19, 40 «si hi tacuerint, lapides clamabunt» (“se essi tacessero, grideranno le pietre”; De Robertis). – Moia, moia!: «grido di minaccia senza tregua» (Gorni), che torna, nella medesima sede, a Pd. 8, 75 «mosso Palermo a gridar: “Mora, mora!”». ←
5 color del core: Beyond the topos of lovers’ pallor in Ovid Ars am. 1, 727 (cf. VN 25. 1 and note), this evokes Cavalcanti’s Veder poteste, quando v’inscontrai 7 “deadly hue” (synecdoche for ‘pale face’) and La forte e nova mia disaventura 30-31 “that whoever observes externally / sees Death beneath my coloring” (De Robertis). – per l’ebrïetà: Combines biblical resonance (Is. 24, 20 “The earth shall reel to and fro like a drunkard”) with mystical tradition (cf. VN 1. 13). The phrasing echoes Fiore 22, 13 “and kissed her with great trembling” (Ciccuto). – le pietre: Reworking of the “support” motif from VN 7. 4, inspired by Luke 19, 40 “if these should hold their peace, the stones would cry out” (De Robertis). – Moia, moia!: A “relentlessly threatening cry” (Gorni), later reprised in Par. 8, 75 “Palermo roused to shout: ‘Death, death!’” ←
6 [XV, 6] Peccato… voglia: Chi mi vede in quel momento commette (face) un peccato se non conforta la mia anima sgomenta, anche solo dimostrando che prova compassione (doglia) a causa della pietà, uccisa dalla vostra derisione (che, oggetto, ’l vostro gabbo, soggetto, ancide, provenzalismo e sicilianismo), che nasce dall’aspetto morto dei miei occhi, i quali hanno voglia della loro morte’.
6 [XV, 6] Peccato… voglia: Whoever sees me in that state sins if they fail to comfort my terrified soul, even by showing pity’s anguish (doglia) — slain by your mockery (’l vostro gabbo, subject; ancide, Provençalism and Sicilianism) — which arises from my eyes’ deathly aspect, now craving their own demise.’
6 vede: lezione di Gorni, contro vide di Barbi, in rima siciliana con ancide come nelle quartine (8 : 2) di Lo vostro bel saluto e gentil sguardo di Guinizzelli. – l’alma sbigottita: insieme al motivo del conforto è una ripresa da Cavalcanti, soprattutto Io temo che la mia disaventura. ←
6 vede: Gorni's reading, contrasting Barbi's vide, in Sicilian rhyme with ancide as in the quatrains (8 : 2) of Guinizzelli's Lo vostro bel saluto e gentil sguardo. – l’alma sbigottita: along with the motif of solace, this derives from Cavalcanti, particularly Io temo che la mia disaventura. ←
7 [XV, 7] prima: vv. 1-2. – cagione … donna: ‘causa per la quale non mi trattengo (mi tengo) dal recarmi da (di gire presso di) questa donna’. – seconda: vv. 3-14. – mi diviene per: ‘mi succede per il fatto di’. ←
7 [XV, 7] prima: vv. 1-2. – cagione … donna: ‘the reason I do not refrain from approaching this lady’. – seconda: vv. 3-14. – mi diviene per: ‘occurs to me due to’. ←
8 [XV, 8] narrationi: ‘dichiarazioni’. – prima: vv. 3-4. – consigliato dalla Ragione: cfr. VN 1. 10. – seconda: vv. 5-6. – per exemplo del viso: ‘attraverso l’esemplificazione del mio volto’. – terza: vv. 7-8. – quarta: vv. 9-11. – quelli che: ‘colui che’. – acciò che … conforto: ‘poiché mi sarebbe di qualche sollievo’. – ultima: vv. 12-14. – per la pietosa … giugne: ‘per l’aspetto (vista) compassionevole che si manifesta (mi giugne) negli occhi’. – non pare altrui: ‘non risulta evidente’, altrui pronome generico o impersonale. – trae … coperatione: ‘induce a tale operazione congiunta simile alla sua (sua simile)’; coperatione, innovazione dell’edizione Gorni contro operatione di Barbi, appartiene al lessico teologico illustrato a Mon. 2, 4, 3 «miraculum est inmediata operatio Primi absque cooperatione secundorum agentium» (“il miracolo è una operazione immediata della Causa prima, senza cooperazione degli agenti secondi”): Beatrice è la causa prima attraverso il gabbo, la conseguente assenza di pietà nelle donne è la cooperazione della causa seconda. – vedrebbono: ‘vedrebbero’, con desinenza toscana. ←
8 [XV, 8] narrationi: ‘explanations’. – prima: vv. 3-4. – consigliato dalla Ragione: cf. VN 1. 10. – seconda: vv. 5-6. – per exemplo del viso: ‘through the exemplar of my countenance’. – terza: vv. 7-8. – quarta: vv. 9-11. – quelli che: ‘one who’. – acciò che … conforto: ‘so that it might bring me some relief’. – ultima: vv. 12-14. – per la pietosa … giugne: ‘through the compassionate appearance manifesting in her eyes’. – non pare altrui: ‘is not apparent to others’. – trae … coperatione: ‘induces such a joint operation resembling its own’; coperatione, an innovation in Gorni’s edition contrasting Barbi’s operatione, belongs to the theological lexicon discussed in Mon. 2, 4, 3: «miraculum est inmediata operatio Primi absque cooperatione secundorum agentium» (“a miracle is the immediate operation of the First Cause without cooperation from secondary agents”). Beatrice is the primary cause through her mockery, while the ladies’ subsequent lack of pity constitutes the secondary cooperation. – vedrebbono: ‘would see’, with Tuscan inflection. ←
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1 [XVI, 1] Apresso ciò che io dissi: ‘Dopo aver composto’. – dire anche parole: ‘comporre anche rime’. – quatro cose: lo stesso numero dei pensieri in contrasto di VN 6. – fossero manifestate … per me: ‘fossero state ancora espresse da (per, valore di agente) me’. ←
1 [XVI, 1] Apresso ciò che io dissi: ‘After composing’. – dire anche parole: ‘to compose further verses’. – quatro cose: the same number as the conflicting thoughts in VN 6. – fossero manifestate … per me: ‘had not yet been expressed by me’. ←
2 [XVI, 2] movesse … mi facea: ‘spingesse la mia capacità immaginativa (fantasia) a rappresentare mediante immagini (ymaginare) in quale stato Amore mi riduceva’. ←
2 [XVI, 2] movesse … mi facea: ‘might stir my imaginative faculty (fantasia) to envision how Love affects my condition’. ←
3 [XVI, 3] di subito: ‘all’improvviso’. – non rimanea … se non: ‘l’unico segno di vita era’. ←
3 [XVI, 3] di subito: ‘suddenly’. – non rimanea … se non: ‘the sole remaining sign of life was’. ←
4 [XVI, 4] m’impugnava: ‘mi combatteva’, innovazione di Gorni contro mi pugnava di Barbi, sia per l’attestazione del verbo, preferenziale per l’uso metaforico, nella lingua coeva di Dante, sia per la presenza del verbo in Pd. 28, 86 «impugnan dentro a me novella fede». – mi movea: ‘mi incamminavo’. – discolorito tutto: ‘completamente pallido’, cfr. nota a VN 8. 5 color del core. – la sua veduta: ‘la vista di lei’ soggetto. – per apropinquare … m’adivenia: ‘mi capitava (m’adivenia) per il fatto stesso di accostarmi (apropinquare, latinismo). ←
4 [XVI, 4] m’impugnava: ‘assailed me’, Gorni’s innovation against Barbi’s mi pugnava, justified by the verb’s prevalence in Dante’s metaphorical usage and its appearance in Pd. 28, 86: «impugnan dentro a me novella fede». – mi movea: ‘I proceeded’. – discolorito tutto: ‘entirely pallid’, cf. note to VN 8. 5 color del core. – la sua veduta: ‘the sight of her’ (subject). – per apropinquare … m’adivenia: ‘occurred precisely through my approach (apropinquare, Latinism)’. ←
5 [XVI, 5] finalmente … vita: ‘alla fine distruggeva la poca vita che mi restava’. ←
5 [XVI, 5] finalmente … vita: ‘ultimately destroys what little life remains’. ←
6 [XVI, 6] però: ‘perciò’. ←
6 [XVI, 6] però: ‘therefore’. ←
7-10 [XVI, 7-10] Spesse fïate vegnonmi alla mente, sonetto (ABAB ABAB CDE CDE).
7-10 [XVI, 7-10] Spesse fïate vegnonmi alla mente, sonnet (ABAB ABAB CDE CDE).
‘7 [XVI, 7] Spesse… persona?: Di frequente mi si presentano alla memoria (mente) le angosciose condizioni (oscure qualità) che Amore mi dà e me ne compiango (vienmene pietà), sicché spesso mi chiedo: «Ahimè, può questo capitare (aviene elli; elli, pronome pleonastico frequente coi verbi impersonali) a qualcun altro?»;
‘7 [XVI, 7] Spesse… persona?: Frequently come to my mind (mente) the distressing conditions (oscure qualità) that Love imposes upon me, and pity for myself arises (vienmene pietà), so that I often ask: “Alas, can this happen (aviene elli; elli, a pleonastic pronoun common with impersonal verbs) to anyone else?”;
7 e vienmene pietà: cfr. l’incipit di Cavalcanti «A me stesso di me pietate vène / per la dolente angoscia ch’i’ mi veggio» (De Robertis). ←
7 e vienmene pietà: cf. Cavalcanti’s incipit «A me stesso di me pietate vène / per la dolente angoscia ch’i’ mi veggio» (De Robertis). ←
8 [XVI, 8] ch’Amor… ragiona: (ricordo) che (ch(e), dichiarativo di oscure qualità) Amore mi assale all’improvviso (subitanamente), al punto che quasi la vita mi abbandona; sopravvive in me (campami) unicamente uno spirito che resiste solo perché parla di voi.
8 [XVI, 8] ch’Amor… ragiona: (I recall) how (ch(e), explicative of oscure qualità) Love assails me so suddenly (subitanamente) that my life nearly abandons me; only a spirit survives in me (campami) that persists solely because it speaks of you.
8 la vita: cfr. Cavalcanti Perch’i’ no spero 17-18 «la morte / mi stringe sì, che vita m’abbandona», con identità di motivo e cadenza e, insieme a Gli occhi di quella, di parole rima abbandona, ragiona, persona (De Robertis). ←
8 la vita: cf. Cavalcanti’s Perch’i’ no spero 17-18 «la morte / mi stringe sì, che vita m’abbandona», with identical motif, cadence, and rhyming words abbandona, ragiona, persona (De Robertis). ←
9 [XVI, 9] Poscia… guerire: In seguito mi faccio forza (mi sforzo) perché intendo aiutarmi (atare, forma toscana); e così, pallido, privo di qualsiasi capacità (valor), vengo a contemplarvi nella convinzione di guarire (guerire, gallicismo).
9 [XVI, 9] Poscia… guerire: Then I force myself (mi sforzo) intending to seek aid (atare, Tuscan form), and thus, pallid, devoid of all vigor (valor), I come to gaze upon you, believing I might heal (guerire, gallicism).
9 guerire: cfr. F. 4, 14 (parla Amore) «ma poi dono argomento di guerire» (Gorni). ←
9 guerire: cf. F. 4, 14 (Love speaks) «ma poi dono argomento di guerire» (Gorni). ←
10 [XVI, 10] E se… partire: Se poi alzo gli occhi per guardare, nel cuore mi comincia un terremoto che fa uscire l’anima dalle vene (de’ polsi)’.
10 [XVI, 10] E se… partire: And if I raise my eyes to look, a tremor begins in my heart that drives the soul from my veins (de’ polsi)’.
10 levo gli occhi: ricalcato sullo stilema biblico levare oculos (Gorni). – l’anima partire: per le pulsazioni (vene) che provocano, analogamente a VN 1. 5, l’uscita dell’anima dalla sua sede sanguigna (cfr. Pg. 5, 73-74, parla l’anima di Iacopo del Cassero, «li profondi fóri / ond’ uscì ’l sangue in sul quale io sedea». ←
10 levo gli occhi: modeled on the biblical idiom levare oculos (Gorni). – l’anima partire: the pulsations (vene) provoke the soul’s departure from its sanguine seat, paralleling VN 1. 5 and Pg. 5, 73-74, where Iacopo del Cassero’s soul states, «li profondi fóri / ond’ uscì ’l sangue in sul quale io sedea». ←
11 [XVI, 11] ragionate: ‘esposte’. – m’intrametto: ‘mi preoccupo’, gallicismo già nel Fiore (Gorni). – per li loro cominciamenti: ‘mediante i loro incipit’. – seconda: vv. 5-8. – terza: vv. 9-11. – quarta: vv. 12-14.←
11 [XVI, 11] ragionate: ‘explained’. – m’intrametto: ‘I concern myself’, a gallicism already in Fiore (Gorni). – per li loro cominciamenti: ‘through their opening lines’. – seconda: vv. 5-8. – terza: vv. 9-11. – quarta: vv. 12-14.←
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1 [XVII, 1] Poi che dissi: ‘Dopo aver composto’. – tre sonetti: contenuti nei tre paragrafi precedenti: Con l’altre donne mia vista gabbate, Ciò che m’ incontra, nella mente more e Spesse fïate vegnonmi alla mente. – parlai a questa donna: ‘mi rivolsi direttamente’ a Beatrice. – però che … più: ‘ritenendo opportuno (credendomi) tacere, dal momento che i sonetti avevano raccontato quasi tutta la mia condizione, e non comporre altro, in quanto avevo rivelato abbastanza (assai) di me’; lezione e interpretazione di Gorni. – avegna che … a·llei: ‘benché in seguito evitassi sempre di rivolgermi direttamente a lei’. – a me convenne: ‘dovetti’. ←
1 [XVII, 1] Poi che dissi: ‘After composing’. – tre sonetti: the three preceding sonnets: Con l’altre donne mia vista gabbate, Ciò che m’ incontra, nella mente more, and Spesse fïate vegnonmi alla mente. – parlai a questa donna: ‘addressed Beatrice directly’. – però che … più: ‘believing it prudent (credendomi) to remain silent, as the sonnets had nearly fully recounted my state, and to compose no more, since I had revealed enough (assai) about myself’; Gorni’s reading and interpretation. – avegna che … a·llei: ‘though I henceforth always avoided addressing her directly’. – a me convenne: ‘I had to’. ←
2 [XVII, 2] cagione: ‘occasione’. ←
2 [XVII, 2] cagione: ‘occasion’. ←
3 [XVIII, 1] Con ciò sia cosa che: ‘poiché’. – per la vista mia: ‘dal mio aspetto’. – cuore: ‘sentimento’, oppure ‘intento’. – era stata a: ‘aveva presenziato a’. ←
3 [XVIII, 1] Con ciò sia cosa che: ‘Given that’. – per la vista mia: ‘through my appearance’. – cuore: ‘sentiment’ or ‘intent’. – era stata a: ‘had witnessed’. ←
4 [XVIII, 2] menato: ‘condotto’ dalla Fortuna personificata, secondo la lezione di Gorni, parafrasabile, più che con ‘caso’, «data la pur tanto più recente dottrina della Fortuna nel VII dell’Inferno, con ‘provvidenza’» (Contini). – di molto leggiadro parlare: ‘di conversazione assai piacevole’. – che piacesse loro: ‘in che cosa potessi servirle’, formula di cortesia. ←
4 [XVIII, 2] menato: ‘led’ by personified Fortune, following Gorni’s interpretation, better paraphrased as ‘providence’ (per Contini) rather than ‘chance’. – di molto leggiadro parlare: ‘of most refined conversation’. – che piacesse loro: ‘how I might serve them’, a courteous formula. ←
5 [XVIII, 3] si rideano … Altre … Altre: l’atteggiamento dei tre gruppi femminili, forse suggestionato dalle donne della pastorella di Cavalcanti Era in penser d’amor quand’ i’ trovai (Sapegno), rimanda a diverse attitudini: residui del gabbo, attesa, conversazione, quasi un richiamo compendioso delle immagini muliebri della lirica anteriore alle nove rime. – per nome: cfr. nota a VN 4. 5 mi chiamasse. – Dilloci … novissimo: ‘diccelo, perché il fine di un simile amore deve senz’altro essere straordinario’. – ad attendere … risponsione: ‘a mostrare con l’atteggiamento di attendere la mia risposta’. ←
5 [XVIII, 3] si rideano … Altre … Altre: The demeanor of the three groups of women, perhaps inspired by Cavalcanti’s pastoral poem Era in penser d’amor quand’ i’ trovai (Sapegno), evokes different attitudes: lingering mockery, expectation, and discourse — a compendious recall of feminine imagery from pre-new rhymes lyric tradition. – per nome: cf. note to VN 4. 5 mi chiamasse. – Dilloci … novissimo: ‘Tell us, for the culmination of such love must indeed be extraordinary’. – ad attendere … risponsione: ‘to feign anticipation of my response through their posture’. ←
6 [XVIII, 4] forse … intendete: ‘alla quale forse intendete riferirvi’ oppure ‘della quale forse voi sapete’. – dimorava: ‘consisteva’. – la sua mercede: ‘per sua grazia’. – non mi puote … meno: indica il passaggio a un amore contemplativo, come chiarirà il c. 6, e l’espressione risente, secondo la suggestione di Singleton, del passo evangelico sulla scelta della vita contemplativa da parte di Maria a contrasto con la vita attiva preferita da Marta («dixit illi Dominus: “Martha, Martha, sollicita es et turbaris erga plurima. Porro unum est necessarium. Maria optimam partem elegit, quae non auferetur ab ea”», “il Signore le rispose: ‘Marta, Marta, tu t’inquieti e ti affanni per molte cose. Una sola però è necessaria. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta’” Luca 10, 41-42). Analoga espressione Dante userà parlando del fine della Filosofia (Cv. 3, 11, 8 [3, 11, 14] «fine della Filosofia è quella eccellentissima dile[tta]zione che non pate alcuna intermissione o vero difetto, cioè vera felicitade che per contemplazione della veritade s’acquista»; De Robertis). ←
6 [XVIII, 4] forse … intendete: ‘to whom you perhaps refer’ or ‘of whom you may have knowledge’. – dimorava: ‘lay’. – la sua mercede: ‘by her grace’. – non mi puote … meno: Signals the shift to contemplative love, as clarified in chapter 6. The phrasing echoes Singleton’s observation of the Gospel passage on Mary’s choice of contemplative life over Martha’s active one («dixit illi Dominus: “Martha, Martha, sollicita es et turbaris erga plurima [...] Maria optimam partem elegit”», Luke 10:41-42). A parallel expression appears in Dante’s discussion of Philosophy’s purpose (Conv. 3, 11, 8 [3, 11, 14] «the end of Philosophy is that most excellent delight which suffers no interruption [...] true happiness acquired through contemplation of truth»; De Robertis). ←
7 [XVIII, 5] vedemo: ‘vediamo’. – l’acqua … sospiri: la similitudine è fondata sulla suggestione scritturale di Is. 55, 10-11 «Et quomodo descendit imber et nix de caelo […] sic erit verbum meum quod egredietur de ore meo» (“e come la pioggia e la neve discendono dal cielo […] così sarà la mia parola che esce dalla mia bocca”; De Robertis) e presumibilmente sul ricordo del verso cavalcantiano «e bianca neve scender senza venti», una delle bellezze naturali inferiori a quelle della donna amata elencate in Beltà di donna e di saccente core 6. L’abbinamento di parole e sospiri tornerà più volte nella Commedia: per esempio con Virgilio a Inf. 8, 119. ←
7 [XVIII, 5] vedemo: ‘we see’. – l’acqua … sospiri: The simile draws from Isaiah 55:10-11 («For as the rain cometh down [...] so shall my word be») and likely echoes Cavalcanti’s line «e bianca neve scender senza venti» from Beltà di donna e di saccente core 6. The pairing of words and sighs recurs in the Divine Comedy, notably in Virgil’s speech at Inf. 8, 119. ←
8 [XVIII, 6] anche: ‘ancora’. – dichi … sta: ‘dica dove ha sede, in che cosa consiste’. – lei: ‘a lei’. – cotanto: ‘soltanto’, ‘esattamente così’. ←
8 [XVIII, 6] anche: ‘still’. – dichi … sta: ‘declare where it resides, in what it consists’. – lei: ‘to her’. – cotanto: ‘precisely thus’, ‘exactly so’. ←
9 [XVIII, 7] Se tu … intendimento: ‘Se dicessi la verità, avresti adoperato (operate) con uno scopo diverso le rime che hai composto a tale proposito (parole che tu n’ài dette) per informare (in notificando) del tuo stato’; si sospetta il tentativo, attuato nelle rime, di riottenere il saluto di Beatrice invece che di cantarne le lodi in modo disinteressato (Gorni). ←
9 [XVIII, 7] Se tu … intendimento: ‘If you spoke truthfully, you would have employed (operate) with a different purpose the verses you composed on this matter (parole che tu n’ài dette) to disclose (in notificando) your condition’; this implies suspicion that the poet sought to regain Beatrice’s greeting through his verses rather than praising her selflessly (Gorni). ←
10 [XVIII, 8] altro … mio?: ‘ho usato uno stile del tutto opposto?’. ←
10 [XVIII, 8] altro … mio?: ‘have I adopted a wholly contrary style?’. ←
11 [XVIII, 9] prendere per matera: ‘scegliere come materia’ (matera, forma semipopolare). – sempre mai: mai rafforzativo. – pareami … a me: ‘mi risultava chiaro di aver scelto (impresa) un argomento troppo elevato per le mie capacità’. I tecnicismi dell’arte poetica (prendere per matera; alta matera) rinviano alla corrente teoria stilistica e al precetto oraziano della congruità fra argomento e forze del poeta (Ars poet. 38-40, echeggiata a tal proposito in VE 3, 4, 4 e allusa, per esempio, a Pd. 23, 64-66). – ardia: ‘osavo’. – alquanti dì: ‘alcuni giorni’. «L’attesa iniziatica di più giorni (nella Bibbia anche quaranta, come Mosè sul Sinai) prelude all’inizio di una missione, o di una rivelazione, fondamentali» (Gorni). ←
11 [XVIII, 9] prendere per matera: ‘to select as subject matter’ (matera, semi-popular form). – sempre mai: mai as intensifier. – pareami … a me: ‘it became evident to me that I had undertaken (impresa) a theme too lofty for my abilities’. The technical terms of poetic craft (prendere per matera; alta matera) allude to contemporary stylistic theory and the Horatian precept of congruence between theme and the poet’s skill (Ars poet. 38-40, echoed in VE 3, 4, 4 and implicitly referenced at Pd. 23, 64-66). – ardia: ‘I dared’. – alquanti dì: ‘several days’. «This initiatory wait of multiple days (in biblical tradition, even forty days, as with Moses on Sinai) heralds the commencement of a fundamental mission or revelation» (Gorni). ←
12 [XIX, 1] uno camino: ‘una strada’. – sen gia: ‘scorreva’. Il richiamo alla situazione di VN 4 (il corso d’acqua si connette a una rivelazione fondamentale) sembra indicare un salto di qualità: là Amore, in abito dimesso, invita a proseguire il gioco convenzionale della donna-schermo, con una soluzione provvisoria e insoddisfacente, qui Amore (evocato però solo nella canzone, vv. 5-6) ispira un evento risolutivo. – a me giunse tanta volontà di dire: formula già variata a VN 9. 1; 2. 10; 6. 7; 12, 1; 13. 8; sottolinea il sopraggiungere di un impulso esterno al soggetto. – modo: ‘modalità espressiva e stilistica’. – parlare … persona: ‘non era opportuno che parlassi di lei se non rivolgendomi ad altre donne usando il voi’. – gentili: ‘nobili’ (cfr. nota a VN 1. 12 gentilissima), ma ora dotate anche di piena cognizione di ciò che significhi Amore, ossia un uditorio che costituisce il massimo grado di approssimazione possibile alla «gentilissima» (De Robertis). – pure femine: ‘solo appartenenti al sesso femminile’. ←
12 [XIX, 1] uno camino: ‘a road’. – sen gia: ‘flowed’. The allusion to the scenario in VN 4 (where the watercourse connects to a pivotal revelation) signals a qualitative leap: there, Love in humble guise urged the conventional game of the screen-lady, a provisional and unsatisfactory solution; here, Love (invoked only in the canzone, vv. 5-6) inspires a definitive resolution. – a me giunse tanta volontà di dire: a formula already varied at VN 9. 1; 2. 10; 6. 7; 12, 1; 13. 8; emphasizing the external impetus overwhelming the subject. – modo: ‘expressive and stylistic mode’. – parlare … persona: ‘it was improper to speak of her except by addressing other women using the formal voi’. – gentili: ‘noble’ (cf. note to VN 1. 12 gentilissima), now also endowed with full understanding of Love’s nature, forming an audience that represents the closest approximation to the «gentilissima» (De Robertis). – pure femine: ‘exclusively female’. ←
13 [XIX, 2] lingua … mossa: l’attenuazione (quasi come) sfuma un concetto peraltro nitido (l’adeguamento spontaneo della parola poetica al dettato che viene dall’alto), espresso con linguaggio scritturale (tra le fonti spicca Salm. 39, 4 «et immisit in os meum canticum novum, carmen Deo nostro», “e pose sulla mia bocca un cantico nuovo, una lode al Dio nostro”; De Robertis) e di coloritura profetica (Gerem. 1, 9). «Anche Beatrice confesserà di parlare in uno stato non dissimile, “amor mi mosse, che mi fa parlare” Inf. 2, 72» (Gorni). ←
13 [XIX, 2] lingua … mossa: the attenuation (quasi come) softens an otherwise lucid concept (the spontaneous alignment of poetic language with divine dictation), expressed through scriptural language (notably Ps. 39:4 «et immisit in os meum canticum novum, carmen Deo nostro», “and He put a new song in my mouth, a hymn to our God”; De Robertis) with prophetic overtones (Jer. 1:9). «Beatrice herself will later confess to speaking in a similar state: “amor mi mosse, che mi fa parlare” Inf. 2, 72» (Gorni). ←
14 [XIX, 3] ripuosi … letitia: ‘conservai nella memoria con grande letizia’, espressione coniata su precedenti biblici, come Dan. 7, 28 «verbum autem in corde meo conservavi» (“conservai la parola nel mio cuore”; Gorni) e Salm. 15, 9 «laetatum est cor meum, et exultavit lingua mea» (“il mio cuore si rallegrò e la mia lingua esultò”; De Robertis). – prenderle per mio cominciamento: ‘usarle come inizio di componimento poetico’; cominciamento è tecnicismo, cfr. VN 23. 3 e 6. – ordinata: ‘strutturata’. – di sotto … divisione: cfr. oltre, commi 26-33, la più lunga e articolata divisione del libello. ←
14 [XIX, 3] ripuosi … letitia: 'I stored in my memory with great joy', an expression modeled on biblical precedents such as Dan. 7:28 «verbum autem in corde meo conservavi» ("I kept the word in my heart"; Gorni) and Ps. 15:9 «laetatum est cor meum, et exultavit lingua mea» ("my heart rejoiced and my tongue exulted"; De Robertis). – prenderle per mio cominciamento: 'to use them as the opening of my poetic composition'; cominciamento is a technical term, cf. VN 23.3 and 6. – ordinata: 'structured'. – di sotto … divisione: see below, sections 26-33, the longest and most articulated divisione in the libello. ←
15-25 [XIX, 4-14] Donne ch’avete intellecto d’amore, canzone (ABBC ABBC CDDCEE per 5. Rima siciliana 13 voi : 14 altrui).
15-25 [XIX, 4-14] Donne ch’avete intellecto d’amore, canzone (ABBC ABBC CDDCEE for 5. Sicilian rhyme 13 voi : 14 altrui).
15-17 [XIX, 4-6] (st. 1)
15-17 [XIX, 4-6] (stanza 1)
‘15 [XIX, 4] Donne… mente: Donne che avete piena conoscenza (intellecto) di che cosa sia amore, io voglio (vo’) parlarvi in versi (dire) della mia signora, non perché convinto di esaurire la sua lode, ma voglio discuterne per sfogare la mente.
'15 [XIX, 4] Donne… mente: Ladies who possess full understanding (intellecto) of love, I wish (vo’) to speak to you in verse (dire) about my lady, not because I presume to exhaust her praise, but to discuss it to relieve my mind.
15 Il confronto volontario con Guinizzelli è dichiarato sin dall’incipit. Per facilitare il riscontro complessivo si riporta l’intero sonetto guinizzelliano con il rinvio fra parentesi quadre ai vv. della canzone dantesca che lo riecheggiano. «Io vogli’ del ver la mia donna laudare [v. 2] / ed asembrarli la rosa e lo giglio: / più che stella dïana splende e pare, / e ciò ch’è lassù bello a lei somiglio. / Verde river’ a lei rasembro e l’âre, / tutti color di fior’, giano e vermiglio, / oro ed azzurro e ricche gioi per dare: / medesmo Amor per lei rafina meglio. / Passa per via adorna, e sì gentile [v. 32] / ch’abassa orgoglio a cui dona salute, [vv. 39-40] / e fa ’l de nostra fé, se non la crede; / e no·lle pò apressare om che sia vile; [vv. 33-34] / ancor ve dirò c’ha maggior vertute: [v. 30] / null’om pò mal pensar fin che la vede [vv. 33-34; 41-42]». – mente: intesa come contenuto memoriale. Le tre facoltà dell’anima richiamate nell’avvio della canzone, memoria, intellecto e volontà (vo’), costituiscono, secondo Agostino, l’impronta della Trinità nell’anima umana e sono significativamente poste sulla soglia delle «nove rime», «ed è singolare che questo trinomio (con altri ingredienti qui evidenziati in corsivo) si riproduca nella grande canzone per la Donna Gentile “Amor, che nella mente mi ragiona / della mia donna disïosamente, / move cose di lei meco sovente, / che lo ’ntelletto sovr’esse disvia”» di Cv. 3 (Gorni).←
15 The deliberate comparison with Guinizzelli is declared from the very incipit. To facilitate comprehensive comparison, we reproduce Guinizzelli’s entire sonnet here, with cross-references in square brackets to the verses of Dante’s canzone that echo it. «Io vogli’ del ver la mia donna laudare [v. 2] / ed asembrarli la rosa e lo giglio: / più che stella dïana splende e pare, / e ciò ch’è lassù bello a lei somiglio. / Verde river’ a lei rasembro e l’âre, / tutti color di fior’, giano e vermiglio, / oro ed azzurro e ricche gioi per dare: / medesmo Amor per lei rafina meglio. / Passa per via adorna, e sì gentile [v. 32] / ch’abassa orgoglio a cui dona salute, [vv. 39-40] / e fa ’l de nostra fé, se non la crede; / e no·lle pò apressare om che sia vile; [vv. 33-34] / ancor ve dirò c’ha maggior vertute: [v. 30] / null’om pò mal pensar fin che la vede [vv. 33-34; 41-42]». – mente: understood as mnemonic content. The three faculties of the soul invoked in the opening of the canzone – memory, intellecto, and will (vo’) – constitute, according to Augustine, the imprint of the Trinity in the human soul and are significantly positioned at the threshold of the "new rhymes". «It is remarkable that this triad (with other emphasized elements in italics) reappears in the great canzone for the Donna Gentile: “Amor, che nella mente mi ragiona / della mia donna disïosamente, / move cose di lei meco sovente, / che lo ’ntelletto sovr’esse disvia”» from Cv. 3 (Gorni).←
16 [XIX, 5] Io dico… gente: Io affermo che quando penso alle sue qualità (valore, provenzalismo) Amore si fa sentire in me così dolcemente che, se in quel preciso momento non perdessi il coraggio (di parlare), farei innamorare tutti (la gente) di lei solo con le mie parole (parlando).
16 [XIX, 5] Io dico… gente: I affirm that when contemplating her worth (valore, Provençalism), Love makes himself felt within me so sweetly that, were I not to lose courage (to speak) at that very moment, I would make all people (la gente) fall in love with her through my words alone (parlando).
16 dolce: termine caratterizzante la nuova maniera poetica a detta di Bonagiunta-personaggio a Pg. 24, 57. ←
16 dolce: the defining term of the new poetic manner according to Bonagiunta-as-character in Pg. 24, 57. ←
17 [XIX, 6] E io… altrui: Ma (E, avversativo) non voglio esprimermi in modo così sublime da diventare vile per il timore (temenza) (di non riuscire a esprimermi convenientemente); però discuterò della sua nobiltà (stato gentile) in modo approssimativo (leggieramente) rispetto alla sua effettiva qualità (a rispecto di lei), alla vostra presenza, donne e donzelle, perché l’argomento (cosa; oppure, al solito, ‘creatura’?) non tollera altro pubblico’.
17 [XIX, 6] E io… altrui: But I do not wish to express myself so sublimely that I become base (vile) through timidity (temenza); yet I shall discuss her noble state (stato gentile) in a manner lightly suited (leggieramente) to her true essence (a rispecto di lei), addressing you, ladies and maidens, for this subject (cosa) permits no other audience.’
17 vile: termine dal valore eminentemente stilistico: allude a chi non attua la piena convenientia fra materia e stile. ←
17 vile: A term with primarily stylistic significance, alluding to the failure to achieve proper convenientia between subject matter and rhetorical style. ←
18-19 [XIX, 7-8] (st. 2)
18-19 [XIX, 7-8] (st. 2)
‘18 [XIX, 7] Angelo… merzede: Un angelo si lamenta (clama) così dentro l’intelletto divino: «Signore, sulla terra (nel mondo) si vede un miracolo (maraviglia) che risplende fin quassù nelle operazioni (nell’acto) di una creatura (parafr. Gorni)». Il cielo, la cui sola mancanza è l’assenza di lei al suo interno (non àve, ‘ha’, sicilianismo, altro difecto / che d’aver lei), la chiede al suo Signore, e tutti i santi invocano la grazia (merzede) di averla.
‘18 [XIX, 7] Angelo… merzede: An angel proclaims (clama) thus within the divine intellect: «Lord, a marvel (maraviglia) is seen on earth (nel mondo) that radiates even here through the act (nell’acto) of a creature». Heaven, whose sole defect is lacking her presence (altro difecto / che d’aver lei), entreats its Lord for her, and all the saints beg for the grace (merzede) to obtain her.
18 La scena in cielo pare suggestionata soprattutto dall’ultima stanza, di gusto galante, della canzone di Guinizzelli Al cor gentil, da dove «viene l’idea di un discorso diretto di Dio. Tuttavia questo testo offriva soprattutto a Dante un fondamento teorico, poiché in esso Dio rivendicava a se stesso e a Maria il privilegio della “laude”, ma il poeta coonestava il suo procedere con la sembianza angelica, dunque da paradiso, della donna» (Contini). – procede: verbo connotato per la presenza nella formula del Credo: lo Spirito «qui ex Patre Filioque procedit» (Gorni). ←
18 The celestial scene appears influenced by the final stanza of Guinizzelli’s Al cor gentil, which «provided Dante chiefly with a theoretical foundation, as God therein claims for Himself and Mary the privilege of “praise,” though the poet justifies his approach through the lady’s angelic semblance, hence paradisal» (Contini). – procede: A verb charged by its presence in the Credo: «qui ex Patre Filioque procedit» (Gorni). ←
19 [XIX, 8] Sola… beati: Difende la nostra causa di mortali solo la Pietà, in quanto (che) Dio, alludendo (che … intende) alla mia donna (madonna) dice: «Miei diletti, tollerate con pazienza che l’oggetto della vostra speranza resti secondo la mia volontà (quanto Mi piace) sulla terra, dove qualcuno (alcun) si aspetta di perderla e potrà dire, una volta dannato nell’inferno: “O anime destinate alla perdizione (O mal nati), io ho visto colei che è la speranza dei beati”».
19 [XIX, 8] Sola… beati: Only Pity defends our mortal cause, for (che) God, alluding to my lady (madonna), declares: «My beloved ones, patiently endure that she whom you hope for remains by My will (quanto Mi piace) on earth, where one (alcun) shall lose her and may cry from hell: “O accursed souls (O mal nati), I have seen the hope of the blessed”».
19 alcun: da intendere genericamente, ossia un dannato qualsiasi che aumenta il proprio tormento ricordando di aver avuto la possibilità di salvarsi, e non come allusione a Dante stesso o a qualche sua ideazione dell’Inferno, invero troppo precoce quanto vaga. ←
19 alcun: To be understood generically—any damned soul amplifying his torment through remembrance of salvation’s possibility—rather than as reference to Dante himself or premature conceptions of the Inferno. ←
20-21 [XIX, 9-10] (st. 3)
20-21 [XIX, 9-10] (st. 3)
‘20 [XIX, 9] Madonna… morria: La mia donna è desiderata nell’alto dei cieli: ora voglio informarvi dei suoi effetti (virtù). Affermo che qualsiasi donna che vuole manifestare visibilmente di essere nobile (qual vuol gentil donna parere) si unisca a lei, che quando passa per la via getta nei cuori villani un gelo d’amore a causa del quale ogni loro pensiero si raggela e muore (pere); e se qualcuno di loro (qual) potesse tollerare di (soffrisse, oppure, parafr. Gorni, ‘si rassegnasse a’) starla a vedere, si trasformerebbe in creatura nobile a sua volta oppure morirebbe (si morria).
‘20 [XIX, 9] Madonna… morria: My lady is yearned for in heaven’s heights; now I shall recount her power (virtù). Let any woman who wishes to appear noble (qual vuol gentil donna parere) join her, for when she walks abroad, she casts into vile hearts an icy love whereby every thought perishes (pere). Should one (qual) endure (soffrisse) to gaze upon her, he would either be ennobled (diverria nobil cosa) or perish (si morria).
20 diverria nobil cosa: il tema, di origine provenzale, è presente anche in Cavalcanti Gli occhi di quella 20-24 (Casini in Gorni). ←
20 diverria nobil cosa: A theme of Provençal origin, also present in Cavalcanti’s Gli occhi di quella 20-24 (Casini in Gorni). ←
21 [XIX, 10] E quando… parlato: E quando incontra qualcuno degno di guardarla, costui sperimenta in proprio (prova, oppure, parafr. Gorni, ‘mette alla prova’) il potere di lei, infatti (ché) gli avviene questo (li avèn ciò), che lei gli dà la salvezza eterna (testo e parafr. Gorni), e lo rende così mite (sì l’umilia, parafr. Gorni) che dimentica ogni ingiuria subita. Inoltre Dio le ha concesso per grazia aggiuntiva (per maggior gratia) che chi le ha parlato non possa finire dannato’.
21 [XIX, 10] E quando… parlato: And when she encounters someone worthy of gazing upon her, this person experiences her power firsthand (prova, or, in Gorni’s paraphrase, 'is tested'), for (ché) this occurs to them (li avèn ciò): she grants them eternal salvation (salute, text and paraphrase from Gorni) and humbles them so profoundly (sì l’umilia, Gorni’s paraphrase) that they forget every past injury. Moreover, God has granted her this added grace (per maggior gratia): whoever has spoken with her (chi l’à parlato) cannot be damned.’
21 ché li … salute: l’edizione Gorni propone «ché li avèn ciò, che li dona salute» con ciò prolettico, mentre il testo di Barbi reca «ché li avvien, ciò che li dona, in salute», ‘in quanto gli si trasforma in beatitudine tutto ciò che gli è dato da lei’. – chi l’à parlato: per Gorni l’allusione è a Dante stesso, ma potrà valere la genericità invocata per il dannato del v. 26. ←
21 ché li … salute: Gorni’s edition proposes «ché li avèn ciò, che li dona salute» with ciò as proleptic, whereas Barbi’s text reads «ché li avvien, ciò che li dona, in salute» ('for all she bestows upon him becomes beatitude'). – chi l’à parlato: Gorni interprets this as referring to Dante himself, though the generic sense invoked for the damned soul in v. 26 may apply here. ←
22-23 [XIX, 11-12] (st. 4)
22-23 [XIX, 11-12] (st. 4)
‘22 [XIX, 11] Dice… si prova: Amore così dice di lei: «Come può una creatura (cosa) mortale essere così piena di bellezze (adorna) e così perfetta (pura)?». Poi la contempla (riguarda, gallicismo) e conclude perentoriamente (fra sé stesso giura, parafr. De Robertis) che Dio intende farne una creatura fuori del comune (cosa nova), un miracolo. Possiede una carnagione quasi perlacea in modo perfettamente adeguato a una donna, non in maniera sproporzionata (for misura, ‘fuori di misura’): è l’esempio vivente del bene che la Natura può creare; a norma della sua, si vaglia ogni altra bellezza (per exemplo di lei bieltà, francesismo, si prova, parafr. Gorni).
‘22 [XIX, 11] Dice… si prova: Love thus speaks of her: «How can a mortal creature (cosa) be so adorned with beauty (adorna) and so pure (pura)?». Then he contemplates her (riguarda, Gallicism) and solemnly declares (fra sé stesso giura, De Robertis’s paraphrase) that God intends to make her a new creation (cosa nova), a marvel. Her complexion, nearly pearlescent, is perfectly suited to a woman, never disproportionate (for misura, 'beyond measure'): she is the living proof of what Nature can achieve; through her example, all other beauty (per exemplo di lei bieltà, Gallicism, si prova, Gorni’s paraphrase) is measured.’
22 Cosa … pura: la domanda equivale alla dichiarazione di ineffabilità di Cavalcanti Chi è questa che vén 6 «dical Amor, ch’i’ nol savria contare» (De Robertis); è motivo diffuso, ma cfr. Guittone d’Arezzo Se de voi, donna gente 16-17 «Ahi Deo, così novella / pote a esto mondo dimorar figura» (Casini in Gorni). – ella è … Natura: situazione suggerita dalle poetrie medievali, cfr., per esempio, un’attuazione di Guittone d’Arezzo Lasso, pensando, 49-50 «natura ha ’n lei miso / quanto più po’ di bene» (De Robertis). ←
22 Cosa … pura: This question parallels Cavalcanti’s declaration of ineffability in Chi è questa che vén 6: «dical Amor, ch’i’ nol savria contare» (De Robertis). A widespread motif, cf. Guittone d’Arezzo’s Se de voi, donna gente 16-17: «Ahi Deo, così novella / pote a esto mondo dimorar figura» (Casini in Gorni). – ella è … Natura: A conception drawn from medieval poetics (poetrie medievali), cf. Guittone d’Arezzo’s Lasso, pensando, 49-50: «natura ha ’n lei miso / quanto più po’ di bene» (De Robertis). ←
23 [XIX, 12] Degli ochi… fiso: Dagli occhi suoi, comunque li muova, escono spiriti infiammati d’amore che colpiscono gli occhi di chi la sta guardando in quel momento, e li varcano in modo (passan sì, parafr. Contini) che ciascuno spirito raggiunge (ritrova) il cuore. Voi vedete Amore dipinto nel suo sguardo (pinto nel viso), proprio (nelle pupille) dove nessuno è in grado di guardarla fisso.’
23 [XIX, 12] Degli ochi… fiso: From her eyes, however she moves them, emanate spirits aflame with love that strike the eyes of whoever beholds her at that moment, piercing through them (passan sì, Contini’s paraphrase) until each spirit reaches (ritrova) the heart. You see Love depicted in her gaze (pinto nel viso), precisely where (in her pupils) no one can fix their stare.’
23 Amor … nel viso: motivo tipico dei poeti siciliani, cfr., per esempio, Giacomo da Lentini Meravigliosamente 8-11 (Ciccuto). ←
23 Amor … nel viso: A hallmark motif of the Sicilian School poets; cf. Giacomo da Lentini’s Meravigliosamente 8-11 (Ciccuto). ←
24-25 [XIX, 13-14] (st. 5)
24-25 [XIX, 13-14] (st. 5)
‘24 [XIX, 13] Canzone… adornata: Canzone, io so che tu parlerai (girai parlando, costrutto perifrastico) con molte donne, una volta che ti avrò messa in circolazione (t’avrò avanzata). Ora ti avverto, visto che io ti ho allevata come (per) figlia di Amore, reverente e modesta (giovane e piana), che tu rivolga questa preghiera (dichi pregando, parafr. Gorni) nel luogo in cui arrivi (ove giugni): «Insegnatemi il cammino (gir, ‘andare’), infatti sono stata inviata a quella donna le cui lodi mi abbelliscono (di cui laude io so’ adornata)».
‘24 [XIX, 13] Canzone… adornata: Canzone, I know you will go about speaking (girai parlando, periphrastic construction) with many ladies once I have sent you forth (t’avrò avanzata). Now I admonish you — since I have raised you as a daughter of Love, reverent and unassuming (giovane e piana) — that wherever you arrive (ove giugni), you declare this entreaty (dichi pregando, per Gorni): "Show me the path (gir, ‘to go’), for I am sent to that lady whose praises adorn me (di cui laude io so’ adornata)."
24 Canzone … piana: l’allocuzione al componimento, già attuata con la ballata a VN 5. 24, e il binomio giovane e piana rinviano a Cavalcanti Perch’i’ no spero di tornar giammai 2-3 «ballatetta, in Toscana / va’ tu, leggera e piana» (sulla prosopopea cfr. VN 16). Piana può anche valere ‘spedita’ per assenza di intralci. ←
24 Canzone … piana: The apostrophe to the poem, previously employed in the ballata at VN 5.24, and the pairing giovane e piana evoke Cavalcanti’s Perch’i’ no spero di tornar giammai 2-3 («ballatetta, in Toscana / va’ tu, leggera e piana») (on prosopopoeia, cf. VN 16). Piana may also signify ‘unhindered’ through lack of obstacles. ←
25 E se… dêi : E se non vuoi andare senza esito (sì come vana, parafr. Gorni), non fermarti (non restare) presso gente nemica della cortesia: cerca, se riesci (se puoi, «forse formula di cortesia», De Robertis), di rivelarti solo con donne o uomini cortesi, che ti guideranno (merranno) a lei rapidamente (per via tostana; tostana provenzalismo). Troverai Amore insieme a (con esso) lei: raccomandami a lui come è opportuno (tu dêi).’ ←
25 E se… dêi : And if you wish not to wander aimlessly (sì come vana, per Gorni), do not linger (non restare) among those hostile to courtesy. Seek, if you can (se puoi, «perhaps a courteous formula,» De Robertis), to reveal yourself only to ladies or men of courtesy, who shall guide you (merranno) to her by the swiftest path (per via tostana; tostana a Provençalism). There you will find Love beside her (con esso): commend me to him as duty bids (tu dêi).’ ←
26 [XIX, 15] acciò che: ‘affinché’. – più artificiosamente: ‘con maggior sottigliezza tecnica’. – prima: vv. 1-14 (st. 1). – seconda: vv. 15-56 (st. 2-4). – intento tractato: ‘la trattazione che mi ero proposta (intento participio)’. – terza: vv. 57-70 (st. 5). – servitiale: ‘serva’, provenzalismo. ←
26 [XIX, 15] acciò che: ‘so that’. – più artificiosamente: ‘with greater technical refinement’. – prima: vv. 1-14 (st. 1). – seconda: vv. 15-56 (st. 2-4). – intento tractato: ‘the treatise I had undertaken (intento as participle)’. – terza: vv. 57-70 (st. 5). – servitiale: ‘handmaiden’, a Provençalism. ←
27 [XIX, 16] La prima … in quattro: rispettivamente vv. 1-4; 5-8; 9-12; 13-14. – a cui: ‘a chi’, ossia alle donne dotate di conoscenza d’amore. – quale … me stesso: ‘in quale stato mi sento’. – come credo: ‘secondo quali modalità ritengo opportuno’. – ridicendo anche a cui: ‘ripetendo ancora a chi’. ←
27 [XIX, 16] La prima … in quattro: Respectively vv. 1-4; 5-8; 9-12; 13-14. – a cui: ‘to whom’, i.e., to ladies possessing knowledge of love. – quale … me stesso: ‘in what state I find myself’. – come credo: ‘according to the manner I deem fitting’. – ridicendo anche a cui: ‘reiterating further to whom’. ←
28 [XIX, 17] questa parte in due: suddivisione delle strofe 2-4, rispettivamente vv. 15-28 e 29-56. – che di lei si comprende: ‘quanto si considera di lei’. ←
28 [XIX, 17] questa parte in due: Division of stanzas 2-4 into vv. 15-28 and 29-56. – che di lei si comprende: ‘what pertains to her’. ←
29 [XIX, 18] in due: vv. 29-42 e 43-56. – quanto dalla parte della: ‘per quanto riguarda la’. – alquante … procedeano: ‘un certo numero delle operazioni effettive che procedevano dalla sua anima’. ←
29 [XIX, 18] in due: vv. 29-42 and 43-56. – quanto dalla parte della: ‘regarding the’. – alquante … procedeano: ‘certain actual operations proceeding from her soul’. ←
30 [XIX, 19] in due: vv. 43-50 e 51-56. – sono secondo: ‘riguardano’, tecnicismo filosofico. ←
30 [XIX, 19] in due: vv. 43-50 and 51-56. – sono secondo: ‘pertain to’, a philosophical technicalism. ←
31 [XIX, 20] in due: la porzione indicata, vv. 51-56, tratta solo degli occhi, mentre della bocca non c’è traccia nella canzone. Invece di pensare alla sovrapposizione involontaria da parte di Dante con Amor che ne la mente mi ragiona 57 («dico nelli occhi e nel suo dolce riso»), oggetto di Cv. 3, (con strascico di problemi cronologici) si può intendere bocca come parola col richiamo ad sensum ai vv. 39-42, giustificato però dalle parole del c. 31 (Gorni). – E acciò … pensiero: ‘E allo scopo di eliminare qualsiasi sospetto di intento peccaminoso’. – di sopra: c. 6. – era delle operationi: ‘apparteneva alle azioni’. – mentre che: ‘fino a quando’. ←
31 [XIX, 20] in two: The specified portion, vv. 51-56, addresses only the eyes, with no mention of the mouth in the canzone. Rather than attributing this to Dante's unintentional overlap with Amor che ne la mente mi ragiona 57 ("I speak of her eyes and sweet smile"), discussed in Cv. 3 (with lingering chronological issues), one may interpret bocca ("mouth") as a verbal allusion ad sensum to vv. 39-42, justified by the words in chapter 31 (Gorni). – E acciò … pensiero: "And to dispel any suspicion of sinful intent." – di sopra: chapter 6. – era delle operationi: "pertained to actions." – mentre che: "until." ←
32 [XIX, 21] quello che … desidero: ‘quanto mi attendo da questa mia canzone’. – non mi travaglio … divisioni: ‘non mi preoccupo di ulteriori suddivisioni’. ←
32 [XIX, 21] quello che … desidero: "what I expect from this canzone of mine." – non mi travaglio … divisioni: "I shall not trouble myself with further subdivisions." ←
33 [XIX, 22] a più … divisioni: ‘per meglio chiarire il significato ([i]’ntendimento) di questo testo sarebbe necessario ricorrere a (usare di) divisioni ancor più dettagliate’. – per queste: ‘mediante tali divisioni’. – se la mi lascia stare: ‘se non me la tocca’. – pur: ‘anche solo’. – s’elli … udire: ‘nel caso vi fosse un vasto pubblico di lettori’. Accanto alla topica falsa modestia va notato il rinvio alla dimensione orale del libro. Non va escluso che la diffida a persone non dotate di sufficiente ingegno nasconda una precisa allusione.←
33 [XIX, 22] a più … divisioni: "to clarify the meaning ([i]’ntendimento) of this text more fully, one would need to employ even more detailed divisions." – per queste: "through such divisions." – se la mi lascia stare: "if it does not trouble me." – pur: "merely." – s’elli … udire: "should there be a vast audience of listeners." Beyond the trope of false modesty, note the allusion to the oral dimension of the work. The warning against readers lacking sufficient intellect may conceal a specific reference.←
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1 [XX, 1] Apresso che: ‘Dopo che’ – con ciò fosse … l’udisse: ‘dal momento che un amico l’aveva udita’. Inutile identificare l’amico, poiché questo è un tipico espediente giustificativo, come per esempio, nell’incipit del De Amore di Andrea Cappellano (Colombo). Per alcuni si tratta di Cavalcanti. – volontade lo mosse: ‘la sua volontà (di comprendere) lo spinse’. – avendo … degna: ‘poiché nutriva nei miei confronti una speranza più che degna, forse in seguito a Donne ch’avete (l’udite parole)’. ←
1 [XX, 1] Apresso che: "After." – con ciò fosse … l’udisse: "since a friend had heard it." Identifying this friend is unnecessary, as this is a typical rhetorical device, akin to the opening of Andrea Cappellano's De Amore (Colombo). Some scholars suggest Cavalcanti. – volontade lo mosse: "his will (to understand) moved him." – avendo … degna: "as he held a hope toward me more than worthy, perhaps prompted by Donne ch’avete (l’udite parole)." ←
2 [XX, 2] tractato: ‘trattazione’. – era da servire: ‘meritava di essere accontentato’. – dire parole: ‘comporre versi’. ←
2 [XX, 2] tractato: "treated." – era da servire: "deserved to be satisfied." – dire parole: "compose verses." ←
3-5 [XX, 3-5] Amore e ’l cor gentil sono una cosa, sonetto (ABAB ABAB CDE CDE. Rima guittoniana 9 poi : 12 costui).
3-5 [XX, 3-5] Amore e ’l cor gentil sono una cosa, sonnet (ABAB ABAB CDE CDE. Guittonian rhyme: 9 poi : 12 costui).
‘3 [XX, 3] Amore… ragione: Amore (come ipostasi) e il cuore nobile sono un’unica cosa (una cosa), proprio come afferma (pone) il poeta autorevole (il saggio) nei suoi versi (in suo dictare), e così l’uno non può (osa) esistere senza l’altro, come non può esistere l’anima razionale senza la ragione.
‘3 [XX, 3] Amore… ragione: Love (as hypostasis) and the noble heart are one (una cosa), as affirmed (pone) by the authoritative poet (il saggio) in his composition (in suo dictare), and thus neither can exist (osa) without the other, just as the rational soul cannot exist without reason.
3 una cosa: create contemporaneamente, cfr. i vv. 3-4 della canzone di Guinizzelli Al cor gentil rempaira sempre amore «né fe’ amor anti che gentil core, / né gentil cor anti ch’amor, natura», fondati sull’incipit del Vangelo di Giovanni, e qui rinforzati da Dante con l’eco di «Ego et Pater unum sumus» (“Io e il Padre siamo una cosa sola” Giov. 10, 30) e «Multitudinis autem credentium erat cor unum et anima una» (“La moltitudine dei credenti aveva un cuore solo e un’anima sola” Atti Ap. 4, 32) (Gorni). – saggio: indica l’auctoritas sapienziale: «non è designazione antonomastica del primo Guido [Guinizzelli], ma spersonalizzazione dell’autore […] sua riduzione a vettore e tramite anonimo della sapienza» (Contini 1970, 44). Per l’esplicito riconoscimento di Guinizzelli come «padre» poetico cfr. VE, soprattutto 1, 15, 6 e Pg. 26, 97-99; la canzone Al cor gentil sarà esplicitamente citata in VE 1, 9, 3; 2, 5, 4 e Cv. 4, 20, 3 [4, 20, 7]. Per la possibilità di identificare nel saggio una sintesi concettuale fra Guinizzelli e Virgilio Aen. 1, 715-22 cfr. Villa 1998. – dictare: tecnicismo letterario, indica la composizione secondo i dettami dell’ars dictaminis, estesi anche ai versi. – alma … ragione: il termine di paragone, desunto dalla filosofia, pare leggibile come riferimento (e opposizione) all’irrazionalità d’amore predicata da Cavalcanti (Foster e Boyde in De Robertis). ←
3 una cosa: created simultaneously, cf. vv. 3-4 of Guinizzelli’s canzone Al cor gentil rempaira sempre amore («né fe’ amor anti che gentil core, / né gentil cor anti ch’amor, natura»), rooted in the prologue to John’s Gospel, here reinforced by Dante through echoes of «Ego et Pater unum sumus» (“I and the Father are one,” John 10:30) and «Multitudinis autem credentium erat cor unum et anima una» (“The multitude of believers were of one heart and one soul,” Acts 4:32) (Gorni). – saggio: denotes sapiential auctoritas: “not an antonomastic designation of the first Guido [Guinizzelli], but a depersonalization of the author […] reduced to an anonymous vector and conduit of wisdom” (Contini 1970, 44). For explicit acknowledgment of Guinizzelli as poetic “father,” cf. VE, especially 1.15.6 and Purg. 26.97-99; the canzone Al cor gentil is explicitly cited in VE 1.9.3, 2.5.4, and Cv. 4.20.3 [4.20.7]. On interpreting the saggio as a conceptual synthesis of Guinizzelli and Virgil’s Aen. 1.715-22, see Villa 1998. – dictare: a literary technical term, signifying composition according to the principles of ars dictaminis, extended even to verse. – alma … ragione: the philosophical analogy, likely referencing (and opposing) the irrationality of love espoused by Cavalcanti (Foster and Boyde in De Robertis). ←
4 [XX, 4] Falli… stagione: Quando la Natura è soggetta essa stessa alla potenzialità amorosa, li crea (Falli), Amore come signore e il cuore come dimora (magione) di lui, al cui interno egli resta assopito (in potenza) talvolta a lungo talvolta per poco tempo (poca … lunga stagione).
4 [XX, 4] Falli… stagione: When Nature herself is subject to love’s potentiality, she creates them (Falli), Love as lord and the heart as his dwelling (magione), wherein he lies dormant (in potency), sometimes for a short time, sometimes long (poca … lunga stagione).
4 magione: concetto e immagini diffuse, ma cfr. soprattutto Guinizzelli Al cor gentil 8 «e prende amore in gentilezza loco». ←
4 magione: a widespread conceit, but cf. especially Guinizzelli’s Al cor gentil 8: «e prende amore in gentilezza loco». ←
5 [XX, 5] Biltate… valente: Una bellezza appare poi in una donna di valore (saggia), che dà agli occhi un piacere tale da far nascere nel cuore un desiderio della creatura che dà piacere (cosa piacente); e tale piacere permane (dura) nel cuore (in costui) fino a che prima o poi (tanto … talora) risveglia lo spirito di Amore. E lo stesso effetto provoca (simil face; face forma latino-sicilianeggiante) in donna un uomo di valore (omo valente)’.
5 [XX, 5] Biltate… valente: Beauty then appears in a noble lady (saggia), giving the eyes such pleasure that a desire for this pleasure-giving creature (cosa piacente) arises in the heart; and this pleasure endures (dura) in the heart (in costui) until, sooner or later (tanto … talora), it awakens the spirit of Love. A similar effect (simil face; face as a Latinate-Sicilian form) occurs in a lady when she beholds a man of worth (omo valente).’
5 svegliar: è motivo cavalcantiano, cfr. almeno l’incipit «Voi che per li occhi mi passaste ’l core / e destaste la mente che dormia» (De Robertis), poi ripreso più volte da Dante: in VN Io mi senti’ svegliar dentro allo core (15. 7) e Era venuta nella mente mia 6 (23. 8). – spirito: la manifestazione vitale di Amore (De Robertis). – in donna omo valente: possibile riferimento al caso di Didone, vittima di Amore in sembianza di Ascanio, alla vista di Enea, secondo i versi virgiliani sopra citati. ←
5 svegliar: a Cavalcantian motif, cf. at least the incipit «Voi che per li occhi mi passaste ’l core / e destaste la mente che dormia» (De Robertis), later frequently reprised by Dante: in VN Io mi senti’ svegliar dentro allo core (15.7) and Era venuta nella mente mia 6 (23.8). – spirito: the vital manifestation of Love (De Robertis). – in donna omo valente: possible allusion to Dido, overcome by Love in the guise of Ascanius upon seeing Aeneas, per the Virgilian verses cited above. ←
6 [XX, 6] prima: vv. 1-8. – di lui: cioè di Amore. – seconda: vv. 9-14. – di potentia … acto: ‘dalla potenza passa (si riduce) in atto’, dallo stato virtuale alla piena realizzazione. ←
6 [XX, 6] prima: vv. 1-8. – di lui: i.e., Love. – seconda: vv. 9-14. – di potentia … acto: ‘from potency is reduced to act,’ from virtual state to full realization. ←
7 [XX, 7] in due: rispettivamente vv. 1-4, 5-8. – in che suggetto sia: ‘in quale soggetto ha sede’, cioè nel cuore. – producti in essere: ‘tratti all’esistenza, creati’, ma da una causa seconda, non da Dio. – l’uno … materia: ‘stanno in reciproco rapporto come forma e materia’.←
7 [XX, 7] in two: respectively vv. 1-4, 5-8. – in which subject it resides: 'in quale soggetto ha sede', i.e., in the heart. – brought into being: 'tratti all’esistenza, creati', but by a secondary cause, not directly by God. – the one... matter: 'stand in reciprocal relation as form and matter'.←
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1 [XXI, 1] Poscia che: ‘Dopo che’. – dire … parole: ‘comporre versi’. – questa gentilissima: Beatrice. – per lei: ‘per mezzo di lei’. – là ove dorme: nei cuori gentili. – ove non è in potentia: nei cuori non gentili. – mirabilemente operando: ‘compiendo un miracolo’. ←
1 [XXI, 1] After: 'Dopo che'. – to compose verses: 'comporre versi'. – this most noble lady: Beatrice. – through her: 'per mezzo di lei'. – where it sleeps: in noble hearts. – where it is not in potentiality: in non-noble hearts. – working miraculously: 'compiendo un miracolo'. ←
2-4 [XXI, 2-4] Negli occhi porta la mia donna Amore, sonetto (ABBA ABBA CDE EDC).
2-4 [XXI, 2-4] Negli occhi porta la mia donna Amore, sonnet (ABBA ABBA CDE EDC).
‘2 [XXI, 2] Negli occhi… onore: La mia donna porta negli occhi Amore, per cui ciò che lei guarda diventa nobile (gentil); dove passa, tutti (ogn’om) si volgono verso di lei e a colui che saluta fa tremare il cuore, sicché, abbassando lo sguardo (il viso), costui impallidisce completamente (tutto smore) e geme (sospira, parafr. Gorni) per ogni mancanza commessa (suo difecto): alla presenza di lei fuggono Superbia e Ira. Aiutatemi, donne, a renderle onore.
'2 [XXI, 2] In her eyes... honor: My lady carries Love in her eyes, making whatever she gazes upon noble (gentil); wherever she passes, all (ogn’om) turn toward her, and whoever she greets feels his heart tremble, so that, lowering his gaze (il viso), he grows deathly pale (tutto smore) and sighs (sospira, paraphr. Gorni) for his every failing (suo difecto): Pride and Wrath flee her presence. Aid me, ladies, to honor her.
2 fugge … Ira: cfr. Guinizzelli Io vogli’ del ver 9-10 «sì gentile, / ch’abassa orgoglio a cui dona salute» (De Robertis). ←
2 Pride... Wrath flee: cf. Guinizzelli Io vogli’ del ver 9-10 «sì gentile, / ch’abassa orgoglio a cui dona salute» (De Robertis). ←
3 [XXI, 3] Ogne… vide: A chi la sente parlare nasce in cuore ogni dolcezza e ogni tipo di pensiero remissivo (umile; parafr. Gorni), perciò ne ricava lode chi per primo la vide.
3 [XXI, 3] All... saw: In whoever hears her speak arises heartfelt sweetness and every humble thought (umile; paraphr. Gorni), thus praise redounds to him who first beheld her.
3 chi prima la vide: l’allusione al detentore del primato pare da riferirsi a Dante stesso, che di riflesso merita lode. ←
3 who first saw her: this allusion to primacy likely refers to Dante himself, whose reflected praise is thereby deserved. ←
4 [XXI, 4] Quel… gentile: È impossibile dire e ricordare l’aspetto che ha (quel ch’ella par) quando sorride anche solo un po’ (parafr. Gorni), tanto è un miracolo inaudito (novo) e nobile (oppure ‘tanto lei è gentile e miracolo straordinario’)’. Per facilitare il riscontro complessivo si riporta l’intero sonetto di Cavalcanti con il rinvio fra parentesi quadre ai vv. del sonetto dantesco che lo riecheggiano. «Chi è questa che vèn, ch’ogn’om la mira, [v. 3] / che fa tremar di chiaritate l’âre [v. 4] / e mena seco Amor, sì che parlare / null’omo pote, ma ciascun sospira? [v. 6] / O Deo, che sembra quando li occhi gira! [v. 2] / dical’Amor, ch’i’ nol savria contare: [vv. 12-14] / cotanto d’umiltà donna mi pare, / ch’ogn’altra ver’ di lei i’ la chiam’ira. [v. 7] / Non si poria contar la sua piagenza, / ch’a le’ s’inchin’ogni gentil vertute, / e la beltate per sua dea la mostra. / Non fu sì alta già la mente nostra / e non si pose ’n noi tanta salute, / che propiamente n’aviàn canoscenza [vv. 12-14]».
4 [XXI, 4] That... noble: It is impossible to describe or recall her aspect when she smiles even slightly (paraphr. Gorni), so extraordinary (novo) and noble is this miracle (or 'so noble is she and such an unheard-of miracle'). For comprehensive comparison, we reproduce Cavalcanti's entire sonnet with bracketed references to Dante's corresponding verses: «Who is she who comes, whom all gaze upon [v. 3], / making the air tremble with clarity [v. 4] / and leading Love with her, so none can speak [v. 6] / but each man sighs? O God, what seems she / when her eyes turn! Let Love tell, for I / could not recount it [vv. 12-14]: / such humility seems in this lady / that toward her I call all others Wrath [v. 7]. / Her pleasingness cannot be recounted, / before her every noble virtue bows, / Beauty displays her as its goddess. / Never was our mind so exalted / nor received such salvation in us / that we might truly know her [vv. 12-14]».
4 non si può … gentile: per una trattazione sull’ineffabilità cfr. Cv. 3, 3, 9-11 [3, 3, 13-15] e, per gli esiti paradiasiaci, almeno Pd. 1, 5-6 «vidi cose che ridire / né sa né può chi di là su discende» (Gorni). ←
4 non si può … gentile: For a discussion on ineffability, cf. Cv. 3, 3, 9-11 [3, 3, 13-15] and, for paradisiacal outcomes, at least Pd. 1, 5-6: «I saw things that one who descends from there / neither knows how nor can retell» (Gorni). ←
5 [XXI, 5] prima: vv. 1-7. – terza: vv. 9-14. – particella: v. 8. – riduce in acto: ‘trasforma in atto, realizza’. – secondo: ‘in rapporto a’. ←
5 [XXI, 5] prima: vv. 1-7. – terza: vv. 9-14. – particella: v. 8. – riduce in acto: ‘transforms into act, realizes’. – secondo: ‘in relation to’. ←
6 [XXI, 6] La prima in tre: rispettivamente vv. 1-2, 3-6, 4-7. – virtuosamente fa gentile: ‘rende nobile mediante il suo potere’. – è tanto: ‘equivale’. – inducere: ‘portare’, latinismo. – coloro cui: ‘coloro che’. ←
6 [XXI, 6] La prima in tre: respectively vv. 1-2, 3-6, 4-7. – virtuosamente fa gentile: ‘renders noble through its power’. – è tanto: ‘amounts to’. – inducere: ‘to bring’, Latinism. – coloro cui: ‘those whom’. ←
7 [XXI, 7] a cui … è di: ‘a chi intendo’. – chiamando: ‘invitando’. ←
7 [XXI, 7] a cui … è di: ‘to whom I address’. – chiamando: ‘invoking’. ←
8 [XXI, 8] però che … operatione: ‘in quanto la memoria non è in grado di registrare il riso di lei né la sua azione’.←
8 [XXI, 8] però che … operatione: ‘since memory cannot retain her smile or her actions’.←
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1 [XXII, 1] Apresso … passati: ‘Alcuni giorni dopo tali fatti’. – Sire … a·ssé: ‘Signore che non si sottrasse alla morte’, mediante l’incarnazione e la passione di Cristo. – genitore: secondo la biografia dantesca di Boccaccio, il Trattatello in laude di Dante, si tratta di Folco Portinari, onorato cittadino di Firenze; da studi archivistici si conosce la data della sua morte, 31 dicembre 1289. – alla gloria … veracemente: ‘senza dubbio salì alla gloria celeste’; veracemente equivale all’avverbio intensivo vere dei testi biblici (Gorni). ←
1 [XXII, 1] Apresso … passati: ‘Some days after these events’. – Sire … a·ssé: ‘Lord who did not shun death’, through Christ’s incarnation and passion. – genitore: according to Boccaccio’s biographical Trattatello in Praise of Dante, this refers to Folco Portinari, an honored citizen of Florence; archival studies confirm his death date as 31 December 1289. – alla gloria … veracemente: ‘he undoubtedly ascended to celestial glory’; veracemente parallels the intensive adverb vere in biblical texts (Gorni). ←
2 [XXII, 2] con ciò sia cosa che: ‘dal momento che’; regge le tre premesse che portano alla conclusione introdotta da manifesto è. – partire: ‘distacco’. – nulla … amistade: ‘non esista un’amicizia così intima’. ←
2 [XXII, 2] con ciò sia cosa che: ‘given that’; governs the three premises leading to the conclusion introduced by manifesto è. – partire: ‘separation’. – nulla … amistade: ‘no friendship could be so intimate’. ←
3 [XXII, 3] donne … tristitia: ‘donne e uomini si radunino separatamente per tale cordoglio’. – ritornare: ‘allontanarsi’. – pietade: ‘compassione’. ←
3 [XXII, 3] donne … tristitia: ‘women and men gather separately in mourning’. – ritornare: ‘withdraw’. – pietade: ‘compassion’. ←
4 [XXII, 4] trapassaro: ‘passarono oltre’. – mi ricopria: ‘mi tenevo nascosto’. – attendea … di lei: ‘aspettavo di udire ancora (anche) notizie di lei’. – però ch’io … giano: ‘poiché mi trovavo nel luogo dal quale passavano’. – incontanente che: ‘non appena’. ←
4 [XXII, 4] trapassaro: ‘passed by’. – mi ricopria: ‘I concealed myself’. – attendea … di lei: ‘I awaited further news of her’. – però ch’io … giano: ‘since I stood where they passed’. – incontanente che: ‘as soon as’. ←
5 [XXII, 5] però: ‘perciò’. – anche: ‘ancora’. – Chi dêe mai: ‘Chi mai potrà’; dêe vale propriamente ‘deve’. ←
5 [XXII, 5] però: ‘therefore’. – anche: ‘still’. – Chi dêe mai: ‘Who could ever’; dêe literally ‘ought to’. ←
6 [XXII, 6] come noi avemo: sottinteso veduta. – non pare … divenuto!: ‘non è più lui, tanto è stravolto’. ←
6 [XXII, 6] come noi avemo: implied seen. – non pare … divenuto!: ‘he seems no longer himself, so transformed is he!’ ←
7 [XXII, 7] dire parole: ‘comporre versi’. – acciò che … dire: ‘in quanto avevo un degno motivo per farlo’. – conchiudesse: ‘racchiudessi’. – se non … riprensione: ‘se non ne avessi riportato motivo di biasimo’. – presi … risposto: ‘scelsi come argomento dei versi un immaginario scambio di battute fra me e loro’. ←
7 [XXII, 7] dire parole: ‘compose verses’. – acciò che … dire: ‘as I had worthy cause to do so’. – conchiudesse: ‘enclose’. – se non … riprensione: ‘had I not incurred reproach’. – presi … risposto: ‘I framed the verses as an imagined dialogue between myself and them’. ←
8 [XXII, 8] in quello … dimandare: ‘proprio così come ebbi il desiderio (voglia mi giunse) di chiedere’. – lo mi: ‘me lo’. ←
8 [XXII, 8] in quello … dimandare: ‘exactly as I felt compelled (voglia mi giunse) to ask’. – lo mi: ‘it to me’. ←
9-10 [XXII, 9-10] «Voi che portate la sembianza umile, sonetto (ABBA ABBA CDC DCD).
9-10 [XXII, 9-10] «Voi che portate la sembianza umile, a sonnet (ABBA ABBA CDC DCD).
‘9 [XXII, 9] Voi che… vile: «Voi che rivelate un aspetto dimesso, con gli occhi bassi, dimostrando dolore, da dove venite che il vostro colorito si mostra trasformato quasi come di pietà (di pietà simile; oppure ‘immagine riflessa di pietà’ Ciccuto)? Vedeste Amore bagnare di pianto la nostra donna gentile dentro lo sguardo di lei? Ditemelo, donne, che me lo dice il cuore, perché vi vedo avanzare con gesti nobili (sanz’acto vile).
‘9 [XXII, 9] Voi che… vile: "You who bear humble appearance, with downcast eyes, manifesting sorrow, from where do you come that your complexion appears transformed almost into an image of pity (alternatively 'mirrored reflection of pity' Ciccuto)? Did you see Love bathe our noble lady in tears within her gaze? Tell me, ladies, for my heart compels me to ask, as I see you advance with dignified bearing (sanz’acto vile).
9 bagnar … Amore: Amore dimora abitualmente nello sguardo di Beatrice, cfr. VN 12. 2-4 Negli occhi porta la mia donna Amore. ←
9 bagnar … Amore: Love customarily dwells in Beatrice's gaze, cf. VN 12. 2-4 Negli occhi porta la mia donna Amore. ←
10 E se… tanto: E se venite da così profondo cordoglio (da tanta pietate), vogliatevi fermare (piacciavi di restar) un poco qui con me, e non mi nascondete quello che le succede, qualunque cosa sia (e qual che sia di lei nol mi celate). Vedo i vostri occhi che hanno pianto e vi vedo tornare così sconvolte (sfigurate) che mi trema il cuore al veder anche soltanto questo (tanto)»’. ←
10 E se… tanto: And if you come from such profound grief (da tanta pietate), may it please you to linger here awhile with me, and do not conceal from me whatever befalls her (e qual che sia di lei nol mi celate). I see your tear-stained eyes and observe you returning so transformed (sfigurate) that my heart trembles merely at this sight"’. ←
11 [XXII, 11] prima: vv. 1-8. – quasi: riferito all’ipotesi sulla causa del loro ingentilirsi (De Robertis). – seconda: vv. 9-14. L’edizione Gorni elimina l’intera sezione XXII, 12 dell’edizione Barbi («Qui appresso è l’altro sonetto, sì come dinanzi avemo narrato»), appartenente al solo sottogruppo k. ←
11 [XXII, 11] prima: vv. 1-8. – quasi: referring to the hypothesis about the cause of their ennoblement (De Robertis). – seconda: vv. 9-14. The Gorni edition removes the entire section XXII, 12 from Barbi's edition ("Here follows the other sonnet, as previously narrated"), which belongs exclusively to the k subgroup. ←
12-15 [XXII, 13-16] «Se’ tu colui ch’ài tractato sovente, sonetto (ABBA ABBA CDC DCD. Rima siciliana 2 noi : 3 lui; rima guittoniana 6 altrui : 7 puoi).
12-15 [XXII, 13-16] «Se’ tu colui ch’ài tractato sovente, sonnet (ABBA ABBA CDC DCD. Sicilian rhyme 2 noi : 3 lui; Guittonian rhyme 6 altrui : 7 puoi).
‘12 [XXII, 13] Se’ tu… gente: «Sei tu quello che hai spesso celebrato in rima (ài tractato, parafr. Gorni) la nostra donna, rivolgendoti solo a noi? Dalla voce sembri proprio lui, ma l’aspetto è visibilmente (par) quello di un altro».
‘12 [XXII, 13] Se’ tu… gente: "Are you the one who has often treated (ài tractato, paraphrased by Gorni) our lady in verse, addressing only us? Your voice sounds like his, but your appearance clearly (par) resembles another’s."
12 «Se’ tu: l’edizione Gorni assegna a ciascuna donna una battuta, sulla scorta della prosa (c. 3, 5-6). – sol … a noi?: Dante indica la propria riconoscibilità come poeta mediante allusione a Donne ch’avete 14 (VN 17. 10), così come farà nell’incontro con Bonagiunta «Ma dì s’i’ veggio qui colui che fore / trasse le nove rime cominciando / “Donne ch’avete intellecto d’amore”» (De Robertis). ←
12 «Se’ tu: The Gorni edition assigns each woman a line of dialogue, following the prose structure (ch. 3, 5-6). – sol … a noi?: Dante signals his recognizability as a poet by alluding to Donne ch’avete 14 (VN 17. 10), as later with Bonagiunta: "But say if I see here him who drew forth / the new rhymes, beginning / 'Ladies who have understanding of love'" (De Robertis). ←
13 [XXII, 14] E perché… mente: «E perché piangi così dal profondo del cuore (coralmente) da provocare compassione negli altri (altrui)? Vedesti (Vedestù, forma contratta) forse piangere lei, che non riesci affatto a nascondere la memoria dolorosa della vista (dolorosa mente, parafr. Gorni)?»
13 [XXII, 14] E perché… mente: "And why do you weep so from the heart’s core (coralmente) as to stir pity in others (altrui)? Did you perhaps see her weep (Vedestù, contracted form), that you cannot conceal the sorrowful memory of that vision (dolorosa mente, paraphrased by Gorni)?"
13 dolorosa mente: stilema guittoniano (Contini) incipitario «La dolorosa mente, ched eo porto». ←
13 dolorosa mente: Guittonian stylistic hallmark (Contini) opening line: "The sorrowful mind that I bear". ←
14 Lascia… parlare: «Lasciaci piangere e andare addolorate (triste) (e sbaglia chi voglia confortarci), noi che l’abbiamo udita parlare mentre piangeva.»←
14 Lascia… parlare: "Let us weep and go grieving (triste) (and errs who would console us), we who heard her speak while weeping."←
15 Ell’à… morta: «Ha nello sguardo il dolore così visibile (sì scorta) che chi di noi avesse voluto guardarla intensamente sarebbe morta alla sua presenza (innanzi lei) per il gran piangere»’. ←
15 Ell’à… morta: "Her eyes bear sorrow so manifest (sì scorta) that whoever among us gazed upon her intently would have died in her presence (innanzi lei) from excessive weeping"’. ←
16 [XXII, 17] per cui: ‘al posto delle quali’. – non m’intrametto … solamente: ‘non mi preoccupo (m’intrametto, gallicismo) di esporre il significato delle singole parti, ma mi limito a indicarne gli attacchi (le distinguo)’. – seconda: vv. 5-8. – terza: vv. 9-11. – quarta: vv. 12-14.←
16 [XXII, 17] per cui: ‘in place of which’. – non m’intrametto … solamente: ‘I do not concern myself with expounding the meaning of individual parts but merely indicate their opening lines (le distinguo)’. – seconda: vv. 5-8. – terza: vv. 9-11. – quarta: vv. 12-14.←
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1 [XXIII, 1] Apresso … dì: ‘Qualche giorno dopo’ la morte del padre di Beatrice; per pleonastico. – in alcuna … persona: ‘in una parte del mio corpo’. – mi giunse: ‘mi colpì’. – mi convenia stare: ‘fui costretto a restare immobilizzato’. ←
1 [XXIII, 1] Apresso … dì: ‘A few days after’ the death of Beatrice’s father; per is pleonastic. – in alcuna … persona: ‘in a part of my body’. – mi giunse: ‘struck me’. – mi convenia stare: ‘I was forced to remain immobilized’. ←
2 [XXIII, 2] era della: ‘riguardava’. ←
2 [XXIII, 2] era della: ‘pertained to’. ←
3 [XXIII, 3] èi: ‘ebbi’. – e: paraipotattico, cfr. nota a VN 2. 5. – deboletta: cavalcantismo, già a 1. 18 e 5. 5 (Perch’io no spero di tornar giammai 37 «Tu voce sbigottita e deboletta»). L’edizione Barbi legge debilitata. – veggendo … fosse: ‘constatando come fosse precaria la sua durata, quand’anche il corpo fosse in piena salute’. – miseria: quella fisica, secondo il motivo ascetico del disprezzo del mondo, assai diffuso a partire dai secoli XI e XII, come, per esempio, nel fortunatissimo trattato De contemptu mundi sive de miseria humane conditionis (1190 ca) di Lotario di Segni, poi papa Innocenzo III. – Di necessitade conviene: ‘È necessariamente inevitabile’. – alcuna volta: ‘prima o poi’. ←
3 [XXIII, 3] èi: ‘I had’. – e: paratactic, cf. note to VN 2. 5. – deboletta: a Cavalcantian term, previously at 1. 18 and 5. 5 (Perch’io no spero di tornar giammai 37 «Tu voce sbigottita e deboletta»). The Barbi edition reads debilitata. – veggendo … fosse: ‘observing how fleeting it was, even if the body were in full health’. – miseria: physical wretchedness, following the ascetic motif of contempt for the world, widespread from the 11th–12th centuries onward, as in, for example, the influential treatise De contemptu mundi sive de miseria humane conditionis (c. 1190) by Lotario dei Segni (later Pope Innocent III). – Di necessitade conviene: ‘It is necessarily inevitable’. – alcuna volta: ‘sooner or later’. ←
4 [XXIII, 4] travagliare … persona: ‘soffrire come chi è in preda al delirio (farnetica persona)’. – ymaginare … fantasia: cfr. note a VN 1. 8, 4. 3 e 9. 2. – errare: ‘vagare’. – scapigliate: ‘spettinate’ in segno di lutto, come poi al c. 6, o fors’anche come immagini stregonesche (Gorni). – pur: ‘anche’. – diversi e orribili: ‘disumani e spaventosi’; l’abbinamento torna in Inf. 3, 25 «diverse lingue, orribili favelle», sempre in contesto di sofferenza. ←
4 [XXIII, 4] travagliare … persona: ‘to suffer as one in the throes of delirium (farnetica persona)’. – ymaginare … fantasia: cf. notes to VN 1. 8, 4. 3, and 9. 2. – errare: ‘to wander’. – scapigliate: ‘disheveled’ as a sign of mourning, as later in c. 6, or perhaps as witch-like figures (Gorni). – pur: ‘even’. – diversi e orribili: ‘inhuman and terrifying’; the pairing recurs in Inf. 3, 25 «diverse lingue, orribili favelle», always in contexts of suffering. ←
5 [XXIII, 5] venni a … fossi: ‘giunsi al punto di non capire dove mi trovassi’, se in terra o nell’aldilà. – vedere mi parea: ‘credevo di vedere’; qui e nel seguito del paragrafo parere mantiene il senso fisico dell’apparizione concreta. – maravigliosamente triste: ‘afflitte in modo stupefacente’. – sole … stelle: segni apocalittici (Apoc. 6, 12-14) presenti anche nella narrazione della morte di Cristo (Matt. 27, 45-51 e Luca 23, 44-45). – di colore … piangessero: «le stelle dunque si arrossano, come gli occhi cerchiati di chi pianga, e sono visibili di giorno perché il sole si è oscurato» (Gorni). – uccelli … terremuoti: altri fenomeni apocalittici, desunti principalmente dai testi biblici sopra citati. L’associazione di stelle e uccelli cadenti anche nel Roman de la Rose 18371-72, e con variazioni nel Mare amoroso 304-08 (Gorni). – paventando assai: ‘con mio grande timore’. – alcuno amico: ‘un amico’. – è partita di questo secolo: ‘si è allontanata da questo mondo terreno’. ←
5 [XXIII, 5] venni a … fossi: ‘I reached the point of not knowing where I was’, whether on earth or in the afterlife. – vedere mi parea: ‘I seemed to see’; here and in the rest of the paragraph, parere retains the physical sense of concrete apparition. – maravigliosamente triste: ‘marvelously sorrowful’. – sole … stelle: apocalyptic signs (Apoc. 6, 12-14), also present in the narrative of Christ’s death (Matt. 27, 45-51 and Luca 23, 44-45). – di colore … piangessero: «the stars thus redden, like the tear-swollen eyes of one weeping, and become visible by day because the sun has darkened» (Gorni). – uccelli … terremuoti: other apocalyptic phenomena, drawn mainly from the biblical texts cited above. The association of falling stars and birds also appears in the Roman de la Rose 18371-72, and with variations in the Mare amoroso 304-08 (Gorni). – paventando assai: ‘with great dread’. – alcuno amico: ‘a friend’. – è partita di questo secolo: ‘has departed from this earthly realm’. ←
6 [XXIII, 6] molto pietosamente: ‘con grande compassione’. ←
6 [XXIII, 6] molto pietosamente: ‘with profound compassion’. ←
7 [XXIII, 7] ymaginava: ‘vedevo nella fantasticheria’. – in suso: ‘in su’. – nebuletta: ‘nuvoletta’; cfr. Luca 2, 13-15. – Osanna in excelsis!: cfr. l’ingresso di Cristo in Gerusalemme in Marc. 11, 10 e la sua ascensione in Atti Ap. 1, 9. ←
7 [XXIII, 7] ymaginava: ‘envisioned in the vision’. – in suso: ‘upward’. – nebuletta: ‘small cloud’; cf. Luke 2:13-15. – Osanna in excelsis!: cf. Christ’s entry into Jerusalem in Mark 11:10 and His ascension in Acts 1:9. ←
8 [XXIII, 8] Vero è che: ‘Sta di fatto che’. – erronea: ‘delirante’. – tanto aspecto d’umilitade: ‘un tale aspetto di serena rassegnazione’. – sono a vedere … pace: ‘sto contemplando Dio, fonte di ogni pace’; cfr. Pd. 30, 100-102 «Lume è là sù che visibil face / lo creatore a quella creatura / che solo in lui vedere ha la sua pace». ←
8 [XXIII, 8] Vero è che: ‘The fact remains that’. – erronea: ‘delirious’. – tanto aspecto d’umilitade: ‘such an appearance of serene resignation’. – sono a vedere … pace: ‘am contemplating God, source of all peace’; cf. Par. 30, 100-102 «There is a light above that makes visible / the Creator to every creature / whose only peace lies in beholding Him». ←
9 [XXIII, 9] per vedere: ‘per il fatto di vedere’. – chiamava: ‘invocavo’. – Dolcissima Morte: rovescia l’epiteto villana, assegnato alla Morte presente nell’amica di Beatrice (VN 3. 4 Piangete, amanti 5 e 8 Morte villana 1), per l’effetto miracoloso della gentilissima e per suggestione delle parole di s. Francesco morente nella Legenda secunda di Tommaso da Celano («Bene veniat soror mea dulcissima mors», “Sia benvenuta mia sorella la dolcissima morte”; Branca 1966). – dêi essere gentile: ‘sei certo nobilitata’. – parte: nel corpo di Beatrice. – colore: mortale per la malattia, giunta all’apice, o, se vale ‘insegna, vessillo’, indica il desiderio di militare nell’esercito della Morte. ←
9 [XXIII, 9] per vedere: ‘through the act of seeing’. – chiamava: ‘invoked’. – Dolcissima Morte: inverts the epithet villana assigned to Death in Beatrice’s friend (VN 3. 4 Piangete, amanti 5 and 8 Morte villana 1), reflecting the miraculous effect of the gentilissima and inspired by St. Francis’s dying words in Thomas of Celano’s Legenda secunda («Bene veniat soror mea dulcissima mors», “Welcome, my sister sweetest death”; Branca 1966). – dêi essere gentile: ‘you must be ennobled’. – parte: in Beatrice’s body. – colore: fatal due to her advanced illness, or if interpreted as ‘emblem, banner’, signifies the desire to serve in Death’s army. ←
10 [XXIII, 10] mistieri: ‘gesti funebri’. – corpora: ‘corpi’, latinismo. – con verace boce: ‘con la mia vera voce (boce forma toscana popolare)’ al di fuori dell’allucinazione. ←
10 [XXIII, 10] mistieri: ‘funerary rites’. – corpora: ‘bodies’, Latinism. – con verace boce: ‘with my true voice (boce being a Tuscan vernacular form)’ outside the hallucination. ←
11 [XXIII, 11] lungo: ‘accanto’. ←
11 [XXIII, 11] lungo: ‘beside’. ←
12 [XXIII, 12] faccendo … da me: ‘allontanandola da me’. – era meco … congiunta: ‘era a me legata da strettissima parentela’. – si trassero verso me: ‘mi si avvicinarono’. – Non ti sconfortare!: ‘Non disperarti!’. ←
12 [XXIII, 12] faccendo … da me: ‘removing her from me’. – era meco … congiunta: ‘was closely related to me’. – si trassero verso me: ‘approached me’. – Non ti sconfortare!: ‘Do not despair!’. ←
13 [XXIII, 13] parlandomi … dicere: ‘mentre così mi dicevano, si interruppe l’intensa fantasticheria proprio nel momento esatto nel quale stavo per dire’. – era ingannato: ‘ero vittima di una falsa immaginazione’. – con tutto che: ‘benché’. – pottero: ‘poterono’. – avegna che: ‘benché’. – alcuno amonimento: ‘un suggerimento’. ←
13 [XXIII, 13] parlandomi … dicere: ‘as they spoke thus, the intense vision ceased precisely when I was about to utter’. – era ingannato: ‘was deceived’. – con tutto che: ‘although’. – pottero: ‘could’. – avegna che: ‘though’. – alcuno amonimento: ‘any guidance’. ←
14 [XXIII, 14] Proccuriamo di: ‘Facciamo in modo di’, col raddoppiamento -cc- del fiorentino, come in faccendo del c. 12. ←
14 [XXIII, 14] Proccuriamo di: ‘Let us ensure’, with Florentine gemination -cc-, as in faccendo from c. 12. ←
15 [XXIII, 15] conosciuto: ‘compreso’. – diròe … òe: ‘dirò … ho’, con epitesi di -e. ←
15 [XXIII, 15] conosciuto: ‘understood’. – diròe … òe: ‘I will say … I have’, with paragogic -e. ←
16 [XXIII, 16] sanato: ‘guarito’. – dire parole: ‘comporre versi’. – adivenuto: ‘accaduto’. – fosse amorosa cosa da udire: ‘argomento amoroso meritevole di essere ascoltato’. ←
16 [XXIII, 16] sanato: ‘recovered’. – dire parole: ‘compose verses’. – adivenuto: ‘occurred’. – fosse amorosa cosa da udire: ‘a love-themed subject worthy of being heard’. ←
17-28 [XXIII, 17-28] Donna pietosa e di novella etate, canzone (ABC ABC CDdEeCDD per 6. Rime siciliane 8 piangea : 9 via; 27 fui : 28 voi).
17-28 [XXIII, 17-28] Donna pietosa e di novella etate, canzone (ABC ABC CDdEeCDD for 6. Sicilian Rime 8 piangea : 9 via; 27 fui : 28 voi).
17-18 [XXIII, 17-18] (st. 1)
17-18 [XXIII, 17-18] (st. 1)
‘17 Donna… forte: Una donna impietosita e di giovane età, abbellita di cortese benevolenza (gentilezze umane, parafr. Gorni), che si trovava dove io invocavo spesso Morte, nel vedere i miei occhi carichi di angoscia e nel sentire le mie parole deliranti (vane), per paura scoppiò in un pianto dirotto.←
‘17 A compassionate lady of tender years: A lady moved to pity and of youthful age, adorned with noble human graces (gentilezze umane, paraphr. Gorni), who stood where I often invoked Death, upon witnessing my eyes heavy with grief and hearing my delirious words (vane), burst into terrified weeping.←
18 E altre… donna mia: E altre donne, che si accorsero (si fuoro accorte) di me a causa di quella che piangeva insieme a me, la allontanarono e mi si avvicinarono (appressârsi) per farmi riprendere (sentire). Una diceva: «Svégliati», un’altra «Perché ti disperi così?». A quel punto abbandonai la singolare fantasticheria proprio mentre invocavo il nome della mia signora.’ ←
18 And other women… my lady: And other women, having noticed me (si fuoro accorte) through her who wept alongside me, led her away and approached (appressârsi) to rouse my senses (sentire). One cried, “Awaken,” another, “Why dost thou despair so?” At that moment, I abandoned my strange vision even as I uttered my lady’s name.’ ←
19-20 [XXIII, 19-20] (st. 2)
19-20 [XXIII, 19-20] (st. 2)
‘19 Era la voce… Amore: La mia voce era così carica di dolore e così spezzata dal singhiozzare (angoscia del pianto) che solo io intesi il nome di lei nel mio cuore; e benché (con tutta … ch(e), congiunzione) l’aspetto di vergogna (la vista vergognosa) si fosse manifestato sul mio volto in modo completo, Amore mi fece voltare verso di loro.←
‘19 My voice… Love: My voice was so fraught with sorrow and so broken by sobs (angoscia del pianto) that only my heart heard her name; and even as (con tutta … che, conjunction) the mark of shame (la vista vergognosa) fully revealed itself upon my face, Love turned me toward them.←
20 [XXIII, 20] Elli era… a voi: Il mio colorito era tale da spingere i presenti (altrui) a parlare di morte. «Via, consoliamolo», si pregavano benevolmente a vicenda; e ripetevano spesso: «Cos’hai visto (vedestù, forma contratta) che ti ha fatto perdere la forza vitale (valore)?». E appena mi ripresi un poco, dissi: «Donne, ve lo dirò.’
20 [XXIII, 20] My pallor… to you: My countenance was such that others (altrui) spoke of death. “Come, let us comfort him,” they urged one another kindly; and they asked repeatedly, “What hast thou seen (vedestù, contracted form) that hath stripped thee of strength (valore)?” When I regained some composure, I said: “Ladies, I shall tell you.’
20 Elli: pronome che anticipa il soggetto mio colore. – che facea … altrui: cfr. Cavalcanti La forte e nova mia disaventura 30-31 «qual mira de fore, / vede la morte sotto al meo colore» (De Robertis). – valore: in accezione tipica di Cavalcanti, cfr., per esempio, L’anima mia vilment’è sbigotita 5 «Sta come quella che non ha valore» e 10 (De Robertis). ←
20 Elli: pronoun anticipating the subject mio colore. – that moved… others: cf. Cavalcanti’s La forte e nova mia disaventura 30-31 «qual mira de fore, / vede la morte sotto al meo colore» (De Robertis). – valore: in Cavalcantian usage, cf., e.g., L’anima mia vilment’è sbigotita 5 «Sta come quella che non ha valore» and 10 (De Robertis). ←
21-22 [XXIII, 21-22] (st. 3)
21-22 [XXIII, 21-22] (st. 3)
‘21 [XXIII, 21] Mentre… mora: Mentre pensavo alla fragilità della mia vita (la mia frale vita) e constatavo la precarietà della sua durata (durar … leggiero), Amore scoppiò in pianto dentro il mio cuore, dove abita; perciò la mia anima fu smarrita al punto che fra i sospiri pensavo: -Sarà inevitabile (Ben converrà) che madonna muoia-.
‘21 [XXIII, 21] While reflecting… die: While contemplating the frailty of my life (la mia frale vita) and perceiving its fleeting duration (durar … leggiero), Love wept within my heart, his dwelling place; thus my soul grew so distraught that amidst sighs I thought: “Needs must (Ben converrà) my lady die.”
21 vita: in rima con smarrita torna rovesciata in Voi che ’ntendendo 40-44 (Cv. 2) e nella prima terzina della Commedia a Inf. 1, 1-3 (Gorni). ←
21 vita: rhymed with smarrita, later inverted in Voi che ’ntendendo 40-44 (Cv. 2) and in the first tercet of the Commedia at Inf. 1, 1-3 (Gorni). ←
22 [XXIII, 22] Io presi… morra’ti!: A quel punto provai uno smarrimento tale da chiudere gli occhi oppressi da sconforto (vilmente gravati); e i miei spiriti si indebolirono (fuoron … smagati, gallicismo) fino a vagare qua e là (ciascun giva errando); e poi, fantasticando, senza alcuna cognizione del vero (di conoscenza e di verità fora, parafr. Gorni), mi apparvero visi femminili tormentati che mi ripetevano (dicean pur; pur avverbio iterativo) -Morirai, morirai!-’
22 [XXIII, 22] I succumbed… shalt die!: Then such bewilderment overcame me that I shut my eyes, weighed by despondency (vilmente gravati); and my spirits faltered (fuoron … smagati, Gallicism), wandering aimlessly (ciascun giva errando); thereafter, in visions devoid of truth’s light (di conoscenza e di verità fora, paraphr. Gorni), I beheld anguished faces crying endlessly (dicean pur; pur as iterative adverb): “Thou shalt die, thou shalt die!”’
22 dicean pur: -Morra’ti: è anche possibile legare pur con il verbo seguente e leggere dicean: -Pur morra’ti, ‘dicevano: -Morirai anche tu’. ←
22 dicean pur: -Morra’ti: alternatively, pur may link to the following verb: dicean: -Pur morra’ti, ‘they said: “Thou too shalt die.”’ ←
23-24 [XXIII, 23-24] (st. 4)
23-24 [XXIII, 23-24] (st. 4)
‘23 [XXIII, 23] Poi vidi… foco: Poi vidi cose molto spaventose (dubitose molte; molte, avverbio concordato) dentro l’allucinazione infondata nella quale mi trovai immerso; mi vedevo stare (esser mi parea) in un luogo ignoto e vedevo donne correre scarmigliate (disciolte) per via, alcune in lacrime, altre emettendo gemiti (traendo guai) che scagliavano un fuoco di dolore (tristitia).
‘23 [XXIII, 23] Then I saw… fire: Then I saw many dreadful visions within the groundless hallucination that enveloped me; I seemed to find myself (esser mi parea) in an unknown place where disheveled women ran through the streets – some weeping, others uttering lamentations (traendo guai) that kindled a fire of sorrow (tristitia).
23 cose dubitose: memoria cavalcantiana di Noi siàn le triste penne isbigotite 7-8 «la man che ci movea dice che sente / cose dubbiose nel core apparite» (De Robertis). – entrai: «sarà parola rima di una terzina che ha qualche affinità con questi versi: “Io non so ben ridir com’i’ v’intrai, / tant’era pien di sonno a quel punto / che la verace via abbandonai” (Inf. 1, 10-12)» (Gorni). – traendo guai: guai in rima è già cavalcantiano in Veder poteste, quando v’inscontrai 8 e Gli occhi di quella gentil foresetta 28 (De Robertis); traendo guai diviene sintagma dantesco in rima anche a Gli occhi dolenti per pietà del core 6 (VN 20. 8) e a Inf. 5, 48. ←
23 dreadful visions: a Cavalcantian memory from Noi siàn le triste penne isbigotite 7-8: "the hand that moved us says it feels / dreadful visions appearing in the heart" (De Robertis). – entrai: "this word rhymes in a tercet bearing affinity to these verses: 'I cannot well recount how I entered there, / so full of sleep was I about the moment / I left the true way'" (Inf. 1, 10-12, Gorni). – uttering lamentations: guai in rhyme appears in Cavalcanti's Veder poteste, quando v’inscontrai 8 and Gli occhi di quella gentil foresetta 28 (De Robertis); the phrase traendo guai becomes a Dantesque rhyming formula also in Gli occhi dolenti per pietà del core 6 (VN 20. 8) and Inf. 5, 48. ←
24 [XXIII, 24] Poi mi parve… bella: Poi mi apparve (mi parve vedere) un progressivo intorbidirsi (turbar) del sole e vidi le stelle spuntare e l’uno e le altre piangere fino ad arrossarsi (pianger, parafr. Gorni); precipitare gli uccelli in volo per l’aria, la terra tremare; e apparve uno (omo) pallido ed evanescente (fioco) che diceva: -Come (Che fai)? Non sai cosa è successo? È morta la tua donna, ch’era tanto bella-.’
24 [XXIII, 24] Then I seemed… beautiful: Then I seemed to witness the sun growing dim (turbar) and saw stars appear, both weeping until flushed red (pianger, paraph. Gorni); birds fell from the sky, the earth quaked, and a pallid, fading figure (omo fioco) appeared, saying: "What do you do? Know you not the news? Your lady, who was so beautiful, has died."’
24 fioco: con valore visivo di ‘sfocato’, ‘evanescente’; meno probabile il riferimento al dato acustico, ‘fievole’; analogo per situazione (comparsa improvvisa) e per posizione in rima il discusso «chi per lungo silenzio parea fioco» riferito a Virgilio in Inf. 1, 63. ←
24 fading: visually denoting 'blurred,' 'evanescent'; less likely the acoustic sense of 'feeble.' Compare the debated "he who through long silence seemed faint" describing Virgil in Inf. 1, 63, which shares situational parallels (sudden apparition) and rhyme position. ←
25-26 [XXIII, 25-26] (st. 5)
25-26 [XXIII, 25-26] (st. 5)
‘25 [XXIII, 25] Levava… dire’lo: Alzavo i miei occhi bagnati di pianto e vedevo, simili a una pioggia di manna, gli angeli risalire in cielo; ed erano preceduti da una nuvola, dietro la quale tutti gridavano “Osanna!”, e se avessero aggiunto altro, ve lo direi.
‘25 [XXIII, 25] I lifted… tell you: I raised my tearful eyes and saw angels ascending like manna-shower, preceded by a cloud from which all cried "Hosanna!" Had they sung more, I would tell you.
25 Levava gli occhi miei: ricalca un ripetuto modulo biblico dei Salmi 120 e 122. – e s’altro … dire’lo: poiché nei Vangeli Osanna è seguito dalla formula «benedictus qui venit in nomine Domini», Dante sottolinea, come già a c. 7, l’assenza di ogni riferimento preciso quasi a sviare il sospetto sul nome di Beatrice, peraltro già sfuggitogli. Per il valore di spia del versetto biblico cfr. nota a VN 31. 3. ←
25 I lifted my eyes: echoes the repeated biblical formula in Psalms 120-122. – and if more… tell you: since the Gospels follow "Hosanna" with "blessed is he who comes in the name of the Lord," Dante – as in chapter 7 – avoids explicit references to Beatrice's name, though it had already escaped him. For the biblical verse's significance as a clue, see note to VN 31. 3. ←
26 Allor… pace: Allora Amore diceva: -Non te lo nascondo più: vieni a vedere la nostra signora che giace morta-. L’ingannevole fantasticheria mi mostrò madonna morta; e appena la ebbi scorta, vedevo che alcune donne la ricoprivano di un velo; e aveva in sé la vera Umiltà, al punto di avere l’aspetto (che parea) di dire: -Io sono in pace-.’ ←
26 Then… peace: Then Love declared: "I hide this no longer: come see our lady lying dead." The deceitful vision showed me my lifeless lady; once I beheld her, women veiled her form. She embodied true Humility, seeming to say: "I am at peace."’ ←
27-28 [XXIII, 27-28] (st. 6)
27-28 [XXIII, 27-28] (st. 6)
‘27 [XXIII, 27] Io divenia… chiede: Nel dolore diventavo così umile vedendo in lei una così grande umiltà incarnata (formata) da dire: -Morte, ti ritengo mitissima (assai dolce, parafr. Gorni): tu devi essere ormai nobile, dopo essere stata nella mia donna, e devi senz’altro provare pietà di me e non disprezzo. Vedi bene che desidero (desideroso vegno, costrutto perifrastico) essere dei tuoi al punto di avere il tuo aspetto (te somiglio) in verità (in fede). Vieni, è il mio cuore a invocarti-.
‘27 [XXIII, 27] Io divenia… chiede: In my grief, I became so humbled upon seeing such profound humility embodied (formata) within her that I declared: -Death, I deem you most gentle (assai dolce, per Gorni's paraphrase). You must now be noble, having dwelt within my lady, and surely feel pity rather than scorn for me. You see well how earnestly I desire (desideroso vegno, periphrastic construction) to join your ranks, truly bearing your semblance (te somiglio in faith (in fede). Come, it is my heart that summons you-.
27 formata: verbo risalente alla Genesi e usuale in simili espressioni sull’esempio dei provenzali (Menichetti in Ciccuto). ←
27 formata: verb rooted in Genesis and common in such expressions following Provençal models (Menichetti in Ciccuto). ←
28 Poi mi partia… merzede: Poi mi allontanavo, terminati i dolorosi gesti funebri (ogni duolo); e, trovatomi solo, dicevo, guardando in alto verso il regno dei cieli: -È davvero beato chi ti vede, anima bella!- A questo punto voi mi chiamaste, per vostra grazia».’ ←
28 Poi mi partia… merzede: Then I departed, having completed the mournful rites (ogni duolo); and finding myself alone, I gazed heavenward and proclaimed: -Blessed indeed is he who beholds you, fair soul!- At this moment, you called to me through your grace».’ ←
29 [XXIII, 29] prima: vv. 1-28. – indiffinita persona: ‘persona imprecisata’. – levato: ‘liberato’. – seconda: vv. 29-84. – in verace conditione: ‘alla piena coscienza’. ←
29 [XXIII, 29] prima: vv. 1-28. – indiffinita persona: ‘unidentified individual’. – levato: ‘freed’. – seconda: vv. 29-84. – in verace conditione: ‘in full awareness’. ←
30 [XXIII, 30] in due: rispettivamente vv. 1-14, 15-28. – per la mia fantasia: ‘a causa della mia allucinazione’. – quanto è dinanzi che: ‘prima che’. – poi che io lasciai: ‘dopo che abbandonai’. ←
30 [XXIII, 30] in due: respectively vv. 1-14, 15-28. – per la mia fantasia: ‘due to my hallucination’. – quanto è dinanzi che: ‘before’. – poi che io lasciai: ‘after I abandoned’. ←
31 [XXIII, 31] due parti: rispettivamente vv. 29-83 e il solo 84. – a che ora: ‘in quale momento’. – chiusamente: ‘in modo implicito’, senza dichiararne il motivo.←
31 [XXIII, 31] due parti: respectively vv. 29-83 and the single line 84. – a che ora: ‘at what moment’. – chiusamente: ‘implicitly’, without stating the reason.←
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1 [XXIV, 1] Apresso … ymaginatione: quella narrata al paragrafo precedente. – e: paraipotattico, cfr. nota a VN 2. 5. – presente a: ‘in presenza di’ Beatrice. – terremuoto: cfr. VN 7. 4 e 9. 10 Spesse fïate vegnonmi alla mente 13. ←
1 [XXIV, 1] Apresso … ymaginatione: as narrated in the preceding paragraph. – e: paratactic, cf. note to VN 2. 5. – presente a: ‘in the presence of’ Beatrice. – terremuoto: cf. VN 7. 4 and 9. 10 Spesse fïate vegnonmi alla mente 13. ←
2 [XXIV, 2] mi giunse … d’Amore: ‘ebbi una fantasticheria relativa ad Amore’. – pareami: ‘vedevo’. – ti presi: ‘ti catturai’, riferito al primo incontro di VN 1. 4. – però che … fare: ‘in quanto è tuo dovere benedirlo’, presumibilmente in occasione di un anniversario dell’incontro, al quale è di solito connesso il motivo romanzo, di ascendenza biblica, della benedizione (o della maledizione) delle coordinate spazio-temporali di un evento. – me: ‘mi’. ←
2 [XXIV, 2] mi giunse … d’Amore: ‘I experienced a vision concerning Love’. – pareami: ‘I saw’. – ti presi: ‘I captured you’, referring to the first encounter in VN 1. 4. – però che … fare: ‘since it is your duty to bless him’, presumably on the anniversary of their meeting, tied to the courtly-biblical motif of blessing (or cursing) the spatiotemporal coordinates of an event. – me: ‘me’. ←
3 [XXIV, 3] colla lingua: ‘per bocca’. – bieltade: francesismo. – molto donna: ‘pienamente padrona’. – primo amico: Guido Cavalcanti, cfr. nota a VN 2. 1. – Giovanna … Primavera: del nome Giovanna non è traccia nelle rime cavalcantiane, mentre Primavera compare nella sua ballata Fresca rosa novella 2. A differenza del nome di Beatrice, coincidente con la realtà ontologica di lei, il senhal attribuito a Giovanna poggia su una interpretazione inesatta perché legata alla beltà esteriore di lei, ma generalmente accettato (secondo che altri crede) e avallato, almeno in parte, da Cavalcanti (c. 6). ←
3 [XXIV, 3] colla lingua: ‘verbally’. – bieltade: Gallicism. – molto donna: ‘fully sovereign’. – primo amico: Guido Cavalcanti, cf. note to VN 2. 1. – Giovanna … Primavera: No trace of the name Giovanna exists in Cavalcanti’s verse, while Primavera appears in his ballata Fresca rosa novella 2. Unlike Beatrice’s name, which coincides with her ontological reality, the senhal assigned to Giovanna rests on a misinterpretation tied to her external beauty, yet was widely accepted (secondo che altri crede) and partially endorsed by Cavalcanti himself (c. 6). ←
4 [XXIV, 4] andaro presso di me: ‘mi passarono accanto’. – solo per: ‘esclusivamente a causa di’. – lo imponitore del nome: Cavalcanti. È un modo per sottolineare indirettamente la superiorità di Beatrice, che comunica la propria essenza (VN 1. 2), mentre Giovanna riceve un nome, Primavera, il cui vero valore è sottovalutato a partire dallo stesso «imponitore» (c. 6). – si mosterrà: ‘si mostrerà’. – dopo la ymaginatione: quella appena esposta al c. 2. – vòli: ‘vuoi’. – lo primo nome suo: Giovanna, il primo assegnatole, non quello poetico. – tanto è quanto dire: ‘equivale pienamente a’. – però che: ‘in quanto’. – è da quello Giovanni: ‘deriva dal nome di Giovanni’ Battista. – verace luce: di Cristo, ricalcato sul «vera lux» di Giov. 1, 9. – “Ego vox … Domini”: Giov. 1, 23. ←
4 [XXIV, 4] andaro presso di me: ‘passed near me’. – solo per: ‘solely due to’. – lo imponitore del nome: Cavalcanti. This indirectly emphasizes Beatrice’s superiority, as she communicates her essence (VN 1. 2), whereas Giovanna receives a name, Primavera, whose true significance is underestimated even by its “bestower” (c. 6). – si mosterrà: ‘will reveal itself’. – dopo la ymaginatione: the vision described in c. 2. – vòli: ‘you wish’. – lo primo nome suo: Giovanna, her given name rather than her poetic epithet. – tanto è quanto dire: ‘is tantamount to saying’. – però che: ‘since’. – è da quello Giovanni: ‘derives from the name John’ the Baptist. – verace luce: of Christ, echoing the «vera lux» of John 1:9. – “Ego vox … Domini”: John 1:23. ←
5 [XXIV, 5] chi volesse: ‘se qualcuno volesse’. ←
5 [XXIV, 5] chi volesse: ‘if anyone wished’. ←
6 [XXIV, 6] scrivere … allo mio primo amico: è un sonetto di corrispondenza del quale non si conosce la risposta. – (tacendomi … tacere): l’omissione riguarda forse le speculazioni sulle valenze dei nomi femminili qui presenti solo nella prosa. ←
6 [XXIV, 6] scrivere … allo mio primo amico: a correspondence sonnet for which no reply is known. – (tacendomi … tacere): the omission likely pertains to the speculations about feminine name symbolism present only in the prose commentary. ←
7-9 [XXIV, 7-9] Io mi senti’ svegliar dentro allo core, sonetto (ABAB ABAB CDE CDE. Rime siciliane 2 dormia : 4 conoscea : 6 ridea : 8 venia).
7-9 [XXIV, 7-9] Io mi senti’ svegliar dentro allo core, sonnet (ABAB ABAB CDE CDE. Sicilian rhymes: 2 dormia : 4 conoscea : 6 ridea : 8 venia).
‘7 [XXIV, 7] Io mi… ridea: Dentro al cuore mi sentii risvegliare uno spirito d’amore assopito; e poi vidi venire da lontano Amore con un aspetto tanto lieto da farmelo riconoscere a stento (appena il conoscea), e diceva: «Adesso sì che devi proprio (pensa pur, ‘pensa bene’) farmi onore!».
‘7 [XXIV, 7] Io mi… ridea: I felt a slumbering spirit of Love awaken in my heart; then I saw Love approach from afar, his countenance so joyous I scarcely recognized him (appena il conoscea). He declared: “Now you must truly honor me!”.
7 Io mi senti’ … dormia: cfr. l’analogia con i due avvii dei sonetti di Cavalcanti (il primo diretto a Dante) «Dante, un sospiro messagger del core / subitamente m’assalì dormendo / ed io mi disvegliai allor, temendo / ched e’ non fosse in compagnia d’Amore» e con «Voi che per li occhi mi passaste ’l core / e destaste la mente che dormia» (De Robertis). – Or pensa … onore: cfr. F. 2, 14 «e disse: “Pensa di farmi lealtate”»(Amore rivolto all’Amante) e 4, 9 «E pensa di portar in pacïenza» (De Robertis). ←
7 Io mi senti’ … dormia: cf. Cavalcanti’s sonnets addressing Dante: «Dante, un sospiro messagger del core / subitamente m’assalì dormendo» and «Voi che per li occhi mi passaste ’l core / e destaste la mente che dormia» (De Robertis). – Or pensa … onore: cf. F. 2, 14 («e disse: “Pensa di farmi lealtate”») and 4, 9 (De Robertis). ←
8 [XXIV, 8] E poco… maraviglia: Dopo poco tempo che il mio signore Amore stava con me (poco stando, parafr. Gorni), mentre guardavo nella direzione della sua venuta, vidi venire verso il luogo in cui mi trovavo madonna Vanna e madonna Bice, una cosa meravigliosa dietro l’altra;
8 [XXIV, 8] E poco… maraviglia: After Love lingered briefly with me, as I gazed toward his approach, I beheld Lady Vanna and Lady Bice advancing toward me — one marvel following another;
8 guardando … vidi … venire: sintagmi caratteristici del F. 9, 3-5 («ed i’ mi riguardai dal dritto lato, / e sì vidi Ragion col viso piano / venir verso di me»); 12, 3; 74, 5-6, in comune con Cavalcanti (De Robertis). – monna: forma contratta di madonna, stilisticamente connota lo stile comico-burlesco e torna, unito anche a Vanna, in Guido, i’ vorrei 9; storicamente indicava le donne maritate. – l’una apresso dell’altra: torna in identica collocazione a Inf. 3, 113 (De Robertis). ←
8 guardando … vidi … venire: syntax reminiscent of F. 9, 3-5; 12, 3; 74, 5-6, shared with Cavalcanti (De Robertis). – monna: contracted form of madonna, stylistically marked for comic-burlesque register; also paired with Vanna in Guido, i’ vorrei 9. Historically denoted married women. – l’una apresso dell’altra: reappears identically in Inf. 3, 113 (De Robertis). ←
9 e si somiglia: e, come la memoria (mente) mi ripete, Amore mi disse: «Quella è Primavera, e l’altra ha nome Amore, tanto mi somiglia»’. ←
9 e si somiglia: and, as memory (mind) recounts to me, Love said: "That one is Primavera, and the other bears the name Love, so greatly does she resemble me". ←
10 [XXIV, 10] prima: vv. 1-4. – seconda: vv. 5-6. – terza: vv. 7-14. – cotale: ossia allegro. ←
10 [XXV, 10] prima: vv. 1-4. – seconda: vv. 5-6. – terza: vv. 7-14. – cotale: that is, joyful. ←
11 [XXIV, 11] terza … in due: vv. 7-12, 13-14.←
11 [XXV, 11] terza … in due: vv. 7-12, 13-14.←
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1 [XXV, 1] qui: in riferimento al sonetto Io mi senti’ svegliar dentro allo core del paragrafo precedente. – dubitare … dubitatione: ‘avere riserve chi è meritevole di ricevere ogni chiarimento al riguardo’. L’allusione a un competente pare generica, un espediente retorico per introdurre la precisazione. – di ciò che: ‘del fatto che’. – come se … corporale: ‘come se Amore fosse una entità esistente di per sé, e non invece (come è di fatto) una sostanza incorporea, cioè una intelligenza, ma potrebbe avere riserve perché tratto di Amore come se fosse una sostanza dotata di corpo’. Il lessico tecnico è quello della filosofia scolastica. – [separata da materia, cioè]: integrazione di Gorni sulla base di Cv. 2, 4, 2. – secondo la verità: quella della filosofia. – non è … in sustantia: ‘non è in sé sostanza, ma solo un accidente in sostanza’ ossia è una modalità della sostanza. Di tale opinione è Cavalcanti in Donna me prega (ma cfr. Postfazione). ←
1 [XXV, 1] qui: referring to the sonnet Io mi senti’ svegliar dentro allo core in the preceding chapter. – dubitare … dubitatione: 'to raise objections as to who merits full clarification on the matter'. The allusion to a qualified critic appears generic, a rhetorical device to introduce this clarification. – di ciò che: 'regarding the fact that'. – come se … corporale: 'as if Love were a self-subsisting entity, and not rather (as is actually the case) an incorporeal substance, that is, an intelligence; but one might object because I treat Love as if it were a corporeal substance'. The technical lexicon derives from Scholastic philosophy. – [separata da materia, cioè]: Gorni's integration based on Cv. 2, 4, 2. – secondo la verità: that of philosophy. – non è … in sustantia: 'is not in itself a substance, but only an accident in substance' – i.e., a mode of substance. This aligns with Cavalcanti's view in Donna me prega (cf. Postface). ←
2 [XXV, 2] ancora: ‘anzi’. – appare: ‘risulta evidente’. – vidi venire: cfr. Io mi senti’ 3 (VN 15. 7). – con ciò sia cosa che: ‘dal momento che’. – moto locale: ‘movimento nello spazio’. – Phylosofo: designazione antonomastica di Aristotele nel Medioevo. – ridea: cfr. Io mi senti’ 6 (VN 15. 7). – parlava: cfr. Io mi senti’ 5 e 13-14 (VN 15. 7 e 9). – risibile: ‘capace di ridere’. – però: ‘perciò’. ←
2 [XXV, 2] ancora: 'moreover'. – appare: 'becomes evident'. – vidi venire: cf. Io mi senti’ 3 (VN 15. 7). – con ciò sia cosa che: 'since'. – moto locale: 'spatial movement'. – Phylosofo: medieval antonomasia for Aristotle. – ridea: cf. Io mi senti’ 6 (VN 15. 7). – parlava: cf. Io mi senti’ 5 and 13-14 (VN 15. 7 and 9). – risibile: 'capable of laughter'. – però: 'therefore'. ←
3 [XXV, 3] secondo … a presente: ‘come è opportuno adesso’. – non erano: ‘non c’erano’. – poete: in forma latina. – tra noi: in Italia. – avegna … Grecia): ‘benché avvenisse forse anche presso altri popoli (e benché avvenga ancora oggi come, per esempio, in Grecia)’. La convinzione che in Grecia esistesse accanto al volgare, lingua primaria e naturale, una lingua secondaria e artificiale, grammaticalmente regolata, come era ritenuto il latino, è ribadita in VE 1, 1, 3. – litterati poete: poeti che scrivono nella lingua regolata, ossia in latino, dotati di preparazione tecnica. ←
3 [XXV, 3] secondo … a presente: 'as is fitting at present'. – non erano: 'did not exist'. – poete: in Latin form. – tra noi: in Italy. – avegna … Grecia): 'though this may perhaps have occurred among other peoples (and still occurs today, as for instance in Greece)'. The belief that Greece maintained alongside vernacular speech a grammatically regulated secondary language, as Latin was perceived, is reaffirmed in VE 1, 1, 3. – litterati poete: poets writing in the regulated language (Latin), technically trained. ←
4 [XXV, 4] non è … passati: ‘non è trascorso un gran numero d’anni’. – prima: ‘per la prima volta’. – poete volgari: formulazione innovativa, come è subito chiarito. – tanto è quanto: ‘equivale a’. – secondo alcuna proportione: ‘fatti i debiti rapporti’. – lingua d’oco e … sì: sulla base delle particelle affermative (oco con epitesi, invece di oc) indica la lingua provenzale e i volgari d’Italia, cfr. il panorama, esteso anche alla lingua d’oil, di VE 1, 10, 1-2. – noi non … anni: ‘non troviamo testi poetici (cose dette) prima di 150 anni a partire da oggi’, cioè dal 1294 circa. L’indicazione cronologica è generica e coincide grosso modo con il periodo nel quale operarono i trovatori ritenuti da Dante i più antichi, cfr. VE 1, 10. 2. ←
4 [XXV, 4] non è … passati: “has not yet passed a great number of years.” – prima: “for the first time.” – poete volgari: an innovative formulation, as clarified immediately. – tanto è quanto: “is equivalent to.” – secondo alcuna proportione: “according to a certain proportion.” – lingua d’oco e … sì: based on affirmative particles (oco with paragoge, instead of oc), refers to the Provençal language and Italian vernaculars, cf. the broader linguistic panorama in VE 1, 10, 1-2, which also includes the langue d’oïl. – noi non … anni: “we find no poetic works (cose dette) predating 150 years from the present,” i.e., circa 1294. This chronological approximation aligns roughly with the period of the earliest troubadours recognized by Dante, cf. VE 1, 10. 2. ←
5 [XXV, 5] per che: ‘per la quale’. – alquanti grossi: ‘un numero di poeti rozzi’ in quanto principianti. – li primi: il solo primato cronologico giustificherebbe la fama di tali rimatori. ←
5 [XXV, 5] per che: “for which reason.” – alquanti grossi: “a number of crude poets” as beginners. – li primi: their mere chronological precedence justifies the fame of these early vernacular poets. ←
6 [XXV, 6] si mosse: ‘incominciò’. – però che: ‘poiché’. – a donna … latini: spiegazione sociologica che mostra l’inadeguatezza dei versi latini per un pubblico di non dotti, nell’ottica dantesca di un progetto culturale programmaticamente aperto ai non litterati, modificato qualche anno più tardi con la stesura quasi contemporanea del De vulgari eloquentia (1304-1305) e ampliato con l’ideazione del Convivio (1304-1307; cfr. in particolare 1, 9, 4-5). «Le donne cioè (le donne “che hanno intelletto d’amore” alla stagione della Vita Nuova; e cfr. il capitolo seguente) sono l’avanguardia, ormai simbolica, di questo nuovo schieramento, e Amore, qui rappresentato “come se fosse sostanza e uomo”, è il centro di riferimento (cfr. il periodo successivo) della nuova società, che appunto nel capitolo seguente è pienamente realizzata» (De Robertis). – è contra: ‘si oppone a’. – cotale modo: quello volgare. – trovato … d’amore: l’uso esclusivo del volgare per la poesia d’amore era ritenuto normale secondo le poetrie, addicendosi all’amore uno stile umile; di qui la condanna di chi adotta il volgare per altro argomento. La frecciata è principalmente contro Guittone e la sua poesia morale (vero idolo polemico in VE 1, 13, 1 e 2, 6, 8 e ancora a Pg. 24, 55-57; 26, 124-26), ma coinvolge a rigore anche ogni altro testo poetico in volgare estraneo a tale rigida posizione, che poi Dante modificherà, includendo nella rimeria volgare «salus […], venus et virtus» (VE 2, 2, 7-9). ←
6 [XXV, 6] si mosse: “began.” – però che: “since.” – a donna … latini: a sociological explanation highlighting the inadequacy of Latin verse for a non-learned audience, reflecting Dante’s cultural project of accessibility for the non-litterati—later revised during the near-contemporaneous composition of De vulgari eloquentia (1304-1305) and expanded in the Convivio (1304-1307; cf. 1, 9, 4-5). “Women (i.e., those ‘who possess an intellect of love’ from the Vita Nuova era; cf. the following chapter) symbolize the vanguard of this new cultural alignment, and Love, here personified ‘as though a substance and a man,’ becomes the focal point (cf. the subsequent passage) of a new society fully realized in the following chapter” (De Robertis). – è contra: “opposes.” – cotale modo: the vernacular mode. – trovato … d’amore: the exclusive use of vernacular for love poetry was deemed conventional, as love demanded a humble style; hence the condemnation of vernacular usage for other themes. This critique primarily targets Guittone d’Arezzo and his moral poetry (a recurring polemical focus in VE 1, 13, 1; 2, 6, 8; and Pg. 24, 55-57; 26, 124-26), though it implicitly critiques any vernacular poetry deviating from this rigid framework—a stance Dante later modified to include “salus […], venus et virtus” (VE 2, 2, 7-9). ←
7 [XXV, 7] maggiore licentia: la superiore libertà d’espressione è concessa ai poeti, come ai pittori, da Orazio, Ars poet. 9-10, un testo normativo nella scuola medievale citato a c. 9. – prosaici dictatori: scrittori di prosa secondo le regole compositive dell’ars dictaminis. – largita: ‘concessa’. – altri parlatori volgari: ‘cultori d’altri generi di scrittura’ (Gorni). ←
7 [XXV, 7] maggiore licentia: the superior expressive liberty granted to poets, akin to painters, derives from Horace, Ars poet. 9-10, a foundational medieval schooltext cited in §9. – prosaici dictatori: prose composers adhering to the rules of the ars dictaminis. – largita: “granted.” – altri parlatori volgari: “practitioners of other forms of writing” (Gorni). ←
8 [XXV, 8] parlato … inanimate: è la figura retorica della prosopopea o personificazione, cfr. nota a VN 5. 24. – fattele parlare insieme: dipende dal precedente ànno, ‘le hanno fatte …’. – degno è … simigliante: ‘il rimatore volgare ha piena dignità di fare lo stesso’, costruzione personale. – ma non … prosa: l’ardita scelta stilistica deve poter essere motivata attraverso una spiegazione in prosa (ragione, ricalcato sul provenzale razo, commento in prosa a un testo poetico), come avviene appunto nella Vita Nova. ←
8 [XXV, 8] spoken … inanimate: This refers to the rhetorical figure of prosopopoeia or personification, cf. note to VN 5. 24. – made them speak to one another: Depends on the preceding ànno (“they have…”). – it is fitting … equivalent: “The vernacular poet is fully entitled to do the same,” a personal construction. – but not … prose: The bold stylistic choice must be justified through a prose explanation (ragione, modeled on the Provençal razo, a prose commentary on a poetic text), as precisely occurs in the Vita Nova. ←
9 [XXV, 9] Iuno: Giunone. – Eole … tibi: Virg., Aen. 1, 65, citazione monca che indica l’avvio del discorso “Eolo, a te infatti”. – Tuus … fas est: Virg., Aen. 1, 76-77 “Tua cura, o regina, è indagare quanto desideri; per me è sacro dovere soddisfare i tuoi comandi”. – nel secondo … Dardanide duri: “O Dardanidi tenaci”, ma è citazione dal terzo dell’Eneide (3, 94): l’edizione Gorni mantiene l’errata indicazione numerica del libro come probabile errore d’autore, esito di citazione a memoria. – Multum … armis: Lucan., Phars. 1, 44 “Molto devi, Roma, alle lotte civili” (le edizioni moderne leggono debet). – parla l’uomo: ‘ci si rivolge’, impersonale. – recitando lo modo: ‘riproducendo l’espressione’. – buono: ‘valente’, desunto da Or., Ars poet. 359. – Poetria: cfr. nota a c. 7. – Dic … virum: Or., Ars poet. 141 “Dimmi, o Musa, l’eroe”. – Bella … ait: Ov., Rem. am. 2: “Guerre, vedo, guerre mi si preparano, disse”. ←
9 [XXV, 9] Iuno: Juno. – Aeolus … tibi: Virgil, Aen. 1, 65, an incomplete quotation marking the beginning of the speech: “Aeolus, for to you…”. – Tuus … fas est: Virgil, Aen. 1, 76-77: “Yours, o queen, is the task to inquire what you desire; mine is the sacred duty to obey.” – in the second … Dardanide duri: “O enduring Dardanians,” but this is a quotation from the third book of the Aeneid (3, 94). The Gorni edition retains the erroneous book number as a probable authorial error from memorized citation. – Multum … armis: Lucan, Phars. 1, 44: “Much, Rome, you owe to civil strife” (modern editions read debet). – parla l’uomo: Impersonal: “one addresses.” – reciting the manner: “Reproducing the expression.” – buono: “Skillful,” derived from Horace, Ars poet. 359. – Poetria: Cf. note to c. 7. – Dic … virum: Horace, Ars poet. 141: “Tell me, Muse, of the hero.” – Bella … ait: Ovid, Rem. am. 2: “Wars, I see, wars are being prepared for me, she said.” ←
10 [XXV, 10] acciò che … grossa: ‘perché nessun incompetente si senta incoraggiato’. – non avendo … dicono: ‘senza consapevolezza della loro composizione’. – in guisa … intendimento: ‘di modo che le parole retoricamente adornate abbiano un significato veritiero’, privo di figurazione metaforica. – ne sapemo: ‘ne conosciamo’. Di Cavalcanti, definito «primo amico» a VN 2. 1, restano due sonetti di polemica letteraria riconducibili alle posizioni qui esposte: uno contro Guittone d’Arezzo (Da più a uno face un sollegismo), accusato di inconsistenza scientifica, filosofica e poetica, l’altro contro Guido Orlandi che gli aveva contestato proprio una personificazione di Amore (Di vil matera mi conven parlare). Il coinvolgimento di Cavalcanti è dovuto alla presenza della sua donna nel sonetto di VN 15, spunto per la presente dichiarazione di poetica.←
10 [XXV, 10] so that … crude: “Lest any incompetent feel encouraged.” – lacking awareness … compose: “Without understanding their own compositions.” – in such … meaning: “So that rhetorically adorned words may convey truthful meaning,” devoid of metaphorical figuration. – ne sapemo: “We are aware.” Of Cavalcanti, termed “first friend” at VN 2. 1, two sonnets of literary polemic survive, aligned with these positions: one against Guittone d’Arezzo (Da più a uno face un sollegismo), accused of poetic and philosophical inconsistency, and another against Guido Orlandi, who had challenged his personification of Love (Di vil matera mi conven parlare). Cavalcanti’s inclusion here stems from his lady’s presence in the sonnet of VN 15, prompting this poetic manifesto.←
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1 [XXVI, 1] precedenti parole: ‘rime dei paragrafi precedenti’. – venne … genti: ‘ottenne un tale favore presso tutti’; il lessico è scritturale. – giugnea: ‘veniva’. – onestà: effetto della nobiltà di lei. – sì come esperti: ‘in quanto lo hanno sperimentato di persona’. – mi potrebbono … credesse: ‘potrebbero offrire testimonianza a mio sostegno nei confronti degli increduli’. ←
1 [XXVI, 1] preceding words: “Verses from the earlier paragraphs.” – gained … people: “Won such favor among all”; the diction is scriptural. – approached: “Came.” – propriety: An effect of her nobility. – as those who have experienced it: “For they have witnessed it firsthand.” – might testify … believe: “Could bear witness on my behalf to the skeptical.” ←
2 [XXVI, 2] coronata … d’umiltà: la formulazione risente anche degli attributi mariani. – nulla gloria mostrando: ‘senza manifestare alcun vanto’. – poi che: ‘dopo che’. – femina: ‘donna’. – bellissimi angeli: delle schiere più alte; cfr. il riferimento angelico a VN 1. 9. – maraviglia: ‘miracolo’. – che benedecto … operare!: eco di Salm. 71, 18 «Benedictus Dominus Deus Israel, qui facit mirabilia solus» (“Benedetto il Signore Dio d’Israele, il solo che compie miracoli”; De Robertis). ←
2 [XXVI, 2] coronata … d’umiltà: The formulation also reflects Marian attributes. – nulla gloria mostrando: ‘without displaying any pride’. – poi che: ‘after’. – femina: ‘woman’. – bellissimi angeli: from the highest celestial orders; cf. the angelic reference at VN 1.9. – maraviglia: ‘miracle’. – che benedecto … operare!: Echoes Psalm 71:18 «Benedictus Dominus Deus Israel, qui facit mirabilia solus» (“Blessed be the Lord God of Israel, who alone works wonders”; De Robertis). ←
3 [XXVI, 3] comprendeano: ‘accoglievano’. – che … sospirare: ‘senza dover necessariamente sospirare da subito (nel principio)’. ←
3 [XXVI, 3] comprendeano: ‘received’. – che … sospirare: ‘without being compelled to sigh immediately (nel principio)’. ←
4 [XXVI, 4] mirabili cose: ‘atti miracolosi’; mirabile e derivati tornano più volte nel paragrafo. – virtuosamente: ‘per sua virtù’. – dicere parole: ‘comporre versi’. – acciò che non pur: ‘affinché non solo’. – sensibilemente: ‘direttamente attraverso i loro sensi’. ←
4 [XXVI, 4] mirabili cose: ‘miraculous acts’; mirabile and derivatives recur throughout the paragraph. – virtuosamente: ‘through her virtue’. – dicere parole: ‘compose verses’. – acciò che non pur: ‘so that not only’. – sensibilemente: ‘directly through their senses’. ←
5-7 [XXVI, 5-7] Tanto gentile e tanto onesta pare, sonetto (ABBA ABBA CDE EDC)
5-7 [XXVI, 5-7] Tanto gentile e tanto onesta pare, sonnet (ABBA ABBA CDE EDC)
‘5 [XXVI, 5] Tanto gentile… guardare: La mia donna si manifesta (pare) tanto nobile e piena di decoro (onesta) quando rivolge il suo saluto che la lingua di tutti si ammutolisce per il tremore e gli occhi non osano guardarla.
‘5 [XXVI, 5] Tanto gentile… guardare: My lady appears (pare) so noble and so honorable when she greets others that all tongues fall silent from trembling, and eyes dare not look upon her.
5 Tanto gentile …: sull’incipit e su altri momenti del sonetto si nota il riverbero di Guinizzelli, Io vogli’ del ver (riportato qui in nota a VN 10. 15) 9-10 «Passa per via adorna, e sì gentile / ch’abassa orgoglio a cui dona salute» (De Robertis). – pare: cfr. Guinizzelli, Io vogli’ del ver 3 «più che stella dïana splende e pare» (De Robertis). – tremando: cfr. Cavalcanti, Chi è questa, 2-4 «che fa tremar di chiaritate l’âre / e mena seco Amor, sì che parlare / null’omo pote, ma ciascun sospira?». ←
5 Tanto gentile …: The incipit and other moments in the sonnet show echoes of Guinizzelli’s Io vogli’ del ver (quoted here in the note to VN 10.15) 9-10 «Passa per via adorna, e sì gentile / ch’abassa orgoglio a cui dona salute» (De Robertis). – pare: cf. Guinizzelli, Io vogli’ del ver 3 «più che stella dïana splende e pare» (De Robertis). – tremando: cf. Cavalcanti, Chi è questa, 2-4 «che fa tremar di chiaritate l’âre / e mena seco Amor, sì che parlare / null’omo pote, ma ciascun sospira?». ←
6 [XXVI, 6] Ella… mostrare: Avanza, mentre sente la propria lode, rivestita di benevolenza (d’umiltà vestuta; vestuta, sicilianismo); e si palesa (par) come creatura scesa dal cielo sulla terra a mostrare la sua natura prodigiosa (benignamente … mostrare, parafr. Gorni).
6 [XXVI, 6] Ella… mostrare: She advances, hearing her own praise, clothed in humility (d’umiltà vestuta; vestuta, a Sicilianism); and appears (par) as a creature descended from heaven to earth to reveal her wondrous nature (benignamente … mostrare, paraphrased by Gorni).
6 vestuta: cfr. la suggestione, fra l’altro, di Coloss. 3, 12 «Induite […] benignitatem, humilitatem, modestiam, patientiam» (“Rivestitevi […] di benignità, di umiltà, di modestia, di pazienza”; De Robertis). – e par che: l’espressione sostituisce un’anteriore variante d’autore credo per aumentare l’oggettività del miracolo. ←
6 vestuta: evokes, among other sources, Col. 3:12 «Induite […] benignitatem, humilitatem, modestiam, patientiam» (“Clothe yourselves […] in kindness, humility, meekness, and patience”; De Robertis). – e par che: This expression replaces an earlier authorial variant credo to heighten the objectivity of the miracle. ←
7 [XXVI, 7] Mostrasi… Sospira: Si mostra talmente bella e leggiadra (piacente) a chi la contempla da conficcare (dà) nel cuore attraverso gli occhi una dolcezza che può comprendere solo chi ne fa diretta esperienza; e si vede bene (par) che dal suo volto (labbia) si muove uno spirito soave, pieno d’amore, che invita l’anima a sospirare’.
7 [XXVI, 7] Mostrasi… Sospira: She appears so beautiful and pleasing (piacente) to her beholder that she strikes (dà) through the eyes into the heart a sweetness only understood by those who experience it directly; and clearly visible (par) from her countenance (labbia) is a gentle spirit, full of love, that bids the soul to sigh’.
7 dà … dolcezza: il verbo dà, che indica un gesto violento (secondo una variante presumibilmente d’autore, la tradizione extravagante del sonetto presenta la lezione fier, ‘ferisce’), e il sostantivo dolcezza, seguito dalla congiunzione che e da una parola in -ore, risentono soprattutto di Cavalcanti (De Robertis): per il primo cfr. almeno Poi che di doglia cor 14. Il paradosso di una ferita che genera dolcezza è ricalcato sul linguaggio mistico. – (i)ntender … prova: cfr. Donne ch’avete 43-44 (VN 10. 22) e nota relativa. – si mova / un spirito: concetto e termini cavalcantiani, cfr. almeno Veggio negli occhi de la donna mia 7-9 «veder mi par de la sua labbia uscire / una sì bella donna, che la mente / comprender no la può» (De Robertis). ←
7 dà … dolcezza: The verb dà, indicating a violent gesture (a presumed authorial variant in the extravagant tradition of the sonnet reads fier, ‘strikes’), and the noun dolcezza, followed by the conjunction che and a word ending in -ore, reflect Cavalcanti’s influence (De Robertis): for the former, cf. at least Poi che di doglia cor 14. The paradox of a wound generating sweetness echoes mystical language. – (i)ntender … prova: cf. Donne ch’avete 43-44 (VN 10. 22) and related note. – si mova / un spirito: a Cavalcantian concept and terminology, cf. at least Veggio negli occhi de la donna mia 7-9 «veder mi par de la sua labbia uscire / una sì bella donna, che la mente / comprender no la può» (De Robertis). ←
8 [XXVI, 8] piano: ‘lineare’. – però: ‘perciò’. – per lei: ‘grazie a lei, per suo tramite’.←
8 [XXVI, 8] piano: ‘straightforward’. – però: ‘therefore’. – per lei: ‘through her’.←
10-13 [XXVI, 10-13] Vede perfectamente ogne salute, sonetto (ABAB ABAB CDE CDE).
10-13 [XXVI, 10-13] Vede perfectamente ogne salute, sonetto (ABAB ABAB CDE CDE).
‘10 [XXVI, 10] Vede… merzede: Chi vede la mia donna fra le altre donne vede in modo perfettamente compiuto ogni tipo di beatitudine (salute, ‘perfezione’ per De Robertis): le sue accompagnatrici devono ringraziare Dio di una grazia singolare (quelle … merzede, parafr. Gorni).
‘10 [XXVI, 10] Vede… merzede: He who sees my lady among other women sees every form of salvation (salute, ‘perfection’ per De Robertis) in perfect completion: her companions must thank God for a singular grace (quelle … merzede, paraph. Gorni).
10 Vede … salute: costruito sull’incipit di Cavalcanti Vedeste, al mio parere, onne valore (De Robertis). ←
10 Vede … salute: modeled on the incipit of Cavalcanti’s Vedeste, al mio parere, onne valore (De Robertis). ←
11 E sua… fede: E la sua bellezza ha un potere tale (tanta virtute) da non provocare nessuna invidia nelle altre donne, anzi le riveste (face andar … vestute, costrutto perifrastico; face, vestute sicilianismi) al pari di lei (seco) di nobiltà (gentilezza), d’amore e di devozione leale (fede).←
11 E sua… fede: And her beauty holds such power (tanta virtute) that it stirs no envy in other women; instead, it clothes them (face andar … vestute, periphrastic construction; face, vestute Sicilianisms) in nobility (gentilezza), love, and loyal devotion (fede) akin to her own.←
12 La vista… onore: Il suo aspetto (vista) rende mansueta ogni creatura (cosa); e non rende bella solo se stessa, ma ogni creatura grazie a lei (per lei) riceve onore.←
12 La vista… onore: Her appearance (vista) gentles every creature (cosa); she not only beautifies herself but ensures every being gains honor through her (per lei).←
13 Ed è… d’amore: E nei suoi gesti (acti) è tanto nobile che nessuno può ricordarsela senza sospirare nella dolcezza d’amore’. ←
13 Ed è… d’amore: And in her gestures (acti) lies such nobility that none can recall her without sighing in love’s sweetness’. ←
14 [XXVI, 14] prima: vv. 1-2. – tra che gente: ‘in mezzo a quali persone’, ossia le donne. – seconda: vv. 3-4. – gratiosa: ‘portatrice di grazia’. – terza: vv. 5-14. ←
14 [XXVI, 14] prima: vv. 1-2. – tra che gente: ‘among which company’, i.e., the women. – seconda: vv. 3-4. – gratiosa: ‘grace-bearing’. – terza: vv. 5-14. ←
15 [XXVI, 15] in tre: rispettivamente vv. 5-8, 9-11, 12-14. – per loro medesime: ‘in rapporto a loro stesse’, ossia la trasformazione da loro percepita. – in loro per altrui: ‘nelle donne percepito da altri’ cioè dall’esterno. – ricordandosi di lei: ‘nel ricordo di lei’.←
15 [XXVI, 15] in tre: respectively vv. 5-8, 9-11, 12-14. – per loro medesime: ‘in relation to themselves’, i.e., the transformation they perceive. – in loro per altrui: ‘within them as perceived by others’. – ricordandosi di lei: ‘in remembering her’.←
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1 [XXVII, 1] Apresso: ‘Dopo’. – di quello … in me: ‘degli effetti provocati allora su di me’. – defectivamente avere parlato: ‘avere composto versi in modo incompleto’. ←
1 [XXVII, 1] Apresso: ‘After’. – di quello … in me: ‘of the effects then wrought upon me’. – defectivamente avere parlato: ‘defectively composed in verse’. ←
2 [XXVII, 2] però: ‘perciò’. – come … operatione: ‘come mi sentivo preparato a ricevere l’effetto della sua azione’. Disposto è termine della filosofia scolastica che indica il momento propizio per il passaggio da uno stato di potenza a quello di atto; cfr. l’ultimo verso purgatoriale «puro e disposto a salire a le stelle» (Gorni). – in brevitade: ‘nello spazio ridotto’. ←
2 [XXVII, 2] però: ‘therefore’. – come … operatione: ‘how I felt prepared to receive the effect of its operation’. Disposto is a Scholastic term denoting readiness for the transition from potentiality to actuality; cf. the final purgatorial verse «puro e disposto a salire a le stelle» (Gorni). – in brevitade: ‘in brevity’. ←
3-5 [XXVII, 3-5] Sì lungiamente m’à tenuto Amore, canzone (ABBA ABBA (a)CDdCEE per 1).
3-5 [XXVII, 3-5] Sì lungiamente m’à tenuto Amore, canzone (ABBA ABBA (a)CDdCEE per 1).
‘3 Sì lungiamente… core: Da così tanto tempo (lungiamente, gallicismo) Amore mi ha tenuto in suo potere (segnoria) e mi ci ha abituato che, come in principio egli mi risultava aspro (forte), così ora soavemente dimora nel mio cuore.←
‘3 Sì lungiamente… core: For so long has Love held me under his dominion (segnoria) and accustomed me to it that, just as he seemed harsh (forte) at first, now he dwells sweetly in my heart.←
4 [XXVII, 4] Però… salute: Perciò (Però) quando mi svuota di forze (mi tolle …’l valore) al punto che risulta evidente (par) che gli spiriti vitali fuggono via, la mia anima languente (frale) prova tanta dolcezza che la vista vien meno (’l viso ne smore, parafr. Gorni). Poiché (Poi, congiunzione) Amore prende in me tanta forza (virtute) da far parlare i miei spiriti ed essi escono fuori invocando la mia donna, per darmi maggior beatitudine (più salute).
4 [XXVII, 4] Però… salute: Therefore (Però), when he drains me of strength (mi tolle …’l valore) to the point that it appears (par) my vital spirits flee, my frail soul (frale) feels such sweetness that my face pales (’l viso ne smore, paraphr. Gorni). Then (Poi, conjunction), Love gains such power (virtute) in me that my spirits speak and emerge invoking my lady, to grant me greater beatitude (più salute).
4 quando … anima mia: cfr. F. 226, 1-3 «Quando ’l castello fu così imbrasciato / e che·lle guardie fur fuggite via, / alor sì v’entrò entro Cortesia» (De Robertis in Gorni). – li spiriti: di ascendenza cavalcantiana (cfr. L’anima mia vilment’è sbigotita 13 «se vedesse li spirti fuggir via», De Robertis), ma ora portatori di dolcezza.←
4 quando … anima mia: cf. F. 226, 1-3 «Quando ’l castello fu così imbrasciato / e che·lle guardie fur fuggite via, / alor sì v’entrò entro Cortesia» (De Robertis in Gorni). – li spiriti: of Cavalcantian origin (cf. L’anima mia vilment’è sbigotita 13 «se vedesse li spirti fuggir via», De Robertis), now bearers of sweetness.←
5 Questo… si crede: Questo mi succede quando lei mi vede ed è una dolcezza tale (cosa umil, parafr. De Robertis) da risultare incredibile’. ←
5 Questo… si crede: This occurs when she gazes upon me, a humility so sweet (cosa umil, paraphr. De Robertis) as to seem unbelievable’. ←
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1 [XXVIII, 1] Quomodo … gentium: ‘Come giace deserta la città popolosa! Padrona delle nazioni, è diventata come una vedova’. La citazione dell’incipit delle Lamentationes di Geremia sulla caduta di Gerusalemme, già poste esplicitamente come modello dell’avvio del sonetto O voi che per la via d’Amor (VN 2. 14 e 18), è un topos ricorrente nella cultura medievale, non solo per essere lettura del Giovedì santo ma anche per la sua presenza nel genere dei compianti (per esempio l’Elegia di Arrigo da Settimello composta nel 1193) e nelle lettere ufficiali di carattere politico composte secondo le normative dell’ars dictaminis (Dante inizierà con questo medesimo versetto il perduto – o mai composto? – scritto citato al c. 8 e la Epistola 11 ai cardinali d’Italia del 1314). – era nel proponimento: ‘ero nella fase di progettazione’. – chiamòe: con epitesi di -e. – gloriare: ‘godere della gloria eterna’. – Regina … beata: la milizia santa di Beatrice sotto l’insegna della Vergine troverà compimento a Pd. 31-32. – Beatrice beata: la paronomasia mette in luce il nuovo stato della gentilissima che oltre a dare la beatitudine, la riceve. L’espressione torna in Cv. 2, 2, 1 «Beatrice beata che vive in cielo colli angeli e in terra colla mia anima» e 2, 8, 4 [2, 8, 7]. ←
1 [XXVIII, 1] Quomodo … gentium: ‘How lonely sits the city once full of people! She who was great among the nations has become like a widow’. The citation from the incipit of Jeremiah’s Lamentationes on Jerusalem’s fall, previously modeled in the sonnet O voi che per la via d’Amor (VN 2. 14 and 18), is a medieval topos, recurring not only in Holy Thursday liturgy but also in lamentation genres (e.g., Arrigo da Settimello’s 1193 Elegia) and political epistles composed via ars dictaminis (Dante would later use this same verse to open his lost – or unwritten? – treatise cited in c. 8 and Epistle 11 to the Italian cardinals of 1314). – era nel proponimento: ‘I was in the planning stage’. – chiamòe: with epithetic -e. – gloriare: ‘to rejoice in eternal glory’. – Regina … beata: Beatrice’s holy host under the Virgin’s banner culminates in Par. 31-32. – Beatrice beata: The paronomasia highlights the gentilissima’s new state, both bestowing and receiving beatitude. The phrase recurs in Cv. 2, 2, 1 «Beatrice beata who lives in heaven with angels and on earth with my soul» and 2, 8, 4 [2, 8, 7]. ←
2 [XXVIII, 2] avegna che … a presente: ‘benché sarebbe probabilmente bene adesso’. – partita: ‘distacco’. La censura sul termine morte, mai utilizzato in questo paragrafo, e l’indicazione di una salita al cielo di Beatrice (Li occhi dolenti 12-14, 15-28, 29-31 = VN 20. 9-11: Gorni, cfr. qui Introduzione, XV-XIX) lasciano ipotizzare nella costruzione dell’episodio, più che reminiscenze agiografiche dove la morte del santo deve essere narrata, un influsso mariano, quasi una ascensione al cielo opportunamente taciuta (ma le ragioni addotte nei successivi commi, come si vedrà, sono piuttosto misteriose. Cfr. per analogia, in Cv. 2, 1, 5, l’interpretazione morale della trasfigurazione di Cristo che volle come testimoni solo tre dei dodici apostoli: «a le secretissime cose noi dovemo avere poca compagnia»). – non è … proposito: ‘non rientra nel proposito qui indicato’. – nel proemio: VN 1. 1; forse perché l’evento doloroso e le parole in prosa o in versi che lo trattano sono state escluse dal «libro della memoria»; la mancata registrazione memoriale potrebbe anche essere segno di un’esperienza mistica (Colombo). – posto che: ‘supposto che’. – non sarebbe … di ciò: per l’insufficienza espressiva in rapporto all’evento ineffabile cfr. Negli occhi porta 12-14 (VN 12. 4), e i due sonetti di VN 17. – convenevole: ‘opportuno’. – converrebbe … medesimo: ‘dovrei inevitabilmente elogiare me stesso’ per essere riuscito a dire ciò che non è possibile dire. – al postutto … lo fa: ‘in fin dei conti motivo di rimprovero per chi lo fa’, in quanto svela presunzione e cattiva coscienza, cfr. Cv. 1, 2, 1-5 [1, 2, 2-11]. – però … chiosatore: ‘perciò lascio una simile trattazione ad altri commentatori’. ←
2 [XXVIII, 2] avegna che … a presente: ‘though it might well be fitting now’. – partita: ‘departure’. The avoidance of the term morte, never used here, and the implication of Beatrice’s celestial ascent (Li occhi dolenti 12-14, 15-28, 29-31 = VN 20. 9-11: Gorni; cf. Introduction, XV-XIX) suggest Marian influences (an assumption into heaven) rather than hagiographic death narratives (though the reasons given remain obscure. Cf. Cv. 2, 1, 5 on Christ’s Transfiguration witnessed only by three apostles: «for most secret matters, few companions suffice»). – non è … proposito: ‘lies beyond the scope of this work’. – nel proemio: VN 1. 1; perhaps because the dolorous event and its verse or prose treatments were excluded from the «book of memory» – an omission possibly signaling mystical experience (Colombo). – posto che: ‘granted that’. – non sarebbe … di ciò: cf. Negli occhi porta 12-14 (VN 12. 4) and VN 17’s sonnets on ineffability. – convenevole: ‘appropriate’. – converrebbe … medesimo: ‘would necessarily entail praising myself’ for articulating the inexpressible. – al postutto … lo fa: ‘ultimately merits reproach for those who attempt it», as revealing presumption (cf. Cv. 1, 2, 1-5 [1, 2, 2-11]). – però … chiosatore: ‘thus I leave such discourse to other commentators’. ←
3 [XXVIII, 3] però che: ‘poiché’. – à preso luogo: ‘è comparso’ a VN 1. 2, 12, 19; 2. 11; 14. 1. – pare che: ‘è evidente che’. – molto luogo: ‘ampio spazio’. – convenesi … convenirsi: ‘è opportuno parlarne in breve, in quanto risulta coerente al mio proposito’. – n’asegnerò … ragione: ‘darò qualche spiegazione’. ←
3 [XXVIII, 3] però che: ‘since’. – à preso luogo: ‘has appeared’ at VN 1. 2, 12, 19; 2. 11; 14. 1. – pare che: ‘it is evident that’. – molto luogo: ‘ample space’. – convenesi … convenirsi: ‘it is fitting to treat briefly, as befits my purpose’. – n’asegnerò … ragione: ‘I shall provide some explanation’. ←
4 [XXIX, 1] l’usanza d’Arabia … di Siria: le notizie sui calendari arabo e siriano si basano sul Liber de aggregationibus stellarum di Alfragano (IX secolo), comune manuale di astronomia. – ivi: in Siria. – a noi è: ‘per noi equivale a’. – l’usanza nostra: il calendario cristiano. – inditione: ciclo di quindici anni, usato nel Medioevo come riferimento nei computi cronologici, ma qui adottato per indicare l’era cristiana (gli «anni Domini» subito citati). – perfecto numero: il dieci, limite oltre il quale i numeri procedono solo alterandolo mediante l’aggiunta delle altre unità (Cv. 2, 14, 2 [2, 14, 3]). Inoltre può essere scomposto come 3 x 3 + 1, simbolo di Dio uno e trino. – centinaio: ‘secolo’. – in questo … posta: ‘fu messa al mondo’. – fue delli cristiani: ‘appartenne agli anni dell’era cristiana’. La data relativa all’era cristiana risultante dalla riduzione delle date incentrate sul nove sopra elencate è la prima ora del tramonto dell’8 giugno 1290. Nulla garantisce la storicità o l’esattezza di tale data. ←
4 [XXIX, 1] the custom of Arabia … of Syria: The information on Arab and Syrian calendars derives from Alfragano’s (9th century) Liber de aggregationibus stellarum, a standard astronomical manual. – ivi: in Syria. – a noi è: ‘for us corresponds to’. – l’usanza nostra: the Christian calendar. – indition: a fifteen-year cycle used in medieval chronology, here adopted to indicate the Christian era (the subsequent reference to «anni Domini»). – perfect number: ten, the limit beyond which numbers proceed only by altering it through the addition of other units (Cv. 2, 14, 2 [2, 14, 3]). It can also be decomposed as 3 x 3 + 1, symbolizing the one and triune God. – century. – in questo … posta: ‘was brought into the world’. – fue delli cristiani: ‘belonged to the years of the Christian era’. The date derived from the nine-centered chronology above corresponds to the first hour after sunset on June 8, 1290. No evidence confirms the historicity or accuracy of this date. ←
5 [XXIX, 2] questa: esposta nel periodo successivo. – Con ciò sia cosa che: ‘Dal momento che’. – Tholomeo … cristiana veritade: la cosmologia di Tolomeo accolta dalla Chiesa cristiana. – nove … si muovono: i nove cieli mobili per impulso del nono, il Primo mobile (cfr. Cv. 2, 3, 3-10 [2, 3, 5-18]). – astrologa: ‘degli astronomi’. – adoperino … insieme: ‘esercitano influsso qui sulla terra (qua giù) in base ai loro reciproci rapporti (abitudine)’. – dare … insieme: ‘fare comprendere che nel momento del concepimento di lei i nove cieli si trovavano (s’avevano) nella più completa armonia reciproca’. ←
5 [XXIX, 2] questa: expounded in the following passage. – Con ciò sia cosa che: ‘Given that’. – Ptolemy … Christian truth: The Ptolemaic cosmology embraced by the Christian Church. – nine … move: the nine mobile heavens propelled by the ninth, the Primum Mobile (cf. Cv. 2, 3, 3-10 [2, 3, 5-18]). – astrologers. – adoperino … insieme: ‘exert influence here below according to their reciprocal relationships (abitudine)’. – dare … insieme: ‘to demonstrate that at the moment of her conception, the nine heavens were in perfect mutual harmony’. ←
6 [XXIX, 3] secondo la infallibile veritade: ‘secondo la verità divina’, formula filosofica che qui introduce un procedimento analogico con scopo dimostrativo sul modello della speculazione teologica agostiniano-bonaventuriana (Mazzoni 1965 e Corti 1993). – per similitudine dico: ‘parlo per analogia’, per similitudine di rapporti. Il sillogismo che segue vuole mostrare per via analogica fra numeri (che hanno realtà ontologica) che il 3-Trinità, di per sé fattore dei miracoli (3 x 3 = 9), è radice di 9-Beatrice e che quindi Beatrice è un miracolo. Cfr. Mon. 2, 4, 1 «sicut dicit Thomas in tertio suo contra Gentiles, miraculum est quod preter ordinem in rebus communiter institutum divinitus fit» (“come sostiene Tommaso nel suo terzo libro Contro i Gentili, miracolo è ciò che avviene per volontà divina al di fuori dell’ordine consueto stabilito nelle cose”). – Trinitade: Beatrice è emanazione diretta della Trinità, suo prodotto senza interventi di cause seconde (altra analogia con Cristo), a somiglianza degli angeli: di qui la fondatezza dei termini angelici connessi con Beatrice (Vecce 1992): cfr. VN 1. 9; 17. 2; 23. 1-3. ←
6 [XXIX, 3] according to infallible truth: ‘according to divine truth’, a philosophical formula introducing an analogical demonstration modeled on Augustinian-Bonaventuran theological speculation (Mazzoni 1965 and Corti 1993). – by similitude I say: ‘I speak through analogy’. The ensuing syllogism aims to show analogically through numbers (which possess ontological reality) that the 3-Trinity, inherently the source of miracles (3 x 3 = 9), is the root of 9-Beatrice, thus proving Beatrice herself a miracle. Cf. Mon. 2, 4, 1: «sicut dicit Thomas in tertio suo contra Gentiles, miraculum est quod preter ordinem in rebus communiter institutum divinitus fit» (“as Thomas states in his third book Contra Gentiles, a miracle is that which occurs divinely outside the commonly established order of things”). – Trinity: Beatrice is a direct emanation of the Trinity, produced without secondary causes (another analogy with Christ), akin to angels: hence the legitimacy of angelic terms associated with Beatrice (Vecce 1992): cf. VN 1. 9; 17. 2; 23. 1-3. ←
7 [XXIX, 4] più sottile persona … ragione: la precisazione, se non è generica, potrebbe adombrare un dissenso da interpretazioni che per eccesso di sottigliezza si allontanano da quella autorizzata dal fedele di Beatrice (la sottigliansa è il peccato capitale rinfacciato a Guinizzelli e a Cavalcanti rispettivamente da Bonagiunta Orbicciani e da Guido Orlandi): potrebbe forse alludere a Guido Cavalcanti? ←
7 [XXIX, 4] più sottile persona … ragione: This clarification, if not generic, might hint at a disagreement with interpretations that, through excessive subtlety (sottigliansa), deviate from the one authorized by Beatrice's devotee. The term sottigliansa (hyper-subtlety) denotes the cardinal sin reproached to Guinizzelli and Cavalcanti by Bonagiunta Orbicciani and Guido Orlandi respectively. Could this perhaps allude to Guido Cavalcanti? ←
8 [XXX, 1] Poi che … secolo: ‘Dopo che Beatrice si allontanò da questo mondo’. – lagrimando … cittade: l’atteggiamento ricalca quello di Geremia nel proemio delle Lamentationes: «factum est postquam in captivitatem redactus est Israel et Ierusalem deserta est, sedit Ieremias propheta flens et planxit lamentatione hac in Ierusalem et amaro animo suspirans et eiulans dixit» (“[opera] compiuta dopo che Israele fu ridotta in schiavitù e Gerusalemme fu abbandonata, si sedette il profeta Geremia piangendo e gemette su Gerusalemme con questa lamentazione e sospirando e urlando con animo amaro disse”; Marigo in Gorni). – alli principi della terra: i destinatari dello scritto con l’incipit latino di Geremia possono essere o i principali esponenti della città (terra), come credo probabile, o i potenti della terra; nel secondo caso, potrebbe trattarsi, più che di un testo pensato per un effettivo invio, di una esercitazione sul modello dei dictamina proposti nelle scuole di retorica e indirizzata ai reggitori del mondo come destinatari fittizi allo scopo di sperimentare uno stile elaborato. Infatti «la Vita Nova è opera tutta tenacemente municipale, e l’escursione verso l’esterno è rappresentata non dai principi, ma semmai dai peregrini (VN 29) di passaggio per la città, quasi ambasciatori al mondo della sua afflizione» (Gorni). – cominciamento: ‘esordio, incipit’. – Quomodo: cfr. sopra c. 1. – allegato: ‘riportato’. ←
8 [XXX, 1] Poi che … secolo: ‘After Beatrice departed from this world’. – lagrimando … cittade: The attitude mirrors that of Jeremiah in the prologue of the Lamentations: «factum est postquam in captivitatem redactus est Israel et Ierusalem deserta est, sedit Ieremias propheta flens et planxit lamentatione hac in Ierusalem et amaro animo suspirans et eiulans dixit» (“[a work] completed after Israel was reduced to captivity and Jerusalem abandoned, the prophet Jeremiah sat weeping and lamented over Jerusalem with this lamentation, sighing and wailing with bitter spirit”; Marigo in Gorni). – alli principi della terra: The recipients of the Latin incipit from Jeremiah could be either the leading figures of the city (terra), as seems likely, or the powerful of the earth. In the latter case, this might represent less an actual missive than a rhetorical exercise modeled on the dictamina (composition exercises) of medieval schools, addressed fictitiously to world rulers to experiment with an elevated style. Indeed, «the Vita Nova is an intensely municipal work, and its outward excursion is represented not by principi (princes), but rather by the peregrini (pilgrims; VN 29) passing through the city, as if ambassadors to the world of its grief» (Gorni). – cominciamento: ‘proem, incipit’. – Quomodo: See c. 1 above. – allegato: ‘quoted’. ←
9 [XXX, 2] di ciò ch(e): ‘del fatto che’. – scrivo: ‘trascrivo’ dal libro della memoria. – parole: resta incerto se lo scritto in oggetto, redatto in latino, fosse un’epistola oppure un testo poetico, secondo quanto implicherebbe l’interpretazione di parole come ‘testo poetico’, cfr. VN 1. 1. – escusomene, però che: ‘ne offro una mia scusante, poiché’. – dal principio: ‘fin dall’inizio’, dalla ideazione della VN. – per volgare: ‘in lingua volgare’. – fuori dello mio intendimento: l’inserimento di un testo poetico latino entro un contesto in volgare è avvertito come incongrua stili mutatio anche dalle poetrie medievali. ←
9 [XXX, 2] di ciò ch(e): ‘regarding the fact that’. – scrivo: ‘transcribe’ from the book of memory. – parole: It remains uncertain whether the Latin text in question was an epistle or a poetic work, as implied by interpreting parole as ‘verses’ (cf. VN 1. 1). – escusomene, però che: ‘I offer an apology for this, since’. – dal principio: ‘from the very beginning’ of the VN’s conception. – per volgare: ‘in the vernacular’. – fuori dello mio intendimento: The insertion of a Latin poetic text within a vernacular framework is perceived as an incongrua stili mutatio (incongruous shift in style) even by medieval poetics. ←
10 [XXX, 3] mio primo amico: Guido Cavalcanti, cfr. VN 2. 1 e 16. 10. – a cui ciò scrivo: ‘al quale destino questo libro’. Ribadisce un’intesa in materia di teoria letteraria fra i due, già menzionata a VN 16. 10, ma potrebbe adombrare ironicamente un distacco definitivo. – li: ‘gli’.←
10 [XXX, 3] mio primo amico: Guido Cavalcanti, cf. VN 2. 1 and 16. 10. – a cui ciò scrivo: ‘to whom I dedicate this book’. Reaffirms a shared literary theory between the two, already mentioned at VN 16. 10, but may ironically foreshadow a definitive rift. – li: ‘him’.←
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1 [XXXI, 1] Poi che: ‘Dopo che’. – alquante parole: ‘un certo numero di rime’. – però: ‘perciò’. – per cui … mia: ‘per la quale un così intenso dolore distruggeva la mia anima’. ←
1 [XXXI, 1] Poi che: ‘After’. – alquante parole: ‘a certain number of verses’. – però: ‘therefore’. – per cui … mia: ‘through which such intense grief was destroying my soul’. ←
2 [XXXI, 2] acciò che: ‘affinché’. – paia … fine: ‘risulti dopo la sua conclusione (fine) essere maggiormente desolata’. – scriva: ‘trascriva’. ←
2 [XXXI, 2] acciò che: ‘so that’. – paia … fine: ‘appear even more desolate after its conclusion (fine)’. – scriva: ‘transcribe’. ←
3 [XXXI, 3] cattivella: ‘misera’, diminutivo con valore affettivo, come libello di VN 1. 1; potrebbe essere denominazione d’autore come per la «montanina mia canzon» (Amor, da che conven pur ch’io mi doglia 76) e per «Contra-li-erranti» (Le dolci rime d’amor 141 in Cv. 4) (Gorni). Vale anche come contrassegno stilistico del genere luttuoso, elegiaco, cfr. nel congedo, c. 17, «Pietosa mia canzone». – prima: vv. 1-14. – seconda: vv.15-70. – pietosamente: ‘con intensa compassione’. – terza: vv. 71-76. ←
3 [XXXI, 3] cattivella: 'wretched one', a diminutive with affective value, akin to libello in VN 1.1; it could function as an authorial designation like «montanina mia canzon» (Amor, da che conven pur ch’io mi doglia 76) and «Contra-li-erranti» (Le dolci rime d’amor 141 in Cv. 4) (Gorni). It also serves as a stylistic marker of the elegiac, mournful genre, cf. in the envoy (c. 17), «Pietosa mia canzone». – prima: vv. 1-14. – seconda: vv.15-70. – pietosamente: 'with profound compassion'. – terza: vv. 71-76. ←
4 [XXXI, 4] la prima … in tre: vv. 1-6, 7-11, 12-14. – a cui voglio dire: ‘a chi intendo rivolgermi’. – di cui: ‘di chi’. ←
4 [XXXI, 4] la prima … in tre: vv. 1-6, 7-11, 12-14. – a cui voglio dire: 'to whom I intend to address'. – di cui: 'of whom'. ←
5 [XXXI, 5] due parti: vv. 15-28, 29-70. – per che … fue: ‘per la quale ci fu sottratta’. ←
5 [XXXI, 5] due parti: vv. 15-28, 29-70. – per che … fue: 'through which she was taken from us'. ←
6 [XXXI, 6] in tre: vv. 29-37, 38-42, 43-70. ←
6 [XXXI, 6] in tre: vv. 29-37, 38-42, 43-70. ←
7 [XXXI, 7] designandole: ‘indicando alla canzone’. – steasi con loro: dipende da designandole, ‘che si trattenga con loro’. ←
7 [XXXI, 7] designandole: 'directing the canzone'. – steasi con loro: depends on designandole, 'that it remain with them'. ←
8-17 [XXXI, 8-17] Gli occhi dolenti per pietà del core, canzone (ABC ABC CDEeDEFF per 5 e congedo XYyZZY. Rime siciliane: 8 vivea : 11 sia; 9 voi : 10 altrui; 31 degno : 34 benigno; 59 audisse : 62 sapesse : 63 volesse. Rime guittoniane: 10 altrui : 12 poi; 34 benigno : 35 ingegno).
8-17 [XXXI, 8-17] Gli occhi dolenti per pietà del core, canzone (ABC ABC CDEeDEFF for 5 stanzas and envoy XYyZZY. Sicilian rhymes: 8 vivea : 11 sia; 9 voi : 10 altrui; 31 degno : 34 benigno; 59 audisse : 62 sapesse : 63 volesse. Guittonian rhymes: 10 altrui : 12 poi; 34 benigno : 35 ingegno).
8-9 [XXXI, 8-9] (st. 1)
8-9 [XXXI, 8-9] (st. 1)
‘8 [XXXI, 8] Gli occhi… guai: Gli occhi dolenti per compassione del cuore hanno scontato la pena delle lacrime, al punto che, come sopraffatti (per vinti) hanno cessato ormai di piangere (son rimasi omai, parafr. Gorni). Dunque, se voglio sfogare il dolore che a poco a poco mi conduce a morte, devo inevitabilmente (convenemi) parlare emettendo lamenti (traendo guai).
‘8 [XXXI, 8] Gli occhi… guai: Eyes grieving in pity for the heart have paid the penalty of tears to such extent that, being overwhelmed (per vinti), they have now ceased weeping (son rimasi omai, paraphr. Gorni). Thus, if I wish to vent the sorrow that gradually leads me to death, I must perforce (convenemi) speak through lamentations (traendo guai).
8 son rimasi: «regge, per zeugma, di lagrimar del v. 2» (Gorni). – traendo guai: cfr. nota a VN 14. 23. ←
8 son rimasi: «governs, via zeugma, di lagrimar from v. 2» (Gorni). – traendo guai: cf. note to VN 14.23. ←
9 E perché… dolente: E poiché ricordo di aver volentieri parlato, donne gentili, con voi della mia donna, mentre era in vita, non voglio parlare ad altri che ai cuori nobili che dimorano in donne. E dirò (dicerò) di lei piangendo, visto che se n’è andata (gita) al cielo improvvisamente, e ha lasciato con me Amore dolente.’ ←
9 E perché… dolente: And since I recall having gladly spoken to you, noble ladies, of my lady while she lived, I will address none but noble hearts dwelling in women. And I shall speak (dicerò) of her in tears, for she has departed (gita) suddenly to heaven, leaving Love sorrowful with me.’ ←
10 [XXXI, 10] (st. 2)
10 [XXXI, 10] (st. 2)
‘10 [XXXI, 10] Ita… gentil cosa: Beatrice è andata (Ita) nell’alto dei cieli, nel regno dove gli angeli godono la beatitudine (pace), e dimora con loro e ha lasciato voi, donne. Non ce l’hanno tolta alterazioni fisiologiche (qualità di gelo / né di calore), come hanno invece sottratto (face, verbo vicario) altre donne, ma solo la sua grande bontà (benignitate); infatti (ché) un raggio (luce) della sua umiltà attraversò i (nove) cieli con ascesa tanto irresistibile (con tanta virtute, parafr. Ciccuto) da meravigliare Dio (l’eterno Sire), al punto che gli venne un dolce desiderio di chiamare a sé una così grande perfezione (tanta salute); e la fece (fella) venire a sé da quaggiù, perché vedeva che questa vita misera (noiosa) non era degna di una creatura tanto nobile.’
‘10 [XXXI, 10] Ita… gentil cosa: Beatrice has ascended (Ita) to the highest heavens, into the realm where angels partake in beatific peace (pace), and now dwells among them, having left you behind, noble ladies. She was not claimed by humoral imbalances (qualità di gelo / né di calore), as has befallen other women, but rather by her transcendent goodness (benignitate). For a radiant emanation (luce) of her humility pierced through the celestial spheres with such irresistible force (con tanta virtute, paraphrased by Ciccuto) that it stirred wonder in the Eternal Lord (l’eterno Sire), Who in sweet longing summoned such perfection (tanta salute) unto Himself. Thus did He call her from this wretched earthly existence (noiosa), deeming mortal life unworthy of so noble a creature.’
10 reame: indica specificamente l’Empireo. – qualità di gelo / né di calore: allusione alla teoria degli umori corporei e degli stati fisiologici secondo la medicina del tempo. – come l’altre: forte l’analogia con la Vergine, assunta al cielo senza essere soggetta alla corruzione corporea. – vita … non era degna: espressione paolina (Ebr. 11, 38) riferita ai Profeti, ai campioni e ai martiri della fede (Scherillo in De Robertis). ←
10 reame: specifically denotes the Empyrean. – qualità di gelo / né di calore: alludes to humoral theory and physiological states in medieval medicine. – come l’altre: evokes parallels with the Virgin Mary’s Assumption, free from corporeal decay. – vita … non era degna: Pauline phrasing (Ebr. 11:38) originally describing prophets and martyrs (Scherillo in De Robertis). ←
11-12 [XXXI, 11-12] (st. 3)
11-12 [XXXI, 11-12] (st. 3)
‘11 [XXXI, 11] Partissi… doglia: La sua anima nobile si allontanò dal suo bel corpo (persona), e si trova in tanta gloria celeste nel luogo degno di lei! Chi non la piange, quando parla di lei morta, ha un cuore di pietra tanto malvagio e ignobile da impedirvi l’ingresso (entrar no i puote) a qualsiasi spirito benigno. Negli uomini non nobili (cor villan) non esiste un ingegno così alto da riuscire ad avere di lei adeguato concetto, perciò (però) non provano un dolore capace di far piangere:
‘11 [XXXI, 11] Partissi… doglia: Her noble soul departed her fair form (persona), now glorified in that realm worthy of her. Whoever refrains from weeping at mention of her death possesses a heart so base and ignoble (cor villan) as to repel all virtuous spirits. Those of vulgar mind lack the intellectual capacity to conceive her true worth, hence feel no grief profound enough to elicit tears:
11 piena di gratia: altro segnale mariano. ←
11 piena di gratia: another Marian allusion. ←
12 [XXXI, 12] ma ven… tolta: ma a chi considera (vede nel pensero) di che qualità lei fu e in che modo ci è stata tolta, viene afflizione (tristitia) e voglia di sospirare e di consumarsi di pianto.’
12 [XXXI, 12] ma ven… tolta: But whoever contemplates her peerless nature and sudden removal is stricken with anguished sorrow (tristitia), compelled to sigh and dissolve into tears.’
12 tristitia: indica afflizione e angoscia fisiche e insieme morali. ←
12 tristitia: denotes both physical and spiritual affliction. ←
13-14 [XXXI, 13-14] (st. 4)
13-14 [XXXI, 13-14] (st. 4)
‘13 Dànnomi… viso: I sospiri mi provocano intensamente (forte) angoscia, quando il pensiero doloroso (grave) mi fa ricordare quella che ha separato da me il mio cuore (m’à ’l cor diviso, parafr. Gorni); e spesso, pensando alla morte, me ne viene un desiderio tanto soave da trasformare il colore del mio viso.←
‘13 Dànnomi… viso: Sighs torment me grievously when sorrowful remembrance recalls her who severed my heart from me (m’à ’l cor diviso, paraphrased by Gorni). Often, brooding on death brings such sweet longing that my countenance alters.←
14 [XXXI, 14] E quando… conforta: E quando m’accade, pensando a lei, di figurarmela nella mente con forte intensità (quando ’l ’maginar mi ven ben fiso, parafr. Gorni), mi assale d’ogni parte una così gran sofferenza che torno in me stesso per il dolore provato; e divento tale (sì facto divento) che la vergogna mi tiene lontano da tutti. Poi, piangendo, nel mio lamento invoco solo Beatrice e dico: «Sei davvero morta?». E mentre la invoco, mi conforto (mi conforta, prima persona sing. per Gorni).’
14 [XXXI, 14] E quando… conforta: When her image fixes itself intensely in my mind, such agony envelops me that I withdraw into myself, transformed (sì facto divento) by shame that keeps me from all company. Then, weeping, I invoke Beatrice alone in my lament: "Art thou truly dead?" And in this invocation, I find solace (mi conforta, first-person singular per Gorni).’
14 mi conforta, prima persona sing. per Gorni; oppure terza persona sing. ‘Beatrice mi conforta’ sempre mediante il suo solo nome. ←
14 mi conforta: first-person singular according to Gorni; alternatively third-person singular: ‘Beatrice comforts me’ through the mere utterance of her name. ←
15-16 [XXXI, 15-16] (st. 5)
15-16 [XXXI, 15-16] (st. 5)
‘15 Pianger… sapesse: Il pianto doloroso e i sospiri angosciosi mi distruggono il cuore ogni volta che (ovunque) mi trovo solo, tanto che ne proverebbe rincrescimento (ché·nne ’ncrescerebbe) chi mi udisse; e la qualità della mia vita, dopo che la mia donna è passata all’altra vita (secol novo), nessuna lingua potrebbe (sapesse) dire.←
‘15 Pianger… sapesse: Mournful weeping and anguished sighs destroy my heart wherever I find myself alone, to such an extent that anyone hearing me would feel compassion (ché·nne ’ncrescerebbe). The nature of my existence, after my lady has passed to the new realm (secol novo), defies all mortal speech.
16 [XXXI, 16] E però… merzede: E perciò, donne mie, se anche volessi, non saprei dirvi adeguatamente quello che io sono, tanto mi tormenta (fa travagliar) la mia aspra condizione (acerba vita); la quale ha così perso pregio (sì ’nvilita) che tutti palesemente mi abbandonano (ogn’om par … t’abandono») vedendo il mio aspetto (labbia) perdere il colorito (tramortita). Ma quale sia il mio vero stato, lo vede la mia donna, e io ne spero ancora da lei una ricompensa.’
16 [XXXI, 16] E però… merzede: Therefore, noble ladies, even if I wished, I could not adequately convey what I have become, so fiercely does my bitter fate (acerba vita) torment me (fa travagliar). My life has grown so debased (sì ’nvilita) that all visibly shun me, seeing my countenance (labbia) drained of vitality (tramortita). Yet my true state is known to my lady, and from her alone I still hope for grace (merzede).’
16 vita … sì ’nvilita: probabilmente da collegare a Cavalcanti I’ vegno ’l giorno 2 «e trovoti pensar troppo vilmente» e 7 «per la vil tua vita» (De Robertis e Gorni). ←
16 vita … sì ’nvilita: Likely connected to Cavalcanti’s I’ vegno ’l giorno 2 («e trovoti pensar troppo vilmente») and 7 («per la vil tua vita»; De Robertis and Gorni). ←
17 [XXXI, 17] (congedo)
17 [XXXI, 17] (envoi)
‘17 [XXXI, 17] Pietosa… elle: Canzone mia dolente (Pietosa), ora piangi, e recati nuovamente in visita (ritruova) a quelle donne e donzelle alle quali le canzoni tue sorelle solevano (erano usate) portare letizia; e tu, che sei figlia di Afflizione (Tristitia), va’ sconsolata a stare con loro.’
‘17 [XXXI, 17] Pietosa… elle: Sorrowful (Pietosa) canzone of mine, now go weeping and revisit (ritruova) those ladies and maidens to whom your sister poems (sorelle) once brought joy. You, born of Sorrow (Tristitia), go disconsolate to dwell among them.’
17 sorelle: la metafora di parentela fra rime di un medesimo autore compare anche in altri versi danteschi (Rime 25, 73; 63, 13; 84, 2 e 11; 85, 4) e, a proposito di Amor che ne la mente mi ragiona 74, viene così giustificata (Cv. 3, 9, 4): «Per similitudine dico ‘sorella’; ché, sì come sorella è detta quella femmina che da uno medesimo generante è generata, così puote l’uomo dire ‘sorella’ dell’opera che da uno medesimo operante è operata: ché la nostra operazione in alcuno modo è generazione». ←
17 sorelle: The metaphor of kinship among poems by the same author recurs in Dante’s Poems (25, 73; 63, 13; 84, 2 and 11; 85, 4). Regarding Amor che ne la mente mi ragiona 74, he justifies this in Convivio 3, 9, 4: «By analogy, I say ‘sister,’ for as a sister is a woman begotten by the same progenitor, so may a man call ‘sister’ a work produced by the same creator: for our creative acts are in some manner a generation». ←
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1 [XXXII, 1] Poi che: ‘Dopo che’. – si venne: ‘se ne venne’, forma rafforzata. – li gradi dell’amistade: enunciati nella relativa trattatistica medievale. – dopo lo primo: ossia dopo Guido Cavalcanti. – tanto distrecto … gloriosa: ‘così prossimo in consanguineità a Beatrice assurta in gloria’. – nullo … era: ‘nessuno le era parente più stretto’, un fratello, come preciserà VN 22. 4. Dovrebbe trattarsi di Manetto, dedicatario di un sonetto cavalcantiano Guata, Manetto, quella scrignutuzza che rovescia parodicamente le immagini delle donne gentili dantesche (cfr. Postfazione). ←
1 [XXXII, 1] Poi che: ‘After’. – li gradi dell’amistade: Articulated in medieval treatises on friendship. – dopo lo primo: i.e., after Guido Cavalcanti. – tanto distrecto … gloriosa: ‘so closely related by blood to Beatrice now glorified’. – nullo … era: ‘No closer kinsman remained to her’, likely her brother Manetto, addressee of Cavalcanti’s sonnet Guata, Manetto, quella scrignutuzza, which parodically inverts Dante’s images of noble ladies (see Postfazione). ←
2 [XXXII, 2] dovessi dire: ‘dicessi’, dovere fraseologico. – simulava sue parole: ‘parlava dissimulando’. – acciò che paresse: ‘perché risultasse’. – cortamente: ‘in poco tempo’, innovazione rispetto a certamente di Barbi. – dicea solamente … benedecta: ‘si riferiva esclusivamente a Beatrice benedetta’. – dissi … prego: ‘accettai di esaudire la sua richiesta’. ←
2 [XXXII, 2] simulava sue parole: ‘spoke with dissimulation’. – acciò che paresse: ‘so that it might seem’. – cortamente: ‘briefly’ (innovative reading vs. Barbi’s certamente). – dicea solamente … benedecta: ‘referred solely to the blessed Beatrice’. – dissi … prego: ‘I agreed to fulfill his request’. ←
3 [XXXII, 3] mi lamentasse: indica il genere del lamento, fondato sempre su Geremia, cfr. nota a VN 19. 1. – per lui: ‘per soddisfarlo’ oppure ‘a nome suo’. – dissi: ‘composi’. ←
3 [XXXII, 3] mi lamentasse: Indicates the genre of lamentation, consistently rooted in Jeremiah; cfr. note to VN 19. 1. – per lui: ‘to satisfy him’ or ‘on his behalf’. – dissi: ‘composed’. ←
4 [XXXII, 4] prima: vv. 1-2. – fedeli d’Amore: cfr. VN 1. 20 (fedeli = competenti in poesia = cuori gentili). – m’intendano: ‘mi ascoltino’. – seconda: vv. 3-14. ←
4 [XXXII, 4] prima: vv. 1-2. – fedeli d’Amore: cfr. VN 1. 20 (faithful = skilled in poetry = noble hearts). – m’intendano: ‘listen to me’. – seconda: vv. 3-14. ←
5-6 [XXXII, 5-6] Venite a ’ntender li sospiri miei, sonetto (ABBA ABBA CDE DCE).
5-6 [XXXII, 5-6] Venite a ’ntender li sospiri miei, sonnet (ABBA ABBA CDE DCE).
‘5 Venite… piangendo lei: O cuori gentili, venite ad ascoltare i miei sospiri, perché Pietà lo richiede: essi, sconsolati, escono fuori, e se non ci fossero, morirei di dolore; infatti (però che) sarebbero condannati a piangere (rei … di pianger), molto più di quanto non vorrei, ahimè (lasso), la donna mia così da sfogare il cuore, a forza di piangerla.←
‘5 Venite… piangendo lei: O noble hearts, come to understand my sighs, for Pity demands it: they emerge disconsolate, and were they absent, I would die of grief. For they would be condemned to weep (rei … di pianger) far more than I would wish, alas (lasso), my lady, thus venting my heart through relentless tears.←
6 Voi udirete… salute: Voi li sentirete chiamare spesso la mia donna gentile, che è salita alla vita (secol) degna del valore di lei; e li udrete talvolta, in nome (in persona) dell’anima dolente, disprezzare questa condizione (vita) abbandonata dalla sua beatitudine (salute)’.←
6 Voi udirete… salute: You will hear them often call upon my gracious lady, who has ascended to a life (secol) worthy of her merit. At times, you will hear them, speaking as (in persona) the grieving soul, scorn this existence (vita) bereft of her blessed salvation (salute)’.←
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1 [XXXIII, 1] Poi che: ‘Dopo che’. – pensandomi … facto: ‘considerando il valore di colui al quale intendevo offrirlo come se lo avessi scritto appositamente per sua richiesta’. – povero … gloriosa: ‘il favore (servigio) era secondo me (mi parea) estremamente misero (povero … e nudo) per un parente così intimo (distrecta persona) di Beatrice (gloriosa)’. ←
1 [XXXIII, 1] Poi che: ‘After’. – pensandomi … facto: ‘reflecting on the worth of him to whom I intended to dedicate it, as though composed specifically at his request’. – povero … gloriosa: ‘the tribute (servigio) seemed to me (mi parea) utterly meager (povero … e nudo) for so close a relative (distrecta persona) of Beatrice the Glorious’. ←
2 [XXXIII, 2] E però … sonetto: ‘E perciò, prima di (anzi che) consegnargli il sonetto sopra trascritto’, ossia Venite a ’ntender li sospiri miei (VN 21. 5-6). – dissi: ‘composi’. – veracemente: ‘effettivamente’. – avegna che … detta: ‘benché entrambe agli occhi di chi non esamina con sottigliezza risultino composte per una sola (una) persona’, il committente, oppure ‘composte da (per, agente) un solo (una) autore’ (Gorni). – mira: ‘osserva’. – non chiama sua donna: cfr. c. 5, v. 3. – l’altra sì: cfr. c. 7, v. 18. ←
2 [XXXIII, 2] E però … sonetto: ‘Thus, before (anzi che) presenting him with the aforementioned sonnet’—i.e., Venite a ’ntender li sospiri miei (VN 21. 5-6). – dissi: ‘composed’. – veracemente: ‘truly’. – avegna che … detta: ‘though to the undiscerning eye both appear composed for a single (una) person’—the patron—or ‘composed by (per) a single (una) author’ (Gorni). – mira: ‘observe’. – non chiama sua donna: cfr. c. 5, v. 3. – l’altra sì: cfr. c. 7, v. 18. ←
3 [XXXIII, 3] li: ‘gli’. ←
3 [XXXIII, 3] li: ‘to him’. ←
4 [XXXIII, 4] due parti: coincidenti con le due stanze, rispettivamente vv. 1-13, 14-26. – mio caro … a·llei: ‘mio amico e suo parente’. – come frate: ‘in veste di fratello’. – come servo: ‘in veste di amante dedito al servizio dell’amata’, terminologia cortese. ←
4 [XXXIII, 4] due parti: corresponding to the two stanzas, vv. 1-13 and 14-26. – mio caro … a·llei: ‘my dear friend and her kinsman’. – come frate: ‘as a brother’. – come servo: ‘as a devoted lover’, courtly terminology. ←
5-8 [XXXIII, 5-8] Quantunque volte, lasso, mi rimembra, canzone (AbC AcB BDEeDFF per 2).
5-8 [XXXIII, 5-8] Quantunque volte, lasso, mi rimembra, canzone (AbC AcB BDEeDFF per 2).
5-6 [XXXIII, 5-6] (st. 1)
5-6 [XXXIII, 5-6] (st. 1)
‘5 [XXXIII, 5] Quantunque… forte: Ogni volta che (Quantunque volte), ahimè, mi torna in mente che non devo mai più (giammai) vedere la donna a causa della quale (ond(e)) io vivo in tanto dolore (vo sì dolente, parafr. De Robertis), il ricordo (mente) doloroso raduna (m’asembra) intorno al mio cuore un dolore così intenso che io dico: «Anima mia, perché (ché) non esci da me? Infatti i tormenti che sopporterai (porterai) nella vita terrena (nel secol), che già ti procura tanta angoscia (t’è già tanto noioso), mi affliggono intensamente (forte, avverbio) di angoscioso sbigottimento (mi fan pensoso – di paura, parafr. Gorni)».
‘5 [XXXIII, 5] Quantunque… forte: However often (Quantunque volte), alas, I recall that I shall nevermore (giammai) behold the lady through whom (ond(e)) I live in such sorrow (vo sì dolente, paraphr. De Robertis), my dolorous memory (mente) gathers (m’asembra) around my heart a grief so intense that I cry: "My soul, why (ché) dost thou not depart from me? For the torments thou shalt bear (porterai) in this earthly life (nel secol), which already weigh so heavily upon thee (t’è già tanto noioso), afflict me profoundly (forte, adverb) with anguished dismay (mi fan pensoso – di paura, paraphr. Gorni)."
5 intorno al cor: «locuzione che è anche nel celebre capoverso Tre donne (Rime 104) e in “lo gel che m’era intorno al cor ristretto” (Pg. 30, 97)» (Gorni). – dolorosa mente: cfr. VN 13. 13 e nota relativa. ←
5 intorno al cor: "a phrase also found in the celebrated incipit Tre donne (Rime 104) and in 'the ice that had tightened round my heart' (Pg. 30, 97)" (Gorni). – dolorosa mente: see VN 13. 13 and relevant note. ←
6 Ond’io… more: Quindi invoco la Morte come mia pace beata (soave e dolce); e dico: «Vieni a me!» con un desiderio (amore) tale che mi rende invidioso (astioso) di chiunque muore. ←
6 Ond’io… more: Thus I (Ond’io) invoke Death as my sweet and gentle peace; and cry "Come unto me!" with such yearning (amore) that I grow envious (astioso) of all who die. ←
7-8 [XXXIII, 7-8] (st. 2)
7-8 [XXXIII, 7-8] (st. 2)
‘7 E’ si raccoglie… crudelitate: Nei miei sospiri si addensa (E’ -soggetto prolettico- si raccoglie, parafr. Gorni) un suono solenne e luttuoso (di pietate, parafr. Gorni, oppure ‘che spinge a compassione’), che invoca continuamente (tuttavia) Morte: a lei si appuntarono (volser) tutti i miei desideri, quando la mia donna fu ghermita (fu giunta, parafr. Ciccuto) dalla sua crudeltà;←
‘7 E’ si raccoglie… crudelitate: Within my sighs arises (E’ -proleptic subject- si raccoglie, paraphr. Gorni) a mournful sound (di pietate, paraphr. Gorni, or 'compelling pity'), ceaselessly (tuttavia) invoking Death: toward her were directed (volser) all my desires when my lady was seized (fu giunta, paraphr. Ciccuto) by cruelty;←
8 [XXXIII, 8] per che… gentile: per questo (per che) il piacere derivante dalla sua bellezza, sottraendosi alla nostra vista (veduta), divenne radiosa bellezza di spirito beato (spirital bellezza grande), che per il cielo diffonde una luce d’amore, che beatifica (saluta) gli angeli e stupisce (face maravigliar) il loro profondo (alto) e sottile intelletto, tanto è nobile (gentile) lì nel cielo (v(i))’.
8 [XXXIII, 8] per che… gentile: wherefore (per che) the delight of her beauty, withdrawing from our sight (veduta), became a radiant spiritual beauty of great magnitude (spirital bellezza grande), which through heaven spreads a light of love that blesses (saluta) angels and astonishes (face maravigliar) their profound (alto) and subtle intellects, so noble (gentile) is she in heaven (v(i)).’
8 gli angeli saluta … face maravigliar: prosegue l’effetto iperbolico di Beatrice-miracolo, il cui saluto agisce anche sulle Intelligenze angeliche, completandone la beatitudine, e provocandone lo stupore, già presente nella richiesta angelica di Donne ch’avete 15-18 (VN 10. 18) e assegnato a Dio in Gli occhi dolenti 23 (VN 20. 10).←
8 gli angeli saluta … face maravigliar: continues the hyperbolic portrayal of Beatrice-as-Miracle, whose greeting affects even angelic Intelligences, completing their beatitude while provoking awe — a motif present in the angelic plea of Donne ch’avete 15-18 (VN 10. 18) and attributed to God in Gli occhi dolenti 23 (VN 20. 10).←
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1 [XXXIV, 1] si compiea: ‘si compiva’. – l’anno: se vale la sovrapposizione delle date interne di VN con il calendario storico, si può notare che «nel 1291, l’8 giugno cadeva il venerdì prima di Pentecoste» (Gorni). – era facta delli: ‘era divenuta una dei’. – mi sedea: ‘stavo’. – disegnava … tavolette: Dante qui adatta alla narrazione il topos poetico dell’immagine della donna dipinta nel cuore o del suo ritratto, esemplare ideale di bellezza (di origine siciliana, cfr., per esempio, Iacopo da Lentini Meravigliosa-mente 3-27). Per l’assimilazione di Beatrice agli angeli cfr. VN 19 e note relative. – lungo me: ‘accanto a me’. – alli quali … onore: ‘ai quali era doveroso rendere omaggio’. – riguardavano: ‘osservavano’, gallicismo ripetuto a c. 8 v. 4. ←
1 [XXXIV, 1] si compiea: 'was completing'. – l’anno: If we accept the alignment of internal VN dates with the historical calendar, we may note that "in 1291, June 8 fell on the Friday before Pentecost" (Gorni). – era facta delli: 'had become one of'. – mi sedea: 'I sat'. – disegnava … tavolette: Here Dante adapts to his narrative the poetic topos of the beloved's image painted in the heart or her portrait as an ideal model of beauty (of Sicilian origin; cf., for example, Iacopo da Lentini's Meravigliosa-mente 3-27). For Beatrice's assimilation to angels, see VN 19 and related notes. – lungo me: 'beside me'. – alli quali … onore: 'to whom due homage should be paid'. – riguardavano: 'observed' (a gallicism repeated in c. 8 v. 4). ←
2 [XXXIV, 2] erano stati … accorgesse: ‘erano rimasti fermi già da un certo tempo prima che (anzi che) me ne rendessi conto’. – «Altri … pensava»: ‘Poco fa (testé) c’era qualcuno con me, perciò ero immerso nel mio pensiero’; altri è Beatrice, cfr. i due ‘cominciamenti’ cc. 7-8. ←
2 [XXXIV, 2] erano stati … accorgesse: 'had remained motionless for some time before I became aware'. – «Altri … pensava»: 'Someone was with me just now (testé), hence I was absorbed in thought'; altri refers to Beatrice, cf. the 'two distinct openings' in cc. 7-8. ←
3 [XXXIV, 3] dire … annovale: ‘scrivere versi come per l’anniversario’. – scrivere: ‘rivolgermi’. – due cominciamenti: ‘due inizi’ distinti coincidenti con la prima quartina (che siglo a e b). – però: ‘perciò’. ←
3 [XXXIV, 3] dire … annovale: 'to compose verses as for an anniversary'. – scrivere: 'to address'. – due cominciamenti: 'two distinct openings' coinciding with the first quatrain (marked a and b). – però: 'therefore'. ←
4 [XXXIV, 4] tre parti: vv. 1-4, 5-8, 9-14. – quello che … facea: ‘gli ordini conseguenti dati a me da Amore’. ←
4 [XXXIV, 4] tre parti: vv. 1-4, 5-8, 9-14. – quello che … facea: 'the subsequent orders Love gave me'. ←
5 [XXXIV, 5] in due: vv. 9-11, 12-14. – alquanti: ‘alcuni’. ←
5 [XXXIV, 5] in due: vv. 9-11, 12-14. – alquanti: 'some'. ←
6 [XXXIV, 6] si divide: il sonetto, sottinteso. ←
6 [XXXIV, 6] si divide: the sonetto, implied. ←
7-11 [XXXIV, 7-11] Era venuta nella mente mia, sonetto (ABBA ABBA CDE DCE. Rime siciliane in b 1 mia : 4 facea : 5 sentia : 8 partia).
7-11 [XXXIV, 7-11] Era venuta nella mente mia, sonnet (ABBA ABBA CDE DCE. Sicilian rhymes in b 1 mia : 4 facea : 5 sentia : 8 partia).
a ‘7 [XXXIV, 7] Era venuta… Maria: Si era presentata alla mia memoria (mente) la donna gentile che grazie alla sua virtù (valore) fu collocata dall’Altissimo nell’Empireo (nel ciel dell’umiltate), dove risiede Maria Vergine’.
a '7 [XXXIV, 7] Era venuta… Maria: There had come to my memory (mente) the noble lady whom the Most High, through her merit (valore), placed in the heaven of humility (nel ciel dell’umiltate), where Mary resides'.
7 ciel dell’umiltate: la definizione sottolinea l’accostamento di Beatrice con Maria unite nella medesima sede celeste, come sarà ancora nella Commedia con ulteriori precisazioni (cfr. soprattutto Inf. 2, 94-114 e a Pd. 31-33). ←
7 ciel dell’umiltate: This definition underscores Beatrice's association with Mary in sharing the same celestial abode, as will later be developed in the Divine Comedy with further precision (cf. especially Inf. 2, 94-114 and Pd. 31-33). ←
b ‘8 Era venuta… facea: Si era presentata alla mia memoria quella donna gentile che (cui, oggetto) Amore piange, nel momento in cui (entro ’n quel puncto che) la potenza di lei vi spinse a guardare quello che io facevo’. ←
b '8 Era venuta… facea: There had come to my memory that noble lady whom (cui, object) Love mourns, at the very moment (entro ’n quel puncto che) when her power compelled you to observe what I was doing'. ←
‘9 [XXXIV, 9] Amor… partia: Amore, che ne aveva avvertito la presenza (la sentia) nella mia memoria, si era svegliato dentro il mio cuore distrutto, e diceva ai sospiri: «Uscite!», per cui ogni sospiro si allontanava dolente.
'9 [XXXIV, 9] Amor… partia: Love, who perceived her presence (la sentia) in my memory, awoke within my shattered heart and commanded the sighs: "Go forth!", whereupon each sigh departed in sorrow.
9 Amor … destructo core: i due versi risentono dell’influsso cavalcantiano, cfr. Cavalcanti Voi che per li occhi 1-4 «Voi che per li occhi mi passaste ’l core / e destaste la mente che dormia, / guardate a l’angosciosa vita mia, / che sospirando la distrugge Amore» (Gorni), A me stesso 11 «sì fermamente, che distrugge ’l core», Noi siàn le triste penne 9 «le quali hanno destrutto sì costui» e Tu m’ài sì piena 5 «Amor, che lo tuo grande valor sente» (De Robertis). Il v. 5 «Amor, che nella mente la sentia» impronterà l’incipit della canzone dantesca Amor che ne la mente mi ragiona commentata in Cv. 3. – dicea a’ sospiri: «i “sospiri” qui invece delli “spiriti” delle rime del gabbo, a esprimere il rimpianto, conforme alla tematica delle rime in morte» (De Robertis). ←
9 Amor ... destructo core: These verses reflect the influence of Cavalcanti, cfr. Cavalcanti's Voi che per li occhi 1-4 «Voi che per li occhi mi passaste 'l core / e destaste la mente che dormia, / guardate a l'angosciosa vita mia, / che sospirando la distrugge Amore» (Gorni), A me stesso 11 «sì fermamente, che distrugge 'l core», Noi siàn le triste penne 9 «le quali hanno destrutto sì costui» and Tu m'ài sì piena 5 «Amor, che lo tuo grande valor sente» (De Robertis). The verse 5 «Amor, che nella mente la sentia» anticipates the incipit of Dante's canzone Amor che ne la mente mi ragiona commented in Cv. 3. – dicea a' sospiri: «Here "sospiri" replaces the "spiriti" from the mocking rhymes, expressing regret, in keeping with the thematic of post-mortem compositions» (De Robertis). ←
10 Piangendo… tristi: Piangendo uscivano fuori dal mio petto con una voce che spesso porta (mena) lacrime di dolore agli occhi afflitti (tristi).←
10 Piangendo... tristi: They emerged weeping from my breast with a voice that often brings (mena) tears of sorrow to afflicted eyes (tristi).←
11 [XXXIV, 11] Ma quelli… salisti: Ma quelli che uscivano con il maggior carico di sofferenza (con maggior pena) dicevano: «O nobile intelletto, oggi è un anno (fa l’anno) che sei salito al cielo»’.
11 [XXXIV, 11] Ma quelli... salisti: But those departing with the heaviest burden of pain (con maggior pena) declared: "O noble intellect, today marks a year (fa l'anno) since you ascended to heaven"'.
11 nobile intellecto: l’epiteto sottolinea la dimensione smaterializzata del ricordo di Beatrice e la sua natura angelica.←
11 nobile intellecto: The epithet emphasizes the dematerialized memory of Beatrice and her angelic nature.←
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1 [XXXV, 1] Poi … tempo: ‘Qualche tempo dopo’. – con ciò fosse … mi ricordava: ‘poiché mi trovavo in un luogo (in parte) dove ricordavo’, forse per suggestione del luogo stesso. – molto stava pensoso: ‘ero in grande afflizione’. – mi faceano … sbigottimento: ‘mi provocavano esternamente (di fuori) un aspetto di prostrazione spaventosa’. ←
1 [XXXV, 1] Poi ... tempo: 'Some time later'. – con ciò fosse ... mi ricordava: 'since I found myself in a place (in parte) that stirred memories', perhaps through environmental suggestion. – molto stava pensoso: 'I remained deeply pensive'. – mi faceano ... sbigottimento: 'externally manifested (di fuori) an appearance of terrifying prostration'. ←
2 [XXXV, 2] travagliare: ‘tormento’. – mi riguardava … vista: ‘mi osservava (riguardava, gallicismo) con una tale compassione (sì pietosamente) a giudicare dal suo aspetto’. – accolta: ‘raccolta’. ←
2 [XXXV, 2] travagliare: 'torment'. – mi riguardava ... vista: 'gazed upon me (riguardava, Gallicism) with such compassion (sì pietosamente) evident in her countenance'. – accolta: 'composed'. ←
3 [XXXV, 3] li miseri: ‘gli infelici’ soprattutto d’amore. – veggiono … altrui: ‘vedono in altri compassione per loro’. – più tosto: ‘più rapidamente’. – però: ‘perciò’. – temendo di non: ‘nel timore di’, costrutto latino. – la mia vile vita: ‘il mio stato spregevole’. – E’ non può essere: ‘È impossibile’; e’ soggetto prolettico. – nobilissimo amore: l’aggettivo è stato applicato solo a Beatrice fin da VN 1. 4: «Dante qui mostra di credere che quell’antico stato di grazia possa rinascere nel rapporto con un’altra donna» (Gorni). ←
3 [XXXV, 3] li miseri: 'those wretched' particularly in love. – veggiono ... altrui: 'perceive others' compassion for them'. – più tosto: 'more swiftly'. – però: 'therefore'. – temendo di non: 'fearing lest', Latinistic construction. – la mia vile vita: 'my wretched existence'. – E' non può essere: 'It cannot be'; e' as pleonastic subject. – nobilissimo amore: The adjective had previously been reserved for Beatrice since VN 1.4: "Dante here appears to believe that former state of grace might revive through another woman" (Gorni). ←
4 [XXXV, 4] dire: ‘comporre’. – parlassi a·llei: l’allocuzione diretta alla donna è un tratto caratteristico della scrittura poetica anteriore alla loda, che denota il nuovo cambio di materia e conseguentemente di stile (nota De Robertis). – ragione: ‘commento’, tecnicismo ricalcato sul provenzale razo [da pronunciarsi razó], testo prosastico informativo che insieme alle vidas (biografie) costituiva il corredo di molti canzonieri trobadorici. – però che: ‘poiché’. – per: ‘grazie a’. ←
4 [XXXV, 4] dire: 'compose'. – parlassi a·llei: Direct address to the woman characterizes pre-laude poetic practice, signaling thematic and stylistic shift (De Robertis notes). – ragione: 'commentary', technical term adapted from Provençal razo [pronounced razó], expository prose accompanying vidas (biographies) in troubadour manuscripts. – però che: 'since'. – per: 'through'. ←
5-8 [XXXV, 5-8] Videro gli occhi miei quanta pietate, sonetto (ABBA ABBA CDE EDC).
5-8 [XXXV, 5-8] Videro gli occhi miei quanta pietate, sonnet (ABBA ABBA CDE EDC).
‘5 [XXXV, 5] Videro… fiate: I miei occhi videro che grande compassione era apparsa nel vostro volto (figura), quando guardaste i gesti e l’atteggiamento (gli acti e la statura) che il dolore mi provoca spesso.
‘5 [XXXV, 5] Videro… fiate: My eyes saw the great compassion that had appeared in your countenance (figura) when you observed the gestures and demeanor (gli acti e la statura) that grief often provokes in me.
5 Videro gli occhi: attacco di stile cavalcantiano, cfr. «Io vidi li occhi dove amor si mise» e «Veggio negli occhi de la donna mia» (De Robertis). ←
5 Videro gli occhi: This opening in Cavalcantian style echoes lines such as «Io vidi li occhi dove amor si mise» and «Veggio negli occhi de la donna mia» (De Robertis). ←
6 Allor… viltate: Allora mi accorsi che voi consideravate la cupa condizione (la qualità … obscura, parafr. Gorni; ‘tetro modo di essere’, parafr. Contini) della mia vita, e così nel cuore mi giunse paura di manifestare attraverso gli occhi il mio invilimento.←
6 Allor… viltate: Then I realized you were contemplating the shadowed condition (la qualità … obscura, paraphr. Gorni; "gloomy state of being," paraphr. Contini) of my life, and thus fear arose in my heart that my degradation might manifest through my eyes.←
7 E tolsimi… vista: E mi allontanai dalla vostra presenza, sentendo le lacrime salirmi dal cuore, che era sconvolto (sommosso) dalla vostra vista.←
7 E tolsimi… vista: And I withdrew from your presence, feeling tears surge from my heart, which had been unsettled (sommosso) by the sight of you.←
8 [XXXV, 8] Io dicea… piangendo: Poi mi dicevo nell’intimo desolato (nell’anima trista): «Davvero (Ben) è in compagnia di quella donna quello stesso Amore che mi fa piangere così»’.
8 [XXXV, 8] Io dicea… piangendo: Then I lamented inwardly within my sorrowful soul (nell’anima trista): "Truly (Ben), Love who makes me weep thus is now in that lady’s company."’
8 andar così piangendo: cfr. l’incipit di Cavalcanti «Vedete ch’i’ son un che vo piangendo» (De Robertis).←
8 andar così piangendo: cf. Cavalcanti’s incipit «Vedete ch’i’ son un che vo piangendo» (De Robertis).←
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1 [XXXVI, 1] si facea … pietosa: ‘assumeva l’aspetto (vista) di chi prova compassione’. – palido … d’amore: per il motivo topico del colorito degli amanti, prossimo al livore cadaverico, e per la consunzione amorosa cfr. il verso ovidiano «Palleat omnis amans! Hic est color aptus amanti» (“Sia pallido ogni amante! Questo è il colore che si addice a chi ama”) presente nell’Ars amatoria (1, 727) assai letta nel Medioevo. – di simile … tuttavia: ‘aveva sempre (tuttavia) un colore simile’, dunque non uguale al pallore; per l’esattezza Beatrice ha il «color di perle» di Donne ch’avete 47 (VN 10. 22). ←
1 [XXXVI, 1] si facea … pietosa: ‘assumed the appearance (vista) of one filled with compassion’. – palido … d’amore: The topos of lovers’ pallor, akin to deathly lividity, and amorous consumption recalls Ovid’s line «Palleat omnis amans! Hic est color aptus amanti» ("Let every lover turn pale! This hue befits love") from the widely read medieval Ars amatoria (1, 727). – di simile … tuttavia: ‘maintained a similar hue at all times (tuttavia)’, though not identical to pallor; Beatrice specifically bears the «color di perle» from Donne ch’avete 47 (VN 10. 22). ←
2 [XXXVI, 2] andava per vedere: il ripetuto movimento di Dante alla ricerca della donna pietosa pare essere riecheggiato nel passeggiare anzi del rimprovero di Beatrice ritrovata nel Paradiso terrestre, Pg. 31, 28-30: «E quali agevolezze o quali avanzi / ne la fronte de li altri [sottinteso beni] si mostraro, / per che dovessi lor passeggiare anzi?» (Gorni). – parea che … vista: ‘aveva l’effetto visibile (parea) di spremere lacrime dai miei occhi attraverso la sola visione di lei’, ma il pianto viene celato allo sguardo della Donna Pietosa, cfr. VN 24. 3 e 7. ←
2 [XXXVI, 2] andava per vedere: Dante’s repeated movement to seek the compassionate lady prefigures Beatrice’s rebuke in the Earthly Paradise (Pg. 31, 28-30): «What ease or advancement / in others’ brows did you discern, that made you / walk before them (passeggiare anzi)?» (Gorni). – parea che … vista: ‘seemed visibly (parea) to wring tears from my eyes through the mere sight of her’, though concealed from the Compassionate Lady’s gaze, cf. VN 24. 3 and 7. ←
3 [XXXVI, 3] dire anche parole … a·llei: ‘comporre altri versi rivolti a lei’. ←
3 [XXXVI, 3] dire anche parole … a·llei: ‘to compose further verses addressed to her’. ←
4-5 [XXXVI, 4-5] Color d’amore e di pietà sembianti, sonetto (ABBA ABBA CDE DCE).
4-5 [XXXVI, 4-5] Color d’amore e di pietà sembianti, sonnet (ABBA ABBA CDE DCE).
‘4 [XXXVI, 4] Color… schianti: Il colore pallido dell’amore e l’aspetto della compassione non invasero (non preser) mai in modo così stupefacente (mirabilmente) viso femminile, per il fatto di vedere spesso occhi nobili o pianti dolorosi, come fanno col vostro viso, ogni volta che (qualora) vi trovate davanti il mio aspetto (labbia) dolente; sicché mi torna alla memoria una cosa (oppure ‘creatura’) che mi fa fortemente temere che (temo forte non, costrutto latineggiante) il cuore si spezzi.
‘4 [XXXVI, 4] Color… schianti: The pallor of love and semblances of pity never so wondrously claimed (non preser) a woman’s face through frequent sight of noble eyes or sorrowful tears as they do yours whenever you behold my grieving visage (labbia); thus I recall a presence (or ‘creature’) that makes me greatly fear (temo forte non, Latinate construction) my heart will shatter.
4 per veder: è la donna a compiere l’azione di guardare, mentre occhi gentili e dolorosi pianti sono quelli di Dante, che generano in lei rispettivamente color d’amore e di pietà sembianti. – cosa: sia che indichi genericamente un pensiero, sia che valga, come nella quasi totalità delle occorrenze, ‘creatura’, l’allusione è a Beatrice, già presente nella memoria di Dante a Era venuta nella mente mia (VN 23). ←
4 per veder: The woman performs the act of looking, while noble eyes and sorrowful tears belong to Dante, eliciting in her both love's pallor and countenance of compassion. – cosa: Whether indicating a generic thought or, as in most occurrences, 'creature,' the allusion is to Beatrice, already present in Dante's memory at She had come into my mind (VN 23). ←
5 [XXXVI, 5] Io non posso… sanno: Non riesco a trattenere (tener) gli occhi disfatti dal guardarvi (riguardin, gallicismo) di frequente, per il loro desiderio di piangere. E voi accresceste in loro la volontà di lacrimare al punto che dalla voglia si consumarono tutti, ma non sono in grado di piangere alla vostra presenza’.
5 [XXXVI, 5] Io non posso… sanno: 'I cannot restrain (tener) my ravaged eyes from gazing at you (riguardin, Gallicism) frequently, due to their desire to weep. And you intensified their will to shed tears so greatly that, consumed entirely by longing, they cannot weep in your presence.'
5 per disiderio: in quanto avvertono la compassione, cfr. VN 24. 3.←
5 per disiderio: in response to perceived compassion, cf. VN 24. 3.←
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1 [XXXVII, 1] venni a tanto: ‘mi ridussi a un tale punto’. – me ne crucciava: ‘mi tormentavo’. – aveamene … assai: ‘mi ritenevo per questo assai meschino’. ←
1 [XXXVII, 1] venni a tanto: 'I had reached such a state.' – me ne crucciava: 'I tormented myself.' – aveamene … assai: 'I considered myself quite base because of this.' ←
2 [XXXVII, 2] bestemmiava la vanitade: ‘imprecavo contro la pochezza’. – Or: da correlare al successivo ora: ‘poco fa … e adesso’. – solavate: ‘solevate’. – pare che: ‘è evidente’. – dimenticarlo: il fatto di provocare il pianto di chi vi vedeva piangere; ossia gli occhi vengono rimproverati per non piangere più, dimentichi di Beatrice. – che non … solete: ‘la quale vi guarda solo perché le rincresce (pesa) di Beatrice in gloria (gloriosa donna) che eravate soliti (solete, presente con valore di imperfetto) piangere’, ossia piange perché vede la vostra sofferenza. – fate: ‘fate pure’. – la vi pur rimembrerò: ‘ve la ricorderò tuttavia (pur)’. – maladecti: ‘maledetti’. – avere restate: ‘essere interrotte’. ←
2 [XXXVII, 2] bestemmiava la vanitade: 'I blasphemed against vanity.' – Or: Correlative to subsequent ora: 'a moment ago … and now.' – solavate: 'you once did.' – pare che: 'it is evident that.' – dimenticarlo: the act of provoking tears in those who saw you weep; i.e., the eyes are rebuked for no longer weeping, forgetful of Beatrice. – che non … solete: 'who gazes only because she grieves (pesa) for Beatrice, the glorious lady you once wept (solete, present tense with imperfect value) for.' – fate: 'persist.' – la vi pur rimembrerò: 'I shall nonetheless remind you of her.' – maladecti: 'accursed.' – avere restate: 'to have ceased.' ←
3 [XXXVII, 3] e: paraipotattico, cfr. nota a VN 2. 5. – battaglia: cfr. i precedenti di Guinizzelli e soprattutto di Cavalcanti nelle note a VN 7. 1. – pur: ‘soltanto’. – comprendere: ‘includere’. ←
3 [XXXVII, 3] e: Paratactic, cf. note to VN 2. 5. – battaglia: cf. precedents in Guinizzelli and especially Cavalcanti (notes to VN 7. 1). – pur: 'merely.' – comprendere: 'encompass.' ←
4 [XXXVII, 4] prima: vv. 1-13. – seconda: v. 14. – rimuovo alcuna dubitatione: ‘elimino qualche eventuale dubbio’ su chi parla nei primi tredici versi, riservandone l’indicazione nell’ultimo, secondo la tecnica della retardatio nominis. ←
4 [XXXVII, 4] prima: vv. 1-13. – seconda: v. 14. – rimuovo alcuna dubitatione: 'I resolve any potential uncertainty' regarding who speaks in the first thirteen lines, reserving clarification for the final verse via delayed naming technique. ←
5 [XXXVII, 5] ma sariano … ragione: ‘ma sarebbero inutili in quanto (il sonetto) è chiaro grazie (per) alla spiegazione (ragione, cfr. nota a VN 24. 4) precedente’. ←
5 [XXXVII, 5] ma sariano … ragione: 'but they would be superfluous since (the sonnet) is clear through (per) the preceding commentary (ragione, cf. note to VN 24. 4).' ←
6-8 [XXXVII, 6-8] «L’amaro lagrimar che voi faceste, sonetto (ABBA ABBA CDE DCE).
6-8 [XXXVII, 6-8] «L’amaro lagrimar che voi faceste, sonnet (ABBA ABBA CDE DCE).
‘6 L’amaro… vedeste: «L’amaro lacrimare che voi, o miei occhi, faceste per così lungo tempo (stagione), faceva lacrimare gli altri per la (della) compassione, come avete visto.←
‘6 L’amaro… vedeste: «The bitter weeping you once did, O my eyes, for so long (stagione), moved others to tears of compassion, as you have witnessed.←
7 Ora… piangeste: Mi sembra che ora voi sareste pronti a dimenticare questo vostro amaro pianto, se io fossi, per parte mia, tanto traditore (fellone) da non togliervene ogni ragione di oblio (Ora mi par … cagione, parafr. Gorni), ricordandovi colei che avete pianto.←
7 Ora… piangeste: Now it seems you would renounce this bitter lament, were I so traitorous (fellone) as to deny you every cause for oblivion, by failing to remind you of her for whom you wept.←
8 [XXXVII, 8] La vostra… sospira: La vostra leggerezza (vanità) mi affligge (mi fa pensare) e spaventa al punto da farmi aver timore dello sguardo (viso) di una donna che vi guarda. Voi non dovreste mai dimenticare (oblïare) la vostra signora (donna) che è morta, se non morendo voi stessi (per morte).» Così dice il mio cuore e poi sospira.’ Per facilitare il riscontro complessivo con la riscrittura di Voi che ’ntendendo se ne riportano le stanze 2-4, vv. 14-52, con il rinvio fra parentesi quadre ai vv. di L’amaro lagrimar. «Suol esser vita dello cor dolente / un soave penser, che se ne gìa / molte fîate a’ pié del nostro Sire, / ove una donna glorîar vedia, / di cui parlava me sì dolcemente / che l’anima dicea: “Io men vo’ gire”. / Or apparisce chi lo fa fuggire / e segnoreggia me di tal vertute, / che ’l cor ne trema che di fori appare. [10] / Questi mi face una donna guardare, / e dice: “Chi veder vuol la salute, / faccia che li occhi d’esta donna miri, / sed e’ non teme angoscia di sospiri”. // Trova contraro tal che lo distrugge / l’umil pensero che parlar mi sòle / d’un’angela che’n cielo è coronata. / L’anima piange, sì ancor len dole, / e dice: “Oh lassa a me, come si fugge / questo pietoso che m’ha consolata!”. / Delli occhi miei dice questa affannata [14] / “Qual ora fu, che tal donna li vide! [11] / E perché non credeano a me di lei? / Io dicea ben: nelli occhi di costei / de’ star colui che le mie pari ancide! / E non mi valse ch’io ne fosse acorta / che non mirasser tal, ch’io ne son morta”. // “Tu non se’ morta, ma se’ ismarrita, [13] / anima nostra, che sì ti lamenti”, / dice uno spiritel d’amor gentile; [14] / “ché quella bella donna che tu senti, / ha transmutata in tanto la tua vita, / che n’hai paura, sì se’ fatta vile! [10-11] / Mira quant’ell’è pîetosa e umìle, / saggia e cortese nella sua grandezza, / e pensa di chiamarla donna, omai! / Ché se tu non t’inganni, tu vedrai / di sì alti miracoli adornezza, / che tu dirai: ‘Amor, segnor verace, / ecco l’ancella tua: fa che ti piace’”». Il tema degli occhi colpevoli è già cavalcantiano, cfr. gli incipit «Li mie’ foll’ occhi, che prima guardaro» e «Perché non fuoro a me gli occhi dispenti» e Se Mercé fosse 10 «che ’l forte e ’l duro lagrimar ch’e’ fanno» (Gorni).
8 [XXXVII, 8] La vostra… sospira: «Your fickleness (vanità) grieves and terrifies me so that I fear the gaze (viso) of a lady who watches you. Never should you forget (oblïare) your mistress (donna) who has died, unless you yourselves perish (per morte).» Thus speaks my heart, and then it sighs.» To facilitate comparison with the reworking in Voi che ’ntendendo, we reproduce stanzas 2-4, vv. 14-52, with references in square brackets to the verses of L’amaro lagrimar: «The grieving heart’s life is often / a tender thought that journeyed many times / to kneel before our Lord’s feet, / where it saw a lady glorified, / of whom it spoke to me so sweetly / that my soul said: ‘I’ll go there too.’ / Now appears one who drives it away / and rules me with such power / that my heart trembles, showing outward signs. [10] / He makes me gaze upon a lady, / saying: ‘Who would behold salvation, / let them look upon this lady’s eyes, / if they fear not anguish of sighs.’ // A hostile force destroys / the humble thought that used to speak to me / of an angel crowned in heaven. / My soul weeps, still aggrieved, / and says: ‘Alas, how flees / this compassionate one who comforted me!’ / This anguished soul laments of my eyes [14] / ‘When was the hour they beheld such a lady! [11] / Why did they not believe me about her? / I warned them: in her eyes dwells / he who slays my kind! / Yet my foresight availed me not— / they gazed where I lie dead.’ // ‘You’re not dead but bewildered, [13] / our soul who mourns so,’ / speaks a gentle spirit of love; [14] / ‘for this fair lady you perceive / has so transformed your life / that fear makes you base! [10-11] / Mark her mercy and humility, / her wisdom and courtesy in greatness, / and resolve to call her lady henceforth! / If you err not, you shall see / such lofty miracles adorn her / that you’ll cry: “Love, true lord, / behold your handmaid: do as you will.”’» The theme of guilty eyes derives from Cavalcanti, cf. the incipits «Li mie’ foll’ occhi, che prima guardaro» and «Perché non fuoro a me gli occhi dispenti» and Se Mercé fosse 10 «che ’l forte e ’l duro lagrimar ch’e’ fanno» (Gorni).
8 meo core: come preciserà subito dopo a VN 27. 6, il cuore indica qui l’appetito o desiderio di tener fede al ricordo di Beatrice, una voglia che è già insidiata dall’altra, poi vittoriosa, della vista della Donna Pietosa. – e poi sospira: «la prosa […] spiega questo sospirare come espressione dell’“angoscia” effetto della “battaglia”, e comunque di un contrasto. Ma il nesso core-sospira […] in questo verso piano e disteso, ci richiama all’altro core-dolcezza rilevato per le rime della lode (cfr. Tanto gentile 10 [17. 7] ) e addirittura dolcezza-sospiri (cfr. Vede perfettamente 14 [17. 13], Cavalcanti Posso degli occhi miei 3 – cfr. peraltro Lasso per forza 1-2, 9-10 [28. 8-10], Deh peregrini 10 [29. 10] e già Gli occhi dolenti 57-58 [20. 15]. E aggiungasi il chiudere sulla stessa parola di Tanto gentile 14 [17. 7]» (De Robertis). ←
8 meo core: As will be clarified shortly at VN 27.6, the heart here represents the appetite or desire to remain faithful to Beatrice's memory - a longing already undermined by the opposing impulse (later victorious) to behold the Compassionate Lady. – e poi sospira: "The prose [...] explains this sighing as an expression of 'anguish' resulting from the 'battle' and inner conflict. Yet the core-sospira nexus [...] in this smooth, measured verse recalls the core-dolcezza pairing noted in praise poetry (cf. Tanto gentile 10 [17.7]) and even the dolcezza-sospiri association (cf. Vede perfettamente 14 [17.13], Cavalcanti's Posso degli occhi miei 3 - see also Lasso per forza 1-2, 9-10 [28.8-10], Deh peregrini 10 [29.10], and earlier Gli occhi dolenti 57-58 [20.15]. Additionally noteworthy is the closing rhyme of Tanto gentile 14 [17.7]" (De Robertis). ←
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1 [XXXVIII, 1] Ricoverai la vista: ‘Ritornai a vedere’. – in sì nuova … pensava: ‘in uno stato così mutato da farmi pensare a lei (ne pensava, prima persona singolare)’. – savia: nuovo aggettivo che qualifica la Donna Pietosa solo in questo punto (convenzionale è l’attributo saggia in Amore e ’l cor gentil 9 a VN 11. 5) e che potrebbe fornire la giustificazione (pretestuosa?) per il cedimento di Dante. – apparita: ‘apparsa’. – acciò che: ‘affinché’. – si riposi: ‘trovi quiete’. – pensava più amorosamente: ‘riflettevo in termini sempre più di innamoramento’. – consentia in lui: ‘era in accordo col mio pensiero’; lui ricavato implicitamente da pensava. ←
1 [XXXVIII, 1] Ricoverai la vista: 'I regained sight'. – in sì nuova ... pensava: 'in such altered state as to make me reflect on her (ne pensava, first person singular)'. – savia: A new epithet uniquely applied to the Compassionate Lady here (contrast the conventional saggia in Amore e 'l cor gentil 9 at VN 11.5), potentially providing (pretextual?) justification for Dante's capitulation. – apparita: 'appeared'. – acciò che: 'so that'. – si riposi: 'might find rest'. – pensava più amorosamente: 'I contemplated with increasing amorous inclination'. – consentia in lui: 'was in accord with my thought'; lui implicitly derived from pensava. ←
2 [XXXVIII, 2] e paraipotattico, cfr. nota a VN 2. 5. – mi ripensava: ‘tornavo a pensare’ o ‘mi ricredevo’ (De Robertis). – sì come dalla Ragione mosso: come se fosse (e non lo è) indotto da Ragione, che è la fida consigliera d’Amore in rapporto alla passione per Beatrice, cfr. VN 1. 10 e 2. 4. – in così vile modo: ‘così ingannevolmente’. ←
2 [XXXVIII, 2] e: Paratactic conjunction, cf. note at VN 2.5. – mi ripensava: 'I reconsidered' or 'had second thoughts' (De Robertis). – sì come dalla Ragione mosso: as if motivated (though not truly) by Reason, Love's faithful counselor regarding passion for Beatrice, cf. VN 1.10 and 2.4. – in così vile modo: 'so deceitfully'. ←
3 [XXXVIII, 3] si rilevava: ‘prendeva rilievo’. – tribulatione: termine biblico, soprattutto dei Salmi e delle Lamentazioni di Geremia (cfr. nota a VN 19. 1), come il successivo amaritudine. – ritrarre te: ‘sottrarti’. – spiramento: ‘suggerimento, ispirazione’, che pare anticipare la dichiarazione di poetica stilnovistica di Pg. 24, 52-54 «I’ mi son un che, quando / Amor mi spira» (Gorni). – ne reca … dinanzi: ‘ci sottopone’. – è mosso … parte: ‘proviene da un luogo così nobile’. – ci s’àe mostrata: ‘ci si è mostrata’, con l’ausiliare avere. ←
3 [XXXVIII, 3] si rilevava: 'became prominent'. – tribulatione: Biblical term, particularly from Psalms and Jeremiah's Lamentations (cf. note at VN 19.1), like the subsequent amaritudine. – ritrarre te: 'withdraw yourself'. – spiramento: 'inspiration, prompting', anticipating the Stilnovistic poetic declaration in Pg. 24, 52-54 "I' mi son un che, quando / Amor mi spira" (Gorni). – ne reca ... dinanzi: 'sets before us'. – è mosso ... parte: 'originates from such noble quarters'. – ci s’àe mostrata: 'has revealed herself to us', with auxiliary avere. ←
4 [XXXVIII, 4] dire alquante parole: ‘comporre versi’. – però che: ‘poiché’. – battaglia de’ pensieri: oggetto del successivo vinceano, riprende l’espressione di VN 7. 1. – coloro … parlavano: ‘i pensieri in favore di lei’. – mi parve … a·llei: ‘mi risultò evidente di dovermi rivolgere a lei’. – vilissimo: perché comporta la vittoria della vista sulla memoria di Beatrice. ←
4 [XXXVIII, 4] dire alquante parole: 'compose verses'. – però che: 'since'. – battaglia de’ pensieri: object of subsequent vinceano, echoing VN 7.1 expression. – coloro ... parlavano: 'thoughts favoring her'. – mi parve ... a·llei: 'it became clear I must address her'. – vilissimo: because it implies the triumph of sensory perception over Beatrice's memory. ←
5 [XXXVIII, 5] fo due parti di me: ‘rappresento me in due parti avverse’, con sfumatura giuridica, ‘mi sdoppio’. – core … appetito … anima … Ragione: per l’equivalenza cfr. Cv. 2, 6, 6 [2, 6, 7-8]. – dice: ‘disputa’. – assai è manifesto: ‘è sufficientemente chiaro’. – coloro … aperto: il pubblico degli intenditori. ←
5 [XXXVIII, 5] I divide myself into two parts: 'I represent myself as two conflicting parts,' with legal nuance, 'I split myself.' – heart...appetite...soul...Reason: for this equivalence see Convivio 2, 6, 6 [2, 6, 7-8]. – says: 'argues.' – is sufficiently clear: 'manifests itself clearly enough.' – those...evident: the audience of connoisseurs. ←
6 [XXXVIII, 6] precedente: L’amaro lagrimar VN 26. 6-8. – però: ‘perciò’. – ancora di ricordarmi: ‘di perseverare nel ricordo’. – avegna che … parea: ‘benché provassi qualche desiderio (di vedere la Donna Pietosa), ma risultava inconsistente’. – decto: ‘espressione’. ←
6 [XXXVIII, 6] previous poem: The Bitter Weeping VN 26. 6-8. – therefore: 'hence.' – still to remember: 'to persist in remembrance.' – although...seemed: 'though I felt some desire (to see the Compassionate Lady), it appeared insubstantial.' – expression: 'verbal formulation.' ←
7 [XXXVIII, 7] prima: vv. 1-4. – seconda: vv. 5-8. – terza: vv. 9-14. ←
7 [XXXVIII, 7] first: vv. 1-4. – second: vv. 5-8. – third: vv. 9-14. ←
8-10 [XXXVIII, 8-10] Gentil pensero che parla di voi, sonetto (ABBA ABBA CDE DCE. Rima siciliana 1 voi : 4 lui : 5 costui : 8 noi).
8-10 [XXXVIII, 8-10] Noble Thought That Speaks of You, sonnet (ABBA ABBA CDE DCE. Sicilian rhyme 1 you : 4 him : 5 this one : 8 us).
‘8 Gentil… lui: Un nobile pensiero amoroso che parla di voi viene spesso a stare con me e ragiona d’amore con tale dolcezza da rendere il cuore in pieno accordo (face consentir) con lui.←
'8 Noble...him: A noble amorous thought that speaks of you often comes to dwell with me and discourses on love with such sweetness that it makes the heart fully consent to him.←
9 [XXXVIII, 9] L’anima… noi?: L’anima chiede al cuore: «Chi è costui che viene (vene) a consolare la nostra mente, e possiede una forza (virtù) così potente da escludere la presenza in noi di ogni altro pensiero?»
9 [XXXVIII, 9] The soul...us?: The soul asks the heart: "Who is this that comes to console our mind, possessing power so potent as to exclude all other thoughts from us?"
9 Chi è costui / che vene: ripresa dell’incipit cavalcantiano Chi è questa che vèn, a sua volta coniato sulla formula del Cantico dei cantici «Quae est ista quae …?» (Gorni). – mente: facoltà comune a anima e a cuore.←
9 Who is this / that comes: reworking of Cavalcanti's incipit Who is this that comes, itself modeled on the Song of Songs formula "Quae est ista quae...?" (Gorni). – mind: faculty shared by soul and heart.←
10 Ei le… martiri: Quello risponde: «O anima afflitta (pensosa), è uno spiritello d’amore mai provato prima (novo), che mi sottopone (reca innanzi me) i suoi desideri; e la sua esistenza e tutto il suo potere (valore) derivarono (mosse, concordato singolarmente con vita e valore soggetti; oppure con soggetto spiritel novo d’Amore ‘e Amore derivò la sua vita …’) dagli occhi di quella donna compassionevole (pietosa) che si commuoveva per i nostri tormenti»’. Per facilitare il riscontro complessivo con la riscrittura di Voi che ’ntendendo (riportata nelle note a VN 26. 6-8) si indicano i vv. della canzone del Convivio seguiti fra parentesi quadre dai corrispettivi del sonetto: 18 [Gentil pensero 3], 30-32 [Gentil pensero 5-6], 20 [Gentil pensero 8], 21 [Gentil pensero 7], 27-28 [Gentil pensero 8], 42 [Gentil pensero 42]. Si riportano infine i vv. 1-8 di Amor che ne la mente con il rinvio fra parentesi quadre ai vv. di Gentil pensero: «Amor che ne la mente mi ragiona [3] / de la mia donna disiosamente, / move cose di lei meco sovente, [2] / che lo ’ntelletto sovr’esse disvia. [4] / Lo suo parlar sì dolcemente sona, [3] / che l’anima ch’ascolta e che lo sente / dice: “Oh me lassa! ch’io non son possente / di dir quel ch’odo de la donna mia!” [5-6]». ←
10 He replies...torments: He answers: "O pensive soul, this is a new spirit of love never before experienced, who lays his desires before me; his very existence and all his worth arose from the eyes of that compassionate lady who was moved by our torments." To facilitate comparison with the reworking in You Who Understand (quoted in notes to VN 26. 6-8), the verses from the Convivio canzone are indicated in square brackets alongside corresponding sonnet lines: 18 [Noble Thought 3], 30-32 [Noble Thought 5-6], 20 [Noble Thought 8], 21 [Noble Thought 7], 27-28 [Noble Thought 8], 42 [Noble Thought 42]. Finally, the opening verses of Love That Reasons in My Mind are cited with cross-references in brackets: "Love that reasons in my mind [3] / about my lady longingly, / often stirs thoughts of her within me [2], / making intellect stray beyond them. [4] / His speech sounds so sweetly [3], / that the soul who hears and feels it / cries: 'Alas! I lack the power / to tell what I hear of my lady!' [5-6]". ←
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1 [XXXIX, 1] adversario della Ragione: il gentil pensero del nuovo innamoramento, sostenuto dal cuore cioè dall’«appetito» sensibile (VN 27. 4-10), che si oppone a Ragione raffigurata come anima nel paragrafo precedente (e cfr. nota a 27. 2). – si levòe un die: ‘si eresse un giorno’, quasi a baluardo. – nona: le ore quindici, cfr. VN 1. 13 e nota relativa. – forte ymaginatione: cfr. nota a VN 1. 8 e 4. 3; forte vale ‘intensa’. – che: dichiarativo di ymaginatione. – vestimenta sanguigne … vidi: cfr. VN 1. 2-4. – prima: ‘per la prima volta’. ←
1 [XXXIX, 1] adversary of Reason: the noble thought of new infatuation, sustained by the heart—that is, by sensory «appetite» (VN 27. 4-10)—which opposes Reason personified as the soul in the preceding paragraph (cf. note to 27. 2). – si levòe un die: ‘arose one day’, as if a bastion. – nona: the ninth hour (3 PM), cf. VN 1. 13 and related note. – intense imagination: cf. notes to VN 1. 8 and 4. 3; forte here means ‘intense’. – che: explicative of ymaginatione. – blood-stained garments … vidi: cf. VN 1. 2-4. – prima: ‘for the first time’. ←
2 [XXXIX, 2] pensare di: ‘pensare a’. – secondo … passato: ‘nella sequenza dei fatti passati’. – pentere: ‘pentirsi’, da leggere pentére. – desiderio: o appetito di vedere la Donna Pietosa. – a cui: ‘dal quale’. – s’avea lasciato: ‘si era lasciato’. – contra la constanzia: ‘in opposizione alla fermezza’. – si rivolsero: ‘tornarono a volgersi’. ←
2 [XXXIX, 2] pensare di: ‘to dwell upon’. – secondo … passato: ‘in the sequence of past events’. – pentere: ‘to repent’, to be read as pentére. – desiderio: or appetite to see the Compassionate Lady. – a cui: ‘from which’. – s’avea lasciato: ‘had allowed itself’. – contra la constanzia: ‘against steadfastness’. – si rivolsero: ‘turned back’. ←
3 [XXXIX, 3] vergognoso cuore: perché colpevole, a norma di VN 27 dove rappresenta il volubile appetito. – però che: ‘in quanto’. – come … noi: ‘il fatto che si allontanò da noi’, ossia la sua morte. – lui: il pensiero, annullato dal dolore in esso contenuto. ←
3 [XXXIX, 3] ashamed heart: because guilty, per the norms of VN 27, where it represents fickle appetite. – però che: ‘insofar as’. – come … noi: ‘the fact that she departed from us’, i.e., her death. – lui: the thought, nullified by the sorrow contained within it. ←
4 [XXXIX, 4] raccendimento: ‘riaccendersi’. – sollenato: ‘quietato’, come narrato a VN 25. – in guisa che: ‘di modo che’. – pareano: ‘si manifestavano come’ ossia ‘erano’. – pur: ‘costantemente’. – per alcuno … riceva: ‘in seguito a qualche tormento (martirio) che si subisce (altri con valore di impersonale)’. ←
4 [XXXIX, 4] rekindling: ‘reigniting’. – sollenato: ‘relieved’, as narrated in VN 25. – in guisa che: ‘so that’. – pareano: ‘manifested as’ i.e., ‘were’. – pur: ‘persistently’. – per alcuno … riceva: ‘due to some torment (martirio) endured (altri with impersonal value)’. ←
5 [XXXIX, 5] vanitate: ‘leggerezza’ e insieme ‘pochezza’, cfr. VN 26. 2 e 8 v. 9. – guiderdonati: ‘ricompensati’. – non potero … intendimento: ‘non furono più in grado di guardare qualcuno che li guardasse in modo tale da indurli a un’intenzione simile’, cioè a ricambiare lo sguardo compassionevole e/o amoroso. ←
5 [XXXIX, 5] vanitate: ‘frivolity’ and also ‘insignificance’, cf. VN 26. 2 and 8 v. 9. – guiderdonati: ‘rewarded’. – non potero … intendimento: ‘were no longer capable of looking upon anyone who gazed at them in such a way as to provoke a similar intention’, i.e., to reciprocate a compassionate and/or amorous gaze. ←
6 [XXXIX, 6] desiderio malvagio: di vedere la donna gentile. – vana tentatione: in quanto dovuta alla vanitade degli occhi. – paresse distructo: ‘apparissero debellati’; il verbo è concordato singolarmente con ciascuno dei due soggetti. – alcuno dubbio … dinanzi: ‘i versi (rimate parole) composti precedentemente non potessero alimentare sospetti’. Dante si preoccupa di evitare equivoci circa l’interpretazione dei sonetti, evidentemente nella loro divulgazione fuori del libello. Per alcuni studiosi il riferimento va esteso anche ad altre rime per la Donna Pietosa non incluse nella VN. – comprendessi … ragione: ‘includessi il significato fondamentale contenuto in questa prosa esplicativa (ragione, cfr. nota a VN 24. 4)’. – aveano così vaneggiato: ‘avevano seguito nella loro fatuità’. ←
6 [XXXIX, 6] wicked desire: to see the gentle lady. – vain temptation: as stemming from the vanitade of the eyes. – paresse distructo: ‘appeared vanquished’; the verb agrees singularly with each of the two subjects. – alcuno dubbio … dinanzi: ‘that the verses (rimate parole) composed earlier might fuel doubts’. Dante seeks to prevent misinterpretations of the sonnets, particularly in their circulation outside the libello. Some scholars extend this reference to other poems for the Compassionate Lady not included in VN. – comprendessi … ragione: ‘incorporated the fundamental meaning conveyed in this explanatory prose (ragione, cf. note to VN 24. 4)’. – aveano così vaneggiato: ‘had pursued their folly’. ←
7 [XXXIX, 7] assai: ‘abbastanza’. ←
7 [XXXIX, 7] assai: ‘sufficiently’. ←
8-10 [XXXIX, 8-10] Lasso, per forza di molti sospiri, sonetto (ABBA ABBA CDE DCE).
8-10 [XXXIX, 8-10] Alas, by force of many sighs, sonnet (ABBA ABBA CDE DCE).
‘8 [XXXIX, 8] Lasso… miri: Ahimè (Lasso), a forza dei molti sospiri, che nascono dai pensieri presenti nel cuore, gli occhi sono sopraffatti e non sono in grado (non ànno valore) di sostenere lo sguardo (riguardar, gallicismo) di chi li guarda (persona che li miri);
‘8 [XXXIX, 8] Alas... those who gaze: Alas (Lasso), through the force of many sighs arising from thoughts within the heart, the eyes are overwhelmed and lack strength (non ànno valore) to endure the gaze (riguardar, a Gallicism) of any person who looks upon them (persona che li miri);
8 sospiri … nel core: cfr. Cavalcanti Se Mercé 5-9 «d’angosciosi dilett’ i miei sospiri, / che nascon della mente ov’è Amore / e vanno sol ragionando dolore / e non trovan persona che li miri, / giriano agli occhi con tanta vertute» (De Robertis). ←
8 sighs... in the heart: cf. Cavalcanti’s Se Mercé 5-9: "From anguished delights spring my sighs, / born in the mind where Love resides, / wandering alone to recount sorrow / yet finding none to behold them, / they turn toward the eyes with such force" (De Robertis). ←
9 e facti… martiri: e sono diventati tali da avere ciascuno l’aspetto stesso del desiderio di piangere (paion due disiri / di lagrimare) e di manifestare dolore, e spesso piangono al punto che Amore li circonda (li ’ncerchia) di una corona tormentosa (di martiri).←
9 and fashioned... torments: They have become so transformed that each appears the very embodiment of the desire to weep (paion due disiri / di lagrimare) and manifest grief, weeping so frequently that Love encircles them (li ’ncerchia) with a crown of torments (di martiri).←
10 [XXXIX, 10] Questi… parole: Questi pensieri e i sospiri che getto fuori (gitto) diventano nel cuore così carichi di angoscia che Amore, lì presente, ne resta tramortito (vi tramortisce), tanto ne soffre; in quanto essi, i dolenti (li dolorosi), recano scritto (ànno in lor … scripto) quel dolce nome di madonna e molte parole sulla sua morte’.
10 [XXXIX, 10] These... words: These thoughts and the sighs I cast forth (gitto) grow so anguished within the heart that Love, present there, is stunned (vi tramortisce) by their suffering; for these sorrowing ones (li dolorosi) bear inscribed (ànno in lor … scripto) that sweet name of my lady and many words concerning her death.’
10 però ch’elli … scripto: ripresa da Lo doloroso amor 15-17 (la sola delle rime extravaganti contenente il nome Beatrice, raffigurata come donna crudele) «Quel dolce nome, che mi fa il cor agro, / tutte fïate ch’i’ lo vedrò scritto / mi farà nuovo ogni dolor ch’io sento» (De Robertis).←
10 for they... inscribed: Echoing Lo doloroso amor 15-17 (the only extraneous poem containing Beatrice’s name, portrayed as a cruel lady): "That sweet name which rends my heart / each time I see it written / renews every pain I bear" (De Robertis).←
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1 [XL, 1] tribulatione: il travaglio che lo porta al pentimento e cfr. VN 27. 3. – in quel tempo: forse si allude alla Settimana Santa. – ymagine … figura: la Veronica, icona bizantina che riprodurrebbe il volto di Cristo quale si impresse su un panno usato per detergerlo durante l’ascesa al Calvario, è reliquia presente in San Pietro a Roma fin dal secolo VIII; il nome, desunto da vera icona (autentica immagine), fu impropriamente esteso alla donna autrice del gesto. In Pd. 31, 103-111 Dante si paragonerà al pellegrino davanti alla Veronica per significare il suo stupore davanti alla «vivace / carità» di san Bernardo nell’Empireo, ed è singolare che nei due luoghi la menzione avvenga quando Beatrice ha ormai lo sguardo rivolto a Dio (Gorni). – per exemplo: ‘quale copia’. – la quale: oggetto di vede. – gloriosamente: ‘nella gloria celeste’. – nacque e vivette e morio: la triplice formulazione compare «nelle vite dei santi, ma anche in ogni biografia canonica di uomo o donna illustre (il che toglie nerbo al senso agiografico che vi è stato intravisto)» (Gorni). – mi parve: ‘vidi’. – pensosi: ‘pensierosi’ con aggiunta di mestizia, cfr. oltre c. 9. ←
1 [XL, 1] tribulation: The anguish leading to repentance, cf. VN 27. 3. – at that time: Likely alluding to Holy Week. – image... likeness: The Veronica, a Byzantine icon purportedly reproducing Christ’s face as imprinted on a cloth during the ascent to Calvary, has been venerated in St. Peter’s Basilica since the 8th century. The name, derived from vera icona (true image), was erroneously attributed to the woman who performed the act. In Par. 31, 103-111, Dante compares himself to a pilgrim before the Veronica to express his awe at St. Bernard’s "living charity" in the Empyrean – notably occurring when Beatrice’s gaze is already fixed on God (Gorni). – as exemplar: ‘as a copy’. – which: Object of sees. – in celestial glory: ‘in heavenly glory’. – was born, lived, and died: This tripartite formula appears in "saints’ lives and every canonical biography of illustrious figures (weakening any hagiographic nuance)" (Gorni). – appeared to me: ‘I saw’. – pensive: ‘thoughtful’ with an undertone of sorrow, cf. below c. 9. ←
2 [XL, 2] mi paiono … parte: ‘ai miei occhi risultano venire da lontano’. – non credo che anche: ‘non credo che mai (anche, provenzalismo)’. – loro amici lontani: cfr. per la tematica della nostalgia e le analogie Pg. 8, 1-4 «Era già l’ora che volge il disio / ai navicanti e ’ntenerisce il core / lo dì c’han detto ai dolci amici addio / e che lo novo peregrin […]». ←
2 [XL, 2] seem to me... part: ‘appear to my eyes as coming from afar’. – nor do I believe they ever: ‘non credo che anche’ (using Provençal anche for ‘ever’). – their distant loved ones: Cf. the thematic parallel in Purg. 8, 1-4: "Now was the hour that melts the sailor’s heart / and stirs fond longing on the day they’ve said / farewell to their dear friends, / and pierces the new pilgrim..." ←
3 [XL, 3] propinquo: ‘vicino’. – in alcuna … parrebbero: ‘avrebbero in parte un aspetto’. – dolorosa: per la desolazione conseguente alla morte di Beatrice. ←
3 [XL, 3] propinquo: ‘near’. – in alcuna … parrebbero: ‘would partially have an appearance’. – dolorosa: referring to the desolation following Beatrice’s death. ←
4 [XL, 4] tenere alquanto: ‘trattenere per un poco’. – io li … cittade: ‘io li farei senz’altro (pur) piangere prima che (anzi ch(e)) se ne allontanino’. – però che … parole: ‘perché comporrei dei versi’. ←
4 [XL, 4] tenere alquanto: ‘hold back for a while’. – io li … cittade: ‘I would certainly (pur) make them weep before (anzi ch(e)) departing’. – però che … parole: ‘because I would compose verses’. ←
5 [XL, 5] passati … veduta: ‘allontanatisi dai miei occhi’ oppure, per Gorni, ‘dato che mi erano venuti sotto gli occhi’. – acciò che … pietoso: ‘affinché risultasse più intensamente patetico’. – avessi parlato: ‘mi fossi rivolto direttamente’. ←
5 [XL, 5] passati … veduta: ‘having departed from my sight’ or, per Gorni, ‘since they had come into my view’. – acciò che … pietoso: ‘so that it might appear more intensely poignant’. – avessi parlato: ‘had addressed them directly’. ←
6 [XL, 6] larga significatione: ‘ampia accezione’. – peregrino … patria: vale genericamente ‘straniero’ secondo l’indicazione di Isidoro da Siviglia (ca 560-636), Etym. 10, 215 «Peregrinus, longe a patria positus, sicut alienigena» (“Peregrinus, chi è lontano dalla propria patria, per esempio uno straniero”; De Robertis). – strecto … Sa’ Iacopo: l’accezione ristretta o specializzata del termine indica il pellegrino diretto a Santiago de Compostela in Galizia presso il santuario (Casa) che conserva le reliquie di san Giacomo apostolo (fratello di san Giovanni evangelista), giunte miracolosamente da Gerusalemme sulle coste atlantiche della Spagna, paese evangelizzato dal santo, cfr. c. 7. Meta di uno dei tre principali pellegrinaggi medievali sotto indicati (e cfr. anche Pd. 25, 17-18) la Casa di Sa’ Iacopo (Sa’ con apocope fiorentina) evoca le vie lungo le quali si sono diffuse le chansons de geste e le vere e proprie guide scritte per i pellegrini (itineraria). – riede: ‘ritorna’, latinismo. ←
6 [XL, 6] larga significatione: ‘broad signification’. – peregrino … patria: generically denotes ‘foreigner’ according to Isidore of Seville (ca. 560-636), Etym. 10, 215: «Peregrinus, longe a patria positus, sicut alienigena» (“Peregrinus, one far from their homeland, like a foreigner”; De Robertis). – strecto … Sa’ Iacopo: the narrow or specialized meaning refers to pilgrims bound for Santiago de Compostela in Galicia, at the sanctuary (Casa) housing the relics of Saint James the Apostle (brother of Saint John the Evangelist), miraculously transported from Jerusalem to the Atlantic coasts of Spain, a land evangelized by the saint (see c. 7). As the destination of one of the three principal medieval pilgrimages mentioned below (cf. also Par. 25, 17-18), the House of Sa’ Iacopo (Sa’ with Florentine apocope) evokes the routes along which chansons de geste and written pilgrim guides (itineraria) proliferated. – riede: ‘returns’, Latinism. ←
7 [XL, 7] E però: ‘Perciò’. – propriamente: ‘correttamente’. – servigio dell’Altissimo: tale è lo spirito del pellegrino. – palmieri … Oltremare: i pellegrini diretti verso la Terrasanta, detta regno latino d’Outremer; per l’uso di riportare il bordone (bastone) cinto di palme in segno di ricordo devozionale del viaggio cfr. Pg. 33, 77-78, dove è proprio Beatrice ritrovata a ingiungere a Dante di riportare sulla terra almeno una traccia delle sue parole. – peregrini … apostolo: cfr. nota a c. 6. La distanza fra la patria di Giacomo, Gerusalemme, e il luogo della sua sepoltura, Santiago, estende ai fedeli la qualifica di peregrinus del santo. – questi cu(i): ‘questi che’. ←
7 [XL, 7] E però: ‘Therefore’. – propriamente: ‘correctly’. – servigio dell’Altissimo: such is the pilgrim’s devout spirit. – palmieri … Oltremare: pilgrims journeying to the Holy Land, termed the Latin kingdom d’Outremer; the custom of bearing palm-branched staves as devotional mementos is reflected in Purg. 33, 77-78, where Beatrice herself commands Dante to carry at least a trace of her words back to earth. – peregrini … apostolo: see note to c. 6. The distance between James’s homeland (Jerusalem) and his burial site (Santiago) extends the designation of peregrinus to the saint’s devotees. – questi cu(i): ‘these who’. ←
8 [XL, 8] ragione: ‘spiegazione’, cfr. nota a VN 24. 4. ←
8 [XL, 8] ragione: ‘explanation’, cf. note to VN 24. 4. ←
9-10 [XL, 9-10] Deh, peregrini, che pensosi andate, sonetto (ABBA ABBA CDE DCE. Rima guittoniana 11 poi : 14 altrui).
9-10 [XL, 9-10] Deh, peregrini, che pensosi andate, sonnet (ABBA ABBA CDE DCE. Guittonian rhyme 11 poi : 14 altrui).
‘9 [XL, 9] Deh… gravitate?: Vi prego (Deh), pellegrini, che siete pensierosi (pensosi andate, formulazione perifrastica) forse per qualche cosa (cosa, oppure ‘creatura’) lontana (che non v’è presente), venite voi da popolazioni (gente) tanto remote (come ci dimostrate dall’aspetto) da non piangere (oppure ‘da non compiangere … la città’, Gorni) mentre attraversate (quando voi passate / per lo suo mezzo) la città afflitta, come fanno coloro che evidentemente (par che) non potrebbero mai intendere ((i)ntendesser, Contini: «imperfetto d’irrealtà»; neente, sicilianismo, funzione di avverbio) la sua sofferenza?
‘9 [XL, 9] Deh… gravitate?: I beseech you (Deh), pilgrims, who walk pensively (pensosi andate, periphrastic formulation) perhaps for some distant thing (cosa, or "creature") that is absent from you (che non v’è presente), do you come from peoples (gente) so remote (as your appearance suggests) that you do not weep (or "do not pity ... the city," per Gorni) as you pass through (quando voi passate / per lo suo mezzo) this afflicted city, like those who seem (par che) utterly incapable of grasping ((i)ntendesser, Contini: "imperfect of irrealis"; neente, Sicilianism, functioning adverbially) its suffering?
9 Deh … andate: la situazione delle quartine condensa varie suggestioni: la situazione evangelica dell’incontro di Emmaus fra i discepoli e Cristo risorto, al quale, non riconosciuto, viene posta la domanda «Tu solus peregrinus es in Hierusalem et non cognovisti quae facta sunt in illa his diebus?» (“Sei tu il solo pellegrino in Gerusalemme a non sapere i fatti che vi sono capitati in quei giorni?” Luca 24, 18; De Robertis); l’avvio di O voi che per la via d’Amor passate 1-3 (VN 2. 14) per la partenza della prima donna-schermo, ricalcato su Geremia (Lam. 1, 12), e l’attacco di Voi che portate 13. 9; l’associazione di peregrino e pensoso per Amore in Cavalcando l’altrier (VN 4. 9-10). Una sintesi dei vari motivi si troverà ancora in Pg. 23, 16-18 (Gorni). – città dolente: identica collocazione a fine verso per designare l’inferno a Inf. 3, 1 e la città di Dite a Inf. 9, 32. ←
9 Deh … andate: The quatrains' scenario synthesizes multiple allusions: the Gospel episode of the Emmaus encounter between disciples and the risen Christ, unrecognized and asked, "Are you the only pilgrim in Jerusalem unaware of what has happened there these days?" (Luke 24:18; De Robertis); the opening of O voi che per la via d’Amor passate 1-3 (VN 2.14) for the departure of the first screen-lady, modeled on Jeremiah (Lam. 1:12), and the incipit of Voi che portate 13.9; the association of peregrino and pensoso for Love in Cavalcando l’altrier (VN 4.9-10). A synthesis of these motifs reappears in Pg. 23, 16-18 (Gorni). – afflicted city: Identical line-terminal placement designates Hell in Inf. 3, 1 and the City of Dis in Inf. 9, 32. ←
10 [XL, 10] Se voi… altrui: Se vi fermate (restate) per desiderio di ascoltare la causa del dolore (volerlo audire), certo il cuore sospirando (lo cor d’i sospiri, Contini) mi dice che poi uscireste in lacrime dalla città. Essa ha perso colei che le dà la beatitudine (la sua beatrice); e i versi che se ne potrebbero comporre (le parole ch’om [pronome impersonale] di lei pò dire) hanno il potere (virtù) di far piangere (altrui, oggetto generico)’.
10 [XL, 10] Se voi… altrui: If you linger (restate) from desire to hear the cause of grief (volerlo audire), surely my heart, sighing (lo cor d’i sospiri, Contini), tells me you would then depart the city weeping. It has lost she who grants it beatitude (la sua beatrice); and the verses one might compose of her (le parole ch’om [impersonal pronoun] di lei pò dire) hold power (virtù) to make others weep (altrui, generic object)’.
10 volerlo audire: il pronome -lo potrebbe anche essere prolessi pronominale di cor, v. 10 (Gorni). – beatrice: cfr. VN 1. 2. – di lei: per Gorni potrebbe anche alludere alla cittade vedova della donna.←
10 volerlo audire: The pronoun -lo could alternatively be a proleptic reference to cor, v. 10 (Gorni). – she who grants beatitude: cfr. VN 1.2. – di lei: For Gorni, this might also allude to the city bereft of the lady.←
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1 [XLI, 1] mandaro … pregando: ‘mi inviarono la richiesta’. – di queste … rimate: ‘alcune delle mie rime’ già composte, come si deduce da quanto segue. – pensando: ‘considerando’. – propuosi … loro: ‘decisi di accogliere la richiesta’ come già col parente stretto di Beatrice (VN 21). – cosa nuova: la novità riguarda sia la composizione apposita per l’occasione sia il contenuto del sonetto. – con esse: le rime già scritte. – acciò che … prieghi: ‘per soddisfare (adimpiessi) la loro domanda facendo loro più onore’ con l’aggiunta di un omaggio scritto per la circostanza. – mio stato: ‘la mia condizione’. Sempre a tre sonetti Dante aveva affidato la narrazione del suo stato (VN 10. 1): diretti a Beatrice e ultimi prima dell’invenzione della lode sono Con l’altre donne (VN 7), Ciò che m’incontra (VN 8), Spesse fïate (VN 9). – precedente sonetto: ossia Deh, peregrini (VN 29. 9-10). – Venite a ’ntendere: VN 21. 5-6. La triade ha in comune l’allocuzione diretta ai destinatari e la presenza dei sospiri. ←
1 [XLI, 1] mandaro … pregando: ‘sent me their request’. – di queste … rimate: ‘some of my existing poems’, as inferred from what follows. – pensando: ‘considering’. – propuosi … loro: ‘decided to grant their request’, as previously done with Beatrice’s close relative (VN 21). – cosa nuova: the novelty concerns both the poem composed specifically for the occasion and its content. – con esse: alongside existing poems. – acciò che … prieghi: ‘to fulfill their entreaty by honoring them more’ through the addition of a written tribute for the occasion. – mio stato: ‘my condition’. Dante had previously entrusted three sonnets to narrate his state (VN 10. 1): those addressed to Beatrice and the last before the invention of praise are Con l’altre donne (VN 7), Ciò che m’incontra (VN 8), and Spesse fïate (VN 9). – precedente sonetto: namely Deh, peregrini (VN 29. 9-10). – Venite a ’ntendere: VN 21. 5-6. The triad shares a direct address to the recipients and the presence of sighs. ←
3 [XLI, 3] prima: vv. 1-2 – nominandolo … effecto: ‘indicandolo con un effetto da lui prodotto’, cioè il sospiro; equivale alla metonimia. ←
3 [XLI, 3] prima: vv. 1-2 – nominandolo … effecto: ‘by naming him through an effect he produces’, i.e., the sigh; equivalent to metonymy. ←
4 [XLI, 4] seconda: vv. 3-4. – lo fa così andare: cioè Amore; un’eco si troverà in Inf. 2, 70 «I’ son Beatrice che ti faccio andare» (Gorni). ←
4 [XLI, 4] seconda: vv. 3-4. – lo fa così andare: i.e., Love; an echo appears in Inf. 2, 70 «I’ son Beatrice che ti faccio andare» (Gorni). ←
5 [XLI, 5] terza: vv. 5-8. – acciò che: ‘poiché’. – spiritualmente: il pensiero, designato dal sospiro, raggiunge l’Empireo in forma spirituale, ossia disgiunta dall’elemento corporeo, prossima all’estasi mistica. – peregrino … patria: cfr. VN 29. 6. – vi stae: ‘vi resta’, con epitesi. ←
5 [XLI, 5] terza: vv. 5-8. – acciò che: ‘since’. – spiritualmente: the thought, represented by the sigh, reaches the Empyrean in spiritual form, detached from corporeal elements, approaching mystical ecstasy. – peregrino … patria: cfr. VN 29. 6. – vi stae: ‘remains there’, with epenthesis. ←
6 [XLI, 6] quarta: vv. 9-11. – come: ‘che’ dichiarativo. – in tale qualitate: ‘in tale stato’, quello della beatitudine. – sale nella qualità: ‘s’innalza allo stato’. – con ciò sia … sole: ‘dal momento che l’intelletto umano sta in rapporto a (s’abbia a) quelle anime beate come la vista debole in rapporto al sole’. – Phylosofo … Metafisica: il rinvio ad Aristotele, Metafis. 2, 1, connesso a un commento (che può essere di Tommaso d’Aquino e/o di Averroè e Alberto Magno) torna in Cv. 2, 4, 8 [2, 4, 16-17]. ←
6 [XLI, 6] quarta: vv. 9-11. – come: ‘that’ (declarative). – in tale qualitate: ‘in such a state’, that of beatitude. – sale nella qualità: ‘ascends to that state’. – con ciò sia … sole: ‘for the human intellect relates to those blessed souls as weak eyesight relates to the sun’. – Phylosofo … Metafisica: the reference to Aristotle, Metaphysics 2, 1, linked to a commentary (possibly by Thomas Aquinas and/or Averroes and Albertus Magnus) reappears in Cv. 2, 4, 8 [2, 4, 16-17]. ←
7 [XLI, 7] quinta: vv. 12-14. – avegna che: ‘benché io non sia in grado di comprendere (intendere, con valore assoluto) nel luogo dove mi conduce il mio pensiero’, cioè nell’Empireo, dove i beati godono della vista intellettuale di Dio, mentre l’intelletto di Dante è insufficiente, non riesce a capire. – mi trae: ‘mi conduce’. – tutto … donna: ‘tale pensiero concerne esclusivamente la mia signora’. – però ch(e): ‘poiché’. – donne … parlo: le committenti. ←
7 [XLI, 7] quinta: vv. 12-14. – avegna che: ‘although I am unable to comprehend (intendere, absolute sense) the place where my thought leads me’, i.e., the Empyrean, where the blessed enjoy the intellectual vision of God, while Dante’s intellect remains inadequate. – mi trae: ‘leads me’. – tutto … donna: ‘this thought concerns entirely my lady’. – però ch(e): ‘since’. – donne … parlo: the commissioning women. ←
9 [XLI, 9] ma puotesi … divisa: ‘ma (il sonetto) si può accettare (passare) con tale divisione (divisa)’ oppure ‘si può (comunque) continuare accettando tale divisione’. – e però … dividerlo: ‘perciò non mi affanno (mi trametto, gallicismo) di sottoporlo a ulteriori divisioni (più dividerlo)’. ←
9 [XLI, 9] ma puotesi … divisa: 'but (the sonnet) can be accepted (passare) with this division (divisa)' or 'one may proceed by accepting this division'. – e però … dividerlo: 'therefore I will not trouble myself (mi trametto, Gallicism) to further divide it (più dividerlo)'. ←
10-13 [XLI, 10-13] Oltre la spera che più larga gira, sonetto (ABBA ABBA CDE DCE).
10-13 [XLI, 10-13] Oltre la spera che più larga gira, sonnet (ABBA ABBA CDE DCE).
‘10 [XLI, 10] Oltre… tira: Il sospiro che esce dal mio cuore supera (Oltre … passa) la sfera (spera) celeste che ruota più ampia: una nuova capacità di intendere (intelligenza nova), che Amore introduce in lui attraverso il pianto (piangendo; oppure riferito ad Amore ‘che Amore in lacrime introduce in lui’), continuamente (pur) lo eleva (sù … tira).
'10 [XLI, 10] Oltre… tira: The sigh departing from my heart transcends (Oltre … passa) the celestial sphere (spera) that circles widest. A new capacity of understanding (intelligenza nova), which Love instills in it through weeping (piangendo; or, alternatively referring to Love, 'which Love, weeping, instills in it'), perpetually (pur) draws it upward (sù … tira).
10 Oltre … gira: la destinazione del pensiero-sospiro è oltre il cielo Cristallino o Primo Mobile, nono nel sistema tolemaico di cieli concentrici, e per questo dotato di più ampia circonferenza, come indica la perifrasi la spera che più larga gira. Meta finale è l’Empireo, sede dei beati e luogo della Divinità, «soprano edificio del mondo, nel quale tutto lo mondo s’inchiude» (Cv. 2, 3, 5-6 [2, 3, 9-12]; la citazione è dal paragrafo 5 [11]), approdo dell’intero itinerario dantesco anche oltre la Vita Nova. – sospiro: spunto inventivo per il viaggio ultraterreno del sospiro e per l’ineffabilità delle parole paradisiache potrebbe essere, per Gorni, l’esperienza estatica di Paolo (2 Cor. 12, 2-4), posta poi, con implicazioni sostanziali ben diverse, a fondamento della poetica del Paradiso. – intelligenza nova: l’aggettivo può anche includere il senso di ‘straordinario’ per indicare la capacità intellettiva che ha funzione motrice come il Primo Mobile appena evocato. ←
10 Oltre … gira: The destination of the thought-sigh lies beyond the Crystalline Sphere or Primum Mobile, the ninth in the Ptolemaic system of concentric heavens and thus possessing the widest circumference, as indicated by the periphrasis la spera che più larga gira. The ultimate goal is the Empyrean, abode of the blessed and seat of the Divine, "the supreme edifice of the universe, wherein all creation is contained" (Convivio [Cv] 2, 3, 5-6 [2, 3, 9-12]; the citation is from paragraph 5 [11]), the endpoint of Dante's entire journey even beyond the Vita Nova. – sospiro: The inventive spark for the sigh's otherworldly voyage and the ineffability of paradisiacal speech may derive, as Gorni suggests, from Paul's ecstatic experience (2 Corinthians [2 Cor] 12, 2-4), later foundational to the poetics of Paradiso with substantially different implications. – intelligenza nova: The adjective may also carry the sense of 'extraordinary' to denote the intellectual faculty that serves as a motive force, akin to the Primum Mobile just invoked. ←
11 [XLI, 11] Quand’elli… mira: Quando è giunto dove desidera arrivare, vede una donna che riceve onore, e risplende così intensamente (luce sì) che lo spirito pellegrino la contempla per il suo rifulgere.
11 [XLI, 11] Quand’elli… mira: When it reaches its desired destination, it beholds a lady receiving honor, whose radiance shines so intensely (luce sì) that the pilgrim spirit gazes upon her through her effulgence.
11 riceve onore: quasi per effetto di quanto predicato nelle seconde strofe di Donne ch’avete (VN 10. 18-20) e di Gli occhi dolenti (VN 20. 10). ←
11 riceve onore: almost as an effect of what was proclaimed in the second stanzas of Donne ch’avete (VN 10. 18-20) and Gli occhi dolenti (VN 20. 10). ←
12 [XLI, 12] Vedela… parlare: Egli la vede tale che, quando me lo riferisce (ridice), non lo comprendo, tanto arcanamente (sottile, valore avverbiale) ne parla al cuore, che gli dà la favella (che lo fa parlare, parafr. Gorni).
12 [XLI, 12] Vedela… parlare: He sees her such that, when he recounts it to me (ridice), I cannot grasp it, so profoundly (sottile, adverbial sense) does he speak to the heart, which grants him speech (che lo fa parlare, per Gorni's paraphrase).
12 sottile: la sottigliezza, secondo le norme retoriche, denota profondità e raffinata elaborazione concettuale (cfr. Cv. 4, 2, 6 [4, 2, 13]), ma qui indica una rarefazione dell’intelligibile. Un ritorno quasi identico del verso in Pd. 15, 39 «ch’io non lo ’ntesi, sì parlò profondo», riferito a Cacciaguida.←
12 sottile: According to rhetorical norms, subtlety denotes conceptual depth and refinement (cf. Convivio [Cv] 4, 2, 6 [4, 2, 13]), but here it signifies a rarefaction of intelligibility. A nearly identical verse reappears in Par. 15, 39: "for I did not comprehend it, so profound his speech," referring to Cacciaguida.←
13 So io… care: Quello che so di certo è che (So io, parafr. De Robertis) parla di quella gentile, poiché spesso ricorda Beatrice, e questo lo capisco in modo distinto (ben), donne mie care’. ←
13 So io… care: What I know for certain is that (So io, per De Robertis's paraphrase) he speaks of that noble one, for he often recalls Beatrice, and this I discern clearly (ben), my dear ladies.' ←
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1 [XLII, 1] Apresso: ‘Dopo’. – mirabile: è epiteto connesso nel libello soprattutto con Beatrice: accanto al valore positivo di meraviglia e stupore qui assume anche quello di smarrimento. – non dire più: ‘non comporre più’ da collegare con infino a tanto che. – più degnamente: secondo il criterio della convenientia, che impone uno stile consono alla materia, la futura scrittura poetica riguardante Beatrice richiede un genere letterario più elevato rispetto alla singolare antologia poetica amorosa, di ampio spettro tonale, con vida e razos, tutta di mano dell’autore, quale si configura la Vita Nova. ←
1 [XLII, 1] Apresso: ‘Afterwards’. – mirabile: an epithet primarily associated with Beatrice in the libello (booklet), conveying both wonder and disorientation here. – non dire più: ‘to compose no further’, linked to infino a tanto che. – più degnamente: guided by the principle of convenientia (propriety), which demands a style commensurate with the subject matter, future poetic works concerning Beatrice require a loftier literary form than the singular anthology of amorous verse—with its wide tonal range and authorial vida (life) and razos (commentaries)—that constitutes the Vita Nova. ←
2 [XLII, 2] E di venire … veracemente: ‘E io mi impegno (studio) per davvero (veracemente) di arrivare a tale scopo quanto mi è possibile, come lei sa (sae, con epitesi)’. L’edizione Gorni aggiunge una virgola al testo Barbi (che legge sì com’ella sae veracemente) per collegare l’avverbio al precedente studio e non a sae, perché riferito a Beatrice, in quanto beata, risulta ridondante. – se piacere sarà: ‘se vorrà’. – Colui … vivono: Dio, indicato mediante perifrasi ‘colui che è causa finale di ogni vita’ (Contini) desunta dalla liturgia del Mattutino dei defunti (De Robertis). – per alquanti anni: ‘per qualche altro anno’. – dire … detto: nel senso di ‘comporre’. – fue: con epitesi. ←
2 [XLII, 2] E di venire … veracemente: ‘And I strive (studio) earnestly (veracemente) to achieve this goal to the best of my ability, as she herself knows (sae, with epenthesis)’. Gorni’s edition adds a comma to Barbi’s text (which reads sì com’ella sae veracemente) to connect the adverb to the preceding studio rather than sae, since attributing it to Beatrice, now beatified, would be redundant. – se piacere sarà: ‘if it be her will’. – Colui … vivono: God, periphrastically described as ‘He who is the blessed Lord of all creation’ (Contini), derived from the Matins liturgy for the dead (De Robertis). – per alquanti anni: ‘for some years more’. – dire … detto: in the sense of ‘to compose’. – fue: with epenthesis. ←
3 [XLII, 3] colui che … cortesia: la perifrasi indica Amore (Gorni), che signoreggia la vita di Dante (VN 1. 8; 10; 14) ed è anche signore di «ciascun’alma presa e gentil core» (VN 1. 21). – sen possa … sua donna: ‘possa salire (gire) a contemplare la sua donna gloriosa’; «speranza di redenzione, che riscrive “con essa [Beatrice] mi parea che [Amore] si ne gisse verso lo cielo” (VN 1. 18), frase la cui valenza diventa, in questa luce, profetica» (Gorni). – la quale gloriosamente mira: ‘che nella gloria celeste tiene lo sguardo fisso’ sul volto di Dio (stilema biblico), ossia realizza la piena conoscenza e la conseguente felicità; anche l’ultima raffigurazione dantesca di Beatrice la fissa volta all’«eterna fontana» (Pd. 31, 93). – qui est … benedictus: ‘che è benedetto nei secoli dei secoli’; benedizione di stampo biblico che salda in sé più suggestioni: la triplice iterazione di benedect- all’interno dell’ultimo paragrafo, la fine del libro materialmente nelle mani del lettore mediante una corrente formula conclusiva e il conseguente effetto di compiutezza simmetrica e circolare con la rubrica Incipit Vita Nova di 1. 1. ←
3 [XLII, 3] colui che … cortesia: the periphrasis denotes Love (Gorni), who governs Dante’s life (VN 1. 8; 10; 14) and is also lord of «ciascun’alma presa e gentil core» (every captive soul and noble heart; VN 1. 21). – sen possa … sua donna: ‘may ascend (gire) to behold his glorious lady’; «a hope of redemption that rewrites “with her [Beatrice], it seemed to me that [Love] departed heavenward” (VN 1. 18), a phrase whose significance becomes prophetic in this light» (Gorni). – la quale gloriosamente mira: ‘who in celestial glory gazes fixedly’ upon the face of God (a biblical stylization), attaining perfect knowledge and bliss; Dante’s final depiction of Beatrice also fixes her gaze on the «eterna fontana» (eternal fountain; Par. 31, 93). – qui est … benedictus: ‘who is blessed throughout all ages’; a biblical-style benediction weaving together multiple allusions: the triple repetition of benedect- in the final paragraph, the material conclusion of the book in the reader’s hands via a conventional closing formula, and the resulting symmetrical, circular structure mirroring the opening rubric Incipit Vita Nova (Here Begins the New Life) in 1. 1. ←
Tavole
Tables
TAVOLA DI CORRISPONDENZA SINTETICA
SYNOPSIS OF CORRESPONDENCES
Gorni | Barbi |
1 | I-III, 13 |
2 | III, 14-VII |
3 | VIII |
4 | IX |
5 | X-XII |
6 | XIII |
7 | XIV |
8 | XV |
9 | XVI |
10 | XVII-XIX |
11 | XX |
12 | XXI |
13 | XXII |
14 | XXIII |
15 | XXIV |
16 | XXV |
17 | XXVI |
18 | XXVII |
19 | XXVIII-XXX |
20 | XXXI |
21 | XXXII |
22 | XXXIII |
23 | XXXIV |
24 | XXXV |
25 | XXXVI |
26 | XXXVII |
27 | XXXVIII |
28 | XXXIX |
29 | XL |
30 | XLI |
31 | XLII |
Gorni | Barbi |
1 | I-III, 13 |
2 | III, 14-VII |
3 | VIII |
4 | IX |
5 | X-XII |
6 | XIII |
7 | XIV |
8 | XV |
9 | XVI |
10 | XVII-XIX |
11 | XX |
12 | XXI |
13 | XXII |
14 | XXIII |
15 | XXIV |
16 | XXV |
17 | XXVI |
18 | XXVII |
19 | XXVIII-XXX |
20 | XXXI |
21 | XXXII |
22 | XXXIII |
23 | XXXIV |
24 | XXXV |
25 | XXXVI |
26 | XXXVII |
27 | XXXVIII |
28 | XXXIX |
29 | XL |
30 | XLI |
31 | XLII |
TAVOLA DI CORRISPONDENZA DETTAGLIATA
DETAILED TABLE OF CORRESPONDENCES
Gorni | Barbi |
1. 1 | I, 1 |
1. 2 | II, 1 |
1. 3 | II, 2 |
1. 4 | II, 3 |
1. 5 | II, 4 |
1. 6 | II, 5 |
1. 7 | II, 6 |
1. 8 | II, 7 |
1. 9 | II, 8 |
1. 10 | II, 9 |
1. 11 | II, 10 |
1. 12 | III, 1 |
1. 13 | III, 2 |
1. 14 | III, 3 |
1. 15 | III, 4 |
1. 16 | III, 5 |
1. 17 | III, 6 |
1. 18 | III, 7 |
1. 19 | III, 8 |
1. 20 | III, 9 |
1. 21 | III, 10 |
1. 22 | III, 11 |
1. 23 | III, 12 |
1. 24 | III, 13 |
2. 1 | III, 14 |
2. 2 | III, 15 |
Gorni | Barbi |
1. 1 | I, 1 |
1. 2 | II, 1 |
1. 3 | II, 2 |
1. 4 | II, 3 |
1. 5 | II, 4 |
1. 6 | II, 5 |
1. 7 | II, 6 |
1. 8 | II, 7 |
1. 9 | II, 8 |
1. 10 | II, 9 |
1. 11 | II, 10 |
1. 12 | III, 1 |
1. 13 | III, 2 |
1. 14 | III, 3 |
1. 15 | III, 4 |
1. 16 | III, 5 |
1. 17 | III, 6 |
1. 18 | III, 7 |
1. 19 | III, 8 |
1. 20 | III, 9 |
1. 21 | III, 10 |
1. 22 | III, 11 |
1. 23 | III, 12 |
1. 24 | III, 13 |
2. 1 | III, 14 |
2. 2 | III, 15 |
2. 3 | IV, 1 |
2. 4 | IV, 2 |
2. 5 | IV, 3 |
2. 6 | V, 1 |
2. 7 | V, 2 |
2. 8 | V, 3 |
2. 9 | V, 4 |
2. 10 | VI, 1 |
2. 11 | VI, 2 |
2. 12 | VII, 1 |
2. 13 | VII, 2 |
2. 14 | VII, 3 |
2. 15 | VII, 4 |
2. 16 | VII, 5 |
2. 17 | VII, 6 |
2. 18 | VII, 7 |
3. 1 | VIII, 1 |
3. 2 | VIII, 2 |
3. 3 | VIII, 3 |
3. 4 | VIII, 4 |
3. 5 | VIII, 5 |
3. 6 | VIII, 6 |
3. 7 | VIII, 7 |
3. 8 | VIII, 8 |
3. 9 | VIII, 9 |
3. 10 | VIII, 10 |
3. 11 | VIII, 11 |
2. 3 | IV, 1 |
2. 4 | IV, 2 |
2. 5 | IV, 3 |
2. 6 | V, 1 |
2. 7 | V, 2 |
2. 8 | V, 3 |
2. 9 | V, 4 |
2. 10 | VI, 1 |
2. 11 | VI, 2 |
2. 12 | VII, 1 |
2. 13 | VII, 2 |
2. 14 | VII, 3 |
2. 15 | VII, 4 |
2. 16 | VII, 5 |
2. 17 | VII, 6 |
2. 18 | VII, 7 |
3. 1 | VIII, 1 |
3. 2 | VIII, 2 |
3. 3 | VIII, 3 |
3. 4 | VIII, 4 |
3. 5 | VIII, 5 |
3. 6 | VIII, 6 |
3. 7 | VIII, 7 |
3. 8 | VIII, 8 |
3. 9 | VIII, 9 |
3. 10 | VIII, 10 |
3. 11 | VIII, 11 |
3. 12 | VIII, 12 |
4. 1 | IX, 1 |
4. 2 | IX, 2 |
4. 3 | IX, 3 |
4. 4. | IX, 4 |
4. 5 | IX, 5 |
4. 6 | IX, 6 |
4. 7 | IX, 7 |
4. 8 | IX, 8 |
4. 9 | IX, 9 |
4. 10 | IX, 10 |
4. 11 | IX, 11 |
4. 12 | IX, 12 |
4. 13 | IX, 13 |
5. 1 | X, 1 |
5. 2 | X, 2 |
5. 3 | X, 3 |
5. 4 | XI, 1 |
5. 5 | XI, 2 |
5. 6 | XI, 3 |
5. 7 | XI, 4 |
5. 8 | XII, 1 |
5. 9 | XII, 2 |
5. 10 | XII, 3 |
5. 11 | XII, 4 |
5. 12 | XII, 5 |
5. 13 | XII, 6 |
3. 12 | VIII, 12 |
4. 1 | IX, 1 |
4. 2 | IX, 2 |
4. 3 | IX, 3 |
4. 4. | IX, 4 |
4. 5 | IX, 5 |
4. 6 | IX, 6 |
4. 7 | IX, 7 |
4. 8 | IX, 8 |
4. 9 | IX, 9 |
4. 10 | IX, 10 |
4. 11 | IX, 11 |
4. 12 | IX, 12 |
4. 13 | IX, 13 |
5. 1 | X, 1 |
5. 2 | X, 2 |
5. 3 | X, 3 |
5. 4 | XI, 1 |
5. 5 | XI, 2 |
5. 6 | XI, 3 |
5. 7 | XI, 4 |
5. 8 | XII, 1 |
5. 9 | XII, 2 |
5. 10 | XII, 3 |
5. 11 | XII, 4 |
5. 12 | XII, 5 |
5. 13 | XII, 6 |
5. 14 | XII, 7 |
5. 15 | XII, 8 |
5. 16 | XII, 9 |
5. 17 | XII, 10 |
5. 18 | XII, 11 |
5. 19 | XII, 12 |
5. 20 | XII, 13 |
5. 21 | XII, 14 |
5. 22 | XII, 15 |
5. 23 | XII, 16 |
5. 24 | XII, 17 |
6. 1 | XIII, 1 |
6. 2 | XIII, 2 |
6. 3 | XIII, 3 |
6. 4 | XIII, 4 |
6. 5 | XIII, 5 |
6. 6 | XIII, 6 |
6. 7 | XIII, 7 |
6. 8 | XIII, 8 |
6. 9 | XIII, 9 |
6. 10 | XIII, 10 |
7. 1 | XIV, 1 |
7. 2 | XIV, 2 |
7. 3 | XIV, 3 |
7. 4 | XIV, 4 |
7. 5 | XIV, 5 |
7. 6 | XIV, 6 |
5. 14 | XII, 7 |
5. 15 | XII, 8 |
5. 16 | XII, 9 |
5. 17 | XII, 10 |
5. 18 | XII, 11 |
5. 19 | XII, 12 |
5. 20 | XII, 13 |
5. 21 | XII, 14 |
5. 22 | XII, 15 |
5. 23 | XII, 16 |
5. 24 | XII, 17 |
6. 1 | XIII, 1 |
6. 2 | XIII, 2 |
6. 3 | XIII, 3 |
6. 4 | XIII, 4 |
6. 5 | XIII, 5 |
6. 6 | XIII, 6 |
6. 7 | XIII, 7 |
6. 8 | XIII, 8 |
6. 9 | XIII, 9 |
6. 10 | XIII, 10 |
7. 1 | XIV, 1 |
7. 2 | XIV, 2 |
7. 3 | XIV, 3 |
7. 4 | XIV, 4 |
7. 5 | XIV, 5 |
7. 6 | XIV, 6 |
7. 7 | XIV, 7 |
7. 8 | XIV, 8 |
7. 9 | XIV, 9 |
7. 10 | XIV, 10 |
7. 11 | XIV, 11 |
7. 12 | XIV, 12 |
7. 13 | XIV, 13 |
7. 14 | XIV, 14 |
8. 1 | XV, 1 |
8. 2 | XV, 2 |
8. 3 | XV, 3 |
8. 4 | XV, 4 |
8. 5 | XV, 5 |
8. 6 | XV, 6 |
8. 7 | XV, 7 |
8. 8 | XV, 8 |
8. 9 | XV, 9 |
9. 1 | XVI, 1 |
9. 2 | XVI, 2 |
9. 3 | XVI, 3 |
9. 4 | XVI, 4 |
9. 5 | XVI, 5 |
9. 6 | XVI, 6 |
9. 7 | XVI, 7 |
9. 8 | XVI, 8 |
9. 9 | XVI, 9 |
9. 10 | XVI, 10 |
7. 7 | XIV, 7 |
7. 8 | XIV, 8 |
7. 9 | XIV, 9 |
7. 10 | XIV, 10 |
7. 11 | XIV, 11 |
7. 12 | XIV, 12 |
7. 13 | XIV, 13 |
7. 14 | XIV, 14 |
8. 1 | XV, 1 |
8. 2 | XV, 2 |
8. 3 | XV, 3 |
8. 4 | XV, 4 |
8. 5 | XV, 5 |
8. 6 | XV, 6 |
8. 7 | XV, 7 |
8. 8 | XV, 8 |
8. 9 | XV, 9 |
9. 1 | XVI, 1 |
9. 2 | XVI, 2 |
9. 3 | XVI, 3 |
9. 4 | XVI, 4 |
9. 5 | XVI, 5 |
9. 6 | XVI, 6 |
9. 7 | XVI, 7 |
9. 8 | XVI, 8 |
9. 9 | XVI, 9 |
9. 10 | XVI, 10 |
9. 11 | XVI, 11 |
10. 1 | XVII, 1 |
10. 2 | XVII, 2 |
10. 3 | XVIII, 1 |
10. 4 | XVIII, 2 |
10. 5 | XVIII, 3 |
10. 6 | XVIII, 4 |
10. 7 | XVIII, 5 |
10. 8 | XVIII, 6 |
10. 9 | XVIII, 7 |
10. 10 | XVIII, 8 |
10. 11 | XVIII, 9 |
10. 12 | XIX, 1 |
10. 13 | XIX, 2 |
10. 14 | XIX, 3 |
10. 15 | XIX, 4 |
10. 16 | XIX, 5 |
10. 17 | XIX, 6 |
10. 18 | XIX, 7 |
10. 19 | XIX, 8 |
10. 20 | XIX, 9 |
10. 21 | XIX, 10 |
10. 22 | XIX, 11 |
10. 23 | XIX, 12 |
10. 24 | XIX, 13 |
10. 25 | XIX, 14 |
9. 11 | XVI, 11 |
10. 1 | XVII, 1 |
10. 2 | XVII, 2 |
10. 3 | XVIII, 1 |
10. 4 | XVIII, 2 |
10. 5 | XVIII, 3 |
10. 6 | XVIII, 4 |
10. 7 | XVIII, 5 |
10. 8 | XVIII, 6 |
10. 9 | XVIII, 7 |
10. 10 | XVIII, 8 |
10. 11 | XVIII, 9 |
10. 12 | XIX, 1 |
10. 13 | XIX, 2 |
10. 14 | XIX, 3 |
10. 15 | XIX, 4 |
10. 16 | XIX, 5 |
10. 17 | XIX, 6 |
10. 18 | XIX, 7 |
10. 19 | XIX, 8 |
10. 20 | XIX, 9 |
10. 21 | XIX, 10 |
10. 22 | XIX, 11 |
10. 23 | XIX, 12 |
10. 24 | XIX, 13 |
10. 25 | XIX, 14 |
10. 26 | XIX, 15 |
10. 27 | XIX, 16 |
10. 28 | XIX, 17 |
10. 29 | XIX, 18 |
10. 30 | XIX, 19 |
10. 31 | XIX, 20 |
10. 32 | XIX, 21 |
10. 33 | XIX, 22 |
11. 1 | XX, 1 |
11. 2 | XX, 2 |
11. 3 | XX, 3 |
11. 4 | XX, 4 |
11. 5 | XX, 5 |
11. 6 | XX, 6 |
11. 7 | XX, 7 |
11. 8 | XX, 8 |
12. 1 | XXI, 1 |
12. 2 | XXI, 2 |
12. 3 | XXI, 3 |
12. 4 | XXI, 4 |
12. 5 | XXI, 5 |
12. 6 | XXI, 6 |
12. 7 | XXI, 7 |
12. 8 | XXI, 8 |
13. 1 | XXII, 1 |
13. 2 | XXII, 2 |
10. 26 | XIX, 15 |
10. 27 | XIX, 16 |
10. 28 | XIX, 17 |
10. 29 | XIX, 18 |
10. 30 | XIX, 19 |
10. 31 | XIX, 20 |
10. 32 | XIX, 21 |
10. 33 | XIX, 22 |
11. 1 | XX, 1 |
11. 2 | XX, 2 |
11. 3 | XX, 3 |
11. 4 | XX, 4 |
11. 5 | XX, 5 |
11. 6 | XX, 6 |
11. 7 | XX, 7 |
11. 8 | XX, 8 |
12. 1 | XXI, 1 |
12. 2 | XXI, 2 |
12. 3 | XXI, 3 |
12. 4 | XXI, 4 |
12. 5 | XXI, 5 |
12. 6 | XXI, 6 |
12. 7 | XXI, 7 |
12. 8 | XXI, 8 |
13. 1 | XXII, 1 |
13. 2 | XXII, 2 |
13. 3 | XXII, 3 |
13. 4 | XXII, 4 |
13. 5 | XXII, 5 |
13. 6 | XXII, 6 |
13. 7 | XXII, 7 |
13. 8 | XXII, 8 |
13. 9 | XXII, 9 |
13. 10 | XXII, 10 |
13. 11 | XXII, 11 |
XXII, 12 | |
13. 12 | XXII, 13 |
13. 13 | XXII, 14 |
13. 14 | XXII, 15 |
13. 15 | XXII, 16 |
13. 16 | XXII, 17 |
14. 1 | XXIII, 1 |
14. 2 | XXIII, 2 |
14. 3 | XXIII, 3 |
14. 4 | XXIII, 4 |
14. 5 | XXIII, 5 |
14. 6 | XXIII, 6 |
14. 7 | XXIII, 7 |
14. 8 | XXIII, 8 |
14. 9 | XXIII, 9 |
14. 10 | XXIII, 10 |
14. 11 | XXIII, 11 |
13. 3 | XXII, 3 |
13. 4 | XXII, 4 |
13. 5 | XXII, 5 |
13. 6 | XXII, 6 |
13. 7 | XXII, 7 |
13. 8 | XXII, 8 |
13. 9 | XXII, 9 |
13. 10 | XXII, 10 |
13. 11 | XXII, 11 |
XXII, 12 | |
13. 12 | XXII, 13 |
13. 13 | XXII, 14 |
13. 14 | XXII, 15 |
13. 15 | XXII, 16 |
13. 16 | XXII, 17 |
14. 1 | XXIII, 1 |
14. 2 | XXIII, 2 |
14. 3 | XXIII, 3 |
14. 4 | XXIII, 4 |
14. 5 | XXIII, 5 |
14. 6 | XXIII, 6 |
14. 7 | XXIII, 7 |
14. 8 | XXIII, 8 |
14. 9 | XXIII, 9 |
14. 10 | XXIII, 10 |
14. 11 | XXIII, 11 |
14. 12 | XXIII, 12 |
14. 13 | XXIII, 13 |
14. 14 | XXIII, 14 |
14. 15 | XXIII, 15 |
14. 16 | XXIII, 16 |
14. 17 | XXIII, 17 |
14. 18 | XXIII, 18 |
14. 19 | XXIII, 19 |
14. 20 | XXIII, 20 |
14. 21 | XXIII, 21 |
14. 22 | XXIII, 22 |
14. 23 | XXIII, 23 |
14. 24 | XXIII, 24 |
14. 25 | XXIII, 25 |
14. 26 | XXIII, 26 |
14. 27 | XXIII, 27 |
14. 28 | XXIII, 28 |
14. 29 | XXIII, 29 |
14. 30 | XXIII, 30 |
14. 31 | XXIII, 31 |
15. 1 | XXIV, 1 |
15. 2 | XXIV, 2 |
15. 3 | XXIV, 3 |
15. 4 | XXIV, 4 |
15. 5 | XXIV, 5 |
15. 6 | XXIV, 6 |
14. 12 | XXIII, 12 |
14. 13 | XXIII, 13 |
14. 14 | XXIII, 14 |
14. 15 | XXIII, 15 |
14. 16 | XXIII, 16 |
14. 17 | XXIII, 17 |
14. 18 | XXIII, 18 |
14. 19 | XXIII, 19 |
14. 20 | XXIII, 20 |
14. 21 | XXIII, 21 |
14. 22 | XXIII, 22 |
14. 23 | XXIII, 23 |
14. 24 | XXIII, 24 |
14. 25 | XXIII, 25 |
14. 26 | XXIII, 26 |
14. 27 | XXIII, 27 |
14. 28 | XXIII, 28 |
14. 29 | XXIII, 29 |
14. 30 | XXIII, 30 |
14. 31 | XXIII, 31 |
15. 1 | XXIV, 1 |
15. 2 | XXIV, 2 |
15. 3 | XXIV, 3 |
15. 4 | XXIV, 4 |
15. 5 | XXIV, 5 |
15. 6 | XXIV, 6 |
15. 7 | XXIV, 7 |
15. 8 | XXIV, 8 |
15. 9 | XXIV, 9 |
15. 10 | XXIV, 10 |
15. 11 | XXIV, 11 |
16. 1 | XXV, 1 |
16. 2 | XXV, 2 |
16. 3 | XXV, 3 |
16. 4 | XXV, 4 |
16. 5 | XXV, 5 |
16. 6 | XXV, 6 |
16. 7 | XXV, 7 |
16. 8 | XXV, 8 |
16. 9 | XXV, 9 |
16. 10 | XXV, 10 |
17. 1 | XXVI, 1 |
17. 2 | XXVI, 2 |
17. 3 | XXVI, 3 |
17. 4 | XXVI, 4 |
17. 5 | XXVI, 5 |
17. 6 | XXVI, 6 |
17. 7 | XXVI, 7 |
17. 8 | XXVI, 8 |
17. 9 | XXVI, 9 |
17. 10 | XXVI, 10 |
17. 11 | XXVI, 11 |
15. 7 | XXIV, 7 |
15. 8 | XXIV, 8 |
15. 9 | XXIV, 9 |
15. 10 | XXIV, 10 |
15. 11 | XXIV, 11 |
16. 1 | XXV, 1 |
16. 2 | XXV, 2 |
16. 3 | XXV, 3 |
16. 4 | XXV, 4 |
16. 5 | XXV, 5 |
16. 6 | XXV, 6 |
16. 7 | XXV, 7 |
16. 8 | XXV, 8 |
16. 9 | XXV, 9 |
16. 10 | XXV, 10 |
17. 1 | XXVI, 1 |
17. 2 | XXVI, 2 |
17. 3 | XXVI, 3 |
17. 4 | XXVI, 4 |
17. 5 | XXVI, 5 |
17. 6 | XXVI, 6 |
17. 7 | XXVI, 7 |
17. 8 | XXVI, 8 |
17. 9 | XXVI, 9 |
17. 10 | XXVI, 10 |
17. 11 | XXVI, 11 |
17. 12 | XXVI, 12 |
17. 13 | XXVI, 13 |
17. 14 | XXVI, 14 |
17. 15 | XXVI, 15 |
18. 1 | XXVII, 1 |
18. 2 | XXVII, 2 |
18. 3 | XXVII, 3 |
18. 4 | XXVII, 4 |
18. 5 | XXVII, 5 |
19. 1 | XXVIII, 1 |
19. 2 | XXVIII, 2 |
19. 3 | XXVIII, 3 |
19. 4 | XXIX, 1 |
19. 5 | XXIX, 2 |
19. 6 | XXIX, 3 |
19. 7 | XXIX, 4 |
19. 8 | XXX, 1 |
19. 9 | XXX, 2 |
19. 10 | XXX, 3 |
20. 1 | XXXI, 1 |
20. 2 | XXXI, 2 |
20. 3 | XXXI, 3 |
20. 4 | XXXI, 4 |
20. 5 | XXXI, 5 |
20. 6 | XXXI, 6 |
17. 12 | XXVI, 12 |
17. 13 | XXVI, 13 |
17. 14 | XXVI, 14 |
17. 15 | XXVI, 15 |
18. 1 | XXVII, 1 |
18. 2 | XXVII, 2 |
18. 3 | XXVII, 3 |
18. 4 | XXVII, 4 |
18. 5 | XXVII, 5 |
19. 1 | XXVIII, 1 |
19. 2 | XXVIII, 2 |
19. 3 | XXVIII, 3 |
19. 4 | XXIX, 1 |
19. 5 | XXIX, 2 |
19. 6 | XXIX, 3 |
19. 7 | XXIX, 4 |
19. 8 | XXX, 1 |
19. 9 | XXX, 2 |
19. 10 | XXX, 3 |
20. 1 | XXXI, 1 |
20. 2 | XXXI, 2 |
20. 3 | XXXI, 3 |
20. 4 | XXXI, 4 |
20. 5 | XXXI, 5 |
20. 6 | XXXI, 6 |
20. 7 | XXXI, 7 |
20. 8 | XXXI, 8 |
20. 9 | XXXI, 9 |
20. 10 | XXXI, 10 |
20. 11 | XXXI, 11 |
20. 12 | XXXI, 12 |
20. 13 | XXXI, 13 |
20. 14 | XXXI, 14 |
20. 15 | XXXI, 15 |
20. 16 | XXXI, 16 |
20. 17 | XXXI, 17 |
21. 1 | XXXII, 1 |
21. 2 | XXXII, 2 |
21. 3 | XXXII, 3 |
21. 4 | XXXII, 4 |
21. 5 | XXXII, 5 |
21. 6 | XXXII, 6 |
22. 1 | XXXIII, 1 |
22. 2 | XXXIII, 2 |
22. 3 | XXXIII, 3 |
22. 4 | XXXIII, 4 |
22. 5 | XXXIII, 5 |
22. 6 | XXXIII, 6 |
22. 7 | XXXIII, 7 |
22. 8 | XXXIII, 8 |
23. 1 | XXXIV, 1 |
20. 7 | XXXI, 7 |
20. 8 | XXXI, 8 |
20. 9 | XXXI, 9 |
20. 10 | XXXI, 10 |
20. 11 | XXXI, 11 |
20. 12 | XXXI, 12 |
20. 13 | XXXI, 13 |
20. 14 | XXXI, 14 |
20. 15 | XXXI, 15 |
20. 16 | XXXI, 16 |
20. 17 | XXXI, 17 |
21. 1 | XXXII, 1 |
21. 2 | XXXII, 2 |
21. 3 | XXXII, 3 |
21. 4 | XXXII, 4 |
21. 5 | XXXII, 5 |
21. 6 | XXXII, 6 |
22. 1 | XXXIII, 1 |
22. 2 | XXXIII, 2 |
22. 3 | XXXIII, 3 |
22. 4 | XXXIII, 4 |
22. 5 | XXXIII, 5 |
22. 6 | XXXIII, 6 |
22. 7 | XXXIII, 7 |
22. 8 | XXXIII, 8 |
23. 1 | XXXIV, 1 |
23. 2 | XXXIV, 2 |
23. 3 | XXXIV, 3 |
23. 4 | XXXIV, 4 |
23. 5 | XXXIV, 5 |
23. 6 | XXXIV, 6 |
23. 7 | XXXIV, 7 |
23. 8 | XXXIV, 8 |
23. 9 | XXXIV, 9 |
23. 10 | XXXIV, 10 |
23. 11 | XXXIV, 11 |
24. 1 | XXXV, 1 |
24. 2 | XXXV, 2 |
24. 3 | XXXV, 3 |
24. 4 | XXXV, 4 |
24. 5 | XXXV, 5 |
24. 6 | XXXV, 6 |
24. 7 | XXXV, 7 |
24. 8 | XXXV, 8 |
25. 1 | XXXVI, 1 |
25. 2 | XXXVI, 2 |
25. 3 | XXXVI, 3 |
25. 4 | XXXVI, 4 |
25. 5 | XXXVI, 5 |
26. 1 | XXXVII, 1 |
26. 2 | XXXVII, 2 |
23. 2 | XXXIV, 2 |
23. 3 | XXXIV, 3 |
23. 4 | XXXIV, 4 |
23. 5 | XXXIV, 5 |
23. 6 | XXXIV, 6 |
23. 7 | XXXIV, 7 |
23. 8 | XXXIV, 8 |
23. 9 | XXXIV, 9 |
23. 10 | XXXIV, 10 |
23. 11 | XXXIV, 11 |
24. 1 | XXXV, 1 |
24. 2 | XXXV, 2 |
24. 3 | XXXV, 3 |
24. 4 | XXXV, 4 |
24. 5 | XXXV, 5 |
24. 6 | XXXV, 6 |
24. 7 | XXXV, 7 |
24. 8 | XXXV, 8 |
25. 1 | XXXVI, 1 |
25. 2 | XXXVI, 2 |
25. 3 | XXXVI, 3 |
25. 4 | XXXVI, 4 |
25. 5 | XXXVI, 5 |
26. 1 | XXXVII, 1 |
26. 2 | XXXVII, 2 |
26. 3 | XXXVII, 3 |
26. 4 | XXXVII, 4 |
26. 5 | XXXVII, 5 |
26. 6 | XXXVII, 6 |
26. 7 | XXXVII, 7 |
26. 8 | XXXVII, 8 |
27. 1 | XXXVIII, 1 |
27. 2 | XXXVIII, 2 |
27. 3 | XXXVIII, 3 |
27. 4 | XXXVIII, 4 |
27. 5 | XXXVIII, 5 |
27. 6 | XXXVIII, 6 |
27. 7 | XXXVIII, 7 |
27. 8 | XXXVIII, 8 |
27. 9 | XXXVIII, 9 |
27. 10 | XXXVIII, 10 |
28. 1 | XXXIX, 1 |
28. 2 | XXXIX, 2 |
28. 3 | XXXIX, 3 |
28. 4 | XXXIX, 4 |
28. 5 | XXXIX, 5 |
28. 6 | XXXIX, 6 |
28. 7 | XXXIX, 7 |
28. 8 | XXXIX, 8 |
28. 9 | XXXIX, 9 |
26. 3 | XXXVII, 3 |
26. 4 | XXXVII, 4 |
26. 5 | XXXVII, 5 |
26. 6 | XXXVII, 6 |
26. 7 | XXXVII, 7 |
26. 8 | XXXVII, 8 |
27. 1 | XXXVIII, 1 |
27. 2 | XXXVIII, 2 |
27. 3 | XXXVIII, 3 |
27. 4 | XXXVIII, 4 |
27. 5 | XXXVIII, 5 |
27. 6 | XXXVIII, 6 |
27. 7 | XXXVIII, 7 |
27. 8 | XXXVIII, 8 |
27. 9 | XXXVIII, 9 |
27. 10 | XXXVIII, 10 |
28. 1 | XXXIX, 1 |
28. 2 | XXXIX, 2 |
28. 3 | XXXIX, 3 |
28. 4 | XXXIX, 4 |
28. 5 | XXXIX, 5 |
28. 6 | XXXIX, 6 |
28. 7 | XXXIX, 7 |
28. 8 | XXXIX, 8 |
28. 9 | XXXIX, 9 |
28. 10 | XXXIX, 10 |
29. 1 | XL, 1 |
29. 2 | XL, 2 |
29. 3 | XL, 3 |
29. 4 | XL, 4 |
29. 5 | XL, 5 |
29. 6 | XL, 6 |
29. 7 | XL, 7 |
29. 8 | XL, 8 |
29. 9 | XL, 9 |
29. 10 | XL, 10 |
30. 1 | XLI, 1 |
30. 2 | XLI, 2 |
30. 3 | XLI, 3 |
30. 4 | XLI, 4 |
30. 5 | XLI, 5 |
30. 6 | XLI, 6 |
30. 7 | XLI, 7 |
30. 8 | XLI, 8 |
30. 9 | XLI, 9 |
30. 10 | XLI, 10 |
30. 11 | XLI, 11 |
30. 12 | XLI, 12 |
30. 13 | XLI, 13 |
31. 1 | XLII, 1 |
31. 2 | XLII, 2 |
31. 3 | XLII, 3 |
28. 10 | XXXIX, 10 |
29. 1 | XL, 1 |
29. 2 | XL, 2 |
29. 3 | XL, 3 |
29. 4 | XL, 4 |
29. 5 | XL, 5 |
29. 6 | XL, 6 |
29. 7 | XL, 7 |
29. 8 | XL, 8 |
29. 9 | XL, 9 |
29. 10 | XL, 10 |
30. 1 | XLI, 1 |
30. 2 | XLI, 2 |
30. 3 | XLI, 3 |
30. 4 | XLI, 4 |
30. 5 | XLI, 5 |
30. 6 | XLI, 6 |
30. 7 | XLI, 7 |
30. 8 | XLI, 8 |
30. 9 | XLI, 9 |
30. 10 | XLI, 10 |
30. 11 | XLI, 11 |
30. 12 | XLI, 12 |
30. 13 | XLI, 13 |
31. 1 | XLII, 1 |
31. 2 | XLII, 2 |
31. 3 | XLII, 3 |
TAVOLA PROGRESSIVA DELLE RIME
PROGRESSIVE TABLE OF RHYMES
A ciascun’alma presa e gentil core
To every captive soul and noble heart
Paragrafo: 1
Paragraph: 1
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDC CDC
Metric Scheme: ABBA ABBA CDC CDC
O voi che per la via d’Amor passate,
O you who travel along the path of Love
Paragrafo: 2
Paragraph: 2
Metro: sonetto rinterzato o doppio
Meter: interlaced or double sonnet
Schema metrico: AaBAaB AaBAaB CDdC DCcD
Metric Scheme: AaBAaB AaBAaB CDdC DCcD
Piangete, amanti, poi che piange Amore,
Weep, lovers, since Love himself weeps
Paragrafo: 3
Paragraph: 3
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDE EDC
Metric Scheme: ABBA ABBA CDE EDC
Morte villana, di Pietà nemica,
Villainous Death, Enemy of Piety
Paragrafo: 3
Paragraph: 3
Metro: sonetto rinterzato o doppio
Meter: interlaced or double sonnet
Schema metrico: AaBBbA AaBBbA CDdC CDdC
Metric Scheme: AaBBbA AaBBbA CDdC CDdC
Cavalcando l’altrier per un camino,
Riding One Recent Day Along a Road
Paragrafo: 4
Paragraph: 4
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDE EDC
Metric Scheme: ABBA ABBA CDE EDC
Ballata, i’ vo’ che tu ritrovi Amore,
Ballad, I Bid You Seek Out Love
Paragrafo: 5
Paragraph: 5
Metro: ballata
Meter: ballad
Schema metrico: XYYX, AbC AbC CDDX per 4
Metric Scheme: XYYX, AbC AbC CDDX per 4
Tutti li miei pensier’ parlan d’Amore,
All my thoughts speak of Love
Paragrafo: 6
Paragraph: 6
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDE EDC
Metric Scheme: ABBA ABBA CDE EDC
Con l’altre donne mia vista gabbate,
With the other ladies you mock my appearance
Paragrafo: 7
Paragraph: 7
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDE EDC
Metric Scheme: ABBA ABBA CDE EDC
Ciò che m’incontra, nella mente more,
Ciò che m’incontra, nella mente more
Paragrafo: 8
Paragraph: 8
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABAB ABAB CDE CDE
Metric Scheme: ABAB ABAB CDE CDE
Spesse fïate vegnonmi alla mente
Oftentimes there come into my mind
Paragrafo: 9
Paragraph: 9
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABAB ABAB CDE CDE
Metric Scheme: ABAB ABAB CDE CDE
Donne ch’avete intellecto d’amore,
Ladies who have intelligence of Love,
Paragrafo: 10
Paragraph: 10
Metro: canzone
Meter: canzone
Schema metrico: ABBC ABBC CDDCEE per 5
Metric Scheme: ABBC ABBC CDDCEE for 5
Amore e ’l cor gentil sono una cosa,
Love and the noble heart are but one thing,
Paragrafo: 11
Paragraph: 11
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABAB ABAB CDE CDE
Metric Scheme: ABAB ABAB CDE CDE
Negli occhi porta la mia donna Amore,
My lady bears Love's semblance in her eyes,
Paragrafo: 12
Paragraph: 12
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDE EDC
Metric Scheme: ABBA ABBA CDE EDC
«Voi che portate la sembianza umile
"You who approach with humble countenance"
Paragrafo: 13
Paragraph: 13
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDC DCD
Metric Scheme: ABBA ABBA CDC DCD
«Se’ tu colui ch’ài tractato sovente
"Are you that one who oft has reasoned"
Paragrafo: 13
Paragraph: 13
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDC DCD
Metric Scheme: ABBA ABBA CDC DCD
Donna pietosa e di novella etate,
A lady, pitiful and young in years,
Paragrafo: 14
Paragraph: 14
Metro: canzone
Meter: canzone
Schema metrico: ABC ABC CDdEeCDD per 6
Metric Scheme: ABC ABC CDdEeCDD for 6
Io mi senti’ svegliar dentro allo core
I felt awakened in my inmost heart
Paragrafo: 15
Paragraph: 15
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABAB ABAB CDE CDE
Metric Scheme: ABAB ABAB CDE CDE
Tanto gentile e tanto onesta pare
So gentle and so modest doth appear
Paragrafo: 17
Paragraph: 17
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDE EDC
Metric Scheme: ABBA ABBA CDE EDC
Vede perfectamente ogne salute
Perfectly sees all goodness in her sight
Paragrafo: 17
Paragraph: 17
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABAB ABAB CDE CDE
Metric Scheme: ABAB ABAB CDE CDE
Sí lungiamente m’à tenuto Amore
So long has Love maintained his governance
Paragrafo: 18
Paragraph: 18
Metro: canzone
Meter: canzone
Schema metrico: ABBA ABBA (a)CDdCEE per 1
Metric Scheme: ABBA ABBA (a)CDdCEE for 1
Gli occhi dolenti per pietà del core
Mine eyes, which sorrow for the heart's distress
Paragrafo: 20
Paragraph: 20
Metro: canzone
Meter: canzone
Schema metrico: ABC ABC CDEeDEFF per 5 e congedo XYyZZY
Metric Scheme: ABC ABC CDEeDEFF for 5 with congedo XYyZZY
Venite a ’ntender li sospiri miei,
Come hear the meaning of my grievous sighs,
Paragrafo: 21
Paragraph: 21
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDE DCE
Metric Scheme: ABBA ABBA CDE DCE
Quantunque volte, lasso, mi rimembra
Whenever, alas, remembrance comes to me
Paragrafo: 22
Paragraph: 22
Metro: canzone
Meter: canzone
Schema metrico: AbC AcB BDEeDFF per 2
Metric Scheme: AbC AcB BDEeDFF for 2
Era venuta nella mente mia
There came into my mind a phantasy
Paragrafo: 23
Paragraph: 23
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDE DCE
Metric Scheme: ABBA ABBA CDE DCE
Videro gli occhi miei quanta pietate
Mine eyes beheld the pity infinite
Paragrafo: 24
Paragraph: 24
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDE EDC
Metric Scheme: ABBA ABBA CDE EDC
Color d’amore e di pietà sembianti
Hues of love and compassionate aspect
Paragrafo: 25
Paragraph: 25
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDE DCE
Metric Scheme: ABBA ABBA CDE DCE
«L’amaro lagrimar che voi faceste,
"The bitter weeping that you once did make"
Paragrafo: 26
Paragraph: 26
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDE DCE
Metric Scheme: ABBA ABBA CDE DCE
Gentil pensero che parla di voi
Noble thought that speaks to me of her
Paragrafo: 27
Paragraph: 27
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDE DCE
Metric Scheme: ABBA ABBA CDE DCE
Lasso, per forza di molti sospiri,
Alas! By dint of many mournful sighs
Paragrafo: 27
Paragraph: 27
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDE DCE
Metric Scheme: ABBA ABBA CDE DCE
Deh, peregrini, che pensosi andate
O pilgrims, moving with such pensive thought
Paragrafo: 29
Paragraph: 29
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDE DCE
Metric Scheme: ABBA ABBA CDE DCE
Oltre la spera che più larga gira
Beyond the sphere that makes the widest gyre
Paragrafo: 30
Paragraph: 30
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDE DCE
Metric Scheme: ABBA ABBA CDE DCE
TAVOLA ALFABETICA DELLE RIME
ALPHABETICAL TABLE OF POEMS
A ciascun’alma presa e gentil core
To every captive soul and gentle heart
Paragrafo: 1
Paragraph: 1
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDC CDC
Metric Scheme: ABBA ABBA CDC CDC
Amore e ’l cor gentil sono una cosa,
Love and the noble heart are but one thing,
Paragrafo: 11
Paragraph: 11
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABAB ABAB CDE CDE
Metric Scheme: ABAB ABAB CDE CDE
Ballata, i’ vo’ che tu ritrovi Amore,
Ballad, I bid you seek out Love
Paragrafo: 5
Paragraph: 5
Metro: ballata
Meter: ballad
Schema metrico: XYYX, AbC AbC CDDX per 4
Metric Scheme: XYYX, AbC AbC CDDX for 4
Cavalcando l’altrier per un camino,
Riding one day along a lonely way
Paragrafo: 4
Paragraph: 4
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDE EDC
Metric Scheme: ABBA ABBA CDE EDC
Ciò che m’incontra, nella mente more,
All that I meet dies in my grieving mind,
Paragrafo: 8
Paragraph: 8
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABAB ABAB CDE CDE
Metric Scheme: ABAB ABAB CDE CDE
Color d’amore e di pietà sembianti
Hues of love and pity's semblances
Paragrafo: 25
Paragraph: 25
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDE DCE
Metric Scheme: ABBA ABBA CDE DCE
Con l’altre donne mia vista gabbate,
With other ladies you mock my gaze,
Paragrafo: 7
Paragraph: 7
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDE EDC
Metric Scheme: ABBA ABBA CDE EDC
Deh, peregrini, che pensosi andate
Oh pilgrims, who walk pensively,
Paragrafo: 29
Paragraph: 29
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDE DCE
Metric Scheme: ABBA ABBA CDE DCE
Donna pietosa e di novella etate,
Compassionate lady of youthful age,
Paragrafo: 14
Paragraph: 14
Metro: canzone
Meter: canzone
Schema metrico: ABC ABC CDdEeCDD per 6
Metric Scheme: ABC ABC CDdEeCDD per 6
Donne ch’avete intellecto d’amore,
Ladies who hold love's intellect,
Paragrafo: 10
Paragraph: 10
Metro: canzone
Meter: canzone
Schema metrico: ABBC ABBC CDDCEE per 5
Metric Scheme: ABBC ABBC CDDCEE per 5
Era venuta nella mente mia
There came into my mind
Paragrafo: 23
Paragraph: 23
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDE DCE
Metric Scheme: ABBA ABBA CDE DCE
Gentil pensero che parla di voi
Noble thought that speaks of you
Paragrafo: 27
Paragraph: 27
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDE DCE
Metric Scheme: ABBA ABBA CDE DCE
Gli occhi dolenti per pietà del core
Eyes grieving from the heart's pity
Paragrafo: 20
Paragraph: 20
Metro: canzone
Meter: canzone
Schema metrico: ABC ABC CDEeDEFF per 5 e congedo XYyZZY
Metric Scheme: ABC ABC CDEeDEFF per 5 and congedo XYyZZY
Io mi senti’ svegliar dentro allo core
I felt awaken within my heart
Paragrafo: 15
Paragraph: 15
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABAB ABAB CDE CDE
Metric Scheme: ABAB ABAB CDE CDE
«L’amaro lagrimar che voi faceste,
"The bitter weeping you performed,
Paragrafo: 26
Paragraph: 26
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDE DCE
Metric Scheme: ABBA ABBA CDE DCE
Lasso, per forza di molti sospiri,
Alas, by force of many sighs,
Paragrafo: 28
Paragraph: 28
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDE DCE
Metric Scheme: ABBA ABBA CDE DCE
Morte villana, di Pietà nemica,
Vile Death, enemy of Pity,
Paragrafo: 3
Paragraph: 3
Metro: sonetto rinterzato o doppio
Meter: double or interlaced sonnet
Schema metrico: AaBBbA AaBBbA CDdC CDdC
Metric Scheme: AaBBbA AaBBbA CDdC CDdC
Negli occhi porta la mia donna Amore,
My lady bears Love in her eyes,
Paragrafo: 12
Paragraph: 12
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDE EDC
Metric Scheme: ABBA ABBA CDE EDC
O voi che per la via d’Amor passate,
O you who travel Love's way,
Paragrafo: 2
Paragraph: 2
Metro: sonetto rinterzato o doppio
Meter: double or interlaced sonnet
Schema metrico: AaBAaB AaBAaB CDdC DCcD
Metric Scheme: AaBAaB AaBAaB CDdC DCcD
Oltre la spera che più larga gira
Beyond the sphere that widest spins
Paragrafo: 30
Paragraph: 30
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDE DCE
Metric Scheme: ABBA ABBA CDE DCE
Piangete, amanti, poi che piange Amore,
Weep, lovers, since Love weeps,
Paragrafo: 3
Paragraph: 3
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDE EDC
Metric Scheme: ABBA ABBA CDE EDC
Quantunque volte, lasso, mi rimembra
Whenever, alas, I recall
Paragrafo: 22
Paragraph: 22
Metro: canzone
Meter: canzone
Schema metrico: AbC AcB BDEeDFF per 2
Metric Scheme: AbC AcB BDEeDFF per 2
«Se’ tu colui ch’ài tractato sovente
"Are you he who oft discoursed
Paragrafo: 13
Paragraph: 13
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDC DCD
Metric Scheme: ABBA ABBA CDC DCD
Sì lungiamente m’à tenuto Amore
So long has Love held me
Paragrafo: 18
Paragraph: 18
Metro: canzone
Meter: canzone
Schema metrico: ABBA ABBA (a)CDdCEE per 1
Metric Scheme: ABBA ABBA (a)CDdCEE per 1
Spesse fïate vegnonmi alla mente
Oftentimes there come to mind
Paragrafo: 9
Paragraph: 9
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABAB ABAB CDE CDE
Metric Scheme: ABAB ABAB CDE CDE
Tanto gentile e tanto onesta pare
So noble and so modest appears
Paragrafo: 17
Paragraph: 17
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDE EDC
Metric Scheme: ABBA ABBA CDE EDC
Tutti li miei pensier’ parlan d’Amore,
All my thoughts speak of Love,
Paragrafo: 6
Paragraph: 6
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDE EDC
Metric Scheme: ABBA ABBA CDE EDC
Vede perfectamente ogne salute
Perfectly beholds all salvation
Paragrafo: 17
Paragraph: 17
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABAB ABAB CDE CDE
Metric Scheme: ABAB ABAB CDE CDE
Venite a ’ntender li sospiri miei,
Come hear my sighs,
Paragrafo: 21
Paragraph: 21
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDE DCE
Metric Scheme: ABBA ABBA CDE DCE
Videro gli occhi miei quanta pietate
My eyes saw such pity
Paragrafo: 24
Paragraph: 24
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDE EDC
Metric Scheme: ABBA ABBA CDE EDC
«Voi che portate la sembianza umile
"You who bear humble semblance
Paragrafo: 13
Paragraph: 13
Metro: sonetto
Meter: sonnet
Schema metrico: ABBA ABBA CDC DCD
Metric Scheme: ABBA ABBA CDC DCD
VN 2.3
VN 2.3
→ Da questa visione innanzi cominciò lo mio spirito naturale ad essere impedito nella sua operatione, però che l’anima era tutta data nel pensare di questa gentilissima. Onde io divenni in picciolo tempo poi di sì frale e debole conditione, che a molti amici pesava della mia vista; e molti pieni d’invidia già si procacciavano di sapere di me quello che io volea del tutto celare ad altri.←
→ From this vision onward, my natural spirit began to be hindered in its function, for my soul was wholly absorbed in contemplating this most noble one. Thus, within a short time, I became so frail and weakened in condition that many friends grieved at the sight of me, while others filled with envy already sought to uncover what I wished to keep entirely hidden.←
VN 9.2
VN 9.2
→ La prima delle quali si è che molte volte io mi dolea quando la mia memoria movesse la fantasia ad ymaginare quale Amore mi facea.←
→ The first of these is that I often lamented when my memory stirred my imagination to picture what Love was making of me.←
VN 17. 2
VN 17. 2
→ Ella coronata e vestita d’umiltà s’andava, nulla gloria mostrando di ciò ch’ella vedea e udia. Diceano molti, poi che passata era: «Questa non è femina, anzi è de’ bellissimi angeli del cielo». E altri diceano: «Questa è una maraviglia; che benedecto sia lo Signore, che sì mirabilemente sa operare!».
→ Crowned and clothed in humility, she went her way, displaying no pride in what she saw and heard. Many said after she had passed: "This is no woman, but one of the fairest angels of heaven." Others declared: "This is a marvel; blessed be the Lord, who works such wonders!"
VN 19. 6
VN 19. 6
Questa è una ragione di ciò. Ma più sottilmente pensando e secondo la infallibile veritade, questo numero fue ella medesima: per similitudine dico, e ciò intendo così. Lo numero del tre è la radice del nove, però che, sanza numero altro alcuno, per sé medesimo fa nove, sì come vedemo manifestamente che tre via tre fa nove. Dunque se lo tre è factore per sé medesimo del nove, e lo factore per sé medesimo delli miracoli è tre, cioè Padre e Figlio e Spirito Sancto, li quali sono tre e uno, questa donna fue acompagnata da questo numero del nove a dare ad intendere ch’ella era uno nove, cioè uno miracolo, la cui radice, cioè del miracolo, è solamente la mirabile Trinitade.
This is one explanation. Yet thinking more subtly and according to infallible truth, this number was herself: I speak through analogy, and my meaning is thus. The number three is the root of nine, for without any other number, it produces nine by itself, as we clearly see that three multiplied by three makes nine. Therefore, if three is itself the factor of nine, and the factor of miracles is three — namely the Father, Son, and Holy Spirit, who are three and one — this lady was accompanied by the number nine to signify that she was a nine, that is, a miracle, whose root lies solely in the wondrous Trinity.
VN 23. 1-3
VN 23. 1-3
In quello giorno nel quale si compiea l’anno che questa donna era facta delli cittadini di vita eterna, io mi sedea in parte nella quale, ricordandomi di lei, disegnava uno angelo sopra certe tavolette. E mentre io lo disegnava, volsi gli occhi e vidi lungo me uomini alli quali si convenia di fare onore, e riguardavano quello che io facea. [2] E secondo che mi fu detto poi, elli erano stati già alquanto anzi che io me ne accorgesse. Quando li vidi, mi levai, e salutando loro dissi: «Altri era testé meco, perciò pensava». [3] Onde, partiti costoro, ritornaimi alla mia opera, cioè del disegnare figure d’angeli; e faccendo ciò, mi venne uno pensiero di dire parole quasi per annovale, e scrivere a costoro li quali erano venuti a me. E dissi allora questo sonetto, lo quale comincia Era venuta; lo quale à due cominciamenti, e però lo dividerò secondo l’uno e secondo l’altro. ←
On the day marking the anniversary of this lady's joining the citizens of eternal life, I sat in a place where, remembering her, I began to sketch an angel upon some tablets. While drawing, I turned my eyes and saw men nearby to whom honor was due, observing my work. [2] As I later learned, they had been there some time before I noticed them. When I saw them, I rose and, greeting them, said: "Another was with me just now, hence I was lost in thought." [3] After their departure, I returned to my task of drawing angelic figures. As I worked, a thought came to me to compose words for this anniversary and write to those who had visited me. Thereupon I composed this sonnet beginning She had come, which has two proems; thus, I shall divide it according to each. ←
nota a VN 1. 6
note to VN 1. 6
→ spiriti del viso: delegati alla vista (lat. visus), canale privilegiato per l’avvio dell’esperienza erotica cortese: «Amor est passio quaedam innata procedens ex visione et immoderata cogitatione formae alterius sexus» (“Amore è una passione innata derivante dalla visione e dal pensiero incontrollato di una persona del sesso opposto”) secondo il De amore di Andrea Cappellano (XII secolo), codificatore delle teorie dell’amor cortese.←
→ spirits of sight: those governing vision (Lat. visus), the privileged channel for initiating courtly erotic experience: "Love is an innate passion proceeding from the sight and immoderate contemplation of the form of the opposite sex," as defined in Andreas Capellanus's De amore (12th century), the codifier of courtly love theories.←
nota a VN 1. 4.
note to VN 1. 4.
→ L’abbigliamento della epifania (Apparve vestita) ha rilievo simbolico, pur nel rispetto delle consuetudini storiche: la cintura (cinta, se non allude a una ghirlanda, Gorni) rivela infatti la condizione di donna non sposata, mentre il colore sanguigno connotato dalla dittologia umile e onesto (‘modesto e dignitoso’), è legato al lutto, in quanto è un rosso virato al nero. Il dato cromatico (ripreso nella prima visione, VN 1. 15, e nella quarta «ymaginatione», VN 28. 1) può alludere alla successiva ‘morte’ di Dante, che rinasce alla vita nova, e caratterizza nel libello, con l’eccezione di VN 1. 12, la figura di Beatrice che riappare a Dante nel Paradiso terrestre «vestita di color di fiamma viva» (Pg. 30, 33), «dove finalmente è dissolta l’opaca ombra sanguigna che correda gli altri incontri» (Gorni).←
→ The attire of the epiphany (Apparve vestita) carries symbolic weight, while adhering to historical customs: the girdle (cinta, unless it alludes to a garland, per Gorni) reveals her status as an unmarried woman, while the sanguigno ("crimson") hue, characterized by the dyad umile e onesto ("modest and dignified"), is linked to mourning, as it represents a red darkened toward black. This chromatic detail (revisited in the first vision, VN 1. 15, and the fourth "ymaginatione," VN 28. 1) may allude to Dante’s subsequent symbolic "death" and rebirth into the vita nova. It distinguishes Beatrice’s portrayal in the libello, excepting VN 1. 12, until her reappearance in the Earthly Paradise «vestita di color di fiamma viva» (Pg. 30, 33), «where the opaque sanguine shadow cloaking earlier encounters is finally dissolved» (Gorni).←
nota a VN 2. 1
note to VN 2. 1
→ molti: si conoscono solo tre risposte, tutte secondo lo schema metrico della proposta: Naturalmente chere ogni amadore di Terino da Castelfiorentino oppure di Cino da Pistoia (1260 ca-1336/37), Di ciò che stato sei dimandatore di Dante da Maiano, Vedeste, al mio parere, omne valore di Guido Cavalcanti (ma Vedesti è lezione concorde nei manoscritti più antichi della VN e pertanto viene accolta da Gorni). La prima interpreta la visione come suggerimento dato da Amore di rivelare il cuore di innamorato alla donna, mentre la seconda rovescia in chiave giocosa la situazione, letta come un delirio dovuto a eccesso di bollori; l’ultima riconosce a Dante la piena esperienza di Amore.←
→ molti: Only three responses are known, all adhering to the metrical schema of Dante’s original: Naturalmente chere ogni amadore by Terino da Castelfiorentino or possibly Cino da Pistoia (c. 1260–1336/37), Di ciò che stato sei dimandatore by Dante da Maiano, and Vedeste, al mio parere, omne valore by Guido Cavalcanti (though Vedesti is the reading unanimously found in the oldest VN manuscripts and thus adopted by Gorni). The first interprets the vision as Love’s urging to reveal the lover’s heart to the lady; the second subverts the situation into jest, reading it as delirium due to excessive passion; the last acknowledges Dante’s full experience of Love.←
VN 1. 7
VN 19. 6
→ In quel puncto lo spirito naturale, lo quale dimora in quella parte ove si ministra lo nutrimento nostro, cominciò a piangere, e piangendo disse queste parole: «Heu, miser, quia frequenter impeditus ero deinceps!».←
→ At that moment, the natural spirit, which dwells in the part governing our nourishment, began to weep, and weeping spoke these words: «Heu, miser, quia frequenter impeditus ero deinceps!» ("Alas, wretched, for I shall often be hindered henceforth!").←
VN 19. 6
VN 19. 6
→ Questa è una ragione di ciò. Ma più sottilmente pensando e secondo la infallibile veritade, questo numero fue ella medesima: per similitudine dico, e ciò intendo così. Lo numero del tre è la radice del nove, però che, sanza numero altro alcuno, per sé medesimo fa nove, sì come vedemo manifestamente che tre via tre fa nove. Dunque se lo tre è factore per sé medesimo del nove, e lo factore per sé medesimo delli miracoli è tre, cioè Padre e Figlio e Spirito Sancto, li quali sono tre e uno, questa donna fue acompagnata da questo numero del nove a dare ad intendere ch’ella era uno nove, cioè uno miracolo, la cui radice, cioè del miracolo, è solamente la mirabile Trinitade.←
→ This is one explanation. Yet, probing more subtly and in accord with infallible truth, this number was Beatrice herself: I speak by analogy, and my meaning is thus. The number three is the root of nine, for without any other number, three multiplied by itself yields nine, as we plainly see that three times three is nine. Therefore, if three is the sole factor of nine, and the sole factor of miracles is three—that is, the Father, Son, and Holy Spirit, who are three and one—this lady was accompanied by the number nine to signify that she was a nine, that is, a miracle, whose root (i.e., of the miracle) lies solely in the wondrous Trinity.←
nota a VN 1. 20
note to VN 1. 20
→ li fedeli d’Amore: designa i rimatori volgari mediante il lessico cortese: fedele vale generalmente ‘vassallo, suddito’. A essi Dante si richiamerà più volte nel libro come a persone capaci di comprendere appieno il codice espressivo amoroso e le allusioni anche quando sottilmente occultate. ←
→ li fedeli d’Amore: designates vernacular poets through courtly lexicon: fedele generally signifies "vassal" or "subject." Dante repeatedly invokes them in the work as figures capable of fully grasping the expressive code of love and its subtly veiled allusions. ←
nota al c. 2. 14
note to c. 2. 14
→ O voi … grave: traduzione poetica di Geremia, Lam. 1, 12 «O vos omnes qui transitis per viam, attendite et videte si est dolor sicut dolor meus», come dichiarato nell’autocommento successivo (c. 18), cui si unisce il ricordo di analoghi attacchi con vocativo e invito in Cavalcanti, per esempio «Voi che per li occhi mi passaste ’l core / e destaste la mente che dormia, / guardate a l’angosciosa vita mia, / che sospirando la distrugge Amore» (De Robertis). – ostale: ripresa da Guittone d’Arezzo, Tutto ’l dolor 31 «eo lasso, ostal d’ogne tormento» (Barbi).←
→ O you … grave: a poetic translation of Jeremiah, Lam. 1:12 «O vos omnes qui transitis per viam, attendite et videte si est dolor sicut dolor meus» (“O all you who pass by, look and see if there is any sorrow like my sorrow”), as declared in the subsequent self-commentary (ch. 18), combined with echoes of similar vocative openings and invocations in Cavalcanti, such as «Voi che per li occhi mi passaste ’l core / e destaste la mente che dormia, / guardate a l’angosciosa vita mia, / che sospirando la distrugge Amore» (“You who pierced my heart through the eyes / and awakened my slumbering mind, / behold my anguished life, / which Love destroys with sighs”; De Robertis). – ostale: borrowed from Guittone d’Arezzo’s Tutto ’l dolor 31: «eo lasso, ostal d’ogne tormento» (“alas, I, dwelling of every torment”; Barbi).←
VN 1. 20
VN 1. 20
→ E pensando io a·cciò che m’era apparuto, propuosi di farlo sentire a molti li quali erano famosi trovatori in quel tempo: e con ciò fosse cosa che io avesse già veduto per me medesimo l’arte del dire parole per rima, propuosi di fare uno sonetto, nel quale io salutasse tutti li fedeli d’Amore; e pregandoli che giudicassero la mia visione, scrissi a·lloro ciò che io avea nel mio sonno veduto. E cominciai allora questo sonetto, lo quale comincia A ciascun’alma presa.←
→ As I reflected on what had appeared to me, I resolved to communicate it to many renowned poets of that era. Having already acquired some skill in the art of composing verse, I decided to write a sonnet addressing all the Faithful of Love, inviting them to interpret my vision. I thus composed this sonnet, beginning A ciascun’alma presa (“To every captive soul”), in which I recounted what I had seen in my sleep.←
nota a VN 1. 20
note to VN 1. 20
→ i fedeli d’Amore: designa i rimatori volgari mediante il lessico cortese: fedele vale generalmente ‘vassallo, suddito’. A essi Dante si richiamerà più volte nel libro come a persone capaci di comprendere appieno il codice espressivo amoroso e le allusioni anche quando sottilmente occultate. ←
→ the Faithful of Love: a term designating vernacular poets through courtly lexicon, where fedele generally signifies ‘vassal, subject.’ Dante repeatedly invokes them in the work as figures capable of fully comprehending the expressive codes of love poetry, even when allusions are subtly concealed. ←
c. 3.5
ch. 3.5
→ Amor sente a Pietà donne chiamare,
→ Love summons Pity’s ladies to attend,
mostrando amaro duol per gli occhi fore,
pouring bitter grief through outward eyes,
perché villana Morte in gentil core
for base Death in a noble heart now lies,
à miso il suo crudele adoperare,
her cruel work to execute and rend,
guastando ciò ch’al mondo è da laudare
destroying all the world’s praise to commend
in gentil donna sora dell’Onore.
in noble dame, sister of Honor’s guise.
e nota relativa
and related note
Pietà: personificata, come nel Fiore. – villana Morte: l’epiteto villana, in quanto nemica della gentilezza, ha come illustre precedente, qui e nel sonetto successivo (c. 8), la canzone di Giacomino Pugliese Morte, perché m’hai fatta 5 («Villana Morte, che non ha’ pietanza»), ma è qualifica diffusa, cfr. per esempio Guittone d’Arezzo, Or che dirà 10 e Tutto ’l dolor 36 (Ciccuto). – sora dell’Onore: sovra de l’onore nell’edizione Barbi, dove indicava che Morte ha devastato quanto in donna gentile merita lode oltre l’onore, ossia la sua bellezza. Gorni legge invece sora dell’Onore come apposizione a donna, personificando il sentimento, come già nel Fiore, e si tratta di «perifrasi dell’incarnazione di Virtù, o di Bellezza o anche soprattutto di Vergogna, virtù celebrata in Cv. 4, 25, 2 [4, 25, 3] come necessario e “apertissimo segno in adolescenza di nobilitade”»; per altre parentele fra allegorie si rinvia almeno a Tre donne intorno al cor mi son venute (Rime 104) 35 e 63-64. ←
Pity: personified, as in the Fiore. – base Death: the epithet villana, denoting enmity to nobility, finds an illustrious precedent here and in the subsequent sonnet (ch. 8) in Giacomino Pugliese’s canzone Morte, perché m’hai fatta 5 («Villana Morte, che non ha’ pietanza», “Base Death, who shows no mercy”), though the term was widely used, cf. Guittone d’Arezzo’s Or che dirà 10 and Tutto ’l dolor 36 (Ciccuto). – sister of Honor: Barbi’s edition reads sovra de l’onore, interpreting that Death has ravaged what in a noble woman merits praise beyond honor, i.e., her beauty. Gorni instead reads sora dell’Onore as an apposition to donna, personifying the sentiment, as in the Fiore, suggesting a «periphrasis for the embodiment of Virtue, Beauty, or especially Modesty—a virtue celebrated in Cv. 4, 25, 2 [4, 25, 3] as the “most evident sign of nobility in youth”». For further allegorical parallels, see at least Tre donne intorno al cor mi son venute (Rime 104) 35 and 63-64. ←
nota a VN 1. 8
note to VN 1. 8
→ virtù … ymaginatione: ‘per il potere che gli assegnava la mia facoltà immaginativa’. Tale facoltà, chiamata anche fantasia traduce in immagini gli stimoli sensoriali esterni o il pensiero. ←
→ power … imagination: ‘by the authority granted to my imaginative faculty’. This faculty, also called fantasia, translates sensory stimuli or thought into mental images. ←
nota a VN 1. 14
note to VN 1. 14
→ visione: la visione, prima delle tre presenti nell’opera (le altre due a 5 e 31), avviene nel sonno e di solito, per la cultura medievale, offre garanzia di autenticità perché manifestazione indotta nell’uomo per volere divino, allo scopo di anticipare eventi futuri o rivelare il vero significato di fatti e situazioni, anche se formulati in codice.←
→ vision: the first of three such occurrences in the work (the others at chs. 5 and 31), this dream-vision aligns with medieval conceptions of divine revelation, wherein sleep guarantees authenticity as a medium for foretelling future events or unveiling hidden truths, albeit encoded symbolically.←
nota al c. 4. 3
note to ch. 4. 3
→ come peregrino … drappi: ‘in aspetto di forestiero (peregrino) sommariamente vestito, in abiti dimessi (leggieramente … drappi; Gorni)’. Si tratta di un travestimento convenzionale per avvicinarsi alla donna amata (Ciccuto) e cfr. le analogie «come gusto di rappresentazione» (De Robertis) con Un dì si venne a me Malinconia (Rime 72) 8-10 «guardai e vidi Amore, che venia / vestito di novo d’un drappo nero, / e nel suo capo portava un cappello». Non si può escludere che peregrino valga in senso stretto ‘pellegrino diretto o proveniente da Santiago di Compostela’, come precisa VN 29. 6-7. ←
→ like a pilgrim … garb: ‘appearing as a foreigner (peregrino) dressed in humble attire (leggiermente … drappi; Gorni)’. This conventional disguise for approaching the beloved (Ciccuto) shares a «taste for dramatic representation» (De Robertis) with Un dì si venne a me Malinconia (Rime 72) 8-10: «I gazed and saw Love approaching, / clad anew in black raiment, / a hat upon his head». It cannot be ruled out that peregrino here strictly denotes a pilgrim to or from Santiago de Compostela, as clarified in VN 29. 6-7. ←
nota a VN 2.6
note to VN 2.6
→ Regina della gloria: in una chiesa o altro luogo sacro durante una celebrazione mariana.←
→ Queen of Glory: situated within a church or sacred space during a Marian celebration.←
VN 1. 5-7
VN 1. 5-7
→ [5] In quel puncto dico veracemente che lo spirito della vita, lo quale dimora nella secretissima camera del cuore, cominciò a tremare sì fortemente, che apparia nelli menomi polsi orribilmente; e tremando disse queste parole: «Ecce Deus fortior me, qui veniens dominabitur michi!». [6] In quel puncto lo spirito animale, lo quale dimora nell’alta camera nella quale tutti li spiriti sensitivi portano le loro perceptioni, si cominciò a maravigliare molto, e parlando spetialmente alli spiriti del viso, disse queste parole: «Apparuit iam beatitudo vestra!». [7] In quel puncto lo spirito naturale, lo quale dimora in quella parte ove si ministra lo nutrimento nostro, cominciò a piangere, e piangendo disse queste parole: «Heu, miser, quia frequenter impeditus ero deinceps!».
→ [5] At that moment, I attest truly that the spirit of life, dwelling in the heart’s innermost chamber, began to tremble so violently that its quaking appeared horribly even in the faintest pulses. Trembling, it uttered these words: «Ecce Deus fortior me, qui veniens dominabitur michi!» (“Behold, a God stronger than I, who comes to rule over me!”). [6] At that moment, the animal spirit, residing in the lofty chamber where all sensory perceptions converge, began to marvel greatly. Addressing the spirits of sight directly, it declared: «Apparuit iam beatitudo vestra!» (“Your blessedness has now appeared!”). [7] At that moment, the natural spirit, stationed where bodily nourishment is administered, began to weep, and weeping spoke these words: «Heu, miser, quia frequenter impeditus ero deinceps!» (“Alas, wretched, for I shall often be hindered henceforth!”).
e note relative
and related notes
5 I commi 5-7 riferiscono in modo sceneggiato le reazioni degli spiriti, ossia delle funzioni delegate alle operazioni dell’anima, secondo un modulo inventivo attuato in poesia da Guido Cavalcanti (1259 ca-1300), qui però trasferito in latino, lingua della scienza, sovranazionale, e insomma universale. La fenomenologia amorosa si fonda sulla filosofia scolastica e in particolare su Alberto Magno (1193-1289) che così riassume (Somn. et vig. 1, 1, 7 ss.): «in corpore omnis animalis est corpus subtile quod vocatur spiritus: et est aereum in substantia […] Est igitur instrumentum animae directum ad omnes operationes eius: et ideo movetur sursum, et deorsum, et ad latera, et est vehiculum vitae et omnium operationum vitae» (Sonno e veglia “nel corpo di ogni essere animato c’è un corpo sottile chiamato spirito: ed è aereo in rapporto alla sostanza […] È lo strumento dell’anima destinato a ogni sua operazione: per questo si muove verso l’alto e verso il basso e verso i lati ed è il veicolo della vita e di tutte le operazioni vitali”). La scena è costruita su serie trinitarie con un forte crescendo emotivo riflesso nelle frasi latine pronunciate dagli spiriti, che si esprimono nello stile loro consono: alto (o tragico) per lo spirito vitale, con sede nel cuore, medio (o comico) per lo spirito animale (o anima sensitiva, delegata alle funzioni sensoriali), collocato nel cervello, e umile (o elegiaco) per lo spirito naturale, deputato al nutrimento, posto nel fegato o nello stomaco (cfr. Cv. 4, 7, 7 [4, 7, 14]). – In quel puncto: ‘In quel preciso istante’, triplicato per anafora (cfr. c. 6 e 7). – dico veracemente: formula asseverativa che sottolinea la veridicità dell’affermazione. – secretissima camera: ‘luogo più intimo’. – apparia: ‘si manifestava’, da legare a orribilmente, ‘in modo spaventoso’. – menomi polsi: ‘nelle minime pulsazioni’. – Ecce Deus … michi!: ‘Ecco il Dio più forte di me, che al suo arrivo diverrà mio padrone!’, espressione di stampo biblico (cfr. il frequente Ecce…; Luca 3, 16 «veniet autem fortior me», “verrà uno più forte di me”) che assegna allo spirito vitale il valore di precursore del nuovo dio, Amore (Deus maiuscolo, invece di deus minuscolo dell’edizione Barbi, a indicarlo come dio per antonomasia nel codice cortese) secondo un disegno ‘figurale’ fondato sul ruolo di Giovanni Battista in rapporto a Cristo (in Matt. 3, 11 il Battista dice: «qui autem post me venturus est fortior me est», “chi verrà dopo di me è più forte di me”) che verrà riproposto per Giovanna, donna di Cavalcanti, nei confronti di Beatrice (VN 15). – michi: grafia medievale corrente per il classico mihi.
5 Sections 5-7 dramatize the reactions of the spirits - the functions delegated to the operations of the soul - through an inventive mode previously employed in poetry by Guido Cavalcanti (c. 1259-1300), here transferred into Latin, the language of science and universal discourse. The phenomenology of love draws upon Scholastic philosophy, particularly Albertus Magnus (1193-1288), who summarizes (Somn. et vig. 1, 1, 7 ff.): "in the body of every living being there exists a subtle body called spirit: aerial in substance [...] It serves as the soul's instrument for all its operations: thus it moves upward, downward, and sideways, being the vehicle of life and all vital functions." This scene constructs trinitarian series with an emotional crescendo reflected in the Latin utterances of the spirits, each employing their proper stylistic register: lofty (tragic) for the vital spirit residing in the heart; middle (comic) for the animal spirit (or sensitive soul governing sensory functions) located in the brain; and humble (elegiac) for the natural spirit responsible for nourishment, situated in the liver or stomach (cf. Cv. 4, 7, 7 [4, 7, 14]). – In quel puncto: "At that precise moment," triply repeated through anaphora (cf. sections 6 and 7). – dico veracemente: an asseverative formula emphasizing the statement's veracity. – secretissima camera: "the innermost chamber." – apparia: "manifested," modified by orribilmente, "terrifyingly." – menomi polsi: "in the faintest pulsations." – Ecce Deus … michi!: "Behold a God stronger than I, who upon His coming shall rule over me!" This biblical expression (cf. the frequent Ecce...; Luke 3:16 «veniet autem fortior me», "one mightier than I shall come") casts the vital spirit as precursor to the new deity, Love (Deus capitalized, rather than Barbi's edition's lowercase deus, marking it as the supreme god of courtly code) through a figural design paralleling John the Baptist's relationship to Christ (in Matt. 3:11 the Baptist states: «qui autem post me venturus est fortior me est», "he that shall come after me is mightier than me"), a typology later reprised for Giovanna, Cavalcanti's beloved, in relation to Beatrice (VN 15). – michi: medieval spelling for classical mihi.
6 [II, 5] alta camera: il cervello, «la parte più eminente, di fatto e per metafora, della fabbrica umana» (Gorni). – spiriti del viso: delegati alla vista (lat. visus), canale privilegiato per l’avvio dell’esperienza erotica cortese: «Amor est passio quaedam innata procedens ex visione et immoderata cogitatione formae alterius sexus» (“Amore è una passione innata derivante dalla visione e dal pensiero incontrollato di una persona del sesso opposto”) secondo il De amore di Andrea Cappellano (XII secolo), codificatore delle teorie dell’amor cortese. – Apparuit … vestra!: ‘È finalmente apparsa la vostra beatitudine!’. La rivelazione dell’evento è formulata mediante la suggestione primaria della ballata grande cavalcantiana Veggio negli occhi de la donna mia (De Robertis e cfr. il suo commento in G. Cavalcanti, Rime, Einaudi, Torino 1986, 85-88) incrociata con lo stilema scritturale Apparuit più avverbio (cfr. Luca 1, 11; 2 Tit. 11).
6 [II, 5] alta camera: the brain, "the most eminent part, both literally and metaphorically, of the human edifice" (Gorni). – spiriti del viso: delegated to sight (Lat. visus), the privileged channel for initiating courtly erotic experience: "Amor est passio quaedam innata procedens ex visione et immoderata cogitatione formae alterius sexus" ("Love is an innate passion arising from the vision and immoderate contemplation of a person of the opposite sex") according to Andrea Cappellano’s De amore (12th century), the codifier of courtly love theories. – Apparuit … vestra!: "Your beatitude has finally appeared!". The revelation of the event is formulated through the primary suggestion of Cavalcanti’s grand ballad Veggio negli occhi de la donna mia (De Robertis; cf. his commentary in G. Cavalcanti, Rime, Einaudi, Turin 1986, 85-88) interwoven with the scriptural stylema Apparuit followed by an adverb (cf. Luke 1:11; 2 Tim. 11).
7 [II, 6] in quella parte … nostro: perifrasi eufemistica per indicare il fegato o lo stomaco. – si ministra: ‘si somministra’. – Heu … deinceps!: ‘Ahi, misero me, che (quia dichiarativo) d’ora in poi (deinceps) sarò spesso impedito’ nelle funzioni, con conseguente debilitazione fisica e incremento della malinconia secondo la medicina del tempo, fortemente connessa con la riflessione filosofica. – miser: aggettivo qualificante lo stile più basso, in quanto l’elegia è definita dalle poetrie medievali stilus miserorum (cfr. VE 2, 4, 5). ←
7 [II, 6] in quella parte … nostro: a euphemistic periphrasis indicating the liver or stomach. – si ministra: "is administered". – Heu … deinceps!: "Alas, wretched me, for henceforth (deinceps) I shall often be hindered" in my functions, resulting in physical debilitation and increased melancholy according to the era’s medicine, deeply connected with philosophical reflection. – miser: an adjective qualifying the lowest style, as medieval poetic treatises defined elegy as the stilus miserorum (cf. VE 2, 4, 5). ←
nota a VN 1. 12
note to VN 1. 12
→ Sempre sotto il segno del nove avviene, dopo l’apparizione ‘assoluta’ di Beatrice (cc. 2-4), il suo contatto personalizzato con Dante mediante il saluto, salute, forma che, «con saluto e salutare, si alterna a designare, con larga escursione semantica, il gesto salutifero di Beatrice» (Gorni), fondendo i valori di saluto e salute, intesa come salvezza eterna e beatitudine, con ricercata ambiguità. Il carattere miracoloso dell’evento pare sottolineato dal colore bianchissimo delle vesti di Beatrice, storicamente documentato per le feste di Calendimaggio (possibile momento del secondo incontro ricavabile dalle indicazioni cronologiche interne); esso allude, oltre che alla purezza (non necessariamente connessa alla cerimonia nuziale), a un valore soprannaturale di mistero sacro: bianco è l’abito dell’angelo della Risurrezione (ripetuto per la comparsa di Amore in VN 5. 10, Gorni col supporto di Cv. 4, 22, 8 [4, 22, 14]), e bianche sono le vesti di Cristo trasfigurato (De Robertis). Il saluto beatificante riprende tanto l’«Ave, Maria» dell’angelo Gabriele quanto la scena di Maria in visita a Elisabetta col seguente Magnificat «capitale per i temi dell’umiltà, del saluto, del nome (Luca 1, 39-56). Va bene tracciare un parallelismo tra Beatrice e Cristo, tra Beatrice e l’angelo, tra Beatrice e le sante agiografate: ma è Maria che qui soprattutto conta» (Gorni). Poi che fuoro: ‘Dopo che furono (fuoro, dal lat. fuerunt)’.←
→ Always under the sign of the number nine occurs, after Beatrice’s "absolute" apparition (cc. 2-4), her personalized contact with Dante through the greeting, salute, a form that "with saluto and salutare, alternates to designate, through broad semantic variation, Beatrice’s salvific gesture" (Gorni), merging the values of greeting and salvation—understood as eternal beatitude—with deliberate ambiguity. The miraculous nature of the event seems underscored by the immaculate whiteness of Beatrice’s garments, historically documented for Calendimaggio festivities (a plausible timeframe for the second encounter inferred from internal chronological clues); this alludes not only to purity (not necessarily tied to nuptial ceremonies) but also to a supernatural dimension of sacred mystery: white is the raiment of the angel of the Resurrection (repeated for Love’s appearance in VN 5. 10, Gorni with support from Cv. 4, 22, 8 [4, 22, 14]), and white were the garments of the transfigured Christ (De Robertis). The beatific greeting echoes both the "Ave Maria" of the angel Gabriel and the scene of Mary’s visitation to Elizabeth with the subsequent Magnificat, "central to themes of humility, greeting, and naming (Luke 1:39-56). It is fitting to draw parallels between Beatrice and Christ, Beatrice and the angel, Beatrice and hagiographic saints: but it is Mary who holds primary significance here" (Gorni). Poi che fuoro: "After they were (fuoro, from Lat. fuerunt)".←
VN 1. 13
VN 1. 13
→ L’ora che lo suo dolcissimo salutare mi giunse, era fermamente nona di quel giorno. E però che quella fu la prima volta che le sue parole si mossero per venire alli miei orecchi, presi tanta dolcezza, che come inebriato mi partio dalle genti, e ricorso al solingo luogo d’una mia camera, puosimi a pensare di questa cortesissima.
→ The hour when her most sweet greeting reached me was precisely the ninth hour of that day. And since this marked the first occasion her words traveled to reach my ears, I was overcome by such sweetness that, as if intoxicated, I withdrew from company and retreated to the solitary space of my chamber, there to meditate upon this most gracious lady.
e nota relativa
and related note
nona: ‘le ore quindici’, secondo l’uso corrente di computare le ore dall’alba, convenzionalmente fissata alle sei. L’ora nona è ritenuta quella della morte di Cristo (cfr. Cv. 4, 23, 6 [4, 23, 11]). ←
nona: ‘3 PM’, according to the customary method of counting hours from dawn, conventionally fixed at 6 AM. The ninth hour is traditionally associated with Christ's death (cf. Conv. 4, 23, 6 [4, 23, 11]). ←
VN 1. 5
VN 1. 5
→ In quel puncto dico veracemente che lo spirito della vita, lo quale dimora nella secretissima camera del cuore, cominciò a tremare sì fortemente, che apparia nelli menomi polsi orribilmente; e tremando disse queste parole: «Ecce Deus fortior me, qui veniens dominabitur michi!».←
→ At that very moment, I truthfully affirm that the spirit of life dwelling in the most secret chamber of my heart began to tremble so violently that its agitation became horrifically visible in my faintest pulses; and trembling, it uttered these words: «Ecce Deus fortior me, qui veniens dominabitur michi!» (“Behold, a God stronger than I, who comes to rule over me!”).←
nota a VN 1. 6
note to VN 1. 6
→ spiriti del viso: delegati alla vista (lat. visus), canale privilegiato per l’avvio dell’esperienza erotica cortese: «Amor est passio quaedam innata procedens ex visione et immoderata cogitatione formae alterius sexus» (“Amore è una passione innata derivante dalla visione e dal pensiero incontrollato di una persona del sesso opposto”) secondo il De amore di Andrea Cappellano (XII secolo), codificatore delle teorie dell’amor cortese.←
→ spirits of sight: agents governing vision (Lat. visus), the privileged channel for initiating courtly erotic experience: «Amor est passio quaedam innata procedens ex visione et immoderata cogitatione formae alterius sexus» (“Love is an innate passion arising from vision and immoderate contemplation of a person of the opposite sex”) according to Andreas Capellanus’s De amore (12th century), the codifier of courtly love theories.←
nota a VN 1. 20
note to VN 1. 20
→ li fedeli d’Amore: designa i rimatori volgari mediante il lessico cortese: fedele vale generalmente ‘vassallo, suddito’. A essi Dante si richiamerà più volte nel libro come a persone capaci di comprendere appieno il codice espressivo amoroso e le allusioni anche quando sottilmente occultate. ←
→ the Faithful of Love: designates vernacular poets through courtly lexicon, where faithful generally signifies ‘vassal, subject’. Dante will frequently invoke them in the work as individuals capable of fully comprehending the expressive code of love and its allusions, even when subtly concealed. ←
VN 25. 1
VN 25. 1
→ Avenne poi che là ovunque questa donna mi vedea, si facea d’una vista pietosa e d’un colore palido quasi come d’amore; onde molte fiate mi ricordava della mia nobilissima donna, che di simile colore si mostrava tuttavia.
→ It thereafter occurred that wherever this lady saw me, she assumed a pitiful countenance and a pallor akin to that of love-sickness, whereby I often recalled my most noble lady, who continually displayed a similar hue.
e nota relativa
and related note
palido … d’amore: per il motivo topico del colorito degli amanti, prossimo al livore cadaverico, e per la consunzione amorosa cfr. il verso ovidiano «Palleat omnis amans! Hic est color aptus amanti» (“Sia pallido ogni amante! Questo è il colore che si addice a chi ama”) presente nell’Ars amatoria (1, 727) assai letta nel Medioevo. – di simile … tuttavia: ‘aveva sempre (tuttavia) un colore simile’, dunque non uguale al pallore; per l’esattezza Beatrice ha il «color di perle» di Donne ch’avete 47 (VN 10. 22). ←
pallid ... of love: concerning the topical motif of lovers’ pallor approaching cadaverous lividity and love-induced consumption, cf. the Ovidian verse «Palleat omnis amans! Hic est color aptus amanti» (“Let every lover turn pale! This is the fitting hue for one in love”) from the widely read medieval Ars amatoria (1, 727). – of similar ... continually: ‘she always (tuttavia) bore a similar complexion’, thus not identical to pallor; precisely, Beatrice possesses the «pearl-like hue» from Donne ch’avete 47 (VN 10. 22). ←
VN 1. 13
VN 1. 13
→ L’ora che lo suo dolcissimo salutare mi giunse, era fermamente nona di quel giorno. E però che quella fu la prima volta che le sue parole si mossero per venire alli miei orecchi, presi tanta dolcezza, che come inebriato mi partio dalle genti, e ricorso al solingo luogo d’una mia camera, puosimi a pensare di questa cortesissima.←
→ The hour when her most sweet greeting reached me was precisely the ninth hour of that day. And since this marked the first occasion her words traveled to reach my ears, I was overcome by such sweetness that, as if intoxicated, I withdrew from company and retreated to the solitary space of my chamber, there to meditate upon this most gracious lady.←
cfr. VN 1. 10
cf. VN 1. 10
→ E avegna che la sua ymagine, la quale continuatamente meco stava, fosse baldanza d’Amore a signoreggiare me, tuttavia era di sì nobilissima virtù, che nulla volta sofferse che Amore mi reggesse sanza lo fedele consiglio della Ragione in quelle cose là dove cotale consiglio fosse utile a udire.←
→ And though her image, which dwelled with me perpetually, emboldened Love to dominate me, it nevertheless possessed such noble virtue that it never permitted Love to rule me without the faithful counsel of Reason in matters where such counsel proved beneficial to heed.←
nota a VN 8. 5
note to VN 8. 5
→ color del core: alla topicità del pallore degli amanti, già in Ovidio Ars am. 1, 727, si unisce il ricordo di Cavalcanti Veder poteste, quando v’inscontrai 7 «morto colore» (sineddoche per ‘viso smorto’) e La forte e nova mia disaventura 30-31 «che, qual mira de fòre, / vede la Morte sotto al meo colore» (De Robertis).←
→ color del core: To the topical motif of lovers' pallor, already present in Ovid's Ars am. 1, 727, is added the reminiscence of Cavalcanti's Veder poteste, quando v’inscontrai 7 «morto colore» (synecdoche for 'pale countenance') and La forte e nova mia disaventura 30-31 «che, qual mira de fòre, / vede la Morte sotto al meo colore» (De Robertis).←
nota a VN 4. 5
note to VN 4.5
→ mi chiamasse: il nome di Dante non compare mai citato nella VN, e nella sua opera intera appare solo nel Fiore, ma nella forma documentaria Durante (F. 82, 9, profferto come qui da Amore, e 202, 14), e in Pg. 30, 55, dove è la prima parola che pronuncia Beatrice ritrovata.←
→ mi chiamasse: Dante's name never appears explicitly in the VN, and within his entire corpus it is found only in the Fiore (in the documentary form Durante: F. 82, 9, here offered by Love himself, and 202, 14), and in Pg. 30, 55, where it constitutes the first word uttered by Beatrice upon their reunion.←
nota a VN 1. 12
note to VN 1.12
→ gentilissima: l’epiteto superlativo è riservato esclusivamente a Beatrice, ed è in rapporto alla concezione cortese dell’amore già adottata da Guinizzelli (cfr. Amore e ’l cor gentil sono una cosa VN 11. 3-5): gentilezza e derivati alludono alla nobiltà d’animo, alla liberalità; per una trattazione dantesca dell’argomento cfr. almeno Cv. 4.←
→ gentilissima: This superlative epithet is reserved exclusively for Beatrice, relating to the courtly conception of love already adopted by Guinizzelli (cf. Amore e ’l cor gentil sono una cosa VN 11. 3-5): terms of nobility (gentilezza and derivatives) allude to spiritual nobility and magnanimity. For Dante's treatment of this theme, see particularly Convivio 4.←
VN 23. 3
VN 23.3
→ Onde, partiti costoro, ritornaimi alla mia opera, cioè del disegnare figure d’angeli; e faccendo ciò, mi venne uno pensiero di dire parole quasi per annovale, e scrivere a costoro li quali erano venuti a me. E dissi allora questo sonetto, lo quale comincia Era venuta; lo quale à due cominciamenti, e però lo dividerò secondo l’uno e secondo l’altro.
→ After their departure, I returned to my work of drawing angelic figures. While thus engaged, I conceived the thought of composing commemorative verses as an anniversary offering, to be sent to those who had visited me. Thereupon I wrote this sonnet beginning Era venuta, which has two proems; I shall therefore analyze it according to both structures.
VN 23. 6
VN 23.6
Per questo medesimo modo si divide secondo l’altro cominciamento, salvo che nella prima parte dico quando questa donna era così venuta nella mia memoria, e ciò non dico nell’altro primo cominciamento. ←
The division follows the same pattern in the alternative proem, except that in the first part I specify when this lady came thus into my memory - a detail omitted in the other opening structure. ←
VN 12. 2-4
VN 12.2-4
→
→
[2] | Negli occhi porta la mia donna Amore, |
per che si fa gentil ciò ch’ella mira; | |
ov’ella passa, ogn’om ver’ lei si gira, | |
e cui saluta fa tremar lo core, | |
sì che, bassando il viso, tutto smore | |
e d’ogni suo difecto allor sospira: | |
fugge dinanzi a·llei Superbia e Ira. | |
Aiutatemi, donne, farle onore. | |
[3] | Ogne dolcezza, ogne pensero umile |
nasce nel core a chi parlar la sente, | |
ond’è laudato chi prima la vide. | |
[4] | Quel ch’ella par quando un poco sorride, |
non si può dicer né tenere a mente, | |
sì è novo miracolo e gentile. |
[2] | In her eyes my lady bears Love, |
making noble all she looks upon; | |
where she walks, all turn to gaze, | |
and whom she greets feels his heart quake, | |
so that, face lowered, he turns pale | |
and sighs for every fault he owns: | |
Pride and Wrath before her flee. | |
Help me, ladies, to honor her. | |
[3] | All sweetness, every humble thought |
is born in hearts that hear her speak, | |
so blest is he who first beheld her. | |
[4] | What she appears when faintly smiling |
cannot be told nor held in mind - | |
such strange and noble miracle she shows. |
←
←
nota a VN 2. 5
note to VN 2.5
→ La paraipotassi è una costruzione sintattica che combina paratassi, o coordinazione, e ipotassi, o subordinazione, coordinando la principale a una sua precedente subordinata mediante elementi coordinanti, come e, sì. Altri casi a 14. 3; 15. 1; 26. 3; 27. 2.←
→ Parahypotaxis is a syntactic construction combining parataxis (coordination) and hypotaxis (subordination), linking main clauses to preceding subordinate clauses through coordinating elements like e, sì. Other instances occur at 14.3; 15.1; 26.3; 27.2.←
nota a VN 1. 8
note to VN 1.8
→ ymaginatione: tale facoltà, chiamata anche fantasia traduce in immagini gli stimoli sensoriali esterni o il pensiero.
→ ymaginatione: This faculty, also termed fantasia, translates external sensory stimuli or thoughts into mental images.
nota a VN 4. 3
note to VN 4.3
Il termine designa anche, come al c. 7, il risultato della facoltà immaginativa, il contenuto di questa fantasticheria, che, a differenza della visione in sogno ha carattere e modalità soggettive.
The term also denotes, as in c.7, the product of this imaginative faculty - the content of such reveries, which unlike dream visions possesses subjective characteristics and modalities.
nota a VN 9. 2
note to VN 9.2
movesse … mi facea: ‘spingesse la mia capacità immaginativa (fantasia) a rappresentare mediante immagini (ymaginare) in quale stato Amore mi riduceva’. ←
movesse … mi facea: 'compelled my imaginative faculty (fantasia) to represent through images (ymaginare) the state into which Love cast me'. ←
nota a VN 31. 3
note to VN 31.3
→ qui est … benedictus: ‘che è benedetto nei secoli dei secoli’; benedizione di stampo biblico che salda in sé più suggestioni: la triplice iterazione di benedect- all’interno dell’ultimo paragrafo, la fine del libro materialmente nelle mani del lettore mediante una corrente formula conclusiva e il conseguente effetto di compiutezza simmetrica e circolare con la rubrica Incipit Vita Nova di 1. 1. ←
→ qui est … benedictus: ‘who is blessed for ever and ever’; a benediction of biblical resonance that synthesizes multiple allusions: the threefold repetition of benedect- within the final paragraph, the material conclusion of the book in the reader’s hands through a conventional closing formula, and the resulting effect of symmetrical and circular completeness with the rubric Incipit Vita Nova from 1. 1. ←
nota a VN 2. 5
note to VN 2. 5
→ La paraipotassi è una costruzione sintattica che combina paratassi, o coordinazione, e ipotassi, o subordinazione, coordinando la principale a una sua precedente subordinata mediante elementi coordinanti, come e, sì. Altri casi a 14. 3; 15. 1; 26. 3; 27. 2.←
→ Parahypotaxis is a syntactic construction combining parataxis, or coordination, and hypotaxis, or subordination, linking the main clause to a preceding subordinate clause through coordinating elements such as e, sì. Additional instances occur at 14. 3; 15. 1; 26. 3; 27. 2.←
VN 7. 4
VN 7. 4
→ E nel fine del mio proponimento mi parve sentire uno mirabile tremore incominciare nel mio pecto dalla sinistra parte e distendersi di subito per tutte le parti del mio corpo. Allora dico che io poggiai la mia persona simulatamente ad una pintura la quale circundava questa magione; e temendo non altri si fosse accorto del mio tremare, levai gli occhi, e mirando le donne vidi tra·lloro la gentilissima Beatrice.
→ And at the conclusion of my resolve, I seemed to feel a wondrous tremor begin in my breast on the left side and spread swiftly through all parts of my body. Then I say that I leaned my person feignedly against a painting that encircled this dwelling; and fearing others might notice my trembling, I raised my eyes, and gazing at the ladies, I saw among them the most noble Beatrice.
VN 9. 10
VN 9. 10
E se io levo gli occhi per guardare,
And if I lift my eyes to gaze,
nel cor mi si comincia un terremoto
a tremor starts within my heart
che fa de’ polsi l’anima partire. ←
that drives the soul from pulsing veins. ←
nota a VN 2. 1
note to VN 2. 1
→ primo … amici: perifrasi con la quale Dante sempre designa Cavalcanti nella VN (15. 3 e 6; 16. 10; 19. 10; 21. 1).←
→ primo … amici: a periphrasis by which Dante consistently designates Cavalcanti in the Vita Nova (15. 3 and 6; 16. 10; 19. 10; 21. 1).←
nota a VN 5. 24
note to VN 5. 24
→ Potrebbe … parlo: ‘Mi si (l’uomo, pronome impersonale) potrebbe certo (già) muovere un’obiezione dicendo che non si capisce a chi mi indirizzo (a cui fosse lo mio parlare) con la seconda persona, in quanto (però che) la ballata non consiste che nelle parole da me composte’; il congiuntivo della dipendente è dovuto alla reggenza di un condizionale. Motivo del rimprovero sarebbe l’uso della prosopopea, o personificazione, definita in Cv. 3, 9, 1 [3, 9, 2] «figura questa, quando alle cose inanimate si parla […]; e usanla molto spesso li poeti».←
→ Potrebbe … parlo: ‘One might certainly raise an objection against me, saying that it is unclear to whom my words are addressed (a cui fosse lo mio parlare) in the second person, since (però che) the ballad consists solely of words I composed’; the subjunctive in the dependent clause arises from the conditional construction. The reproach would concern the use of prosopopoeia, defined in Cv. 3, 9, 1 [3, 9, 2] as "a figure wherein one addresses inanimate things […], frequently employed by poets".←
nota a c. 16. 7
note to c. 16. 7
→ maggiore licentia: la superiore libertà d’espressione è concessa ai poeti, come ai pittori, da Orazio, Ars poet. 9-10, un testo normativo nella scuola medievale citato a c. 9.←
→ maggiore licentia: this greater expressive liberty is granted to poets, as to painters, by Horace, Ars poet. 9-10—a normative text in medieval schooling cited at c. 9.←
VN 1. 9
VN 1. 9
→ Elli mi comandava molte volte che io cercassi per vedere questa angiola giovanissima; onde io nella mia pueritia molte volte l’andai cercando, e vedeala di sì nobili e laudabili portamenti, che certo di lei si potea dire quella parola del poeta Homero: «Ella non parea figliuola d’uomo mortale, ma di Dio».
→ He often commanded me to seek out this youngest angel; thus in my boyhood I often went searching for her and beheld her bearing herself so nobly and praiseworthily that of her one might truly say those words of the poet Homer: "She seemed not the daughter of mortal man, but of God".
VN 17. 2
VN 17. 2
Ella coronata e vestita d’umiltà s’andava, nulla gloria mostrando di ciò ch’ella vedea e udia. Diceano molti, poi che passata era: «Questa non è femina, anzi è de’ bellissimi angeli del cielo». E altri diceano: «Questa è una maraviglia; che benedecto sia lo Signore, che sì mirabilemente sa operare!».
Crowned and clothed in humility, she walked, showing no pride in what she saw and heard. Many said, after she had passed: "This is no woman, but one of heaven’s fairest angels". Others said: "This is a marvel; blessed be the Lord, who works such wonders!"
VN 23. 1-3
VN 23. 1-3
In quello giorno nel quale si compiea l’anno che questa donna era facta delli cittadini di vita eterna, io mi sedea in parte nella quale, ricordandomi di lei, disegnava uno angelo sopra certe tavolette. E mentre io lo disegnava, volsi gli occhi e vidi lungo me uomini alli quali si convenia di fare onore, e riguardavano quello che io facea. [2] E secondo che mi fu detto poi, elli erano stati già alquanto anzi che io me ne accorgesse. Quando li vidi, mi levai, e salutando loro dissi: «Altri era testé meco, perciò pensava». [3] Onde, partiti costoro, ritornaimi alla mia opera, cioè del disegnare figure d’angeli; e faccendo ciò, mi venne uno pensiero di dire parole quasi per annovale, e scrivere a costoro li quali erano venuti a me. E dissi allora questo sonetto, lo quale comincia Era venuta; lo quale à due cominciamenti, e però lo dividerò secondo l’uno e secondo l’altro. ←
On the day marking the completion of the year since this lady had joined the citizens of eternal life, I sat in a place where, remembering her, I began sketching an angel upon wooden tablets. As I drew, I turned my eyes and saw beside me men deserving of honor, observing my work. [2] As I later learned, they had been present for some time before I noticed them. When I saw them, I rose and, greeting them, said: "Another was with me just now, hence I was lost in thought." [3] After their departure, I returned to my task of drawing angelic figures. While engaged thus, I conceived the thought of composing commemorative verses for this anniversary and addressing them to those who had visited me. Thereupon I wrote this sonnet beginning Era venuta, which has a dual proem; I shall therefore divide its exegesis accordingly. ←
VN 1. 1
VN 1.1
→ In quella parte del libro della mia memoria dinanzi alla quale poco si potrebbe leggere, si trova una rubrica la quale dice Incipit Vita Nova. Sotto la quale rubrica io trovo scripte le parole le quali è mio intendimento d’asemplare in questo libello, e se non tutte, almeno la loro sententia.←
→ In that section of my memory's book where little could be read beforehand, there appears a rubric stating Incipit Vita Nova. Beneath this heading I find written words whose essence I intend to transcribe in this booklet, if not verbatim, at least in their conceptual substance.←
VN 2. 1
VN 2.1
→ A questo sonetto fu risposto da molti, e di diverse sententie: tra li quali fu risponditore quelli cui io chiamo primo delli miei amici, e disse allora uno sonetto, lo quale comincia Vedesti, al mio parere, omne valore. E questo fu quasi lo principio dell’amistà tra lui e me, quando elli seppe che io era quelli che li avea ciò mandato.
→ Many responded to this sonnet with diverse interpretations. Among them was he whom I call the foremost of my friends, who composed a sonnet beginning Vedesti, al mio parere, omne valore. This exchange marked the inception of our friendship when he discovered I was the author of the verses sent to him.
VN 16. 10
VN 16.10
E acciò che non ne pigli alcuna baldanza persona grossa, dico che né li poete parlavano così sanza ragione, né quelli che rimano deono parlare così non avendo alcuno ragionamento in loro di quello che dicono; però che grande vergogna sarebbe a colui che rimasse cose sotto vesta di figura o di colore rectorico, e poscia domandato non sapesse denudare le sue parole da cotale vesta, in guisa che avessero verace intendimento. E questo mio primo amico e io ne sapemo bene di quelli che così rimano stoltamente. ←
Lest any ignorant person presume unwisely, I affirm that neither did poets speak thus without reason, nor should versifiers compose without coherent thought behind their words. Great shame awaits him who rhymes through veils of allegory or rhetorical ornamentation yet cannot, when questioned, strip his verses of such trappings to reveal their true meaning. This my first friend and I know well those who thus foolishly versify. ←
nota a VN 14. 23
note to VN 14.23
→ traendo guai: guai in rima è già cavalcantiano in Veder poteste, quando v’inscontrai 8 e Gli occhi di quella gentil foresetta 28 (De Robertis); traendo guai diviene sintagma dantesco in rima anche a Gli occhi dolenti per pietà del core 6 (VN 20. 8) e a Inf. 5, 48.←
→ traendo guai: The rhyme guai appears in Cavalcanti's Veder poteste, quando v’inscontrai (line 8) and Gli occhi di quella gentil foresetta (line 28, per De Robertis). Dante's syntagm traendo guai recurs in rhyme at Gli occhi dolenti per pietà del core (VN 20.8) and Inf. 5, 48.←
nota a VN 19. 1
note to VN 19.1
→ Quomodo … gentium: ‘Come giace deserta la città popolosa! Padrona delle nazioni, è diventata come una vedova’. La citazione dell’incipit delle Lamentationes di Geremia sulla caduta di Gerusalemme, già poste esplicitamente come modello dell’avvio del sonetto O voi che per la via d’Amor (VN 2. 14 e 18), è un topos ricorrente nella cultura medievale, non solo per essere lettura del Giovedì santo ma anche per la sua presenza nel genere dei compianti (per esempio l’Elegia di Arrigo da Settimello composta nel 1193) e nelle lettere ufficiali di carattere politico composte secondo le normative dell’ars dictaminis (Dante inizierà con questo medesimo versetto il perduto – o mai composto? – scritto citato al c. 8 e la Epistola 11 ai cardinali d’Italia del 1314).←
→ Quomodo … gentium: "How lonely sits the city once full of people! She who was great among nations has become like a widow." This citation from Jeremiah's Lamentations on Jerusalem's fall, previously invoked as the model for the sonnet O voi che per la via d’Amor (VN 2.14 and 18), constitutes a medieval topos. It recurs not only in Holy Thursday liturgy but also in lamentation poetry (e.g., Henry of Settimello's 1193 Elegia) and political epistles following ars dictaminis conventions. Dante himself employed this same verse to open both his lost (or perhaps unwritten?) treatise mentioned in chapter 8 and his 1314 Epistle 11 to the Italian cardinals.←
VN 1. 20
VN 1.20
→ i fedeli d’Amore: designa i rimatori volgari mediante il lessico cortese: fedele vale generalmente ‘vassallo, suddito’. A essi Dante si richiamerà più volte nel libro come a persone capaci di comprendere appieno il codice espressivo amoroso e le allusioni anche quando sottilmente occultate. ←
→ the Faithful of Love: designates vernacular poets through courtly lexicon, where fedele generally signifies "vassal, subject." Dante will repeatedly invoke them in the work as individuals capable of fully comprehending the expressive code of love and its allusions, even when subtly concealed. ←
VN 13. 13
VN 13. 13
→ «E perché piangi tu sì coralmente,
→ "And why do you weep so profoundly,
che fai di te pietà venire altrui?
that you compel others to feel pity?
Vedestù pianger lei, che tu non puoi
Did you see her weep, whom you cannot
puncto celar la dolorosa mente?».
wholly conceal your sorrowful mind?"
e nota relativa
and related note
dolorosa mente: stilema guittoniano (Contini) incipitario «La dolorosa mente, ched eo porto». ←
sorrowful mind: a Guittonian stylistic hallmark (Contini) opening with "La dolorosa mente, ched eo porto." ←
VN 24. 3
VN 24. 3
→ Onde con ciò sia cosa che quando li miseri veggiono di loro compassione altrui più tosto si muovono a lagrimare, quasi come di sé stessi avendo pietade, io senti’ allora cominciare li miei occhi a volere piangere; e però, temendo di non mostrare la mia vile vita, mi parti’ d’inanzi dagli occhi di questa gentile. E dicea poi fra me medesimo: «E’ non può essere che con quella pietosa donna non sia nobilissimo amore».
→ For since the wretched, when they perceive others' compassion for them, are more readily moved to weep — as though pitying themselves — I then felt my eyes begin to desire tears. Thus, fearing to reveal my base existence, I withdrew from the gaze of this noble lady. And afterward I said within myself: "It cannot be that with this compassionate lady there does not dwell the most noble love."
VN 24. 7
VN 24. 7
E tolsimi d’inanzi a voi, sentendo
And I removed myself from your presence, sensing
che si movean le lagrime dal core,
that tears were rising from my heart,
ch’era sommosso dalla vostra vista. ←
which had been stirred by your visage. ←
VN 24. 3
VN 24. 3
→ Onde con ciò sia cosa che quando li miseri veggiono di loro compassione altrui più tosto si muovono a lagrimare, quasi come di sé stessi avendo pietade, io senti’ allora cominciare li miei occhi a volere piangere; e però, temendo di non mostrare la mia vile vita, mi parti’ d’inanzi dagli occhi di questa gentile. E dicea poi fra me medesimo: «E’ non può essere che con quella pietosa donna non sia nobilissimo amore».←
→ For since the wretched, when they perceive others' compassion for them, are more readily moved to weep — as though pitying themselves — I then felt my eyes begin to desire tears. Thus, fearing to reveal my base existence, I withdrew from the gaze of this noble lady. And afterward I said within myself: "It cannot be that with this compassionate lady there does not dwell the most noble love."←
nota a VN 2. 5
note to VN 2. 5
→ La paraipotassi è una costruzione sintattica che combina paratassi, o coordinazione, e ipotassi, o subordinazione, coordinando la principale a una sua precedente subordinata mediante elementi coordinanti, come e, sì. Altri casi a 14. 3; 15. 1; 26. 3; 27. 2.←
→ Parahypotaxis is a syntactic construction combining parataxis (coordination) and hypotaxis (subordination), linking a main clause to its preceding subordinate clause through coordinating elements such as e ("and") or sì ("thus"). Additional instances occur at 14. 3; 15. 1; 26. 3; 27. 2.←
nota a VN 24. 4
note to VN 24. 4
→ ragione: ‘commento’, tecnicismo ricalcato sul provenzale razo [da pronunciarsi razó], testo prosastico informativo che insieme alle vidas (biografie) costituiva il corredo di molti canzonieri trobadorici.←
→ commentary: a technical term derived from the Provençal razo [pronounced razó], a prose text providing context that, alongside vidas (biographies), formed the apparatus of many troubadour anthologies.←
nota a VN 2. 5
note to VN 2. 5
→ La paraipotassi è una costruzione sintattica che combina paratassi, o coordinazione, e ipotassi, o subordinazione, coordinando la principale a una sua precedente subordinata mediante elementi coordinanti, come e, sì. Altri casi a 14. 3; 15. 1; 26. 3; 27. 2.←
→ Parahypotaxis is a syntactic construction combining parataxis (coordination) and hypotaxis (subordination), linking a main clause to its preceding subordinate clause through coordinating elements such as e ("and") or sì ("thus"). Additional instances occur at 14. 3; 15. 1; 26. 3; 27. 2.←
VN 1. 10
VN 1. 10
→ E avegna che la sua ymagine, la quale continuatamente meco stava, fosse baldanza d’Amore a signoreggiare me, tuttavia era di sì nobilissima virtù, che nulla volta sofferse che Amore mi reggesse sanza lo fedele consiglio della Ragione in quelle cose là dove cotale consiglio fosse utile a udire.
→ And though her image, which remained ever present with me, emboldened Love to dominate me, it nonetheless possessed such noble virtue that it never permitted Love to rule me without the faithful counsel of Reason in matters where such counsel was beneficial to heed.
VN 2. 4
VN 2. 4
E io, accorgendomi del malvagio domandare che mi faceano, per la volontà d’Amore, lo quale mi comandava secondo lo consiglio della Ragione, rispondea loro che Amore era quelli che m’avea così governato. Dicea d’Amore, però che io portava nel viso tante delle sue insegne, che questo non si potea ricoprire. ←
And I, perceiving the malicious questioning directed at me, responded through Love’s will — which commanded me according to Reason’s counsel — that Love was the one who had governed me thus. I spoke of Love because I bore so many of his insignia upon my countenance that this could not be concealed. ←
nota a VN 19. 1
note to VN 19. 1
→ La citazione dell’incipit delle Lamentationes di Geremia sulla caduta di Gerusalemme, già poste esplicitamente come modello dell’avvio del sonetto O voi che per la via d’Amor (VN 2. 14 e 18), è un topos ricorrente nella cultura medievale, non solo per essere lettura del Giovedì santo ma anche per la sua presenza nel genere dei compianti (per esempio l’Elegia di Arrigo da Settimello composta nel 1193) e nelle lettere ufficiali di carattere politico composte secondo le normative dell’ars dictaminis (Dante inizierà con questo medesimo versetto il perduto – o mai composto? – scritto citato al c. 8 e la Epistola 11 ai cardinali d’Italia del 1314).←
→ The citation of the incipit from Jeremiah's Lamentations on the fall of Jerusalem, previously explicitly established as the model for the opening of the sonnet O voi che per la via d’Amor (VN 2.14 and 18), constitutes a recurring topos in medieval culture. Its significance extends beyond its liturgical use during Holy Thursday to its presence in the genre of lamentations (e.g., Henry of Settimello’s Elegia composed in 1193) and in official political letters structured according to the precepts of ars dictaminis (Dante would employ this same verse to inaugurate his lost — or perhaps never composed? — treatise referenced in chapter 8, as well as the 1314 Epistola 11 to the Italian cardinals).←
nota a 27. 2
note to 27.2
→ sì come dalla Ragione mosso: come se fosse (e non lo è) indotto da Ragione, che è la fida consigliera d’Amore in rapporto alla passione per Beatrice.←
→ as if moved by Reason: as though prompted (though it is not) by Reason, who serves as Love’s faithful counselor in matters concerning the passion for Beatrice.←
VN 1. 13
VN 1.13
→ L’ora che lo suo dolcissimo salutare mi giunse, era fermamente nona di quel giorno. E però che quella fu la prima volta che le sue parole si mossero per venire alli miei orecchi, presi tanta dolcezza, che come inebriato mi partio dalle genti, e ricorso al solingo luogo d’una mia camera, puosimi a pensare di questa cortesissima.
→ The hour when her most sweet greeting reached me was precisely the ninth hour of that day. Since this marked the first occasion her words traveled to my ears, I was overcome with such sweetness that, as if intoxicated, I withdrew from company and retreated to the solitude of my chamber, there to meditate upon this most gracious lady.
e nota relativa
and related note
nona: ‘le ore quindici’, secondo l’uso corrente di computare le ore dall’alba, convenzionalmente fissata alle sei. L’ora nona è ritenuta quella della morte di Cristo (cfr. Cv. 4, 23, 6 [4, 23, 11]). ←
nona: ‘3 PM’, following the customary reckoning of hours from dawn, conventionally fixed at 6 AM. The ninth hour is traditionally held to be that of Christ’s death (cf. Cv. 4, 23, 6 [4, 23, 11]). ←
nota a VN 1. 8
note to VN 1.8
→ Tale facoltà, chiamata anche fantasia traduce in immagini gli stimoli sensoriali esterni o il pensiero.
→ This faculty, also termed fantasia, translates external sensory stimuli or thought into mental images.
nota a VN 4. 3
note to VN 4.3
Il termine designa anche, come al c. 7, il risultato della facoltà immaginativa, il contenuto di questa fantasticheria, che, a differenza della visione in sogno, ha carattere e modalità soggettive. ←
The term also designates, as in chapter 7, the product of the imaginative faculty — the content of such reverie, which, unlike dream visions, possesses subjective qualities and modalities. ←
VN 1. 2-4
VN 1.2-4
→ [2] Nove fiate già apresso lo mio nascimento era tornato lo cielo della luce quasi a uno medesimo puncto quanto alla sua propria giratione, quando alli miei occhi apparve prima la gloriosa donna della mia mente, la quale fu chiamata da molti Beatrice, li quali non sapeano che si chiamare. [3] Ella era già in questa vita stata tanto, che nel suo tempo lo Cielo Stellato era mosso verso la parte d’oriente delle dodici parti l’una d’un grado, sì che quasi dal principio del suo anno nono apparve a me, e io la vidi quasi dalla fine del mio nono. [4] Apparve vestita di nobilissimo colore umile e onesto sanguigno, cinta e ornata alla guisa che alla sua giovanissima etade si convenia.←
→ [2] Nine times already since my birth had the sphere of light returned almost to the same point in its celestial revolution when there first appeared before my eyes the glorious lady of my mind, whom many called Beatrice, unaware of her true name. [3] She had sojourned in this life long enough that by her time the Starry Heaven had shifted eastward by one of the twelve degrees, such that she appeared to me near the beginning of her ninth year, and I beheld her near the end of my own ninth. [4] She appeared robed in a most noble hue of humble and modest crimson, girded and adorned in a manner befitting her tender youth.←
VN 26. 2
VN 26.2
→ Onde più volte bestemmiava la vanitade degli occhi miei, e dicea loro nel mio pensero: «Or voi solavate fare piangere chi vedea la vostra dolorosa conditione, e ora pare che vogliate dimenticarlo per questa donna che vi mira: che non mira voi, se non in quanto le pesa della gloriosa donna di cui piangere solete. Ma quanto potete, fate: ché io la vi pur rimembrerò molto spesso, maladecti occhi, che mai, se non dopo la morte, non dovrebbero le vostre lagrime avere restate!».
→ Wherefore I oft reviled the vanity of mine eyes, saying inwardly: «Once you made weep all who witnessed your sorrowful state; now you seem to forget it for this lady who gazes upon you — she who regards you only insofar as she grieves for that glorious lady for whom you were wont to weep. Yet strive as you may, I shall remind you of her ceaselessly, accursed eyes, whose tears should never cease save in death!».
VN 26. 8 v. 9
VN 26.8 v.9
La vostra vanità mi fa pensare. ←
Your vanity gives me pause. ←
nota a VN 24. 4
note to VN 24.4
→ ragione: ‘commento’, tecnicismo ricalcato sul provenzale razo [da pronunciarsi razó], testo prosastico informativo che insieme alle vidas (biografie) costituiva il corredo di molti canzonieri trobadorici.←
→ ragione: 'commentary', a technical term derived from the Provençal razo [pronounced razó], referring to the prose explanatory text that, alongside vidas (biographies), formed part of the paratextual apparatus in many troubadour songbooks.←
VN 27. 3
VN 27. 3
→ Poi si rilevava un altro pensero e diceami: «Or tu se’ stato in tanta tribulatione; perché non vuoli tu ritrarre te da tanta amaritudine? Tu vedi che questo è uno spiramento d’Amore, che ne reca li disiri d’amore dinanzi, ed è mosso da così gentil parte com’è quella degli occhi della donna che tanto pietosa ci s’àe mostrata».←
→ Then another thought arose, declaring: "Now that you have endured such tribulation, why will you not withdraw from this bitterness? You see this is but a breath of Love, which brings amorous desires before us, stirred by so noble a source as the eyes of this lady who has shown us such compassion."←
nota a c. 29. 6
note to c. 29. 6
→ peregrino: l’accezione ristretta o specializzata del termine indica il pellegrino diretto a Santiago de Compostela in Galizia presso il santuario (Casa) che conserva le reliquie di san Giacomo apostolo (fratello di san Giovanni evangelista), giunte miracolosamente da Gerusalemme sulle coste atlantiche della Spagna, paese evangelizzato dal santo, cfr. c. 7. Meta di uno dei tre principali pellegrinaggi medievali sotto indicati (e cfr. anche Pd. 25, 17-18) la Casa di Sa’ Iacopo (Sa’ con apocope fiorentina) evoca le vie lungo le quali si sono diffuse le chansons de geste e le vere e proprie guide scritte per i pellegrini (itineraria).←
→ peregrino: The restricted or specialized meaning of the term denotes a pilgrim journeying to Santiago de Compostela in Galicia, site of the sanctuary (House) preserving the relics of Saint James the Apostle (brother of Saint John the Evangelist), miraculously transported from Jerusalem to Spain's Atlantic coast, the land evangelized by the saint (cf. c. 7). As one of the three great medieval pilgrimage destinations (see also Paradiso 25, 17-18), the House of Sa’ Iacopo (Sa’ with Florentine apocope) evokes the routes along which chansons de geste spread and the written pilgrimage guides (itineraria) circulated.←
nota a VN 24. 4
note to VN 24. 4
→ ragione: ‘commento’, tecnicismo ricalcato sul provenzale razo [da pronunciarsi razó], testo prosastico informativo che insieme alle vidas (biografie) costituiva il corredo di molti canzonieri trobadorici.←
→ ragione: 'commentary', a technical term derived from the Provençal razo [pronounced razó], referring to the prose explanatory text that, alongside vidas (biographies), formed part of the paratextual apparatus in many troubadour songbooks.←
VN 1. 2
VN 1. 2
→ Nove fiate già apresso lo mio nascimento era tornato lo cielo della luce quasi a uno medesimo puncto quanto alla sua propria giratione, quando alli miei occhi apparve prima la gloriosa donna della mia mente, la quale fu chiamata da molti Beatrice, li quali non sapeano che si chiamare.←
→ Nine times already since my birth had the sphere of light returned nearly to the same point in its revolution when there first appeared before my eyes the glorious lady of my mind, whom many called Beatrice, though knowing not her true name.←
VN 29. 6
VN 29. 6
→ E dissi «peregrini» secondo la larga significatione del vocabolo, ché peregrini si possono intendere in due modi, in uno largo e in uno strecto: in largo, in quanto è peregrino chiunque è fuori della sua patria; in modo strecto non s’intende peregrino se non chi va verso la Casa di Sa’ Iacopo o riede. ←
→ I used the term "pilgrims" according to the broader semantic range of the word, for "pilgrims" may be understood in two senses, one general and one specific: in the broad sense, anyone outside their homeland is a pilgrim; in the restricted sense, only those journeying to or returning from the House of Sa’ Iacopo merit the designation. ←
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www.librimondadori.it
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Vita Nova
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di Dante Alighieri
by Dante Alighieri
© 2015 Mondadori Libri S.p.A., Milano
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Ebook ISBN 9788852062346
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